martedì 18 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


"IL CATALOGO È QUESTO"
 
Robot, Bruno Tognolini, Marco Somà
Rizzoli 2014



ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni)

"Sono Tatanko, l'antico primo dio Bisonte Bianco.
Con grandi corna curve sulla testa, sapessi che mal di testa!
Ti parlo da un mondo futuro, che è la tua Terra tornata alla selva.
Ah, sì, solo immense foreste coprono la vecchia palla!
E steppe, deserti e ghiacciai.
Vedessi, è più bella che mai!"


Bambino che leggi, ascolta la parola di Tatanko: Niente città, niente case o casipole (la lingua di Tatanko è colta). Tutto è stato cancellato. Sulla Terra tutta nuova girano solo due branchi di scimmioni armati di bastoni. E animali piccoli e grandi. Tatanko ti racconta di aver trovato qualcosa sfuggito alla distruzione: un taccuino che raccoglie l'elenco degli attrezzi che l'umanità aveva inventato per sé. È un catalogo di robot. Sfoglialo, è molto interessante. Di robot ce n'è per ogni esigenza: per portare a passeggio i cani gli uomini avevano progettato Rescican®, per le questioni legate all'apprendimento c'era Sekkio®, Fiokko® per allacciarsi le scarpe, Griffo® per consigliare l'abbigliamento più adatto, e Kunto® per leggere una fiaba la sera. Per ognuno di loro, in detto catalogo, sono elencate le caratteristiche tecniche, le abilità e le precauzioni da osservare nell'uso, nonché gli optional e gli accessori.


Certo che per Tatanko, che esiste dall'inizio dei tempi, deve essere stato appassionante seguire l'evoluzione del genere umano. Al principio gli umani erano scimpazoni e avevano solo l'ingegno dalla loro eppure di strada ne hanno fatta parecchia: dal bastone come prolunga del braccio, alla scheggia di ossidiana che taglia e ferisce si arriva, per tappe, alle macchine per fare quello che le mani non vogliono più fare. Si dimezza la fatica e si arriva alla costruzione delle macchine che generano altre macchine. E il tempo sembra correre più veloce. Milioni di anni per evolversi da scimmione a uomo, e un giorno per trasformare il mondo con macchine che non hanno un freno. Attenti, uomini, che vanno più veloci dello stesso cervello che le ha pensate.
Troppe macchine, troppo veloci, distruggono la Terra e Tatanko ha detto basta. Con un bel Diluvio si ritorna al Via. L'onda è partita, e il mondo è andato sotto.
Niente più macchine, niente più gente. Sulla Terra ora ci sono di nuovo solo gli scimmioni. Chissà che questa volta abbiano imparato la lezione!


Tognolini e Somà, l'umanità e il suo catalogo.
Il punto di partenza è un topos caro a molta letteratura:il mondo dopo la fine del mondo. Un dio originario, Tatanko o Bisonte, preso a prestito dalla cultura dei nativi americani, con il giusto distacco di spazio e tempo osserva l'umanità e la sua evoluzione. Vede e punisce i grandi errori che essa ha commesso, ma nello stesso tempo, affettuosamente, come un buon padre, le offre una seconda possibilità. Gli uomini hanno esagerato, hanno superato il limite di guardia, hanno distrutto per sete di progresso tutto ciò che di buono era stato loro affidato. E allora, per salvare il salvabile, occorre cancellare il passato e ripartire da zero.
Questo il suo racconto, dal principio alla caduta. E in esso, intrecciato sapientemente, si insinua il catalogo delle macchine che l'uomo ha creato per il suo benessere. Attraverso le sue invenzioni, l'uomo racconta di sé.

Un enorme tema, che ci facciamo qui?, teso come una rete, su cui poggia un elenco ordinato e sistematico -un catalogo, appunto- di cosa sia l'uomo, 'letto' in chiave meccanica.
Un elenco geniale, immaginifico, allusivo e sommamente arguto.
E così, robot dopo robot, ridendo, ci si rivolge a un bambino ideale, un bambino che è tutti i bambini, parlandogli di amicizia, di solitudine, di doppio, di apparenza, di egoismo, di affetto e di molto altro ancora.
In una lingua che suona.
Marco Somà, all'altezza della grande sfida, le dà magnifica forma. Pieno di riferimenti e citazioni, il disegno cattura lo sguardo nell'accuratezza del dettaglio. La consonanza tra il racconto e le immagini mi fa supporre che i due abbiamo lavorato, in fase creativa, gomito a gomito. E se lo hanno fatto si sono contaminati l'uno con l'altro, al punto di risultare coincidenti.
Il risultato finale è denso di senso.


Se fossi maestra, lo porterei in classe e, giorno dopo giorno, passerei in rivista un robot dopo l'altro. Si riderebbe sui processori Mentina®, sugli optional, sui niconomi e nel contempo, come ogni buon catalogo, ci aiuterebbe a sistematizzare la conoscenza. Solo cose buone ne uscirebbero.
E Tatanko, che ora danza lontano, approverebbe.

Carla

2 commenti:

  1. Babbo Natale non avrà bisogno di Robots per calarlo giù dal camino! E non avremo bisogno di Kunto®, perché sarà meraviglioso leggercelo noi accoccolati sotto le coperte, ad alta voce, insieme. Amiamo Bruno Tognolini.
    Un abbraccio,
    Monica

    RispondiElimina