venerdì 5 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA CHIAVE

La bella nel bosco addormentato, Sonia Maria Luce Possentini
Corsiero editore 2015



ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)

"Invitò anche dodici fate, ciascuna delle quali portò in dono alla piccola qualcosa di speciale: chi la bellezza, chi l'intelligenza, chi la virtù...
Insomma ogni qualità si potesse desiderare per renderla una persona meravigliosa come un campo di lucciole in una notte d'estate."

Dal titolo si potrebbe pensare che siamo dentro La bella addormentata nel bosco, ma invece siamo dentro Rosaspina (Lella Costa, acuta prefatrice del libro, lo nota). Non siamo in Perrault ma nei fratelli Grimm...
La fiaba scorre secondo il testo classico, ma qualcosa suona diverso, fin dal titolo.


Eppure c'è il castello isolato, c'è la lunga attesa di un erede che non arriva, c'è la nascita di una bellissima bimba, una grande festa, i doni delle fate, il maleficio della tredicesima non invitata e l'antidoto della dodicesima che salva in extremis dalla morte la fanciulla. C'è la ricerca vana dei genitori di preservare dal pericolo la fanciulla. C'è l'arcolaio in soffitta, manovrato da una vecchina che fila il lino. C'è la curiosità irrefrenabile di fronte al fuso che prilla...c'è il sangue. C'è il sonno che rende gli alberi di bronzo e il cane di porcellana. Ci sono gli intricati rovi, ci sono i principi e c'è un re che insegue un falcone...


Fermiamoci qui perché c'è già molto da dire. In primo luogo, la bellezza che ci avvolge nel leggere il testo a due mani: Andrea Casoli e Sonia Maria Luce Possentini, appoggiati entrambi sulla fiaba dei Grimm, e nelle immagini che, emergono da un nero cupo, di violente pennellate che però si fermano poco dopo la linea di cucitura dei fogli...Immagini che escono dal sonno, o che si portano dietro il sogno. Ma ci torno dopo. Altre sono le bellezze che ci avvolgono. Al tatto si avverte che è un libro diverso, perché la copertina è di tela bianca, immacolata (che azzardo mettermelo nelle mani sempre un po' nere...) e la carta è uso mano, la grafica è molto raffinata. Le ultime due bellezze sono al principio, nella prefazione seria e scanzonata di Lella Costa, e alla fine. In quel finale così inaspettato da capovolgere, a posteriori, tutto il senso di quanto abbiamo letto fino a quel momento.
Mi sembra di sentire la voce di Sonia che, di fronte agli occhi basiti e sgranati del lettore (i miei li ha visti in Fiera a Bologna), dice: Eh, beh, ci voleva no? e poi scoppia a ridere...Non saranno i doni delle fate a mettere in salvo Rosaspina, ma ciò che lei serba in sé. Semplicemente perché è donna.

Al testo che scorre, anch'esso raffinatissimo, come acqua sui sassi di un torrente e veloce ci porta al colpo di teatro finale si affianca un vero e proprio palcoscenico teatrale, dove agiscono pochi personaggi in luce: la regina, le fate artefici dell'incantesimo, la bambina poi divenuta fanciulla e, invece nell'ombra, un re.
Il resto delle tavole sono un intrico di rami, boschi, foglie, fiori e un gorgo ipnotico di una scala a chiocciola. Un fondo nero che fa da fondo alla pagina di destra supera la linea immaginaria del foglio e entra nella pagina di sinistra con il poco testo e le rare gocce rosse che anticipano emotivamente il climax della fiaba. Sembra un nero che sfugge di mano, come incontrollato. Incontrollato al pari di un sogno. Incontrollato a tal punto che quello che può sembrare un baffo di colore, diventa un uccello e poi un falcone in volo.
Tra teatro e sogno la Possentini si muove nel suo. È proprio a casa, o per meglio dire, quello che racconta con le immagini è proprio la sua essenza, di creatura femminile di grande personalità e complessità. Bianco, nero e qua e là il rosso: quanti simboli. Abiti bianchi che sfumano come nebbia, labbra scarlatte e capelli ramati e quel poco di verde ghiaccio che racconta i cent'anni di sonno, tutto esce dal nero. Dal nero di una lettura nera di una fiaba nera con un finale pieno di Luce...


E poi c'è lei: la chiave per aprirci al senso ultimo del racconto su quale sia la potenza che ogni creatura femminile racchiude in sé.
Un post a sé meriterebbero il campo di lucciole in una notte d'estate iniziale e le poche righe finali. Chissà.
Per adesso mi limito ad augurarmi che questo libro capiti nelle mani di molte creature in crescita, perché i maschi provino a capire e a misurarsi con la misteriosa grandezza femminile e le ragazze sappiano curarsi da sé e rialzarsi. Sempre.



Carla

4 commenti:

  1. leggo un po' stupita questa recensione.. stupita per il contenuto del libro (nel quale non ravvedo alcuna originalità e che mi pare, piuttosto, una roba molto "voluta") e per la cattiva qualità dell'illustrazione, un'estetica di per sè davvero povera, una specie di neogotico-onirico laconico e pieno di luoghi comuni, oltretutto frutto di una rielaborazione digitale di foto condotta con mezzi anch'essi molto poveri, senza alcun valore aggiunto. conosco questa autrice da tempo e trovo che sia molto sopravvalutata, i suoi lavori vorrebbero far pensare che si muove in acque profonde... ma secondo me annaspa in uno stagno.
    (mi chiamo Bianca Borraci ed ho 57 anni, ma per postare - non avendo sito o altro - devo scegliere la formula Anonimo)

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    1. Cara Bianca
      la rilettura di una fiaba classica cosa dovrebbe essere se non voluta? Credo non spetti ad altri se non gli autori il bisogno e qundi la volontà di rileggere in chiave personale un testo che è patriomonio di tutti e parte del nostro immaginario. Quelli che lei definisce luoghi comuni, non mi è chiaro se voglia riferirsi in generale alla poetica della Possentini o a questo libro in particolare. Nel primo caso, io la penso diversamente da lei: trovo che spesso questa illustratrice sappia far suonare corde molto intime del nostro sentire. Se invece si riferisce a questo libro in particolare, non credo di dover essere io a ricordarle che si tratta di una fiaba. Quindi di un testo che pesca e allude a temi talmente condivisi che possono essere fraintesi e letti come luoghi comuni. E, a parte questo, personalmente, non ho nulla contro gli stagni...
      Da 55 enne mi compiaccio con lei che a 57 ha ancora una buona riserva di livore da spendere. E sempre da 55enne mi viene da consigliarle una maggiore serenità di modi (il che non vuol dire cambiare idea sulla Possentini, ma semplicemente dire le stesse cose con più grazia), potrebbe tornarle utile, chissà, più in là.
      Se ha voglia e interesse di continuare a seguire il nostro blog, saremo onoratissime di essere lette da lei.
      Carla

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  2. un libro bellissimo, una recensione appassionata, grazie carla. la possentini mi ha sempre stragata, ma in questo lavoro mi sembra ancora più matura e sintetica. lo comprerò e lo consiglierò senz'altro, grazie per il tuo utilissimo blog.

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  3. Cara Carla, certo che continuerò a seguire il suo blog. Il mio non è livore, ma... un'incavolatura, perché non mi piace veder pubblicata brutta roba e mi sono davvero un po' stupita del suo osanna. Del resto, la grazia non si addice alle stroncature. Potevo tirarla più per le lunghe, ma con poche - forti - parole ho detto quel che penso, sapendo anche che molte cose di poco valore incontrano tuttavia il gusto di alcuni, a volte persino di molti. La mediocrità è contagiosa e rassicurante. Direi senz'altro che il problema non sono gli stagni, ma chi li scambia per oceani. Comunque grazie, Bianca

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