venerdì 2 aprile 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DEI PICCOLI
 
Bilù, Alexis Deacon (trad. Loredana Baldinucci)
Il Castoro, 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)
 
"Bilù non doveva trovarsi lì.
Si era persa. Nessuno sembrava capirla.
Alcuni non si fermavano nemmeno ad ascoltare.
Poi, da lontano le sembrò di udire la sua mamma che la chiamava..."


Gialla. Tre occhi, e delle orecchie spropositate. Dietro di lei, in un luogo deserto del pianeta, c'è un'astronave fumante che per metà è affondata nel terreno.
Incidente spaziale.
Sola, si mette in cammino, cerca lì intorno. Il primo incontro con i conigli o l'albero si rivela un fiasco, per non dire di quello con un turbine di foglie. Da lontano, Bilù intravede una grande città tutta illuminata. Forse quel trillo che sente potrebbe proprio essere quello della sua mamma... ma no, è solo una vuota cabina in cui un telefono suona a vuoto. I passanti per strada la ignorano, ma forse quei cuccioli che dormono in un cartone potrebbero fare al caso suo... ma no, il padrone la scaccia. Forse quei piccolini che saltano a corda potrebbero fare al caso suo...ma sì. Ma poi invece no, perché la vecchia maestra dalle tette cadenti la separa da loro anche se giocavano bene assieme.
Di nuovo da sola, ma con un loro giocattolo in mano, Bilù guarda il cielo buio e la luna e le pare di sentire che la mamma la stia chiamando...


Proprio quest'anno Beegu, Bilù in italiano, compie diciott'anni. Pubblicato nel 2003 è forse uno dei libri migliori che Alexis Deacon abbia mai concepito e realizzato. Di sicuro rappresenta il manifesto della sua poetica di autore. E non solo. 
 

Per come è costruita la sua architettura narrativa è assolutamente perfetto. Come Deacon insegna, per scrivere un buon libro, bisogna avere una buona storia da raccontare. E spesso, è sempre lui a dirlo, una buona storia nasce da una collisione. Una collisione, una invasione di campo. In sostanza, in un contesto dato, occorre prevedere l'inserimento di un oggetto che con quel contesto non abbia nulla a che vedere. Durante una sua conferenza, Deacon ha spiegato con molta chiarezza che cosa intendesse dire. Se scrivo una storia con un pilota che guida un aeroplano non sto dicendo nulla di sensazionale, ma se nella cabina di quel velivolo metto un coniglio, ho già un buon punto di partenza, quanto meno promettente e di certo 'interessante' per il suo essere anomalo, imprevisto.
Portato all'ennessima potenza, in Bilù abbiamo una 'invasione di campo': una creaturina che arriva sulla Terra dallo spazio. Il resto viene da sé. Si tratta a ogni pagina di una nuova scoperta e di un ripetuto gioco degli equivoci. Ogni volta Bilù cerca di instaurare un qualsiasi tipo di contatto che la faccia sentire meno sola e meno diversa da tutto ciò che la circonda. Senza esito. Superate le prime delusioni, con i conigli e con le foglie e l'albero, riceve dei veri e propri rifiuti che si concretizzano in allontanamenti, in nome del suo essere aliena, fuori contesto, appunto. Questo non fa che generare in lei il desiderio di casa (E.T., telefono, casa...) con il relativo ennesimo equivoco e fraintendimento riguardo alla cabina telefonica. Gli unici che dimostrano autentico interesse nei suoi confronti sono dei bambini che giocano nel cortile di una scuola. Con loro scatta immediatamente l'intesa. Si riconoscono tra loro come simili: infatti appartengono tutti alla categoria cuccioli e come tali inevitabilmente si attraggono, se non altro per curiosità non preconcetta. L'allontamento forzato, per la seconda volta, ripropone il tema della nostalgia di casa. Stavolta niente cabina telefonica, ma luna piena in cielo. Lo schema narrativo è molto preciso e cadenzato con un forte senso di equilibrio.
Il finale, consolatorio, che mi sto vietando di raccontare, chiude alla perfezione, dando anche tutti gli elementi per costruire il senso ultimo della storia.
 
 
Deacon con molta nettezza si schiera dalla parte dei piccoli. I grandi ne escono con le ossa rotte in questa minuscola storia e, per paradosso, è proprio la sua esilità a conferirle il valore di apologo.
Bilù nasce nella testa di Deacon, ragionando su cosa significhi arrivare in un posto del tutto estraneo, come era successo a lui nel trasferirsi a Londra (quella cabina telefonica non sta lì per caso).
 
 
Su che forma dare al suo alieno, ha lavorato molto. E la risultante è una creatura tutto sommato solo abbozzata che però ha una mimica corporea molto potente: una lingua parlata con le orecchie. Se Bilù è volutamente abbozzata, al contrario le figure dei bambini (ma metterei anche quelle della maestra dispotica) sono volumetriche, con un disegno al tratto, ed espongono un vero repertorio di movimenti in scena. Nelle loro espressioni hanno qualcosa di grandioso e misterioso. 
 

La linea di Deacon è nello stesso tempo matura espressione di grande tecnica e capacità mimetica, ma nello stesso tempo sa essere riassuntiva, quasi ingenua. Circostanza questa che crea una sorta di vibrazione visuale da una pagina all'altra - come per esempio se si confrontano quella con il padrone dei cuccioli di cane e quella nell'asilo. Quasi non sembrano appartenere alla stessa mano. Anche la tecnica di colorare le tavole ha qualcosa di sensazionale: la carta su cui compare il disegno viene oliata per renderla trasparente e il pigmento viene dato sul retro del foglio in modo da lasciare in primo piano la linea e attenuare l'impatto del colore.
Un testo costruito su il minimo indispensabile di parole che però lascia - al pari del disegno - un segno indelebile nel cuore di chi legge.
Immediatemente Bilù genera un sentimento di tenerezza nel suo essere così fuori posto. Questo stato d'animo si rinforza a ogni giro di pagina, nel ripetersi di incomprensioni e allontanamenti. In questo Deacon dimostra di sapere utilizzare molto bene il ritmo che il giro di pagina dà alla storia, lasciando che, ogni volta si crei una sorta di iato, un tempo sospeso per i secondi necessari a girare il foglio, prima di sapere se continuare a prendersi a cuore la triste storia della creaturina gialla, oppure, se eventualmente tirare un sospiro di sollievo.
 

Considerata la circostanza che Deacon esce dall'Accademia di Brighton nel 2001 e che nel 2002 pubblica il suo primo libro illustrato per bambini dal titolo Slow Loris che vince all'istante il Blue Peter Book Award e che a distanza di anni viene considerato uno tra i cento migliori libri di sempre, e considerato il fatto che Beegu/Bilù, di solo un anno posteriore, viene premiato come miglior libro illustrato dell'anno per il NYTimes, e selezionato per la Kate Greenaway Medal forse Alexis Deacon, che Booktrust considera uno dei migliori illustratori inglesi di sempre, non va perso di vista...
 
Carla
 
Noterella al margine. Considerato che Deacon per molti anni non ha lavorato a causa di un suo problema personale, e che quindi in assoluto non sono molti i suoi libri in circolazione, tuttavia si sappia che in Italia esistono solo tre titoli suoi: Cip e Croc (Settenove, 2015), Io sono Marcello Fringuello (Officina Libraria, 2015) e adesso Bilù.

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