mercoledì 23 maggio 2012

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

SHIOBAN DOWD



Il mistero del London Eye mi era sfuggito, quando, poco prima di Natale, ha fatto la sua comparsa in libreria. Ma segnalato da diverse parti, è arrivato alla lettura. E’ un giallo, con un enigma, degno di Ellery Queen, da risolvere e un intreccio che deve tenere; e tiene. Racconta di un ragazzino, Ted, che riceve la visita del cugino Salim, in procinto di partire insieme alla madre per l’America. Con la sorella Kat e il cugino decide di fare un giro sul London Eye, la gigantesca ruota panoramica di Londra. Per una serie di fatti, il cugino sale da solo sulla ruota, salvo poi scomparire misteriosamente. Come un classico omicidio in una stanza chiusa, tutte le ipotesi investigative sembrano impossibili, perché non si può certo scappare da una cabina chiusa e in movimento ad altezze impossibili…
Dunque, sarà solo l’acume di Ted, nonostante in pochi gli prestino attenzione, a consentire la soluzione dell’enigma.
Un giallo come un altro? No, perché Ted non è un ragazzino qualsiasi, è forse affetto dalla sindrome di Asperger, ma è anche dislessico (qui forse qualche debolezza nella scrittura s’intravede, ma in fondo non è questo che conta), ha insomma un rapporto con il mondo e gli altri un po’ particolare; non ama il contatto fisico, non sa dire bugie, è fissato con la meteorologia, ascolta, per calmarsi, le previsioni meteo, si agita molto facilmente, salvo dimostrare, poi, grande acume e altrettanto coraggio, pur di salvare il cugino. La scrittura in prima persona permette di immaginare il mondo come possono viverlo dei ragazzini come lui in difficoltà, con le paure irragionevoli, le timidezze, i tic, e, d’altra parte, le capacità intellettive e logiche più sorprendenti.
Insomma una storia avvincente vista e raccontata dal punto di vista di un diversamente abile, definizione ambigua, ma in questo caso assolutamente calzante.
Il mistero del London Eye è in perfetta coerenza con le scelte editoriali di chi l’ha portato in Italia, cioè l’editore Uovonero, il cui programma consta nel pubblicare libri leggibili da tutti, anche bambini con difficoltà cognitive o affetti da dislessia o autismo. Lavoro meritorio e indispensabile quando giustamente si voglia consentire a tutti l’accesso alla lettura.


L’autrice, Siobhan Dowd, inglese di origini irlandesi, si è a lungo impegnata in campagne in difesa dei diritti civili; è morta precocemente e del suo ultimo libro, sarebbe stato il quinto, ha lasciato solamente un abbozzo. Patrick Ness ha compiuto l’impresa di portare a compimento l’opera, pubblicando Sette minuti dopo la mezzanotte. Quanto sia riuscito a compiere le intenzioni narrative della Dowd è difficile dirlo. Il cuore di questo racconto è interessante, così come lo è il ruolo affidato alle illustrazioni di Jim Kay: racconta di un bambino che incontra sul suo cammino una creatura mostruosa, che si presenta inesorabilmente sette minuti dopo la mezzanotte; si tratta, in realtà, dell’olmo secolare vicino a casa, che prende vita per una missione impossibile, aiutarlo ad accettare la morte della madre, ammalata di tumore, e l’ambivalenza dei sentimenti che una lunga agonia scatena in chi è vicino al malato. Tema veramente difficile, che può essere interpretato come una sorta di testamento dell’autrice, come accennavo prima, morta precocemente per un tumore; ma come può essere proposto ai giovani lettori? Tratta di una dimensione umana che per fortuna raramente li tocca e che richiede una grande maturità e una grande sensibilità per essere affrontata. Buona parte della storia, che inizia in fondo come un ‘normale’ libro di paura, esplora il percorso che il ragazzino compie per ammettere di non veder l’ora che il tormento finisca e nello stesso tempo di avere una grande paura di questa fine. Con l’ammissione dell’ambivalenza dei propri sentimenti si scioglie il nodo che gl’impediva di lasciarsi andare al dolore immenso della perdita. E di lasciar andare la madre, consumata dalla sofferenza e dalla malattia. Forse mi sbaglio, ma questa chiave di lettura, facilmente compresa da un lettore adulto, secondo me non collima con le paure e le angosce, legate alla morte, dei bambini e degli adolescenti: i primi non hanno nozione di ciò che può significare veder spegnersi una persona, i secondi hanno una visione estetica e filosofica della morte. E’ davvero difficile proporlo sia ai genitori che ai figli.

Eleonora

Il mistero del London Eye”, S. Dowd, Uovonero 2011
Sette minuti dopo la mezzanotte”, P. Ness, S. Dowd, con le illustrazioni di J. Kay, Mondadori 2012

2 commenti:

  1. Il mistero del London Eye non l'ho letto ma dalla recensione ricorda molto "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" in cui il protagonista è un bambino affetto dalla stessa sindrome e fa un'indagine sulla morte del cane del vicino.

    RispondiElimina
  2. Si, la trama lo ricorda, ma il taglio del libro della Dowd, decisamente orientato ai ragazzi,è molto più 'soft' e anche l'aderenza al personaggio è ben diversa; mentre regge perfettamente la trama 'gialla'. Vale la pena comunque leggerlo e proporlo ai giovani lettori.
    Eleonora

    RispondiElimina