mercoledì 31 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA RICETTA

La mia fabbrica, Chihiro Takeuchi
Sinnos, 2016




ALBI ILLUSTRATI (dai 3 anni)

" È un nuovo giorno di lavoro...
Si accendono le macchine.
Bastoncini di zucchero, calzini colorati, caramelle e foglie. Cosa fanno?
Serpenti!
Mele, bastoncini di zucchero, banane e ciambelle. Cosa fanno?
Scimmiette!"



La fabbrica continua a produrre nella sua catena di montaggio. E a ogni ingrediente che si somma ad altri corrispondono ogni volta ricette diversissime. Per fare un leone occorrono insospettabilmente gomitoli di lana, biscotti, scope, arance e spazzole.


La fabbrica non produce solo animali ma anche bambini, nella fattispecie il fratello della piccola protagonista che ci ha introdotto alla grande fabbrica e qualcun altro di piuttosto importante.

Un complesso e articolato ingranaggio nero, con stantuffi, ruote, manopole, snodi, rubinetti occupa per intero la copertina che preannuncia allo sguardo qualcosa di davvero insolito. Una sorta di trina asimmetrica nera su cui si muovono elementi colorati, pochi e piccoli, riconoscibili questi, per forma: mela, macchinina, dinosauro...bambino.
La mia fabbrica, il titolo, allude a una fabbrica che appartiene a un bambino o a un fabbrica che ha prodotto un bambino? Se dovessimo valutare dalla copertina penseremmo che il bimbetto che occupa l'angolo in basso sia il prodotto di tutti quegli ingranaggi...ma la certezza non c'è. Che la produzione della suddetta sia improntata a generare infanti, parrebbe però dimostrato dai risguardi in cui si avvicenda un multicolore repertorio di bambine e bambini, messi in bell'ordine e in fila.


Ed è proprio l'ordine il criterio che attraversa le inconsuete immagini costruite da questa giovane illustratrice giapponese. Mai simmetriche, le singole fabbriche di creature viventi sono frutto del certosino lavoro di paper cut che caratterizza la sua, seppur acerba, produzione editoriale.
In entrambi i titoli che vanta al suo attivo (a questo si aggiunge Can you find my robot's arm?) domina sempre il gusto per la meccanica. E ulteriormente il gusto per la forma, potrebbe dirsi per la silhouette, degli ingranaggi, ma ancor di più delle forme geometriche in sé. Anche nel suo primo titolo in lingua inglese si gioca sulla forma del braccio perduto del suo robot. E di ogni oggetto che si incontra la prima cosa che ci sia abitua a notare è proprio il profilo.
Il gioco e il valore di questo strano libro sta proprio nel tentativo di far mettere testa al lettore sulla forma degli oggetti, che può alludere - ed è qui il colpo di genio - a una loro composizione multipla e ulteriore che dia risultati terzi. 


In questa prospettiva i gomitoli di lana, se disposti simmetrici sulla testa, diventano grandi orecchie, mentre scope e spazzole possono alludere alla criniera. Le arance, ovvio, sono un richiamo e una allusione cromatici: ed ecco la ragione degli ingredienti per creare un leone. Così come i lecca lecca e le ciliegie sono necessari nella coda a ruota di un pavone.
Scoperto questo primo criterio, il libro diventa miccia per accendere innumerevoli altre possibilità di creazioni zoologiche. Tuttavia nelle ultime due pagine il libro sterza ancora una volta e da esercizio di costruzione per inventori di animali, diventa libro per la costruzione di sé. Ulteriore fattore interessante. La scelta degli ingredienti non è più solo connessa ad aspetti formali, ma si muove - se così si può dire - nella direzione della consapevolezza di ciò che ognuno di noi è o sarà, o vuole o vorrebbe essere. 


Per intenderci: per costruire un fratello occorrono dinosauri, trenini e navi, perché con quelli lui gioca, coleotteri perché quelli li osserva e li studia, le caramelle semplicemente perché è un bambino...
La mia fabbrica costringe al ragionamento, all'attenzione alla sensibilità.
Il libro quindi si conferma bello sotto il profilo strettamente estetico, con quella pagina tanto bianca su cui scarrellano ordinati i vagoncini di ingredienti e con quei colori accesi degli ingredienti; insolito per il tipo di tecnica utilizzata, un traforo sapiente; ma soprattutto efficace per il 'fattore ricetta', che tanto ci appassiona.
Solo, si fa per dire, cinque mesi fa ho visto come un libro del genere possa 'funzionare': ho sentito chiedere a bambini e bambine di forme ed età anche molto diverse, cosa sarebbe stato necessario loro per costruire se stessi e ho visto bambini e bambine accendere la propria miccia dell'immaginazione per ragionare in modo così trasversale su se stessi.*
E' stato emozionante. E lo portà essere ancora, volendo, tutte le volte che lo si riaprirà per leggere e ragionare.

Carla

*A cura di Laboratorio d’arte–Palazzo delle Esposizioni

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