martedì 2 dicembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUESTIONI DI FAMIGLIA

La gallina che aveva il mal di denti, Bénédicte Guettier (trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"C'era una volta una gallina che viveva in campagna.
Era tanto felice insieme ai suoi cinque bambini, anche se aveva sempre un sacco da fare."

Il suo quinto bambino è, in realtà, un coccodrillino che lei ha covato amorevolmente e che la ricambia dello stesso sentimento. La gallina ha sempre un gran daffare e mai tempo per sé. A tal punto che anche andare dal dentista è diventato un problema. Ma il suo mal di denti sempre più frequente la convince un giorno a vestire di tutto punto i suoi cinque piccolini, a prendere con loro l'autobus 14, quello che portava in centro, e a recarsi dal dentista. 


Visita per tutti, grandi e piccoli. Solo al coccodrillo viene diagnosticata qualche carie, d'altronde è l'unico con i denti... Come ogni dentista non si stanca mai di ripetere, anche questo suggerisce al coccodrillino una maggiore igiene e soprattutto una alimentazione più adatta. Niente più dolcetti e caramelle, ma buona carne. Carne di elefante o di giraffa? No, molto più semplicemente, carne di gallina. Non si sa bene se il dentista lo abbia detto per distrazione o perché le galline non sono mai buone clienti...ma al povero coccodrillo non resta che fare un rapido ragionamento: gallina=mamma e trarne le dovute conseguenze!
Le distrazioni si pagano!



Niente sconti, come al solito. Bénédicte Guettier racconta storie andando dritta al punto. Coerente e ironica ad alti livelli, costruisce storie impastate di vita vera e poi le restituisce con sapiente ironia per renderle lievi e godibili anche a lettori sotto il metro di altezza.
Esattamente undici anni fa ci aveva fatto vedere un papà sopraffatto dai suoi 10 bambini, prendere una barca e fuggire da loro lontano lontano, per trovare un po' di silenzio e un po' di riposo. I bambini, affidati alla nonna, avevano continuato imperterriti a fare il loro mestiere di bambini, finché un giorno, così come era sparito, il papà tornò.
Riposato, di nuovo molto felice di fare il bravo papà se li caricò tutti, nonna compresa, per farsi un altro gran giro per mare.
I benpensanti credo si siano interrogati all'epoca sul valore educativo che una storia del genere potesse trasmettere: ma è una famiglia 'incompleta'! La mamma dov'è? Ma un papà non dovrebbe abbandonare mai i propri bambini!
E poi andarsene a divertirsi in barca a vela...
Come molti altri, benpensanti esclusi, trovai quel libro bellissimo perché raccontava, risolvendolo con un finale rassicurante, il difficile e faticoso ruolo della paternità. Era un libro che raccontava una famiglia monogenitoriale come ce ne sono tante, una famiglia i cui rapporti non sono solo fatti di gioia, ma anche puntellati qua e là di cedimenti e fatiche.
E, accanto a tutti questi adulti ai quali piacque, benpensanti esclusi, si schierarono frotte di bambini che quel libro lo hanno letteralmente consumato leggendolo e rileggendolo (facendoselo leggere e rileggere) milioni di volte.
A loro piaceva quella storia che li lasciava in sospeso fino all'ultima pagina, adoravano il colpo di scena finale, amavano i disegni grandi e pieni di colori brillanti, si esaltavano per il finale che rimetteva tutto in ordine.


Ed ecco di nuovo un libro così. Stesso grande formato, stesso segno, stessi colori, stesso genere di copertina, stessa grafica e soprattutto stesso tipo di storia. Una storia che va nella medesima direzione de Il papà che aveva 10 bambini (Apejunior, 2003) la fatica dell'essere genitore, l'amore gratuito che lega ai figli, generati o adottati che siano, il colpo di scena, la pacificazione finale che rimette in equilibrio ogni relazione e, non ultima, la consueta constatazione che la vita a volte può essere anche un po' cattivella...



Carla

So già che i piccoli lettori di oggi 'consumeranno' la Gallina che aveva il mal di denti come i loro 'fratelli' maggiori hanno fatto con Il papà che aveva 10 bambini.

Nessun commento:

Posta un commento