venerdì 12 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORECCHIO ATTENTO
Il pirata e il farmacista, Robert Louis Stevenson, 
Henning Wagenbreth    
Orecchio acerbo, 2013

ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Venite, porgete orecchio attento
alla tragica storia che vi racconto
del farmacista Ben e di Rob il pirata
sui fati diversi cui l'umanità è destinata.
Al fondo della più verde valle
annidata lungo la costa del Galles
con il mare che in lontananza freme,
Robin e Ben crebbero insieme..."

Condivisero l'infanzia, ma il destino li separò poco dopo.

Rob, sfrontato e sventato, e anche un po' turbolento, per scappare da una rapina di troppo, fugge per mare e diventa pirata. Mani d'acciaio, cuore di pietra, coraggio, temerarietà sono le doti che gli procurano fama indiscussa sui sette mari. Mentre lui mette a rischio la vita nel saccheggiare i velieri e mercantili, il suo amico e compagno d'infanzia è restato a casa. Ben non è un bandito, ma anche lui ruba: lo fa con destrezza: per esempio in chiesa la domenica mentre canta nel coro.
Servile, ruffiano, con chi è più potente di lui, si fa largo nella vita con il sotterfugio, con l'imbroglio.
Divenuto farmacista, gode ora di una posizione rispettabile dietro la quale si nasconde un bieco figuro.
Passano gli anni e anche il pirata vuole godersi gli agi di una 'onesta' pensione e decide di tornare a casa. Nonostante le ricchezze che ostenta, nessuno vuole condividere con lui il tavolo alla taverna. 
L'unico che sembra rallegrarsi del suo ritorno è il vecchio amico Ben.
Davanti a un buon biccchiere, è tempo di fare bilanci. E Ben critica il suo amico che ha accumulato a costo di grandi incerti e a suon di coraggio, rischiando la pelle ogni volta, un gruzzoletto che, messo a confronto col suo, guadagnato con la frode e l'inganno, è davvero poca cosa.
E così parte la filippica al pirata da parte del farmacista: 
"Dopo tutto quel tremendo trambusto
ti trovi con un guadagno modesto.
Invece di unirti alla filibusta
dovevi fare il farmacista!" 
Perché chi si sa organizzare, può rubare comodamente dalla poltrona di casa. I denari di un pirata finiscono in alcol mentre quelli del farmacista sono investiti in banca. Moglie ricca, bei vestiti e soprattutto rispettabilità: ecco il suo bottino. 

Ma qual è la chiave di questo successo? Ruba poco, ma ruba ogni giorno. Questo è il manifesto di tale onesto e integerrimo cittadino. Saper usare la propria rispettabilità 'a scopo di lucro' è ciò che Ben teorizza. Ma un pirata, seppure rude, ha un suo codice d'onore e al sentire l'ultimo imbroglio del farmacista non resiste e...
...giustizia è fatta.


Oggi in una classe ho presentato L'isola del tesoro come uno dei 25 libri imperdibili che un ragazzo deve leggere per forza se vuole diventare grande. Stevenson aiuta a crescere.
Dicevo ai ragazzi che L'isola è il perfetto romanzo di avventura, perfetto come un orologio svizzero. E proprio in Svizzera, tra le montagne intorno a Davos, dove Stevenson cerca di curarsi la tubercolosi, è stata scritta questa altrettanto perfetta ballata. 
Stevenson quando ha scritto queste storie in rima, i Moral Emblems, passava gran parte del suo tempo con il figlio maggiore della sua consorte americana: Lloyd, un ragazzo dodicenne. Condivideva passeggiate e giochi di carte e mi piace immaginarlo  lì intento a fornirgli sulle pagine scritte due o tre punti di riferimento utili per una 'rotta sicura' verso l'età adulta. Ed è per questo che penso che questo libro andrebbe letto nelle scuole, nelle biblioteche, alla radio, in tv, nei parchi, agli incroci stradali, dai pulpiti delle chiese, tra le seggiole dei bar, sui campi di pallone, insomma dovunque passi un ragazzo in crescita.

Carla

Noterella al margine: illustrato da Wagenbreth con una potenza cromatica e di immagine che colpisce l'anima, Il Pirata e il farmacista è alla sua prima edizione italiana, dalla penna felice ed arguta di Damiano Abeni.


mercoledì 10 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA FASE

Un altro fratello, Matthew Cordell
La Margherita, 2013



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Ugo ebbe un fratellino, Gilberto. Se Ugo cantava Gilberto piangeva. Se Ugo lavorava a maglia Gilberto vomitava. Se Ugo si tosava il pelo, a Gilberto scappava la cacca. E come se tutto ciò non bastasse...Ugo ebbe un altro fratellino, Pietro. E poi un altro, Marzio. E poi un altro, Serafino! E un altro, Michelangelo!"

In tutto, Ugo colleziona dodici fratelli. Ormai, è solo uno fra i tanti. E rimpiange i tempi in cui qualsiasi cosa lui facesse mamma e papà facevano salti di gioa acclamandolo come il migliore (era il migliore forse solo perché era l'unico...pare chiedersi Ugo).
Ma il problema di Ugo la pecora non è tanto quello di essere uno tra altri, ma di essere il maggiore e quindi 'persegiutato' dagli altri più piccoli che lo copiano in tutto. Dalla marca di cereali ai giochi amati ,Ugo è letteralmente preso d'assedio e tampinato da quella masnada di piccoletti. 


"È solo una fase" lo tranquillizza la mamma "Tu sei il maggiore, un modello da imitare!"
Ma una mattina qualcosa cambia: non più stessi cereali, non più gli stessi giochi. La fase deve essere passata, evidentemente. Salvo poi constatare che da soli è una noia mortale.


Ma ancora un'altra mattina qualcos'altro cambia...una nuova vocina.
E tutto ricomincia.

Discutere di fratelli, per chi non ne ha è impresa ardita. Ma tant'è.
Mi viene da dire -e questo libro mi pare confermarlo- i fratelli son quella cosa che... se li hai vorresti non averli, ma se non li hai vorresti averli.
Prima di tutto è molto vero che i fratelli, almeno per i primi vent'anni della nostra vita, non sono persone ma cose. Ingombranti, per esempio quando vorresti una camera tutta tua, oppure molesti, per esempio quando pretendono di giocare con te e tu non hai voglia, deprivanti, quando a tua insaputa si finiscono i biscotti che sognavi di mangiarti in santa pace davanti alla tv. E via andare.
Ma i fratelli vanno tollerati nell'infanzia per poi poter arrivare a goderne da grandi. Ovvero quando sono zii affettuosi e complici nei confronti dei tuoi figli, oppure quando condividono con te le vecchiaie non sempre facili dei genitori che avete in comune. O per condividere vecchi ricordi, quando ci si rivede, magari a natale. E via andare.
La storia di Ugo, pecora adolescente con fascia hippie tra i riccioli, è storia universale: lo è quando Ugo si gode i privilegi dell'essere figlio unico, lo è quando non fa a tempo a maturare l'arrivo di un fratello che subito ne arriva un secondo e poi un terzo (pecore neocatecumenali?). Lo è quando con questi deve spartire affetti, spazi, cibo, vestiti, giochi...Lo è quando realizza il peso e la responsabilità di essere il primo (non è un caso che i figli maggiori rinfaccino in eterno ai fratelli minori il fatto di aver fatto da 'apripista' nelle vite di ciascuno di loro). Lo è quando vede 'decollare' in solitario tutti i suoi fratelli minori, avvertendo il distacco con un po' di dolore e malinconia.
Consolati Ugo, non sei più solo. Adelaide è qui!



Carla

Noterella al margine: la quarta di copertina è un capolavoro di sintesi. Recita così: Ugo era figlio unico, ora ha dei fratelli... 

martedì 9 aprile 2013

OLTRE IL CONFINE (libri dall'estero)

IL LIBRO TROVATO

Lost and Found, Oliver Jeffers
Harper Collins, 2005


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Once there was a boy and one day he found a pangiun at his door.
The boy didn't know where it had come from, but it began to follow him everywhere.
The penguin looked sad and the boy thought it must be lost."

C'era una volta un bambino che un giorno si trovò un pinguino alla porta. Il bambino non sapeva da dove fosse arrivato, ma il pinguino cominciò a seguirlo ovunque. Il pinguino sembrava triste e così il bambino pensò che si fosse perso.

Così comincia la storia di una relazione tra un bambino dalla maglietta a righe e un pingue pinguino. Dove portereste un pinguino perduto, se bussasse a casa vostra? Il bambino lo portò prima all'ufficio Oggetti smarriti, quindi chiese agli uccelli e poi alla sua paperella del bagno. Nessuno ne sapeva nulla. Voleva aiutarlo ma non sapeva come. Studiò e seppe che i pinguini vivono al polo sud. Così si organizzarono entrambi per il lungo viaggio che li attendeva e alla fine salparono. 

Navigarono su mari tranquilli e agitati, ma alla fine raggiunsero la banchisa. Lì si salutarono e si separarono. Ma quel pinguino aveva una faccia ancora più triste di prima. E solo allora il bambino capì il grande fraintendimento. Remò in direzione contraria, ma del pinguino però non c'era più traccia....
 

Una storia sottile ma di tenace resistenza. Un po' come quei fili che quando cerchi di spezzarli ti segano la mano...
Questo libro è finalmente nelle mie mani. Lo avevo perduto, perché Zoolibri lo aveva messo fuori edizione, ma come quel filo, anche io sono tenace e così me lo sono andato a cercare oltreoceano. Perso e trovato: lost and found.
Una trama sottile, dicevo: solo poche parole per raccontare un'amicizia. Due parole nel titolo che possono essere lette nella loro accezione letterale, ma anche come metafora della relazione tra esseri umani per antonomasia: l'amicizia.
Oliver Jeffers è ugualmente sottile e tenace anche nell'illustrazione. Con il suo tratto stilizzato, due gambette secche ai bambini, la testa rotonda come quella di Charlie Brown, ma nello stesso tempo così carico di espressività, data magari da un puntino/occhio messo al punto giusto di una faccia per renderla triste, perplessa o riflessiva, è capace di rendere stati d'animo, pensieri, atmosfere.
Il bambino è vittima di un grande equivoco e il pinguino muto non può andargli incontro per farsi capire. Ma se è vero che alla fine tra amici ci si capisce anche senza dire una parola, forse lo sguardo innegabilmente triste del pinguino sta aprendo l'orizzonte nella testa del bambino. Quel pinguino non è perduto. È solo, solo.

Meraviglioso.

Carla








Noterella al margine:
Zoolibri, ti prego ristampalo, ce n'è un gran bisogno.

domenica 7 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DISEGNARE QUELLO CHE TI VA

Tutto il giorno a ragionare su un libro - e non vi dico qual è - con disegni strepitosi che sembrano una texture assurda piena di personaggi astrusi e oggetti diversissimi che, nei loro profili, si incastrano gli uni negli altri e che sono un vero inno all'immaginazione. E poi arriva tra le mie mani il libro di Tessaro, che proprio di questo va a parlare


Io sono un ladro di bestiame felice, Gek Tessaro
Il Castoro, 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)




"Puoi disegnare un cavallo.
Due cavalli, tre cavalli, quattro cavalli,

cinque cavalli, ma anche sette cavalli, facciamo quattordici cavalli, anzi quindici

e se a questo punto te la senti, cinquantasei cavalli.

Potrebbero essere addirittura cento, un'intera mandria che galoppa nel vento,

e tu sei un ladro di bestiame felice e contento."





Che a Gek Tessaro fin da piccolo piacesse disegnare è cosa nota. Disegnare cavalli, ancora di più.

E così è lui a intonare questo inno, in rima, che ha lo scopo di indagare il senso ultimo del disegno, del gusto che si prova nel prendere una matita in mano e cominciare a riprodurre la realtà, ma anche e forse ancora di più, la fantasia.

Puoi disegnare quello che ti va: questo è il punto di partenza.

Puoi disegnare tutto quello che ti passa per la testa: puoi fare grande ciò che in verità è piccolino. Puoi disegnare una storia che comincia, puoi farla andare dove vuoi, puoi disegnare giocando con le parole, puoi disegnare quel che non si vede, puoi disegnare giocando con lo spazio del foglio, riempiendolo di mille cose o piegando il collo della giraffa troppo alta. 


Se sei stanco puoi mollare il tuo a disegno a metà e la capra non si risentirà.

Insomma, conclude Gek il suo discorso, si può disegnare tutto e anche di più perché chi ha la matita in mano guida il gioco.

In una sorta di confessione finale il lettore apprende che disegnare per Tessaro è stato un modo per raccogliere sulla carta tutto ciò che gli piaceva e che gli occhi non potevano memorizzare per sempre. Con la matita e i colori lui ha trasportato dal cuore sulla carta ciò che non voleva dimenticare o perdere.  
E lo ha fatto attraverso un linguaggio che è il più universale di tutti.



Non sempre i libri di Gek Tessaro mi hanno convinto: alle volte, leggendoli, i testi mi parevano deboli nella scrittura forzata dalla rima, altre volte i suoi disegni mi sono sembrati esercizi di stile poco comunicativi. Ed è per questo che sono sempre prudente quando vedo un suo libro. Ma Io sono un ladro di bestiame felice mi pare funzioni in ogni sua parte. Scorre bene la rima, il disegno, racchiuso in una pagina quasi quadrata, è molto coerente.
Bello, soprattutto, il senso ultimo dell'intero libro.

Io sono un ladro di bestiame felice andrebbe adottato come libro di testo nelle scuole medie, dove ho visto la timidezza di ragazze e ragazzi di fronte alla pagina bianca diventare quasi un'ossessione.



Carla

sabato 6 aprile 2013

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FIORELLINI DI MELO FIORELLINI DI MELE


Ha piovuto fino a ieri pomeriggio, stamattina è scoppiata la primavera, qui a Roma. E il mio melo bonsai se la gode.

Andrea, il più bravo potatore di bonsai che io conosca, lo ha cimato con cura a febbraio e adesso la chioma dell'albero è una pallina verde punteggiata di fiorellini rosa e bianchi.
Ieri Komagata, appena riuscito dall'ospedale, notava come nel cielo giapponese volassero petali di fiori di ciliegio. Da me volano petali di melo.
Lo stesso ieri di ieri, mi arriva su Fb una ricetta di fiorellini fatti di mela.
Mettere insieme queste tre circostanze è stato facile:


Ingredienti:
2 mele piccole o una grande grande (meglio golden)
2 cucchiai di miele
2 cucchiai di mandorle tritate finemente
un pochino di cannella
1 pacco di pasta sfoglia
un pochino di burro



Sbucciate le mele e, spicchio dopo spicchio, tagliatele a fettine sottili, quindi mettetele in un pentolino con il miele, il burro, la cannella e la granella di mandorle e fatele cuocere a fuoco basso finché non sono ammorbidite.
Fatele freddare quindi disponetele sulle strisce di circa 4-5 cm di altezza che avrete preparato, in modo che sporgano un po' dal bordo. Quindi ripiegate sulle fettine di mela la pasta sfoglia. Quindi arotolatele su sé stesse.

Pucciate in un piatto pieno di zucchero a granelli la parte con le mele a vista, in modo che lo zucchero si attacchi.
Cuocete nel forno a 200° per 15 minuti circa finché non si sono dorate nei bordi.



Carla

venerdì 5 aprile 2013

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ERNEST E CELESTINE



Di solito i libri d'occasione, che per esempio partono da una sceneggiatura cinematografica, quella dell'omonimo film, non sono particolarmente originali, ma in questo caso merita attenzione l'omaggio che uno scrittore importante come Pennac ha voluto rendere all'illustratrice francese Monique Martin, in arte Gabrielle Vincent. Conosciuta in Italia per il bellissimo illustrato Un giorno un cane, edito da Gallucci, era autrice di una seria di libri con due protagonisti una topolina, Celestine, e un orso di una certa stazza, Ernest. Serie molto popolare in Francia, tanto da voler dedicare loro un film. Poiché le storie originali non erano in grado di reggere la lunghezza del lungometraggio, regista e sceneggiatore, Pennac, hanno deciso di inventare una storia basata su quei personaggi e quei disegni. Nasce così la storia che ora Feltrinelli kids ha tradotto in italiano.
Il mondo dei topi e il mondo degli orsi sono rigidamente separati: i primi stanno nel mondo di sotto e fanno incursione nel mondo dei secondi, di sopra, per appropriarsi di vari oggetti necessari, fra cui i dentini da latte degli orsetti, che andranno utilizzati per rimpiazzare i prodigiosi incisivi dei topi. Ogni contatto è severamente proibito, ma per i nostri protagonisti non andrà così: per caso s'incontreranno, aiutandosi reciprocamente e mettendosi irrimediabilmente nei guai. Inseguiti dalle rispettive polizie, troveranno rifugio nella casetta ben nascosta nel bosco di Ernest, dove lui potrà suonare a volontà e Celestine potrà dipingere tutti i quadri che vuole; complice la neve passeranno un inverno bellissimo insieme.


Purtroppo, al disgelo, si ritroveranno i poliziotti alle calcagna e dovranno affrontare un surreale processo.
Un inno all'amicizia, alla tolleranza e alla capacità di capirsi oltre le differenze, raccontato con brio da un autore che come pochi, direi come il Roddy Doyle del Trattamento Ridarelli, è dalla parte del lettore bambino. All'insegna dell'ironia, interloquiscono con i protagonisti anche l'Autore e il Lettore e in questo gioco dentro e fuori la storia, il bambino viene spinto a dire la sua a riconoscersi parte attiva della storia.
Una bella, divertente lettura per bambini dai sette anni.
Per chi preferisce la versione illustrata della Vincent, segnalo che Gallucci sta pubblicando i libri originali.



Eleonora


giovedì 4 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI UN CERTO PESO

La leggerezza perduta, Cristina Bellemo, Alicia Baladan 
Topipittori, 2013


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)

"Ma a guardarlo bene, quello non era mica un castello come gli altri.
Il fatto è che stava appoggiato su una nuvola: proprio così, e da sempre. Lì sospeso nel cielo, come fosse fatto di nuvola pure lui. Invece era un castello vero, di sassi e mattoni, di torri e bastioni, di merli, merletti e garitte."



A un castello così manca la linea dell'orizzonte, mancano gli attacchi da parte di un nemico. Solo rondini di passaggio si posano sui merli...
Il castello ha anche un re: Celeste, sovrano piuttosto distratto che non si accorge che, con lo scorrere del tempo, il castello si riempie di così tante cose, la nuvola non è più in grado di sostenerne il peso.
L'unica cosa da fare per salvare la situazione è quella di 'alleggerire' il palazzo stesso, disfandosi del superfluo, dell'inutile. La prima a volar giù è la corona, la seguono tutta una serie di improbabili oggetti di cui i sudditi di Celeste si liberano senza troppo pensare. Ma vola giù anche la violenza, la rabbia, le parolacce e le spade.
Il castello riprende il suo 'peso forma' e smette di essere inclinato.
Tutto ciò che è stato gettato viene raccolto nel Museo del Superfluo (perché non si butta niente, non è bello) e sono in molti a visitarlo per poter capire finalmente quali sono le cose leggere e quali quelle pesanti.
Qualche sogno, qualche desiderio e qualche amore, buttati nella foga, furono recuperati. Quelli non fanno peso, fan leggerezza.

Una storia che ha il sapore di un racconto di Italo Calvino, maestro supremo di Leggerezza. Una storia fatta di cavalieri e castelli medievali che potrebbero essere abitati da Cavalieri Inesistenti o Visconti dimezzati, luoghi ideali per Baroni Rampanti che con il suolo non vogliono avere nulla a che spartire. Castelli che ricordano Ottavia, città ragnatela sospesa nel vuoto, o Bauci, città che dalla terra si tiene volutamente distante: "I sottili trampoli che s'alzano dal suolo a gran distanza l'uno dall'altro e si perdono sopra le nubi sostengono la città".
E come in ogni buon racconto, ad una cosa corrisponde il proprio contrario: la Leggerezza e il Peso dato dal superfluo. Una sequenza di cose inutili di cui amiamo circondarci per una sorta di horror vacui che ci terrorizza vanno a comporre questa fantasmagoria di museo, che si riempie di meraviglie dell'ingegno, come la macchina per grattar la schiena davanti alla tivù o il materasso con i sogni incorporati.

Adoro la leggerezza e i leggeri. Condivido che la vita deve essere fatta principalmente di poche cose importanti. Sono d'accordo che si può vivere meglio senza spade e senza presse per stendere le rughe. Ma io, purtroppo, sono una che ha un pessimo rapporto con il gesto del buttare, del disfarsi di. Ogni cianfruglio che mi gira per le mani, improvvisamente ai miei occhi diventa -o pensa di poter diventare- qualcos'altro e magicamente resta attaccato a me e alla mia fantasia. E non lo butto. Mi odiano a casa, per questo. Ma forse per lo stesso motivo mi amano anche un po', perché di ogni oggetto sono capace di vedere l'anima che lo rende un po' 'immortale', anche se evidentemente superfluo.


Sarei la custode ideale di quel museo lì, di cui la Bellemo racconta. E la pioggia di assurdi oggetti (dai cappelli a doppia calotta, all'ombrello sociale con tre manici) così ben concepiti dalla bravissima Alicia Baladan vorrei finisse nel mio retino da farfalle. E lì restasse.


Carla

martedì 2 aprile 2013

ECCEZION FATTA


QUATTRO(CENTO) PASSI IN FIERA

Come ha ben descritto Carla, sono stati quattro giorni di su e giù per gli stand, fra un dibattito e l'altro, con incontri casuali e cercati.
Vediamo a caldo cosa mi sembra più interessante: per cominciare la geografia della produzione editoriale, che si allarga sempre di più, con alcuni fenomeni evidenti. Quasi tutti i paesi del centro e sud America hanno una produzione interessante, quando non raggiungono, come il Messico, dei livelli da primato e non a caso il Messico ha avuto il primo premio e le segnalazioni della giuria per il settore New Horizons.




Produzione, come dicevo, rilevante dal punto di vista qualitativo in Venezuela, Argentina, Brasile, ecc. Quantitativamente non paragonabile ai più grandi paesi europei, Francia, Gran Bretagna, Germania, ma frutto di situazioni politiche che incentivano la produzione culturale e in particolare l'editoria. 


Si affacciano nuovi paesi, nuovi continenti, incredibilmente l'Africa, con tutti i problemi di povertà, di guerre e simili orrori, riesce a produrre pochi ma significativi titoli dal valore internazionale un esempio è The Magic Formula, di Ibrahima Ndiaye e Capucine Mazille, segnalato dall'Ibby: non lo troverete su Amazon, ma vi garantisco che è un buon libro, ben illustrato e che potrebbe piacere ai nostri bambini. L'editoria dei paesi europei s'interroga con qualche ansia sul futuro del libro cartaceo nell'era dell'e-book. Il problema, in realtà sembra lontano e, a dir il vero, il digitale potrebbe essere un'interessante interpretazione nel settore dell'edutainment, ovvero della divulgazione divertente: in questo settore, in cui l'editoria anglosassone è capofila, le novità scarseggiano riproponendo in sostanza varianti delle stesse soluzioni grafiche: pop up, finestrelle, libri animati. Senza nulla togliere alla validità dei testi.
Dunque una grande ricchezza, e politiche di sostegno all'editoria, di fronte alle quali verrebbe da piangere pensando al nostro disgraziato paese, che non riesce ad avere una politica culturale, ad immaginare la propria rinascita attraverso la diffusione della cultura, e del senso civico. E' di pochi giorni fa la pubblicazione di una ricerca internazionale che testa in diversi paesi il livello di alfabetizzazione. Bene, se l'analfabetismo in Italia è stato formalmente sconfitto, quello di 'ritorno' fa sì che il 5% degli italiani fra i 16 e i 65 anni non sappia leggere un bugiardino, il 33% non è in grado di leggere delle semplici istruzioni di montaggio e 80% fatica a leggere grafici e tabelle. La padronanza della lingua diminuisce progressivamente, grazie anche all'uso di strumenti tecnologici che nascondono le dirompenti lacune. Servirebbe secondo voi incentivare lettura, soprattutto nella scuola? E' una domanda retorica, cui rispondono da anni con un pizzico di stanchezza editori librai bibliotecari che anche in questa occasione, in modo un po' rituale, si sono succeduti in dibattiti sulla promozione della lettura e sul futuro dell'editoria. E' un po' triste vedere sempre le stesse facce, magari un po' appassite, dire più o meno sempre le stesse cose. Fa eccezione l'iniziativa I libri? Spediamoli a scuola!, nata da un'idea di Della Passarelli della Sinnos e che faticosamente si fa strada esclusivamente grazie all'interessamento di insegnanti, librai, ovvero singole persone animate di buona volontà. Se volete saperne di più, guardate qui



Dunque, speranze, per la crescita della cultura del libro nel mondo ci sono e devo dire che quest'anno mi è sembrato che la produzione più squisitamente commerciale avesse un ruolo ridotto rispetto alle edizioni precedenti, anche se ancora consistente. E poi la Fiera continua ad essere un'imperdibile occasione d'incontro con artisti, come è stato il dibattito fra Roberto Innocenti e Peter Sís, due grandissimi illustratori. E poi scrittori, editori coraggiosi che ancora non si sono stancati di produrre bei libri.

Eleonora


lunedì 1 aprile 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL LIBRO E LA SUA FORMA

La conferenza degli uccelli, Peter Sís
Adelphi, 2013

ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)

  "Una bella mattina,
al risveglio da un sogno agitato,
il poeta Attar si accorse di essere un'upupa..."


E, da upupa, convocò tutti gli uccelli per parlar loro e farli riflettere sulle tante afflizioni del mondo: rivolte, poca acqua e poco cibo, infelicità. Solo un re che abbia tutte le risposte potrà salvarli e l'upupa che conosce molti segreti e ha visto il mondo sa dove trovarlo. Si chiama Simurg e vive sulla montagna di Kaf, aldilà di sette valli.
Il loro lungo e pericoloso viaggio comincia. Dall'alto, dai quattro angoli della Terra, ogni cosa pare loro minuscola: i pianeti sono lentiggini, le montagne fili di perle, i deserti granelli di sabbia, i mari gocce di pioggia.
Come in ogni percorso di viaggio iniziatico, non tutti gli uccelli arriveranno alla meta, almeno non nello stesso momento.
Dopo aver attraversato le sette valli, ognuna generatrice di una domanda interiore, di un dubbio esistenziale, solo trenta uccelli dell'intera moltitudine, giunti al loro traguardo, capiranno che il viaggio in realtà sta cominciando solo ora e che le risposte non vanno cercate negli altri, in un altrove esterno, ma sono sempre frutto di un percorso interiore.


Dal poema di Farid ad-Din Attar, poeta sufi della fine del secolo dodicesimo, uno dei principali mistici iraniani, Peter Sís parte a sua volta per un suo personale viaggio iniziatico che lo vede all'opera nel realizzare tavole di una complessità insolita anche per lui.
Migliaia di uccelli, disegnati uno per uno a pennello, ogni volta diversi tra loro. Ogni esemplare studiato nel dettaglio e, contemporaneamente, ciascuno parte di un tutto, come in un elaboratissimo puzzle. 


La complessità del testo ha una rispondenza simmetrica nell'illustrazione che, in alcune tavole, sembra addirittura voler rendere omaggio all'arte persiana, radice prima del libro.
Pubblicato due anni fa da Penguin, negli USA è stato acclamato come il primo libro di Peter Sís per adulti. In verità mi sembra più corretto definirlo un libro universale -obiettivo che lo stesso autore si prefigge.
Il senso più profondo del poema e del riadattamento di Sís mi pare possa essere condiviso al pari da un pubblico di lettori in crescita come pure da un pubblico di lettori cresciuti.
Il viaggio meraviglioso e terribile, cui si sottopongono gli uccelli in cerca di risposte e di soluzioni al loro malessere, non mi pare poi troppo diverso o distante dal percorso che ogni adolescente ha di fronte a sé nel naturale passaggio da un'età all'altra.
Ancora di più, la rivelazione finale di Farid ad-Din Attar mi sembra condivisibile e spendibile di fronte a ragazzi che sono in cerca di coordinate sicure per la loro personale rotta di viaggio.
Quindi ben venga la scelta coraggiosa di Adelphi di pubblicarlo nella collana Cavoli a merenda.
Due parole vanno dette sulla qualità editoriale di questo libro. Proprio una settimana fa Roberto Calasso, nel presentare il suo ultimo libro L'impronta dell'editore,  ragionava di libri ed editoria. Ogni singolo libro è parte di un tutto. Proprio come ogni singolo uccello è parte di un tutto che lo comprende. 


Strabilianti affinità tra libri.
Il libro di Peter Sís corrisponde perfettamente al concetto di 'forma' che lega e unifica tutti i libri Adelphi, ovvero un testo (e un'illustrazione, aggiungo io) che si distingue per densità di pensiero che poi si deposita sulle pagine di un libro, un libro che è frutto di un processo artistico e che è parte coerente di un processo più grande, un libro che porta in sé l'essenziale e in ultimo un libro che ha la facoltà di trasformare il lettore, nell'atto della lettura, da un prima a un dopo.
I libri Adelphi, e questo non fa eccezione, si possono considerare capitoli singoli di un libro unico che li comprenda tutti; vale a dire che ogni libro pubblicato va a combinarsi in senso armonico con tutti quelli che lo hanno preceduto e questo dà alla casa editrice una propria 'forma'.
Non tutti la hanno, ma quella di Adelphi da cinquant'anni è sotto gli occhi di tutti.

Carla

domenica 31 marzo 2013

Cercavo una ricetta che si 'spalmasse' su due giorni -pasqua e pasquetta, per esempio, se non avete altri programmi in vista- ed eccola qua. Si tratta di un'altra marmellata. Questa volta di limoni, piuttosto saporita, buonissima su pane e burro, ma anche sui formaggi freschi. Ma il meglio di sé lo esprime nello yogurt.

MARMELLATA DI LIMONI

Ingredienti
(per sei o sette barattoli da 220 gr)
1,3 kg di limoni per ottenere 500 gr di succo
500 gr di limoni non trattati
1 kg di zucchero


Primo giorno:
spremete i limoni e mettete da parte il succo.
Lavate con cura la buccia dei limoni e metteteli in una grande pentola piena d'acqua bollente e fateli cuocere a fuoco basso per circa 15 minuti. Quindi scolateli e poi asciugateli accuratamente. Tagliateli poi a fettine di mezzo centimetro e metteteli in un grande ciotolone con lo zucchero e il succo dei limoni. Copritelo con carta forno e lasciatelo riposare per una notte.
Secondo giorno:
Versate il contenuto del ciotolone in una pentola e portate a ebollizione a fuoco forte per 10 minuti. In questa fase, girate continuamente il composto e infine schiumatelo. Spento il gas, versate il tutto in un passaverdure e riducetelo in purea.
Mi raccomando, quando lo passate cercate di non fare sprechi: anche le fibre possono essere tritate a dovere.
Rimettete sul fuoco il composto e portate di nuovo a ebollizione facendolo cuocere per 5 minuti (deve raggiungere nuovamente la temperatura corretta per essere invasato). 


Imbarattolate!
Come sempre lasciate i barattoli al calduccio, avvolti in una coperta per almeno due giorni, in modo che il calore si disperda il più lentamente possibile.

Carla