lunedì 17 novembre 2014

FAMMI UNA DOMANDA

ESPERIMENTI DI INFOGRAFICA


Arka, piccolo editore conosciuto, fra l'altro, per gli albi dedicati all'arte, lancia un esperimento traducendo due titoli da una nuova collana della Templar: si chiama Infqgrafici e sono agili testi di divulgazione, caratterizzati appunto dall'esposizione grafica prevalente sul testo.
Ciascun volume ha una breve introduzione di carattere generale ed è diviso in capitoli, con una prima pagina di testo seguita da quelle 'grafiche', che non solo ne esplicano il contenuto, ma lo sviluppano anche in varie direzioni; molti argomenti vengono accostati senza essere necessariamente approfonditi, una pagina o poco più, ma le informazioni sono estremamente 'dense', concentrate in modo essenziale nelle didascalie.


Autore dei testi de Il Regno Animale e Il Corpo Umano è Simon Rogers, mentre la 'traduzione in immagini' è, rispettivamente, di Nicholas Blechman e Peter Grundy. Ho usato l'espressione 'traduzione in immagini' perché non si tratta tanto di illustrare il testo, rendendolo più chiaro, quanto di sostituirlo con uno schema grafico che espliciti i nessi fra una parte e l'altra. Comunicazione visiva, intuitiva, di grande impatto, ma..
Ho sinceramente qualche perplessità, intanto sulla fascia d'età consigliata, otto anni, secondo me troppo bassa, perchè i termini usati e l'estrema sintesi del messaggio in realtà presuppongono qualche nozione in più. E poi, a dir il vero, qualche tavola mi è sembrata poco chiara, dispersiva e sarebbe interessante verificare quanto resti, nella zucca di un bambino o bambina che sfogli il libro, al di là dell'effettiva attrattività del linguaggio visivo usato.


Si tratta comunque di un esperimento interessante, che speriamo continui anche in altre forme, di contaminazione fra il tradizionale mezzo cartaceo e il linguaggio visivo del web. Come se, per attrarre i bambini e le bambine verso il vecchio stantio libro, fosse necessario fargli credere che stanno, in realtà, guardando lo schermo di un pc. Ma è anche vero che la comunicazione visiva cambia, così come cambiano i mezzi espressivi a disposizione dei bambini. E di questo è necessario essere consapevoli.

Eleonora

Il corpo umano”, P. Grundy e S. Rogers, Edizioni Arka 2014
Il regno animale”, N. Blechman e S. Rogers, Edizioni Arka 2014


sabato 15 novembre 2014


ERBAZZONE, O QUASI

Quando ormai più di vent'anni fa sono venuta ad abitare in Emilia Romagna, tra le prime nuove conoscenze culinarie c'è stato l'erbazzone, una torta salata tipica del territorio reggiano a base di bietole o spinaci e tanto parmigiano reggiano. Torta che a volte si trova tagliata a tranci come la pizza o la focaccia dai panettieri. Ottimo.
Il suo nome, che in dialetto è scarpasòun, deve la sua origine al fatto che nella sua preparazione, le famiglie contadine usavano anche il fusto bianco, cioè la scarpa, della bietola.
Ovviamente ne esistono varie versioni e derivati, ma la ricetta tradizionale prevede tra gli ingredienti anche una decisa presenza di pancetta.
Fino a poco fa mi ero limitata a gustare quello che trovavo già preparato, ma poi ho deciso di provare a farlo e dato che, per motivi vari più o meno salutistici, non frequento più la pancetta, ho adattato la ricetta al mio gusto, con anche come vedrete anche un piccolo azzardo.


Ingredienti

Per la pasta
400 gr di farina
50 gr di burro
acqua

Per il ripieno
1200 gr di spinaci e/o bietole
80 gr di parmigiano grattugiato
2 spicchi di aglio
2 scalogni
un mazzetto di prezzemolo
olio, sale e pepe

Per rifinire
un cucchiaino di lemon curd o un uovo

Iniziate preparando il ripieno. Gli spinaci o le bietole (potete utilizzare anche quelli surgelati, in questo caso ne bastano 800 gr.) vanno fatti appassire in acqua bollente, dopodiché lasciati raffreddare e strizzati. In una padella mettete un po' di olio, i due spicchi d'aglio interi e lasciate rosolare i due scalogni tagliati sottili. Quando iniziano a dorarsi aggiungete gli spinaci, sale e pepe a piacere. Poco prima di concludere la cottura, togliete l'aglio e aggiungete il prezzemolo tritato, e quando l'insieme non è più bollente aggiungere il parmigiano grattugiato.

Mentre il ripieno si raffredda preparate la pasta mescolando il burro tagliato a pezzetti alla farina lavorando il tutto con le mani aggiungendo acqua quanto basta per ottenere una pasta liscia ed elastica che potrete tirare subito. Le ricette danno indicazione di usare acqua gassata che penso renda la pasta più soffice. Non avendone io ho utilizzato quella liscia.
Vi serviranno due dischi di circa 3/4 mm di spessore, uno abbastanza grande per foderare la teglia (unta o con carta da forno) lasciando un po' di risvolto e uno più piccolo con cui chiuderete la torta dopo aver distribuito il ripieno. Con una forchetta forare la parte superiore in modo da lasciar fuoriuscire il vapore che si svilupperà in cottura.
A questo punto se entra in gioco il mio piccolo azzardo. Se vi piace l'abbinamento di un sapore dolce con quelli salati potete fare quello che ho fatto io, e cioè spennellare la pasta con un cucchiaino di lemon curd diluito in un dito d'acqua (ovviamente più lo diluite meno ne avvertirete il sapore) oppure se siete più legati ai sapori classici potete utilizzare del bianco o rosso d'uovo.
Cuocere a 180° per circa 40 minuti, la pasta deve essere dorata e asciutta.
Il lemon curd lascia un leggero sapore dolce con una piccola punta di limone solo sulla superficie della torta che si sposa benissimo con il tono deciso del ripieno dato dal parmigiano. 

Gabriella

 
Noterella al margine: dato che è quasi impossibile fare due dischi perfetti di pasta senza avere neanche un po' di sfridi, con quelli che avrete potete fare dei dolcettini. Reimpastateli velocemente, tirate di nuovo la pasta a 3 o 4 millimetri, tagliatela a striscioline di circa 2x10 cm che spalmarete di lemon curd o marmellata molto solida e cospargerete di zucchero di canna. Arrotolatele su se stesse senza stringere e mettetele in forno insieme alla torta per circa 20 minuti.






venerdì 14 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DORMIRE IN UN BOSCO
 
La casa nel bosco, Yoko Maruyama
Nord-Sud Edizioni 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"In mezzo a un grande bosco c'era una piccola casa. Un giorno scese dalle montagne un orso...stomp, stomp, stomp e arrivò alla casetta.
Una bambina uscì dalla porta e disse: 'Shhh! Silenzio!'
Poco dopo dal fondo del bosco spuntò qualcun altro...hop hop hop."

Anche al cerbiatto fu chiesto di fare silenzio. Lo stesso capitò alla volpe che frusciava fra l'erba e anche al picchio che becchettava la corteccia di un albero. E in ultimo persino al piccolo scoiattolo che sfrecciava tra i mughetti si chiese il silenzio. Tutti insieme, i quattro animali, seguirono quella bimbetta dal vestito scarlatto per vedere quale era il motivo della sua ripetuta richiesta di quiete. Ed eccoli lì, tutti affacciati ai bordi di una cestina di vimini a guardarne il contenuto, con i musi inteneriti....E noi con loro. Noi, che ben sappiamo quanto sia prezioso il sonno di un neonato. Sopra ogni cosa va tutelato.


Una bambina vestita di rosso con un dito sulle labbra, a chiedere il silenzio di chi le sta di fronte: noi. Si affaccia per tre quarti dietro un pesante portone di legno, che nasconde qualcosa: ecco a voi una copertina ben riuscita che cattura la curiosità del lettore, all'istante. Siamo già lì tutti alla porta a cercare di sbirciare al di là.
Apriamo quindi il libro, la nostra porta virtuale. E la storia comincia. Costruita su un'iterazione, come le migliori fiabe per i più piccoli, la storia è fatta di nulla eppure è perfetta. Cadenza, equilibrio, sapienza prospettica, rigore contribuiscono a farne un buon libro.


Quattro animali che arrivano dal fondo, un fondo verde continuo, misterioso e lussureggiante. Ad ogni nuovo arrivo l'animale si rivela più piccolo rispetto al precedente (anche questa sequenza attinge dalla tradizione fiabesca classica) e ogni volta si preannuncia con un suono diverso, dando il tempo al piccolo lettore, prima di girare pagina, di prevedere di che animale si tratti. I pesanti passi dell'orso fanno stomp, i saltelli del cerbiatto fanno hop, la volpe fa frrr e il picchio fa pic (no, purtroppo fa pik).


Le onomatopee sonore, e gli animali bellissimi che riempiono la pagina e creano un ritmo cadenzato intorno al grande mistero che si svela solo all'ultimo, affondano le radici in uno dei più classici picture book: a Caccia dell'orso, di cui riprende non solo ritmo e tipo di segno, ma anche il gioco dei suoni, sebbene nel libro di Michael Rosen ed Helen Oxembury, Chiara Carminati abbia saputo tradurli, a mio avviso, in chiave più felicemente musicale. E a proposito dei suoni, penso anche ad altri antecedenti illustri, quali Torniamo a casa, piccolo orso? di Martin Waddel e Chi me l'ha fatta in testa? di Wolf Erlbruch, dove rispettivamente Luigi Spagnol e Donatella Ziliotto furono, anch'essi, traduttori felici.
Sconcertante è la vicinanza di segno tra Yoko Maruyama e Freya Blackwood. Dipenderà dalla loro appartenenza al medesimo emisfero?

Carla


Noterella al margine: andando a spigolare per sapere qualcosa in più su questa illustratrice giapponese mi sono imbattuta nel sito Nord-Sud e, vincendo la repulsione verso ciò che compare in home page, ho scoperto che questo libro non risulta in catalogo. Troppo ben fatto per metterlo accanto ai puffi e ai barbapapà?

giovedì 13 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


TREVOR


Leggerezza è la parola chiave del libro di James Lecesne, Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei. Leggerezza che non è sinonimo di superficialità, al contrario è il passo delicato che consente di entrare in punta di piedi nel terreno 'scandaloso' dell'identità sessuale. O, se vogliamo dell'identità in generale.
Trevor è un ragazzo di tredici anni, con una famiglia normalmente sballata, genitori assenti e una routine prevedibilissima. E' un ragazzo speciale, entusiasta, fan di Lady Gaga e animatore dello spettacolo teatrale della scuola. Nel suo diario descrive i suoi progetti, le vecchie e nuove amicizie e mai e poi mai fa riferimento al suo orientamento sessuale.
Questo, secondo me, è il passaggio più intelligente del testo: non è, dunque, una precisa identità sessuale a stare al centro della narrazione, ma l'ambiguità tipica di una fase di passaggio. C'è chi reagisce alla difficoltà di diventare grandi enfatizzando le caratteristiche del proprio genere e quindi si identifica spesso con i modelli di cartapesta dei mass media. E chi semplicemente segue le proprie inclinazioni, a quella età ancora piuttosto incerte. Il problema nasce dal mondo circostante, dai pregiudizi, dai clichè che affibbiano una volgare etichetta al desiderio di essere semplicemente se stessi.
E' quello che succede a Trevor, isolato, deriso, svilito nella sua esuberante creatività. Fino a quando tenta il suicidio, con le aspirine. Ed è bene dire che questo per lui sarà un nuovo timido inizio.
Giusto, sacrosanto parlare dell'emarginazione legata ai ruoli sessuali: l'autore ha meritevolemnte organizzato un Trevor project, che assicura sostegno agli adolescenti gay; ha fatto di questa storia un cortometraggio, che ha ricevuto diversi premi.
Ma quello che mi sembra ancora più importante è aver acceso i riflettori sui dubbi, le ambiguità, le incertezze che possono fare di tanti ragazzi e ragazze altrettanti Trevor, al di là dell'orientamento sessuale. Possiamo pensare a stili di vita, socialità, modalità espressive considerate 'non conformi'. Per essere diversi, in qualunque senso lo si voglia intendere, bisogna essere forti, essere capaci di affermare se stessi contro le regole della maggioranza. E i ragazzi spesso non lo sono. Aiutarli a gestire questa fragilità sarebbe compito di famiglie e scuola, che spesso però sono cieche ed indifferenti di fronte al disagio giovanile.
Dato l'argomento trattato, direi che è una storia adatta alle ragazze e i ragazzi delle superiori, ma non escludo una lettura guidata anche con i più giovani.
Lo consiglierei vivamente a genitori ed insegnanti a contatto con gli adolescenti.

Eleonora

Trevor. Non sei sbagliato: sei come sei”, J. Lecesne, Rizzoli 2014

mercoledì 12 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


PER MANI PICCOLE  E VOCI GRANDI

Tante storie di gatti, conigli, ranocchi e... Guido Quarzo, Gloria Francella
Il Castoro 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Un asino che tutti chiamavano Giacinto decise un giorno di imparare a leggere e scrivere. Così andò nella scuola e chiese alla maestra se per favore gli dava un banco e una sedia. 'Certamente' disse la maestra. Però nella scuola non c'era nessun banco abbastanza grande per l'asino Giacinto e nemmeno si riuscì a trovare una sedia adatta."


Allora a Giacinto venne la bella idea di uscire dalla classe e di affacciarsi alla finestra per poter ascoltare da lì. Ottima soluzione, pensò la maestra, se non fosse che tutti i bambini smisero di guardarla per girarsi verso la finestra. Così non si poteva far lezione. Alla maestra il merito di aver trovato la soluzione che contentasse tutti: una bella lavagna appesa all'albero perché sul prato c'è posto per tutti.


Terza fra quattordici storielline brevi brevi e semplici semplici, adatte per essere lette al momento di andare a dormire, come ci suggerisce la filastrocca introduttiva leggibile sul retro della copertina stessa.
Gatti dispettosi, pesci fifoni, conigli girovaghi, mucche grasse e ricci insonni. Sono costoro che abitano le pagine. Con un testo molto breve, che non supera mai le quattro pagine, questi libri dichiarano apertamente la loro destinazione: mani piccole e voci grandi. 




Pagine cartonate, angoli smussati, colori sgargianti persino nel taglio del libro, lo rendono particolarmente adatto ad un pubblico di piccolini che abbiano voglia di cimentarsi con le prime letture di tipo narrativo. Dismessi i libri fatti di sequenze di immagini molto realistiche, simili a fotografie, imagier, concepiti così per lettori poco più che lattanti, si può passare a quest'altra tipologia di libro costruito su brevi quanto semplici narrazioni che richiedono un tempo di attenzione limitato, quanto è quello di un bambino piccolo. Le illustrazioni si alternano al testo condividendo gli spazi sulla pagina creando un contrappunto equilibrato.
La collana che raccoglie questi libretti si chiama L'oca blu ed è curata da Emanuela Bussolati. Nuova di zecca, spicca in libreria nel suo espositore altrettanto colorato, vede per questi primi quattro titoli, autori conosciuti: Giovanni Caviezel alle prese maghi draghi e principesse, Janna Carioli che scrive su dinosauri e diplodochi, Luisa Mattia che si occupa di gru e trattori e infine il libro di Guido Quarzo, a mio parere il migliore fra i quattro per qualità narrativa complessiva, che racconta di animali. Alle illustrazioni, quattro balde fanciulle che già da tempo 'militano' con successo nell'editoria per i più piccoli.



Carla

martedì 11 novembre 2014

UNO SGUARDO DAL PONTE: libri a confronto

CREAZIONI

Di cosa sia capace la Tara Books, casa editrice indiana, diretta da Gita Wolf, ne siamo ben edotti grazie al lavoro di traduzione fatto da diverse case editrici italiane, da Lapis a L'Ippocampo, Donzelli e Salani. E' un lavoro che spesso recupera storie e leggende indiane, ma non solo, e le ripropone affiancando i testi con serigrafie raffinate che fanno di ciascun libro un'opera unica, libri interamente fatti a mano, con un livello di sapienza artigianale assolutamente unico.


Esce ora, grazie all'editore Salani, Creazione, scritto dall'artista Bhajju Shayam con la collaborazione di Gita Wolf, riferendosi ai miti cosmogonici dei Gond, popolazione indiana che ha saputo conservare le proprie tradizioni, innestandole nell'arte visiva.
Questo, dunque, è soprattutto un racconto per immagini, che raccoglie diversi miti di origine, esposti seguendo una sorta di filo conduttore, una sequenza che va dalla nascita alla morte.
Si parte con il Pesce Futuro, che simboleggia il primo passaggio della creazione, la nascita dell'acqua. Segue l'Aria, con i suoi corvi blu in cerca della terraferma. Poi, il Fango, la terra lavorata nel profondo dai lombrichi, anzi non un terra, ma ben sette tipi diversi. Poi il Tempo, che misura la vita degli uomini: giorno e notte, sole e luna, opposti fra loro così come lo sono l'uomo e la donna. 


Seme Sacro e Uovo Originario, da cui si originano la vita vegetale e animale. Poi la nascita dell'Arte, che costituisce il tratto distintivo degli esseri umani. Infine la Morte e la Rinascita, l'eterno ciclo che tutto contiene. 

 
Come ben si comprende siamo nell'ambito del mito, dove favola e sacro si mescolano. Si spiegano le origini del mondo e se disegnano i confini etici, la vita e la morte come parte di un immenso disegno di cui ciascuno di noi fa parte tanto quanto un lombrico. O un corvo blu.


Creazione, così come Garuda e la ruota del destino, ci porta dentro un universo che ha tanti punti di contatto con il nostro modo di pensare, come concepire il mondo per opposti, ad esempio, così come differenze sostanziali, come il tempo ciclico e il continuum vita morte. Queste storie sono capaci di portarci, attraverso immagini affascinanti, in profondità, là dove sussistono le domande fondamentali: se c'è un inizio, se ci sarà una fine e se noi siamo davvero liberi.
Garuda esplorava il terreno della pietà, della volontà e del destino, se siamo noi in grado di cambiarne la via. Qui ci spingiamo ai margini del mondo a guardare l'infinito.
Tutto questo ne fa libri per bambini?
Anche, perché sono comunque storie straordinarie, che aprono strade infinite piene di profumi esotici, di colori sgargianti e di belle riflessioni, per chi le vuole affrontare.

Eleonora

Creazione”, B. Shyam e G. Wolf, Salani 2014
Garduda e la ruota del destino”,R. Mohanty e S. Rao, R. Raut, L'Ippocampo 2008


lunedì 10 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TAPPI QUADRATI PER BUCHI TONDI
Macchine e invenzioni bizzarre, William Heath Robinson
Elliot 2014


ILLUSTRATO PER MEDI (dagli 8 anni)

"E' possibile giocare a tennis da un balcone all'altro? E come preparare un bagno rilassante in pochissima acqua o impiegare dieci uomini e un macigno per spremere un singolo limone? Ma potrebbe anche essere necessario estirpare una verruca, e allora non c'è niente di meglio che utilizzare un orologio, un filo, due libri, un innaffiatoio e qualche tazzina da tè."


Soluzione per guadagnare spazio: un tavolo allestito con un banchetto di nozze che si solleva sopra la testa degli invitati (perché forato ad hoc) per permettere loro di conversare senza le stoviglie in mezzo. Palestre per topi di appartamento, in cui i ladri possano esercitarsi alla difficoltosa salita tra i comignoli. Macchinetta molto simile a tosaerba per tagliare i capelli in serie ai bambini di una intera classe. Soluzione magnetica per assistere pattinatori sul ghiaccio senza essere visti. Utile sistema di depistaggio per bombe nazi che prevede lo spostamento in verticale del villaggio preso ad obiettivo.


Divise in cinque macro categorie -casa, lavoro, scuola, tempo libero e guerra- sono circa ottanta le tavole di William Heath Robinson che compongono questo insolito libro. Ogni tavola consta di una didascalia che prende molto sul serio se stessa e il contenuto dell'immagine sovrastante. E già in questo si comincia a percepire lo spirito del libro e, più in generale, lo spirito che mosse Heath Robinson a disegnare per un quarantennio le sue Contraptions.
Contraption è marchingegno, aggeggio, apparecchiatura, congegno, affare, insomma 'macchinario non convenzionale, solitamente lontano da ogni tipo di produzione seriale, spesso complicato, indaginoso, macchinoso e, di solito, molto divertente soprattutto per la sua completa inutilità".


L'essere para-inutile e l'essere para-irrealizzabile, l'essere pensato secondo una scala dimensionale sovrastimata, l'essere caratterizzato da una complessità meccanica anch'essa esagerata rispetto alla funzione fa sì che questo genere di oggetti sia in primo luogo esilarante.
Sorge spontanea la relazione tra questi aggeggi e le macchine impossibili e i marchingegni assurdi visti nel mondo dell'animazione cui Ilaria Tontardini nella prefazione allude, citando Wallace & Gromit di Nick Park, o il più recente Galline in fuga (a questi aggiungerei gli stranissimi arnesi -made in ACME- che ancora prima Chuck Jones disegnava per Wile E. Coyote perché riuscisse a catturare l'imprendibile Road Runner). Tutti loro ci hanno sempre fatto molto ridere.
Ma nel caso dei Contraptions di Heath Robinson si ride non tanto per la complessità dei marchingegni, anzi essi ci appaiono tutto sommato esili nel loro essere fatti essenzialmente di corde e carrucole, pesi e contrappesi, quanto per l'aspetto umano legato a detti oggetti, ovvero per la loro funzione, molto più che per il loro funzionamento. È sottile ma implacabile l'ironia, tutta britannica, di Heath Robinson che si fa beffe dei suoi stessi compatrioti che sentono la necessità di accendersi il sigaro con macchine infernali oppure costruirsi impalcature complicatissime per svegliarsi la mattina, piuttosto che utilizzare un semplice accendino o una comune sveglia. Sarebbe da veri parvenu.


E ancora più crudele e cinica è l'ultima sezione del libro, vertice di un crescendo costante, quella dedicata alla guerra; a mio parere la parte più bella del libro nel suo humour 'glaciale'.
Una per tutte: camouflage contro camougflage, nella sua tagliente ironia, 'fotografa' in un solo disegno ciò che abbiamo appreso sull'assurdità della guerra, dopo aver letto pagine e pagine di letteratura.



Carla

Noterella al margine. I britannici, coerenti al loro proverbiale sense of humour, non hanno serbato 'rancore' a questo stigmatizzatore di costumi, anzi gli hanno conferito l'onore di finire nel dizionario: Heath Robinson in inglese significa proprio marchingegno complesso e piuttosto inutile. Oxford Dictionary docet








sabato 8 novembre 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


UN CORAGGIO DA LEONI

Das Löwenmädchen, Kim Fupz Aakeson, Julie Völk 
Gerstenberg, 2014


I leoni – simbolo di audacia sin dall’antichità - hanno sempre popolato l’immaginario infantile. Ne ha fatto una bella carrellata tempo fa sul suo blog Anna Castagnoli a proposito dell’albo di Beatrice Alemagna Un leone a Parigi.
Di questo filone fa parte anche l’albo uscito quest’anno in Germania Das Löwenmädchen (La bambina leone) del danese Kim Fupz Aakeson, apprezzato autore di romanzi, fumetti, libri per bambini e sceneggiature cinematografiche (fra le quali quella dell’ironico noir diretto da Hans Petter Moland In ordine di sparizione, che forse qualcuno di voi ha avuto modo di vedere al cinema).
Questo suo testo per bambini risale a dieci anni fa. Uscì in Danimarca illustrato da Hanne Bartholin, ma di questa prima edizione ho potuto vedere soltanto la copertina, che non mi ha particolarmente colpito, e quindi mi è impossibile darne un giudizio o fare dei paragoni. Il titolo originale era: Una bambina, un leone, un grande cacciatore.




A colpirmi sono state invece le illustrazioni della nuova edizione tedesca. E questo effetto non l’hanno fatto solo a me, se all’ultima Fiera di Francoforte la giovane Julie Völk è riuscita ad aggiudicarsi per questo suo primo albo il premio “Serafina” per illustratori esordienti della Deutsche Akademie für Kinder- und Jugendliteratur. D’altra parte è proprio grazie al particolare fascino emanato dal suo stile che è nato l’intero progetto del libro.
Quando Daniela Filthaut di Gerstenberg ha notato i lavori di questa giovane artista di origine viennese in una mostra degli studenti della rinomata Hochschule für angewandte Wissenschaften di Amburgo si è entusiasmata a tal punto da proporle di illustrare un libro per la sua casa editrice. Su suggerimento della sua editor Kathrin Jockusch ha scelto di affidarle il poetico testo di Kim Fupz Aakeson.


 

Ma veniamo alla storia: Louise ha un leone tutto suo che la segue ovunque.


La cosa è molto pratica, perché così nessuno la disturba durante la ricreazione. I compagni la ignorano come se fosse invisibile e da parte sua Louise dimentica persino i loro nomi.



Anche il maestro non la interroga mai, perché forse ha paura del leone. E la mamma rincasa tardi, probabilmente per non incrociare l’amico felino della figlia. Lavora tutto il giorno e lascia a Louise il pranzo da scaldare in cucina con due parole di saluto scritte su un biglietto. Insomma, se si è in compagnia di un leone nessuno osa attaccar briga o bottone, né i compagni, né il maestro e tanto meno la mamma.
Sì, certo, ogni tanto il leone è preso dal mal d’Africa e vorrebbe tornare tra i suoi simili, ma Louise sa consolarlo con qualche canzoncina e tutto torna come prima.
Senonché un giorno accade qualcosa. Sotto casa di Louise si ferma un camion dei traslochi e tra le suppellettili la bambina scorge dei fucili. Non c’è dubbio: il nuovo vicino dev’essere un cacciatore, un cacciatore di leoni!





Qualche giorno più tardi il vicino suona alla sua porta con il “pretesto” di volersi presentare. Svelta Louise nasconde il suo amico nell’armadio e non apre.
Ma da quel giorno, temendo per l’incolumità del leone, preferisce non farlo più uscire di casa e si mette a girare da sola. In assenza della sua “guardia del corpo” accade però che sempre più spesso i compagni, il maestro e la mamma l’avvicinino e le parlino. A quel punto, pur con mille timori, la bambina si decide ad accogliere in casa anche il vicino, che le assicura di non essere assolutamente malintenzionato e di essere in ogni caso disarmato.
Udito questo Louise apre l’armadio pensando di aizzare il leone contro l’infido quanto incauto cacciatore, ma il suo amico è sparito. Alla sorpresa segue la confessione di tutte le sue paure: paura degli altri bambini, di cui non conosce neanche il nome, del maestro e soprattutto di lui che è un estraneo. «Io mi chiamo Martin» si presenta allora prontamente il vicino per rompere definitivamente il ghiaccio. Nel mentre la mamma è tornata a casa, ha preparato una cioccolata calda, il suo profumo si diffonde per la casa e così Louise e Martin si siedono a berla sul balcone. Dopodiché la bambina inizia a guardare fiduciosa il mondo che la circonda, a cominciare dai bambini che scorrazzano sotto al suo balcone e le fanno ciao.




Julie Völk ha illustrato con particolare grazia questa storia in cui il piano dell’immaginario si sovrappone poeticamente a quello della realtà, in cui una bambina abbandona gradualmente il suo mondo fantastico che le dona sicurezza, ma che allo stesso tempo la isola dagli altri, per trovare un nuovo amico, questa volta in carne ed ossa. Le tavole dal lieve tratto a matita, in cui spiccano soffuse macchie di colore (solo colori primari: giallo, blu e rosso), trasmettono un’atmosfera onirica speciale e sono al contempo capaci di trasporre graficamente con grande abilità il significato metaforico della storia. Alla fine il caldo giallo del felino, che infondeva a Louise coraggio, diventa il calore della casa illuminata, in cui compare finalmente anche la mamma.


Anna (Becchi)

venerdì 7 novembre 2014

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


BISOGNA PUR CRESCERE!


Piccolo Elefante è pronto: ad affrontare un viaggio periglioso, che richiede adeguata preparazione. Innanzitutto, doppia razione di cena e una bella torta tutta per sé. Poi, bisogna trovare gli abiti adeguati, la pelliccia di Zio Elefante e il cilindro di Nonno Elefante; naturalmente anche gli stivali di Papà Elefante. Infine, bisogna prepararsi ad affrontare chissà quale pericolo, è quindi d'obbligo avere una lanterna e una spada. E ricordarsi di portare Orso, e una scorta di cibo, non si sa mai.


 Una pazientissima Mamma Elefante asseconda la preparazione del prode Elefantino, che affronterà con coraggio il percorso verso la sua meta. E la meta è la sua cameretta, dove per la prima volta dormirà da solo. E saranno squilli di tromba e sonar di fanfare ad annunciare il successo nell'affrontare, da solo, le ombre della notte.


Piccolo di formato, piccolo il protagonista, ma grande davvero, questo libro ripescato dagli anni Sessanta, autori Sesyle Joslin, con le illustrazioni di Leonard Weisgard.
Crescere è faticoso, costringe ad affrontare prove all'apparenza semplici, in realtà gigantesche.
Dormire per la prima volta da soli, guardare le ombre, immaginare tutto quello che possono nascondere. E affrontare la paura, coraggiosamente, primo eroico passo verso il diventare grandi.
Weisgard si diverte, nell'illustrare questa 'piccola' storia, a giocare sull'essenziale, una gamma di grigi e il rosa, che rende tutto il calore di un affettuoso focolare domestico. 

Eleonora

 
Piccolo Elefante cresce”, S. Joslin e L. Weisgard, Orecchio Acerbo 2014

giovedì 6 novembre 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


NEGARE L'EVIDENZA

Che schifo le lumache, Michael Escoffier, Kris Di Giacomo
La Margherita 2014


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Papà, che roba è, questa?
È una ricetta raffinatissima, una torta di fate, tutta per te!
Strano... A me sembrano delle lumache
Lumache? Ah ah ah! Questa è buona!"

Eppure quelle bestioline che fuoriescono dal succulento pie sembrano proprio lumache, con le loro vistose antenne.
Un padre cuoco mentitore insiste sulla sua tesi che quella pietanza sia effettivamente a base di fate, trovate faticosamente nella foresta. Dall'altra il suo bambino che ha subodorato l'inganno e che fa di tutto per non dover mangiare l'odiata pietanza. Alle domande incalzanti del piccolino riguardo al fatto che non ci siano ali in vista il padre millanta un'ennesima risposta che allude al fatto che le ali di fata siano amare al gusto.
Dir bugie è il suo mestiere, infatti continua a mentire anche sul fatto che loro siano draghi e non comuni rospi. Ma affermare che si è draghi implica il fatto che si sappia volare...


E quel padre bugiardo, millantatore diventa anche ricattatore: la torta finita in cambio di un 'voletto'.
Anche il miglior bugiardo può essere sepolto dalle sue stesse menzogne ed è esattamente quello che sta per succedergli. Deludere il proprio figlio su una cosa così importante, confessargli la verità costerebbe un prezzo troppo alto. E che ne sarebbe poi del suo carisma sul piccolino? E cosa penserebbe di lui allo scoprire che il proprio padre è un bugiardo?
Così quel rospo con il grembiulino da cucina è costretto a lanciarsi nel vuoto. E che vuoto, visto che la loro casa sorge su uno scoglio a strapiombo sull'oceano.
Colpo di teatro finale, di Escoffier e Di Giacomo, da tenere rigorosamente segreto qui.
La morale qual è? Nella vita bisogna negare. Negare sempre. Anche l'evidenza.
E i grandi sono maestri in quest'arte.
 

Nuovo albo della coppia al fulmicotone, Escoffier/Di Giacomo.
Poco più di un anno fa usciva con La Margherita un altro loro albo irresistibile. La caratteristica notata allora era l'onestà di vedute di fronte alla pochezza dell'umanità: lì si discuteva di furto e di raggiro, qui si discute di inganno e ricatto. Siamo sempre lì: intorno ai nostri più comuni difetti. Come già nell'albo del 2013 anche qui torna il punto di vista cinico e disincantato del narratore, torna il colpo di teatro finale, torna il verde che tiene insieme camaleonti e rospi.


E sopra ogni cosa torna l'ironia crudele che, letta nei libri per bambini, assume una carica ancora più dirompente. In sole 32 pagine abbiamo nell'ordine un rospetto viziatello, un rospo adulto bugiardo e millantatore e un paio di fate terribili. Con un'ironia -se possibile- ancora più fulminante del testo, Di Giacomo racconta con le immagini anche ai grandi ciò che le parole non osano dire: dal sedere del rospo in primo piano al momento di sfornare la torta, all'uso del corsivo per conferire al rospo padre un tono mellifluo dei bugiardi, oppure ancora il contrappunto di sguardi delle lumache fin dalla prima in copertina, testimoni silenziose e potenziali vittime innocenti del grande raggiro. Per non parlare della finta ricetta.


E siccome alla crudeltà non c'è limite, perché non mettere anche una coppia di squali nelle acque sottostanti lo strapiombo del tuffo?

Carla