lunedì 29 gennaio 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNA STATUA IN CAMMINO


E' normale che di un monumento fra i più conosciuti al mondo si dia per scontato più o meno tutto; ed è altrettanto normale scoprire che in realtà ne sappiamo ben poco.
Lo scrittore americano Dave Eggers, di cui è noto l'impegno sociale soprattutto nei confronti dei più giovani, ci racconta la storia della Statua della Libertà, il simbolo dell'America e di New York. Lo fa attraverso un albo illustrato, Il suo piede destro, in collaborazione con l'illustratore Shawn Harris e che ora la Mondadori pubblica per il mercato italiano.
Eggers ci ricorda come la Statua della Libertà sia il frutto di un'iniziativa francese, volta a celebrare il primo centenario degli Stati Uniti d'America. A immaginare questo fastoso omaggio sono Eduard de Laboulaye e l'ingegnere Frederic Auguste Bartholdi, che progetta e costruisce il colosso, montato in un primo momento a Parigi, per essere poi smontato nuovamente e spedito al di là dell'Atlantico. La statua fu rimontata nell'isola di Bedloe e all'epoca aveva un colore ben diverso, infatti il sottile strato di rame che riveste la statua non si era ancora ossidato.


Bene, se Eggers ci racconta tutto questo, un motivo c'è; ci fa notare un dettaglio che sfugge ai più, il piede destro del colosso è piegato, come se stesse camminando. Se la simbologia delle catene spezzate, che giacciono a terra, è nota e lo è quella del curioso copricapo della statua, cosa vuol dire quel passo appena accennato, dove sta andando questa statua gigantesca?
Qui si svela il mistero: la statua si sta incamminando per accogliere tutti i migranti che lì approdano, e lo fanno da secoli: italiani, irlandesi, spagnoli, greci, e poi africani, orientali, siriani. Questa è la tradizione che l'autore rivendica con orgoglio, richiamando le parole della poesia incisa sul basamento della statua, scritta da Emma Lazarus: datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse stipate che anelano a respirare libere, gli sventurati rifiuti che affollano i vostri lidi. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste, io sollevo la mia luce accanto alla porta dorata.

 
Il richiamo a questo nobile intento non è casuale: è un richiamo, un appello a tutti gli americani, ma anche a tutti noi, a non dimenticare chi siamo e da dove veniamo. L'accoglienza di chi viene da lontano, con il proprio bagaglio di guerre e povertà sulle spalle, è un argomento oggi impopolare, circondato da un'abbondante dose di propaganda.
Ricordare e ridare un senso alla solidarietà come valore fondante di una comunità è oggi un gesto necessario, soprattutto perché rivolto ai più giovani, maggiormente esposti alle superficiali e pericolose considerazioni che si sentono nell'aria.
Ma non è solo questo il merito di questo albo decisamente originale: lo stile ironico di Eggers attraversa il testo togliendogli qualsiasi accenno didascalico; l'autore è lì a raccontare una storia vera, a ricordarla anche nei suoi aspetti buffi o stravaganti per riportare il giovane lettore o lettrice al nodo essenziale, quello che magari si scorda, tanto si è abituati al consumo di un'icona pop. Quella statua non sta lì per caso, è all'ingresso del porto di New York a salutare ed accogliere chi arriva, nel nome della libertà.


Messaggio semplice e chiaro, che arriva dritto al punto, togliendo ad un argomento discusso malamente dai media ogni accenno di retorica.
Lettura originale e stimolante, adatta a lettrici e lettori a partire dagli otto anni.

Eleonora

“Il suo piede destro”, D. Eggers con S. Harris, Mondadori 2018



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