mercoledì 15 gennaio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


FAR BRUTTI PENSIERI

Sciocco Billy, Anthony Browne
Donzelli 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Billy era un tipo un poco pensieroso.
Faceva brutti pensieri su tante cose...
Ne faceva sui cappelli e ne faceva sulle scarpe.
Billy faceva brutti pensieri sulle nuvole e sulla pioggia.
Billy faceva brutti pensieri anche sugli uccelli giganti."


Povero Billy! Ogni sera, nel suo letto, fa brutti pensieri su un sacco di cose che normalmente pensiero non danno. Ma con Billy, fortunatamente, ci sono mamma e papà che ogni sera lo rassicurano perché i brutti pensieri sono solo frutto dell'immaginazione e che nulla di male può accadergli visto che loro sono sempre lì con lui.
I brutti pensieri di Billy, però, continuano quando Billy dorme a casa d'altri, come per esempio a casa dei nonni. E è proprio la nonna a rassicurare Billy sul fatto che anche lei in passato aveva fatto brutti pensieri e che non deve per questo sentirsi uno sciocco. Lei la soluzione l'aveva trovata nei piccoli scaccia pensieri: pupazzetti tutti colorati che, messi sotto il cuscino, hanno la capacità di attirare su di sé i brutti pensieri. 


Così i pupazzetti che la nonna regala a Billy finiscono subito sotto il cuscino e Billy dorme come un ciocco e la sera dopo come un sasso.
Ma già la terza sera si riaffaccia un brutto pensiero: come fanno adesso quei poveri pupazzetti con tutti quei brutti pensieri che lui gli ha raccontato per poter dormire sonni tranquilli... Non è giusto nei loro confronti.
Ma la soluzione era lì a portata di mano, e Billy la trova.
E da quella notte in poi dormirono tutti felici e contenti.


Piccoli pupazzetti fatti in Guatemala con scarti del legno e fili colorati: tutti noi li abbiamo avuti. Conservati dentro altrettanto colorate scatoline di balza, gli scaccia pensieri negli anni passati nelle nostre case sono stati impiegati in varissimi modi e qualcuno li ha anche messi sotto il cuscino come hanno fatto Billy e la nonna.
Anthony Browne e l'infanzia. Un altro bambino che si cimenta con l'inquietudine: tema caro a questo grande maestro dell'immaginazione.
Silly Billy, il titolo in inglese funziona decisamente meglio di quello italiano (non sarebbe stato più carino chiamarlo Sciocco Checco?), non combatte contro i mostri, ma contro quella paura sottile che ci gela il sangue e che si insinua sotto le le coperte; lui prova timori veri, come quello che noi tutti abbiamo provato da piccoli, dormendo per esempio in un letto troppo grande, con molte coperte fredde intorno: un letto che non è il nostro...


La paura si combatte raccontandola. Raccontarla agli scaccia pensieri è solo uno dei tanti modi, un modo come un altro di 'passarla' di 'confidarla' a qualcuno più forte di noi che, condividendola se ne fa in parte carico.
Io non so se nei banchetti dei mercati, quelli che vendono artigianato del Latino America, si possono ancora trovare i piccolissimi e coloratissimi scaccia pensieri. Nel caso li trovaste, comprateli e avrete la certezza di aver scacciato quanto meno un brutto pensiero del signore che ve li ha venduti: oggi lui e la sua famiglia saranno un po' meno poveri di ieri...

Carla

Noterella al margine. Nel caso invece al mercato non li trovaste: mettete voi, il vostro orecchio scacciapensieri sotto il cuscino del vostro bambino, metaforicamente parlando, si intende!

lunedì 13 gennaio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ELOGIO DELLA BUGIA

Non ho fatto i compiti perché..., Davide Calì, Benjamin Chaud
Rizzoli 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Non ho fatto i compiti perché...un aeroplano carico di scimmie è atterrato in giardino. Un robot impazzito ha distrutto la nostra casa. Gli elfi hanno nascosto tutte le mie matite..."

Queste, le prime tre fantasmagoriche scuse inventate da questo ragazzino elegante ed azzimato, in abito gessato e scarpe scure, dai capelli sempre 'pettinati' dal vento. Al cospetto di quella maestra così tanto più alta di lui, e così tanto sospettosa, il ragazzo mette in moto la sua più fervida fantasia e snocciola ventisei ragioni non esattamente plausibili per giustificare il fatto che non abbia fatto i compiti assegnatigli. Dopo le scimmie dal cielo e gli elfi ladri, arrivano i Vichinghi, detenuti evasi, un famoso regista in cerca di location adatte per il suo film, strani uccelli sul tetto e le piante carnivore in salotto...Ma la colpa è anche un po' di Robin Hood, o del petrolio in giardino o del nonno con la sua fragorosa band. Senza contare tutti gli episodi luttuosi che hanno visto gatti, cani e conigli di famiglia fare una brutta fine. E in ultimo ci si è messo anche quel tornado!


Piccolo vademecum della menzogna, utile strumento per bambini a corto di inventiva il lunedì mattina di ritorno a scuola dopo il fine settimana. Scuse lacrimose: ero al funerale del mio gatto; scuse propositive: io e mio fratello siamo stati scritturati da un circo; scuse patetiche: ho dovuto sacrificare i miei quaderni e bruciarli nel fuoco perché avevamo finito la legna per scaldarci...
In una sequenza sempre più esilarante, questo libro dovrebbe essere a disposizione di ogni bambino vessato dai compiti di maestre troppo esigenti.
Io ricordo con chiarezza di quanto mi arrampicassi sugli specchi per potermi concedere qualche ora di gioco in più, sottraendola ai miei doveri di brava scolara. Alla maestra d'inglese dicevo che non avevo potuto studiare perché avevo catechismo e al catechismo raccontavo che avevo dovuto studiare inglese. Il gioco era fatto fino al momento fatidico in cui le due informazioni giungevano alle orecchie della stessa persona: mia madre. 


Ma la bugia è insita in ogni essere umano come scudo di difesa, a protezione. È vero che ci sono bugiardi di professione, e bugiardi per passione, ma esistono anche - e sono la maggior parte - bugiardi d'occasione. Sono coloro i quali inventano panzane solo allo scopo di proteggere - magari in modo goffo e sbagliato - qualcosa che ritengono un loro diritto. Questi ultimi sono innocui per l'umanità, forse solo un po' codardi, perché le loro bugie servono solo a salvarli da un sopruso.
Lo so che non è cosa buona e giusta giustificare la bugia o tessere le lodi di taluni bugiardi, ma in qualche modo mi sento di dover prendere le parti di questa categoria cui fieramente appartengo.
Sono bugiarda, figlia di bugiardo, o per meglio dire, di grande fantasista!!
Per questo motivo apprezzo l'inventiva di questo ragazzino che con faccia di tolla sostiene lo sguardo e il piglio arcigno della maestra (e apprezzavo l'inventiva di mio padre quando le sparava grosse). Apprezzo il suo modo di pensare 'in grande', la sua noncuranza nei confronti dell'assurdo. Anzi, concordo con il piccolo protagonista sul fatto che sia proprio l'assurdo a rendere credibile il bugiardo fantasista.
Librino in cui si ride dal principio alla fine, leggendo le panzane sempre più divertenti di Davide Calì e guardando i disegni esilaranti e molto 'animati' di Benjamin Chaud che avevamo già visto in azione qui.
Libro che dovrebbe pendere davanti a ogni porta di classe elementare, legato a un cordino, per veloci quanto salvifiche giustificazioni.



Carla

sabato 11 gennaio 2014


LINGUARDI O SAVOIATTI?

C’è un’antica questione tra me e i savoiardi.
Sono biscotti che mi ricordano l’infanzia: mia madre li usava per montare la zuppa inglese e le charlotte e io li inzuppavo nel latte. Erano savoiardi industriali che, con una bagna adeguata, davano ai dolci quella consistenza morbida che quasi non aveva bisogno di essere masticata.
Al corso di pasticceria, tra i vari biscotti, abbiamo preparato anche loro.
Qualche settimana fa ho provato a farli con risultati deludenti. Non mi sono data per vinta e oggi ho riprovato: è andata meglio, sono buoni e ‘sanno’ di savoiardo, ma l’aspetto è ancora uno strano miscuglio tra il biscotto piemontese e la lingua di gatto.




Ecco gli ingredienti:
tuorli 100 gr (sono circa 5-6 tuorli)
zucchero 45 gr
scorza grattugiata di un’arancia (la ricetta prevede la bacca di vaniglia ma io preferisco l’arancia)
albumi 150 gr
zucchero 40 gr
farina 65 gr

fecola di patate 25 gr

Prima di tutto occorre pesare tutti gli ingredienti poiché la lavorazione dev’essere piuttosto veloce. Setacciate insieme farina e fecola. Accendete il forno a 170°C.

Bisogna montare i tuorli con lo zucchero e la scorza di arancia. Vanno montati a lungo (almeno 15 min) fino a quando il composto ‘scrive’.

Subito dopo montate a neve fermissima gli albumi con lo zucchero.
Ora arriva la parte più difficile!
Bisogna unire ai tuorli una parte degli albumi montati facendo un movimento dal basso verso l’alto affinché l’aria inserita non fuoriesca.
Si aggiunge poi una parte di farina e fecola e quindi ancora albumi.
Unite infine la polvere rimanente e terminate con il residuo di albumi.
Tutto ciò sembra facile, ma non lo è... Perché bisogna essere veloci ed efficaci nel movimento per evitare di smontare il tutto.
Dopodiché inserite il composto in un sac à poche con bocchetta liscia e fate dei bastoncini su una teglia coperta di carta da forno. Lasciate parecchio spazio tra l’uno e l’altro perché crescono (o meglio dovrebbero crescere) parecchio in cottura.Spolverizzate abbondantemente con zucchero a velo. 
Mettete in forno per 20 min.
Buona fortuna!


Lulli

giovedì 9 gennaio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


IL SENSO CHE ABBRACCIA

La prima volta che sono nata, Vincent Cuvellier, Charles Dutetre
Sinnos 2013


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"La prima volta che ho aperto gli occhi, li ho subito richiusi. Ho pianto. Poi delle mani mi hanno sollevata al cielo e mi hanno posata fra due montagne di latte. Ho smesso di piangere e ho aperto gli occhi per la seconda volta nella mia vita.
Ho visto la luce più dolce del mondo: erano gli occhi di mia madre."


Le prime volte nella vita di un bambino, anzi di una bambina.
La prima volta che ha visto sua madre, la prima volta che ha visto suo padre. Il primo bagno, la prima pipì. La prima volta che ha mangiato i piselli. Il primo autobus. Il primo incontro con il mare, con una stella. La prima festa con troppa gente. La prima volta che lo ha visto e se n'è innamorata. La prima volta che ha cucinato 'troppo ben cotto' per lui. 


La prima volta che ha sentito 'qualcuno' nella pancia...e in ultimo la prima volta che è nata la sua bambina, cioè quando la bambina di un tempo è nata per la seconda volta.

Circolare, o per meglio dire, a spirale è il senso in cui si muove questo libro. Laddove il cerchio più grande contiene e -è proprio il caso di dirlo - abbraccia il più piccolo.


Per quel che può valere, lo considero il più bel libro del 2013!
Ne scrivo solo ora perché è un altro di quei casi di libro 'covato'. Non volevo farmi sfuggire nulla nel leggerlo e nel ragionarci su. Se l'averlo covato, non ha aiutato la tempestività, spero abbia quanto meno favorito la sintesi.
Questo è un libro intelligente, attento e sapiente, poetico, spiritoso, commovente, autentico, evocativo, utile. È un albo illustrato perfetto, in cui il dialogo tra testo è immagine è così serrato, da diventare imprescindibile.
Ma andiamo con ordine.
È intelligente e lo è fin dal titolo: ci mette subito sull'avviso che sta per essere detto qualcosa di 'insolito' e così drizziamo le orecchie e ci sintonizziamo all'attenzione. E nello scorrere della narrazione ci racconta il senso della vita, si avvolge appunto in quella spirale che è la nostra esistenza, il nostro passaggio sulla terra, il nostro tempo.
È attento e sapiente perché concentra l'attenzione su nodi fondamentali di un'esistenza e lo fa con grande cognizione di causa. E, per di più lo fa con una sensibilità e in una chiave di lettura piuttosto 'femminile', sebbene sia stato scritto e illustrato da maschi.
È poetico nel suo concetto di fondo, ovvero quello di partire da una nascita per arrivare ad un'altra, in un percorso 'amoroso' che si disvela solo alla fine. E lo è altrettanto in alcuni momenti, ma forse dovrei dire molti...
La prima volta che ho camminato, sono caduta. La prima volta che sono caduta mi sono rialzata, la prima volta che mi sono rialzata, ho camminato...


La prima volta che un ragazzo mi ha baciata, è stato dietro un albero. Mi ha preso tra le sue braccia e mi ha avvolto fra i suoi rami...


È spiritoso nel suo leggere il mondo con quella leggera ironia, quasi inconsapevole, che hanno spesso i bambini e solo talvolta gli adulti.
La prima volta che ho ballato con un ragazzo, gli ho pestato i piedi. D'altronde aveva i piedi grandi.


È commovente e lo è per tutti quelli che lo leggono, ma ognuno prova in punti diversi del libro la sensazione delle lacrime che serrano la gola. Ognuno pesca, leggendolo, nel proprio passato, nel proprio vissuto e riconosce in un episodio il proprio punto di massima emozione, sia essa nostalgia, o struggimento, o felicità o tenerezza.
E da questa considerazione si può facilmente stabilire che se il libro sa essere commovente, sarà anche autentico, in grado di toccare le nostre corde più segrete e nell'aver colto quelle che sono le svolte importanti nella crescita di un individuo.
È evocativo perché ad ogni pagina solletica in noi il ricordo delle nostre prime volte. Ci chiama dentro a riflettere sul significato che hanno 'le prime' esperienze, sull'impronta che hanno lasciato e lasciano nel nostro percorso di formazione.
E in questo senso è utile perché, per i suddetti motivi, può aprire numerosi percorsi di riflessione e di confronto con i bambini cui lo si legge. Ma non solo. È un libro ideale per creare un terreno di scambio tra persone: da una discussione in classe con bambini di prima elementare fino a leggerlo con un gruppo di amici adulti in una serata in cui si è in vena di ricordi...
Tutto quello che ne verrà fuori non potrà che essere bello!

Carla

Noterella la margine. Vanno ringraziate in modo puntuale Della Passarelli, che lo ha pubblicato e Teresa Porcella, che lo ha curato. Delle loro scelte editoriali, io mi fido sempre. Raramente sbagliano il tiro.


martedì 7 gennaio 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


FAI QUALCOSA!
The Sign on Rosie’s Door, Maurice Sendak 
Harper Collins Publishers 1988
Sarà perché da bambina avevo spesso di che annoiarmi (e dunque ero costretta ad inventare strategie per intrattenere me stessa), sarà perché ho da ultimo attuato quello che chiamano “downshifting” (lasciando molto prima del tempo un lavoro dipendente, nonché abbandonando la città per vivere in un minuscolo borgo tra mare e colline)… fatto sta che, rileggendolo, ho trovato che questo libro di Sendak è di fatto un vero inno all’approccio minimalista e attivo alla vita, fondato sull’uso di pochi mezzi e di grandi risorse d’immaginazione e d’inventiva.
Rosie è una bambina sveglia e propositiva, una capo-banda che coinvolge immediatamente e con poche battute, con spunti veloci gli abituali compagni di gioco. Sulla porta di casa affigge un cartello “SE VUOI CONOSCERE UN SEGRETO, BUSSA 3 VOLTE”. Una calamita irresistibile che invita a scoprire nuovi mondi. Quando Kathy bussa e chiede conto del mistero, la risposta è surreale ed eccitante: “Non sono più Rosie, sono la bella cantante Alinda… e una volta o l’altra mi esibirò in un grande musical!”. “Quando?” chiede Kathy curiosa e vagamente sbigottita. “Adesso, giù in cortile, vieni con me?”.
 

Rosie inscena finzioni tanto folgoranti quanto incredibili, trascina gli amici nella pantomima, accende in quattro e quattr’otto la febbre del gioco. Poco importa che arrivi il piccolo Lenny, vestito da pompiere, ed eserciti ripetutamente un’azione di disturbo, cercando di distogliere gli astanti dal teatrino musicale… Rosie rilancia e gli soffia il cappello, arrampicandosi in cima alla piramide umana necessaria a recuperarlo sul davanzale della finestra, dove Lenny il gradasso l’ha incautamente gettato.
 

Da un giorno all’altro i bambini salutandosi si danno appuntamento per una nuova sessione di divertimento. Ognuno a casa sua, sopporteranno dunque intervalli di solitudine tediosa. E quando la stessa Rosie dice alla mamma “Non ho niente da fare…” riceve una risposta semplice e geniale “Bene, fai qualcosa”. Allora Rosie scarabocchia qualcosa sulla porta d’ingresso e, beninteso, la mamma né si scompone, né la sgrida, anzi la incoraggia “E’ carino… e ora… trova qualche altra cosa da fare”.
 

In queste scarne e poche battute si condensano lo spirito libero e fecondo di Sendak, l’invito – in chiave nemmeno troppo larvatamente pedagogica – a lasciar cuocere i bambini nel loro brodo provocandoli bonariamente, suggerendo loro con due parole la possibilità che ci si possa sempre, anche con poco, divertire creando. Un divertimento attivo, cioè, partecipe e spontaneo, che non chiede grandi mezzi, tecnologie o scenari d’eccezione. L’invito che quella di fare qualcosa diventi un’abitudine per i piccoli, una costante, un mantra… non ossessivo, ma certamente ricorrente.
Il giorno dopo Rosie ritrova gli amici e li coinvolge col suo piglio da condottiero in nuove, esilaranti avventure. Il tratto elegante e spiritoso di Sendak riproduce il godimento ludico in tante facce e pose buffe, un’agile carrellata di monelli in azione, canti, balli, lotte e giravolte, un inno alla libertà del corpo, oltre che della mente. Lo spirito del gioco accompagna Rosie anche quando fa ritorno a casa e bussa alla porta fingendo di essere questa o quella. E la mamma, vigile e sapiente, ancora una volta la asseconda e la stimola, stando allo scherzo. Molto di più. Perché quando è ora di dormire e trova Rosie acciambellata sullo scendiletto, mentre il gatto ronfa tra le lenzuola… non batte ciglio. Chiede “Perché te ne stai sul pavimento cara?” e, sentendosi rispondere “Perché sono un gatto addormentato”, con grande intelligenza si limita ad augurarle la buona notte e a chiudere la porta. Un gesto di rispetto profondo che, contemporaneamente, apre un’infinita gamma di possibilità inventive, tutto quello, a ben pensare, di cui i bambini hanno davvero bisogno. Un orizzonte sgombro da sciocchi divieti. Soprattutto, la possibilità sempre data di fare qualcosa – qualcosa di speciale - persino di un nonnulla.
Felice anno a voi tutti.
 

Daniela (Tordi)


domenica 5 gennaio 2014

RIVELAZIONI GASTRONOMICHE


RÉVÉLATIONS GASTRONOMIQUES

Questo è il bel titolo di un libro del 1995 di Hervé This pubblicato l’anno successivo in Italia da Jaca Book.
L’autore è ingegnere fisico-chimico e si occupa soprattutto di cucina molecolare, cioè dello studio dei fenomeni chimici che determinano le trasformazioni degli alimenti durante la loro preparazione.
Nell’introduzione This scrive che nella scrittura del suo libro ha cercato di ottenere alcune caratteristiche fondamentali: un testo affidabile, sobrio (infatti non ci sono fotografie dei piatti), pratico. Le ricette sono infatti suddivise in tante tappe (evidenziate in neretto), ognuna delle quali possiede commenti e descrizioni fisico-chimiche delle operazioni effettuate (in caratteri normali).
Possiedo Rivelazioni gastronomiche da molti anni; mi piace molto perché, secondo me, la consapevolezza di quello che accade mentre compiamo una determinata azione durante la preparazione di un piatto, ci fa ottenere risultati migliori.

Ieri ho provato a preparare un dolce importante per un compleanno altrettanto importante.
This lo chiama Fondente all’arancia.
Ogni ricetta è preceduta da una citazione e da una breve introduzione che spiega qual è l’argomento principale trattato. In questo caso si tratta della cosiddetta pasta genovese, ovvero un pan di Spagna con l’aggiunta di burro, e l’argomento è come produrre una spuma che sia stabile.
Ecco la ricetta (con alcune mie piccole varianti).

Questi gli ingredienti:

per la pasta genovese:
4 uova
125 gr di zucchero
20 gr di burro
125 gr di farina

per la crema:
3 tuorli d’uovo
250 gr di zucchero
1 baccello di vaniglia
1 quarto di litro di latte intero
40 gr di amido di mais
mezzo litro di panna fresca
2 fogli di gelatina (o colla di pesce)

per le arance candite:
1 litro di acqua
5 piccole arance
200 gr di zucchero


Il giorno prima ho preparato la genovese e le arance candite:
Mettete sul fuoco un pentolino con le uova, lo zucchero e un pizzico di sale. Sbattete con la frusta fino a quando il composto avrà raggiunto i 45°C (occorre un termometro che si può trovare anche da Ikea al costo di 7 euro).
Togliere dal fuoco e montare con le fruste elettriche o, meglio ancora, nella planetaria (macchina che consente di montare, impastare e amalgamare. Si chiama così perché il movimento dell’elemento centrale simula i moti di rotazione e rivoluzione dei pianeti rendendo più efficace l’operazione). Sono necessari almeno venti minuti di lavoro prima che il composto sia montato: sollevando lo sbattitore il filo di impasto deve restare in sospensione sul resto ovvero deve ‘scrivere’.
A questo punto si aggiunge velocemente (per evitare che si perdano le bolle d’aria introdotte) il burro sciolto e la farina setacciata.
Versare il composto in una teglia di 20 cm di diametro imburrata e infarinata e cuocere a 180°C per 25 min.

Tagliate le arance in rondelle molto sottili, senza sbucciarle. Fate bollire l’acqua con lo zucchero, aggiungete le rondelle e fate cuocere a fuoco basso per 2 ore.
Dopo la cottura, lasciate riposare per tutta la notte. This scrive “Lo zucchero dello sciroppo estrae l’acqua delle cellule vegetali, cosa che distrugge queste ultime e rende più tenere le parti dure.
Contemporaneamente lo sciroppo si profuma”.


Mettete a bagno in acqua fredda i fogli di gelatina.
Per la crema occorre portare a ebollizione il latte. Nel frattempo con le fruste elettriche montate per qualche minuto i tuorli con lo zucchero, aggiungete i semi della vaniglia e l’amido.
Quindi versate il tutto sul latte in ebollizione e fate cuocere, mescolando costantemente, per un minuto.
Strizzate i fogli e uniteli alla crema che farete raffreddare in un bagnomaria ghiacciato.
Mettete da parte le rondelle di arancia meglio riuscite e tagliate a pezzettini le altre che metterete nella crema una volta raffreddata.

Montate la panna e unitela con delicatezza alla crema.

Prendete il disco di pasta. Tagliate la parte superiore e mettetela da parte. Dividete in due quello che rimane.
Prendete un cerchio di metallo di 20 cm di diametro e mettete all’interno la metà inferiore della genovese imbevuta dello sciroppo all’arancia.
Mettete metà della crema e ricopritela con la seconda metà della pasta, a sua volta imbevuta di sciroppo e terminate con uno strato di crema.



Disponete sulla superficie le rondelle tenute da parte.

Lasciate riposare in frigo per almeno mezza giornata prima di togliere il cerchio.

Una volta tolto ho messo un po’ di crema anche sul bordo esterno, ho sbriciolato la parte superiore della genovese messa da parte e ho fatto aderire le briciole al bordo della torta.


Non siate frettolosi sul tempo di riposo della torta”, scrive This,
“Capisco la vostra impazienza, ma si deve lasciare alla pasta genovese il tempo di assorbire i liquidi in eccesso e alla crema il tempo di rapprendersi bene grazie alla gelatina inserita nell’impasto. Se non lasciate riposare a sufficienza la torta prima di toglierla dal cerchio, la vedrete afflosciarsi”.


Nota a margine:
La torta è molto buona per il contrasto tra la dolcezza della crema e il sapore lievemente acido delle arance candite. Non è quindi stucchevole nonostante la panna.



Lulli

sabato 4 gennaio 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


SUPEREROI

Dopo aver espresso le mie perplessità nei confronti di scrittori che si reinventano autori per ragazzi, mi devo ricredere con Gianluca Morozzi e il suo Marlene in the sky, anche se...
Si tratta di un romanzo breve dedicato a ragazzi/e appassionati di fumetti, quelli, per intenderci, in stile Marvel, popolati da superoi e avventure mozzafiato.
La storia è ambientata a Bologna e questa ambientazione è particolarmente felice, rende ancora più stralunato lo svolgimento dell'azione.
I protagonisti sono due adolescenti 'sfigati': lui, zoppo, mingherlino, Miki; lei, Marlene, sovrappeso, molto sola e con degli orridi capelli rosa. Amici per la pelle, condividono terrificanti esibizioni di poesie d'avanguardia e la passione per i fumetti, di cui sono fini conoscitori.
Grazie al nonno di Marlene, in contatto medianico con la defunta moglie, per i più fuori di testa, la ragazza riesce ad entrare in possesso di un potente talismano in grado di esaudire ben sette desideri.
Quale desiderio più grande che trasformarsi in supereroi? Marlene decide di trasformarsi in un potente supereroe, chiamato col titolo di una canzone della sua band preferita, un eroe maschio, con imponenti pettorali e un bel po' di superpoteri. Proprio quello che ci vuole per annichilire tutti i molesti compagni di scuola. Anche Miki non è da meno e dopo aver recuperato il perfetto uso della gamba, si dedica a costruirsi una discreta gamma di doti supernaturali.
Ma un eroe esiste nella misura in cui ha dei nemici formidabili da combattere. Da qui si sviluppa la parte più divertente della trama con risvolti imprevedibili, in cui entra anche un terzo personaggio, la bella e ambigua Nanami, compagna di classe dei nostri due protagonisti.
Storia davvero divertente, spigliata, narrazione scorrevole e coinvolgente, andrebbe tutto molto bene se non ci fosse un problema: oggi i ragazzini diventano fruitori di fumetti classici, quindi non di manga, ben oltre i dodici/tredici anni che sembrano essere il target naturale di questa storia. Se la situazione descritta, coppia di amici 'isolati', compagni di scuola insopportabili, famiglie più o meno assenti, ambientazione da periferia urbana funzionano perfettamente, il linguaggio scelto qua e là travalica i confini della storia per ragazzi.
Anche la copertina scelta dall'editore, Gallucci, infantilizza un testo che potrebbe tranquillamente andare in uno scaffale dedicato ai teenager.
Questa ambiguità in qualche modo limita la fruibilità sia da parte di ragazzini delle medie, che di quelli più grandi.
Peccato, la storia è originale, divertente, con un ritmo sostenuto e accuratissimi riferimenti fumettistici. Un finale davvero sorprendente meritava un'attenzione migliore.


Eleonora

Marlene in the sky”, G. Morozzi, Gallucci 2013.


giovedì 2 gennaio 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

Rispetto ai libri che trovo migliori ho un duplice atteggiamento: o ne scrivo subito sull'onda dell'entusiasmo, oppure li 'covo' perché penso meritino più cura di altri. Questo è il caso di un libro a lungo 'covato'.


FAI LA COSA GIUSTA!

E se nessuno mi becca? Bruce Weinstein, Tuono Pettinato
Il Castoro 2013


DIVULGAZIONE PER GRANDI (dagli 11 anni)

"A volte la vita è come un gioco del luna park, elettrizzante ma imprevedibile: uno si immagina di essere più o meno in grado di gestire tutto ciò che la vita gli riserva e invece i problemi sembrano saltar fuori senza una logica. La verità è che , se non hai una strategia per affrontare i dilemmi di fronte ai quali ti pone la vita, finisci per dare martellate a casaccio, con poche probabilità di successo."

Martellate a casaccio come il gioco del luna park, Colpisci la talpa: una talpa meccanica che devi colpire in testa con un martello di gomma per farla sparire, ma lei, o meglio le sue omologhe, meccaniche anch'esse, spuntano laddove meno te lo aspetti e beccarle nuovamente sulla testa per farle scomparire è un'impresa quasi impossibile.

Prevedere da dove arrivino, siano esse talpe meccaniche o situazioni difficili nella vita, non è possibile. Ma se per le talpe è solo una questione di velocità e fortuna, nella vita i dilemmi possono essere affrontati con qualche arma in più.
Per 'armarsi' occorre per prima cosa provare a rispondere a una domanda, semplice solo in apparenza, Cosa devo fare? o, in altre parole, Qual è la cosa giusta da fare?
Alle volte non sappiamo proprio cosa dobbiamo fare in quella determinata circostanza, altre volte lo sappiamo ma ci manca il coraggio per farlo...
Organizziamoci, dunque e troviamo i nostri punti di riferimento: un codice di regole, delle linee guida per avere un comportamento adeguato all'interno di un gruppo che ci faccia vivere in armonia in un giusto equilibrio tra la cura di noi stessi e quella nei confronti del prossimo.
Dopo aver rimosso alcuni luoghi comuni (per l'esattezza tre), come per esempio Se è legale è giusto, se è illegale è sbagliato, portando ad esempio il caso di Rosa Parks, oppure Lo fanno tutti quindi deve essere giusto, oppure ancora il tanto in voga: Mi fa star bene quindi vuol dire che è giusto.

E dopo aver fissato alcuni importanti principi (per l'esattezza cinque, con alcuni sottoprincipi correlati) il libro entra nel vivo, nella vita vera. Dieci grandi contenitori di situazioni, divise per ambiti e tipi di relazioni: gli amici, il lavoro, l'amore, lo sport, la droga, il web, solo per citarne alcuni.
All'interno di ognuno di questi capitoli si delineano circostanze plausibili, situazioni reali in cui ognuno di noi può riconoscersi o, addirittura, può già aver sperimentato in prima persona nel corso della propria vita.
Si può lasciare la fidanzata con una email? Devo dire alla mia amica ciò che la gente pensa di lei? Cosa c'è di male se entro al cinema senza pagare? Che cosa c'entro io se è un altro a imbrogliare? Può succedere di lavorare troppo? Cosa mi spetta se faccio la cosa giusta?
Accanto alla grande domanda che si nasconde dietro ogni singola situazione, si mettono in luce una serie di soluzioni tra loro alternative e, talvolta, divergenti tra loro: una sorta di quiz a scelta multipla. Sta a noi ragionarci sopra e trovare la risposta che più si cuce su di noi o, ancora meglio, trovarne ancora altre alternative, ma frutto di una nostra personale rielaborazione del problema.
Questo non è un libro di regole, ma piuttosto un terreno comune di riflessione. Un libro che accende il ragionamento, la discussione, il confronto, la consapevolezza, la coscienza, la maturità: tutti ''martelli di gomma' che ci possono tornare utili nell'affrontare le nostre quotidiane talpe meccaniche nel loro saltar fuori all'improvviso, qui e là.

Il fattore che mi ha legato in modo indissolubile (a tal punto di pensare di proporlo come comune terreno di confronto con i ragazzi per uno dei miei percorsi di lettura che faccio nelle scuole) a questo libro sta principalmente in tre fattori: l'estrema chiarezza di organizzazione di ragionamento (raro segno di grande elaborazione a priori), l'onestà nell'essere una riflessione fatta da un adulto che si sta consapevolmente prendendo le proprie responsabilità nel ragionare (e far ragionare) con un pubblico di ragazzi e adolescenti (trovo pedagogicamente efficace non aver paura di lavorare sul presente guardando al futuro), la grande modestia nel proporre soluzioni che lasciano aperte molte alternative a chi lo legge. Quest'ultimo punto è quello che mi ha colpito maggiormente e mi ha acceso l'interesse in modo definitivo: spesso io stessa non mi sono trovata d'accordo con alcune soluzioni o spunti di riflessione suggeriti e, naturalmente, ho cominciato a 'dialogare', ad 'argomentare' con il libro...Credo di aver fatto la cosa giusta.

Carla

Noterella al margine: È nato un blog curato da Annalisa Strada su questo libro. Quale terreno più congeniale per far nascere la discussione?





mercoledì 1 gennaio 2014

ECCEZION FATTA


GRAZIE, LUIS!


Se qualcuna/o di voi ancora si sta chiedendo a che servono i librai, la risposta è presto detta: a vendere, nei limiti dei possibile, buoni libri, a mettere un limite alla stupidità dilagante, a frenare l'impero del merchandising che sta invadendo le librerie con tonnellate di 'oggettini' legati a questo o quel programma dedicato ai bambini e alle bambine. Si potrebbe dire, parafrasando Marguerite Yourcenar, ad arginare il sopraggiunto inverno dello spirito.

Dove si vede la differenza? Eccola qua: mentre nelle librerie cosiddette di catena, ma non solo, si predilige la vendita facile, quella che non richiede la mediazione di un libraio/a, o si organizzano gli spazi espositivi affittandoli a grandi gruppi, in altre librerie ancora è possibile vedere all'opera libraie/i, che magari cercano di costruire e consolidare lettori, scelgono libri, alcuni ne rifiutano o, in ogni caso, ne limitano l'esposizione, promuovendo, magari, quella di altri titoli, altri editori, resistendo alle sirene del libro autovendente.

Per fortuna ci sono libri che ci aiutano nel nostro lavoro, libri 'facili', perché trainati dal nome del loro autore e dall'ampia leggibilità, ma che hanno una storia da raccontare e sanno come raccontarla; sono libri che fanno argine alla marea di prodotti mediocri se non infimi, spinti solo dalla pubblicità e dai programmi televisivi, oggetti che del libro hanno solo l'aspetto. Per questo ringrazio Luis Sepúlveda, perché col suo ultimo libro, Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza, ha ancora stracciato, nella libreria in cui lavoro, le Violette e le Peppe, relegate al ruolo che dovrebbero avere. La storia della lumaca, infatti non è solo in testa alla classifica dei più venduti, fra i libri per ragazzi, del mese di dicembre, tanto da entrare nella classifica generale, ma è anche il libro per ragazzi più venduto del 2013, seguito a ruota dal Diario di una schiappa nelle sue diverse versioni. Violetta. Diario di un successo, che credo abbia spopolato nelle rilevazioni ufficiali, non va oltre il ventesimo posto, mentre il fenomeno del maialino grufolante si sparpaglia su alcuni libri e tanti meravigliosi e inutili oggettini. Anche il topo Stilton nel mese di dicembre è ricomparso, sospinto da letterine di Natale inconfutabili.
Ma le nostre vendite hanno anche premiato libri come Il mistero del London Eye, per il secondo anno consecutivo, o L'indimenticabile estate di Abilene Tucker, i bellissimi Mappe e Zoottica, l'intramontabile Libro selvaggio, il sognante Una splendida notte stellata. Piccoli editori e grandi editori, novità fresche di stampa e long seller, narrativa, divulgazione, libri illustrati.

Quindi tanta fatica, nell'andare ostinatamente contro corrente, è stata premiata; ancora una volta, in una grande libreria indipendente, abbiamo dimostrato che si può essere indipendenti per davvero, facendo il nostro lavoro al meglio.
Non posso che ringraziare Alba, la magica libraia che a tutto resiste, ringrazio Carla per il fondamentale aiuto nel proporre 'letture diverse', ma ringrazio anche tutti gli autori e illustratori di libri buoni, discreti, ottimi, gli autori di capolavori mai dimenticati, perché loro sì, ci aiutano davvero a crescere nuove generazioni di lettori. Storie incantate, viaggi avventurosi, scoperte straordinarie che arricchiscono e allargano orizzonti. Immagini suggestive e raffinate, che fanno crescere bambini e bambine nella bellezza.

Mentre aspettiamo con gratitudine l'arrivo del nuovo Greg e il suo nuovo Diario di una schiappa, altro nemico mortale delle Violette, chiediamoci però il vero motivo per cui carta malamente stampata, personaggi stereotipati, storie inconsistenti e tanto glitter facciano presa soprattutto su bambine e ragazzine. Il bicchiere mezzo vuoto sta proprio nell'incredibile risposta che proposte 'editoriali' di tal fatta trovano ancora . Sappiamo bene che per molti librai, i libri che si vendono da soli, che non richiedono grande lavoro, che fanno entrare in libreria anche i non lettori, sono una manna dal cielo, anche se nessuno lo ammetterebbe mai pubblicamente. C'è solo un particolare: chi cresce con la sola proposta avvilente e stereotipata dei prodotti commerciali, difficilmente andrà ad ingrossare le schiere di coloro che tengono in piedi l'intera catena della produzione editoriale, i lettori e le lettrici.
Per costruire lettori ci vogliono buoni libri, anche libri difficili, come dice Beatrice Masini nella sua bella intervista.
I buoni libri dobbiamo individuarli, apprezzarli, sostenerli, proporli, difendendo la trincea della qualità.
E, cari amici editori, care lettrici e lettori, le libraie e i librai, quando sono messi in grado di espletare il loro difficile mestiere, fanno ancora la differenza.

Eleonora