lunedì 11 luglio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


FINESTRELLE COLORATE



E' una tipologia molto utilizzata quella del libro cartonato con le finestrelle, soprattutto per i bambini e le bambine sotto i tre anni. In realtà da qualche tempo questa modalità è presente anche nei libri per bambini un po' più grandi: l'editore britannico Usborne, per esempio, ha dato vita a intere collane dedicate a temi divulgativi e che sfruttano la vivacità di questo genere di impaginazione. Molto dell'attrattiva di questi libri, oltre ad una grafica e impaginazione gradevoli, è data dalla curiosità dello scoprire cosa c'è sotto, che sia un animale nascosto o la spiegazione alla domanda che viene posta nella pagina principale.
Questa estensione dell'uso delle finestrelle o alette ad una fascia d'età diversa dal solito rappresenta una tendenza di questi ultimi anni; ne è un valido esempio Il giardino delle farfalle, di Laura Weston per White Star kids: si tratta, come dice chiaramente il titolo, di un libro illustrato dedicato alle farfalle, in particolare un tipo di lepidottero, la farfalla monarca. Di questo noto animaletto si descrive il ciclo vitale, partendo da un uovo, che poi diventa bruco, che poi diventa crisalide e poi farfalla; e ancora, ecco il suo viaggio, il volo da un fiore all'altro fino a quando non arriva il momento di riprodursi e quindi il ciclo ricomincia da capo, da un puntino sul foglio.

L'autrice, artista e illustratrice inglese, ha scelto un rigoroso bianco e nero per la pagina principale, mentre sotto le alette prende vita il colore: sollevando tutte le alette della pagina se ne cambia radicalmente l'aspetto, come se l'irruzione nell'immagine di questo delicato insetto portasse con sé tutta la varietà della vita, tutti i suoi sorprendenti colori.



L'effetto è notevole, sicuramente il contrasto fra i due momenti della stessa pagina colpisce l'immaginazione del bambino e della bambina, che si fanno coinvolgere in questo gioco istruttivo.
Più tradizionale, per certi versi, ma meno riuscito, l'altro libro a finestrelle che lo stesso editore ci propone, traendo spunto sempre dall'editoria anglosassone. Parliamo ora di I colori della natura di Debbie Powell, anche lei inglese. 


La struttura di questo libro, sempre cartonato con finestrelle, è simile al precedente: pagine principali, che riguardano diversi ambienti naturali, con colori neutri molto delicati, contrapposti alla vivacità delle illustrazioni nascoste dalle finestrelle. Questo è dichiaratamente un libro per bimbi fino ai tre anni: per ogni pagina, in cui sono rappresentati in modo stilizzato diversi ambienti, vengono messi in evidenza alcuni elementi, per esempio le alghe sotto il mare o i funghi nel sottobosco, che in realtà sono pretesti per dar vita e nome ai colori. L'impatto visivo e quindi lo stupore del piccolo lettore e lettrice è assicurato; tuttavia trovo che la grafica e le tonalità scelte per le pagine principali non siano le più adatte per i bimbi piccoli, di solito attratti da colori e forme ben definiti.


Resta comunque interessante seguire lo sviluppo di un genere di libri per la prima infanzia di solito sottovalutati, forse perché ritenuti meno originali, più visti. Eppure questi esempi dimostrano che anche in questi settori 'marginali' crescono le proposte diverse, innovative, come è avvenuto per altro, con i libri di Nathalie Choux o i cartonati di Xavier Deneux, pubblicati rispettivamente da Gallucci e da La Margherita, e dedicati ai piccolissimi.

Come spesso accade, i confini fra le tipologie di libri si allargano e si utilizzano così linguaggi diversi per fasce d'età che possono cambiare a seconda delle esigenze del piccolo lettore o lettrice o degli insegnanti. Ogni bambino dovrebbe seguire il suo personale percorso, nella scoperta dell'oggetto libro e del mondo, al di là delle convenzione con le quali cataloghiamo i libri loro dedicati.

Eleonora


“Il giardino delle farfalle”, L.Weston, White star kids 2016
“I colori della natura”, D. Powell, White star kids 2016




venerdì 8 luglio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


QUANDO CI SI DIVERTE...

Biagio... quante avventure!, Claude Ponti (trad. Antonio Fideleo)
Babalibri 2016



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Questa mattina, Biagio, il pulcino mascherato, ha organizzato una corsa di sedie. Per correre bisogna fare BRUUMMMMMMM con il becco e stringere il volante invisibile. Biagio ha preso una Poll Tron, che è meglio di una Sed Ia. Più rumore si fa con il becco, più si va veloce. Biagio è il primo, dietro a un pulcino che però non conta. Tanto Biagio lo supererà."




Non tutti gli autori hanno una coerenza di stile e di poetica TALE DA RENDERLI RICONOSCIBILI ANCHE A DISTANZA SIDERALE. Ponti è uno di loro.
Cinque righe scarse di una citazione da Biagio... quante avventure e grossomodo tutta la filosofia che ispira i suoi libri per bambini e bambine è sotto i nostri occhi.
Proviamo a enucleare gli elementi che la compongono e a elencarli per chiarezza.
Il primo elemento è il punto di partenza. Si parte dalla normalità, da una situazione consueta per poi sterzare bruscamente verso l'assurdo. Organizzare una corsa è gioco diffuso, farlo con le sedie lo è molto meno.



Punti di partenza consueti sono anche quelli di Biagio e il castello di compleanno (Babalibri 2005) che già dalla seconda pagina decollano in un mondo improbabile ed esagerato, seppure tenuto insieme dalla logica stringente di una vera ricetta di torta al cioccolato e alla frutta.
Il secondo elemento è il suono, ovvero le onomatopee che 'farciscono' ogni testo di Ponti. Accanto al BRUUMMMMMMM c'è già subito una Poll Tron, che va più veloce di una Sed Ia. Vero cimento per i suoi traduttori, peraltro sempre diversi.
Leggere per credere: incredelizioso.
Terzo elemento fondante è la sua costante volontà di riorganizzare le regole che governano il mondo. In questo caso, chi fa più rumore va più veloce. Ma penso anche all'enunciato che apre l'insuperato Catalogo dei genitori (Babalibri 2009): I tuoi genitori sono pesanti, stancanti, avari, appiccicosi, urticanti, barbosi, rompiscatole, sdrucciolevoli? CAMBIALI! (seguono istruzioni su come procedere), o al finale di un altro capolavoro, La tempesta (Babalibri 2002), che però non svelo. Per non parlare dei seriosissimi codici a barre...


Quarto elemento è la capacità di focalizzare in un personaggio l'intera propria visione dell'infanzia. Biagio, il pulcino mascherato, rappresenta forse la miglior sintesi di quello che secondo Ponti è il pensiero, il modo di leggere il mondo, di un bambino o di una bambina.
Se partiamo da questo ultimo punto, direi nodale, per capire a fondo i libri di Ponti, non possiamo non soffermarci su un particolare essenziale: la maschera che Biagio indossa. È lui stesso -in una rarissima, forse unica, intervista rilasciata in occasione del libro celebrativo dei 20 anni di carriera di Ponti (uscito solo in Francia per L'ecole des loisirs nel 2006), che ci svela una chiave importante per capire il senso di quella maschera: c'est le poussin qui met le masque qui devient Blaise. Lo sospettavo: dunque non esiste un unico Biagio, ma ogni pulcino che la indossa è Biagio per un po'!


Sul senso che quella maschera assume in Biagio dico solo che essa rappresenta l'alterità dell'infanzia rispetto a un ideale 'confezionato' dal mondo degli adulti. Quella maschera permette a Biagio, come peraltro ha permesso anche al Max di Sendak (Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri 1999) o all'Ulisse di Solotareff (La maschera, Babalibri 2003), di essere 'qualche altra cosa' per poter essere completamente se stessi e quindi, in tutta libertà, poter fare i conti con la propria emotività. Il tema è molto complesso e non è sdoganabile in poche righe, quindi rimando alla riflessione acuta e approfondita che ha fatto Federica Pizzi in Libri Calzelunghe sul tema e che sottoscrivo per intero.
Qui resta il fatto che Ponti fa fare a Biagio, il pulcino mascherato, le cose più impensabili. O forse Biagio preferirebbe si dicesse che è lui, in assoluta autonomia, che fa tutto ciò che gli passa per la mente, come per esempio stappare una tempestatrice tappata, oppure domare una macchia di inchiostro o acchiappare un rubinetto che corre sgocciolando?


C'è, a mio parere, anche un quinto elemento che nella citazione non compare ma che Ponti non perde occasione di ricordare, pur senza alludervi espressamente. Si tratta del debito di riconoscenza che lui mostra nei confronti del suo immaginario: uno per tutti è il meraviglioso elenco nei risguardi di Biagio e il castello di compleanno cui fa eco la pagina con tutti gli invitati intorno a Violetta Candita. Con ironia, a tal proposito Ponti di sé dice di essere poco più che un bricoleur, un bricoleur del lavoro di altri, il figlio di una fotocopiatrice e di un dizionario enciclopedico aperto alla voci Arte e Cultura. Noi però sappiamo che non è così.
Un post a sé meriterebbe il disegno fatto di dettaglio e insieme, di uno e di tanti, di solisti e di coro. Non qui e non ora.
Ecco, Ponti è tutto questo e anche molto di più: un jongleur con tutto ciò che gli passa per la mente, serissimo nel non prendersi mai sul serio. E questo perché non è mai abbastanza quando ci si diverte!

Carla

Noterella al margine. Non ho dato spazio alla descrizione delle tre storie che compongono un secondo albo 'multiplo', simile per impostazione a Luigi di Catharina Valkx e Nicolas Hubesh (Babalibri 2016) Ma non posso non gioire ancora una volta delle scelte editoriali che Babalibri sta facendo in questa direzione, tutta da percorrere.
Onore al merito.

mercoledì 6 luglio 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


VACANZA CON LA NONNA



Una delle tappe imprescindibili della crescita è rappresentata dalle vacanze da soli e a questo tema si ispira Una vacanza quasi perfetta di Anne Percin, pubblicato da poco da Edt Giralangolo.
Quale ragazzo o ragazza, infatti, non sogna il momento di poter passare le vacanze all'insegna della pigrizia, dei sacchetti di patatine svuotati a velocità supersonica e delle nottate passate davanti allo schermo del pc? Magari senza i genitori, parcheggiato a casa di una nonna molto permissiva e produttrice compulsiva di crepes farcite in tutti i modi.
E' quello che aspetta Maxime, dopo essere riuscito a sfuggire a faticosissime vacanze con i genitori, che partono da soli per un trekking in Corsica. Lasciata la sorella più piccola in una colonia estiva con un'amichetta, il nostro protagonista può sbarcare a casa della nonna, pronto a spalmarsi sul divano.
Non può non presentarsi un imprevisto, per altro drammatico: la nonna ha un malore e Maxime deve recuperare nella pigra memoria tutto quello che ha imparato nei corsi di pronto soccorso; riesce nell'intento e a far ricoverare la nonna in ospedale, per un possibile infarto.
Dopo l'adrenalina scatenata dal momento di emergenza, ecco sorgere i problemi spiccioli, quelli di tutti i giorni: prepararsi da mangiare, prendersi cura del gatto Hector, andare a trovare la nonna, rimediare dei soldi per fare la spesa, tenere alla larga un poliziotto sospettoso. Tutto questo mentre i genitori non sono raggiungibili.
Ma nello stesso tempo, Maxime è impegnato più che mai a tenere vive le amicizie virtuali, comprese quelle misteriose; d'altra parte, è questo il suo modo, e quello di tanti altri coetanei, di vivere la socialità.
Ma se questo non bastasse, c'è anche la sorellina da consolare e uno zio inaffidabile, che gli svela un aspetto insospettabile della nonna.
Frizzante come ci vuole in momenti di calura, Una vacanza quasi perfetta è alla fine il racconto, tutto giocato sul registro della commedia, della crescita di un ragazzo molto solo, un vero nerd, che considera il tempo passato davanti allo schermo del computer il suo tempo migliore.
La serie di eventi imprevedibili, che sconvolgono i piani di Maxime, lo costringono a far leva sulle sue doti più nascoste, a tirare fuori anche un desiderio di vita tacitato dalle trappole della vita virtuale.
L'autrice, Anne Perrin, insegnante di liceo, conosce bene gli orizzonti dei ragazzi di oggi e in questo libro li descrive con affettuosa ironia: ce li racconta persi dietro i giochi di ruolo, le chat, gli avatar, capaci però di fare fronte a quelle svolte improvvise della vita vera, che consentono di scoprirne i lati belli e quelli dolorosi o difficili.
Lettura leggera, ma intelligente, perfetta per rinfrescarsi sotto un ombrellone con una storia a misura di adolescente.
Dai quattordici anni in poi.
Eleonora

“Una vacanza quasi perfetta”, A. Percin, Edt Giralangolo



lunedì 4 luglio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL MARE IN UN BICCHIERE

Una cosa difficile, Silvia Vecchini, Sualzo


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Una sola parola al centro della storia. Il resto sono immagini: una piccola ruota attraversa la pagine e rotola sul pendio erboso. Sul pianoro si ferma ed è lì che la trova un cagnetto in maglietta e pantaloncini corti. Si ferma e, raccolta la rotella, gira lo sguardo verso destra da dove soffia un bel vento che fa turbinare le foglie, e da lì riprende il suo cammino a ritroso. In salita. Il vento aumenta così pure la difficoltà della salita. All'erba si sostituiscono i sassi, poi le rocce che il cagnetto scala a fatica. Intanto il vento ha portato pioggia e poi anche neve. In mezzo a una tormenta, lui continua ad andare sempre più su lungo una parete quasi verticale. In cima c'è qualcuno. Girato di schiena, un giovane pollo piange davanti al suo carriolino fuori uso perché senza una ruota...


Se si mette in relazione diretta il titolo con l'unica parola che taglia a metà il libro , SCUSA....si ottiene il senso ultimo dell'intero racconto: chiedere scusa è cosa difficile.
Il cagnetto che, evidentemente in un gioco finito male, ha rotto il giocattolo dell'amico cerca di porre rimedio al suo sbaglio, correndo dietro alla rotella rotolante verso valle. Il ritorno, tutto in salita e controvento, sembra essere metafora della faticosa elaborazione di un pensiero e di una azione 'difficile', ovvero ammettere il proprio errore e chiedere scusa. E dall'altro, altrettanto difficile, è il gesto del perdono.


Senza parole, o meglio con una sola parola, solo il bianco della carta e l'azzurro e il nero, questo libro conferma il fatto che Silvia Vecchini abbia una grande capacità di raccontare grandi cose con piccoli testi. Come diceva Calvino, la poesia è l’arte di far entrare il mare in un bicchiere. Silvia Vecchini spesso riesce a fare entrare temi che hanno la vastità del mare, dentro testi che si bevono in due sorsi, come il contenuto di un bicchiere, appunto.
La brevità è, a mio parere, il registro a lei più congeniale ed è sua anche la capacità di toccare con leggerezza temi universali, penso alla poesia La mia invenzione, poi diventata albo illustrato da Maria Gíron (Edizioni Corsare 2015) che parla del silenzio, o ancora Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno (Topipittori 2014).
Con le immagini di Sualzo, con il quale condivide ben più che una collaborazione editoriale, trova la stessa profonda armonia dimostrata nel loro primo libro a due mani: Fiato sospeso, graphic novel edita da Tunuè nel 2011.


Come in una poesia, Sualzo nelle immagini riesce a riassumere e a rendere universali i misurati gesti dei due personaggi e, nella sintesi di un paesaggio fatto di erba, nuvole e poco altro, come pure nella scelta di usare solo due colori, riesce a raccontare il forte contesto emotivo di questa storia.
Nel gioco di linee oblique che segnano l'andamento delle varie pagine mi pare si possa cogliere una precisa volontà di 'metaforizzare', ovvero di raccontare per sole immagini, un percorso umano in cui molti si potranno riconoscere. Penso al difficile tragitto verso la consapevolezza di aver sbagliato, quindi in qualche modo alla capacità di rinunciare a una parte di sé (quella che vuole avere ragione), in favore di un altro, al quale si riconosce invece la ragione dei fatti. Tutta questa strada, non detta, si legge nel percorso tortuoso che fa il cagnetto per poi arrivare a un culmine, rappresentato dal picco della montagna, freddo gelato dalla neve e dalla solitudine, su cui, rigorosamente di spalle, il pollo patisce il suo dolore. 


Diversa è la pendenza che si ha davanti se si è capaci di dimenticare il torto subito. Dopo aver chiesto scusa, dopo aver perdonato, dopo aver fatto pace, dopo aver riaggiustato il giocattolo rotto, per quei due è solo discesa. 


Un ripido percorso verso la riconquistata amicizia.
L'ultima tavola, ancora più silenziosa delle altre perché assenti i due personaggi, contiene la salita e la discesa e l'aria mossa dal loro passaggio. È lo spazio adatto per cominciare a ragionare.

Carla

venerdì 1 luglio 2016

FUORI DA GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


IL BUCO


Di Anna Llenas non abbiamo mai parlato: è una giovane e brillante illustratrice e grafica catalana, nota in Italia soprattutto grazie a I colori delle emozioni, versione pop up de El monstruo de colores. Il libro parla di emozioni in modo molto semplice e diretto, caratteristica che ne ha determinato il successo. 

 
Su questa lunghezza d'onda, accresciuta anche dal meritato successo del cartone animato Inside Out, una delle migliori produzioni recenti, sono usciti diversi testi sul tema 'emozioni', per la felicità di coloro che cercano libri su misura, rispondenti alle tematiche che per una ragione o per un'altra, a scuola o in famiglia, sono pressanti.
Il difetto che spesso hanno i libri 'a tema' è quello di essere essenzialmente didascalici, di voler dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, come si chiama questo o quello, senza lasciare spazio alcuno al lettore/lettrice, né, tanto meno, all'immaginazione e all'autonoma elaborazione.


Come dicevo prima, I colori delle emozioni ha rappresentato una bella eccezione. Ora la Llenas ritorna sull'argomento con un libro, Il Buco, che affronta il tema del dolore. Non un dolore qualsiasi ma quel dolore, legato ad un lutto o ad un evento traumatico, che lascia il segno, nel nostro caso un buco nella pancia della bambina protagonista della storia.
Giulia, questo è il suo nome, è stordita dalla presenza di questo buco che fa entrare il freddo e fa uscire mostri mangia-tutto. Cerca allora di cancellarlo, di chiuderlo e poi di tapparlo con tutte le cose buone o cattive che le capitano: l'affetto di un gatto, le leccornie, le infatuazioni televisive e qualche adulto da cui è meglio stare lontana.
Ma tutto è inutile. Arriva il momento in cui Giulia rinuncia, smette di cercare una soluzione.


Finché qualcuno non le suggerisce di guardare in se stessa; Giulia si accorge di avere in sé un mondo pieno di sorprese, di emozioni, pensieri, e che questo mondo che non sapeva di possedere la può avvicinare nuovamente agli altri, anche loro con un buco nella pancia, un dolore alle spalle, anche loro con un mondo da condividere.
Al di là della inevitabile semplificazione, questo libro ha il grande merito di dare un'espressione, una dicibilità a qualcosa che i bambini e le bambine ovviamente non sanno decifrare. Quando nella loro vita compare un evento così negativo da segnarli profondamente, subiscono il dolore senza poterlo guardare per quel che è. Il buco è un libro che riesce a raccontare questo stato d'animo, a renderlo in qualche modo meno oscuro; consente ai bambini di specchiarsi nella piccola protagonista.


I collages della Llenas sono come sempre molto semplici e con colori netti, la linearità dell'illustrazione rispecchia la scelta di un linguaggio elementare, che arrivi dritto allo scopo, che si comprenda facilmente.
Mi sembra che con questo albo illustrato l'autrice si sia cimentata con un argomento più complesso, più profondo: quando ci è coinvolti in una situazione difficile, magari drammatica, si può essere avvolti da sentimenti e stati d'animo di chiusura, si cerca conforto nella solitudine, ci si convince che gli altri non possano capire. Trovare il modo di parlarne con le bambine e i bambini non è facile e questo libro può essere un valido aiuto.
Lettura impegnata, per giovanissimi lettori a partire dai quattro anni, ma apprezzato anche da bambine e bambini più grandi.

Eleonora

“Il buco”, A. Llenas, Gribaudo 2016




mercoledì 29 giugno 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DIVENTARE GRANDI
Prima che tu arrivassi, Rascal, Mandana Sadat 
(trad. Tommaso Gurrieri)
Edizioni Clichy 2016


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Prima che tu arrivassi...ho fatto un omino di macchie e un lavandaio l'ha cancellato.
Ho fatto un omino di pane e gli uccelli l'hanno beccato.
Ho fatto un omino di caramelle e biscotti e un golosone se l'è divorato."

La domanda non è da poco. Cosa c'era prima che tu arrivassi, prima di te? E tu come sei arrivato qui?
Dialogo immaginario, ma forse anche reale, tra padre e figlio.
A seguire, una serie di occasioni mancate che precedono il momento unico e giusto, ovvero l'atto 'costituente' di quel bambino.
Prima fatto di macchie, poi di pane, quindi di sassi, poi di chicchi di grano o fiammiferi ogni volta l'omino viene generato, o per meglio dire, fabbricato con qualcosa di diverso e immancabilmente qualcosa di estraneo ed esterno ne cambia la sorti: il sole lo fa germogliare, l'acqua lo fa arrugginire.


Le condizioni non sono ancora ideali, finché - un bel giorno - qualcosa cambia nella vita di quell'omino che è diventato grande. La prospettiva non è più di un singolo ma di una coppia e l'omino che si crea è fatto di un ingrediente ideale per fare bambini e bambine: l'amore.

Mi convinse all'epoca, era il 2012, e continua a convincermi anche adesso che è 'cresciuto'. Pubblicato da Cult Editore, ora riappare in una veste grafica analoga all'originale ma ingrandita di un bel po', sotto il marchio di Clichy.
Questo albo dal formato gigante ha il tono 'delicato ed evanescente' dei disegni che lo illustrano. E nello stesso momento anche la grande energia. Come già allora notavo, il piccolo testo di Rascal tocca un tema di 'vitale' importanza. Da dove arriviamo? Qual è l'alchimia che ci genera?


In una delle molte riflessioni che Alessandro Sanna fece a Roma, in occasione della presentazione a Roma del libro Pinocchio prima di Pinocchio (Orecchio acerbo 2015), ragionava sulla grande incognita che l'acqua rappresenta per l'illustratore alle prese con le ecoline e nel medesimo momento la grande energia che essa ha in sé, indirizzandosi sul foglio in quasi totale autonomia, rispetto alla volontà dell'artista. Entrambe le cose, il mistero e l'energia, le ritrovo nei segni della Sadat che con le ecoline sperimenta e accompagna il Leitmotiv dell'intera storia. E, non credo per caso, non sono forse mistero ed energia, alla base di ogni venuta al mondo? Quindi siamo di fronte a una unità di linguaggio e di espressione che si riverbera dal testo all'immagine e viceversa, ma anche e soprattutto nel significato profondo che attraversa il libro.


La lettura che feci allora del gatto azzurro che ci accompagna, incognito, fin dal principio, piuttosto che dell'arrivo in sordina dell'altra metà della coppia per barca, è inutile ripeterla qui, se è già lì. Tuttavia ad essa vorrei aggiungere un paio di considerazioni che all'epoca non feci. 
Spero di non interpretare male il pensiero della Sadat leggendo nelle sue immagini un'allusione al prima e dopo, resa attraverso il ricordo (il passato è disegnato attraverso l'impronta che lascia) e nell'aggiunta di un altro ingrediente che lei considera fondamentale per mettere al mondo una creatura, ovvero la stabilità. Una sorta di approdo solido rappresentato da una casina rossa su palafitte a bordo acqua, che tutto porta, che tutto sposta e che molto cancella.
E ancora, noto quanto, ancora una volta, l'acqua sia il tema conduttore cui Mandana Sadat si affida per tradurre in immagini il bel testo di Rascal. Non solo le dissolvenze delle ecoline, ma anche un attraversamento della storia da parte dei personaggi in barca, tra nuvole cariche di pioggia, che arrugginiscono ciò che è di ferro, fiumi che fanno rotolare sassi e mari che portano via sabbia.


Dall'altro non posso non sottolineare quanto sia universale il registro
che usa Rascal per raccontare, accanto al tema guida della nascita, una serie di altri temi chiave che con l'esistenza hanno parecchio a che fare. Primo fra tutti, il tema del tempo, o per essere più precisi, del tempo giusto e con esso il concetto dell'attesa. Accanto a questo, noto un'attenzione piena di senso nell'elencare in sequenza i tentativi falliti, laddove Rascal pesca in un immaginario archetipico: sassi, grano, pane, fuoco e ferro e nello stesso momento noto in lui una altrettanto attenta leggerezza nel gioco dell'elenco per far suonare come familiare il grande discorso rivolto a piccole orecchie.
Tanto l'uno quanto l'altra dimostrano grande dimestichezza con le atmosfere rarefatte e intime. E sebbene, e me ne rammarico, il testo alluda 'esclusivamente' a un incontro tra un uomo e una donna, ciò nonostante è talmente forte il senso ultimo della storia - è dall'amore che si nasce - che è possibile coglierne immediatamente l'universalità, al di là di ogni genere.

Carla

lunedì 27 giugno 2016

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


ETERNO CICLO


Finché siamo vivi, il nuovo romanzo di Anne-Laure Bondoux, ha una struttura circolare, e complessa. La circolarità è data dal ritorno, nel finale, là da dove si è partiti all'inizio, con la percezione che le vicende dei diversi personaggi seguano la legge non espressa del destino. La complessità nasce non solo da un intreccio articolato, ma in primo luogo dall'uso contemporaneo di diversi linguaggi, che ci raccontano il nostro presente, dalla materialità del lavoro e dei suoi simboli alla durezza insensata della guerra; ma poi si estende al territorio del fantasy, con creature incantate, poteri oscuri e capacità divinatorie.
Il romanzo si sviluppa in quattro parti, con un io narrante che prende corpo a metà romanzo. L'inizio ruota intorno alla storia d'amore di Bo e Hama, entrambi operai nella fabbrica della città e frequentatori del cabaret Al Castoro. Dunque, Bo e Hama si amano, vivono insieme e insieme perdono tutto, quando la fabbrica metalmeccanica esplode. Hama, che ha preso il posto di Bo, perde le mani nell'incidente.
I due innamorati tentano di rifarsi una vita, lui costruendo un grande teatro delle ombre, lei ammaestrando una famigliola di cani. Intorno a loro cresce il sospetto, Bo forse ha portato il malocchio e la creatura che sta per nascere potrebbe essere ancor più nefasta. Sono dunque costretti alla fuga e a lunghe peregrinazioni in terre ostili; il caso, o il destino imperscrutabile, li conducono in un luogo che appare deserto e che invece nasconde una piccola famiglia di nani, dal colore della indivia bollita; vivono in diversi livelli, sottoterra. Qui Bo e Hama si fermano e qui nasce la piccola Tsell, l'io narrante svelato. Dopo qualche tempo, Bo, che ha forgiato per Hama delle elaborate mani meccaniche, vuole ripartire. Ricomincia il viaggio, per approdare ad una penisola tranquilla in cui Tsell può crescere felice insieme ai cani, che non hanno mai abbandonato la famiglia errante.
Una nuova svolta s'impone, si approssima una guerra, la pace trovata non può durare, la famiglia si disgrega: Tsell, ormai adolescente, rimasta sola, comincia la sua fuga in compagnia di un coetaneo, di cui si innamora. Il suo è inevitabilmente un viaggio a ritroso, che ripercorre le tappe di quello dei genitori.

Come si vede, abbiamo di fronte un intreccio non semplice, in cui il realismo si confonde con la magia dei personaggi e degli strani poteri, ma su tutto incombe , secondo me, il sentimento della perdita: il doversi lasciare alle spalle qualcosa, o qualcuno, per poter andare avanti. E' quello che succede con la crescita, quando ci si lascia alle spalle l'infanzia e magari gli oggetti che la rappresentano, ma vale anche per il lutto, la separazione da qualcuno che amiamo. Andare avanti significa, dunque, rinunciare anche a qualcosa di sé.
In tutta la storia questo tema viene evocato, così come si sottolinea la ciclicità degli eventi, il continuo ritorno alle origini, le esperienze che si ripetono da una generazione all'altra; la fatica del vivere, portando avanti le proprie aspirazioni in un contesto ostile.
In questa densità di contenuti, in questa complessità non risolta sta il limite, secondo me, di un romanzo che pretende troppo dalla lettrice e dal lettore alle prime armi, consegnandogli un testo lontano dal perfetto equilibrio di Le lacrime dell'assassino o di Figlio della fortuna.
Lettura da proporre alle ragazze e ai ragazzi più allenati, a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Finché siamo vivi”, A.L. Bondoux, Mondadori 2016


venerdì 24 giugno 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


E LA FIAMMA INTANTO BRUCIA

Mia madre, Stéphane Servant, Emmanuelle Houdart 
(trad. Francesca Del Moro)
#Logosedizioni 2016



ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 10 anni)

"Mia madre ha il cuore
tra la luce del sole
e il buio della notte.
Splendente come la luna.
Cupo come l'ala di un corvo.
Un nonnulla cambia il suo riso in festa
E la sua tristezza in tempesta."

La madre di questa bambina può essere paragonata a un giardino con le sue erbe diverse: che pungono, che tagliano, che accolgono. Come un giardino va coltivata, cosa che padre e figlia hanno imparato a fare.


Nel cuore della madre d'inverno si rintana una volpe, mentre d'estate nel suo cuore si acciambella una lupa che la invita a cantare e a correre in luoghi sconosciuti. La lontananza lascia inquietudine dietro di sé e il pensiero che lei decida di non tornare, spaventa la bambina che forse la vorrebbe tenere custodita in gabbia, sempre accanto a sé. 


Non è certo la lontananza che può separare una madre dalla propria figlia. Perché una madre si 'tatua' sul cuore il primo vagito della sua bambina e il suo viso. Nulla può dunque tenerle separate. La strada che le tiene insieme nessuna delle due la dimenticherà. E l'essere l'una il ritratto dell'altra le terrà insieme. E una fiamma, nella lanterna, brucia costantemente, a testimoniare la vita di questo legame.

Una poesia sulla madre che Stéphane Servant ha scritto e che Emmanuelle Houdart ha illustrato. Ulteriore tappa nell'esplorazione di questa artista svizzera intorno al nucleo degli affetti: amiche per la pelle, innamorati, genitori. E ora, la madre. 


Il testo poetico delinea il profilo di una madre molto autentica, ma decisamente fuori dagli stereotipi più convenzionali dentro cui spesso la sua figura viene racchiusa. In particolare, nei libri per bambini. Della madre si raccontano luci, ma soprattutto ombre. Si riconoscono i momenti di fuga, le lontananze, i distacchi, ma anche le ricongiunzioni lungo percorsi condivisi e conosciuti. Ogni madre saprà riconoscere le proprie contraddizioni, o forse è più corretto definirle le proprie ambivalenze. I momenti di luce e quelli di buio, i momenti di risa da quelli di malinconia profonda. Riconosciuto il suo bisogno vitale ad essere se stessa, la madre è un giardino da coltivare, di cui prendersi cura. Ma come ogni giardino, custodisce il suo segreto e solo l'affetto e la conoscenza profonda permetterà a pochi di coltivarlo al meglio.
Come spesso accade, i libri della Houdart sanno essere quanto di meno rassicurante possa essere stampato, ma anche nello stesso momento quanto di più intimo e profondo ci sia. In questa alternanza tra apertura e chiusura del grande cuore materno si nasconde l'essenza della femminilità. Prima di tutto e sopra tutto mi pare di leggere in questo ritratto di madre, un ritratto di donna. E non mi pare un caso che l'io narrante sia anch'esso una femmina. E non mi pare ininfluente che sia ancora una volta un uomo a raccontare il mistero che avvolge l'altro sesso. Un limite alla comprensione totalizzante che però alla fine 'sboccia' in una rassicurante dichiarazione di infinito affetto che va al di là di ogni rifugio personale.
Houdart costruisce l'immaginario materno con la consueta capacità di attingere a un repertorio metaforico sempre stimolante, mai stereotipato. Scorriamo lungo le pagine e vediamo creature immaginate con corpi che alludono alla mitologia classica (dalle arpie alle chimere) e sono frutto di una metamorfosi costante: corpi che diventano giardini e gambe che mettono radici, ginocchia che divengono montagne.


Su tutto si riconosce l'eleganza nella scelta cromatica dominante e nella realizzazione del repertorio di varie texture che avvolgono corpi e oggetti, che sono vera e propria sigla inimitabile e riconoscibile. E anche la cura della relazione visiva, il gioco di sguardi, che -pagina dopo pagina- tiene legata la piccola alla propria madre. Fino all'ultimo, quando dismesse le pellicce da volpe e da lupo e le piume da uccello, le due si guardano e si sorridono. Talmente uguali da sembrare allo specchio. E la fiamma intanto brucia ed illumina la loro storia comune.

Carla