lunedì 14 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SVEGLIA, SI LEGGE!

Racconti per bambini che si addormentano subito, Pinto&Chinto
Kalandraka 2013


NARRATIVA PER PICCOLI (ai 4 anni)

"Allora Emma, con la penna blu, si dipinse un orologio sul polso destro. Prima disegnò il quadrante, poi il cinturino e alla fine le lancette. L'orologio dipinto di Emma segnava le dieci e un quarto. L'orologio dipinto di Emma era molto bello. Quando lo guardò, dopo cinque minuti, segnava le dieci e venti."


Degno del miglior Cortazar o del miglior Rodari, questo è il mio preferito fra i ventotto racconti per bambini che si addormentano subito.
Mai più lunghe di una pagina a stampa, si avvicendano storie dell'assurdo: una più carina dell'altra. Dalla signora con la vestaglia azzurra e i bigodini in testa che, grazie a un bell'urlo, si fa annaffiare i gerani dai pompieri accorsi, fino ad arrivare al fiume che deve chiedere informazioni a destra e a manca per sapere dove è il mare (ed è per questo che il suo percorso è così tortuoso...)


Se lo scopo prefissosi dagli autori, al secolo Carlos Lópes alla scrittura e David Pintor ai disegni, è quello di far addormentare i bambini la sera, dopo avergli letto uno o due di questi brevi racconti, hanno proprio sbagliato genere. I bambini rideranno a crepapelle e il sonno gli passerà all'istante.
Perché questi sono racconti che svegliano, altro che addormentare! Pieni di colpi di scena, come quello del pescatore sul lago che pesca l'ennesima scarpa che ributta prontamente in acqua: ancora una volta il travestimento del pesce scarpa ha funzionato! O ancora quello del bambino che, spaventato, urla alla mamma che c'è un mostro sotto il suo letto, salvo poi scoprire che il bambino in questione è un mostro egli stesso in una famiglia di mostri e che il mostro che lo atterrisce altri non è che suo fratello: fenomenologia di un letto a castello!
Accanto alla risata di gusto si alterna il sorriso intenerito a sentire la storia d'amore di una sirena e un uomo, i quali, per amore, barattano la loro condizione per poter diventare come il loro amato: l'uomo diventa sireno e la sirena si trasforma in donna, ma l'amore trionferà in un battito d'ali...
E di amore si parla anche nella storia della strega e del taglialegna che la trova bruttina e di lei non ne vuol sapere. Fallimentare per lei ogni filtro d'amore, molto più efficaci le costolette di maiale insaporite con timo, alloro e prezzemolo che al taglialegna lo hanno 'stregato'.

In Racconti per bambini (che si addormentano subito) i due autori galiziani, nei loro rispettivi linguaggi espressivi, sono in perfetta armonia. Due firme importanti dell'umorismo politico in Spagna da vent'anni, sono ormai una coppia collaudata. Leggendo le storie e guardando le illustrazioni pare di cogliere lo stesso genere di lettura del mondo, così surreale e grottesca, sempre sulla sottile linea di confine che c'è tra ciò che è reale e ciò che solo l'immaginazione può vedere. Un continuo saltellare tra normalità e stranezza, tra consuetudine e straordinarietà, i bambini si trovano a proprio agio, sono 'nel loro', come si dice. 


Ed è per questo che ho già la certezza in tasca che questo libro ai ragazzini piacerà parecchio.
Per quel che mi riguarda, io sono attratta irrimediabilmente dal genere del racconto e altrettanto irrimediabilmente lo sono dalle storie dell'assurdo. Questo è proprio il libro adatto a me. E, sebbene al momento io non abbia sottomano bambini a cui leggerlo la sera prima di 'non' andare dormire, sono certa che lo leggerò ad altri bambini, molti altri bambini, magari di pomeriggio!
Fatelo anche voi, mattina pomeriggio e sera, ridere mette in movimento le endorfine e si ossigena meglio il sangue...

Carla

Noterella al margine. David Pintor ci era già piaciuto anche qui.

sabato 12 ottobre 2013


CARAMELLO AL BURRO SALATO

Io non mangio gelati e quel giorno nella gelateria in mezzo al bosco nel Luberon ho preso un frappè al caramello al burro salato.
Caramello? Burro salato?
E così quel pomeriggio, all'Art Glacier ho conosciuto il nettare degli dei.
Strepitoso. Il giorno dopo, un altro frappè al caramello burro salato.
E prima di lasciare la Provenza ho cercato nel mega supermercato il caramello al burro salato. Ma lo scaffale era vuoto, finito!
Io me lo sono spiegato così: è buonissimo e quando un francese lo compra, lo fa in dosi massicce e in tal modo sugli scaffali finisce rapidamente.
Così la mia famiglia, in occasione del mio compleanno, me ne ha regalato vari barattoletti, fatti rigorosamente in casa. 
E la settimana successiva eravamo di nuovo lì a rifarlo.
Qui la ricetta.  

 
 Ingredienti (per 4 etti di caramello)

290 gr zucchero  
250 ml panna fresca
130 gr burro salato 
40 gr acqua  
1 pizzico di sale

In un pentolino mescolare lo zucchero con i 40 gr di acqua, quindi metterlo sl fuoco basso e senza toccarlo lasciarlo sciogliere.
VIETATO MESCOLARE!



Su un altro fornello scaldate la panna e portatela a bollore. Non perdendo mai d'occhio lo zucchero che nel frattempo avrà cominciato a incresparsi, passando per la fase liquida, poi per quella di cristallo e quindi quella di liquefazione. Continuate a non toccarlo (tutt'al più muovete un po' il pentolino in tondo, e aspettate che raggiunga il colore del caramello. State molto attenti perché dalla fase di caramello a quella di caramello bruciato passa una frazione di secondo...
Quando il caramello avrà assunto un colore dorato, toglietelo immediatamente dal fuoco ed aggiungete, subito dopo, la panna bollente un cucchiaio per volta (fate attenzione perchè in questa fase il caramello potrebbe schizzare).
Una volta amalgamata la panna, aggiungete il burro salato a pezzetti e il pizzico di sale, mescolando accuratamente.


Mettete nuovamente il pentolino sul fuoco e cuocete per 5 minuti a fiamma bassa mescolando spesso.
A questo punto spegnete il fuoco e lasciate intiepidire a temperatura ambiente.
All'inizio il caramello sembrerà molto liquido, ma basterà attendere che si freddi un po' per ottenere un risultato più denso.
Questo è il momento più difficile. Cercate di resistere e non mangiatelo tutto.
Una volta raggiunta una temperatura accettabile per il vetro, versate il caramello in un vasetto de mettetelo in frigo, dove si conserverà a lungo...
sì, magari!



Carla

venerdì 11 ottobre 2013

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


MAI FIDARSI DEI PRINCIPI AZZURRI!



Sul potere di seduzione esercitato dai 'cattivi ragazzi' nei confronti delle 'brave ragazze' si potrebbe parlare a lungo e fiumi d'inchiostro e chilometri di pellicola sono stati utilizzati per raccontare questo 'mistero'. Come raccontare anche questo a delle ragazzine? Ed ecco qua una storia che descrive molto bene la trappola di inganni che un giovane ed abile truffatore costruisce nei confronti di una altrettanto giovane madre e della figlia adolescente.
Le due sono vittime di una separazione e della precarietà economica, facili da abbindolare con l'illusione del benessere e dei soldi facili, col piccolo particolare che questi soldi sono ottenuti gabbando il prossimo.
Vincenzo corteggia la madre di Katia, la seduce, e, in modo diverso, conquista anche il cuore della ragazzina che ci racconta la vicenda in prima persona. Vince su tutti i dubbi e le, per altro scarse, remore morali, il desiderio di normalità, di sentirsi protette e accudite da questo grande attore che le circonda di attenzioni.
Per quanto riguarda Katia, le pesa di più doversi spostare continuamente che il modo in cui compaiono delle scarpe nuove. Fino a che la strana 'famiglia' non approda a Palermo, dove verrà messa in piedi la truffa più grande e più crudele. Come per tutte le ragazzine, anche per Katia sono importanti le amicizie e i primi amori, ma è complicato coltivare la propria vita di relazione se si vivono due vite in contemporanea, quella vera e la messinscena per abbindolare i polli di turno. Nell'ultimo 'colpo' Katia ha il ruolo principale, deve fingersi malata per estorcere denaro alle anime pie. Reggere questo ruolo è troppo duro, ma sfuggire ai tentacoli del truffatore non sarà facile, anzi Katia dovrà escogitare un trucco dei migliori. Ed è qui forse il punto più efficace della storia, sul filo dell'ambiguità: per sfuggire alla seduzione del male, si finisce per usarne le armi...
Questo libro, Katia viaggia leggera di Fabrizio Silei, racconta bene la difficoltà di un'adolescente ad orientarsi in un mondo privo di etica ed orientato all'ostentazione della ricchezza, mostrando un mondo adulto moralmente inconsistente e, attraverso la figura della fragile madre-sorella, ben lontano dal rappresentare un punto di riferimento. Ecco quindi, ancora una volta, la descrizione di una ragazzina che deve cavarsela da sola, con il solo aiuto dei suoi coetanei.
Se su questo si potrebbe ragionare a lungo, mi sembra che la descrizione del legame fra la madre e l'affascinante truffatore sia lasciato poco margine al dubbio, mostrando quali guai possa provocare farsi abbindolare da un giovane gentile ed affascinante.


Questo aspetto mi ha fatto ricordare un illustrato di qualche anno fa, Una principessa al bacio, pubblicato da Lemniscaat e illustrato mirabilmente da Martijn van der Linden: qui un principe ranocchio, aiutato da un astuto consigliere, invita tante belle principesse al castello, per scegliere fra loro, così dice, la propria sposa; e loro vi si recano, ben agghindate, convinte ciascuna di essere la prescelta e di poter trasformare il ranocchio in un proprio bellissimo compagno. Ma qui interviene l'inganno, il ranocchio le bacia tutte e le trasforma, tutte, in altrettante ranocchie.
A buon intenditor, anzi intedritrice, dovrebbero bastare queste poche parole.
Eleonora

Katia viaggia leggera”, F.Silei, Edizioni San Paolo 2013
Una principessa al bacio”, M. Rinck M., M.van der Linden, Lemniscaat 2007


giovedì 10 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL RITORNO A CASA
 
Jemmy Button, Alix Barzelay, Jennifer Uman, Valerio Vidali
Rizzoli 2013


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Certe notti il ragazzo si arrampicava fino al ramo più alto dell'albero più alto per guardare le stelle. Ascoltava lo sciabordio delle onde e immaginava come sarebbe stato vivere nel mondo dall'altra parte dell'oceano."

Quattordici anni, fuegino, il futuro Jemmy Button davvero sognava il mondo che c'era al di là dell'oceano? Stento a crederlo, ma questo poco importa perché il suo destino effettivamente laggiù lo sta portando.
Da un brigantino inglese scendono uomini che, mossi da curiosità scientifica, propongono al ragazzo di seguirli fino in Inghilterra.
Orundellico, più tardi chiamato Jemmy Button, viene scambiato per un bottone di madreperla (da qui il suo appellativo) e parte con loro.
E qui comincia la sua avventura, la sua esperienza nel mondo civilizzato: i palazzi londinesi gli paiono fatti di roccia e più alti dell'albero più alto della sua foresta, la gente che lo circonda è moltissima, e vestita in modo diverso da lui.


Vestirsi come loro lo fa sentire quasi uguale a loro e le cose che vede lo fanno sentire quasi come a casa.
Ma certe notti la nostalgia della sua terra è così forte che capisce che è arrivato il momento di tornare. Gli stessi uomini che lo avevano portato a Londra, lo riconducono in Sud America perché porti la civiltà tra gli indigeni.
Sulla sabbia della sua isola, quel ragazzo mostra agli altri le scarpe, i pantaloni e la giacchetta ma poi si spoglia dei suoi abiti cittadini per reindossare la sua tenuta di sempre: la pelle a contatto con l'aria.


Tutti conoscono la storia vera di Jemmy Button, il suo 'prelievo' a scopo scientifico da parte del capitano del Beagle, Robert FitzRoy, e il suo ritorno all'isola nella Terra del Fuoco poco più di un anno dopo, con lo stesso capitano e il suo amico Charles Darwin. Tutti sanno anche che il ragazzo non partì da solo ma con altri tre giovani (uno di loro morì poco dopo lo sbarco a Plymouth) e che il fine del capitano era quello di civilizzarli e di cristianizzarli perché poi loro potessero, una volta tornati in patria, civilizzare anche il resto della popolazione. E tutti sanno anche che Jemmy al suo ritorno non civilizzò nessuno perché quella era la vita che portava in sé e non altra. Quella era casa. Esperimento fallito, capitano Fitzroy.

Di tutta la storia di Jemmy Button tralascio gli spunti che offre rispetto al tema del 'colonialismo' ideologico e mi soffermo sul lato emotivo, che mi pare altrettanto convincente e coinvolgente per un giovane lettore.
L'ho detto molte volte nelle riflessioni fatte in questo blog: auguro a ciascun essere umano di avere una casa a cui tornare. Magari in fondo al percorso di una vita, magari dopo aver fatto mille esperienze diverse, magari dopo aver visto i quattro angoli del mondo, ma alla fine avere come obiettivo quello di tornare ad un punto di partenza che accoglie, prima che il corpo, l'anima.
Nel 1830 la valenza 'scientifica' dell'intera azione si rivelò fallimentare perché Jemmy Button di ritorno, si sentì autorizzato a riprendere abitudini e usanze di sempre: era di nuovo a casa.


Carla

Noterella al margine: la fine del racconto, quel saluto finale con gli occhi rivolti al Nord, così come concepito da Alix Barzelay, ci fa supporre una consapevolezza da parte di Orundellico che, contento dell'essere di nuovo casa, non può comunque negare a se stesso l'esperienza vissuta. Da ogni viaggio, lungo o corto che sia, si torna diversi.

Altra noterella al margine:
Buone e suggestive alcune scelte dei due illustratori, ma la potenza della storia mi pare soverchi ogni verde di foresta, ogni blu di mare, ogni grigio di città...


mercoledì 9 ottobre 2013

FAMMI UNA DOMANDA!


GUARDARE PENSARE IMMAGINARE

Ritorno spesso su quella fonte insesauribile di imbarazzo che sono le domande dei bambini: hanno la capacità di spiazzare gli adulti e di affrontare gli argomenti più svariati, spesso dimostrando una diversità di approccio rivoluzionaria.
Genitori ed insegnanti si sentono spesso pressati, in difficoltà di fronte alle esigenze enciclopediche dei più piccoli; in loro aiuto sopraggiungono i libri, i documentari, le visite 'istruttive' a mostre e musei.
Ma va bene qualsiasi libro, nuovo, vecchio, originale, tradizionale, molto scritto o molto illustrato? Qui ripeto quanto già detto in altre occasioni: la qualità del testo che proponiamo ai bambini è fondamentale rispetto all'obiettivo più importante che non è tanto fornire risposte esaustive, ma quelle che ci sono devono essere aggiornate e comprensibili, quanto coltivare quel bene prezioso, ed insostituibile per qualsiasi percorso personale, che è la curiosità. Dote innata nei bambini, che spesso viene isterilita da risposte inadeguate, linguaggi noiosi, immagini tristemente ripetitive. L'uso del libro di divulgazione spazia dalla consultazione occasionale, seguendo di volta in volta le curiosità 'emergenti', alla lettura sistematica, richiesta soprattutto da quei bambini/e che intorno ai 6/7 anni sviluppano predisposizioni, o anche interessi maniacali, molto ben definiti, dai dinosauri ai pianeti, dalla preistoria al corpo umano.

E' interessante notare come, fra gli editori che meritevolmente si dedicano a questo settore dell'editoria per ragazzi/e, si seguano poi linguaggi esplicativi diversi, che posso riassumere così: da una parte i libri che puntano sul realismo dell'immagine, utilizzando essenzialmente fotografie o ricostruzioni computerizzate di oggetti o animali di cui non si dispone l'immagine; in questo l'editoria di lingua inglese è maestra, fornendo libri ricchissimi dal punto di vista iconografico, con inserti pop up e interattività di vario genere.
Gli editori di cui spesso si tradono i testisono, ad esempio, la Weldon Owen, la Templar, Dorling Kindersley, Quarto Publishing e così via.



Esempio più recente, per il gruppo editoriale Il Castello, il libro Il mondo degli egizi, tradotto dall'inglese Carlton.
Questi libri rappresentano bene l'efficace rappresentazione realistica del mondo e poco importa se sia il mondo microscopico o quello di animali estiniti o di civiltà scomparse. L'obbiettivo, in questo caso, è far entrare il bambino dentro questo mondo virtuale, facendolo sentire parte di esso.

L'altra 'scuola' intende il ruolo dell'immagine in un altro modo, puntando sulla raffinatezza del disegno, spunto di immaginazione più che di descrizione, anche se, in queste immagini la precisione calligrafica fornisce comunque le informazioni adeguate. Il minore realismo rende meno aggressive le immagini, apprezzate quindi ai dai più piccoli; ricordiamoci, infatti, che non tutti vogliono vedere un cuore così com'è o una bella foto di un leone che si sbrana una zebra.


Esempi del secondo tipo di strategia può essere la collana Inventario Illustrato..., la cui novità è Inventario Illustrato degli Insetti, della coppia Aladjidi/Tchoukriez, oppure il bellissimo Mappe che, in un atlante geografico, ha coraggiosamente sostituito le immagini fotografiche con preziose e precise immagini disegnate (leggi qui). 
Oppure,recentemente il raffinato Animalia, pubblicato da Rizzoli, ma se ne potrebbero citare tanti.


Infine, libri che in qualche modo si pongono al di fuori e oltre la pura rappresentazione didascalica, giocando esplicitamente con l'oggetto rappresentato, tralasciando l'esposizione sistematica e proponendo un oggetto libro assolutamente trasversale.
Ne sono un valido esempio Il libro delle Terre Immaginate,di Guillaume Duprat, di cui sta uscendo un nuovo libro, oppure Animatti, di Pittau e Gervais, pubblicato l'anno scorso da Electa Kids.

Non aspettetevi da me un consiglio su quale di queste diverse scuole possa essere migliore, ogni ragazzino/a esprime diverse esigenze, nel voler compiere il proprio viaggio virtuale nel mondo; l'importante è dare spazio a queste anche stravaganti o incoerenti esigenze di conoscenza proponendo loro testi validi, stimolanti, aggiornati, capaci di suscitare ulteriori curiosità.

Eleonora


Il mondo degli egizi”, S. Caldwell, Il Castello editore, 2013
Inventario Illustrato degli Insetti”, Aladjidi e Tchoukriez, L'Ippocampo junior 2013
Animalia”, A. Roi e H. Rajcak, Rizzoli 2013


lunedì 7 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL COLLEZIONISTA DEPERIBILE

La strana collezione di Mr. KARP, Cary Fagan

NARRATIVA PER MEDI (dai 7 anni)


"'Il nome del nostro inquilino è Mr. Karp.'
'Mister? È un uomo? Oddio... speriamo sia giovane...'
'È giovane almeno?' 'Direi che non ha superato da molto i 50 anni'
'Addirittura 50!'
'Mister carpa? Ma la carpa non è un pesce ?' ho chiesto
Karp con la K e senza la a finale. E non è un pesce."

È vero: Mr Karp non è un pesce. È piuttosto un omino un po' eccentrico che lavora all'ufficio reclami di un vecchio grande magazzino. Ed è il nuovo inquilino della famiglia di Randolph, il ragazzino che racconta la storia. Per l'improvviso quanto ingiusto licenziamento del padre, la famiglia ha un urgente bisogno di denaro, così il terzo piano della loro casa, la mansarda, viene affittata a questo misterioso personaggio.
Mr. Karp è un collezionista. Un collezionista di cosa, nessuno lo sa: 300 esemplari FRAGILI E DEPERIBILI, da disporre ordinatamente sui molti scaffali che i traslocatori hanno portato fino lassù, nella sua camera sotto il tetto, e un abbonamento alla rivista La goccia. Questi gli unici indizi nelle mani di Randolph. Ma anche Randolph è un collezionista (di tappi di birra, di penne e di parole).
L'attrazione è fatale, così, con una sottile manovra di avvicinamento, il ragazzino riesce a entrare in contatto con lo schivo Mr. Karp e a conquistarsi la sua fiducia, a tal punto da essere invitato a vedere la sua misteriosa ed esotica collezione.
I pezzi di maggior pregio sono: L'acqua del Fiume Giallo, raccolta dopo la traversata a nuoto di Mao Tse-tung, oppure l'acqua dei Giardini di Kensington, raccolta dopo la regata di barche in miniatura (vi ricorda qualcosa?) o ancora l'acqua della Piscina olimpionica di Mosca..
Dunque Mr. Karp (con quella curiosa assonanza nel nome, d'altronde) colleziona acqua. Fa il giro del mondo per arrivare ad accaparrarsi il pezzo migliore, ed essere finalmente il numero uno, battendo sul tempo il suo eterno rivale, l'infido Ravelson. A Kyoto l'aspetta una ampolla che contiene la neve sciolta del cappello di Napoleone durante la campagna di Russia...

Qual è la filosofia del collezionista? Cosa lo spinge ad accumulare oggetti di grande o piccolo valore? "I collezionisti sono tutti un po' matti. Non importa cosa collezionino: tazze con scritte divertenti, targhe, orologi a cucù, gufi impagliati, manuali di telepatia. Ti circondi di tutte queste cose e ti crei una specie di mondo a parte. Ma in realtà non sei mai veramente felice perché non arriverai mai a possedere tutto..."
È vero: la felicità del collezionista è effimera perché il senso della sua esistenza risiede nel cercare. Questa è la conclusione a cui si arriva leggendo questo piacevole libro di Biancoenero. Questa è la conclusione cui giungono, attraverso percorsi diversi, Randolph e Mr. Karp. Entrambi alla fine optano per la leggerezza di pensiero che si prova nel non essere schiavi del possesso.
Sarà forse casuale, ma sono giorni che inciampo in libri legati da un filo sottile di senso. Le mie riflessioni sono partite dall'ultimo libro di Shel Silverstein pubblicato in Italia, The Missing Piece (Orecchio acerbo 2013), e poi sono approdata a Kubbe fa un museo (Electa Kids, 2013) e da domani mi dedico al Castello della Legerezza (Topipittori, 2013)...
Da angoli diversi, da due mesi son qui che ragiono sulle curiose relazioni alcuni esseri umani hanno con gli oggetti, sul loro gusto di 'collezionarli' per una vita. Tra questi, solo pochi sanno optare a fine corsa per una rinnovata libertà delle cose...
Io sono figlia di una che nella vita non ha mai sistematizzato il suo collezionismo latente e sono madre di una che, se lo spazio glielo avesse consentito, avrebbe collezionato ogni cosa...
Io, in mezzo, non sono super partes.

Carla

Noterella al margine: i miei stanchi occhi mi sono sempre molto grati quando gli metto davanti una pagina delle edizioni Biancoenero: leggere, anche nel senso di decodificare i segni sul foglio, diventa una festa!

domenica 6 ottobre 2013


LA TORTA IN CIELO

Nel mio quotidiano andirivieni, a distanza di un paio di giorni, ho incontrato due giovani donne che non vedevo da un po' e mi è tornata in mente una bella storia.


Qualche anno fa c'erano nella mia città 'Matilda', una bella libreria specializzata in editoria di buona qualità per bambini, che organizzava anche molte iniziative e 'La fatina in cucina', panetteria/pasticceria/catering piena di inventiva e creatività. Dico c'erano perché ora la libreria ha chiuso, e su questo possiamo fare solo tristi considerazioni, mentre la 'fatina' ha fatto un 'principino' come dice lei, cosa questa di per sé bella, ma il risultato è lo stesso, il suo negozio non c'è più.
Qualche anno fa insieme avevano organizzato un laboratorio di lettura e cucina per bambini, a cui ha partecipato anche mia figlia, che si basava sul libro di Rodari 'La torta in cielo'. Il laboratorio si svolgeva un po' in libreria, leggendo e giocando sugli stimoli del libro, e in cucina preparando tra le altre cose anche un'ottima 'torta in cielo' che i bimbi si sono portati a casa, corredata di relativa ricetta, che vi ripropongo ora.

ingredienti
dose per una teglia da 20/22 cm
100 gr di zucchero a velo
2 cucchiai di zucchero semolato
120 gr di burro
80 gr di farina
50 gr di fecola
4 uova
4 cucchiaini di lievito fe
2 cucchiai di cacao amaro in polvere
sale


Mescolate molto bene il burro già a temperatura ambiente con lo zucchero a velo e un pizzico abbondante di sale, fino ad ottenere un impasto omogeneo a cui aggiungerete, uno alla volta i 4 tuorli.
Montate a neve 2 albumi con lo zucchero semolato e aggiungeteli all'impasto.
A questo punto potete unire anche la farina, la fecola e il lievito e per ultimo il cacao.
Disponete nella teglia ben imburrata o foderata di carta da forno.
Cuocere a 180° per 30 minuti circa. Accertatevi con uno stuzzicadenti che sia cotta.
Spolverare con zucchero a velo e, come scrisse la fatina sulla sua ricetta, mangiate.



Noterella a margine: dopo il laboratorio è stato proposto ai bambini, in occasione del compimento virtuale dei novant'anni di Rodari, di ricucinare a casa la torta e dedicargli una foto, proposta a cui abbiamo aderito con piacere. La candelina sulla torta era per lui...


venerdì 4 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LO SCOPO DELLA VEDOVA

La scopa della vedova, Chris Van Allsburg
Logos 2013


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Le scope delle streghe non durano per sempre. Diventano vecchie e un giorno anche le migliori non riescono più a volare.[...] In casi molto rari, tuttavia, una scopa può perdere i suoi poteri all'improvviso, e precipitare insieme alla strega che trasporta..."


Quella notte una strega e la sua scopa precipitarono, per l'appunto, nell'orto della vedova Minna Shaw. Nonostante il timore, la vedova aiutò la strega che, essendo una strega, guarì all'istante dalle ferite procuratesi con l'atterraggio violento. Prima di ripartire sulla scopa di un'altra strega, lasciò la vecchia in eredità alla signora Shaw. Ma a guardarla, quella scopa ora sembrava proprio una ramazza normale. Ma così non era.


Si rivelò bravissima nell'arte dell'apprendere. Non solo spazzava e rispazzava la casa come se guidata da una massaia ossessionata dello sporco, ma imparò anche a suonare il piano, a dar da mangiare alle galline, a spaccare la legna per il fuoco.
Una scopa così non può passare inosservata e così i vicini della vedova, curiosi, la scoprirono e decretarono che essa era il diavolo in persona e che andava bruciata: bruciata come una strega.


Per una cerimonia che tanto ricorda la Santa Inquisizione, la vedova consegna l'oggetto che deve essere sacrificato. Una grande pira e tutto finisce in cenere. Ma una scopa stregata non può finire così e 'torna' come fantasma a spaventare i sonni dei vicini della vedova.
Tanto è lo spavento nel vederla armata, come un tempo, di accetta, che essi decidono di allontanarsi per sempre.
Spero che come la vedova anche voi non abbiate creduto ai fantasmi, ma come la vedova ne abbiate 'sfruttato' la fama per uno scopo preciso.

Logos ha scoperto Van Allsburg. Evviva! A distanza di sei mesi dalla pubblicazione de Il fico più dolce, il libro tutto viola, e di Jumanji ora questa nuova storia, tutta nera. Costruita con i medesimi ingredienti: il mistero, il colpo di teatro finale, un'immaginario fervido cui attingere a piene mani, delle illustrazioni indimenticabili e  un significato profondo.
In tale prospettiva mi pare un racconto emblematico per andare a ragionare sul pregiudizio e su come esso si nasconda dietro ogni angolo di casa. 
Il 'dalli all'untore' che diffondono i vicini di casa nei confronti della scopa magica porta in sé il pericolosissimo seme della persecuzione, del fanatismo, dell'odio indiscriminato verso chi è diverso da te. E la storia dell'umanità è piena di casi esemplari, purtroppo.
Ma fortunatamente ci sono persone come la vedova che, forse per la sua innata gentilezza, sanno guardare al di là del pregiudizio e allora curano e nascondono -come ha fatto lei con la strega e la sua scopa- ebrei nelle loro cantine, difendono in un tribunale di bianchi contadini di colore, tirano a bordo dei loro pescherecci naufraghi scivolosi e intrisi di carburante...
Tutti questi hanno uno scopo nella loro vita: essere uomini!



Carla

mercoledì 2 ottobre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


C'È SPAZIO PER TUTTI

La mia scuola ha un nome da maschio, Susanna Mattiangeli, Augustín Comotto
Lapis Edizioni 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Per imparare le cose grandi va bene anche una scuola piccola. In certe classi la mattina presto entrano i ciclopi e poi dopo pranzo arrivano le balene.
Allora i maestri dicono stringiamoci un po' e alla fine c'è spazio per tutti."

La scuola è femmina, nonostante abbia un nome da maschio. E ha la voce squillante da campanella. Ha un odore sempre diverso e mischiato. E allora se la immaginiamo come una persona c'è da chiedersi che cosa le capiti, che cosa decida di fare, quando è vuota, senza bambini. Rimane sempre lì ferma ad aspettare i piccoli ogni mattina, o va in giro di nascosto la notte?


La scuola può essere vista da dentro e da fuori: i genitori la vedono dall'esterno, mentre i maestri la guardano sempre da dentro. La scuola può avere forma diversissima e non è sempre un edificio: può essere scuola anche un albero o un muro.
Ma la scuola a forma di scuola (o di scarpone o di torta) è quel luogo dove non si sta troppo a lungo da soli, dove si fa festa e dove, dopo la festa, gli oggetti smarriti trovano cura e accudimento.
Ma poi la scuola finisce e occorre mettere un punto per poi ricominciare da capo l'anno successivo: si sa, gli esami non finiscono mai...


Nello scorso gennaio Susanna Mattiangeli, con la stessa lucidità visionaria di La mia scuola ha un nome da maschio, aveva studiato la maestra (Come funziona la maestra, Il Castoro 2013); l'aveva misurata, collocata nel suo spazio di azione, ne aveva studiato i movimenti, l'aveva descritta, cogliendone con poesia l'essenza profonda.
Ora tocca alla scuola. Se la maestra era descritta un po' come si analizzerebbe un oggetto -un quaderno, a righe o a quadretti- per converso qui la scuola viene raccontata come una creatura vivente e quasi se ne percepisce il respiro...
Alcune verità importanti, alcuni snodi di senso sono 'incastonati' in un tessuto linguistico che tanto ricorda quello ingenuo e puro di un ragazzino. E tanto ci fa ridere.


Ve ne elenco alcuni che mi hanno colpito particolarmente:
1) I genitori la guardano da fuori, i maestri da dentro.
2) La scuola è a volte la strada o un albero o un muretto.
3) Nella scuola c'è spazio per tutti, balene comprese.
4) In gita le materie diventano amiche, e noi anche.
5) I bambini sono tanti ma a volte sembrano di più.
6) A scuola si sta tutti insieme e si condivide il banco, le idee, i segreti e i pidocchi.
7) A scuola niente resta solo per molto, neanche le puzze o i profumi...


Un libro che apre una finestra su alcuni temi che vale la pena di 'mettere sul tappeto' da parte dei maestri con lo scopo di avviare con i propri alunni una bella e vivace discussione di classe.
Se fossi maestra metterei sotto un faro illuminato la seguente frase:
A scuola stiamo tutti insieme. Parliamo, ascoltiamo, dividiamo il banco e la pizza.

Carla

Noterella al margine.Tanto mi parevano in sintonia le visioni 'aeree' che Carrer ha usato per disegnare la sua idea di maestra, tanto qui mi paiono 'terreni' i disegni di Augustín Comotto. Non li vedo mai decollare...