mercoledì 12 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER MANI PICCOLE  E VOCI GRANDI

Tante storie di gatti, conigli, ranocchi e... Guido Quarzo, Gloria Francella
Il Castoro 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Un asino che tutti chiamavano Giacinto decise un giorno di imparare a leggere e scrivere. Così andò nella scuola e chiese alla maestra se per favore gli dava un banco e una sedia. 'Certamente' disse la maestra. Però nella scuola non c'era nessun banco abbastanza grande per l'asino Giacinto e nemmeno si riuscì a trovare una sedia adatta."


Allora a Giacinto venne la bella idea di uscire dalla classe e di affacciarsi alla finestra per poter ascoltare da lì. Ottima soluzione, pensò la maestra, se non fosse che tutti i bambini smisero di guardarla per girarsi verso la finestra. Così non si poteva far lezione. Alla maestra il merito di aver trovato la soluzione che contentasse tutti: una bella lavagna appesa all'albero perché sul prato c'è posto per tutti.


Terza fra quattordici storielline brevi brevi e semplici semplici, adatte per essere lette al momento di andare a dormire, come ci suggerisce la filastrocca introduttiva leggibile sul retro della copertina stessa.
Gatti dispettosi, pesci fifoni, conigli girovaghi, mucche grasse e ricci insonni. Sono costoro che abitano le pagine. Con un testo molto breve, che non supera mai le quattro pagine, questi libri dichiarano apertamente la loro destinazione: mani piccole e voci grandi. 




Pagine cartonate, angoli smussati, colori sgargianti persino nel taglio del libro, lo rendono particolarmente adatto ad un pubblico di piccolini che abbiano voglia di cimentarsi con le prime letture di tipo narrativo. Dismessi i libri fatti di sequenze di immagini molto realistiche, simili a fotografie, imagier, concepiti così per lettori poco più che lattanti, si può passare a quest'altra tipologia di libro costruito su brevi quanto semplici narrazioni che richiedono un tempo di attenzione limitato, quanto è quello di un bambino piccolo. Le illustrazioni si alternano al testo condividendo gli spazi sulla pagina creando un contrappunto equilibrato.
La collana che raccoglie questi libretti si chiama L'oca blu ed è curata da Emanuela Bussolati. Nuova di zecca, spicca in libreria nel suo espositore altrettanto colorato, vede per questi primi quattro titoli, autori conosciuti: Giovanni Caviezel alle prese maghi draghi e principesse, Janna Carioli che scrive su dinosauri e diplodochi, Luisa Mattia che si occupa di gru e trattori e infine il libro di Guido Quarzo, a mio parere il migliore fra i quattro per qualità narrativa complessiva, che racconta di animali. Alle illustrazioni, quattro balde fanciulle che già da tempo 'militano' con successo nell'editoria per i più piccoli.



Carla

martedì 11 novembre 2014

UNO SGUARDO DAL PONTE: libri a confronto

CREAZIONI

Di cosa sia capace la Tara Books, casa editrice indiana, diretta da Gita Wolf, ne siamo ben edotti grazie al lavoro di traduzione fatto da diverse case editrici italiane, da Lapis a L'Ippocampo, Donzelli e Salani. E' un lavoro che spesso recupera storie e leggende indiane, ma non solo, e le ripropone affiancando i testi con serigrafie raffinate che fanno di ciascun libro un'opera unica, libri interamente fatti a mano, con un livello di sapienza artigianale assolutamente unico.


Esce ora, grazie all'editore Salani, Creazione, scritto dall'artista Bhajju Shayam con la collaborazione di Gita Wolf, riferendosi ai miti cosmogonici dei Gond, popolazione indiana che ha saputo conservare le proprie tradizioni, innestandole nell'arte visiva.
Questo, dunque, è soprattutto un racconto per immagini, che raccoglie diversi miti di origine, esposti seguendo una sorta di filo conduttore, una sequenza che va dalla nascita alla morte.
Si parte con il Pesce Futuro, che simboleggia il primo passaggio della creazione, la nascita dell'acqua. Segue l'Aria, con i suoi corvi blu in cerca della terraferma. Poi, il Fango, la terra lavorata nel profondo dai lombrichi, anzi non un terra, ma ben sette tipi diversi. Poi il Tempo, che misura la vita degli uomini: giorno e notte, sole e luna, opposti fra loro così come lo sono l'uomo e la donna. 


Seme Sacro e Uovo Originario, da cui si originano la vita vegetale e animale. Poi la nascita dell'Arte, che costituisce il tratto distintivo degli esseri umani. Infine la Morte e la Rinascita, l'eterno ciclo che tutto contiene. 

 
Come ben si comprende siamo nell'ambito del mito, dove favola e sacro si mescolano. Si spiegano le origini del mondo e se disegnano i confini etici, la vita e la morte come parte di un immenso disegno di cui ciascuno di noi fa parte tanto quanto un lombrico. O un corvo blu.


Creazione, così come Garuda e la ruota del destino, ci porta dentro un universo che ha tanti punti di contatto con il nostro modo di pensare, come concepire il mondo per opposti, ad esempio, così come differenze sostanziali, come il tempo ciclico e il continuum vita morte. Queste storie sono capaci di portarci, attraverso immagini affascinanti, in profondità, là dove sussistono le domande fondamentali: se c'è un inizio, se ci sarà una fine e se noi siamo davvero liberi.
Garuda esplorava il terreno della pietà, della volontà e del destino, se siamo noi in grado di cambiarne la via. Qui ci spingiamo ai margini del mondo a guardare l'infinito.
Tutto questo ne fa libri per bambini?
Anche, perché sono comunque storie straordinarie, che aprono strade infinite piene di profumi esotici, di colori sgargianti e di belle riflessioni, per chi le vuole affrontare.

Eleonora

Creazione”, B. Shyam e G. Wolf, Salani 2014
Garduda e la ruota del destino”,R. Mohanty e S. Rao, R. Raut, L'Ippocampo 2008


lunedì 10 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TAPPI QUADRATI PER BUCHI TONDI
Macchine e invenzioni bizzarre, William Heath Robinson
Elliot 2014


ILLUSTRATO PER MEDI (dagli 8 anni)

"E' possibile giocare a tennis da un balcone all'altro? E come preparare un bagno rilassante in pochissima acqua o impiegare dieci uomini e un macigno per spremere un singolo limone? Ma potrebbe anche essere necessario estirpare una verruca, e allora non c'è niente di meglio che utilizzare un orologio, un filo, due libri, un innaffiatoio e qualche tazzina da tè."


Soluzione per guadagnare spazio: un tavolo allestito con un banchetto di nozze che si solleva sopra la testa degli invitati (perché forato ad hoc) per permettere loro di conversare senza le stoviglie in mezzo. Palestre per topi di appartamento, in cui i ladri possano esercitarsi alla difficoltosa salita tra i comignoli. Macchinetta molto simile a tosaerba per tagliare i capelli in serie ai bambini di una intera classe. Soluzione magnetica per assistere pattinatori sul ghiaccio senza essere visti. Utile sistema di depistaggio per bombe nazi che prevede lo spostamento in verticale del villaggio preso ad obiettivo.


Divise in cinque macro categorie -casa, lavoro, scuola, tempo libero e guerra- sono circa ottanta le tavole di William Heath Robinson che compongono questo insolito libro. Ogni tavola consta di una didascalia che prende molto sul serio se stessa e il contenuto dell'immagine sovrastante. E già in questo si comincia a percepire lo spirito del libro e, più in generale, lo spirito che mosse Heath Robinson a disegnare per un quarantennio le sue Contraptions.
Contraption è marchingegno, aggeggio, apparecchiatura, congegno, affare, insomma 'macchinario non convenzionale, solitamente lontano da ogni tipo di produzione seriale, spesso complicato, indaginoso, macchinoso e, di solito, molto divertente soprattutto per la sua completa inutilità".


L'essere para-inutile e l'essere para-irrealizzabile, l'essere pensato secondo una scala dimensionale sovrastimata, l'essere caratterizzato da una complessità meccanica anch'essa esagerata rispetto alla funzione fa sì che questo genere di oggetti sia in primo luogo esilarante.
Sorge spontanea la relazione tra questi aggeggi e le macchine impossibili e i marchingegni assurdi visti nel mondo dell'animazione cui Ilaria Tontardini nella prefazione allude, citando Wallace & Gromit di Nick Park, o il più recente Galline in fuga (a questi aggiungerei gli stranissimi arnesi -made in ACME- che ancora prima Chuck Jones disegnava per Wile E. Coyote perché riuscisse a catturare l'imprendibile Road Runner). Tutti loro ci hanno sempre fatto molto ridere.
Ma nel caso dei Contraptions di Heath Robinson si ride non tanto per la complessità dei marchingegni, anzi essi ci appaiono tutto sommato esili nel loro essere fatti essenzialmente di corde e carrucole, pesi e contrappesi, quanto per l'aspetto umano legato a detti oggetti, ovvero per la loro funzione, molto più che per il loro funzionamento. È sottile ma implacabile l'ironia, tutta britannica, di Heath Robinson che si fa beffe dei suoi stessi compatrioti che sentono la necessità di accendersi il sigaro con macchine infernali oppure costruirsi impalcature complicatissime per svegliarsi la mattina, piuttosto che utilizzare un semplice accendino o una comune sveglia. Sarebbe da veri parvenu.


E ancora più crudele e cinica è l'ultima sezione del libro, vertice di un crescendo costante, quella dedicata alla guerra; a mio parere la parte più bella del libro nel suo humour 'glaciale'.
Una per tutte: camouflage contro camougflage, nella sua tagliente ironia, 'fotografa' in un solo disegno ciò che abbiamo appreso sull'assurdità della guerra, dopo aver letto pagine e pagine di letteratura.



Carla

Noterella al margine. I britannici, coerenti al loro proverbiale sense of humour, non hanno serbato 'rancore' a questo stigmatizzatore di costumi, anzi gli hanno conferito l'onore di finire nel dizionario: Heath Robinson in inglese significa proprio marchingegno complesso e piuttosto inutile. Oxford Dictionary docet








sabato 8 novembre 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


UN CORAGGIO DA LEONI

Das Löwenmädchen, Kim Fupz Aakeson, Julie Völk 
Gerstenberg, 2014


I leoni – simbolo di audacia sin dall’antichità - hanno sempre popolato l’immaginario infantile. Ne ha fatto una bella carrellata tempo fa sul suo blog Anna Castagnoli a proposito dell’albo di Beatrice Alemagna Un leone a Parigi.
Di questo filone fa parte anche l’albo uscito quest’anno in Germania Das Löwenmädchen (La bambina leone) del danese Kim Fupz Aakeson, apprezzato autore di romanzi, fumetti, libri per bambini e sceneggiature cinematografiche (fra le quali quella dell’ironico noir diretto da Hans Petter Moland In ordine di sparizione, che forse qualcuno di voi ha avuto modo di vedere al cinema).
Questo suo testo per bambini risale a dieci anni fa. Uscì in Danimarca illustrato da Hanne Bartholin, ma di questa prima edizione ho potuto vedere soltanto la copertina, che non mi ha particolarmente colpito, e quindi mi è impossibile darne un giudizio o fare dei paragoni. Il titolo originale era: Una bambina, un leone, un grande cacciatore.




A colpirmi sono state invece le illustrazioni della nuova edizione tedesca. E questo effetto non l’hanno fatto solo a me, se all’ultima Fiera di Francoforte la giovane Julie Völk è riuscita ad aggiudicarsi per questo suo primo albo il premio “Serafina” per illustratori esordienti della Deutsche Akademie für Kinder- und Jugendliteratur. D’altra parte è proprio grazie al particolare fascino emanato dal suo stile che è nato l’intero progetto del libro.
Quando Daniela Filthaut di Gerstenberg ha notato i lavori di questa giovane artista di origine viennese in una mostra degli studenti della rinomata Hochschule für angewandte Wissenschaften di Amburgo si è entusiasmata a tal punto da proporle di illustrare un libro per la sua casa editrice. Su suggerimento della sua editor Kathrin Jockusch ha scelto di affidarle il poetico testo di Kim Fupz Aakeson.


 

Ma veniamo alla storia: Louise ha un leone tutto suo che la segue ovunque.


La cosa è molto pratica, perché così nessuno la disturba durante la ricreazione. I compagni la ignorano come se fosse invisibile e da parte sua Louise dimentica persino i loro nomi.



Anche il maestro non la interroga mai, perché forse ha paura del leone. E la mamma rincasa tardi, probabilmente per non incrociare l’amico felino della figlia. Lavora tutto il giorno e lascia a Louise il pranzo da scaldare in cucina con due parole di saluto scritte su un biglietto. Insomma, se si è in compagnia di un leone nessuno osa attaccar briga o bottone, né i compagni, né il maestro e tanto meno la mamma.
Sì, certo, ogni tanto il leone è preso dal mal d’Africa e vorrebbe tornare tra i suoi simili, ma Louise sa consolarlo con qualche canzoncina e tutto torna come prima.
Senonché un giorno accade qualcosa. Sotto casa di Louise si ferma un camion dei traslochi e tra le suppellettili la bambina scorge dei fucili. Non c’è dubbio: il nuovo vicino dev’essere un cacciatore, un cacciatore di leoni!





Qualche giorno più tardi il vicino suona alla sua porta con il “pretesto” di volersi presentare. Svelta Louise nasconde il suo amico nell’armadio e non apre.
Ma da quel giorno, temendo per l’incolumità del leone, preferisce non farlo più uscire di casa e si mette a girare da sola. In assenza della sua “guardia del corpo” accade però che sempre più spesso i compagni, il maestro e la mamma l’avvicinino e le parlino. A quel punto, pur con mille timori, la bambina si decide ad accogliere in casa anche il vicino, che le assicura di non essere assolutamente malintenzionato e di essere in ogni caso disarmato.
Udito questo Louise apre l’armadio pensando di aizzare il leone contro l’infido quanto incauto cacciatore, ma il suo amico è sparito. Alla sorpresa segue la confessione di tutte le sue paure: paura degli altri bambini, di cui non conosce neanche il nome, del maestro e soprattutto di lui che è un estraneo. «Io mi chiamo Martin» si presenta allora prontamente il vicino per rompere definitivamente il ghiaccio. Nel mentre la mamma è tornata a casa, ha preparato una cioccolata calda, il suo profumo si diffonde per la casa e così Louise e Martin si siedono a berla sul balcone. Dopodiché la bambina inizia a guardare fiduciosa il mondo che la circonda, a cominciare dai bambini che scorrazzano sotto al suo balcone e le fanno ciao.




Julie Völk ha illustrato con particolare grazia questa storia in cui il piano dell’immaginario si sovrappone poeticamente a quello della realtà, in cui una bambina abbandona gradualmente il suo mondo fantastico che le dona sicurezza, ma che allo stesso tempo la isola dagli altri, per trovare un nuovo amico, questa volta in carne ed ossa. Le tavole dal lieve tratto a matita, in cui spiccano soffuse macchie di colore (solo colori primari: giallo, blu e rosso), trasmettono un’atmosfera onirica speciale e sono al contempo capaci di trasporre graficamente con grande abilità il significato metaforico della storia. Alla fine il caldo giallo del felino, che infondeva a Louise coraggio, diventa il calore della casa illuminata, in cui compare finalmente anche la mamma.


Anna (Becchi)

venerdì 7 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BISOGNA PUR CRESCERE!


Piccolo Elefante è pronto: ad affrontare un viaggio periglioso, che richiede adeguata preparazione. Innanzitutto, doppia razione di cena e una bella torta tutta per sé. Poi, bisogna trovare gli abiti adeguati, la pelliccia di Zio Elefante e il cilindro di Nonno Elefante; naturalmente anche gli stivali di Papà Elefante. Infine, bisogna prepararsi ad affrontare chissà quale pericolo, è quindi d'obbligo avere una lanterna e una spada. E ricordarsi di portare Orso, e una scorta di cibo, non si sa mai.


 Una pazientissima Mamma Elefante asseconda la preparazione del prode Elefantino, che affronterà con coraggio il percorso verso la sua meta. E la meta è la sua cameretta, dove per la prima volta dormirà da solo. E saranno squilli di tromba e sonar di fanfare ad annunciare il successo nell'affrontare, da solo, le ombre della notte.


Piccolo di formato, piccolo il protagonista, ma grande davvero, questo libro ripescato dagli anni Sessanta, autori Sesyle Joslin, con le illustrazioni di Leonard Weisgard.
Crescere è faticoso, costringe ad affrontare prove all'apparenza semplici, in realtà gigantesche.
Dormire per la prima volta da soli, guardare le ombre, immaginare tutto quello che possono nascondere. E affrontare la paura, coraggiosamente, primo eroico passo verso il diventare grandi.
Weisgard si diverte, nell'illustrare questa 'piccola' storia, a giocare sull'essenziale, una gamma di grigi e il rosa, che rende tutto il calore di un affettuoso focolare domestico. 

Eleonora

 
Piccolo Elefante cresce”, S. Joslin e L. Weisgard, Orecchio Acerbo 2014

giovedì 6 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NEGARE L'EVIDENZA

Che schifo le lumache, Michael Escoffier, Kris Di Giacomo
La Margherita 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Papà, che roba è, questa?
È una ricetta raffinatissima, una torta di fate, tutta per te!
Strano... A me sembrano delle lumache
Lumache? Ah ah ah! Questa è buona!"

Eppure quelle bestioline che fuoriescono dal succulento pie sembrano proprio lumache, con le loro vistose antenne.
Un padre cuoco mentitore insiste sulla sua tesi che quella pietanza sia effettivamente a base di fate, trovate faticosamente nella foresta. Dall'altra il suo bambino che ha subodorato l'inganno e che fa di tutto per non dover mangiare l'odiata pietanza. Alle domande incalzanti del piccolino riguardo al fatto che non ci siano ali in vista il padre millanta un'ennesima risposta che allude al fatto che le ali di fata siano amare al gusto.
Dir bugie è il suo mestiere, infatti continua a mentire anche sul fatto che loro siano draghi e non comuni rospi. Ma affermare che si è draghi implica il fatto che si sappia volare...


E quel padre bugiardo, millantatore diventa anche ricattatore: la torta finita in cambio di un 'voletto'.
Anche il miglior bugiardo può essere sepolto dalle sue stesse menzogne ed è esattamente quello che sta per succedergli. Deludere il proprio figlio su una cosa così importante, confessargli la verità costerebbe un prezzo troppo alto. E che ne sarebbe poi del suo carisma sul piccolino? E cosa penserebbe di lui allo scoprire che il proprio padre è un bugiardo?
Così quel rospo con il grembiulino da cucina è costretto a lanciarsi nel vuoto. E che vuoto, visto che la loro casa sorge su uno scoglio a strapiombo sull'oceano.
Colpo di teatro finale, di Escoffier e Di Giacomo, da tenere rigorosamente segreto qui.
La morale qual è? Nella vita bisogna negare. Negare sempre. Anche l'evidenza.
E i grandi sono maestri in quest'arte.
 

Nuovo albo della coppia al fulmicotone, Escoffier/Di Giacomo.
Poco più di un anno fa usciva con La Margherita un altro loro albo irresistibile. La caratteristica notata allora era l'onestà di vedute di fronte alla pochezza dell'umanità: lì si discuteva di furto e di raggiro, qui si discute di inganno e ricatto. Siamo sempre lì: intorno ai nostri più comuni difetti. Come già nell'albo del 2013 anche qui torna il punto di vista cinico e disincantato del narratore, torna il colpo di teatro finale, torna il verde che tiene insieme camaleonti e rospi.


E sopra ogni cosa torna l'ironia crudele che, letta nei libri per bambini, assume una carica ancora più dirompente. In sole 32 pagine abbiamo nell'ordine un rospetto viziatello, un rospo adulto bugiardo e millantatore e un paio di fate terribili. Con un'ironia -se possibile- ancora più fulminante del testo, Di Giacomo racconta con le immagini anche ai grandi ciò che le parole non osano dire: dal sedere del rospo in primo piano al momento di sfornare la torta, all'uso del corsivo per conferire al rospo padre un tono mellifluo dei bugiardi, oppure ancora il contrappunto di sguardi delle lumache fin dalla prima in copertina, testimoni silenziose e potenziali vittime innocenti del grande raggiro. Per non parlare della finta ricetta.


E siccome alla crudeltà non c'è limite, perché non mettere anche una coppia di squali nelle acque sottostanti lo strapiombo del tuffo?

Carla

mercoledì 5 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CON GLI ANIMALI E' UN GIOCO DA RAGAZZI


Uscito recentemente per i tipi de Il Castoro, Nati liberi, primo volume della saga Spirit Animals, promette di avere un discreto successo nelle vendite natalizie.
L'autore, Brandon Mull, mescola bene degli ingredienti tipici del fantasy rivolto alle lettrici e lettori intorno ai nove-dieci anni: epica lotta del bene contro il male, che ciclicamente compare per distruggere il creato e imporre il proprio dominio, ragazzi e ragazze speciali che dai quattro angoli del pianeta si uniscono, forti del legame totemico con animali magici, per liberare il mondo, il tutto arricchito di personaggi dalla forte caratterizzazione, di colpi di scena, tradimenti, disvelamenti e così via.
Non è la prima storia che si fondi sul legame istintivo, identitario fra bambino/a e animale. Di qualche anno fa, la fortunata serie degli Animorphs, in chiave più fantascientifica, vedeva un gruppo di ragazzi combattere contro un'invasione aliena trasformandosi in diversi animali, di cui assumevano le caratteristiche e le potenzialità.
Qui l'ambientazione invece è schiettamente fantasy, con mappe, paesi, popoli d'invenzione che però ricalcano le caratteristiche della nostra Terra. Perno della narazione, il rapporto magico fra alcuni uomini e animali, in grado di creare una straordinaria simbiosi fra i due elementi.
Come dicevo, è giocare facile, perché questo tasto è particolarmente sensibile in molti lettori e lettrici che cercano nelle storie una forte leva emotiva. E quale ragazzino non vorrebbe trasformarsi in leone per fronteggiare i bulli di scuola, o combattere con l'agilità e la potenza di un lupo. Supereroi metamorfici in versione appena un po' infantile, anticamera efficace sia per le grandi saghe fantasy, decisamente più complesse, sia per il fumetto, da grandi, in stile Marvel.
Di queste storie i nostri giovani lettori e lettrici hanno bisogno, perchè non tutti passano per la via maestra dei grandi classici e delle letture impegnate, ma preferiscono la narrativa di genere, più identitaria e di facile riconoscimento.
L'editore Il Castoro l'ha ben compreso e ha molto investito sulla narrativa per questa difficile età di mezzo, fra elementari e medie, in cui in realtà si perdono molti potenziali lettori.
Ben vengano, quindi, letture accattivanti, che sappiano coinvolgere anche i lettori riluttanti, senza mai scadere nel prodotto commerciale fine a se stesso.

Eleonora

Spirit Animals. Nati liberi”, B. Mull, Il Castoro 2014


martedì 4 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IO SO CHE C'È UNA LUCE TRA LE RIGHE

Poesie di luce, Sabrina Giarratana, Sonia Maria Luce Possentini
Motta Junior 2014


POESIA

"Le domande dei bambini

Le domande dei bambini sono fiamme
Per accendere le menti dei più grandi
Sono fuoco sempre ardente per le mamme
Se non hai una risposta ti domandi
Le domande dei bambini fanno luce
Mentre rendono la mente più tenace
Le domande dei bambini fanno chiaro
Perché vogliono sapere sempre il vero
Le domande dei bambini fanno grandi
Se non hai una risposta ti domandi."

Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia. È l'unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?
(Emily Dickinson)
Ed eccomi qui con la testa scoperchiata a farmi prendere dall'emozione che mi assale nel leggere Poesie di luce.
Goethe dice che durante il giorno le cose che vanno fatte sono quattro: guardare un bel quadro, ascoltare una bella canzone, dire -possibilmente- qualcosa di ragionevole e leggere una poesia. Due di queste cose le ho già all'attivo: ho letto le poesie di Sabrina Giarratana e ho visto le tavole di Sonia Maria Luce Possentini. Mi manca di dire qualcosa di sensato e poi dovrò cercare qualche canzone che mi accompagni verso la fine della giornata.


L'ho già detto, ma lo ridico volentieri: i libri di poesia, così rari, mi mettono una gran gioia addosso perché dicono meglio e dicono di più, perché van dritti al cuore, perché sono più leggeri e spesso più sapienti.

Trentaquattro luci diverse: declinate per intensità, per rifrazione, per fonte, per assenza, per modi di dire. La luce che si accende nella mente per la domanda di un bambino o per un'idea luminosa, la luce caliginosa della nebbia, quella piena di pulviscolo che si vede in controluce, quella dei posti dove la luce non c'è più -in un cimitero- la luce di chi viene alla luce e la luce che filtra da un uscio, la luce sull'acqua e la luce in cielo.
La luce che non c'è in due occhi chiusi, coperti, in due occhi 'ciechi'.
La luce che vai cercando tra le parole da scrivere, o tra le parole da leggere: è la luce che si mette tra le righe, che illumina e dà senso. 


E poi c'è la luce delle tavole, i quadri cui allude Goethe. Cimento di ogni artista, è quello di sapere ricreare con artificio la luce naturale. Non si sottrae la Possentini che dà grande prova di sé in due direzioni tra loro diverse: la prima più propriamente legata alla tecnica e connessa al filo conduttore del libro, l'altra che invece va esplorando le iconografie. E qui mi pare di vedere il meglio, nella scelta difficilissima del soggetto da raffigurare per dare forma al verso. Sensibile ad ogni vibrazione possibile offerta dal testo, l'illustrazione si aggancia anche a una sola parola e la trasforma in figura. Come un funambolo ad alta quota, come un rocciatore che si tiene appeso in parete grazie alla forza che si ha nella punta delle dita, la Possentini illustra la luce delle domande dei bambini con un interruttore di altri tempi, la luminosità di un frutto la concentra in un limone, il cono di luce del poeta che scrive per chi lo leggerà, lo racchiude tra due pesanti tende di un palcoscenico che si stanno per ricongiungere in fine di spettacolo.


E prima che cali il silenzio e si spenga la luce, lasciatemi dire le mie predilette, I sogni negli occhi, che auguro a tutti, Una luce bambina che aspiro ad avere e Da un cono di luce e spero vi sia arrivata la voce...

Clic.


Carla

Noterella al margine. Un errore che faccio spesso e che forse dipende dall'età che avanza e con essa da una presunta 'saggezza' raggiunta: troppo spesso do per scontato passaggi che per altri scontati non sono. Forse non ho sottolineato abbastanza il fatto che il libro sia pubblicato in una delle poche  collane per ragazzi, dedicate in esclusiva alla poesia, Il suono della conchiglia. Collana che è bella e preziosa, strenuamente voluta, curata e difesa da Teresa Porcella. 
Gli editori che accettano la scommessa di pubblicare poesia sono pochi perché, si sa, la poesia non si vende!




lunedì 3 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BENVENUTO, CELACANTO

Anzi dovremmo dire benvenuta, perchè stiamo parlando di una nuova interessante collana dedicata ai ragazzi, ad opera dell'editore Laterza.
Si tratta di libri illustrati, rivolti a ragazzini e ragazzine dai dieci anni in poi, che raccontano in un'agile versione narrativa dei temi storici, ambito in cui l'editore ha una grande tradizione.
Ma parliamone direttamente attraverso le due ultime uscite: Susan la piratessa è scritta da Carola Susani, con la bella collaborazione delle illustrazioni di Simona Mulazzani. 


L'autrice, che si è già cimentata nella letteratura dedicata ai ragazzi, riesce bene nell'impresa di raccontare vividamente le imprese di una piratessa. Già dall'incipit veniamo trasportati in un porto inglese a cavallo fra '6oo e '700 e viviamo con questa ragazzina intraprendente l'avventura di travestirci da maschio e partire per la guerra. Ma il richiamo di terre lontane, trasportato dai racconti dei marinai, è più forte di qualsiasi remora. Ed ecco Susan salire come mozzo su un vascello. 

 
Arrivare nei Caraibi, tra l'altro con un carico di schiavi, non è certo cosa da ragazze, ma Susan è forte ed allenata. Più di ogni altra cosa sogna la libertà, di cui si narra siano fieri sostenitori i pirati. L'incontro è inevitabile, così come il disvelamento della sua vera natura, che non le impedirà di intraprendere un'avventurosa vita da pirata. 

 
Quale sia, alla fine il suo vero tesoro, si capirà alla fine della storia, ispirata alla vita di due piratesse realmente esistite, Anne Bonny e Mary Read. Profumo d'avventura e desiderio di libertà pervadono tutta la narrazione, con quel pizzico d'esotismo che non può che stuzzicare la fantasia di pirati e piratesse in erba. 


Parliamo ancora di un vento che viene da lontano anche in Il bambino che inventò lo zero, scritto dal medievalista Amedeo Feniello e illustrato da Gianluca Folì. 


Zefiro, parola araba a sua volta derivante dall'indiano, il vento leggero che porta con sé profumi d'oriente è anche il nome da cui prende origine la parola zero; ma se è affascinante la storia della parola, ancor più lo è quella del suo concetto e del come è stato elaborato guardando la luna e le stelle. A portare in occidente lo zero e il sistema decimale con la numerazione araba è stato Leonardo Fibonacci, figlio di un mercante pisano stabilitosi a Bugia, nell'attuale Algeria. Siamo a cavallo fra 1.100 e 1.200, in un tempo in cui le grandi civiltà che si affacciavano sul mediterraneo erano ancora in grado di parlarsi. Il giovane Fibonacci entra in contatto con la matematica araba, di derivazione indiana, e introduce in Europa un sistema di calcolo molto più veloce ed efficciente.
Ma si diverte tanto a giocare con i numeri da dilettarsi con la famosa sequenza che prende il suo nome.
Tutto questo, che potrebbe far venire un poderoso mal di testa a molti di noi, è raccontato con molta semplicità da Feniello, che riesce a costruire un'atmosfera da Mille e una notte, aiutato dalle immagini di Folì. 


Se pensate che non ci siano ragazzini e ragazzine che possano essere affascinati da queste storie, sbagliate di grosso.
Ci sono molte più domande nella testa di bambine e bambini di quante risposte possiamo elaborare, e Shakespeare mi perdonerà per aver trasformato la celebre battuta.

Eleonora


“Susan la piratessa”, C. Susani e S. Mulazzani, Laterza 2014
“Il bambino che inventò lo zero”, A. Feniello e G. Folì, Laterza 2014


sabato 1 novembre 2014

ZUCCA!

Siamo in autunno ed è il momento delle zucche, che mi piacciono molto, specialmente quelle con la scorza dura, verde e bitorzoluta. La fatica, non poca, di sbucciarle solitamente è ben ripagata dal risultato delle molte preparazioni a cui si adattano.
Questa volta vi suggerisco la ricetta di panini dolci, ricavata a partire da un mix di suggerimenti trovati in rete.

Ingredienti
330 gr farina manitoba
200 gr zucca pelata e cotta a vapore
30 gr burro
70 zucchero di canna
1 uovo
70 gr uvetta
8 gr lievito di birra in polvere
latte q.b.
un cucchiaio di marmellata di albicocche
sale


Impastare insieme in una ciotola il burro con il solo tuorlo dell'uovo a cui aggiungerete lo zucchero, il sale e la farina con il lievito secco o che avrete fatto rinvenire se necessario e la zucca.
Dato che ho deciso di provare a fare questi panini senza averlo programmato, quando mi sono messa all'opera ho realizzato di non avere abbastanza farina. Ho quindi utilizzato un preparato di farine miste per pizza, in cui era già presente il lievito e il risultato è stato comunque buono.
Tornando al nostro impasto, aggiungendo poco alla volta del latte a temperatura ambiente, formate un impasto elastico a cui aggiungerete poi le uvette.
Ungetelo leggermente e lasciatelo riposare coperto fino a che il volume non è raddoppiato. A me ci sono volute più di tre ore.
Dividete l'impasto senza lavorarlo troppo e formate dei panini che appoggerete su una teglia imburrata o con carta da forno.
Lasciate lievitare ancora almeno un'altra ora e infornate a 180 gradi per circa 25/30 minuti, devono essere belli dorati ma non troppo asciutti internamente. 
Toglieteli dal forno e spennellateli con la marmellata di albicocche leggermente diluita con un po' d'acqua.
Lasciare raffreddare e gustare. 

Gabriella