lunedì 6 febbraio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IN BILICO, SUL BORDO

L'ESTATE DI GARMANN, Stian Hole
Donzelli, 2011

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"A Garmann non è ancora caduto nemmeno un dente e la scuola inizia domani. Ormai è urgente. Ogni sera, per tutta l'estate, Garmann ci ha provato davanti allo specchio. Hanne e Johanne hanno perso quattro denti ciascuna. Anche loro andranno in prima."

Che ansia! Il piccolo Garmann ha paura. A paura di cominciare la scuola, ha paura che non gli cadano i denti da latte, ha paura ad andare in bicicletta, ha paura di andare con la testa sott'acqua, ha paura di stare in bilico sullo steccato. Ha paura di non essere capace, ha paura di essere diverso, ha paura del confronto con gli altri.
Una cosa di certo non lo spaventa: non ha paura di aver paura. Meno male, piccolo Garmann, il più è fatto, fidati.
Proprio perché conosce molto bene la paura, questo bambino dai capelli così biondi che paiono bianchi, ne parla con tutti quelli che ha intorno. Interroga i suoi genitori e le tre vecchie zie che sono andate qualche giorno a trovarlo e scopre che anche i grandi hanno paura: ognuno di loro deve fare i conti con i propri timori, grandi o piccoli che siano.
Paura di morire, paura di non farcela, paura di stare soli, paura di sbagliare, paura di perdere, paura di soffrire: sono paure comuni ad ogni essere umano, ma essere capaci di vederle e riuscirne a parlare è tutta un'altra cosa...non è da tutti.
Seguiamo, con lo stesso Garmann, il percorso emotivo dei vari personaggi -giovani e vecchi- che raccontano con lucidità, semplicità e serenità i propri babau nascosti. Il bambino entra con naturalezza, in modo diretto (i bambini son bravi a farlo) nelle intimità di ciascuno, facendo domande precise per ottenere risposte chiarificatrici. E le risposte che ottiene sono, a loro volta, un impasto perfetto tra autenticità e poesia. La zia Borghild racconta come immagina la morte e della paura che ne ha, la zia Ruth ha paura dell'inverno e di non farcela più a camminare senza il deambulatore, il padre ha paura di stargli lontano e di sbagliare nel suo mestiere e la madre ha paura di lasciarlo andare e della prossima visita dal dentista. E Garmann, dopo aver controllato che la chiusura lampo dell'astuccio sia facile da aprire, a tredici ore dall'inizio della scuola, continua ad averne paura. Giustamente.

Mi pare che Stian Hole ci stia dicendo che la paura è in ciascuno ed è di ciascuno. Parlarne può far bene, ma nessuno ha il potere di cancellarla negli altri ed è naturale che ognuno ne covi sempre un po' per sé.
Parlare con tanta cristallina chiarezza di una questione così nodale per l'esistenza di ogni uomo e saperlo fare con tanta leggerezza denota una capacità rara e una grande sensibilità nel leggere dentro se stessi e negli altri.
Capacità, sensibilità e delicatezza non si colgono solo nel suo ragionare di paura ma anche nel raccontare lo scorrere del tempo, ovvero infanzia e vecchiaia, nel loro rapporto reciproco, nel loro specchiarsi, attraverso un Leitmotiv che, insolito e destabilizzante, attraversa l'intero libro: l'essere umano e suoi denti. 

 
Questo libro è una vera gioia per gli occhi: Stian Hole utilizza i medesimi ingredienti che ha usato per la costruzione del testo, per la realizzazione delle immagini. Ogni tavola, dopo un lungo lavoro al computer, attraverso la sapiente e colta commistione di elementi diversi, quali texture, foto, schizzi, ricomposti secondo ordine e dimensione del tutto originali, è fatta nel contempo di poesia e autenticità. 


Una vera enciclopedia di botanica dove si intrecciano fiori e piante di ogni tipo e di ogni dimensione nelle aiuole, nelle siepi, come pure nei vestiti o sulle borse delle tre ziette.


Lo scorrere del tempo raccontato anche attraverso il rigoglio di un giardino coloratissimo d'estate, un autunno alle porte con le sue prime nubi e sullo sfondo un inverno in bianco e nero. E Garmann è lì, in bilico, sul bordo della sua estate...


Carla

sabato 4 febbraio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FORZA E CORAGGIO!


CONTA LE STELLE, Lois Lowry
Giunti, 2012

NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

'"Quanto sei coraggiosa, piccola Annemarie?' domandò improvvisamente. Fu colta dall'ansia e dallo spavento. non voleva le venisse rivolta quella domanda. Quan'era lei stessa a porsela, la sua risposta non le piaceva. 'Non molto' confessò, guardando il pavimento del fienile. [...] 'Non penso che sia vero' disse zio Henrik. 'Credo che tu sia uguale a tua mamma e al tuo papà e a me. Spaventata ma risoluta e, se arrivasse il momento di esser coraggiosa, sono assolutamente certo che lo saresti, e molto anche.'"



E infatti quando verrà il momento Annemarie sarà molto coraggiosa.
Danimarca, Copenaghen, 1943. Una famiglia ebrea, la famiglia di Ellen, la più cara amica di Annemarie, è in grande pericolo. Il paese è stato occupato dalle truppe naziste che imperversano ovunque. Non è più possibile nascondersi, occorre fuggire. Così, dalla sera alla mattina, la vita di due famiglie cambia: quella dei Rosen braccati e quella dei Johansen che li aiutano a fuggire. La mamma di Annemarie si occupa di mettere in salvo la piccola Ellen, portandola in campagna dal fratello pescatore. Quello che sembra per la ragazzina un punto di arrivo, si trasforma invece in un punto di partenza per un altro viaggio, quello determinante per la salvezza e quindi il più pericoloso. Ma non sarà sola...
Conta le stelle è una storia per non dimenticare che cosa è stata la Shoa (e non a caso Giunti fa uscire il libro, scritto già nel 1989, in occasione del Mese della Memoria) ma è anche una toccante storia per raccontare coraggio individuale e il coraggio di un popolo: quello danese. L'intera vicenda, che ha il ritmo incalzante di un romanzo di avventura con frequenti colpi di scena, si muove sul filo del realmente accaduto, ovvero la Lowry ci racconta, nella postfazione al libro, che i personaggi sono frutto della sua invenzione, ma che i fatti sono realmente accaduti, a lei raccontati da Annelise Platt, sua cara amica alla quale dedica il romanzo, bambina a Copenaghen negli anni della II guerra mondiale e testimone dei fatti che del libro costituiscono la trama.
Il coraggio della piccola Annemarie che affronta lo sguardo dei soldati, che trascorre la notte in solitudine, vegliando sul sonno della sorellina in attesa della mamma che non si vede all'orizzonte e che, infine, corre verso la barca dello zio per salvare la vita dei clandestini che stanno fuggendo verso la libera Svezia; questi piccoli ma grandi atti di coraggio del singolo individuo sono parte di un coraggio più corale che dimostrarono molti danesi, i quali lavorarono nel silenzio e nell'ombra ma alacremente perché l'orrore della guerra e la persecuzione di un popolo avesse fine.
Il romanzo è continuamente attraversato da riferimenti alla grande Storia, a partire dalla scelta difficile ma lungimirante del re Cristiano X (il re per il quale ogni danese avrebbe dato la vita) che decise, per salvare la sua gente, di cedere all'invasione tedesca, fino alle diverse azioni messe in atto della coraggiosa Resistenza danese, composta da tanti ragazzi eroici.
I due temi intorno a cui ruota il romanzo e su cui mi piacerebbe portare la discussione con i ragazzi sono, da un lato, il senso di appartenenza che fa dell'insieme di singoli una comunità, un popolo. E dall'altro la necessità che ogni individuo ha davanti a sé in alcuni momenti importanti dell'esistenza: la necessità di scegliere da che parte stare.
La Lowry lo racconta molto bene: la scelta è un passo difficile che richiede maturità, senso di responsabilità, ma anche tanto coraggio.
Scegliere, secondo coscienza, da che parte stare può fare paura, può essere rischioso e talvolta svantaggioso. Ma se avremo fatto la cosa giusta, al mattino quando ci guarderemo allo specchio, ci piaceremo. E non sarà poco.

Carla

giovedì 2 febbraio 2012

"ARRIVEDERLA, SIGNORA"

FUNERALE


"così all'improvviso, chi poteva pensarlo"
"lo stress e le sigarette, io glielo dicevo"
"così così, grazie"
"scarta quei fiori"
"anche per il fratello fu il cuore, dev'essere di famiglia"
"con questa barba non l'avrei mai riconosciuta"
"se l'è voluta, era un impiccione"
"doveva parlare quello nuovo, ma non lo vedo"
"Kazec è a Varsavia, Tadek all'estero"
"tu sola hai avuto la buona idea dell'ombrello"
"era il più in gamba di tutti, e a che gli è servito?"
"è una stanza di passaggio, Baska non la vorrà"
"certo aveva ragione, ma non è un buon motivo"
"con la verniciatura delle portiere indovina quanto"
"due tuorli , un cucchiaio di zucchero"
"non erano affari suoi, che bisogno aveva"
"soltanto azzurre e numeri piccoli"
"cinque volte, mai una risposta"
"d'accordo, avrei potuto, ma anche tu potevi"
"meno male che almeno lei aveva quel piccolo impiego"
"bè, non so, probabilmente parenti"
"il prete è un vero Belmondo"
"non ero mai stata in questa parte del cimitero"
"l'ho sognato la settimana scorsa, un presentimento"
"non male la figliola"
"ci aspetta tutti la stessa fine"
"le mie condoglianze alla vedova, devo fare in tempo a"
"però in latino era più solenne"
"è la vita"
"arrivederla, signora"
"e se ci bevessimo una birra da qualche parte"
"telefonami, ne parleremo"
"con il quattro o con il dodici"
"io vado per di là"
"noi per di qua"

Wisława Szymborska


(da La gioia di scrivere, Adelphi 2009)

Solo per dirvi che ieri è morta -si fa per dire- la mia poetessa preferita. 
Come si fa?

Carla

mercoledì 1 febbraio 2012


I CACCIN DELL'ULTIMO MOMENTO

© Margherita Zanini

Quando la Stelvia annuncia, Stasseia femu duì caccin, ovvero stasera facciamo due focaccine di castagne, vuol dire due cose:
1) fa un gran freddo
2) lei è di buon umore
Per entrambe le circostanze noi in famiglia ci freghiamo le mani.
Fare i caccin significa: accendere il camino e far un gran fuoco

© Margherita Zanini

su cui arroventare la dozzina di testi di terracotta che sono presenti in ogni casa ligure dell'interno che si rispetti. Significa mettere a bagno per tempo le foglie di castagno, raccolte con la luna nuova (o con la luna piena o con la luna nera o tenendosi in equilibrio su un piede solo...insomma una di quelle scaramanzie di cui i vecchi ammantano il loro sapere) e fondamentali per accogliere l'impasto prima della cottura. 

© Margherita Zanini
© Margherita Zanini

Significa avere la farina di castagne buona, meglio di tutte è quella della Grande Nella, ora purtroppo volata in un bosco celeste, spero silenzioso quanto quello terreno in cui si era rintanata con i suoi cani. Significa avere una squadra di giovani e meno giovani che ti aiuta nella difficilissima arte della cottura e della sbucciatura da cotti, ma che poi pretende almeno due caccin di paga...

© Margherita Zanini


mi rendo conto di chiedere un po' troppo e quindi vi passo la ricetta dei caccin dell'ultimo momento, molto meno coreografici, molto meno tradizionali e solo poco meno saporiti.

per quattro focaccine rispettabili occorrono:

200 gr di farina di castagne nuova
1 gran bicchiere di latte
1/2 bicchiere di acqua tiepida
1 pizzico di sale
un po' d'olio per ungere la padella antiaderente


Per prima cosa setacciate la farina, quindi mettetela in una terrina e versatevi piano piano il latte e quindi l'acqua, poco per volta, mischiando con una frusta in modo che non si formino grumi. Aggiungete il sale a questa pastella, molto simile per consistenza a quella dell normali crepes, e quindi scaldate la padella unta per bene con l'olio. Quando è calda, versatevi un abbondante ramaiolo di impasto e, muovendo in su e in giù la padella, fatelo spandere sull'intero fondo. Fate cuocere lentamente da ambo i lati in modo che si asciughi la superficie della focaccina ma all'interno resti un po' umida. 


A questo punto la tradizione può riprendere il sopravvento e potete farcirle con gli stessi ingredienti con cui si riempoiono i caccin, ovvero lo stracchino (elettivo, a mio giudizio), la salsiccia fresca morbida, il salame, la coppa, la ricotta ... non tutti insieme, ovvio, uno per volta.

Carla


lunedì 30 gennaio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CANGURI CON LE ALI

ADELAIDE. Il canguro volante, Tomi Ungerer
Donzelli, 2012

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"I genitori di Adelaide rimasero sorpresi quando videro che la figlia aveva le ali. Adelaide cresceva e le ali diventavano sempre più grandi. Le piaceva guardare gli uccelli e gli aerei che passavano sul deserto, e desiderava tanto farlo anche lei."


Lo stupore iniziale dei due genitori si stempera nel momento in cui è chiaro che Adelaide ha una sua precisa vocazione: volare. Certo, alla sua partenza, verso una nuova vita da canguro volante, qualche lacrimuccia è scappata ai due canguri genitori. Ma a chi non sarebbe accaduto, canguro o non canguro? Con grande sicurezza Adelaide segue il suo istinto e decolla verso un futuro ignoto. Il pilota che se la vede all'improvviso davanti  è sbalordito ma poi prende atto di essere di fronte ad una cangura volante e con lei fa molti bei viaggi. Al fascino di Parigi, Adelaide non sa resistere e, accomiatatasi dal pilota (di nuovo qualche lacrimuccia), scende a terra. 

Qui incontra Monsieur Marius che se ne prenderà gran cura. Adelaide conosce con lui la città, i suoi monumenti alati e anche le luci della ribalta. Ma un giorno arriva la grande prova: salvare da un palazzo in fiamme due bambini. Non ha dubbi Adelaide, spicca il volo e li va a prendere. Ma, alteratosi il peso ideale di un canguro volante, la povera Adelaide precipita e finisce all'ospedale fasciata come una mummia. 


Ma galeotta fu la convalescenza! E dopo un po' di tempo Adelaide non fu più l'unico canguro volante che si poteva incontrare....

Io non so dire se il motivo per cui questo libro mi è piaciuto tanto sta nel fatto che io e lui abbiamo la stessa età e quindi ci siamo intesi da subito. Io credo che la ragione sia piuttosto nella semplice grandiosità della storia. Quella stessa semplice grandiosità che trovo nei ragazzini quando, a briglia sciolta, inventano racconti.
Tomi Ungerer è maestro indiscusso nel creare e disegnare semplici storie geniali per raccontare la complessità dell'umanità. La loro caratteristica principale, che le accomuna un po' tutte e costituisce una sorta di marchio di fabbrica, è quella di muoversi sul filo del fantastico con una grande naturalezza per andare incontro a temi di grande importanza e profondità per l'animo umano. Questo modo di ideare storie genera in chi legge immediato il riso, lo stupore e naturalmente, subito a seguire, la riflessione.
Per parlare di Tomi Ungerer occorrerebbe ben altro spazio di quello di un post.
Ma tant'è. Nei suoi libri, veri e propri capolavori e pietre miliari della letteratura per l'infanzia, io noto sempre la sua grande capacità, nel costruire le storie, di semplificare, asciugare fintanto da arrivare a enucleare pochi e significativi elementi essenziali. Così come fanno i bambini, che nei loro racconti vanno diretti e spediti alla meta, senza dilungarsi lungo percorsi tortuosi. E laddove la logica non li assiste, inventano e giocano di fantasia. Così fa Ungerer e questa comunanza di lettura del mondo che ha con i bambini fa sì che i suoi libri siano sempre garanzia di successo tra i giovani lettori.
Penso a libri come I tre briganti, Mondadori 1993 dove amore e giustizia sociale trionfano o a Flix, Mondadori 1998 dove rispetto e accettazione dell'altro sono la chiave della felicità o ancora a Crictor, Mondadori 1999, vero elogio dell'accoglienza e dell'amicizia (ma anche Il Gigante di Zeralda, Rufus, Allumette, Lo strano animale del signor Racine, Il cappello, L'uomo della luna quasi tutte raccolte in Piccole fiabe di magia, Mondadori 2002).
Anche Adelaide. Il canguro volante fa parte di questo nutrito gruppo di storie: il fantastico è il punto di avvio, quindi la normalità va a intrecciarsi con l'assurdo in un continuo avvicendarsi tra situazioni reali e situazioni immaginifiche. Alla fine della storia, dopo aver riso parecchio, ci troviamo in mano anche un paio di perle di saggezza: lasciamo germogliare le inclinazioni di ciascuno e apprezziamo chi è diverso per il suo essere speciale. Se non vi fidate, guardate con invidia la serenità di Adelaide in copertina!! 


 
Carla

Noterella al margine. Per le immagini, più di qualsiasi parola, è più utile lasciar parlare loro. Un Ungerer tirato seppia, divertente come sempre e insolito.

venerdì 27 gennaio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

'MEDITATE CHE QUESTO E' STATO'  (Primo Levi)











La storia di Erika, Ruth Vander Zee, Roberto Innocenti
La Margherita Edizioni 2003

mercoledì 25 gennaio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

E NATA UNA STELLA!

I CANI NON SONO BALLERINE, Anna Kemp, Sara Ogilvie
Nord-Sud Edizioni

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)



Il mio cane non è come gli altri cani. Lui non fa le cose che i cani fanno di solito, come fare la pipì sui lampioni, o grattarsi le orecchie, o bere l'acqua del water. Se gli getto un bastone, mi guarda come se fossi matta. Così vado a prenderlo io. Il mio cane ama la musica e i chiari di luna e gli piace camminare sulla punta delle zampe. Il fatto è che il mio cane non crede di essere un cane...Lui crede di essere una ballerina.

Una bambina e il proprio cane. Un cane, però, diverso dagli altri perché nutre una passione per la danza classica. La bambina lo sa e volentieri ne asseconderebbe le attitudini. Infatti se lo vorrebbe portare dietro alle sue lezioni sulle punte, ma si sa, i cani non ballano! Quindi il cane resta a casa, immalinconito nella sua cuccia. O così parrebbe... 


Lo stesso accade quando la bambina si reca a teatro per il balletto Excelsior. Vorrebbe il cagnetto con sè perché sa quanto anche per lui lo spettacolo sarebbe interessante e godibile. Ma si sa, i cani non ballano! E quindi c'è di nuovo la cuccia ad attenderlo. O così parrebbe...Ma fortuna o sfortuna vuole che l'Etoile inciampi sul più bello facendo un gran ruzzolone nella bocca del trombone. Quale occasione migliore per un cane di mostrare il proprio talento?
Questa è la storia di una passione. Una passione insolita, ma forte e irrefrenabile. Una passione cui nessuno pare credere. Perché si sa: i cani non ballano! Solo la piccola padrona asseconda le aspirazioni del proprio cane. Ai suoi occhi non esistono limiti o convenzioni che possano impedire a chiunque di veder realizzato il proprio sogno. Se un cane vuol diventare ballerina, che male c'è? D'altronde non è nemmeno il primo caso se si pensa all'esilarante e famelico lupo in cerca di maiali disegnato magistralmente da Maurice Sendak (James Marshall, Maurice Sendak, Lupo ballerino, Babalibri 2001).


Lupo che, per seguire le orme dei suini, finisce in un teatro dove ha luogo il Lago dei suini, messo in scena dalla compagnia del Porscioi. Qui, rapito dall'arte tersicorea, si dimentica il suo obiettivo principale che era quello di mangiarsi un bel cosciotto. Scopre invece che danzare sulle punte è la sua vera vocazione. D'altronde è storia nota che i grandi amori tolgono l'appetito!!

Carla

Di questo libro mi è piaciuta la storia, molto meno le illustrazioni. Andata nel sito di Sara Ogilvie, illustratrice scozzese, ho visto invece cose molto più convincenti, quali My mother is a troll, Sea say so e il polveroso Carpet Curiosities.

lunedì 23 gennaio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SULLA PELLE

La mia pelle. Ancora
non riesco a capire
se finisco sulla pelle
o se sulla pelle
comincio
Mi contiene
la mia pelle mi protegge ma
appena qualcosa la tocca io
sono lì sulla pelle
a sentire
Io sono dentro
chi bacia la mia pelle bacia me
Io sono fuori
se la mia pelle si ferisce io
sono ferito. Io sono dentro
sono quello che non si vede
Io sono fuori, sulla mia pelle
vado incontro al mondo
Nella mia pelle incontro te
Nella tua pelle.

Questa bella poesia di Giusi Quarenghi (E sulle case il cielo, Topipittori 2007) per introdurvi al tema di un altro libro

IL CANE CHE SAPEVA CANTARE, Yoram Kaniuk
Salani, 2011


NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

Lo dissi al dottor Steiner, glielo dissi quasi senza voce, con tristezza, con addosso una stanchezza che faceva addormentare perfino le parole: ‘È mio. Deve appartenere a me e a se stesso. È stato lui a scegliersi il nome Wass. È arrivato fino a me come una pallottola sparata da molto lontano. Voglio dire, lui cercava qualcuno che doveva assolutamente trovare, e quel qualcuno sono io. Non lo deluderò’.”

Devo dire che, come succede spesso, il sottotitolo o le due righe di gancio in copertina o la breve sinossi non rendono merito allo spessore della storia. Forse il critico della Suddeutsche Zeitung scrivendo "Kaniuk ha messo così tanto amore nei suoi personaggi che persino i lettori ne ricevono un po'" è colui il quale si è avvicinato di più al valore di questo libro.
a p. 166, quasi alla fine del romanzo si legge una frase che forse racchiude il senso più profondo del libro: " Ci ritrovammo di colpo così vicini l'uno all'altra, che quasi ci compenetrammo l'una nella pelle dell'altro. La nostra pelle rimase dov'era e com'era, noi invece stavamo lì con i nervi scoperti, una sensazione da far paura, ma entusiasmante anche."
Kaniuk, dopo una partenza non molto credibile (a tal punto che volevo mollarne la lettura), decolla verso una storia straordinaria in cui il plot abbastanza esile e spesso inverosimile (ma poi ci spieghiamo il perché) sorregge una continua, lunga, profonda e complessa riflessione sull'umanità: sui suoi limiti, sulle sue grandezze, sul suo essere più autentico nel bene e nel male. Ed è per questo che la parola pelle è fondamentale: perché Kaniuk per raccontare l'Uomo deve guardarci dentro, lo deve 'sbucciare', toglierli la pelle, ovvero tutte quelle sovrastrutture dietro cui l'umanità si cela.
Quindi Kaniuk parla di Amore, di Dolore, di Ferocia, di Stupidità, di Intelligenza, di Sensibilità, di Solitudine tutte con la maiuscola perché non sono quelle di ciascuno, ma sono quelle di tutti. E la sensazione di paura ce l'abbiamo eccome nel riconoscere nel racconto il nostro nucleo più intimo, ma altrettanto vera è la sensazione entusiasmante che proviamo al contempo (mi ricorda quanto disse una volta Bruno Tognolini a proposito di guardare ciò che ci tocca l'animo, il profondo: lo facciamo con occhi SPALANCHIUSI. Il merito va al caro Bruno che fa il poeta di mestiere e quindi riesce a dire dove noi ci fermiamo, ma il concetto è esattamente quello).
Chi di voi ricorda il film
Senza pelle di D'Alatri? La storia di un giovane psicolabile, un ipersensibile che si innamora di un'impiegata delle poste e questo suo amore puro, questa sua incapacità di sovrastrutture (da cui il titolo Senza pelle), sconvolge la vita di tutti, e mette ciascuno davanti a se stesso e alla necessità di guardarsi dentro, per cui nulla può essere più come prima.
E ancora chi di voi ha letto
Stargirl di Jerry Spinelli (Mondadori 2004), di nuovo una senza pelle? Anche lei dove passa lascia una traccia di come dovrebbe essere l'umanità.
Nel romanzo di Kaniuk tutti i personaggi sono così - nel bene e nel male -, dopo che son passati, nulla può essere più come prima. E lo stesso accade a te che leggi il libro.
E' un libro tosto che, per codardia, darei a lettori di cui son certa che non lo massacrino fermandosi alla superficie 'inverosimile e permeata di magia', così cara a tanti altri scrittori israeliani, da Oz a Grossman, che nasconde sempre qualcos'altro.

Carla
Noterella al margine: di Kaniuk va anche letto
La casa dove gli scarafaggi muoiono di vecchiaia. Bello assai, ma, purtroppo per noi lettori, solo una sessantina di pagine.

venerdì 20 gennaio 2012

FAMMI UNA DOMANDA!

NEURONI IN MOVIMENTO


L’anno inizia con gli scoppiettanti libri per bambini dell’Editoriale Scienza: per i più grandi, appassionati di animali, nella collana storie naturali, di Nicola Davies e Neal Layton, esce Pronto, chi ronza? 


Ovvero come e perché gli animali comunicano fra loro: per esempio come fa un labro pulitore (cioè un pesciolino abituato a mangiare i residui di cibo fra i denti di pesci molto più grossi) a non diventare un gustoso spuntino? Oppure, come fa la farfalla tigre ad avvisare i pipistrelli della sua velenosità? Lo sapevate che anche gli animali sanno mentire? Inutile dire che sanno comprendere anche alcuni aspetti del linguaggio umano…soprattutto quando gli conviene. Dunque un libro intelligente e curioso sul mondo della comunicazione animale; se i vostri bambini, già grandicelli, si divertiranno leggendo questo libro, sono quasi pronti a leggersi L’Anello di re Salomone, di Konrad Lorenz, testo sacro dell’etologia e uno dei libri più divertenti sul comportamento animale.
Ma Editoriale Scienza ci propone altre due novità, dedicate ai più piccoli, a partire dai quattro anni: dello stesso autore, ma con le illustrazioni di Marc Boutavant , escono due titoli di una collana nuova, in coedizione con l’inglese Walker Books, Chi è come me? e Cosa diventerò? 


A me è piaciuto in particolare il primo: sembra un banale libro con le finestrelle, ma già la domanda cui il bambino deve rispondere, quale animale dei quattro coperti dalle finestrelle assomiglia a quello riprodotto nella pagina a fianco, non è affatto banale. 


Infatti di questo animale vengono prese due caratteristiche (con il pelo e quattro zampe) che vanno ricercate nelle immagini degli altri animali, che magari avranno penne o squame o saranno senza zampe. 

Girando pagina, c’è una sintetica descrizione di quel tipo di animale Questo giocoso processo implica un bel lavoro di astrazione e un confronto fra diversità con parametri un po’ più complessi del solito (animali di casa, della fattoria, della savana, i bambini muoiono di noia a vedersi riproposte le solite associazioni, rispondono prima ancora che sia formulata la domanda). L’aspetto più rilevante è che questo approccio concettuale è proposto giustamente a bambini piccoli, sempre con modalità divertenti e con un impatto visivo rilevante, anche se devo dire le illustrazioni non sono proprio il massimo.
Un'altra collana innovativa e divertente, sul tema degli animali e sempre per i 4/5 anni era stata proposta, negli anni scorsi, da Franco Cosimo Panini con la collana Apri gli occhi, dove lo schema didattico si basava sull’indovinello, riconoscere a quale animale appartenessero determinate parti del corpo, gli occhi, le zampe, il sedere. Qui venivano sollecitate, insieme ad una bella risata, la capacità di osservazione e la memoria. Le idee per raccontare il mondo degli animali in modo differente non mancano, non accontentatevi del solito libro con le paperelle e i cagnolini (con tutto il rispetto per gli amabili animaletti).

Eleonora

Pronto, chi ronza?”, N. Davies e N. Layton Editoriale Scienza 2012
Chi è come me?”, N. Davies e M. Boutavant, Editoriale Scienza 2012
Cosa diventerò?” N. Davies e M. Boutavant, Editoriale Scienza 2012
Collana “Apri gli occhi”, S. Frattini, Franco Cosimo Panini 2010 e 2011
L’anello di re Salomone”, K. Lorenz, Adelphi 1989

mercoledì 18 gennaio 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN BAMBINO E IL SUO PAPA'

BRUNO IL BAMBINO CHE IMPARO' A VOLARE, Nadia Terranova, Ofra Amit,
Orecchio acerbo, 2012

ILLUSTRATI PER MEDI (dagli 8 anni)

"Jakob si mischiava e si impastava con il mondo per guardare tutto con occhi nuovi e diventare ogni volta un po' meno se stesso.
Bruno spiava le instancabili gesta di suo padre e si chiedeva come fare a imitarlo.
Non aveva gambe svelte, né arguzia accesa, né occhi mutevoli.
Era troppo timido e troppo piccolo."


In cinque righe trovo racchiuso il senso di questo gran libro.

Jakob e Bruno: padre e figlio. Sono un bambino e il suo papà.
Un papà piuttosto particolare capace di continue mutazioni. Un giorno poteva diventare un innocuo uccello rapace, che la governante Adela cercava di respingere con la scopa, il giorno dopo poteva essere un ragno veloce che si inerpicava sulla libreria e al quale la solita Adela dava la caccia con il battipanni, oppure poteva trasformarsi in un pompiere o in mille altre cose. Ma a ogni mutazione corripondeva una sparizione. Finché un giorno Jakob sparì dalla sua bottega di tessuti dal pavimento color cannella e non ritornò più. Il piccolo Bruno lo cercò in ogni angolo. Lui, che lo aveva sempre protetto da battipanni
e scopettate, ora si sentiva molto solo. Il suo poliedrico papà gli mancava da morire. Ma un buon modo per tenerlo nella sua memoria lo escogitò: prese una matita e cominciò ad usarla. Il piccolo Bruno divenne così scrittore e disegnatore. Ma nella piccola città polacca dove viveva e insegnava ad altri ragazzi a disegnare le malinconie di altre perdite e altre timidezze arrivarono i nazisti. Bruno era ebreo e la sua vita cambiò. 


Gli uccelli, anche quelli che spiccavano il volo dai tessuti della bottega paterna, smisero di volare.


Quando Bruno fu ucciso di lui sparì ogni cosa. Restò solo un baule pieno di disegni che, nelle mani di una bambina, diventarono ricordi incancellabili.
Mi piace pensare che quella bambina fosse Nadia Terranova, l'autrice di questo struggente e affettuoso racconto.
All'inaugurazione della mostra con le emozionanti quanto raffinate tavole originali di Ofra Amit (galleria Tricromia a Via di Panico a Roma, fino al 5 febbraio), lei stessa ci racconta che, dopo aver letto Le botteghe color cannella ed esserne rimasta molto colpita, ha voluto raccontare Bruno bambino. Un bambino con molti 'troppo': troppo timido , troppo goffo, ma con una straripante immaginazione.
La volontà di mantenere viva la memoria di Bruno Schulz, raccontarne la tragica vita attraverso un percorso insolito, farlo con un registro narrativo così immaginifico, mettere a fuoco certa sua congenita estraneità rispetto al mondo che lo circondava, sottolineare il suo continuo misurarsi con l'irrealtà, il suo perenne sentirsi goffo e inadeguato rispetto alla vita, la sua enorme capacità di immaginare sono tutti elementi che caratterizzano il contenuto di questo libro e di cui molti hanno già giustamente parlato.
Ma, a mio avviso, esiste un ulteriore tema presente che dà a questa storia un carattere di grande umanità: il particolare rapporto che lega Bruno a suo padre, fatto di una commistione di istinto protettivo e di sconfinata ammirazione. Il suo testone, dalla copertina in poi, è sempre rivolto verso l'alto a guardarlo e il suo sguardo è sempre affettuoso. La sua testa è piena di pensieri che lo riguardano. E anche quando a Bruno non rimane che il vuoto lasciato dalla sparizione del papà, esso si configura attraverso il suo contrario, ovvero il pieno dei mille oggetti in cui Bruno riusciva a riconoscerlo. 


Bruno, come tanti altri bambini, ha riempito il suo vuoto con l'immaginazione e il sogno. E' riuscito a volare.

Che bello quando i libri hanno un odore e un sapore: questo sa di infanzia e di cannella!

Carla

Noterella al margine: Penso che nulla sia per caso: David Grossman, che ha sempre molto ammirato l'opera di Bruno Schulz, riconoscendone il valore e trasmettendone la memoria, è uno dei più grandi narratori di storie tra padri e figli. Penso alle storie del sognante Itamar (in Un bambino e il suo papà, Mondadori 1999 ritrovo spesso il piccolo Bruno). Di Ruti sappiamo i giochi prima di dormire (Buonanotte, giraffa!, Mondadori 2001). Di Uri ha raccontato la lingua incomprensibile (La lingua speciale di Uri, Mondadori 2007) e infine, in un atto di estremo amore, è riuscito a raccontarne la perdita (in A un cerbiatto somiglia il mio amore, Mondadori 2008).
Altra noterella: per chi abita a Roma ed è interessato a questo bel libro segnalo