venerdì 15 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I SÌ CHE AIUTANO A CRESCERE

Liberi tutti! Arianna Papini
Uovonero 2015



ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"No. La neve.
Sì. Il silenzio.
No. La terra.
Sì. Giocare.
No. La pioggia.
Sì. Le pozze."


No alla neve che è fredda che può gelare piccole mani. Sì alla bellezza del silenzio che ha molto a che fare con la neve che tutto attutisce. No alla terra perché potrebbe infilarsi sotto piccole unghie. Sì al gioco fatto con polpette di terra che sembran patate. 


No alla pioggia che può bagnare piccole teste, sì al gusto di saltare dentro le pozzanghere con piccoli stivali nei piedi. No al buio che che inghiotte ogni cosa, sì alla notte con la luna e le stelle. No al sole che brucia giovani pelli, sì alla luce che irradia ed è fonte di vita. No al bagno che l'acqua è fredda, è mossa, è pericolosa. Sì al mare dove anche un gatto può imparare a nuotare...


I no e i sì nella prima infanzia dei bambini e delle bambine sono punti cardinali per orientarsi. Resta da chiedersi quanti siano i no, rispetto a sì, che puntellano la giornata di un bambino piccolo e quanto effettivamente essi siano portatori di senso profondo e non siano invece dettati da esigenze contingenti e si rivelino soluzioni più veloci e sbrigative in nome di un ipertrofico senso di protezione nei confronti dei più deboli, dei più indifesi, dei più piccoli.
Questa domanda, quanti no diciamo a un bambino o a una bambina, in nome della sua tutela, in ragione del fatto che noi siamo grandi e sappiamo come 'si fa', se la sono posta le educatrici dei nidi di montagna della zona intorno a Cles, in provincia di Trento. La cooperativa sociale La Coccinella, che è la mente di tutto questo, ha dato l'avvio a un progetto che, per esempio nel nido di Brentonico, ha avuto esiti significativi: un giardino 'avventuroso' dove boschetti di bambù sono terreno di esplorazione per bambini con su cappellini dal muso di panda...
Più in generale, in molti nidi di montagna di quella zona si è avviata una riflessione approfondita tra le educatrici e chi si occupa della formazione, in secondo luogo sono stati progettati e realizzati luoghi di accoglienza e sperimentazione del progetto stesso (il bosco di bambù, per esempio) e terzo, ultimo ma non ultimo esito di tutto questo, è il libro che Arianna Papini ha immaginato. Liberi tutti!, una narrazione lieve con i toni della poesia, che ruota intorno al senso ultimo del progetto, ovvero il diritto al rischio che deve essere garantito anche ai più piccoli.
Leggero, ma solido, come le sue illustrazioni, il testo si compone di sette no e sette sì. L'ottavo no è diverso perché incrinato dal dubbio, e il sì che lo bilancia ha, invece, il tono del trionfo.


La conoscenza passa per l'esperienza, questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Spesso però l'esperienza viene sottratta e negata a chi invece avrebbe bisogno di farla per poi essere in grado di crescerci sopra. L'imprevisto, lo sconosciuto, sono ponti che vanno attraversati se si vuole davvero consolidare le competenze, le sicurezze, le abilità dei bambini ancora molto piccoli. Questo non vuol dire che l'adulto debba sottrarsi alle proprie responsabilità, ma che debba piuttosto convogliarle nel creare un corretto equilibrio tra quello che è il rischio e la possibilità del piccolo di affrontarlo in sicurezza.
Arianna Papini, con la sintesi di cui spesso è capace, prova a dare un suggerimento in tal senso. Accanto ad ogni no, quelli più consueti che sentiamo dire a molti adulti, mette un sì che assume il valore contrario di apertura, di possibilità, di cambio di prospettiva.
Nel suo libro, la tesi che il rischio possa trasformarsi, in questo ribaltamento prospettico, in opportunità o possibilità da parte delle bambine e dei bambini di misurare se stessi, e lì a disposizione di chi la voglia cogliere e fare propria nella pratica quotidiana.
Al di là di tutto, non sarebbe buon esercizio ad ogni no affiancare sempre un sì?


Le salite e le discese tutti le devono affrontare e i sassi lungo il cammino tutti li incontreranno e, in caso di bisogno, alcuni di loro, soprattutto quelli non più alti di un pollice, li metteranno in tasca per tornare a casa...

Carla


giovedì 14 gennaio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


OCCHI ROSSI



Ancora animali in pericolo, ancora ragazzi o ragazze coraggiosi, ancora avventure e ancora un'immagine del mondo non proprio edificante.
Ma se In pericolo, da poco recensito, l'ambientazione è duramente realistica, in L'ultimo branco selvaggio ci immergiamo in una dimensione fantastica.
L'incipit del romanzo di Piers Torday, giovane autore inglese, ha i toni distopici del classico racconto del 'day after': qui, dopo una epidemia mortale che ha contagiato tutti gli animali, tranne le blatte, troviamo il protagonista rinchiuso in una sorta di prigione, Spectrum Hall, in quanto ragazzino difficile e muto. Qui avviene il primo colpo di scena: Kester scopre di poter parlare con uno scarafaggio, che si definisce Generale. Seguendo i suoi consigli riesce a evadere, grazie a uno stormo di piccioni, miracolosamente sopravvissuti.
A questo punto il racconto vira verso una ambientazione tipicamente fantasy: il ragazzo raggiunge un bosco in cui si sono riuniti gli animali che sono riusciti a sopravvivere, fra cui un maestoso cervo che lo invita ad aiutarli a trovare una cura per la terribile malattia degli occhi rossi. A questo scopo, Kester deve assumersi la responsabilità di condurre il composito branco alla salvezza. L'unica possibilità è raggiungere il padre, importante ricercatore e veterinario. Per farlo, però, bisogna attraversare terre sconosciute e fare i conti con ex contadini affamati e l'orribile Skuldiss, l'onnipresente mercenario che insegue il branco per conto della Facto, la misteriosa e onnipotente società che gestisce le poche città rimaste.
Ritmo incalzante, avventure che si susseguono nel corso del viaggio verso la città in cui vive il padre di Kester, personaggi animali che via via si aggiungono al corteo, tutto questo rende il romanzo godibile anche da giovani lettori e lettrici ai primi approcci con il romanzo vero e proprio. D'altra parte, la tematica del ragazzo o ragazza predestinato all'impresa salvifica e dotato di poteri particolari è una componente di sicuro successo delle saghe fantasy. La presenza di una schiera così nutrita di animali molto umanizzati rende la storia estremamente accattivante anche per quella parte di pubblico che ricerca proprio storie in cui gli animali sostengano i ruoli principali.
Tutto questo, naturalmente, va in parte a scapito dell'originalità con cui il romanzo si presenta nei suoi primi capitoli; non per questo, d'altra parte, la narrazione è meno avvincente e credo che molti lettori e lettrici, attratti anche dalla bella copertina, accoglieranno volentieri i due volumi che completano al trilogia. Sullo sfondo, ma molto sfumate, le tematiche ambientali, dalla ricerca scientifica sfruttata solo per profitto, agli animali la cui soggettività viene negata dallo sfruttamento da parte dell'uomo; forse pensando a un'ipotetica umanità in grado di ripensare il rapporto con la natura in termini nuovi.
Per chi ama gli animali e le avventure mozzafiato, a partire dai dodici anni, è una lettura di sicuro coinvolgente e appassionante.

Eleonora

“L'ultimo branco selvaggio”, P. Torday, Salani 2015

mercoledì 13 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TASSONOMIA DI UN ALCE
 
Questo è un alce? Is this a moose?, Andrea Antinori
Corraini 2015



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Questo è un alce?
In effetti, ci assomiglia parecchio.
Può essere maschio.
Oppure femmina.
Può avere tante corna.
O essere pieno di zampe.
Alcuni invece non hanno corna.
Altri non hanno zampe."

Secondo un rigoroso procedimento di analisi tassonomica si stabiliscono i caratteri distintivi di un alce, tenendo presente che le variabili sono piuttosto numerose e talvolta imprevedibili. 


A partire dalla doppia scelta di base: maschio o femmina, per poi procedere nell'analisi degli attributi, quali le corna: con le corna senza le corna, fino alla morfologia più generale: rotondo o quadrato, molte zampe, niente zampe, enormi, minuscoli, fino ad arrivare ad approfondita disamina di abitudini e attitudini: un po' timido, molto timido, volatore, nuotatore. 


Ne deriva un interessante metodo scientifico che potrebbe essere preso a modello per lo studio di moltissimi altri animali, in verità per tutti. E nello stesso tempo esso genera uno dei più interessanti 'oggetti' che la mente umana sia in grado di produrre, ovvero il catalogo. Esso, il catalogo, e non sono certo la prima a sostenerlo, il repertorio, l'elenco, la lista, l'abecedario rappresentano la prima forma di ordine che la mente umana abbia concepito. L'esigenza ancestrale di definire, classificare, catalogare è propria dell'essere umano e quindi è normale che per definire un alce si debba procedere in questo modo, tuttavia, come già Eco aveva messo sull'avviso, la lista crea vertigine. 


Una meravigliosa vertigine mentale.
E questo libro di Andrea Antinori ne è la prova provata.
Ogni catalogo e ogni lista, compresa questa focalizzata sull'alce, ha potenzialità infinite: è, in linea teorica, illimitata. Certamente Andrea Antinori ha dovuto sottostare, invece, a un limite impostogli dall'editore, ovvero quello di elencare ed enumerare tutte le variabili di alce che possono essere contenute in un sedicesimo, ovvero in 32 pagine. E per di più, Antinori, con grande senso filantropico ha 'sacrificato' ben 7 pagine e le ha regalate ai suoi lettori perché proseguano in autonomia lo studio tassonomico dell'alce.
Torniamo di nuovo al senso di vertigine. La lista-catalogo-elenco è un oggetto sfuggente di per sé, nonostante l'intento, dai confini non sempre definibili e definiti.


Questo è un alce?, fin dal titolo che è una domanda, ne prende atto e sa di essere su un terreno instabile. Sfogliando il libro poi, il senso di disorientamento si accentua perché ci si muove in direzioni diversissime e imprevedibili. Su ogni specchio di pagina si crea un binomio molto solido che però, al girare del foglio, diventa già cosa passata, superata da un nuovo e altrettanto solido binomio. Ognuno di questi binomi, però, è costruito guardando in direzioni sempre diverse. Per intenderci, dopo il binomio maschio/femmina si passa a quello tante corna/zampe, poi a quello contrario niente corna/zampe. Quindi si fa un salto logico e si passa a un binomio filosofico: somiglianza/imitazione, quindi si fa un altro salto e si ritorna alla morfologia creando un'associazione tra cerchio/quadrato. E ancora si va avanti per sottrazione: si vede poco, non si vede per niente. Fino a decollare con l'immaginazione, creando interessanti binomi insvelabili qui.


Ai piccoli lettori tutto questo meraviglioso marchingegno, ovviamente, non va spiegato, ma, più semplicemente, gli va messo in mano, come un giocattolo.
Per arrivare a tirare due somme si può dire che il giovanissimo Antinori è autore da tenere a mente perché ha saputo costruire un bel gioco per la testa dei suoi lettori. La strada da percorrere è ancora tanta per questo promettente autore, ma con Questo è un alce? la direzione presa è quella giusta.



Carla

martedì 12 gennaio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IN FUGA



Decisamente avventuroso, il romanzo che Eliot Schrefer dedica alla Repubblica Democratica del Congo e al conflitto straziante fra salvare vite umane e salvare animali, che in una lingua locale è il plurale di carne.
La guerra attraversa la narrazione di In pericolo, romanzo di fantasia eppure intensamente realistico; la guerra qui raccontata è un'invenzione letteraria, che vale, però, per tutte le guerre fratricide che hanno insanguinato e tuttora travolgono il continente africano. Una guerra, dunque, per niente intelligente, ammesso che ce ne siano, in cui si uccide a colpi di machete chiunque ti si opponga. E cosa può succedere, in una situazione del genere al rifugio dei bonobo, specie di scimmie antropomorfe vicinissime a noi? Il rifugio è gestito dalla madre della giovane protagonista, una ragazzina mezzosangue, poiché il padre è americano, che commette il grave errore di comprare un cucciolo di bonobo da un venditore ambulante.
Fra i due nasce un legame strettissimo che impedisce alla quattordicenne Sophie di abbandonare il Congo ai primi accenni di violenza, per cominciare una lunga, difficile dolorosa fuga attraverso la giungla, fino a raggiungere la madre in un luogo sicuro.
Sophie, che pure ha passato i suoi primi anni in Congo, per poi trasferirsi col padre negli Stati Uniti, deve usare tutte le sue risorse, tutta la sua intelligenza, tutte le nozioni accumulate in anni a fianco della madre, per uscire viva, salvando anche il piccolo Otto, da situazione che sembra disperata.
Questa, dunque, è la trama; e il romanzo può anche essere visto così, come un bel romanzo d'avventura d'ambientazione esotica. Ma credo che il suo interesse risieda essenzialmente in quello che racconta al di là della trama in senso stretto: il dramma dell'Africa, continente ricchissimo di risorse e depredato dai potentati economici occidentali e non solo; lo sfruttamento delle contraddizioni etniche per fomentare conflitti che distruggono le basi dei fragili stati nazionali; e il grande tema della salvaguardia del patrimonio naturale, immenso, che si affianca e si sovrappone ai ricorrenti disastri umanitari, alle epidemie, alle masse di disperati perennemente in cammino per sfuggire ai massacri e alla fame.
La situazione descritta non è lontana dalla realtà, da quello che le associazioni umanitarie e quelle ambientaliste devono affrontare. Salvare le popolazioni umane e quelle animali, ridotte allo stremo in habitat sempre più ristretti, non dovrebbe essere in contraddizione.
Tema difficile e grande, che richiederebbe il dovuto approfondimento e magari anche lo sforzo di sostenere, poi, concretamente, questo o quel programma di aiuti e alla fine del libro sono riportate le associazioni che li propongono. E questo fa comprendere come i giovani lettori, in questo caso, debbano avere la necessaria maturità e l'interesse ad affrontare questi temi.
Ma credo che alla fine la cosa più difficile da spiegare ai ragazzi e alle ragazze sia proprio la capacità distruttiva della specie umana, che con ferocia sorprendente e con insipienza distrugge se stessa e il mondo in cui vive. La terribile contraddizione che già Sofocle vedeva, usando, per descrivere l'uomo, in un coro dell'Antigone, il termine deinon, terribile e meraviglioso, capace di imprese grandiose e di inaccettabili nefandezze.

Eleonora

In pericolo”, E. Schrefer, Il Castoro 2015


lunedì 11 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


FAR STRADA ASSIEME
Caterina e l'orso, a zonzo per il mondo, Christiane Pieper  
(trad. Gabriella Manna)


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Il grosso orso se ne andava a zonzo per il mondo (e Caterina dietro...)
a volte camminando all'indietro...
a volte camminando in avanti...
ballonzolando...
e rotolando...
a volte in silenzio...
altre volte cantando..."

Dopo aver camminato controvento sulla spiaggia, attenti a non pestare un granchio, dopo essersi rotolati su un prato in pendio, dopo essere passati in punta di piedi dietro due guardie dietro due ladri, e dopo aver cantato a squarciagola in un campo di iris e peschi con il Fuji sullo sfondo, i due si apprestano a strisciare nel deserto, a saltare tra i canguri in Australia, a portare un otre sulla testa in Africa o a inchinarsi per entrare in una caverna che nasconde un tesoro, per poi provare l'ebbrezza di camminare a una, due, tre o quattro zampe...e magari anche a cinque. No, cinque no: sono davvero troppe e rallenterebbero il loro passo. 

Che questi due, orso e ragazzina, siano fatti l'uno per l'altra, lo si intuisce fin da subito. Entrambi hanno il nasone, entrambi hanno voglia di girare il mondo, entrambi hanno un gran gusto per il gioco e per il divertimento. Per l'avventura.
E se così è, diventa del tutto naturale che l'una si metta sulle orme dell'altro, quando se lo vede passare davanti così sicuro di sé.


Irresistibile, addirittura impossibile non andargli dietro per fare strada assieme. In quegli occhi chiusi dell'orso, in quell'incedere sicuro, in quelle zampe che cadenzano un andatura fiera c'è tutta una filosofia della vita che Caterina, la bimbetta dalla maglietta a righe, fa sua all'istante. D'altronde anche lei, con le sue treccine al vento, con i suoi calzini bassi e le sue scarpe rosse non sembra essere una che si tira indietro di fronte alla scoperta, all'andare più in là. Così, in una vera e propria danza a due, in perfetto sincrono, e con un ritmo che non prevede sosta, l'orso e Caterina attraversano il mondo, attraversano le esperienze, pesticciandolo di impronte, non curandosi di dover arrivare a un traguardo preciso. 
Il loro obiettivo è andare, e da pagina due in poi, andare assieme.
Gli acrilici di Christiane Pieper creano a tal punto l'effetto di volumi che si muovono in uno spazio, che si rivelano naturali generatori di movimento, in chi li ha davanti agli occhi. Talmente perfetti che diventano contagiosi nella resa dei gesti, dall'andare a retromarcia, al camminare controvento, dall'avanzare in punta di piedi con andatura furtiva all'incedere rigido ed eretto con un vaso sulla testa. 

Grande sensibilità nel pennello che trova un suo controcanto nel testo così musicale, ma anche nel gioco di sguardi e di piccoli gesti tra i due e anche tra loro e gli astanti, compresi i lettori. Valga come esempio lo sguardo ancora 'timido', sottolineato dalla caviglia flessa di Caterina al passaggio dell'orso ad occhi chiusi, cui segue la tavola successiva in cui Caterina guarda in direzione del lettore, come ad invitarlo a seguirla nell'impresa e l'orso, dal canto suo, spalanca gli occhi perché si accorge che qualcosa ora è diverso: c'è qualcuno che lo tampina...


Pieno di movimento, pieno di luoghi panoramici, pieno di suoni, pieno di animali, pieno di libertà questo libro è un buon concentrato di sapienti idee. 


Arrivato direttamente (si fa per dire, perché l'edizione tedesca risale al 1998) dalla Germania, in dettaglio da Peter Hammer, che pubblica calibri come Henning Wagenbreth o Nadia Budde, Kreuz und Quer, Josephine und der Bär ha un suo particolarissimo swing che, dopo averci fatto ballare e scodinzolare, ci mette in testa l'idea che nella vita è sempre meglio andare, osare, dandosi all'occorrenza il ritmo adatto.



Carla

Noterella al margine. C'è da augurarsi che Kalandraka porti in Italia anche Josefine, der Bär und Peer che dimostra come la canzone del Mapim mapom abbia un suo fondo di verità...

sabato 9 gennaio 2016


VIVERE CON UN MAESTRO TURRONERO
Quando una è fortunata, è fortunata! Non si ammettono discussioni in merito.
Avere un marito che gira spesso nei pressi della Spagna ha i suoi vantaggi e se poi il suddetto marito è anche un po' leccuccio è ancor meglio. Ma se addirittura il suddetto marito - all'urlo di E' FINITOOOO IL TORRONE!! - non si perde d'animo ed è in grado di preparare all'istante un analogo turron blando, clone di quello appena finito, portato dal suo ultimo viaggio a Barcellona...bene in questo caso la fortuna rasenta la sfacciataggine! 
A tal punto perfetto che casa nostra meriterebbe il bollo IGP.
Qui la sua ricetta, frutto di uno studio lungo e accurato, pieno di calcoli e di proporzioni, fatto leggendo l'etichetta del turron blando d Jijona, prodotto IGP della provincia di Alicante, Spagna.


Ingredienti
300 gr di mandorle di Avola
70 gr di miele
70 gr di zucchero
mezzo tuorlo d'uovo montato a neve ferma

Per prima cosa accendete il forno a 150° e mettete a tostare le mandorle ben stese su un foglio di carta forno per almeno un quarto d'ora, comunque finché non cominciano a brunirsi.
Quindi aspettate che si freddino, quindi frullatele tanto da ottenere una polvere. Se le avrete tostate a dovere, la polvere rilascerà molto dell'olio delle mandorle e ciò che estrarrete da frullatore sarà una poltiglia piuttosto unta.
Nel frattempo montate a neve ben ferma la mezza chiara d'uovo nel frullatore, che avrete lavato e asciugato a dovere, dopo aver frullato le mandorle.
Quindi scaldate in padella il miele con lo zucchero fino a che lo zucchero non si sia sciolto del tutto, quindi aggiungete molto lentamente e un po' alla volta la chiara montata, con lo zucchero e il miele, nella padella medesima fino a far diventare il composto una cremina marroncina. 
Per ultima aggiungete la polvere di mandorle e girate con un cucchiaio di legno fino a che la cremina non diventi una palla oleosa tutta attaccata al cucchiaio. 
Fatto! Ora spalmate, in un contenitore piatto, foderato di carta forno, il composto e schiacciatelo con cura fino a fargli raggiungere uno spessore uniforme di un centimetro circa. Ora mettetelo a freddare in frigo. Da freddo, potrete tagliarlo a cubetti, a strisce, a dadini che potrete chiudere in piccoli pezzi dell'immancabile carta forno, come se fossero caramelle.
Per l'incolumità di ognuno, consiglio di tenere il turron blando in frigo. Questo, con lo scopo di interporre tra voi e lui una serie di diaframmi che ne rallentino il consumo, che altrimenti sarebbe smodato e fatale.

Carla

giovedì 7 gennaio 2016

FUORI DA GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UN CAVALIERE PROFUMATO

Solo pochi anni fa ci si lamentava della scarsa attenzione dedicata da molti editori nei confronti della narrativa per le prime fasce di lettura, dai sette ai nove-dieci anni: il mercato era orientato dai cataloghi storici delle grandi case editrici, Mondadori, Salani, Einaudi Ragazzi, con la Piemme impegnata a estendere il dominio del topo e a far crescere infinite collane commerciali, quasi tutte dalla vita brevissima. Paradossalmente, oggi, in una situazione editoriale molto diversa, queste stesse collane vengono sottoposte a numerosi interventi di maquillage, del tutto inutili. In questo varco si sono inseriti progressivamente diversi editori: da una parte gli editori con i cataloghi più ricchi, li hanno opportunamente aggiornati e riproposti, rimettendo in circolazione testi importanti; dall'altra alcuni piccoli e medi editori hanno investito significativamente anche in questo ambito: prima Lapis, poi Sinnos, Beisler, Uovonero, La Nuova Frontiera, Biancoenero, e altri, con una serie di proposte interessanti, alcune di tutto rilievo.
Collane tascabili, formato maneggevole, incursioni nel campo del fumetto e della graphic novel per i più grandi, buone traduzioni e proposte di autori italiani per testi che non escludono la presenza delle illustrazioni. 

 
Abbiamo parlato, quest'anno, di diversi titoli di questo genere; fra i tanti che per motivi di tempo e di necessaria selezione non abbiamo già trattato, posso citare, come esempio, Il Cavaliere saponetta, protagonista della storia raccontata da Kristien In-'t-Ven e illustrata da Mattias De Leeuw e pubblicato da Sinnos: si chiama così perché ama lavarsi in continuazione e se c'è una cosa che non sopporta è trovarsi sporco e puzzolente davanti a una bella dama. Ma è esattamente quello che gli succede in questa avventura in cui deve liberare il reame di Re Felix Primo Tra Tanti da un drago molto sospetto. Affiancato dal prode scudiero Elmo, deve subire però la sleale concorrenza del Conte Grigio, molto meno pulito del protagonista, ma capace di ordire losche trame per impossessarsi del trono. In una storia come questa potevano mancare le pulzelle? Naturalmente no, ma la scelta finale del nostro eroico protagonista non è esattamente da copione. Molte avventure e qualche colpo di scena, tutto sul filo dell'ironia, come già il titolo dichiara, è una storia che ama molto i ribaltamenti di ruoli, con un cavaliere schizzinoso e una dama scapestrata, che si incontrano perfettamente.
Dedicata ai lettori dai sette anni e stampata con la font Leggimi, utilizzato dall'editore Sinnos, è una storia che scorre via veloce, con qualche passaggio esilarante e qualche discontinuità.
Non so dire se il fiorire di buone proposte per le prime letture abbia inciso negativamente sulla fortuna commerciale del settore degli albi illustrati; non sono molto propensa a pensarlo, anche se l'aumento dell'offerta indiscutibilmente può far emergere alcune debolezze, nelle proposte di quest'anno. Quando un libro ha dalla sua ragioni forti, vengono meno moltissime obiezioni solitamente opposte agli albi illustrati: il prezzo, il testo troppo corto, nonché le numerose varianti del tema 'per maschi per femmine'. In ogni caso mi sembra un segnale estremamente positivo l'arricchimento della proposta per una fascia d'età prima poco seguita; si traducono testi interessanti della produzione estera più recente , nascono nuove collane, che dimostrano particolare sensibilità nei confronti dei lettori con qualche difficoltà.
La lettura sembra in effetti essere diventata una delle frontiere più difficili per i nostri giovani interlocutori: chi fatica ad affrontare la lunga pagina scritta e chi, più grande, proprio arranca alle prese con i romanzi d'avventura e i classici.
Molto positive dunque le sperimentazioni che mirano a facilitare la strada di chi incontra delle difficoltà. Così come importante proporre dei testi che non solletichino soltanto le passioni estemporanee dei giovani lettori, ma ne favoriscano la crescita con testi validi, divertenti, ben tradotti e ben proposti da vesti grafiche e impaginazioni in cui non è esclusa l'illustrazione.

Eleonora

“Il Cavaliere Saponetta”, K. In-'t-Ven, M. de Leeuw, Sinnos 2015


mercoledì 6 gennaio 2016


AMARENE E PANNA


Ci sono cose che ti ritrovi a fare solo perché il caso ha fatto succedere alcuni eventi che nulla avrebbero a che fare l'uno con l'altro.
Primo fatto: mi regalano un chilo abbondante di amarene denocciolate e congelate che mi fa domandare che farne.
Secondo fatto: mia figlia mi fa vedere una puntata di 'Bakeoff Italia' in cui preparano un'invitantissima torta a strati con, appunto, amarene e panna. Il genere di torta che nella mia carriera di autodidatta sperimentatrice pasticciera ho sempre snobbato.
Terzo e ultimo, ma non irrilevante, fatto: si avvicinava Natale, momento in cui mi piace molto coccolare i palati della mia famiglia con qualcosa di diverso dal solito.
Il risultato è stato che ho deciso che il mio dolce di Natale per quest'anno sarebbe stata la golosa torta a strati. Quindi dopo aver tratto qualche indicazione dalla trasmissione, cercando però di evitare coloranti e troppi grassi, fatto una piccola prova preventiva mi sono lanciata nell'impresa, forte del fatto che i miei avrebbero accolto benevolmente anche un esperimento poco riuscito.
E, a volte, la fortuna aiuta gli audaci, perché il dolce è riuscito benissimo, nel gusto e nell'aspetto.
Riguardo a questo dettaglio devo dire però, per onestà, che la torta è molto fragile, cioè molto difficile da trasportare e che una volta arrivata a destinazione non era più perfettamente integra come quando l'ho fotografata a casa. Tenetene conto.


Ingredienti
270 gr di farina
30 gr di fecola di patate 
300+100 gr zucchero semolato
6 uova
1000 gr circa di amarene denocciolate
500 ml di panna liquida da montare
150 gr di latte condensato
8/10 gr di lievito per dolci
sale

La torta è composta da quattro strati di pan di Spagna, uniti e ricoperti da crema a base di panna.
Prima di iniziare la torta dovete preparare le amarene facendole bollire per circa 15 minuti con acqua e zucchero (circa 100 gr) in modo che si cuociano un po' e facciano lo sciroppo, che vi servirà per spennellare gli strati interni.
Ora potete procedere alla preparazione delle due torte di base di pan di Spagna del diametro di 24 cm, ognuna delle quali verrà tagliata a sua volta in due in modo da avere i quattro strati, due chiari e due scuri.
Montate con una frusta le uova con lo zucchero rimasto (300 gr) amalgamando bene fino a ottenere un impasto chiaro e liscio a cui aggiungerete la farina, la fecola, il lievito e un pizzico di sale setacciati insieme.
Aggiungete circa 600 gr di amarene scolate ma non troppo e mescolate.
Ora dividete in due l'impasto. La prima metà la mettete nella teglia foderata di carta da forno e fate cuocere a 180 gradi per 20 minuti, controllando con lo stecchino che la pasta sia asciutta.
Nel frattempo aggiungete altri 300 gr di amarene al rimanente impasto, che metterete in forno appena pronto il precedente, se come me non avete due teglie dello stesso diametro.
Una volta sfornati i pani lasciateli raffreddare prima di procedere.
Tagliate in due i pan di Spagna e preparate la crema montando 250 ml di panna a neve ben ferma a cui aggiungerete poi 100 gr di latte condensato mescolando delicatamente.
Ora potete procedere al montaggio. Ogni strato va spennellato abbondantemente nel lato interno alla torta con lo sciroppo di amarene. Tra uno strato e l'altro stendete la crema coprendone bene la superficie.
Alternato, uno strato chiaro con uno più scuro. Prima di procedere alla finitura esterna lasciate raffreddare in frigo in modo che il tutto si compatti.
Montate la panna rimasta e aggiungete poi il latte condensato e con questa crema rivestite completamente la torta aiutandovi con una spatola morbida. Con una siringa da pasticceria formate i ciuffetti superiori al cui interno creerete la corona di amarene.
Attenzione prima di posizionarle lasciatele almeno dieci minuti su uno Scottex in modo che assorba lo sciroppo che altrimenti macchierebbe la panna (questo è un consiglio di Ernst Knam).
Come detto, attenzione al trasporto.

Gabriella

lunedì 4 gennaio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


ESEGESI DELLA BRAGHETTA

Le mie mutande, Alan Mets (trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Stamattina mi sono messo le mutande rosse.
Il sole brillava, evviva!
Ed ecco che vedo un delizioso cosciotto d'agnello...
Fatti abbracciare, piccolino, che ti sgranocchio!
Ma quello stupido fugge a gambe levate.
Cento metri più in là lo colgo come un fiore.
Urrà! Viva me!"


Il lupo dalle mutande rosse tiene stretto sotto il braccio l'agnellino e, arrivato a casa, lo chiude a chiave in gabbia con tanto bel timo intorno. Il destino dell'agnello è segnato: finire cucinato per un pranzetto galante che il lupo ha in progetto per l'indomani con la sua fidanzata.
È ora di andare a dormire e il lupo, incauto, lascia le sue sgargianti mutande sulla sedia accanto alla gabbia dell'agnello che, morso dopo morso, si vendica e le divora.


Alle otto del mattino successivo, al suo risveglio il lupo, che ha in mente solo la cottura del cosciotto, non trova più le mutande e pensa a un furto. Disperatissimo e in lacrime, non se la sente di accogliere il suo amore, così in déshabbillé. Il suo pranzo, però, sembra avere una soluzione per lui, in cambio della libertà: un nuovo paio di mutande lavorate ai ferri, con la lana nera e gialla del suo vello, valgono bene l'apertura di quella gabbia. 


E la morale in fondo qual è? Non sempre si possono avere nello stesso momento mutande e cena nel forno...

Tre colpi tonanti spara Edizioni Clichy con i tre albi di Alan Mets (Draghetto; Che belli i miei occhiali! e Le mie mutande).
Tra questi, scelto come vessillo di un modo di scrivere e illustrare, Le mie mutande sventola alto.
Autore di culto in Francia, 'tenuto a battesimo' da Tomi Ungerer, solo con L'école des loisirs ha pubblicato più di trenta titoli come autore/illustratore e altrettanti come illustratore di altri autori importanti quali Brigitte Smadja o Christian Oster, Alan Mets fino a oggi è stato ignorato dall'editoria italiana.
Troppo crudele? Troppo esplicito? Troppo politicamente scorretto per i bambini nostrani? Eppure il suo segno appare nel solco di autori molto amati, come Solotareff, in ogni caso pienamente in quella tradizione francese che è una costante presenza nel panorama degli albi illustrati tradotti in Italia. Ma, anche nel disegno, con un quid che lo rende 'pericoloso' e 'dissacrante' agli occhi dei più tradizionalisti.


Tuttavia, sebbene anche il disegno prenda direzioni inaspettate, come per esempio quel bel sedere a cuore che corona l'ultima tavola di questo libro, sono piuttosto convinta che la remora che ci ha privato di Mets finora dipenda principalmente da cosa scrive e da come lo scrive.
In primo luogo prendiamo in esame il 'cosa'. Un lupo cattura un agnello e se lo vuole mangiare in buona compagnia: il fatto in sé non costituisce una novità assoluta. L'agnello dimostra una inaspettata scaltrezza e abilità nell'organizzarsi la salvezza: anche in questo caso siamo nella norma. Il lupo, dimostratosi più ingenuo del previsto, fa buon viso a cattivo gioco: nulla di insolito. E allora dove si nasconde la scabrosità? Ma è ovvio: in quelle mutande, o meglio in ciò che le mutande rappresentano nell'immaginario collettivo. Esse sono pezzetti di stoffa che hanno la funzione 'sociale' di coprire le parti intime. Parlare di mutande, intese proprio nell'accezione di 'contenitori del nostro sesso' e farlo con tanta schiettezza ha tenuto lontano Alan Mets dagli scaffali di librerie e biblioteche italiane fino al 2015. D'altronde non siamo noi quelli che per mano di Daniele da Volterra abbiamo rivestito di braghette l'intera volta sistina? 


Alan Mets, poco meno di venti anni fa, disegnava culetti al vento a forma di cuore nella pagina in cui si legge: Ciao, amore mio! Ho una sorpresa per te...



e poche pagine prima faceva dire a quello stesso lupo in lacrime per la sparizione delle sue sgargianti mutande: "Tra poco arriva la mia fidanzata e non voglio che mi veda il pisellino...(insomma non oggi)".
Nel 2015 forse i tempi sono maturi e possiamo immaginare che un bambino italiano possa sentirsi leggere un albo del genere e divertirsi come i bambini francesi che nel frattempo però vanno già all'università...
Se il 'cosa scrive' Alan Mets perturba gli animi, il 'come lo scrive' li spiazzerà altrettanto. Un linguaggio sincopato, fatto di frasi telegrafiche, volutamente un po' 'sgrammaticate' per farle sembrare ancora più vicine al parlato nella vita di tutti i giorni. Un continuo passaggio dal discorso diretto a quello indiretto, un po' di slang, un po' di sintassi sconnessa, un po' di giochi di parole, un po' di onomatopea da fumetto: insomma un fuoco d'artificio continuo, un ritmo così dinamico che si rivela una festa per chi lo legge ad alta voce. In sostanza, una traduzione sensibile.
E dietro tutta questa sapiente capacità di essere provocatori, si cela una grande e raffinata capacità di costruzione narrativa attraverso l'albo illustrato e una profonda ironia. Quest'ultima pervade l'intera storia e  si coglie nei piccoli dettagli, come per esempio nell'affermazione che le mutande saranno proprio della misura giusta, salvo poi lasciare fuori una parte considerevole del didietro del lupo o ancora nella trasformazione della timidezza del lupo in un fortunato successo, ribadito da quel cuore azzurro che sancisce il trionfo dell'amore, nonostante tutto!
Libro imperdibile!

Carla