lunedì 13 luglio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


SOGNANDO FINLANDIA

ROBA DA MATTI, Salah Naoura (trad. Alessandra Petrelli)
Beisler 2015

NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"E va bene devo ammetterlo, avevamo qualche problemino. Non sapevamo deve passare la notte. Papà e mamma non avevano più un lavoro, quindi i soldi non sarebbero bastati per rimanere a lungo in albergo. Inoltre eravamo senza macchina e in Finlandia è una scocciatura..."

Matti, suo fratello piccolo, Sami, sua madre e suo padre sono nel giardino di una villetta finlandese che affaccia su un laghetto finlandese, con sei pesanti valigie e la ancor più pesante consapevolezza che la casa che pensavano di aver vinto alla lotteria non esiste nella realtà.
Questa curiosa situazione ha avuto inizio un po' di tempo prima per colpa di un pesce di aprile che ruotava intorno a un delfino e a un laghetto cittadino. E da lì, bugia dopo bugia, le cose sono andate complicandosi.
La famiglia di Matti e Sami è piuttosto originale: un padre finlandese, poco loquace, guidatore dell'autobus 63, che sogna di fare fortuna con i giochi elettronici; la madre, che dice di sé essere un vampiro perché tutto il giorno, da infermiera, fa prelievi di sangue a chiunque gli si pari davanti; lo zio Kurt, tassista e filosofo; lo zio Jussi, solo di passaggio, ma essenzialmente uno sbruffone.
Il sogno di Matti di andare in Finlandia per una vacanza si infrange ogni volta di fronte ai laconici rifiuti del padre e alle motivazioni di tipo finanziario addotte dalla madre. Eppure il destino sta offrendo a Matti una occasione d'oro, o meglio due occasioni d'oro, per vedere realizzato il suo sogno.
Da un lato una lotteria per vincere una casa, dall'altro un' offerta di un lavoro estivo che prevede la guardiania di una bella casetta finlandese sulle rive di un laghetto finlandese e il gioco è fatto: con un buon collage e un paio di bugie ben dette Matti riesce a portare l'intera famiglia in Finlandia. Ma a che prezzo?

Una bella banda di personaggi per una storia molto divertente e decisamente molto movimentata. In un intreccio sempre più fitto, il racconto è un crescendo avvincente ed esilarante. Tutto e tutti ruotano intorno a un grande tema: la bugia, ma a ben vedere tutti sono accomunati anche dall'avere in un cassetto un sogno segreto.
Matti, 11 anni, il narratore e deus ex-machina dell'intera vicenda, ha due grandi sogni e due missioni da compiere: andare a vedere la Finlandia e correggere i grandi errori dell'universo.
Nonostante il padre e il suo miglior amico siano finlandesi, per Matti arrivare a passarci un'estate sembra impresa impossibile.
Sami, il fratellino, sogna di poter aiutare gli animali in pericolo, facendo donazioni in denaro per salvare, per esempio, le giraffe.
La madre di Sami sogna la fuga, dalla vita monotona e dallo stress in cui cui vive il suo lavoro. Una villetta con un bel panorama, magari un po' più spaziosa della scatola da scarpe in cui vive ora, se la può permettere solo vincendo la lotteria...
Il padre di Sami, avvolto nel silenzio e nel fumo delle sue sigarette, sogna di diventare famoso progettando giochini per cellulari, ma nel frattempo si rinchiude nel suo bugigattolo tra mille fogli e mille libri di informatica.
E tutti loro, mentre coltivano i loro sogni, mentono. Alla grande.
Grandi sogni e bugie pare non vadano d'accordo perché, lo dice sempre lo zio Kurt, le bugie crescono veloci e ti sfuggono di mano, diventando assai pericolose. Soprattutto quando, mischiando un po' le carte in tavola, la vincita della sognata casetta finlandese genera negli adulti un irrefrenabile desiderio di 'rompere' con il passato, licenziandosi e rompendo anche tutti i mobili di casa...
Chi sogna, però, in fondo ha una marcia in più: saper vedere un po' più in là.

Brava Beisler: per una manciata di motivi.
1) Per le buone scoperte che fa nella narrativa nordeuropea e tedesca in particolare. Dopo i fasti di Rico e Oskar e dopo il pluripremiato Cuori di waffel, ora Salah Naoura. Un nome siriano per un berlinese, studioso di germanistica e di lingua e cultura scandinava, in patria autore sulla cresta dell'onda, amatissimo dal suo giovane pubblico.
2) per la buona traduzione e la superba idea del titolo.
3) per la sensibilità nel scegliere libri con ottimi contenuti, scorrevolezza, divertimento e intreccio.
4) perché colma, libro dopo libro, un pericoloso vuoto editoriale per i giovani lettori che vogliano affrancarsi dagli stupidari che trovano ad ogni angolo e leggere buona letteratura.

Carla

domenica 12 luglio 2015


FACILE

Io spero che quelli di Piccole ricette mi perdonino se ancora una volta 'pesco' dal loro repertorio l'ennesima meravigliosa insalata.
Come di consueto, in queste giornate torride sventolare sotto il mio naso una fetta di anguria è un po' come stuzzicare le trote in un laghetto di pesca sportiva: prima o poi qualcuna abbocca. Io ho abboccato!
Ecco a voi l'insalata facile per la prossima bolla africana in arrivo:

Ingredienti per 4 persone
1 kg di anguria fresca e tagliata a dadini
200 gr di feta tagliata a dadini
1 ciuffetto di prezzemolo (oppure menta)
1 lime spremuto
1 pizzico di paprika forte
3 cucchiai di olio
sale


Mischiate anguria e feta delicatamente, aggiungete il prezzemolo o la menta o il coriandolo tritati, versate l'olio e il succo del lime e una spolverata di paprika e il sale. Fatto! 
Uniche due avvertenze, 1) crea dipendenza 2) va preparata e mangiata in rapida successione altrimenti l'anguria assume quell'arietta un po' malsana che non le dona...

Carla

venerdì 10 luglio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MAGNIFICA DOLCE CRUDELE

 Rifugi, Emmanuelle Houdart (trad. Francesca Del Moro)
Logos edizioni 2015


ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 12 anni)

"Un rifugio è un posto che ti fa sentire al sicuro,
dove non può accaderti niente di male.
Tutte le pene sono consolate
e gli errori perdonati."

Dal rifugio resta fuori la paura perché all'interno c'è qualcuno che veglia su di te. Il rifugio ti nasconde dalle difficoltà ed è un posto dove ognuno può fare i conti con sé stesso, perché può trovarci la solitudine. Un rifugio può essere anche condiviso e allora diventa un luogo dove appoggiare le valigie. E' anche un luogo dove ognuno, al riparo dagli sguardi altrui, può rigenerarsi.
Rifugio sono anche le accoglienti braccia di un nonno che ti insegna a crescere.


Nuovo (neanche più tanto) libro della Houdart che si confronta ancora una volta con un altro grande tema dell'esistenza: il luogo dove ognuno di noi può far casa, ovvero il rifugio.
Pochissimo testo e grande potenza di immagini in un dialogo serrato tra loro.
In questo libro molte cose sono rotonde. Il posto sicuro raccontato a parole con le immagini diventa un pancione accogliente di una futura madre; il luogo dove gli errori sono perdonati è uno spazio racchiuso tra due mani tatuate con un tappeto di simboli new age, dal cuore alato al motto peace and love, e da una corona soffice di cuscini.


Il luogo dove trovi protezione altrui è raffigurato con un letto morbido circondato da un intreccio di personaggi 'protettori' che vanno dal Cristo al Buddha, da Batman ai Barbapapà, da Babbo Natale a Mazinga.
Ogni immagine è nel contempo tappa di un percorso e universo a sé all'interno del quale si assiste ad un continuo intreccio di allusioni e corrispondenze che formano una vera e propria cifra stilistica di riconoscimento e nel contempo un tessuto di pattern che hanno una forte valenza estetica, quasi estetizzante, e nel contempo di continua eco del tema. La moto-razzo sorretta in coda da due mongolfiere è guidata da un personaggio maschile che ostenta sulle maniche dalla sua blusa un intreccio di Pegasi e sul sedile una copertura di nuvole.


Con l'andare avanti nello sfogliare il libro ci si accorge che piano piano i bambini crescono, poi scompaiono per lasciare il posto a ragazze e ragazzi, fino ad arrivare all'adulta beatamente e e mollemente adagiata in una vasca da bagno intorno cui cresce una variegata porzione di piante. E' immortalata nell'atto di 'rifugiarsi' in un giardino segreto dove rinascere. 


Il cerchio si richiude su un vecchio nonno, rifugio di un piccolino...
Come sempre la Houdart indaga, va al cuore del tema e poi mischia le carte e ci illude. Come in una tavola di anatomia, lei ci fa conoscere la superficie e il cuore delle cose, poi tutto si intreccia: il grande con il piccolo, il giovane con il vecchio, il maschile con il femminile, tutti gli elementi si incastrano alla perfezione in una trama di oggetti e luoghi allo stesso tempo realistici, allusivi ed evocativi. Le sue immagini di grande impatto hanno la capacità di mischiare le carte in tavola, sotto gli occhi del lettore. E, in un illusorio senso di comprensione immediata, il lettore si trova spaesato come se fosse davanti a un abile truffatore al gioco delle tre carte. Pensiamo di aver capito tutto vedendo l'immagine e invece essa ci ha condotto in tutt'altra direzione. Inaspettata. E' un continuo richiamo alla memoria del nostro immaginario quotidiano, attuale o passato, o esotico, attraverso un gusto e un nitore per la forma nella sua essenza: vera sigla della Houdart.
Magnifica, dolce, crudele, poetica, severa, indagatrice e dissacratoria, lei guarda il mondo e lo rappresenta, alzando un velo e pizzicando -con la delicatezza di una sapiente arpista- le corde più profonde del nostro sentire. Anche quelle che neanche noi abbiamo il coraggio di suonare...

Carla




mercoledì 8 luglio 2015

FUERA DE LA CONCHA (libros jovenes que van a crecer)


HASTA SIEMPRE, COMANDANTE*


Dopo molte perplessità, l'ho letto: L'estate che conobbi il Che, di Luigi Garlando.
Ho pensato, chissà quanta retorica, chissà che travisamenti per rendere digeribile la figura di Ernesto 'Che' Guevara, medico rivoluzionario, icona ancora non tramontata dei ruggenti anni Settanta.
E invece no, il libro di Garlando, all'interno di una finzione narrativa che nasconde abilmente la biografia del Che, è un libro profondamente onesto. Credo fosse chiarissima all'autore la distanza siderale che separa i ragazzini di oggi dalle gesta dei barbudos, i rivoluzionari cubani guidati da Fidel Castro, cui si unì il giovane Guevara, medico malato di asma, che aveva attraversato l'America Latina in motocicletta insieme all'amico Alberto.
Il gioco letterario consiste nell'immaginarsi un ragazzino di oggi, cui un nonno malato, con l'immagine del Che tatuata sul braccio, racconta la storia, davvero straordinaria, di un giovane disposto a giocarsi tutto per difendere i diritti di tutti.
La sua storia può essere vista da molti punti di vista, qui è raccontata come la storia avventurosa di un manipolo di combattenti, sbarcati in sette sull'isola di Cuba, capaci in due anni di raccogliere proseliti, di conquistare l'isola, entrando vittoriosi prima a Santa Clara e poi a L'Avana. Qui ritroviamo i personaggi mitici, il linguaggio passato alla storia, la semanera, la camicia destinata a essere portata per una settimana intera, il basco nero con la stella, entrato nell'iconografia ufficiale.
E' anche la storia di un uomo particolare, con un rigore morale oggi impensabile, un'etica quasi religiosa: sentire sulla propria guancia gli schiaffi che qualsiasi altro uomo sta ricevendo. Capace di dar vita a un grande progetto di alfabetizzazione della popolazione contadina già nel corso della guerriglia sulla Sierra Maestra. Capace di esser duro, senza perdere la tenerezza.
E poi c'è il presente dei ragazzini di oggi, che vivono un'epoca senza passioni, senza eroi, senza che nessuno insegni loro a sentire gli schiaffi subiti da altri sulla propria guancia.
Il protagonista del romanzo è un ragazzino benestante, figlio di un manager di un'industria brianzola, appena acquisita dai cinesi e forse destinata alla chiusura.
Anche sul presidio operaio davanti alla fabbrica sventola una bandiera con l'effige del Che.
Molti miti della sinistra degli anni Settanta sono finiti, giustamente, nella soffitta della Storia; la storia, l'immagine di Ernesto Guevara, invece, sono ancora vivi e non solo per questioni di merchandising.
Sicuramente non è possibile restituire in poche pagine il clima di quegli anni, l'idea che i popoli del terzo mondo si sarebbero ribellati all'oppressione politica e militare; l'illusione che nel giro di poco tempo tutto sarebbe cambiato.
Però credo che l'autore riesca nella non facile impresa di restituire ai giovanissimi di oggi la testimonianza storica di un personaggio che ha ancora molto da dire, che rende ancora possibile la dimensione eroica, che non conosciamo più, che riempie di senso la parola indignazione.
Le ragazzi e i ragazzi di oggi hanno bisogno di eroi? Presumo di sì, hanno sicuramente bisogno di ricordare che non può darsi la libertà di uno senza la libertà di tutti, hanno bisogno di sentire ancora sulla propria guancia gli schiaffi che il mondo globalizzato distribuisce con grande generosità.
E' una lettura, per ragazze e ragazzi non omologati a partire dai dodici anni, che può aprire molti discorsi interessanti, sul nostro presente e sulle contraddizioni che viviamo. In un passaggio epocale in cui sembra tutto indistinguibile e grigio, allargare lo sguardo sul mondo e ricordare chi ha provato a cambiarlo non può fare che bene.

Eleonora

*Noterella a margine: la canzone Hasta Siempre fu scritta da Carlos Puebla nel '65, quando Fidel Castro rese nota la decisione del Che di lasciare Cuba; il testo racconta i momenti salienti della liberazione di Cuba dal regime di Batista.

L'estate che conobbi il Che”, L. Garlando, Rizzoli 2015



lunedì 6 luglio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LE MANI DEL POLIPO


Favole dell'ultimo minuto, Andrea Valente
Lapis 2015

NARRATIVA PER MEDI (dagli otto anni)


"Una giovane mela, ancora fresca e frizzante, un mattino fece un sorriso profondo, poi un lungo sospiro, quindi chiuse gli occhi e cominciò a volare con la fantasia.
'Quando sarò grande' sognò 'sarò la mela di Biancaneve!'
'È più probabile che tu finisca frullata...' la disilluse il vecchio melo."


La mela non demorde... continua a immaginare per sé un futuro altisonante. Di mele che hanno fatto carriera e sono arrivate alla ribalta ce ne sono molte: quella di Adamo ed Eva, il pomo della discordia, quella di Guglielmo Tell... Ma il melo non smette di disilluderla, prevedendo per lei un futuro più consueto: frullata, in uno strudel, cotta con la cannella o sotto forma di marmellata.
Questo lungo chiacchiericcio tra mela ed albero dura per diverse stagioni, finché la mela in autunno più che inoltrato è ormai più che matura e decide di lasciarsi cadere ai piedi dell'albero. I suoi semini nell'inverno finiscono sotto terra e a primavera danno vita a una nuova piantina di melo che, come fece la sua mela mamma, cominciò a sognare: quando sarò grande, sarò forte e robusta come te, vecchio melo...Il vecchio melo, finalmente sorrise e la giornata cominciò.

La mela e il melo è una tra le sessanta storielle da un minuto o poco più, mai più di tre facciate, che Andrea Valente ha collezionato in questo libro Favole dell'ultimo minuto. Solo poche non particolarmente significative, per la maggior parte sono divertenti, inaspettate, buffe. Favole, appunto, in ragione della loro brevità e dei protagonisti animali.
Tutte molto adatte a essere lette ad alta voce perché ricche di dialoghi serrati e un po' folli. Basate su un determinato numero di modelli narrativi, come per esempio quello che vede due mondi che si incontrano, si guardano e poi ognuno prosegue per sé, sono le storie del Pappagallo e il Pappagallo, del Corvo e della Cornacchia, del Coccodrillo e la Iena, del Gallo d'Inghilterra e dell'Alano e del bassotto, dove questi due, incontrandosi al parco e abbaiandosi l'uno contro l'altro, pensano rispettivamente di avere davanti una pantegana e un cavallo. Un secondo schema è quello in cui i due mondi entrano in contatto, qualcosa cambia nell'incontro e, riallontanandosi, nulla è più come prima. Penso alle storie del Passero solitario o a quella dell'Elefante e la cicala, in cui quest'ultima dà un ritmo piacevole al duro lavoro del pachiderma che per tutto il giorno sposta tronchi, annaffia campi di granturco, sposta massi di qua e di là. E alle formiche che assistono non resta che bollire nel loro brodo di fatica e acidità...
Nella terza categoria di storielle, quelle costruite sull'assurdo, cominciano ad emergere le eccellenze che raggiungono l'apoteosi nelle storielle in cui l'ingrediente principale è la crudeltà. Storie assurde sono quelle della Giraffa con i tacchi, Il Caldo che prese freddo, oppure Ieri. Oggi e domani, utilissima per i bambini che non hanno ancora chiaro come funziona...o ancora il dialogo 'meraviglioso' tra i due fiorellini nel prato, di cui il primo 'insoddisfatto'.
Le storie cattive, però, son le mie preferite. Partendo da Il bruco e il lombrico, dove la genetica aiuta il primo e punisce il secondo di fronte all'ingordigia del serpente, per arrivare a piccoli gioielli quali La lumaca fuori casa o Il filosofo e la zanzara o, la mia prediletta: Le mani del polipo, gustosa nella ossessiva stupidità dimostrata da uno degli animali ritenuti invece di una qualche intelligenza e di ottimo sapore!

Da non perdere e da portarsi in vacanza. Se il piccolo lettore tiene la media di 2 al giorno, per un mese avrà di che spassarsela.

Carla
 

sabato 4 luglio 2015


BISCOTTI AL LIMONE

Alle volte ritornano! Da noi va così....
Quando Margherita era piccola, Enrico, il professore, aveva trovato una buona ricetta di una stranissima torta al limone, una sorta di crostata ricoperta da una meringata al limone, che preparava con una certa costanza, ovvero ogni fine settimana. Poi non si sa come, né perché da un giorno all'altro questa tortina è sparita dalla nostra tavola, dalla nostra mente e, semplicemente, ha cessato di esistere. Cancellata. Tuttavia, l'altro giorno, leggendo una ricetta di biscotti al limone della tradizione americana (la fonte ispiratrice è di nuovo la mia app delle sette di sera, Piccole ricette), la vecchia tortina è tornata a vivere, nella nostra mente, sulla nostra tavola, sotto forma di biscotti. Ha cambiato leggermente aspetto, ovvero da tonda che era è diventata quadrata, ma sostanzialmente il sapore è lo stesso: un misto di burroso e friabile che si mischia con l'aspro e soffice della farcitura. Buonissima, come ai vecchi tempi.




Ingredienti:
100 gr di farina di riso (o farina 00)
30 gr di zucchero a velo
30 gr di mandorle tritate finissime
85 gr di burro a temperatura ambiente
2 uova
125 gr di zucchero 
15 gr di amido di mais
75 ml di succo di limone
la scorza grattugiata del limone
40 ml di latte
sale

Mischiate in una ciotola la farina, le mandorle, lo zucchero a velo e un pizzico di sale con il burro morbido e vi verrà una sorta di frolla senza uova. Stendetela su una teglia quadrangolare di circa 20 cm di lato precedentemente ricoperta di carta forno, facendo in modo di creare un bordo che sale per circa un centimetro. Mettetela in frigo per una mezz'ora quindi ricopritela di carta forno e di ceci o fagioli secchi: insomma fate la cottura in bianco per cuocerla a 180° per 10 minuti. Quindi completate la cottura per altri 10 minuti, dopo aver tolto carta forno superiore e ceci. A questo punto, mentre la base si raffredda, preparate la crema. Montate con le fruste elettriche le uova con lo zucchero fino ad ottenere una spuma chiara e soffice, quindi aggiungete delicatamente l'amido di mais, la scorza di limone, il succo e il latte e un pizzico di sale. Se la base è tiepida versate la crema a ricoprirla, facendo attenzione che non superi il bordo di un centimetro che ha la funzione di contenere il liquido. Infornatela di nuovo e fatela cuocere per almeno 25 minuti finché la crema non diventa marroncina e si solidifica. Quando è fredda, mettetela in frigo per almeno un'ora in modo che la crema si rassodi ben bene quindi tagliatela a strisce di due tre centimetri di larghezza e cinque o sei di lunghezza per ottenere dei biscotti rettangolari. E in ultimo zucchero a velo per decorarla.
I biscotti, se dovessero durare più di un giorno, vanno conservati in frigorifero in modo che la crema non degeneri, anzi continui a rassodarsi...

Carla

venerdì 3 luglio 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


MACCHIE, O DELLA VANITÀ



Una gallina faraona bellissima non è, ma tiene spasmodicamente alle sue macchie; così, se le capita di nascere senza, è un grande problema.

La nostra gallina faraona, nata con un piumaggio tristemente e omogeneamente grigio, non si dà pace e ordina, ad un ignoto e solerte fornitore, macchie di tutti i tipi; solo che ne arrivano di sbagliate:

troppo grandi,

troppo piccole

schizzate

o scritte

il problema è che nessuna di queste macchie è quella giusta, uguale cioè alle macchie delle consorelle faraone.

La nostra coraggiosa e testarda protagonista non si rassegna: ordina un'ultima fornitura di macchie per il suo monotono piumaggio e finalmente ne arrivano della misura giusta ma, guarda caso, tutte colorate; l'unica soluzione è accettare con stile quel pizzico di originalità, magari non voluta, che la rende unica fra le uguali.




Una storia davvero piccina, quella di Helen Ward che con il suo Macchie. Una gallina faraona alla ricerca del piumaggio perfetto, ora pubblicato da White Star: piccina, ma anche grande, perché racconta nel modo più semplice possibile il teatro della vanità, il mettersi costantemente in gara con le altre galline faraone, il sentirsi inadeguata quando qualche dettaglio non corrisponde al 'modello' ideale, e la ricerca affannosa di una perfezione impossibile, il miraggio eterno della propria inattacabilità estetica, e non solo.



E, quindi, al contrario, ecco un'allegra apologia dell'imperfezione, della diversità, del piacersi abbastanza da andare in giro con un bel sorriso sul becco, pardon, sulle labbra.

Inutile dire che i riferimenti sono tanti e nemmeno nascosti dal divertito disegno di queste mise da pennute.



L'illustrato, che piacerà anche ai bambini dai cinque anni in poi, può essere un bel vaccino, realizzato con grazia ed ironia, all'ossessione estetica che contamina a volte anche le bambine; può essere anche inteso come una garbata presa in giro delle tante, ma anche tanti, che fanno dell'apparire il principale metro del proprio valore.

La britannica Helen Ward, autrice e illustratrice di testi per ragazzi, trova proprio nel soggetto animale la miglior fonte d'ispirazione. Qui, supportata dalla complice ironia, supera i limiti di uno stile un po' troppo tradizionale e ci regala un bel libro per sorridere di noi e per pensare.



Eleonora



Macchie. Una gallina faraona alla ricerca del piumaggio perfetto”, H. Ward, White Star 2015

mercoledì 1 luglio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA CHIMICA DELLE RELAZIONI


Siamo tutti fatti di molecole, Susin Nielsen (trad. Claudia Valentini)
Il Castoro 2015

NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)

"'Adesso, per esempio, che sto parlando con te, tu starai probabilmente assimilando delle molecole di Stewart, e io delle molecole tue.'
Lei si è coperta la bocca con una mano. 'Ma che schifo!'
'Io non penso che faccia schifo. Penso che sia una bella cosa. Tutto e tutti sono interconnessi.'"

Le molecole sono fatte di atomi, spiega Stewart, e quando una persona muore le sue molecole si scompongono in molecole più piccole, come atomi. Questi atomi possono diventare parte di altre molecole di altre cose, come un fiore o una persona. Poi prosegue nella sua spiegazione ad Ashley: un atomo di un panino può diventare una parte di una molecola di un cervello...
Questo è il sistema che usa Stewart per curare le sue recenti ferite...
Se tutto questo è elementare ed evidente per lui, lo è molto meno per Ashley. Tecnicamente loro non sono consanguinei, ma attualmente sono fratelli. Rispettivamente sono i figli di Leonard e di Caroline, che da qualche tempo formano coppia. Le loro due piccole famiglie si sono da poco unite per formarne - a fatica - una terza.
Il nucleo originario di Stewart, ragazzino di 12 anni, si componeva di un padre, Leonard e di una madre, che un cancro si è portata via un anno fa. Il nucleo originario di Ashley, una ragazzina di 13 anni, si componeva di una madre, Caroline e di un padre, Phil, che ha finalmente accettato la propria omosessualità e quindi vive con il suo nuovo compagno nella dependance della casa di Caroline e Ashley.
Ora quel che resta dei due nuclei originari si è fuso perché Leonard e Stewart, con il loro gatto Schrödiger, stanno andando a vivere da Caroline e Ashley. Se i grandi, a parte piccole incomprensioni, vivono in un certa armonia, lo stesso non si può dire per i ragazzi. Stewart in tutti i modi cerca un contatto con la sua nuova sorella, ma lei non gli lascia nessuna possibilità: lo detesta e detesta ogni cosa che lui fa o dice. I due sono molto diversi, va detto: Stewart è un ragazzino di grande intelligenza, un talento nelle scienze, Ashley, invece, il suo talento lo concentra sulla moda e sui suoi derivati e a scuola non brilla. Eppure una cosa li accomuna: la solitudine. Per Stewart dipende dalla sua timidezza e da certa goffaggine diffusa, per Ashley, dalle rivalità che ci sono tra coetanee in fatto di primi amori.
Ashley è sempre in battaglia: combatte contro il nuovo fratello che le è capitato in sorte, contro il padre gay, contro la ritrovata serenità di sua madre, contro le sua false amiche. Stewart, invece, che dalla vita ha già imparato fin troppo e sa bene quali siano le cose che contano veramente, le armi le h deposte. Tuttavia con metodo, sensibilità e intelligenza sia applica molto a smontare lentamente l'arrocco di Ashley.
Il suo obiettivo è quello di creare davvero una famiglia. E la chiave che lui adotta perché tutti riescano a stare bene insieme e ritrovino la meritata serenità risiede proprio lì, in quella storia delle molecole, secondo cui tutto e tutti sono interconnessi.

Raccontato per capitoli, con un'alternanza delle prospettive di Stewart e di Ashley, il nuovo romanzo della Nielsen è costituito da elementi che potrebbero dar vita a uno scenario stereotipato di una America già vista mille volte in cui agiscono due adolescenti tipici: il nerd, un po' sfigato che commuove il lettore e la bellona un po' vuota, antipatica a tutti. Eppure non è affatto così. Il romanzo cresce e, cammin leggendo, si irrobustisce e si articola in molti diversi intrecci che alla fine, letta l'ultima pagina, ne attestano la complessità, la profondità di analisi e la bellezza.
Insomma una storia piena di spunti interessanti in cui le mani del lettore affondano in temi tra loro molto diversi, ma sempre importanti: la morte, l'omosessualità, la violenza, l'affettività, l'accettazione di sé, l'amicizia, la lealtà, la diversità.
Poco più di 250 pagine che corrono veloci, che fanno sorridere, che commuovono e, soprattutto, che accendono la mente, perché "il mondo è un posto pericoloso, non per via di quelli che compiono azioni malvagie, ma per via di quelli che stanno a guardare senza fare niente”. (A. Einstein)

Carla

martedì 30 giugno 2015

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CREDERE NEL POSSIBILE


Ingredienti non nuovi, per il romanzo di Jennifer L. Holm Il pesce rosso numero 14, tradotto da Elisa Puricelli Guerra: coppia di genitori separati, ragazzina preadolescente, nonno terribile, che in realtà è un potente punto di riferimento. E poi un pizzico di fantastico e il potere della scienza.
Il nonno in questione, in realtà, è una sorta di scienziato pazzo, ne ha tutte le caratteristiche: geniale, incompreso e sostanzialmente irresponsabile.
Lavorando su un esemplare raro di medusa è riuscito ad isolare una sostanza che l'ha ringiovanito e quindi entra prepotentemente nella vita della protagonista, Ellie, nella forma di adolescente brufoloso.
Espulso dal suo laboratorio, trova ospitalità nella casa della figlia e della nipote e vi spadroneggia impavido, cercando di rientrare nel suo vecchio laboratorio, mettendosi costantemente nei guai.
In realtà, sotto l'apparente indifferenza, il buon Melvin ha a cuore la formazione della nipote, che vuole indirizzare verso una carriera scientifica, ben lontana dalle aspirazioni artistiche e teatrali di entrambi i genitori.
Così, fra tacos, burritos e cene cinesi, racconta alla nipote le vite straordinarie di tanti scienziati, in particolare di Salk e Oppenheimer, scelti non casualmente come attori importanti nella creazione, rispettivamente, del vaccino antipolio e della prima bomba atomica. Il bene e il male della scienza, la contraddizione prometeica che combina desiderio di sapere ed effetti distruttivi.
Melvin, sempre nella veste di cugino adolescente di Ellie, continua a tentare di introdursi nel suo vecchio laboratorio per impossessarsi della medusa ringiovanente, coinvolgendo anche uno scettico compagno di scuola di entrambi, Raj, che diventa ben presto amico, e complice, di Ellie. Due visioni del mondo si confrontano nella vita della ragazzina: quella artistica, rappresentata dai genitori, che le hanno nascosto la morte dei vari pesci rossi, sostituendoli ogni volta con dei nuovi esemplari, e quella scientifica del nonno.
La girandola di avventure non ha altro scopo che condurre le giovani lettrici e i lettori alla consapevolezza che nella ricerca bisogna avere 'misura', senso della realtà, ma bisogna anche credere fermamente nel 'possibile': per esempio credere nella teoria del tutto, quella legge universale che i fisici inseguono da sempre. Le 'sensate esperienze e certe dimostrazioni', come asseriva Galileo, distinguono la scienza da altri ambiti della cultura umana.
Se un futuro di provette e macchinari astrusi può sembrare poco poetico, nello scorrere le biografie di tante scienziate e scienziati si scopre una passione profonda, un credo laico nella possibilità di conoscere il mondo e, magari, migliorarlo.
Giustamente nel finale del libro si sottolinea che c'è scienza e scienza, scoperte e invenzioni che hanno migliorato la vita degli esseri umani o hanno creato strumenti di sfruttamento e di distruzione.
Ai ragazzi e alle ragazze sta il compito di proseguire questa mole imponente di ricerche nella direzione eticamente più responsabile.
Questo mi sembra il messaggio dell'autrice che, figlia di medici, ha deciso di dedicarsi alla scrittura a tempo pieno.
Forse anche l'arte può cambiare il mondo?

Eleonora

“Il pesce rosso numero 14. Credi nel possibile”, J.L. Holm, Rizzoli 2015


lunedì 29 giugno 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


UN SASSOLINO AL GIORNO...

Ti amo ogni giorno, Malika Doray (trad. Rita Dalla Rosa)
Terre di Mezzo 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Piccolo amore mio,
ti amo
ogni giorno.
Anche quando parto,
perché da te sempre ritorno.
Forse non adesso
ma di sicuro
molto presto."

E se la nostalgia sarà tanta una soluzione la mamma saprà trovarla nei sassolini bianchi. Uno per ciascun giorno di lontananza. Insieme, mamma e piccolino, vanno in cerca sassolini conta tempo. 
 

Li raccolgono e poi li mettono in un piatto e da lì ogni mattino col papà sarà proprio il piccolo coniglio a toglierlo per fare il suo conto alla rovescia. Durante il giorno la nostalgia non è tanto forte, perché sono tanti i divertimenti con gli amici. E se la sera sale un po' di magone, ci sarà papà coniglio a consolarlo. E intanto i sassolini bianchi nel piatto diminuiscono. Ne è rimasto solo uno nel piatto: manca solo un giorno al suo ritorno. E se poi non torna? Ma dietro la porta ecco che appare lei: la mamma piena d'amore per sempre e con tutto il cuore. 



Malika Doray e la sua sensibilità non lasciano mai indifferenti. Un racconto tenero che in pochissime parole e in pochissimi segni mette a fuoco una situazione piuttosto consueta di separazione temporanea tra mamma e bambino. Eppure c'è qualcosa in più rispetto ai molti altri libri che hanno l'intento di affrontare un tema 'delicato' per i più piccoli: il distacco dalla mamma. E quel qualcosa in più sono proprio quei quattro sassolini che mamma coniglio e bimbo coniglio mettono assieme nel piatto e che costituiscono il rimedio a solitudini e malinconie passeggere.
Non sarà casuale che questo libro che si legge come un calendario abbia molto a che fare con lo scorrere del tempo: quei sassolini sono infatti un rudimentale, ma efficace, sistema di contare il tempo che passa.
Quei quattro sassolini fanno la differenza e confermano lo sguardo attento che Malika Doray ha sempre dimostrato di avere nei confronti della primissima infanzia.  


Quei sassolini diventano lingua comune tra un bambino che non ha cognizione chiara del tempo che passa e un adulto che invece con lo scorrere dei giorni ha molta dimestichezza.
Quei sassolini scandiscono la distanza che per del tempo terrà mamma e bambino lontani.
Quei sassolini se non sono la soluzione al problema, sono comunque un buon aiuto a superarlo.
Quei sassolini sono la tangibile evidenza che un piccolo e un grande possono sempre trovare una lingua comune che sia comprensibile a entrambi.


Accanto a pochi altri esempi celebri, Doray è una delle migliori autrici di libri per piccoli. Quasi del tutto ignorata in Italia. Senza mai fare nessun cedimento alla leziosità, alla banalizzazione del disegno, questa autrice francese dimostra un talento 'naturale' nel trovare sempre il linguaggio iconico e le parole adatte per arrivare ad essere capita e amata anche dai 'lettori' microscopici. La sua sensibilità sta spesso nella scelta del tema, e questo libro pubblicato in Francia già quasi dieci anni fa, ne è un ottimo esempio e nel creare nella narrazione l'incontro di due sensibilità differenti: quella dei piccoli ascoltatori e quella dei grandi lettori. Se mi si passa la metafora, è un po' come dire che i libri di Malika Doray sono confortevoli poltrone dove un piccolo e un grande possono accoccolarsi per passare buon tempo assieme...



Il discorso non è poi molto diverso se guardiamo il suo modo di illustrare. Tra i suoi punti di riferimento lei stessa cita Bruno Munari e Katsumi Komagata perché di entrambi ammira il minimalismo, la semplicità assoluta raggiunta dopo un lungo e attento lavoro di sintesi e nel contempo la grande complessità di contenuti. Per questo motivo i suoi libri sono sempre anche qualcosa di più che semplici contenitori di storie e di immagini (penso all'altro titolo pubblicato in Italia, Che bella notizia!, Gribaudo 2012). Ogni elemento, dal disegno alla grafica, dal carattere al formato, concorre a pari titolo a creare un oggetto pieno di senso e di bellezza.
La prima infanzia infanzia, ad evidenza, rappresenta il suo pubblico di elezione perché ai bambini più piccoli riconosce una grande sensibilità e capacità di interrogarsi e capire le piccole cose al pari dei grandi temi con la medesima curiosità di approccio. Essi sono ancora terreno vergine, sui cui tutto può crescere rigoglioso.

Carla