venerdì 5 ottobre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CAPPA E SPADA CON STREGONERIA


Il nuovo romanzo di Frances Hardinge, talentuosa scrittrice inglese, ‘La voce delle ombre’, è appena arrivato in libreria, a un solo anno di distanza dalla pubblicazione con Macmillan.
E’ un romanzo impegnativo, con grandi ambizioni, che coniuga, non sempre felicemente, il romanzo storico con il fantasy, o meglio con la ghost story.
L’ambientazione storica, che secondo me esprime la parte migliore del romanzo, riguarda l’Inghilterra delle guerre di religione, sotto lo sfortunato sovrano Carlo I Stuart, in lotta sia con il Parlamento, che ne respinge le istanze assolutistiche, che con i Puritani, che disprezzano l’eccessiva vicinanza al cattolicesimo.
Quindi, battaglie campali, scorribande, spie e cospiratori e tutto il portato di violenze che qualsiasi guerra comporta.
Su questo sfondo, già di per sé complesso, si innesta la vicenda di Makepeace, figlia illegittima del casato dei Fellmotte, che oltre a essere nobili hanno l’oscuro potere di ospitare dentro di sé gli spiriti degli avi.
Per difenderla da questo destino, la madre fugge con lei e la cresce cercando di insegnarle, a ragion veduta, tutte le difese possibili contro gli spiriti, facendole passare, tra l’altro, molte notti dentro un cimitero. Ma nei tumulti che oramai crescono in ogni luogo, la madre muore e, quasi nello stesso momento, Makepeace viene ‘infestata’ dallo spirito rabbioso di un orso. Comincia la sua fuga, che la porta però proprio nel castello di Grizehayes, il regno dei Felmotte.
Qui viene accolta come serva e in qualche modo protetta, in quanto ricettacolo potenziale degli avi, al momento della morte di qualcuno di loro. E’ la stessa sorte del fratellastro James, che diventa il paggio del giovane rampollo Sysmond.
Quest’ultimo tradirà, portando con sé un protocollo reale in cui di fatto il Re autorizza i Fellmotte a praticare la stregoneria. Per riavere questa carta più che compromettente, i Fellmotte ingaggiano una loro guerra personale fatta di spada e di spie.
In tutto questo, Makepeace cerca la sua personale via di salvezza che la porti lontano dalle grinfie dei famelici anziani e che le consenta di liberare James, che nel frattempo è stato infestato.
Mentre infuria la guerra fra il Parlamento e il Re, la protagonista cambia continuamente strategie e alleati, mentre nel suo corpo albergano altri spiriti, oltre al provvidenziale orso.
Non voglio dilungarmi oltre sugli sviluppi di una trama complessa, piena di colpi di scena e cambiamenti di fronte, in cui diventa impossibile separare l’aspetto storico e quello fantastico.
Lo stile della Hardinge è sicuramente interessante, avvincente, riesce a rendere appassionante un materiale storico a noi estraneo, letto a mala pena sui libri di storia. Interessanti anche i personaggi, descritti a tutto tondo, spiriti compresi. L’aspetto forse più rilevante è quello dell’aver voluto descrivere la fine di un mondo, quello della stregoneria e di chi la combatteva a suon di torture e impiccagioni, attraverso un romanzo che parla d’altro, un romanzo d’avventura con una fortissima e non sempre equilibrata componente fantastica.
Sicuramente, l’invenzione del ‘condominio’ di spiriti nella testa di Makepeace e degli altri personaggi che funzionano da ospiti, anche se non originalissima, ho parlato da poco di un romanzo che parla di possessioni malefiche, colpisce la fantasia del giovane lettore e lettrice, ma devo dire che a volte diventa troppo implausibile, tanto da diventare quasi grottesca. A tratti viene da chiedersi perché l’autrice scelga questa chiave, il soprannaturale, il magico, per scrivere in sostanza romanzi di avventura a sfondo storico. Non so se corrisponda a una sua sensibilità sull’argomento o se risponda alla necessità di avvicinare con più facilità il pubblico dei lettori e lettrici più giovani.
Forse, la questione sta nel come questi elementi siano combinati e armonizzati nella narrazione, che non sempre riesce a mantenersi su un piano di relativa plausibilità.
Resta comunque un buon romanzo, scritto con una dovizia di particolari storici e con una grande attenzione al linguaggio, mai pedante, mai banale. Richiede lettori allenati alle molte pagine di descrizioni, prontamente bilanciate da inseguimenti, lotte, magie. Lo consigliere a lettrici e lettori dai tredici anni, proprio per la complessa costruzione del testo.

Eleonora

“La voce delle ombre”, F. Hardinge (trad. G. Iacobaci), Mondadori 2018

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