mercoledì 14 marzo 2012


BARCHETTE SPEZZETTATE 
CHE NAVIGANO 
DIRETTAMENTE IN BOCCA

La scorsa settimana avevo promesso la ricetta della pasta brisée, la pasta che uso maggiormente perché si prepara in fretta, in anticipo e si può congelare (basta ricordare di spostarla in frigo 24 ore prima di usarla). Eccola.

Per rivestire una teglia di 24 cm di diametro servono:

200 gr di farina tipo 0
100 gr di burro
mezzo bicchiere di acqua ghiacciata
½ cucchiaino di sale

Mettete la farina in una ciotola capiente. Al centro posate il burro che taglierete a pezzi piccoli con un coltello precedentemente messo in frigo.
Con le mani ora riducete l’insieme di farina e burro in briciole: Fate una fontana e versate l’acqua ghiacciata al centro. Aggiungete il sale e molto velocemente unite il tutto facendo una palla. Ci metterete all’incirca cinque minuti. Non dovete toccare più a lungo la pasta.
Infarinate leggermente e mettete in frigo per almeno mezz’ora (in estate almeno per un’ora). Questa sosta in frigorifero serve a far perdere elasticità al burro e alla farina.
Al momento di usare la pasta brisée (spezzettata), infarinate leggermente il piano di lavoro, appiattite un po’ la palla, dopodiché ripiegatela in quattro come fosse un fazzoletto.
Ora potete stenderla con il matterello e usarla per preparazioni sia salate sia dolci. Eventualmente, come nella torta Mele e caramello, potete aggiungere un cucchiaino di zucchero.
Oggi ve la propongo nella versione salata.



Ho ritagliato la pasta in dischi con i quali ho rivestito dei piccoli stampi in maniera da ottenere delle barchette tonde. Con i rebbi della forchetta ho bucherellato il fondo.
Per il ripieno potrete mettere al lavoro la vostra fantasia più golosa variando con le verdure di stagione.
Io le ho riempite in parte con della zucca precedentemente cotta in padella e schiacciata così da ottenere una crema. Alla zucca ho unito anche qualche pezzetto di fungo porcino secco fatto rinvenire in acqua per almeno venti minuti. Sopra il miscuglio di zucca e fungo ho messo poi del parmigiano.
Le altre barchette le ho riempite invece con i porri. Li ho tagliati a rondelle sottili, fatti saltare per qualche minuto in padella e li ho fatti raffreddare. Sopra i porri ho messo dei piccoli pezzi di gorgonzola piccante.
Ho infornato il tutto a 200 C° per 15 minuti.
Se preparate una crostata calcolate invece una mezz’ora di tempo alla stessa temperatura.
Lulli

martedì 13 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER LE BRICIOLE DEL SULTANO!
 
IL TAPPETO DI TIGRE, Gerald Rose
Nord-Sud Edizioni, 2012

ILLUSTRATO PER PICCOLI (dai 4 anni)


"Tigre era molto magro e viveva al limitare della giungla. Era triste perché stava invecchiando e faceva sempre più fatica a procurarsi il cibo. Le scimmie gli tiravano le noci di cocco e lo prendevano in giro. Di notte guardava il palazzo del sultano e a volte, da dietro le finestre, lo vedeva che cenava con la sua famiglia nel salone caldo e confortevole. Avrebbe tanto voluto essere con loro..."

L'occasione gli si presentò quando vide, in una bella mattina di sole, un servo del sultano che batteva i tappeti in giardino. Tra questi c'era anche una pelle di tigre...Idea! E' bastato nascondere in un cespuglio la pelle logora, appendersi al suo posto sul filo dei panni e trasformarsi in tappeto, per aver accesso alle stanze e soprattutto al cibo del sultano.


Dopo essere stato con cura sbattuto dal servo che lo aveva trovato particolarmente polveroso, tigre diventò felicemente il tappeto del sultano. Ogni sera accoglieva sulla sua logora pelliccia i giochi del sultano e della sua famiglia, ma quando tutti andavano a dormire, a lui rimaneva la gioia immensa di mangiarsi le briciole avanzate e di bere una ultima tazza di buon tè. Ma si sa, mangia briciole oggi, mangiale domani, la pelliccia diventa ogni giorno più bella e in salute e le forme riprendono ad essere rotonde, e la vita da tappeto sembra essere in pericolo...ma la soluzione è lì dietro l'angolo, no, per la precisione, è lì alla finestra...

Albo illustrato esilarante per l'assurdità della storia raccontata e per l'ironia delle bellissime illustrazioni. Alludo in particolare alla vita da tappeto cui deve soggiacere Tigre per arrivare a quelle poche briciole serali...Sbattuto dalla polvere, trascinato lungo le scale, schiacciato sotto il peso dell'intera famiglia del sultano, strigliato con uno spazzolone, appeso a un filo a sgocciolare, il povero Tigre subisce serenamente (non a caso siamo in India) all'idea di quella buona tazza di tè indiano, cui oggi non rinuncerebbe più per nulla al mondo.
La storia è esilarante, ma il grande pregio della storia risiede, a mio avviso, nelle illustrazioni. I colori vivaci, la sapiente capacità di tratteggiare espressioni o atteggiamenti dei singoli personaggi della storia, fanno di Gerald Rose un illustratore di razza. Spesso attivo al fianco della moglie, ha divertito con le sue storie di animali montagne di bambini in giro per il mondo, e adesso è il nostro turno...EVVIVA!


Carla

Noterella al margine: Questo bell'albo è stato pubblicato per la prima volta nel 1976 e nel 2011 Bloomsbury ha pensato di rimetterlo in circolazione. Questo a riprova di quanto ha detto e ridetto mille volte Roberto Denti nella sua libreria: 'anche se il libro è vecchio, sono nuovi i bambini che lo leggono...'

lunedì 12 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FOTO DI GRUPPO SENZA SIGNORA
 
GRAFFI SUL TAVOLO, Guus Kuijer
Salani, 2012

NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)


"Passano lunghi minuti, in un silenzio lugubre. Qualcuno piange. Il nonno invece non versa una lacrima. Poi la bara comincia a calare adagio adagio dentro la tomba. Scende bene, quasi senza urti.
'Come funziona, come funziona?' sibila Madelief. 'Come un ascensore' sussurra la mamma.
'Sì, è una bella cosa' brontola il nonno, 'che ci sia l'ascensore. La nonna non poteva soffrire le scale'
Madelief fa cenno di sì con la testa. Questo le è chiaro. Quando uno è morto, va seppellito nel modo più comodo possibile Senza urti. Con l'ascensore."

Seppellire qualcuno senza 'urti' non è sempre cosa facile. La nonna di Madelief è appena morta e tutti si stanno confrontando con questa scomparsa. Il marito, una figlia e questa giovane nipote che quasi non conosceva, riuniti intorno alla bara, ripercorrono il loro passato con lei: la grande assente. A questo funerale con poche persone verrebbe da chiedersi se la nonna di Madelief in vita non avesse goduto di grandi affetti. E così parrebbe. Attraverso le parole di chi l'ha amata, di chi la ha avuta vicina, di chi la ha avuta come madre, di chi la ha frequentata, si comincia a delineare il profilo di questa vecchia signora.
Una figlia poco coccolata che ancora oggi le serba rancore, un marito affaticato da troppa distanza con i bei ricordi, un figlio fuggito lontano e infine lei, una nipote che non sa nemmeno chi sia. Ed è proprio la curiosità nei confronti di questa nonna sconosciuta, a suggerire a Madelief mille domande. Il profilo che ne ricava è quello di una donna infelice, piena di durezze e di mille manie. Voleva fare l'esploratrice, voleva viaggiare, era difficile ai legami, era uno spirito libero, così la racconta il nonno: tutto questo era tua nonna, Madelief.
La vita però per lei andò in una altra direzione e questo le tolse per sempre la serenità.
Attraverso un percorso doloroso, ma anche rassegnato, il nonno, la madre e lo zio tirano le somme di quello che è stato il loro rapporto con lei. Il nonno, pur avendola sempre molto amata, ora rimpiange soprattutto gli inizi della loro storia e, con struggimento, si rammarica di non averla mai capita abbastanza. Mentre i due figli, la madre di Madelief e lo zio arrivato dal Canada, fanno i conti con la sua troppa durezza.

Un libro difficile che porta in sé molte bellezze. Provo a elencarle: la prima sta nell'idea di raccontare qualcuno, in sua totale assenza. Il personaggio principale di questa storia esiste solo nel ricordo degli altri eppure è una presenza fortissima per tutti, lettore compreso. La seconda bellezza risiede nel fatto che il libro ha il ritmo veloce di una sequenza di immagini, sembra un film. Il continuo costruire trama e personaggi quasi solo attraverso i dialoghi rende infatti la lettura leggera, nonostante il tema, e simile a una sceneggiatura. Terza bellezza sta nella lucidità estrema dell'autore nel discutere di temi molto duri: la morte, l'infelicità, la solitudine. Quarta bellezza sta nella grande onestà intellettuale e nel coraggio dell'autore nel toccare ed analizzare temi che lascerebbero spazio ad accomodamenti più rassicuranti per il lettore. Ma a questo ci aveva già abituato nel suo precedente romanzo: Il libro di tutte le cose (Salani, 2009) raccontando verità dure e tanto scomode da non essere quasi ammissibili. La quinta bellezza sta nella capacità di Kuijer di alternare momenti di grande commozione (il finale ancora una volta mi ha colto alla sprovvista...) a momenti di struggimento e tenerezza (i ricordi del nonno ne sono la più esemplare testimonianza), o di ironia, a momenti di grande asprezza, che ti lasciano graffi nell'anima.

Carla
Noterella al margine.Questo è il semetre delle riedizioni, che noia! Ne sono uscite a bizzeffe. E anche questo libro non fa eccezione. Resta comunque strabiliante vedere che Graffi sul tavolo è stato scritto nel 1978 e pubblicato per la prima volta da Salani, nella storica collana degli Istrici ancora nel 1996. 
Ulteriore nota: Guus Kuijer ha vinto per il 2012 l'Astrid Lindgren Memorial Award con la seguente motivazione: capace di raccontare sia le problematiche della società contemporanea sia di affrontare i grandi temi dell'esistenza umana. 

sabato 10 marzo 2012

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)



Quante volte nei libri per i più piccini ricorrono titoli, come ‘Opposti’, ‘Le forme’ e così via; raramente su questi primissimi libri si trovano novità originali, ma la collanina appena edita da La Margherita fa eccezione: si tratta di quattro libri dell’inglese Patrick George, molto curata sul piano grafico, che alterna pagine coloratissime a fogli trasparenti che modificano l’immagine sottostante. L’idea non è originalissima, caratterizzò una collana Gallimard, ora riproposta in Italia da L’Ippocampo, dedicata appunto ai più piccoli.
Nel caso dei libri de La Margherita il formato è più grande, i colori molto vivaci, con disegni semplici e di immediata comprensibilità.
C’è un ma…Non sono tutti uguali, ovvero nascondono delle trappoline che potrebbero sfuggire ad uno sguardo veloce: quello dedicato ai Numeri è piuttosto cattivello, numerando da 10 a 1, fa finire dieci moschine nelle pance di svariati animali, o sul vetro di una automobile. Per fortuna il numero zero, non è altro che un microscopico ovetto, ovviamente di mosca. Anche quello dedicato alle Forme richiede dei processi di astrazione non indifferenti giocando in contemporanea sul significato della parola e su quello del disegno.


In quello sui Colori la sovrapposizione dei fogli di acetato sulle pagine del libro consente di guardare come i colori si modificano (giallo su blu diventa verde), ma a che età questo gioco diventa divertente?


Più semplice e più immediato il libro dedicato agli Opposti, ma anche qui qualche passaggio è un po’ forzato.



Insomma, anche se questo genere di libri è di solito pensato per bambini dai due anni, qui di sicuro, come suggerisce lo stesso editore,  i bambini della scuola materna sapranno apprezzarli meglio.

Eleonora

Opposti”, “Forme”, “Colori”, “Numeri”, P. George, La Margherita 2012

Lettura consigliata a partire dai tre anni.
 


venerdì 9 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'OMBRELLO GIALLO, Joel Franz Rosell, Giulia Frances

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"A quei tempi tutti gli ombrelli erano neri, marroni o, tutt'al più, blu di Prussia o verde scuro. Così quando nella bottega saltò fuori quell'ombrello giallo, tutti quanti rimasero di stucco. Un ombrello di un colore simile non era previsto né nei piani, né nei cataloghi, né negli ordini."

Tra mille ombrelli neri, o tutt'al più marroni, blu o verdi, quell'ombrello giallo spiccava un bel po'. Quell'operaio, stanco del suo solito tran tran stecche-impugnatura-fodera stecche-impugnatura-fodera, decise di dare un colpetto alla levetta del colore: giallo pulcino. E così uscì fuori, dopo una lunga serie di ombrelli neri, un unico ombrello giallo, giallo come un girasole giallo. E poi tutto ricominciò come prima: ombrelli neri, ombrelli neri, ombrelli neri.
Il responsabile del controllo qualità sbraitò un bel po', ma alla fine fu costretto ad infilare l'ombrello anomalo in un fodero regolamentare, nero anche quello.


L'ombrello giallo era nato da un colpo di fantasia dell'operaio che pensava che giallo, il colore del sole, sarebbe stato molto bene in mezzo al grigio, sotto la pioggia. E questo bel pensiero segnò la vocazione di quell'ombrello che per tutta la sua vita non smise mai di crederci. Ma giallo in un mondo di grigi, non fa fortuna e così finì in una vetrina stantia di un grande magazzino, tra oggetti in disarmo. 


Ma arrivò il giorno in cui un ometto basso, con il nasone e capelli stopposi, lo volle acquistare a tutti i costi. Sebbene non fece mai il parapioggia sotto un cielo grigio, tuttavia trovò un suo posto nel mondo ed il suo sogno di rischiarare tra tanti colori tetri continuò a scaldargli il cuore, a tal punto che, seppure non sotto la pioggia, riuscì a rischiarare comunque gli animi di tutti quelli che lo videro ondeggiare tra le mani di un pagliaccio sotto un grande tendone da circo...
Così va la vita. Non sempre il sogno si realizza appieno. Sta a noi cercare di dare un senso alle cose che ci capitano. Sta a noi non perdere la fiducia nel sogno e sta a noi saperlo comunicare agli altri. Sta a noi fare della nostra diversità una forza. Ed è esattamente quello che capitò all'ombrello. Avvolto dalla grande protagonista della storia che è l'alienazione, dopo la solitudine e l'attesa chiuso in una vetrina, l'ombrello protagonista non riuscì mai ad essere fino in fondo quello per cui si sentiva portato, non sentì mai il ticchettio della pioggia sulle sue stecche tirate e sulla sua tela tesa, ma riusci ugualmente a sembrare un sole giallo per la gente che, andando al circo, voleva dimenticare per un paio d'ore il gran grigiore della città estranea.

Realizzato all'interno del corso Ars in fabula che ogni anno 'sforna' un buon numero di talenti (penso per esempio all'esordiente Claudia Palmarucci che ha illustrato già La rosa e di recente I musicanti di Brema, Orecchio acerbo 2012), questo libro costruito su un racconto del famoso scrittore cubano, è fatto di colori ed atmosfere. Un grigio che conosce molte sfumature, che crea una patina su ogni altro colore sottostante, un grigio imperante che ha il compito di creare, per l'appunto, un'atmosfera opaca, che pervade ogni angolo di quella città ed è in grado di infiltrarsi anche sotto il tendone del piccolo circo. A ben guardare, lo stesso giallo dell'ombrello giallo, che dovrebbe essere il protagonista indiscusso, sembra intimidito da tutto quel gran grigio, come a voler ribadire anche attraverso il disegno ciò che le parole ci hanno raccontato.

Carla

Noterella a margine: brava, davvero brava,  Giulia Frances a inventare e poi giocare con quella luce ghiaccia.

giovedì 8 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CON OCCHI SAPIENTI

ISTRUZIONI Tutto quello che devi sapere per il tuo viaggio, Neil Gaiman, Charles Vess
Edizioni Bd, 2012

ILLUSTRATI PER GRANDI (dagli 11 anni in su)

"Comunque:
se una creatura ti dice che ha fame,
nutrila.
Se ti dice che è sporca,
puliscila.
Se urla che fa male,
se puoi,
lenisci il suo dolore."

Un gattone che indossa un bel paio di stivali e che pare uscito dalla ben nota fiaba, sta per avventurarsi in un mondo altrettanto fiabesco. 


Una voce sicura lo guida dall'esterno e lo riempie di buoni consigli che hanno però l'imperio di vere e proprie istruzioni.
E' il grande gattone, baldanzoso e sicuro nel passo come solo gli adolescenti sanno essere, che fa tutta la strada ma a guidarlo nelle scelte di fronte ai bivi e ai nuovi incontri c'è sempre questa voce dal tono paterno che lo accompagna. E così deve essere.
La metafora di un padre a un figlio alle prese con il distacco e con l'avvio di un percorso verso l'autonomia in questo libro è evidente e dichiarata. Resta da vedere se sia corretto che un padre dia istruzioni ad un figlio e non si limiti invece a dare blandi consigli. La mia idea in proposito io la ho e la ho già espressa tre righe più su. Sì, un genitore, a mio parere, deve dare indicazioni precise a un figlio. Deve, naturalmente, però mettere in conto che spetta poi sempre al giovane destinatario la scelta finale di seguirle o meno. Ed è qui che si gioca la partita tra i due. Essere autorevoli e non autoritari, essere chiari e non fumosi, essere sicuri e non tentennanti sono tutte cose che ogni genitore dovrebbe essere in grado di fare per il bene del proprio figlio.
E allora Gaiman si rivolge con questo poemetto al giovane gattone con i baffi al vento e gli dice: sii gentile, sii rispettoso, sii, amorevole, sii prudente, sii pauroso quando c'è da esserlo (e nessuno ti criticherà per questo), sii educato, sii speranzoso, sii affettuoso, sii saggio. E fidati di te stesso. E tutto questo ti sarà restituito nel tuo percorso di ritorno. E quando arriverai di nuovo alla tua casa, tutto ti sembrerà diverso, più piccolo, perché tu nel frattempo sarai diventato grande...


Gaiman ha varcato la soglia dei 50 anni ed evidentemente sta provando quella confortevole sensazione che è invecchiare. Quando si è raggiunta la maturità si ha la sensazione di poter guardare il mondo con occhi sapienti. Io, infatti, ho sempre pensato alla vecchiaia come qualcosa che avesse a che fare più con la saggezza che non con le rughe. Adesso che le rughe sono arrivate e che quindi posso considerarmi serenamente anziana, ho maturato e guadagnato una posizione dalla quale mi permetto di dire la mia. Continuo ad imparare, ma ho la sensazione, come fa Gaiman in questo libro, di poter anche un po' insegnare...

Carla


Noterelle al margine. Nonostante l'apparente nesso che lega questo libro con il bruttino Bluberry girl (Baopublishing 2011), una sorta di lettera di auspici che Gaiman ha dedicato alla sua bambina, all'epoca ancora custodita nella pancia della madre (la bambina nel frattempo è nata e cresciuta perché Charles Vess ha impiegato tre anni ad illustrastrare il libro), i due titoli non hanno nulla a che vedere l'uno con l'altro. Istruzioni compare infatti tra i racconti scritti dieci anni fa da Gaiman e raccolti ne Il cimitero senza lapidi e altre storie nere (Mondadori 2007).
Preferisco al sodalizio Gaiman-Vess di gusto un po' troppo new age, il sodalizio Gaiman-McKean, e penso a libri come Il giorno che scambiai mio padre con due pesci rossi (Mondadori 2004) o I lupi nei muri (Mondadori 2003). Ah, bei tempi...

mercoledì 7 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUASI SOLO IL SILENZIO
 
UN GATTO NERO IN CANDEGGINA FINI'..., Pino Pace, Tai Pera
Notes Edizioni, 2012

POESIA PER MEDI (dagli 8 anni)

"A che serve, proprio come guardare un tramonto, giocare a tris, annusare un fiore, fare un disegno. Eppure sono cose che facciamo ogni tanto e che ci piacciono. Il motivo per cui ci piacciono è un mistero e le parole non bastano a spiegarlo. Si fa un haiku quando ci viene voglia."


Ci viene detto che la tecnica per costruire un haiku è molto semplice. Basta saper sillabare e saper contare fino a sette. E ci viene fornita una serie di nozioni che riassumo come fossero ingredienti di una ricetta

Ricetta per un haiku

Ingredienti:
Due frasi di cinque sillabe, una frase di sette sillabe.

Procedimento:
comporre una frase da cinque sillabe 
(meglio se ha a che fare con la natura)
comporre una frase da sette sillabe,
comporre una frase da cinque sillabe.
Disporle sulla pagina bianca in questa precisa sequenza.

Attenzione però, perché come in ogni ricetta che si rispetti, non sono solo gli ingredienti a renderla gustosa, ma la sapienza del cuoco. Per creare haiku come questo:
L'orco cattivo
adora i bambini
conditi bene...

o come questi

Tolgo la pila,
l'orologio si ferma,
il tempo no.

Il grosso sasso
sogna di galleggiare.
Il fiume ride.

occorre un bel po' di sale in zucca e una buona idea, farcita di fantasia.
In questo piccolo libro che contiene 35 haiku per bambini di ogni età si offre loro (o ai grandi che con loro si vogliono cimentare. Penso a qualche insegnante più illuminato/a di altri/e) la possibilità di provare in prima persona a comporre haiku.
E' difficile non banalizzare, ma, mi sento di dire, che l'haiku sia qualcos'altro.


E' un esercizio che richiede sapienza, concentrazione, immedesimazione e pazienza.
L'haiku, sorta di germe poetico, è un distillato della cultura che lo ha generato. E' fatto di essenza pura. E' composto con il criterio della sottrazione (quello tanto caro a Calvino). Nell'haiku la parola si presenta nuda ed esplosiva allo stesso tempo. E' portatrice di energia pura, di movimento, pur essendo fermissima sulla pagina.
Un po' come dire che di fronte alla bellezza rimane solo il silenzio e l'haiku sembra essere l'unica espressione verbale per esprimerla, senza sciuparla.

Carla

lunedì 5 marzo 2012


MELE E CARAMELLO: la tarte aux pommes

Navigando senza meta nei blog dedicati alla cucina scopro che l’universo delle torte di mele è infinito. Esistono anche raccolte di ricette dedicate esclusivamente a questo dolce come, per es., il bellissimo Torte di mele di Maria Teresa Di Marco e Marie Cécile Ferré (La cucina di Calycanthus, 2011, Guido Tommasi Editore). In effetti la mela è il frutto più comune, quello che in genere tutti hanno in casa ed esistono veramente tanti modi per trasformarla in un dolce boccone.
Scoprire questo mondo profumato mi ha fatto venire voglia di raccontare un altro dei libri fondamentali nella mia esperienza di cucina, anzi di pasticceria: Il Larousse dei dolci (Sperling & Kupfer editori 1986, ma l’edizione francese è del 1977) dove, in rigoroso ordine alfabetico (da Albicocche a Uva), si susseguono 100 ricette illustrate da grandi fotografie a tutta pagina.
Il tutto è preceduto dalle ricette di base di creme e paste.
Io ho imparato quello che so fare di dolce da questo libro che oramai, per l’uso, è tutto scucito (anche se ancora conserva la sovraccoperta) ed è deliziosamente maculato al suo interno: ne ha visto passare di burro, uova, miele, cioccolato...
Le ricette sono estremamente chiare nella loro esposizione e le immagini incuriosiscono anche chi non è esperto, almeno per me è stato così.
In questo libro c’é la mia torta di mele preferita che purtroppo ha un titolo molto banale, Torta della nonna. E’ un contenitore di pasta brisée riempito di mele caramellate, quindi per me si è da tempo trasformata in Mele e caramello.



La ricopio esattamente com’è perché si capisca lo stile (la mia unica modifica è stata quella di eliminare la vanillina che detesto).

Preparazione per 6 persone
Cottura:

1 ora 30 minuti (forno a 240 gradi)

Pasta brisée:
200 gr di farina
100 gr di burro
½ cucchiaino da tè di sale fino
1 cucchiaino di zucchero
½ bicchiere di acqua


Guarnizione: 
1 kg di mele renette
80 gr di uvetta secca
2 cucchiai di rum
80 gr di burro
200 gr di zucchero
1 uovo per dorare

Lavare e sgocciolare bene l’uvetta e farla macerare nel rum per almeno 15 minuti.
Mondare le mele e tagliarle a fettine.
In una padella a bordi alti portare il burro al color nocciola: Unire le mele, lo zucchero e cuocere per qualche minuto prima di aggiungere l’uvetta macerata nel rum. Sorvegliare la cottura che va condotta su fuoco medio e mescolando spesso : le mele devono ridursi quasi in puré e caramellare leggermente. Togliere dal fuoco e lasciar raffreddare.
Preparare la pasta brisée unendo la farina con il burro a pezzetti, il sale, lo zucchero e l’acqua gelata. Raccoglierla a palla e lasciarla riposare in frigo per almeno un’ora.
Con circa ¾ della pasta foderare una tortiera imburrata infarinata, con diametro di 24 cm.
Distribuirvi la preparazione a base di mele.
Stendere col matterello la pasta rimanente e tagliarvi delle striscioline larghe ½ cm circa; accomodarle a graticcio sopra le mele.
Sbattere l’uovo in una tazza e usarlo per spennellare le striscioline di pasta e il bordo della torta.
Cuocere in forno caldo per 30 minuti circa o finché la torta è ben dorata: Sfornarla su una griglia e lasciarla raffreddare.

Lulli

Le note a margine di Carla sono la parte dei suoi post che leggo per prima, quindi copio Carla e raddoppio.

Nota a margine 1: Il libro che posseggo io non è firmato, mentre nel 1997 è uscito Le Larousse des desserts di Pierre Hermé non ancora tradotto in italiano.

Nota a margine 2: Se non sapete fare la pasta brisée, nel prossimo post ve la racconto.

venerdì 2 marzo 2012

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)


L'ATTESA
dedicato Francesca A.

AND THEN IT'S SPRING, Julie Fogliano, Erin E. Stead
Roaring Brook Press 2012

"First you have brown,
all around you have brown
then there are seeds
and a wish for rain
and then it rains
and it is still brown,
but a hopeful, very possible sort of brown..."


ILLUSTRATO PER PICCOLI, MEDI, GRANDI (dai 5 anni)
Una poesia che racconta l'attesa. Un bambinetto, il suo cane e la sua tartaruga guardano la terra marrone che li circonda e che sta lentamente uscendo da una grande nevicata invernale. E poi arriva un carretto rosso con un sacco di semi di patate, pomodori, peperoni, piselli, carote e cipolle. Da piantare. Piccoli mucchi di terra sparsi qua e là, sovrastati ciascuno da un cartellino che segna un possibile futuro di piantina. E da qui comincia l'attesa: per la pioggia, che arriva, per la foglia che non spunta. 

E così passa una settimana e ad aspettare ormai sono diventati di più: un leprotto e tanti uccellini. Ognuno è custode di un proprio mucchietto. Forse non spunta niente, perché sono stati gli orsi che non sanno leggere i cartelli "PER PIACERE NON CALPESTARE ci sono semi che ci stanno provando". E così passa un'altra settimana. Solo se attacchi l'orecchio alla terra e chiudi gli occhi puoi percepire un ronzio verdognolo...e passa ancora un'altra settimana. In un giorno di sole, arrivato dopo un giorno di pioggia, nulla è più marrone. Ogni cosa è verde, verde, verde. Ce l'hanno fatta.

Aspettare è una condizione languida dell'animo umano. Ha a che fare con opposte sensazioni. E' un misto di speranza e delusione, di paura e sicurezza, di allegria e malinconia ed è questo il suo bello. 


L'attesa è il luogo del sogno, del vorrei, del mi piacerebbe. L'infanzia è la terra ideale dove l'attesa attecchisce. I bambini sono sempre lì che aspettano: che qualcuno li venga a prendere a scuola, che qualcuno gli faccia un regalo, che qualcuno gli racconti una storia, che qualcuno giochi con loro,che qualcuno li porti qua e là. Aspettano anche che il loro cane di pezza cominci a parlare, che atterri un'astronave sul loro balcone e che quel passato di verdura sparisca per incanto dalla loro scodella.
Ecco, anche l'incanto fa parte dell'attesa. L'incanto di vedere che tanto aspettare ha avuto il suo esito.
Non so dirvi ora tutto quello che questo libro contiene, perché ogni volta che lo sfoglio ne colgo un pezzetto di più. La potenza degli sguardi, la crescita di una piccola comunità che partecipa all'attesa, il tempo che scorre e che dà un ritmo e un senso alle cose, l'effetto nebbioso dei colori, la purezza e l'essenzialità dei gesti e, sopra ogni cosa, la poesia di Julie Fogliano.
Così come mi aveva colpito al cuore Il raffreddore di Amos Perbacco, (Babalibri, 2011), altrettanto, se non addirittura di più, mi colpisce And then it's spring.
Julie Fogliano è commovente nel suo dar voce a impalpabili e indescrivibili sensazioni, così come i disegni di Erin E. Stead danno loro forma e colore. Mi pare sia un continuo rimando tra parole e immagini in un crescendo di emozioni e tenerezza che si diffondono nelle pagine e dalle pagine nell'aria e tu, che hai questo libro in mano, ti lasci addolcire l'animo e quando lo chiudi (non è così facile, perché una volta finito, lo ricominceresti di nuovo) con un sospiro senti che il semino è piantato in fondo al tuo cuore e cominci ad aspettare.
Ecco, è l'attesa che qualcuno lo pubblichi qui.



Carla

giovedì 1 marzo 2012

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SCUSATE IL RITARDO...

IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI, Marianne Dubuc
La Margherita Edizioni, 2011

ILLUSTRATO PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)
 
"Grande festa di carnevale per tutti gli animali! Maschera obbligatoria. Il leone no sa da cosa mascherarsi. Da gatto?
Da gallina?
Da rospo?
Da..."

Piccolo quadrotto, con le pagine tutte cartonate e gli angoli stondati: ecco un libro per i piccolissimi, finalmente! Il Carnevale degli animali della bravissima Marianne Dubuc, mi era proprio sfuggito...e dunque chiedo scusa del ritardo che ho accumulato prima di segnalarlo. E sono anche andata oltre alla mesta data in cui non si trova più una frappa (cencio, lattuga o come si chiamano dalle vostre parti) in giro!
 

Il meccanismo di questo libro è semplice ma dà spazio a veri e propri colpi di genio.
Primo colpo di genio: tutti gli animali sono invitati a una grande festa di carnevale, alla quale occorre intervenire solo in maschera. Quindi si presuppone che assisteremo a una lunga carrellata di maschere: il primo a leggere l'invito affisso sul tronco di un albero è il leone che, dopo qualche dubbio iniziale, decide per mascherarsi da elefante. Va da sé che il cambio pagina genera l'attesa per scoprire da cose si sono mascherati i singoli animali.



Secondo colpo: gli animali si mascherano come meglio possono, ma tutti con uno spirito ben lontano dalla mimesi totale. Basterà un becco e due alucce all'elefante per credersi un pappagallo e alla tartaruga sarà sufficiente una mantellina rossa per diventare Cappuccetto. Evviva! E' salvo il senso più profondo della maschera, ovvero bastano pochi elementi esteriori e una grande convinzione interiore di essere 'qualcun altro' per un pomeriggio di festa.
Terzo colpo: il ritmo dei mascheramenti non è sempre uguale e ci sono degli inserti quasi narrativi che lo interrompono e che portano in direzioni differenti.
Questo rende la lettura ancora più piacevole e riempie di stupore il piccolo ascoltatore.
Quarto colpo: l'assurdità delle scelte di mascheramento. Di solito sono sempre imprevedibili e soprattutto contrarie a ogni logica di senso comune, penso, per esempio, alla lumaca che si maschera da tigre o il rinoceronte brontolone che si traveste da pulcino. Ma il vertice massimo lo si raggiunge con la puzzola mascherata da grazioso papavero!


Quinto colpo: giocare con il lettering.
Sesto ed ultimo colpo da maestro: la festa finale!

 Carla