venerdì 6 settembre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


AD ALTEZZA BAMBINA

Il cuore e la bottiglia, Oliver Jeffers
Zoolibri 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"C'era una volta una ragazza, più o meno come tante altre.
Aveva la testa piena di tutte le curiosità del mondo.
Faceva domande sulle stelle...
e si meravigliava del mare.
Ogni nuova scoperta la incantava..."

Nella sua meravigliosa scoperta del mondo questa ragazzina non è mai sola. Ad accompagnarla compare sempre un signore elegante nei modi e nel vestire, con i baffetti grigi e non tanti capelli in testa. È con lei a passeggio nel bosco d'inverno, d'estate sdraiato a guardare le stelle, in barca mentre lei nuota nel mare e tener l'aquilone lungo la spiaggia e sulla poltrona a leggerle di botanica, astronomia, fisiologia e di fisica. 


Ed è proprio quella stessa poltrona che a un certo punto rimane vuota. Quel signore non c'è più e il cuore della ragazza ne soffre. Per non star tanto male forse è meglio mettere per un po' il cuore al riparo: chiuso in una bottiglia. Ma niente è più come prima. Spariscono le curiosità e rimane solo il ricordo di quella poltrona vuota una certa pesantezza nel portare sempre al collo quella bottiglia per tenere il cuore al sicuro. 


La vita però è sorprendente e sulla strada di quella ragazzina ormai grande si avvicina una bambinetta che tanto la ricorda, per curiosità e interessi. Per dialogare con lei occorre liberare il cuore dalla bottiglia...

Oliver Jeffers ha diversi talenti, oltre a quello di saper disegnare assai bene (i risguardi ne sono l'ennesima prova): ha belle storie da raccontare, trova le parole e i disegni giusti per metterle insieme, con un punto di vista ad altezza bambina, che, a ben vedere, è una dote ben rara.
Salvo rarissime eccezioni, i suoi libri colpiscono per uguale dose di incanto, leggerezza e profondità di sguardo. Quello stesso stupore, quella stessa leggerezza e profondità che a mio parere distinguono il pensiero dell'infanzia da quello degli adulti.
In altre parole, spesso e volentieri Jeffers sa raccontare il mondo come lo potrebbe fare un bambino o una bambina.
Se si parte dallo stupore, non è possibile non connetterlo con questa ragazzina che guarda il mondo piena di domande e di curiosità su come le balene respirino con i polmoni, su come sia possibile 'leggere' la forma delle costellazioni come si fa con quella delle nuvole. Non ultimo lo stupore, di fronte alla poltrona vuota. Uno stupore che, al contrario degli altri, non trova rapida risposta.
Lo stupore e la meraviglia che contraddistingue lo sguardo di un piccolo, si potenzia nel modo che Jeffers ha di disegnare i bambini: sempre minuscoli rispetto a ciò che li circonda, sempre su gambette sottili, apparentemente fragili, con teste a pera sempre un po' più grandi del necessario (per contenere le belle idee che di solito hanno).


 Il loro essere piccoli in un mondo grande e per giunta abitato in prevalenza da grandi, il loro essere disegnati con bella sintesi attraverso pochi tratti significativi (come potrebbe fare un quattrenne alle prese con il suo autoritratto) rende giustizia alla corretta idea di infanzia che si dovrebbe avere. Gente piccola e nuova che si guarda intorno per prendere le misure del mondo.
Va da sé che in questo atto di 'prendere le misure' entrano in gioco due altri caratteri distintivi del modo di raccontare di Jeffers, che ancora una volta sono peculiari del pensiero infantile: l'invenzione/immaginazione, o forse dovrei dire meglio la divergenza, e la leggerezza, applicate entrambe all'insopprimibile istinto di sopravvivenza che caratterizza l'uomo, piccolo o grande che sia.
I bambini e le bambine usano metà del loro tempo di veglia per difendersi dai grandi e l'altra metà del tempo inventano modi, si arrangiano, per raggiungere la felicità. 


Per intenderci, si guardino in questo libro i modi cui la ragazza ricorre per rompere la bottiglia, i modi di Leo per recuperare l'aquilone impigliato nella chioma dell'albero (Zoolibri 2012), i modi di Alfredo per tenersi l'alce (2013), i modi del bambino che vuol riportare a casa il pinguino (2010), ecc. ecc. Non sembra fare eccezione l'idea di chiudere in bottiglia il proprio cuore.
Terzo talento: la profondità di sguardo. Anche qui, salvo rare eccezioni, Jeffers non racconta mai una storia sola. La buona letteratura ci ha insegnato ad apprezzare storie che siano oggetti complessi e stratificati e ramificati e ci dovrebbe aver insegnato a diffidare di storie che non dimostrino di esserlo.
Le questioni che solleva Il cuore e la bottiglia sono diverse e tra loro intrecciate.
Se le si guarda come risalendo una scala che dal profondo ci riporta in superficie, la prima cosa che colpisce è il fatto che si tratti di una girl che si interessa di scienza (c'è da augurarsi che nel mondo anglosassone questa non sia ancora questione da dibattere, come in Italia, dove invece è necessario rimarcarla ogni volta con l'intento di farla diventare, prima o poi, consuetudine, ovvero normalità).
La seconda questione è proprio l'inestinguibile sete di conoscere che si ha quando si è piccoli e quando - così sembra voler dire Jeffers - quando si ha qualcuno con cui condividerla. in questo senso Jeffers racconta di una 'rimozione' degli interessi passati, per mancanza di entusiasmo e curiosità, spenti entrambi dalla sofferenza di una perdita. 
 

Quindi dal gradino successivo si può ragionare di felicità e di tristezza, laddove l'una è caratterizzata dalla relazione e l'altra dalla chiusura (in bottiglia) è la relazione tra grandi e piccoli (declinata con voci differenti: un nonno e una nipote, una adulta con una bambina).
Se si sale ancora si arriva alla questione della trasmissione, ovvero della capacità di fare tesoro della propria esperienza e di attingervi come patrimonio interiore. In questo senso è paradigmatico il ripetersi della storia tra nipote e nonno, tra ragazza e bambina (o madre e figlia, chissà). E qui si potrebbe anche ragionare e interrogarsi sul concetto di reciprocità...
Un gradino sotto la superficie Jeffers mette sul piatto una serie di grandi domande: che cosa succede quando si perde la gioia? come ci si difende dal dolore? come ci si cura dalla mancanza di qualcuno importante? come si può far vivere serenamente il ricordo?
Può bastare.

Carla

Noterella al margine. Una manciata di dubbi di traduzione, il maggiore riguarda l'originale girl che in giro per il mondo è stato declinato come niña, Mädchen, petit fille, menina. Il genere non è in discussione, è evidente, ma dietro quel 'ragazza' italiano si nasconde la perplessità possa essere uscito da una traduzione non troppo meticolosa, o al contrario, auspicabilmente da una molto ragionata che nell'uso di quella parola voglia un po' strizzare l'occhio in cerca di una complicità tra adulto e bambino lettore, suggerendo una patina di maggiore 'spregiudicatezza' e 'consapevolezza' al personaggio.
Come a dire, prendendo a prestito il titolo di un altro bel libro, Io sono soltanto una bambina? Ma no, io sono una ragazza! 
Ah, beh!

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