lunedì 22 maggio 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


LA VITA E IL SUO MISTERO


Il libro di Jan Paul Schutten, Il mistero della vita, pubblicato ora da L'ippocampo è una miniera di sorprese. E che sorprese!
La prima, se vogliamo la più semplice, è rappresentata dal fatto che è uno dei pochi preziosi libri di divulgazione dedicati a ragazze e ragazzi dai dodici anni in poi. Un libro che parla di tematiche estremamente complesse: la nascita della vita sulla Terra, la teoria dell'evoluzione di Darwin, la genetica, la possibilità della esistenza della vita in altri pianeti. Su alcuni argomenti magari ci si sofferma poco, ma la sintesi è uno dei pregi maggiori del testo.


Tematiche affascinanti, dunque, trattate in modo sintetico, ma molto preciso e, qui la seconda sorpresa, con un linguaggio ironico che alleggerisce e non di poco l'andamento della trattazione. Sono molti i concetti difficili, i passaggi delicati, che sono sottolineati anche grazie alle metafore divertenti e agli esempi che fanno riferimento alla vita quotidiana.
La terza sorpresa sta nel libro inteso come oggetto: la qualità della carta, la cura dell'impaginazione, le belle illustrazioni di Floor Rieder sottolineano quanto questo libro voglia essere un libro importante: una sorta di bibbia laica che introduce i giovani lettori e lettrici ad alcuni dei più grandi misteri teorici, che hanno assillato pensatori, scienziati, filosofi e teologi da quando l'uomo ha l'uso di tramandare il proprio pensiero.


E qui, l'ultima sorpresa, la più significativa: dove tutta l'argomentazione porta, cioè all'interrogativo principe che avvolge la nostra esistenza. Nei capitoli finali di questo libro ecco apparire in tutta la sua chiarezza l'interrogativo se la vita sulla Terra e, in ultima analisi, il senso della nostra esistenza, siano da far risalire all'intervento divino o siano il frutto dell'azione di forze naturali. Più e più volte, nel corso della trattazione, l'autore fa riferimento alle teorie creazioniste, esponendone le argomentazioni, e conclude riassumendo la propria posizione e quella, quantitativamente non secondaria in alcuni paesi, di fa risalire ogni cosa all'atto creatore di una entità divina.
Giustamente termina con un invito, rivolto ai giovani lettori e lettrici, a farsi una propria opinione, anche se tutto il testo è una pacata e seria confutazione delle tesi creazioniste.


Abbiamo di fronte, quindi, uno di questi testi che segnano un prima e un dopo, nell'ambito dei testi di divulgazione: così come per Mappe, Zoottica, Il libro delle Terre immaginate e altri che non cito, questo Il mistero della vita segna una svolta, dimostrando che si possono proporre testi impegnativi, argomenti importanti e controversi, a ragazzi e ragazze che vogliano approfondire tematiche così fondamentali. Non l'informazione veloce e sintetica di internet, ma un testo che insegna a ragionare sulle informazioni, a farsi domande e ancora altre domande, che insegna a non accontentarsi delle risposte facili. Che aiuta, in poche parole, a costruirsi un sano spirito critico, la capacità di formarsi proprie opinioni, autonome dai 'rumors' mediatici.
E ancor di più dimostra che con i più giovani si può e si deve ragionare su tutto, aiutandoli a trovare una propria strada e magari un percorso di studi.
Senza togliere a un argomento così vasto e così affascinante quel senso di stupore e di meraviglia che è all'origine di ogni pensiero.

Eleonora

“Il mistero della vita”, J.P. Schutten, con le illustrazioni di F. Rieder, L'Ippocampo edizioni 2017


venerdì 19 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


CIAO, TU

Yeti, Taï-Marc Le Thanh, Rebecca Dautremer, (trad. di Guia Pepe)
Rizzoli 2017


ILLUSTRATI

"Ci penso ogni giorno.
E ogni notte.
A volte mi chiedo cosa potrei dirgli se lo incontrassi.
'Buongiorno'? Anzi, 'Buongiorno, Signore'?
E se fosse meglio non dargli troppa confidenza?
Gli stringerei la mano. O lo saluterei con un bacio?"

Appoggiata alla ringhiera del balcone della sua casa verde speranza, questa ragazza pensa sempre a lui, allo yeti. E lui, acciambellato, è al portone. 


Mentre si interroga sul suo aspetto, sulle sue abitudini e confessa a se stessa il desiderio di incontrarlo ed è già lì a progettare il viaggio, con cartine e guide dei luoghi, lui gigantesco è nell'ombra dietro di lei che sbircia la mappa.


Durante il viaggio in treno che la porta ai piedi di una grande montagna, lui occupa due sedili più in là. Come guida, la ragazza ha un bimbetto e un cane, che - al contrario di lei - lo yeti e la sua incombente ombra li vedono e forse li temono. L'attraversata nel bosco, la risalita in teleferica, sono sempre controllate a vista dal grande yeti che neanche per un secondo la lascia sola in questo suo lungo e pericoloso viaggio...


Arrivare in vetta è impresa ardua, forse impossibile se non ci fosse una grande mano che la sostiene nei momenti di vuoto.
E, arrivata caparbia, in cima il suo desiderio si trasforma in trepidazione: un breve richiamo Uh, uh, Signore? e poi l'attesa che la tiene sospesa là in capo al mondo (dove non ci si può spingere oltre). Quindi la decisione di attendere quanto sarà necessario e il magnifico presentimento, quasi una presenza avvertita. Non resta da fare altro che contare fino a tre e poi voltarsi: uno... due... tre...


Un libro sull'amore, sul primo amore, che colpì molte generazioni di lettori fu Ciao, tu. Scritto a quattro mani da Piumini e Masini, la storia di Michele e Viola che tra i banchi di scuola si indovinano, si scoprono si sanno, diventa libro di culto in pochissimo tempo perché racconta la bellezza nel gioco ideato tra i due che 'ufficialmente' non si conoscono e riconoscono, ma nella ricerca si scoprono a poco poco con una lenta seduzione fatta solo di parole. Il libro di Piumini e Masini, meraviglioso in ogni sua parte, consta di un finale che tanto ricorda quello pensato per Yeti. Il presentimento di qualcuno alle spalle, il contare uno, due e tre e alla fine girarsi e scoprirsi. Dare un viso all'amore, dare un viso alla propria felicità di quel momento.
Ancora una volta sono qui a dire che non credo sia un caso questa analogia così stringente. Analogia che mi permette di proporre una lettura, una delle tante possibili di questo nuovo libro della coppia Le Thanh-Dautremer, in chiave metaforica.
E ancora una volta sono qui a dire che un filo narrativo che potrebbe sembrare sottile si rivela al contrario fortissimo e pronto a tenere insieme legami inaspettati e fertili.
 

La figura mitica dello yeti può essere un pretesto, un meraviglioso pretesto, per ragionare sul significato che ha la ricerca, e nella fattispecie la ricerca dell'altro, le molte incognite di cui è disseminato il percorso, il traguardo, nella fattispecie verso l'amore, sia esso il più tenero ed effimero 'primo amore', sia esso quello più consapevole che vorremmo 'per sempre'.
Sempre di viaggio si tratta, viaggio interiore, sempre da mille domande è scandito, sempre di inarrivabile conquista ha il carattere. E non sono forse questi gli elementi che Taï-Marc Le Thanh mette in bocca a quella fanciulla intraprendente e sognatrice? Non è forse la ricerca dell'altro, o più in generale la ricerca della felicità, per gran parte creata da una nostra costruzione che con il mito ha molto a che fare? E dunque lo yeti ne può essere incarnazione leggendaria, se davvero in nepalese significa 'quella cosa là'?


Che la Dautremer abbia colto l'occasione offertale dai molti non detti del testo per creare a sua volta un gioco visuale con prospettive, ombre, dettagli che dichiarano il tono 'sospeso' del racconto mi pare evidente. Personaggi che sono disegnati e non vengono visti, valigie che cambiano di colore a ogni pagina, paesaggi irreali, picchi scistosi o cairn megalitici per acrobati esperti sono tutti elementi che contribuiscono a dare un profilo onirico all'intera vicenda.
In una rinnovata, quanto armonica sensibilità cromatica che predomina in chiave puramente estetica su ogni tavola.
Insomma, gran bel libro.

Carla

mercoledì 17 maggio 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


ODIO GLI INDIFFERENTI

E' da tempo che mi interrogo sulla apparentemente inspiegabile 'perdita di memoria' che segna la distanza fra noi e i ragazzi e le ragazze di oggi. Alcuni aspetti della storia del secolo scorso sono sottolineati con una certa ritualità, mentre altri sono del tutto ignorati.
Per questo motivo sono andata a cercare fra gli scaffali della libreria due libri per ragazzi che raccontano le vite di due personaggi pubblici che hanno segnato la vita del nostro Paese.


Il primo è E' Gramsci, ragazzi. Storia dell'uomo che odiava gli indifferenti, di Massimo Lunardelli, pubblicato da Blu edizioni. In poco meno di cento pagine vengono raccontate le vicende umane e politiche di uno dei più grandi intellettuali del Novecento, i cui testi sono stati a lungo passaggio obbligato per chi si definisse di sinistra. Ma le generazioni nate poco dopo la guerra sentivano la continuità con quella comunità di uomini e donne che aveva costruito l'Italia repubblicana e democratica, di cui Gramsci era un esponente irrinunciabile. Oggi questo patrimonio di storia e di idee viene accantonato come un elegante cascame di un'epoca sepolta, in cui esistevano ancora la 'destra' e la 'sinistra'. Se questo a me, appartenente ad un altro secolo, provoca un brivido freddo, è comunque necessario chiedersi perché e soprattutto che senso abbia archiviare una figura così importante della nostra cultura. Leggere della sua vita così piena di asprezza e di difficoltà, segnata da una costante lotta contro le ingiustizie e le disparità; il tempo percorso a Mosca, poi le persecuzioni, il carcere, la malattia; tutto questo contribuisce a costruire l'immagine di un personaggio scomodo per molti, perché ancorato alla propria incrollabile eticità. Al di là del percorso politico, al di là di concetti complessi che certo spaventerebbero molti lettori e lettrici, quello che emerge da questa biografia è proprio la dimensione morale, quella che, di fronte al lucido sguardo su una realtà fatta di ingiustizie, impone la ribellione, un imperativo morale che non si piega alle convenienze politiche.


Per quanto distante nel tempo e nell'orientamento politico, mi è sembrato di poter riconoscere lo stesso imperativo morale anche nella ricostruzione, un po' romanzata, che Anselmo Roveda fa della vita di Tina Anselmi, staffetta partigiana a diciotto anni, poi deputata della Repubblica e, nel 1981, presidente della commissione parlamentare sulla loggia massonica P2. Nel libro di Roveda, ripubblicato quest'anno con alcune modifiche dall'editore Coccole books, Tina, nome di battaglia Gabriella, assiste alle atrocità perpetrate dalle truppe naziste e dai loro sodali repubblichini e giovanissima si arruola nelle fila di una brigata partigiana indipendente. E' un imperativo morale che la guida, quello che costringe a sposare le sorti di una parte, costi quel che costi. Ed è in coerenza con quei principi ispiratori e quei valori che guida quella commissione parlamentare che mise a nudo l'intreccio profondo fra politica, malaffare e gruppi di potere occulti. Passato? No, presente e futuro prossimo, se solo si desse coerenza a quello che si legge sui giornali.
La nostra storia recente che spesso pensiamo solo attraversata da figure mediocri al limite del grottesco, ha i suoi eroi; fra questi, i due che ho maldestramente associato brillano per coerenza e per dirittura morale. Sono state persone che non hanno voltato la testa dall'altra parte, sono scese in campo, accettando il prezzo da pagare.
Abbiamo ancora bisogno di questa coerenza, di questi principi etici, di questo profondo senso di ribellione davanti alle ingiustizie e al dolore? Basta guardarsi intorno, leggere i commenti 'social' alla morte dei migranti in mare o di tre ragazzine nomadi dentro un camper incendiato. Siamo vicini a un baratro, dove rischiamo di perdere il senso della nostra stessa umanità. Noi, così civili, così superiori ai 'diversi da noi'.
Spero di non offendere lo spirito di Gramsci che si aggira nel bellissimo cimitero acattolico di Roma, parafrasando una sua celebre frase, che vorrei rivolgere ai giovani lettori e lettrici:
'Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza'.

Eleonora

“E' Gramsci, ragazzi. Breve storia dell'uomo che odiava gli indifferenti”, M. Lunardelli, Blu edizioni 2017
“Una partigiana di nome Tina”, A. Roveda con le illustrazioni di S. Natalini, Coccole books 2017


lunedì 15 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


OCCHI DI BAMBINO E OCCHI DI UOMO

Un uomo a metà, Michael Morpurgo, Gemma O'Callaghan 
(trad. Alessandra Valtieri)
Lapis 2017


NARRATIVA PER MEDI (dagli 8 anni)

"Ma soprattutto, non perdevano occasione di ripetermi fino alla nausea che, qualunque cosa facessi, non dovevo assolutamente fissarlo, per nessun motivo al mondo; prima di tutto perché fissare una persona era segno di maleducazione, e poi perché lui odiava essere guardato con insistenza, soprattutto dai bambini."

Michael ho un incubo ricorrente: una nave avvolta dalle fiamme sta affondando e lui, in salvo su una scialuppa, vede suo nonno dal volto sfigurato dal fuoco chiedere soccorso, attaccato alla fiancata. Nel momento in cui il ragazzo gli tende una mano per farlo salire a bordo si accorge delle dita mutilate del vecchio. E a questo punto ogni volta il sogno si interrompe e Michael apre gli occhi.  


Il nonno ha veramente metà del volto mangiato dal fuoco e le dita di una mano mozzate. Da qui il divieto di poggiare lo sguardo su quel segno indelebile. Ma Michael non ce la fa e, di nascosto, quasi suo malgrado, manda i suoi occhi a indagare quel corpo così anomalo.
Le domande nella testa di questo ragazzino si accumulano, ma le poche cose che si sanno sono le stesse che costituiscono il suo incubo: seconda guerra mondiale, suo nonno imbarcato su un mercantile, un incendio a bordo, il tentativo di salvarsi, giorni interi steso in una scialuppa tra la vita e la morte.


Il vecchio parla poco, le visite a Londra a casa della figlia sono rare, e quel divieto di alzare lo sguardo su di lui creano una barriera di ghiaccio tra nonno e nipote.
Fino al giorno in cui, una manciata di anni dopo, Michael trascorre, a casa di suo nonno sull'isola, una estate indimenticabile.
Il vecchio conduce anche laggiù una vita solitaria, passando il suo tempo a pescare.
E in questa pace silenziosa, i due si conoscono meglio, imparano ad apprezzarsi e ad aprirsi l'uno con l'altro. Arrivano anche le risposte alle domande dell'infanzia, ma soprattutto arriva - del tutto inaspettato - il ringraziamento da parte del nonno nei confronti del nipote per aver osato rompere - semplicemente con il guardarlo - il velo di omertà e di pudico silenzio che lo ha sempre accompagnato nei suoi seppur rari momenti con gli altri.
Uno sguardo che non ha ferito, ma accarezzato e, per una volta, non lo ha fatto sentire 'a metà'.


Incrocio le dita perché si materializzi il mio sogno: poter rileggere in italiano, racconto dopo racconto, la meravigliosa raccolta che va sotto il nome di Of Lions and Unicorns. Pubblicati così, come singoli oggetti letterari, in questa nuova veste tipografica, con illustrazioni sempre all'altezza di testi così densi. Siamo già al secondo titolo, ne mancano solo una cinquantina. Comincio a fare posto sullo scaffale.
Mi pare superfluo dire che Morpurgo è un grandissimo autore, perché lo sanno anche i sassi. Tuttavia provo a mettere in fila due riflessioni su cosa tiene insieme i due titoli scelti da Lapis: Mio padre è un orso polare e questo.
Per prima cosa entrambi raccontano porzioni di infanzia; in secondo luogo entrambi hanno un forte contesto familiare, che li rende 'consueti' all'istante; in terzo luogo entrambi raccontano il mistero che avvolge agli occhi dei piccoli il mondo dei grandi; in quarto luogo questo mistero sancisce l'alterità tra i due mondi; in quinto luogo entrambi partono da una fascinazione che funziona da miccia per accendere l'immaginario sia nel racconto dei protagonisti, sia in quello dei lettori; in sesto luogo sono entrambi scritti con una felicità di penna, che la traduzione asseconda perfettamente, che è in grado di intrecciare i fili della finzione con quelli delle realtà, per arrivare a tessere una stoffa che è terza: una realtà più stupefacente della finzione oppure una finzione così ancorata al vero da diventare essa stessa tangibile.
Al lettore la scelta su quale direzione prendere.
A prescindere da una capacità 'naturale' nel costruire i plot, Morpurgo dimostra il suo talento nel progettare, come un orologiaio, un meccanismo di precisione che fa marciare il racconto verso un finale sempre magnifico. Nulla di altisonante e celebrativo, al contrario una riflessione profonda sulle relazioni che tengono insieme piccole porzioni di umanità: lì un padre con il proprio figlio, qui un nonno con il proprio nipote, ma anche una moglie con il marito, una figlia con il padre.


Va da sé che intorno ai protagonisti principali ruota una più complessa struttura familiare che ha compiti gregari, nel bene e nel male. Di solito nel male, come a voler far brillare di più i primattori.
In Un uomo a metà però c'è qualcosa in più. 
Una drammatica porzione narrativa che lo rende di raggelante attualità. E mi riferisco a quella parte di storia che allude al sacrificio estremo di un amico del nonno, Jim, durante l'incendio. A quel suo 'sparire in mare' che ho sentito raccontare a Eugenio Venturo della Croce Rossa a proposito delle persone che attraversano il Mediterraneo per cercare di lasciarsi dietro guerra e fame. "Gli occhi di quell'uomo che finendo in acqua... fiuu.. andava giù..."(non credo di dover continuare).


Tanto ricorda la sensazione di impotenza di chi, come il nonno, a bordo, vede sparire chi non ce la fa, il generoso amico che lo ha tratto in salvo, Jim.
 I bei libri spesso mettono a nudo corde personali, intime e profonde, creando inaspettate connessioni.
A chiudere, due parole vanno dette sulla qualità estetica dell'intera operazione che sta facendo Walker in Gran Bretagna e, di rimando, Lapis in Italia. Piccoli libri con copertina rigida, pressoché quadrati, con un apparato illustrativo di grande pregio e sempre diverso. Alla sensibile ed emotiva matita della Sala, ora si aggiunge la glaciale Gemma O'Callaghan, convincentissima nelle inquadrature inaspettate e intelligenti del suo digitale.

Carla


domenica 14 maggio 2017


FARE COMUNITA'
 
Mi sto occupando di don Milani (come molti altri d'altronde). Tra i tanti meriti che gli riconosco, oltre a quelli su cui tutti battono, c'è quello di aver saputo tagliare netto. Tagliare, quasi da un giorno all'altro (la agiografia narra che la decisione di farsi prete la prese in due ore, camminando su un sentiero in montagna per raggiungere la casa di un sacerdote defunto), e cambiare vita. Ricordo con precisione e piacere, nessun rimorso, almeno tre miei tagli netti, e modestamente ammiro chi ne è capace. L'altro elemento che ha caratterizzato l'esistenza di don Lorenzo Milani è stato il perpetuo bisogno di comunità.
Lottò fino all'ultimo contro tutti quelli che cercarono di farne un uomo solo, isolato.
Mutatis mutandis, anche io patisco un po' la separazione dai gruppi temporanei che si creano intorno al mio lavoro (e lo spunto per questi biscotti anche un po' da lì arriva).
Quindi, per concludere: cambiare vita, creare comunità sono i sottili ma tenaci fili rossi che legano Milani, il cuoco anglo-italo-israeliano, Yotam Ottolenghi cui ascrivo questa ricetta, e me.
Ed eccoci qua, a intrecciare.

Ingredienti:
130 gr. di zucchero fine
150 gr.di burro a temperatura ambiente
110 gr. di tahini (pasta di sesamo)
½ cucchiaino di vanillina
25 ml di panna liquida (sostituibile con uno yogurt non acido)
270 grammi di farina 00
1 cucchiaino raso di cannella macinata


Per prima cosa lavorate il burro con lo zucchero in modo da creare un impasto morbido e cremoso. Aggiungete gli altri ingredienti, il tahini, la vanillina, la panna (o yogurt) e la farina. Impastate fino ad ottenere un composto morbido e maneggiabile. Quindi fatene della palline grandi come una noce e disponetele sul foglio di carta forno leggermente distanziate. Prendete una forchetta e con i rebbi fate una leggera pressione al centro di ogni pallina in modo che si abbassi e allarghi un pochino.. Spolverateli con cannella e metteteli nel forno a 170° che avrete preventivamente portato a temperatura.
Fatto.
Da freddi, mi accompagnano nella stesura di un ragionamento su don Lorenzo.

Carla

venerdì 12 maggio 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


COME RACCONTARE LA NATURA


Nicola Davies è una brava divulgatrice, assai presente nelle bibliografie dedicate alla natura: ricordo Mini. Il mondo invisibile dei microbi e la collana Fili d'erba, entrambi pubblicati da Editoriale Scienza. E' una zoologa e una scrittrice, capace di usare linguaggi diversi.

 
Proprio questo è l'aspetto che vorrei approfondire, partendo da una delle ultime pubblicazioni: Tanti e diversi, pubblicato ancora una volta da Editoriale Scienza. Si tratta di un testo rivolto a bambine e bambini di sei, sette anni, non necessariamente attratti da cataloghi sistematici; qui si parla con molta semplicità di biodiversità, di relazioni fra i diversi organismi di un ecosistema, per arrivare a far comprendere la fragilità degli equilibri naturali di fronte alla capacità distruttiva umana. Se la diversità è un valore e una fonte di stupore al cospetto della bellezza e della complessità del mondo naturale, tutelarla e difenderla è un compito prioritario per noi e per le future generazioni.


Messaggio semplice, chiaro, un grande ruolo dato alle immagini realizzate da EmilySutton, illustratrice che spesso si presta ai testi divulgativi, come il sopra nominato Mini. Efficaci le sue immagini: esplicitano, rappresentano, illustrano il testo. 


Si legge e poi si guarda l'immagine che conferma e amplifica il messaggio del testo scritto. Sono belle tavole che rendono bene l'idea di quel numero così grande di varietà animali e vegetali, che pure rischiano di sparire una a una. Si comincia con una bambina, per scoprire la moltitudine, si finisce con la bambina che non vorrebbe rimanere da sola.
Negli ultimi tempi, proprio allo scopo di raggiungere bambine e bambini non ancora presi da passioni assolute e da ansie classificatorie, sono stati proposti, per esempio da Jenny Desmond, testi in cui l'intento esplicativo è sotteso a una traccia narrativa che funziona da filo conduttore. Sicuramente più accattivante anche per il lettore adulto, magari annoiato dalle esposizioni sulle virtù dei predatori, questi testi descrivono sottotraccia, mentre il lettore segue la narrazione. 


L'esito più radicale di questa tendenza, molto apprezzata dalla critica, è rappresentato dall'ultima novità della Davies, in una produzione della Walker Books, tempestivamente tradotto da Lapis: Il re del cielo, illustrato da Laura Carlin, è a tutti gli effetti un albo illustrato, che racconta le vicende di un bambino che si è trasferito in Inghilterra e che si sente straniero; l'unico amico che ha è un anziano signore che alleva piccioni viaggiatori.
 

 Qui entra la vocazione naturalistica dell'autrice, che riesce a raccontarci le straordinarie capacità di volo di questi uccelli, che noi identifichiamo con i prolifici coinquilini delle nostre città. Le vicende di un particolare piccione, delle sue imprese e del bambino che ne gioisce sono dunque la cornice per raccontare uno spicchio di mondo naturale.
Questi due esempi, oltre a rappresentare la versatilità di un'autrice, esprimono una tendenza ad utilizzare l'illustrazione come parte integrante della descrizione, così come avviene in un albo; ma, mentre nei lavori di Mizielinski e Mizielinska, per fare un esempio, l'immagine esplica, rende chiaro il significato di un testo breve, in questi casi, come nella Desmond, l'immagine ha anche una funzione evocatrice, costruisce emozioni che accompagnano e sottolineano il testo. Tanto da far perdere il confine fra un ambito e l'altro, fra narrazione e divulgazione.
Non sempre questi esperimenti funzionano al meglio, ma riescono in ogni caso ad ampliare lo spettro dei lettori potenziali. Un libro sui piccioni magari non appassiona, ma se ci costruisco una storia intorno, sì.


Se il bambino o la bambina traggano da tutto questo spunto per le proprie curiosità è questione che solo loro, in prima persona, ci possono confermare.

Eleonora

“Tanti e diversi”, N. Davies e E. Sutton, Editoriale Scienza 2017
“Il re del cielo”, N. Davies e L. Carlin, Lapis 2017




mercoledì 10 maggio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA FELICE CATEGORIA
 
Problemi pinguini, Jory John, Lane Smith (trad. Beatrice Masini)
Rizzoli 2017



ILLUSTRATI

"Ma dai...Vuoi davvero leggere questo libro? Non ci credo! Scommetto che non arriverai nemmeno alla fine di queste poche righe...
Del resto, ti capisco. Perché mai dovresti leggere dei problemi che ha un pinguino, quando ne hai già a sufficienza di tuo? Basta guardarsi intorno. Il mondo è un pasticcio!
E poi magari i pinguini non ti piacciono nemmeno. Anch'io li sopporto a mala pena, e conta che io sono un pinguino."

Il libro non è nemmeno cominciato e lui è già lì che si lamenta dalla bandella della sovraccoperta, è lì che si piange addosso. Un pinguino a cui poco importa del mondo che lo circonda, un pinguino che vede solo problemi, un pinguino che ha il sonno leggero.
Se dovessi riassumere: un pinguino depresso.


Sdraiato su una collinetta di neve, non ha voglia di aprire gli occhi, è infastidito dal resto della colonia, ha freddo, gli dà noia la luce, odia la neve, trova l'oceano troppo salato. Cacciare per lui è faticoso oltre che pericoloso. Vorrebbe non dondolare quando cammina, vorrebbe saper volare e non ci riesce. Vorrebbe non essere lui e non essere lì. E' convinto nessuno lo ami e che nessuno si accorga di quali e quanti siano i suoi problemi.



Tra un lamento e un piagnisteo si inserisce un tricheco che 'inceppa l'ingranaggio', semplicemente pronunciando un asettico 'Buon pomeriggio' e, a seguire, sciorinando una serie di frasi di circostanza, tipo, ma guarda come è bello il mondo, ma guarda che gli altri ti vogliono bene, ma guarda che capita a tutti di avere un momento difficile, ma guarda che il tuo posto è questo qui...
Il pinguino, scomparso il tricheco, è infastidito ma anche colpito da ciò che ha appena ascoltato. Riprende il cammino e tra sé ammette che poi le montagne e l'oceano e la sua colonia non sono poi tanto male. E forse - dopo tutto - le cose andranno meglio.

Ecco, se il libro finisse qui, lo avrei riappoggiato sul banco della libreria e lo avrei dimenticato come mi capita di fare con i libri inutili... ma c'è un'ultima pagina, un'ultima frase del pinguino che riaccende in me l'interesse per questa storia con figure. Con belle figure. Non le migliori di Lane Smith, comunque.
A Jory John riconosco due cose. La prima: il suo senso dell'ironia fuori dal comune e 'maledettamente adatto' alle mie corde (molto simile per asciuttezza a quello di Klassen); la seconda: è un autore che non cerca un interlocutore privilegiato o ideale. Attraverso l'immagine e il poco testo, nel formato del picture book, scava con lama pungente e tagliente le debolezze dell'umanità (e sto pensando ai libri a quattro mani con Avery Monsen).
A lui preme raccontare e non molto altro. 
A ogni lettore il compito di cogliere ciò che sarà in grado di cogliere.
E va bene così. Basta saperlo. 


Libri come Buonanotte! (o come Come on, Already! della stessa serie) mettono insieme grandi e piccoli a ridere della petulante oca che si mette di traverso nella vita dell'orso.
Qui in Problemi pinguini i bambini forse rideranno un po' meno sentendosi leggere la storia, mentre gli adulti, mi auguro, ne coglieranno il sottilissimo senso ultimo. I bambini si compiaceranno, invece, dei pinguini in schiera che ha disegnato Lane Smith e forse penseranno che le loro giornate storte rassomigliano a quelle di quel pinguino lagnoso. E finirà lì.
Chi davvero da questo libro ne trarrebbe buon frutto, sarebbe invece una categoria 'insospettabile': gli adolescenti. Ed è per questo che non mi farei scrupolo alcuno a portarlo in una scuola media per mettere sul tavolo di discussione 'temoni' come la consapevolezza di sé, la convivenza con il proprio malessere. 
Il fatto di usare un medium tanto insolito, se da un lato li infastidirebbe, dall'altro li destabilizzerebbe, aiutandoli forse a prendere la giusta distanza per valutare al meglio 'la questione'.
Io ci proverei.


Di sicuro il 'paginone' contenente il consiglio un po' sbrigativo e moraleggiante andrebbe a lungo discusso, ma prima ancora nel pinguino che non si piace, nel pinguino che si sente a disagio nel luogo dove vive, nella relazione con gli altri, ci sono un bel po' si spunti di discussione.
Se in Italia il libro è stato praticamente ignorato (nel web in particolare), non è lo stesso negli Stati Uniti dove forse la maturità nei confronti del picture book è maggiore. E credo di non sbagliarmi troppo se tengo conto anche del fatto che Jory John è stato a lungo attivo dentro una delle più interessanti esperienze di sostegno di bambini e ragazzi dai 6 ai 18 anni con minori opportunità, la 826 Valencia, di San Francisco.
Non credo sia un caso. 


Jory John - come Klassen o come Mac Barnett per citarne solo due - appartiene alla felice categoria di autori che vanno dritti al sodo, in qualche modo 'scomodi', che lasciano perplessi i lettori un po' convenzionali e distratti, insomma quelli che il libro lo sfogliano, ma non lo leggono.

Carla

Noterella al margine: Un'occasione mancata quella di non voler osare e di non usare come sovraccoperta la copertina originale (ma se la sfilate e là sotto in tutto il suo splendore optical)

lunedì 8 maggio 2017

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


DESCRIZIONI E SUGGESTIONI


Ci sono modi diversissimi per avvicinare ragazze e ragazzi, di età diverse, al mondo delle piante; un argomento certo non fra i più frequentati dall'editoria per ragazzi, con alcune notevoli eccezioni. Qui ho raccolto tre pubblicazioni recenti, con impostazioni molto diverse fra loro. Ma quello che sembra distante, per scelte stilistiche e approccio metodologico, in realtà condivide molti aspetti.


L'inizio di questo percorso è Vagabonde. Una guida pratica per piccoli esploratori botanici, di Marianna Merisi: il nuovo volumetto della collana PiNO, pubblicato da Topipittori, descrive con la consueta accuratezza grafica le piante più umili, quelle che nei manuali di giardinaggio vengono definite spesso come 'infestanti', ovvero le piante spontanee che occupano l'arida nicchia ecologica degli spazi urbani. Dunque nei muri, nelle crepe dei marciapiedi, fra una pietra e l'altra, i bambini e le bambine aspiranti naturalisti possono trovare dei veri campioni dell'arte della sopravvivenza. Di ciascuna di queste piante viene fornita un'immagine monocroma, una silhouette in un rosso squillante, affiancata da una scheda che riassume le note salienti riguardanti quella pianta. Un invito quindi a guardarsi intorno con curiosità e metodo, magari facendo un erbario oppure scattando foto, o disegnando; invito calzante, poiché nel piccolo e nel nascosto si celano creature, animali e vegetali, affascinanti.


Un altro invito ad uscire di casa per esplorare il mondo naturale viene dall'accurato manuale pubblicato dalla Usborne: Vita all'aperto, di Alice James e Emily Bone, con le belle illustrazioni di Briony May Smith. 

L'approccio è, in modo evidente, molto diverso: è un vero e proprio manuale, ricco di consigli pratici. Il testo è organizzato secondo le diverse tipologie di escursioni: dall'esplorazione di stagni e fiumi, ai boschi, alle escursioni notturne. In ciascun ambito vengono sottolineati i metodi per procedere in sicurezza e nel rispetto dell'ambiente in cui ci si muove. Importante la rilevanza data all'interconnessione fra mondo animale e vegetale: anche qui l'osservazione delle piante ha un ruolo importante, così come la classificazione, per esempio, delle foglie. Le illustrazioni sono dettagliate e accurate, dando immediatezza alle istruzioni e ai consigli.


L'ultimo libro che vi suggerisco e che rappresenta un approccio ancora diverso è Il giardino delle Meraviglie. Storie, segreti ricette intorno alle piante del Mediterraneo, di Lucia Scuderi, pubblicato da Donzelli, un libro illustrato interamente dedicato alle piante di Sicilia. Qui l'autrice con le sue tavole descrive, sì, ma soprattutto cerca di ricreare atmosfere, profumi di una terre ricchissima di meraviglie botaniche. Anche in questo caso a ciascuna pianta viene dedicata una doppia pagina, con le notizie tecniche e le curiosità affiancate da una tavola che racconta, è il caso di dirlo, la pianta in questione. 

 
Per tutti e tre questi libri è di rito la domanda relativa alla fascia d'età di riferimento. La mia risposta è volutamente ambigua: dipende dall'uso che se ne fa. Sono libri che si possono sfogliare, soprattutto il terzo, senza tentare di seguire l'esempio o di mettere in pratica i suggerimenti lì contenuti. Oppure ci si può attrezzare per fare delle vere escursioni, in città o fuori. Ci si può mettere alla prova con carta e matita, o con una macchina fotografica. Si possono raccogliere campioni oppure limitarsi a copiare quanto riportato nei libri.
Libri concepiti così, con cura e attenzione, precisi nelle informazioni, ma anche attenti all'impaginazione, alla grafica, al linguaggio, sono preziosi proprio come specchio, parziale, dell'immensa ricchezza naturale che ancora, nonostante tutto, circonda le nostre vite. Se solo fossimo abituati a guardare e cercare, con intelligenza e con rispetto.

Eleonora

“Vagabonde. Una guida pratica per piccoli esploratori botanici”, M. Merisi, Topipittori 2017
“Vita all'aperto. Idee per scoprire ed esplorare Il mondo là fuori”, a. james e e. bone, ill. b. may smith, Usborne 2017
“”Il giardino delle meraviglie. Storie, segreti, ricette intorno alle piante del Mediterraneo”, L. Scuderi, Donzelli 2017