giovedì 8 dicembre 2011

IMMAGINANIMALI


IMMAGINANIMALI III - Nulla è quello che sembra

Ecco a voi il terzo curioso animaletto, direi molto diffuso alle Canarie.




Per le regole del gioco e per vedere le precedenti puntate, cliccate nella colonna qui a destra SULLA LETTURA... all'etichetta immaginanimali. Le vostre sapienti risposte le trovate nei commenti ai singoli post.

mercoledì 7 dicembre 2011


Oggi inaugura la decima edizione di Più libri più liberi- Fiera della piccola e media editoria. Noi ci saremo! Con Lettura candita saremo tra gli stand e regaleremo il primo libro 'commestibile' che sia mai stato pensato, con annesso segnalibro. 
Domani alle 13, allo Spazio Ragazzi nell'Area incontri vi invitiamo numerosi a Visti in fiera- Ragionamenti sui più bei libri del 2011.

PAGINE FROLLE

Doveva arrivare prima o poi il momento di scrivere di pasta frolla, una delle mie preparazioni preferite.
L’occasione è la preparazione di 100 biscotti rettangolari che ricordano (o vorrebbero ricordare) la pagina di un libro. Con Carla ed Eleonora abbiamo pensato di preparare un segnalibro di Lettura candita e per la sua prima uscita abbiamo voluto addobbarlo a festa mettendogli vicino un biscotto speciale.
Il segnalibro è stato pensato da Carla e realizzato da Gisella, insieme abbiamo deciso come vestirlo e stamattina io ho preparato le pagine.





Della pasta frolla esistono molte versioni differenti sia per la sequenza in cui gli ingredienti vengono uniti, sia per la presenza o meno del lievito sia per l’uso di aromi differenti. La ricetta che utilizzo da anni e che dà risultati ottimi, proviene dalla rivista La cucina italiana che è stata, per me, una fonte fondamentale per la precisione e la chiarezza delle spiegazioni.
Ecco gli ingredienti per ottenere una quarantina di biscotti:

250 gr di farina 00
150 gr di burro
100 gr di zucchero
2 tuorli d’uovo
un pizzico di sale
scorza di limone o di arancia (preferisco quest’ultima versione) grattugiata; totalmente bandita la vanillina!

In una ciotola (o sul ripiano del tavolo) mettete la farina e il burro (non molto morbido) tagliato a pezzetti piccoli. Con le mani unite i due elementi facendo delle briciole.
Fate una fontana con l’insieme ottenuto e mettete al centro i tuorli, lo zucchero, il sale e la scorza del vostro agrume preferito.
Iniziate a premere il tutto con la punta delle dita, vedrete che piano piano le varie parti cominceranno a unirsi. E’ fondamentale non toccare troppo l’impasto che non si lavora come la pasta di pane bensì in punta di dita.
Quando avrete ottenuto un insieme compatto, fatene una palla e ponetela, avvolta nella pellicola trasparente, in frigo per mezz’ora.
Ora staccatene un pezzo e con il mattarello leggermente infarinato stendete la pasta a 2-3 mm di spessore. Se avete un tagliapasta rettangolare usatelo, altrimenti fate delle strisce con il coltello per ottenere i rettangoli.
Per la cottura: forno a 180° per una ventina di minuti.

E ora la glassa reale. Anche questa ricetta proviene dalla mitica rivista citata sopra.
Occorrono:
250 gr di zucchero a velo
1 albume
1 cucchiaio di succo di limone

Mettete l’albume in una tazza capiente e aggiungete la metà dello zucchero setacciato per evitare grumi. Lavorate il tutto con un cucchiaio di legno.
Aggiungete il succo di limone e quindi il resto dello zucchero, un cucchiaio alla volta. Mettete quello successivo solo quando il primo sarà completamente inglobato.
Mescolate ancora fino ad avere un glassa bianchissima e lucida.
A questo punto preparate un cornetto di carta da forno, ottimo sostituto economico della sac à poche. Trovate qui le istruzioni: http://fantes.com/parchment-triangles.html.
Riempitelo per due terzi della sua capienza e poi, premendo con delicatezza, disegnate le righe o i disegni (magari anche di argomento natalizio) sui biscotti. Solo con l’esercizio riuscirete a ottenere dei disegni accettabili.

Lulli


martedì 6 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA SECONDA POSSIBILITA'


LA CICALA E LA PICCOLA FORMICA dalla favola di Esopo, Božidar Stanišić, Dušan Kállay,
Bohem press, 2011

"'Oh, il mondo è diventato bianco!' si stupì Canzone, la cicala. Sporse una zampina da sotto una foglia secca di Acacia e tastò cautamente la neve caduta. 'Brrr! Chi sei?' Il freddo biancore taceva.
'Questa è neve' tossicchiò la foglia sotto il bianco peso. ' Ma io amo il sole e il caldo' disse Canzone'..."

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)


Un'altra cicala, come da sempre tutte le cicale, si è fatta cogliere di sorpresa dal freddo e dall'inverno. Prende il suo violino e si mette in cerca di un rifugio al caldo. Ma, secondo Esopo, per lei che ha cantato tutta l'estate, senza lavorare duramente per raccogliere le scorte per l'inverno, non c'è possibilità di sopravvivenza: se nel tempo estivo cantavi, nell'inverno non ti resta che ballare. questo è il tuo destino.
La cicala di Esopo non ha una sua seconda possibilità.

La cicala di Stanišić, invece, parrebbe più fortunata perché, camminando nella neve incontra passeri generosi, topi pronti al baratto e civette che le indicano la strada verso il formicaio. Ognuno di loro, inoltre, si priva di una piccola parte del proprio per farne dono alla cicala infreddolita, cosicchè essa possa proseguire nel suo cammino. Ma il punto di arrivo è proprio il formicaio. E che succederà al suo bussare sommesso alle varie porte? La risposta sarà sempre la medesima che hanno sempre ricevuto le cicale, da quella di Esopo in poi: No! Non ti lasciamo entrare.
Nell'ultima casetta del villaggio, però, c'è una festa. Cicala, sbirciando dalla finestra, vede infatti una grande torta: una festa di compleanno di piccole formiche. 

Bussa alla porta, e...

"...la porta si aprì. Qualcuno la tirò dentro."



Ecco, ci siamo: una seconda possibilità. Una circostanza inaspettata, un finale non previsto, un destino aperto. Non tutto è prestabilito.
Come in molti dei libri di Bohem press ci troviamo di fronte a una storia costruita sulle buone pratiche e sui buoni sentimenti. Entrambi, troppo spesso, messi a margine delle nostre esistenze.
Spiegare ad un bambino, attraverso questa favola 'rivisitata', come ogni essere abbia diritto di avere un proprio ruolo e un proprio posto nel mondo è cosa giusta e meritevole. E riuscire a spiegare loro che forse sono proprio i più piccoli, gli indifesi, i bambini come loro, quelli che per primi hanno sensibilità e capacità per poter invertire la direzione che ha preso il mondo e per poter vedere le cose secondo nuove prospettive è altrattanto meritorio.
Ma farlo attraverso una rilettura di un testo così paradigmatico e con delle immagini così fantasmagoriche, piene di colori e movimento, di un maestro indiscusso e caposaldo dell'illustrazione, quale è Dušan Kállay, rappresenta un quid ancora ulteriore, un valore aggiunto, che il libro porta in sé.
E, onore al merito, condivido quanto da sempre si legge sulle loro copertine: E' un libro Bohem!

Carla

IMMAGINANIMALI

IMMAGINANIMALI III - Nulla è quello che sembra



Ecco a voi il terzo curioso animaletto, direi molto diffuso alle Canarie.



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lunedì 5 dicembre 2011

ECCEZION FATTA


 ovvero tutto quello che libro non è ma ci ronza intorno...
 RATTI! e TOPINI GNUDI

"Hamelin è un villaggio in Germania,
nel Brunswick,
vicino a una città famosa, Hanover,
il fiume Weser , largo e profondo,
bagna a sud le sue mura;
un posto così bello non l'avete mai visto;
ma al tempo in cui comincia la mia storia,
verso la fine del milletrecento,
stringeva il cuore vedere gli abitanti
tormentati da un'orrida invasione.
Ratti!
Sfidavano i mastini, ammazzavano i gatti,
morsicavano i bimbi nelle culle,
col cacio delle trappole facevano merenda,
leccavano la zuppa dal mestolo dei cuochi,
forzavano e svuotavano i barili di aringhe,
nei cappelli più belli facevano la tana,
guastavano persino le ciarle delle donne,
annegando le loro confidenze
in un mare di fischi e di squittii
fitti, squillanti, flebili, stridenti."
(da Robert Browning, Il pifferaio magico di Hamelin, Topipittori 2007)


Questo è uno dei libri che amo di più. Per le seguenti 4 ragioni oggettive: sono i magnifici versi di Browining, ha una magnifica traduzione (se lo leggete ad alta voce vedrete che suona) e ha magnifiche illustrazioni. Magnifico e raffinato è anche per composizione di pagina e per carta utilizzata. Ma anche per le seguenti 4 ragioni soggettive: racconta una delle mie fiabe crudeli preferite, parla di una Germania dove sono stata felice, è un lago di nero ed è terribile.


Tutto questo è preambolo roboante per parlarvi dei

TOPINI GNUDI (più mansueti dei precedenti)
Tutto ciò accade perché le pecore hanno smesso di allattare i loro agnelli e quindi circola di nuovo dell'ottima ricotta tra i miei compagni di GAS.
Un intraprendente signore sardo, dagli occhi inaspettatamente azzurrissimi, figlio di pastore sardo doc, nelle campagne intorno a Roma ha messo su già da parecchi anni una piccola azienda che produce ottimi formaggi di pecora, tra cui una ricotta strepitosa.
Quando arriva a casa il mastello da 2 chili, sono molteplici i modi in cui viene 'attaccato'. Ve ne elenco alcuni.
Montata con un pizzico di zucchero, e poi cosparsa di Saba di mosto cotto è un ottimo dolcino fine pasto che ha basso impatto su glicemie e trigliceridi controllati a vista. Oppure, a colazione spalmata sul pane, oppure infilata con marmellata di visciole dentro dei biscotti di frolla, oppure ancora utilizzata per avvolgere la pasticcona contro l'artrosi del mio vecchio e lento cane (la ricotta si attacca alla suddetta pasticcona e si attacca ancha alla lingua e così va giù che è un piacere...).
Ma il modo principe per utilizzarla sono i topini. In Toscana si chiamano gnudi o topini gnudi ed effettivamente un po' gli rassomigliano...
Facilissimi, velocissimi, buonissimi e soprattutto con la loro meravigliosa forma di pallina.
Vi do le dosi per sfamare 3/4 persone. Ma altri della mia famiglia ed io saremmo tranquillamente in grado di mangiarceli anche tutti in solitudine (persino da crudi).

400 gr. di ricotta di pecora (transeat se è di mucca)
160 gr di farina
80 gr di parmigiano grattugiato
1 uovo sbattuto
noce moscata, come se piovesse
sale e pepe

Mettete in una ciotola tutti gli ingredienti, mescolateli e con le mani - meglio se leggermente umide - fate delle palline grandi come noci e disponele in bell'ordine su un piatto.


Fate bollire in una pentola capiente l'acqua, salatela e quindi 'tuffateci' velocemente ma uno ad uno i topini gnudi (come fece il pifferaio ad Hamelin sulle sponde della Weser). Quando vengono a galla, vuol dire che sono cotti e li potete tirar su con una schiumarola (non li scolate come si farebbe con la pasta; devono avere lo stesso trattamento che riservate agli gnocchi).
Per condirli, a casa mia si usa l'amato burro e salvia, ma anche con il pesto son buoni o con la salsa di noci oppure con i carciofi o, extrema ratio, al pomodoro.














Carla



domenica 4 dicembre 2011

IMMAGINANIMALI

IMMAGINANIMALI II - Nulla è quello che sembra

Ecco a voi il secondo curioso animaletto, direi notturno.


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sabato 3 dicembre 2011

FAMMI UNA DOMANDA!


L’UOMO E LE SUE ORIGINI

L’attrazione per il mondo naturale, animale in primo luogo, è molto diffusa fra i bambini e qualche volta sedimenta in una vera e propria passione, che col tempo esprime competenze e attitudini ben definite. Come assecondare queste propensioni, senza eccedere in seriosità? Per provare a disegnare un percorso ho scelto un tema presente in diversi libri, con approccio molto differente: la teoria dell’evoluzione e le origini dell’uomo. Il tema, presentato così, spaventa i genitori e i nonni che si apprestano a regalare un libro di scienze ai propri bambini. Ma non sempre la complessità di un concetto richiede una spiegazione altrettanto complessa. Vi propongo qui tre libri di diverso livello di difficoltà, partendo da un libro illustrato che a suo modo ha segnato una svolta nella produzione editoriale: Le Origini dell’uomo di Yves Coppens, pubblicato da Jaca Book nel 2008; un libro illustrato in cui la rigorosa ricostruzione del paleoantropologo è accompagnata dalle suggestive illustrazioni di Sacha Gepner, dimostrando che raccontare ai bambini non significa svilire concetti e dati complessi, al contrario si può essere semplici e suggestivi senza scadere nel fasullo. Dopo il successo di questo primo libro ne sono seguiti altri, per finire a quello pubblicato quest’anno, in realtà più difficile dei precedenti: La nascita delle arti e del sacro
Sullo stesso argomento si cimentano due autori italiani, Alessandro e Luca Blengino, che scrivono per le edizioni Codice Leonardo Loom e il mistero del teschio. Qui ci si rivolge a ragazzi più grandi, dai dieci anni, e si sceglie la forma narrativa, l’avventura di un ragazzino che segue lo zio antropologo in Etiopia, per raccontare la storia dell’umanità: il testo è agile, divertente, molto illustrato e molto chiaro nelle esposizioni, riuscendo a sfatare luoghi comuni (come l’esistenza delle razze nel genere umano) o ad aggiornare conoscenze, spiegando per esempio che Homo sapiens e Neanderthal, insieme all’uomo di Denova, sono convissuti a lungo, eliminando l’idea di una sequenza lineare in cui si passa, in progresso, da una specie all’altra. Sull’argomento non perdetevi la mostra, organizzata dallo splendido team di Luca Luigi Cavalli Sforza e Telmo Pievani, al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Ma se avete un/a giovanotto/a che già mastica di questi argomenti e vi pone quesiti impossibili, ecco un libro che vi può aiutare, un libro quindi adatto a chi ne vuole sapere di più, ma già ha acquisito qualche nozione sull’evoluzionismo, sicuramente dai dodici anni in poi: Il Mistero di Burgess Shale, di Ludovico Jacopo Cipriani, per Feltrinelli kids.  Una vera carrellata sulle teorie che si scontrano nello spiegare l’origine della vita e la sua evoluzione, partendo anche dalle ultime acquisizioni, come la scoperta del giacimento di fossili di Burgess Shale. Anche qui lo svolgimento segue un percorso narrativo, forse un po’ ingombrante, raccontando di una gita avventurosa proprio nelle cave di Burgess Shale. Non voglio tediarvi entrando nei dettagli, sottolineo l’aspetto generale di questa riflessione: noi umani, abituati a considerarci il frutto di un disegno divino o, più banalmente, di un progressivo processo di evoluzione che ha portato linearmente dal più semplice al più complesso, siamo in realtà il risultato di una successione di eventi casuali; insomma, la storia avrebbe potuto essere diversa e noi avremmo potuto non essere i devastanti dominatori di questa terra. Avete presente il film Sliding doors? Ebbene, le ultime ricerche sembrano mostrare che più volte si sono determinate situazioni in cui l‘evoluzione avrebbe potuto intraprendere strade diverse e che solo il determinarsi casuale di una serie di eventi ha portato all’esito che conosciamo. E’ il concetto di contingenza. Quel ‘lì e in quel momento’ che determina lo sviluppo successivo. Pensate sia astruso? Qualche anno fa ho fatto un’interessante discussione con mio figlio, adolescente pieno di domande: se la nostra vita è frutto del caso, non ha alcun valore? E’ una domanda cruciale, che spesso scorre sottopelle: la mia risposta è stata forse banale, ma è quella in cui credo, la casualità ci rende unici, forse meteore fragili e transitorie nell’universo; ed è per questo che la nostra vita, la nostra improbabile individualità sono preziose.
Buona lettura!

Eleonora


La Nascita delle arti e del Sacro”, Y. Coppens e S. Gepner, Jaca Book 2011.
Leonardo Loom e il mistero del teschio”, A. e L. Blengino, Codice Edizioni 2011.
Il mistero di Burgess Shale. La magnifica avventura dell’evoluzione”, L.J. Cipriani, Feltrinelli Kids 2011.

venerdì 2 dicembre 2011

IMMAGINANIMALI


IMMAGINANIMALI
Nulla è quello che sembra

E' un divertissement che noi 'ragazze' di Lettura Candita proponiamo ai numerosi e affezionati visitatori per trascorrere bel tempo assieme fino alla sera del 24 dicembre...
Vorremmo mettere sotto l'albero, come regalo da condividere tutti assieme, un libro costruito da voi, assidui e silenziosi lettori...
L'idea di partenza è un bel librettino che l'anno passato Xosé Ballesteros, direttore di Kalandraka, ha regalato a Eleonora alla Fiera del Libro di Bologna. 
Il libro, in spagnolo, presenta un bestiario un po' particolare. E da queste bestiole curiose vorremmo partire per costruire una nostra versione personalissima.

Giocare è facile:
a giorni alterni troverete un nuovo post dal titolo IMMAGINANIMALI
Nel post troverete il curioso animaletto immortalato nel suo habitat.
A voi spetta il compito di trovare un nome alla povera bestiola. E se vi sentite particolarmente ispirati potete anche tentare una breve descrizione delle sue abitudini e delle caratteristiche che lo definiscono. Nello spazio dei commenti potrete così dare sfogo alla vostra sconfinata inventiva....
Dovrete solo essere un po' assurdi, un po' paradossali, un po' folli, ma questo lo sapete già fare, se vi piacciono i libri per bambini.
Solo per oggi, noi ci limitiamo a darvi un primo suggerimento di partenza per questo rettile.


SERPIERA (pop. cerniente). La Serpiera nasce e cresce nelle zone meridionali dell'Asia. E' un rettile che si sposta lentamente nella folta vegetazione, per  raggiungere i centri abitati e, attraverso i canali di scolo, si introduce nelle fabbriche tessili dove ama fare il nido e riprodursi. Quando, al calar della sera, le operaie lasciano il posto di lavoro, la serpiera si introduce e, tra le stoffe, trova il suo habitat. Si nutre preferibilmente di filo, sintetico o di cotone. Con la luce, di frequente, le operaie la confondono e la cuciono con cura su pantaloni, gonne o vestiti destinati ai mercati europei o nordamericani. 
Niente paura se vi capita di sentire un leggero sfioramento sulla nuca al momento di indossare un capo: potrebbe essere la lingua di una serpiera che vi accarezza il collo per misurarne l'altezza.

giovedì 1 dicembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL MONDO SALVATO DA UN RAGAZZINO

IL PIU' GRANDE FIORE DEL MONDO, José Saramago, Emiliano Ponzi
Feltrinelli Kids, 2011

ILLUSTRATI per MEDI e GRANDI (dai 7 anni)


"Le storie per l'infanzia devono essere scritte con parole molto semplici, perché i bambini sono ancora piccoli, e quindi conoscono poche parole e non amano usare quelle complicate. Magari sapessi scrivere storie così, ma non sono mai stato capace di imparare, e mi dispiace."

Così comincia un dialogo immaginario e intimo tra Saramago e il suo lettore. Continua, Saramago, raccontando: Un giorno ho inventato una storia che ho immaginato potesse essere la storia più bella tra tutte le storie, ma non la ho mai scritta e quella che tu leggi qui non è che un breve riassunto. Chissà che magari un giorno, conclude, non sarai proprio tu a scriverla e lo farai molto meglio di me...
La storia meravigliosa che Saramago ha immaginato ma non ha mai scritto è quella di un bambino che 'ad ali spiegate' andò. 
 

Andò oltre il limite delle terre che fino a quel giorno erano state il suo terreno d'avventure. Come un esploratore dello Spazio andò. 
 

Il suo viaggio lo portò a scoprire in cima ad una collina, rotonda come una scodella rovesciata, un fiore che pativa la sete. L'acqua è lontana, ma non importa...


un bambino può ben attraversare il mondo, più e più volte, e, con le sue piccole mani a concolina, dissetare quel fiore. 
 

Ecco, quel bambino aveva compiuto l'impresa e tutti, quando passava per la strada, lo guardavano con molto rispetto: quel piccolino aveva fatto una cosa ben più grande di lui, la cosa più grande del mondo.

Una meravigliosa piccolissima storia, fatta di parole e immagini che fanno spalancare gli occhi, la mente e il cuore. Sono due immaginari sconfinati, quello di Saramago e quello di Ponzi, che si incontrano e danno vita a una esperienza indimenticabile per il lettore.
Questo libro è come una terrazza da cui, se ti affacci, si vede il mondo. Il mondo dei ragazzini. Mi pare di leggerci ciò che è l'infanzia: avventura, coraggio, piccolezza, onnipotenza, immaginazione, generosità, eroismo.
Entrambe le componenti del libro - parole e immagini - le considero di grande bellezza. Da un lato la semplicità paradigmatica della storia in sé, il senso di cui è cristallina portatrice, la meravigliosa alternanza dei piani di racconto (dal dialogo a tu per tu con il lettore, alla storia vera e propria che si dipana nel centro del racconto) e dall'altro le immagini digitali che, per raffinatezza e potenza evocativa, vanno a dire ancora di più - se possibile - di quanto ha scritto lo stesso Saramago.
Emilano Ponzi è davvero un grande illustratore. E' suo questo bel video per Amnesty International.


Principalmente collabora con le più grandi testate - dal New York Times a Le monde o La Repubblica - disegna copertine per Penguins, Feltrinelli e Mondadori o lavora per la pubblicità.
In un solo unico disegno - copertina di un libro, pagina di un giornale o immagine pubblicitaria che sia - Emiliano Ponzi è abituato a doversi 'giocare' la sua partita di narratore per immagini.
Ed è una cosa che gli riesce benissimo.
Ogni tavola di questo libro è capace di raccontare mondi ulteriori, colti e bloccati nel loro diventare universali in un attimo che diventa subito eternità.
Da non perdere.

Carla

mercoledì 30 novembre 2011

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL FILO ROSSO SONO IO

IL MAGNIFICO LAVATIVO, Tuono pettinato
Topipittori, 2011

NARRATIVA A FUMETTI per MEDI (dai 7 anni)


Fa ridere. Questo libro fa morir dal ridere.
Il Magnifico lavativo è un bambinetto che poi diventa un ragazzino e che quindi decide di affacciarsi, con qualche perplessità e un po' di pigrizia, all'adolescenza.
E la storia che ci fa ridere è proprio la sua storia: quella di questo bambino pisano di nome Andrea, con molti interessi e una passione: disegnare, meglio se a fumetti.
Dopo un'introduzione creata ad arte per fare confusione nella testa del lettore, la storia si ordina e si articola nelle tra grandi tappe che hanno scandito la vita di tutti noi: asilo, elementari e medie. Ma ognuna di esse è a sua volta frammentata in una sequenza di episodi tra loro non concatenati se non dal fatto che sono riemersi dalla memoria del suddetto Tuono pettinato, così: in ordine sparso.
Quando il Magnifico nell'85 racconta la storica nevicata che coprì l'Italia e quindi anche Pisa, Torre e Battistero compresi, e lui andava sullo slittino, io ero a Berlino, appena laureata con il mio dottorato da fare. Questo per dire che Tuono ed io non siamo proprio coetanei. Eppure in molti degli episodi che lui disegna io rivedo me stessa: per esempio nelle 'passioni' travolgenti ed effimere (il Magnifico entrò in fissa per il Museo Egizio e per gli Egizi tutti); un certo 'straniamento' alle manifestazioni pacifiste (ma poi andiamo anche a quelle per la guerra, vero mamma?), certa 'ritrosia' per il cimento sportivo (io, quasi quasi mi tufferei domani, ora si è fatto tardi), una certa insolita tachicardia accompagnata da eccessiva sudorazione durante il fatidico 'gioco della bottiglia' con i tuoi compagni di classe (altro che riti di passaggio a caccia di leoni...). E così andare.


Credo che se questo fenomeno di identificazione, o di affinità elettiva con il protagonista, ha luogo, il merito risieda in un fattore, principalmente: penso che Tuono pettinato abbia saputo toccare corde emotive talmente profonde ed autentiche che sono comuni a molti di noi.
Questo fenomeno di identificazione e di affinità di sentire a me è capitato più volte, ma non sempre, leggendo altri titoli di questa bella e intelligente collana di autobiografie. E la cosa curiosa è che mi sono identificata in infanzie che cronologicamente o geograficamente ben poco avevano a che spartire con la mia. Ma tant'è. E allora la riflessione successiva che mi viene da fare è che forse le infanzie raccolte nella collana Gli anni in tasca di Topipittori (un po' scritte, un po' a fumetti) abbiano un filo rosso che che le tiene insieme, un filo rosso che chiamerei capacità di saper sentire, da adulti, come un bambino. in altre parole, riuscire a saper discernere il pensiero dei grandi dal pensiero dei piccoli ed avere la capacità di dar voce ad entrambi.



Raccontare bene la propria infanzia è arte rara. Non basta saper ricordare e poi snocciolare episodi uno dopo l'altro come perle di un rosario. Bisogna saper guardare indentro e saper scegliere tra i propri ricordi quelli che ancora oggi ci toccano, ci emozionano, ci fanno sorridere o commuovere perché solo quelli sono la prova che tra quel bambino di allora e noi c 'è identità. Non altro.

Carla