giovedì 17 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'ORA VUOTA

DORMI BENE, ORSACCHIOTTO MIO, Quint Buchholz
Beisler, 2011

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Di sera l'orsacchiotto si prepara per la nanna.
Si toglie i calzoncini con le mele
e si infila il pigiamino con le stelle.
Prima di dormire reclama la sua favola, recita la preghiera della buonanotte
e si lascia cullare da una dolce ninnananna.
Riceve i suoi cinque bacetti
e beve l'ultimo sorso d'acqua dalla tazza blu
perché gli rimane sempre un briciolo di sete.
Si ricorda di aver dimenticato i calzini da notte color rosso ciliegia
e da bravo se li mette.
Si accomoda nel suo lettino, ma...che freddo fa sotto le coperte!
L'orsacchiotto soffia il caldo con il fiato."

E' l'ora in cui i bravi bambini e i bravi orsacchiotti vanno a letto.
E' l'ora vuota.
Anne Herbauts chiamava così l'ora in cui c'è ancora troppa luce per accendere la lampada e già troppo buio per continuare a leggere, a cucire.[...] Pensiamo, sogniamo. E' l'ora grigia, tra il giorno e la notte, in cui l'ombra è luminosa, la terra scura e il cielo ancora chiaro. L'ora blu. Gli oggetti sembrano aspettare il silenzio.[...] E' lo spazio dei ricordi. Ora triste, ora bella, che torna ogni giorno uguale, immutabile, appena diversa da quando esiste, arriva e poi si spegne.(L'ora vuota, Fabbri 2003)

E' quel momento della nostra giornata che segna il limite tra il giorno rumoroso, colorato, movimentato e la notte tranquilla, scura e silenziosa. E' un momento che vado cercando alla fine di ogni mio giorno e che mi piace tanto.
Ma a me piacciono tanto anche le storie che parlano degli orsi di peluche (fino ad oggi, la mia preferita: Axel Hacke, Michael Sowa, Un orso di nome Sabato, edizioni e/o 2007 l'ho letta centinaia di volte a centinaia di bambini). 

 
L'orsacchiotto di Quint Buchholz non ha sonno: su una scala fatta di libri si arrampica e guarda fuori dalla finestra. Tutto è fermo come se fosse in sospeso, e lui dà spazio ai suoi ricordi e immagina la sua giornata di domani. E' un attimo e scende la notte. Vede arrivare i musicanti del chiaro di luna, mentre alle sue spalle c'è un amico bambino che in silenzio lo porta con sé sotto le coperte per cominciare la notte assieme.
E' una porzione infinitesimale di una giornata, ma di una intensità che toglie il fiato.
Che meraviglia!
Buchholz, che considero l'illustratore del silenzio, della solitudine, della malinconia, del surreale, dell'immaginario, dello stupore e del non detto, mi emoziona da morire. Le atmosfere sospese che caratterizzano tutte le sue tavole generano meraviglia nel loro essere così tanto vicine al reale (sembrano fotografie, talvolta) e nel contempo così sideralmente lontane dal reale stesso. La fantasmagoria del surrealismo di Buchholz, così vicino allo stupore che si prova davanti ai quadri di Magritte, è un modo di leggere il mondo che credo simile a quello dei bambini.
Nelle sue tavole c'è un mondo misterioso, aperto, affascinante, sorprendente, luminoso, fatto di grandi spazi e di oggetti piccolissimi, di prati sconfinati e di particolari impercettibili. Un mondo in cui, agli occhi di un bambino, tutto può accadere.
Sono rari, a mio parere, gli illustratori che riescono attraverso l'immagine a raccontare con così tanto rispetto, grazia e profondità il mistero che c'è dentro l'infanzia, Quint Buchholz è uno di questi*.


E' bello starsene all'asciutto mentre fuori scende la pioggia
e l'aria profuma di fresco, soprattutto quando si ha la merenda con sé.

*(se ne farete richiesta, vi dirò anche gli altri nomi della mia lista).

Carla


Noterella al margine: visto che di Buchholz sono pochi i libri che circolano in Italia considero ottima la scelta di Beisler di pubblicarne uno e ne riconosco la grande cura editoriale e anche la bella traduzione.
Vi consiglio di cercare anche la prima edizione di Mattia e il nonno (R. Piumini, Einaudi Ragazzi 1993), da lui magistralmente illustrata.
Se poi voleste godervi quasi 7 minuti di tavole mozzafiato, mettetevi comodi e guardate qui:


mercoledì 16 novembre 2011

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


Ecco qui due storie cattivelle, in cui si ride tanto, ma, insomma, povero lupo! Sì, perché ritorna il simpatico lupone nero di Mario Ramos in una nuova storia, da cui uscirà fuori più scornato (anzi, sdentato) che mai; personalmente provo una simpatia insopprimibile per questo lupo gradasso e fanfarone, che alla fine le prende sempre, un po’ come preferire Paperino a Topolino; mi sono tanto affezionata ad una sua silhouette da portarmi a casa, per metterla in bella mostra, la sagoma cartonata che lo rappresenta insieme al lupetto, intenti a leggere la storia dei tre porcellini.

Per farla breve, ne Il più furbo, il nostro lupo incontra Cappuccetto Rosso nel bosco e, come da copione, trama per mangiarsi lei e la nonna in un boccone; per farlo, da vero furbacchione, si traveste con la camicia da notte della nonna e questo sarà per il lupo l’inizio di una serie di disavventure, che vedono, come comparse, molti personaggi delle fiabe; la camicia da notte rosa diventerà un impiccio tragicomico, mentre il suo piano per farsi una bella scorpacciata finirà miseramente, fra le risate fragorose dei lettori.

Per restare sempre sul versante delle storie cattivelle, ecco un altro personaggio molto popolare: il coniglio Simone di Stephanie Blake. Nel nuovo libro Facciamo cambio? il temibile coniglietto scambia tre sue macchinine con quella rossa dell’amico Ferdinando. Ma il fratellino, nel fargli notare quanto sia stato sciocco, rompe la macchinina rossa; cosa può escogitare Simone per costringere il suo amico a ridargli indietro le sue macchinine, rompendo il solenne giuramento che ha suggellato lo scambio? Non vi svelo il finale, anche questo decisamente esilarante ed altrettanto perfido.

Eleonora

"Il più furbo, M. Ramos, Babalibri 2011
" Facciamo cambio?, S. Blake, Babalibri 2011.
Per entrambi, l’età di lettura consigliata è dai 4 ai 99 anni, dipende dalla cattiveria…

martedì 15 novembre 2011


APPENA SFORNATO...

Stamattina ore 7.15 guardo la pagnotta: nella notte si è un po’ seduta, come se fosse lievitata di lato e non verso l’alto. Non ero molto felice.
Inforno e dopo una decina di minuti si diffonde in tutta la casa (piccola peraltro) un profumo meraviglioso, io ci sento anche aroma di mela ma penso sia una suggestione bella e buona. In ogni caso il pane nel forno si gonfia, non moltissimo ma d’altronde la ‘madre’ è molto giovane, deve ancora arricchirsi con le prossime lievitazioni.



La pasta è compatta (forse un po’ troppo) ma il sapore è molto buono. L’ho mangiato con la marmellata di more raccolte a settembre. Delizioso.
Ed è solo l’inizio...

In frigo c’è il barattolo con il lievito. Martedì sarà opportuno rinfrescarlo, cioè aggiungere del nutrimento.
Occorre metterlo in una ciotola e aggiungere un paio di etti di farina, supponendo che il lievito pesi circa due etti. Insieme aggiungete anche acqua tiepida così da avere un impasto morbido.
Dopodiché bisogna staccare un pezzo come quello che avete staccato ieri che sarà il nuovo lievito rinfrescato.
Con la pasta avanzata potete preparare un nuovo piccolo pane che lascerete lievitare tre/quattro ore fino a quando non sarà cresciuto.
Per quindici giorni conviene ripetere il rinfresco ogni due o tre giorni affinché il nostro giovane lievito acquisisca sempre una maggiore forza.

Se volete invece preparare un pane grande, unite al lievito 500 gr di farina tipo 0 oppure tipo 2 e acqua tiepida. Lasciate riposare per 12 ore (una notte), la mattina dopo aggiungete altrettanta farina, impastate, staccate la madre e quindi aggiungete al vostro pane tutto ciò che più vi piace: sale, semi, spezie. Oppure zucchero, uvetta, cioccolato (Carla ha scritto un post proprio sui panini dolci).
Preparare il pane non è impegnativo, occorre semplicemente organizzarsi: io inizio a prepararlo il venerdì sera, il sabato mattina lo impasto di nuovo, lo metto a lievitare, e all’ora di pranzo lo inforno.
Perché non ci raccontate la vostra esperienza con il lievito e ci mandate le foto del vostro pane con la melamadre?

Lulli

lunedì 14 novembre 2011


IMPASTANDO...IMPASTANDO

Dopo 24 ore la pasta molliccia si è ricoperta di bolle: l’acqua di fermentazione della mela ha fatto il suo compito.
Ora bisogna aggiungere una tazza di farina e mescolare l’impasto, che sarà ancora molto morbido, con il cucchiaio. Una volta incorporata perfettamente la farina, occorre staccare cinque cucchiaiate del nostro impasto e metterle in un barattolo di vetro. In questa maniera abbiamo messo da parte il lievito che sarà la “madre” del nostro prossimo pane.
Intanto aggiungete alla pasta restante un cucchiaino di sale e tanta farina quanta è sufficiente a impastare il tutto senza che il composto si appiccichi alle mani. Se ne avete messa troppa aggiungete qualche cucchiaiata di acqua tiepida.
Lavorate l’impasto per dieci minuti: dovete premerlo con i palmi sulla superficie del tavolo, staccare dei pezzi e poi ricomporli; dovete appoggiarlo su una mano e con l’altra colpirlo con dei pugni. Insomma, impastare il pane è un ottimo esercizio per sfogare il nervosismo in maniera positiva e costruttiva.
Al termine dell’impasto date al composto una forma, potete farne un panino rotondo come quello che ho fatto io.



Con il coltello incidete la superficie in modo da facilitare la lievitazione. Io l’ho decorato imprimendo gli aghi di un timbro da pane che proviene dall’Uzbekistan. Ha forma di fiore e viene usato come segno di riconoscimento quando il pane di molte famiglie è cotto nello stesso forno comune. L’uso dei marchi (o pintaderas) in terracotta per contrassegnare il pane risale alla protostoria.
Il mio pane ora è in cucina protetto da un panno umido. Lieviterà tutta la notte e domani mattina, prima di uscire per andare al lavoro lo cuocerò in forno a 200°C per quaranta minuti.

Nel frattempo la “madre” mettetela in frigorifero. Domani vi darò le indicazioni per mantenerla in vita.

Lulli

domenica 13 novembre 2011


METAMORFOSI DELLA MELAMADRE

Ci siamo!
La nostra mela, dopo tre giorni di ammollo ha iniziato a fermentare formando sul pelo dell’acqua tante piccole bollicine. Stiamo iniziando a preparare il lievito madre con uno dei sistemi più antichi, quello che si basa sulla fermentazione della frutta.

Ora è necessario colare l’acqua in una ciotola attraverso un setaccio che tratterrà i residui di mela.
Dovete aggiungere tanta farina (biologica, tipo 0) quanta è sufficiente ad ottenere una pasta piuttosto molle come quella che vedete nella foto. Mescolate bene e unite un cucchiaio da minestra di miele liquido (io avevo in casa quello di acacia ma va bene qualsiasi altro tipo).


Ho scattato la foto un’ora dopo aver effettuato l’operazione che vi ho descritto e vedete che la superficie ha già qualche piccola bolla?
Lasciamo il nostro impasto a riposare per una giornata appoggiando un piatto sopra la ciotola. Mettiamola vicino al cesto della frutta in maniera che le spore rilasciate aiutino la fermentazione dell’impasto; questo significa che il lievito avrà le caratteristiche specifiche del luogo in cui viviamo cioè sarà differente da tutti gli altri!
A domani.

Lulli

sabato 12 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI POESIA CHE BALZA E CHE S'IMPENNA 
 
NON C'E' NAVE CHE POSSA COME UN LIBRO, Emily Dickinson
Motta Junior, 2011

POESIA per MEDI e GRANDI (dagli 8 anni)

Un libro di poesia va lasciato parlare.
Vi regalo le mie preferite:


Non c'è nave che possa come un libro
portarci nelle terre più lontane,
non c'è corsiere pari ad una pagina
di poesia che balza e che s'impenna.
Questo viaggio può farlo il miserabile
senza l'oppressione del pedaggio:
è assai frugale il carro
che trasporta l'anima dell'uomo.



L'acqua s'impara dalla sete.
La terra, dai mari attraversati.
L'estasi, dallo spasimo.
La guerra ci parla di pace.
La memoria, dell'amore.
La neve, degli uccelli.















Quando la notte è quasi terminata
e l'alba è tanto vicina
che possiamo toccare gli spazi -
è ora di lisciarsi i capelli

e preparare le fossette nelle guance -
e stupirsi di essere stati in pena
per quella vecchia, svanita mezzanotte -
che ci atterrì soltanto per un'ora.













Crescono inosservate le montagne,
le loro forme purpuree s'innalzano
senza sforzo, senza spossatezza,
e non ricevono soccorso o applausi.

Il sole deliziandosi innocente,
con i suoi lunghi estremi raggi d'oro,
va cercando nei loro volti eterni
compagnia per la notte che viene.








Muore la parola
appena è pronunciata:
così qualcuno dice.
io invece dico
che comincia a vivere
proprio in quel momento.













Piangere è una cosa tanto piccola -
sospirare è una cosa tanto breve -
ma è di occupazioni di tal genere
che noi uomini e donne moriamo!











Tenevo un gioiello fra le dita
e me ne andai a dormire.
Era caldo il giorno, noioso il vento.
Dissi 'Si conserverà'.
Al risveglio non c'era più il gioiello.
Rimproverai le dita innocenti.
E adesso, una memoria di ametista
è tutto quel che ho.


Sottovoce vorrei dirvi  che sono poche poche in Italia le case editrici che pubblicano con assiduità di poesia (Orecchio Acerbo, Topipittori, Einaudi ragazzi con i Pesci d'argento). Evviva allora per questa nuova collana di Motta Junior!

Carla

venerdì 11 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MATERNITA'

LO STRANO UOVO, Emily Gravett

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)


Con il becco al vento, sorridente, la Papera segue una piuma verdolina che ondeggia nell'aria. Sente la primavera? Ha desiderio di diventar mamma?

"Tutti avevano deposto un uovo. Tutti, tranne la Papera."



Ma il destino volle che anche lei trovasse un uovo. Ma era strano, a detta di tutti: esageratamente grande e con il guscio tutto picchiettato di verde.
Bello, dovette pensare Papera. Cominciò a covarlo e, sebbene tutti glielo criticassero, lei ogni momento di più si andava convincendo che quello era davvero l'uovo più bello del mondo.
E soprattutto, quello era il suo uovo.
Ad uno ad uno tutti i gusci si incrinarono per poi rompersi. Di lì a poco ne uscirono un uccellino, un pulcino, un pappagallino, un gufetto e un fenicotterino. Ad ogni mamma in attesa arrivò il piccolino tanto desiderato.
Si sa, la maternità è fatta anche di lunghe attese. E così Papera continuava a lavorare al suo corredino: una lunga sciarpa a righe e due belle babbucce per zampette palmate, perché il suo uovo non accennava minimamente a schiudersi. Finché un giorno anche il grande uovo a pallini si ruppe e ne uscì....no, non ve lo dico, ma vi avviso che la Papera dovette preparare altre due babbucce per i piedi caldi del suo piccolino, si fa per dire.

Emily Gravett ancora una volta ci intenerisce e ci fa fare un gran ridere nel raccontarci, quasi solo per immagini, questa piccola storia di maternità ad ogni costo. Tenerezza e vena ironica espressi con un disegno classico sono le cifre della Gravett che, come sempre, eccelle nel mettere in una chiave tutta 'animale' temi che hanno molto a che fare con le piccole debolezze di noi uomini.


Carla

non perdetevi un giro nel sito di Emily Gravett, in particolare il video che vede in azione la sua mano sinistra con matita e acquarello!!!

giovedì 10 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BELLA, ASTUTA E CORAGGIOSA

IL SOSPIRO, Marjane Satrapi
Rizzoli lizard, 2011

NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

Un ricco mercante aveva tre figlie. Ogni volta che doveva allontanarsi da casa per un viaggio d'affari chiedeva alle tre fanciulle quale regalo volessero al suo ritorno. Quella volta la più piccola, Rosa, chiese un seme di fagiolo azzurro. Al suo ritorno il padre, impallidendo, fu costretto a dirle: 
 
'Rosa, bambina mia, ho fatto il giro dei più grandi mercati del mondo. Vi si trova ogni cosa: dal latte di pollo all'ingegno umano. Lì tutto è in vendita. Ma non sono riuscito a trovare il seme di fagiolo azzurro che mi avevi chiesto.' 'Ah!' sospirò triste Rosa che non aveva ricevuto nessun dono. Improvvisamente bussarono alla porta.
Toc, toc, toc!
'Chi è?' chiese il mercante, sorpreso che qualcuno gli facesse visita alle dieci di sera.
'Sono Ah, il sospiro!'"

Ah, il sospiro! Ben buffo! Disegnato un po' come un genio della lampada ma anche come un fantolino, che a me ricorda le animulae medievali che hanno appena abbandonato il corpo del defunto. 
Ah, il sospiro troverà il fagiolo azzurro ma in cambio vorrà portare con sé la giovane Rosa. Così prende l'avvio questa fiaba raccontata dalla Satrapi che ne racchiude in sé molte altre, in un intreccio di topoi classici, dall'amante che compare ogni notte ma non si fa vedere, fino al figlio tenuto prigioniero e poi ritrovato, passando per un drago, che ricorda molto un Minotauro.
Assimilare il disegno di Ah a uno spirito (o anima che dir si voglia) si è rivelato tutt'altro che casuale. D'altronde, anima non è parola che deriva dal greco ànemos che significa soffio, vento?
E questa storia sembra proprio attraversata da molti soffi di vento.

Tutta la vicenda, che non vi svelo per non togliervi lo stupore nel leggerla, anche nei suoi lati meno fiabistici e magici, a me pare ruoti intorno al concetto di spirito, inteso come soffio di vita che ognuno di noi porta in sé.
Rappresentato come una piccola piuma che il Principe del Regno dei Sospiri ha attaccata nell'incavo dell'ascella, esso, una volta perduto, cede necessariamente il posto alla morte.
Ma questa fiaba fatta di fiabe intrecciate racconta anche qualcosa d'altro. La grande forza dell'amore è l'altra protagonista. Si narra di come essa possa sconfiggere paura, cattiveria e persino la morte.

Armata di questa forza, la giovane Rosa, disperata per la scomparsa del suo amato principe, parte per i quattro angoli del mondo con l'intento di ritrovarne il soffio vitale.
Così come era capitato alla giovane principessa indiana Savitri (bellissimo e struggente racconto che potete leggere in Veronique Beerli, Belle, astute e coraggiose, Einaudi ragazzi 2001) che aveva inseguito il suo sposo fino nel Regno dei Morti, così anche la protagonista de Il Sospiro, come una vera eroina delle fiabe, con altrettanto coraggio, tra briganti e inseguimenti a cavallo, supera prove e difficoltà perché il suo Amore possa vivere.
La sapiente Satrapi ci regala una fiaba che oltre ad avere molti colori (i disegni io li trovo come sempre bellissimi nel loro essere così potentemente 'bistrati'), ha anche molti sapori, tra loro anche contrastanti. L'antico si amalgama con il contemporaneo, l' ironia con la poesia e l'esito finale di questa curiosa commistione è un bel libro: intelligente, spiritoso, romantico e vivace, e last but not least dalla parte delle ragazze, che dimostrano di essere ancora una volta belle, astute e soprattutto coraggiose!

« Animula vagula, blandula,
Hospes comesque corporis,
Quæ nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos...
 »
(Adriano) 

Carla

mercoledì 9 novembre 2011


APPUNTAMENTO CON LA MELAMADRE

Avete preparato la tazza colma di acqua? L’avete fatta riposare qualche ora senza farla bollire? Avete la mela biologica?
Se avete risposto sì, potete effettuare il secondo passaggio:
lavate la mela, tagliatela a fettine sottili eliminando la parte centrale e il picciolo.
Mettetela a bagno nell’acqua.


Coprite il tutto con un tovagliolo e mettete la tazza in un luogo fresco (in casa).


Tra tre giorni la polpa della mela comincerà a fermentare e sulla superficie dell’acqua ci sarà qualche bollicina di schiuma.
Ne riparleremo sabato 12 novembre.

Lulli

martedì 8 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


EH, VECCHIO MIO, LA VITA E' COSI'.... DAI, ALZATI!

IL PIU' GRANDE CALCIATORE DI TUTTI I TEMPI, Germano Zullo
La nuovafrontiera junior, 2011

NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Mi ricordo ancora il mio primo incontro ufficiale nell'Under 9, quando ognuno di noi voleva ancora diventare il più grande calciatore di tutti i tempi. Un avversario mi ha fatto un'entrata piuttosto vivace. Sono caduto a terra e ci è mancato poco che scoppiassi a piangere. L'allenatore mi ha detto: Eh, vecchio mio, il calcio è così...Dai, alzati!" (p.6)


Sta andando tutto un po' storto nella vita di questo ragazzo. Non grandi disgrazie, nulla di insormontabile, ma tante piccole contrarietà che si mettono per traverso nel suo percorso di crescita. Qualche insufficienza a scuola, scarsa forma anche sul campo di calcio, la madre con cui non riesce a comunicare, un padre 'pesante' che ha troppa fiducia in lui; tutto questo è motivo di insoddisfazione e malessere per ...già, non sappiamo nemmeno il suo nome. Germano Zullo non glielo ha dato, non per sciatteria, ma per sottolineare piuttosto l'universalità di quella condizione: un po' come a voler dire che quel ragazzo è un po' tutti i ragazzi.
Con delicatezza e grande sensibilità - entrambe doti che Zullo ha mostrato nell'altro unico suo libro pubblicato in Italia da Topipittori nel 2010: Gli uccelli - seguiamo un breve ma cruciale tratto di esistenza di un adolescente alle prese con la vita. Vediamo le sue difficoltà, vediamo il mondo che lo circonda pronto a dargli addosso al primo errore, vediamo i suoi tentativi di fare scelte anche controcorrente, vediamo le sue difficoltà di comunicazione e vediamo la sua determinazione a trovarsi un posto nel mondo.
In questo suo continuo cadere e rialzarsi, sono pochi i punti di riferimento cui può ancorarsi per mantenersi a galla: suo padre, silenzioso ma attento ed affettuoso a suo modo, Wamai, collega di quest'ultimo, rifugiato politico dal Rwanda e solo al mondo, Giuliana, ragazzina italiana con una passione per i libri e Veronique la potenziale fidanzata del padre. Per il giovane protagonista, tutti costoro sono come chiodi infilati in una parete intorno ai quali fissare fili di collegamento che, nel loro andare e venire, formano una robusta rete.
Così è la vita! Così ricordo l'adolescenza. Un continuo vai e vieni di fili immaginari, con percorsi incrociati tra i pochi punti di riferimento che mi ero fissata. Tutto questo lo facevo, in modo spesso inconsapevole, al fine di costruire legami, connessioni, significati, ma più semplicemente per costruirmi un sostegno che mi impedisse di cadere. E tanto migliori sono i punti di riferimento, tanto più essi entreranno in connessione tra loro.
E' per questo motivo che considero questo breve libro dall'aspetto non appariscente, un bel libro. Autentico, che non cede mai al facile stereotipo sempre dietro l'angolo, visto che si parla di calcio, originale e talvolta anche spiazzante.
Considero altrettanto bello il racconto della nascita e del consolidarsi di relazioni interpersonali tra i personaggi che a fine libro, ma potrei dire anche a fine partita, hanno dato vita a una vera e propria squadra, non solo di calcio, s'intende.
La passione per il pallone che attraversa l'intera vicenda è la chiave di lettura più immediata del libro, ma essa nasconde un'analisi ben più profonda sull'amicizia, sull'amore, sulla fierezza, sulla sicurezza di sé e, più in generale, sulle fatiche del diventare grandi. Su tutto questo, più che sul sofisticato schema 4-1-3-2, mi piacerebbe far ragionare i ragazzi.

Carla