mercoledì 14 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


VIVA MAGALI!

Viva la danza!, Didier Lévy, Magali Le Huche (trad. Tommaso Guerrieri)
Edizioni Clichy, 2017



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Ci sono un sacco di bambine che lo guardano con gli occhi sgranati! E un sacco di bambine che bisbigliano alle sue spalle! Ettore vorrebbe andare via. Ma appena sente suonare il pianoforte e appena vede gli arabesque: COLPO DI FULMINE!
Da quel momento in poi, Ettore fa tutto danzando..."

Ettore è un ragazzino piuttosto movimentato e per questa ragione i suoi genitori lo hanno iscritto a un corso di danza classica, pensando che in tal modo avrebbe avuto il modo di sfogarsi e loro avrebbero potuto tirare un po' il fiato. La danza classica sembrerebbe essere appannaggio della sfera femminile, visto che a lezione da Madame Ivanova ci sono solo bambine. Ettore non si formalizza, però, e si cimenta con la danza con la stessa energia di sempre.
I genitori, allibiti, realizzano che la situazione non è migliorata minimamente, anzi è addirittura peggiorata perché adesso Ettore continua a fare le mille cose di prima, ma le fa danzando.
Retromarcia di papà che annuncia al bambino la sua ultima lezione di danza. Una carriera da ballerino stroncata sul nascere. 



Se non fosse che, forse perché più ispirato del solito, o più emotivamente turbato per la triste notizia, Ettore nella sua rincorsa per il suo ultimo enjambè resta sospeso in aria. E ci resta, come se nulla fosse, per tutto il tempo fino all'arrivo dei genitori al termine della lezione. A nulla servono le richieste di padre e madre: semplicemente non può scendere. Al contrario può salire a raggiungerlo il suo cane e subito a ruota, coadiuvata dal vento, anche sua madre.


La situazione è lievemente paradossale, ma in un imprevedibile crescendo anche il severo padre arriva in quota e da lì tutti e quattro prendono il volo per tornarsene casa. 


Felici tutti di aver recuperato la loro dimensione 'spontanea', e incuranti del giudizio altrui, da quel momento in poi sarà la danza a dare ritmo alle loro giornate.

Se una casa editrice tiene nella sua scuderia autori come Alan Mets e/o Serge Bloch e/o Bernard Friot e/o Magali Le Huche, poi capita che la sua politica editoriale si caratterizzi per coraggio e divergenza rispetto al pensiero comune. Accade quindi che nei loro libri si diano bei colpi di spugna su stereotipi e convenzioni. Tanto per inanellarne alcuni sarà bene ricordare Gli invitati dove si assiste a un gioco sottile e profondo di scelte di ruoli non indifferente oppure La valigia rosa dove si scardinano più di una convenzione oppure ancora Le mie mutande dove si abbattono un paio di tabù. Insomma la Francia che pubblica con evidente serenità libri del genere trova in Clichy una eco italiana coraggiosa e gagliarda.
In questa rete di titoli 'controcorrente', mi pare che spicchi per presenza costante la figura di Magali Le Huche che dimostra un talento nel saper alleggerire e nel contempo arricchire il punto di vista del testo. Nel suo discorso figurativo riesce sempre a potenziare il senso ultimo della storia.


Rimanendo su Viva la danza!, racconto pieno di riferimenti letterari importanti (da Calvino alla Travers per citare solo due casi emblematici di 'gente sospesa tra cielo e terra'), mi sembrano imperdibili i cambi di velocità delle pagine piene di Ettore, o le ironie che si possono cogliere sulle pareti della sua stanza, o ancora nelle stereotipate - quelle sì - piccole ballerine comprese nel loro ruolo di femminucce per benino, o ancora nella sua capacità di usare il limite del foglio come elemento narrativo, mettendo spesso le gambette di Ettore fasciate nella sua tutina nera a valicarlo e sparire nel nulla con il resto del corpo. Ottima disegnatrice dei tetti di Parigi e della spocchia di certi francesi...


A parte il divertimento e la leggerezza - in questo caso è quasi letterale - il testo di Lévy offre spunti d'interesse per intavolare un dialogo con bambini e bambine. Si potrebbero intavolare interessanti discussioni su molti stereotipi, primo fra tutte la danza appannaggio maschile che già Billy Elliot aveva a suo tempo minato. Si potrebbe anche parlare del complesso gioco di ruoli tra adulti e piccoli, tra genitori e figli, tra grandi e piccoli. O ancora del coltivare passioni, o essere capaci di seguire le proprie inclinazioni, senza sentirsi soggiogati dal perbenismo circostante.
Con libri del genere le strade percorribili sono la via larga della risata oppure il viottolino della riflessione. Nutro pochi dubbi su quale sarà la mia.

Carla






lunedì 12 giugno 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


INFOGRAFICA SPAZIALE


La spiegazione del cosmo, anche dal punto di vista grafico, è resa più difficile dalle dimensioni dell'oggetto e dalle affermazioni tutt'altro che intuitive che devono essere spiegate anche dalle immagini. Quello che i bambini e le bambine vedono è molto diverso da quello che viene loro raccontato: loro vedono muoversi il sole e noi affermiamo che sia la Terra a muoversi. Per questo motivo, credo, l'infografica si presta in modo particolare alla rappresentazione del cosmo: infatti sostituisce una visione intuitiva ad un'altra, permettendo di riprodurre in scala dimensioni e distanze ben poco rappresentabili nel mondo infantile.
C'è un libro uscito da poco per i tipi della White Star kids, Missione spazio. I misteri dell'universo spiegati in un colpo d'occhio, che corrisponde perfettamente a questo tipo di approccio. L'autrice, Giulia De Amicis, è una 'information designer' italiana, trasferita a Brighton; ed è veramente brava nello svolgere il compito fondamentale che le viene richiesto, rappresentare visivamente un'informazione complessa, rendendola immediatamente comprensibile.


Cosa racconta questo libro? E' la descrizione dell'universo, alla luce delle nostre attuali conoscenze, partendo dal sistema solare per arrivare alla Via lattea, la nostra galassia, e poi ai confini del cosmo. Ogni passaggio, la descrizione dei pianeti e delle loro lune, la struttura del sole, le esplorazioni spaziali, richiedono ovviamente degli approfondimenti che sono contenuti in testi brevi, molto chiari.
Se la descrizione dei pianeti del sistema solare sono più vicini alle conoscenze dei bambini, quanto più ci si allontana, concretamente e concettualmente, tanto più si fanno difficili i concetti, le dimensioni, la natura degli oggetti celesti. Di sicuro ci si sente piccoli, formichine sperdute su un piccolo pianeta di un piccolo sistema solare appoggiato su un ramo di una piccola galassia persa nell'immensità del cosmo. Percepire questa piccolezza non è un male, così come ragionare su una scala temporale non umana. Aiuta, se non altro, a relativizzare quello che ci sembra grande e assoluto. Ma forse non è questo che colpisce maggiormente la fantasia dei giovani lettori e lettrici; magari possono essere affascinati dal 'rumore' e dall'odore dello spazio, dalle missioni di esplorazione, dall'idea che forse un giorno vivremo anche altrove o incontreremo finalmente quegli 'alieni' che popolano la narrativa di fantascienza.
Nonostante la sinteticità del testo e l'intuitività delle immagini, questo è un libro per scienziati e scienziate in erba che abbiano almeno dieci anni, per la complessità dei concetti contenuti e per il livello di astrazione.


C'è, purtroppo, un errore, nelle prime pagine, non so se di traduzione o contenuto nel testo originale, che non impedisce di apprezzare l'elevata qualità di questa produzione. Semmai sottolinea come, recentemente, si risparmi troppo, forse, sul lavoro di revisione.

Eleonora

“Missione Spazio. I misteri dell'Universo spiegati in un colpo d'occhio!”, G. De Amicis, White Star kids 2017


domenica 11 giugno 2017


TI AVANZA UNA BANANA

Ti avanza una banana. Matura a vista d'occhio. Cosa farne, oltre a mangiarla al volo (ma no, ne ho mangiata una anche oggi a pranzo)?

Le patate dolci*
Apprendo che si tratta di una ricetta di origine russa. E' rapidissima nella confezione, un po' meno nell'approvvigionamento degli ingredienti, a meno che non siate così golosi da tenere un tubo di latte condensato sempre in frigo...
A casa mia accade anche questo.

Ingredienti
400 gr di biscotti frollini (gli Oswego Gentilini vanno benissimo, gli Oro Saiwa un po' meno)
100 gr di latte condensato
cacao amaro in polvere
1 banana matura (circa 100 gr.)
1 bicchiere di latte

Sfarinate i frollini nel frullatore con la modalità impulsi, quindi trasferiteli in una ciotola, aggiungete il latte condensato, un cucchiaino raso di cacao, la banana schiacciata e il latte. Avrete ottenuto un composto non troppo morbido né troppo farinoso. Deve essere lavorabile con le mani, magari umide. Se è necessario in questa fase potete aggiungere poche gocce di latte 
o altra farina di biscotti se appare rispettivamente troppo friabile o troppo molle.
a questo punto prendetene una quantità come quella di una polpetta e dategli la forma di una patata, insomma tondeggiante ma irregolare. A questo punto le patate dolci somigliano, per forma e soprattutto per colore a delle patate appena tolte dalla terra. Prendetele, una a una e infarinatele leggermente nel cacao amaro. Si scuriranno sembrando sempre meno patate, ma saranno più buone e soprattutto molto più manovrabili con dita umane.
Prendete un piatto e disponetele in bell'ordine perché dovranno stazionare in frigo per un'oretta, in modo da consolidarsi leggermente.
Pronte!
Ogni tanto si passa dal frigo se ne acchiapa una e la si inghiotte in due morsi. Non si fa neanche in tempo ad arrivare in corridoio che l'hai già finita...


Carla

* Piccole ricette è la fonte a cui sempre vado a dissetarmi

venerdì 9 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


Al di là della serendipità

Incontri disincontri, Jimmy Liao (trad. Silvia Torchio)
Terre di mezzo 2017



ILLUSTRATI

"Lei vive in un vecchio edificio in una zona residenziale alla periferia della città. Ogni volta che esce, non importa quale sia la destinazione, gira a sinistra.
Lui vive in un vecchio edificio, in una zona residenziale alla periferia della città. Ogni volta che esce, non importa quale sia la destinazione, gira a destra."


Due vite così drammaticamente simmetriche rischiano di non trovare punti di contatto.
 

Pur essendo vicini di casa, lui musicista, lei traduttrice, conducono le loro solitarie esistenze nel parco, in bici o in metropolitana, per strada. Non si incontrano mai. L'unica geometrica possibilità è il vialetto circolare intorno alla fontana. 
Solo lì, i due si vedono e, in modo indelebile, si legano per poi riallontanarsi. Non prima di aver fatto un giro sulla cosa più circolare che ci sia: una giostra.
L'unico gancio che hanno per ritrovarsi l'uno e l'altra è un numero di telefono scritto a penna su un pezzetto di carta. 



Quel giorno piove e la carta bagnata scolorisce l'inchiostro e rende illeggibile il numero. Il gancio si rivela inservibile. Ricomincia così questa estenuante lontananza che però - a differenza dell'altra - porta con sé uno struggimento diverso dato dal fatto che i due si sono incontrati e desiderati. In questa circostanza la solitudine sembra pesare di più. E altrettanto di più varrà il loro ritrovarsi, ancora una volta in un luogo in cui le loro strade fanno una curva e le linee di nuovo convergono. Ritrovatisi, la forza della nostalgia provata li fa decidere e salire sullo stesso autobus verso un destino condiviso. Almeno per un po'.


Ancora prima di iniziare, ad accogliere il lettore fa da sentinella il primo verso della poesia Amore a prima vista della Szymborska.
Qui, un'allusione all'incertezza che nei successivi versi della poetessa polacca, si consolida in un assunto che sottoscriverei sempre: che ne sappiamo noi del momento in cui il caso è diventato destino? Persuadiamoci che ogni inizio non è altro che un seguito.
Sarebbe sufficiente questo per scrivere un post. Intendo dire sul senso ultimo della poesia della Szymborska. E su come Jimmy Liao gli vada dietro...
Tuttavia il libro di Jimmy Liao potrebbe essere letto (ed è stato letto) superficialmente e romanticamente come una ricerca del proprio pezzo 'mancante' (e cito non a caso il Missing piece di Shel Silverstein). A me pare invece che sia un libro che ha il suo punto di partenza, il suo inizio, nell'ultima pagina e che quindi non è altro che un seguito di molti eventi impastati di serendipità, di casualità, di sfioramenti. 


Se non mi sto sbagliando, come per incanto, in Incontri disincontri prende forma il verso finale di Amore a prima vista

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

Pare che Jimmy Liao lo abbia inteso quasi alla lettera, questo verso, mettendo una luce perennemente accesa sulla metà della pagina che divide anche fisicamente le due storie parallele. La cucitura è un confine naturale, talvolta un limite: Suzy Lee, e alcuni altri anche prima di lei, lo hanno segnato come tale. Jimmy Liao lo usa per tenere separate le due esistenze, come se lui fosse un burattinaio nascosto che interpreta il caso. 


Altrettanto consapevolmente questo confine lo fa valicare ai suoi personaggi, prima con i soli sguardi, quindi con i corpi che lo oltrepassano, nel preciso istante in cui decide di essere per loro destino, deus ex machina del loro ritrovarsi.
Io direi quindi che, più di ogni altra cosa, la vera protagonista di questa storia è la casualità. E se così è nascono spontanee tutte quelle domande, che già nei versi si ritrovano, riguardo alla fragilità e alla effimeratezza (??) dell'esistenza umana. Se si conosce la storia umana di Jimmy Liao si comprende quando cara gli possa essere questa questione.
Forse complice la presenza di un testo che accompagna il flusso delle immagini, i due più assidui e fedeli sostenitori italiani della grandezza di Jimmy Liao - Luca Ganzerla e Silvia Torchio che lo ha tradotto - sono finalmente riusciti a trovare un editore che assicurasse a questo autore taiwanese tutta la visibilità che merita.
Evviva.
Si sa, i libri senza parole in suolo italiano sono guardati con sospetto da parte del pubblico dei più. Io non la penso così. E mi pare che Incontri disincontri patisca invece un poco della ridondanza delle parole rispetto alle immagini (eccezion fatta per i cenni sul tempo che cambia che scandiscono un ritmo interiore delle scrittura).
Cerco di spiegarmi: non sacrificherei neanche una illustrazione perché mi paiono frutto di un equilibrato lessico visivo, mai sovrabbondante. Al contrario, avverto il peso delle parole che, talvolta, assumono il ruolo delle didascalie e come tali spesso le considero superflue in un libro illustrato con tanta sapienza.


Il silenzio nei libri di Jimmy Liao è comunque pieno di voci.

Carla



mercoledì 7 giugno 2017

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


PROBLEMI D'IDENTITA'


E' sicuramente un periodo felice per i coccodrilli e i loro parenti stretti, considerando quanto spesso siano comparsi recentemente nei libri per bambini.
In UFFA! Non sono un coccodrillo!(Mi chiamo Alfonso e sono un alligatore!), scritto e illustrato da Delphine Perret, l'apprezzata illustratrice di Lettere con pelo e piume,  abbiamo ancora una volta questi grossi, ingombranti e cattivissimi rettili a reggere le fila di un albo divertente, tutto basato sugli equivoci.
I protagonisti sono Cesare, il coccodrillo, e il cugino Alfonso, l'alligatore. Per chi non lo sapesse, alligatori e coccodrilli sono cugini stretti, ma con alcune caratteristiche fisiche e comportamentali differenti. E quasi tutti, come lamenta il povero Alfonso, chiamano coccodrilli anche gli alligatori.


Dunque, il nostro Alfonso, roso da questa crisi d'identità, va a trovare il cugino, che gli rivela come la causa di questa confusione siano i bambini della città di Nonsisadove.
I due, dopo un rilassante bagno di fango, si mettono in cammino, con l'idea, magari, di cogliere l'occasione per dare un assaggino a un bambino, che ancora non hanno avuto la ventura di incontrare.
Trovano presto la città e lì capitano in un classe di bambini molto informati e combattivi: la bimba Giulietta mette ko Alfonso, e il primo della classe, Giacomo, spiega a tutti come distinguere un coccodrillo da un alligatore, grazie a un certo dente che spunta nel sorriso del coccodrillo. Tutto finisce in festa e Cesare e Alfonso se ne tornano a casa. Tutto bene? Giulietta scrive una lettera a entrambi e scambia Alfonso, l'alligatore, per un caimano. Dense nubi tempestose si addensano all'orizzonte, chissà, magari con banchetto finale.


La forza comica di questo albo illustrato sta tutta nei personaggi, inesorabilmente cattivi, qualunque cosa facciano e comunque li si voglia umanizzare, e nel paradosso di una cornice narrativa in cui tutto sembra scorrere normalmente, se non fosse che tanta cattiveria non può che fare capolino, qua e là. L'imperturbabilità della bimba azzannata alla caviglia è il contraltare grottesco dell'alligatore gourmet, che vuole mettere sotto i denti almeno un pezzettino di bambina. Così come alla ferocia insopprimibile di questi rettili, nella storia si affianca una umanissima delusione per lo scarso peso attribuito alla propria specie. I dialoghi sottolineano il lato surreale della storia, mentre le immagini, con due colori, il verde e il rosa, a punteggiare il bianco e nero del disegno, ci restituiscono l'idea di una assurda normalità.
Le bambine e i bambini lettori si divertiranno proprio per questo, per la prevedibilità di certe reazioni e per i piccoli colpi di teatro che smentiscono il lieto fine, scontato e rassicurante.


Sono questi dei meccanismi di sicuro successo fra lettori e lettrici, dai cinque anni in poi, che apprezzino l'umorismo e il gusto delle situazioni paradossali.

Eleonora

“UFFA! Non sono un coccodrillo!(Mi chiamo Alfonso e sono un alligatore!)”, D. Perret, La Margherita 2017


lunedì 5 giugno 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


 EGREGIO

Lungo il cammino, Mariana Ruiz Johnson (trad. Sebastiano Gatto)



ILLUSTRATI PER PICCOLISSIMI (dai 2 anni)

"Lungo il cammino
con nocciole e olive ognuna
c'erano mamma elefante e l'elefantina: UNA
Lungo il cammino
con bonghi e frutta ambedue
passò la scimmia leziosa
con le sue scimmiette: DUE.
Lungo il cammino con il miele e le baguette..."


La terza a entrare in scena è mamma orsa con tre orsetti. La segue la topina magra. Poi finalmente arriva un papà, il leone. Quindi gallina, mucca e vitellini, gatti con i gattini. Tutti sono diretti alla medesima festa: quella della balena. Dopo aver gradito tutti i regali che fanno bella mostra di sé intorno alla torta con le candeline, balena, banchetta con i suoi ospiti. Più tardi, tornati a casa tutti, anche la balena sente il bisogno di riposare...a pancia piena.


Terzo titolo interessante di Mariana Ruiz Johnson per la casa editrice Kalandraka. Il primo, Mamma, vince il Premio Compostela, ed è un percorso che ruota intorno all'importanza della figura materna. Il secondo, Il viaggio della mamma, continua a orbitare intorno alla stessa figura, questa volta in partenza.
Lungo il cammino non ha quasi trama, non è dichiaratamente 'materno' come i precedenti, tuttavia il registro femminile della storia è un dato di fatto (al femminile è anche il titolo che porta la firma della Ruiz Johnson, per Carthusia, Mentre tu dormi.)
Lungo il cammino è un piccolo meccanismo perfetto.
Lo è per la lettura ad alta voce, dato il testo in rima.
Lo è per il registro, dato il contenuto accessibile e anticipabile anche da chi ascolta, come se fosse un ritornello.
Lo è per una lettura condivisa o autonoma con bambini e bambine piccole, dato il formato quadrato, con pagine cartonate sottili, stondate. Colophon e crediti scarrellano addirittura nella quarta di copertina, insieme a prezzo e codice a barre, per dar modo a testo e immagini di marciare felicemente senza inciampo editoriale alcuno, verso la festa della balena.


Lo è per educare lo sguardo, data la vivacità dei colori, le pagine che contengono disegni che saturano ogni angolo libero, il segno grafico, ma figurativo quanto basta per essere riconoscibile.
Lo è per la musicalità del suono, dato il lessico accurato e mai banale. Parole come baguette, ambedue, leziosa, si distingue, si appresta, meringhe, nettare, dolci egregi...Egregio lavoro di traduzione.
Per tutte queste ragioni Lungo il cammino è trionfalmente entrato a far parte di una proposta bibliografica presentata a una sala piena di educatrici e maestre della scuola dell'infanzia.
Inconfondibile il segno e la paletta cromatica energetica di questa giovane ma già affermata illustratrice argentina. Il gusto decorativo del fondo delle illustrazioni, Permeato della tradizione latinoamericana, tutto pieno di trattini, foglie, cespugli non è mai lezioso, ma accurato e spesso ironico.


Come accurata è la relazione tra i diversi personaggi e il cibo che portano in dono alla balena: i gatti portano pesci, i vitellini erbette, il mais i pulcini e i leoncini i prosciutti. 



Le volpi, meno tradizionaliste di altri, portano meringhe. Evviva!

Carla



domenica 4 giugno 2017


IL DROGHIERE ARMENO

da La commedia umana - William Saroyan
(Marcos y marcos 2010, trad. Claudia Tarolo, Marco Zapparoli)


Poi nel negozio entrò un cliente. Era un signore che Ara non aveva mai visto. Il padrone del negozio e il cliente si scambiarono dei saluti poi l'uomo, che parlava con un accento piuttosto strano, chiese:
"Avrebbe dei biscotti?" "Biscotti?" disse il droghiere con aria compita.
"Che biscotti volere?"
Un altro cliente entrò nel negozio. Il cliente era Ulysses Macauley. Se ne stava da parte, ascoltava,guardava, aspettando il proprio turno.
"Avrebbe dei biscotti alle uvette?" disse l'uomo al droghiere.
"Biscotti con uvette?" disse il droghiere. Era un problema.
"Biscotti con uvette" ripeté quasi sospirando.
"Biscotti con uvette" disse ancora una volta il droghiere si guardò attorno.
Suo figlio intanto posò sul balcone la banana...
Nemmeno quella andava bene.
"Papà?" il padre guardò il bambino, poi disse subito:
"Vuoi mela, ti do mela. Vuoi arancia, ti do arancia. Vuoi dolcetto, ti do dolcetto. Vuoi banana, ti do banana. Cosa vorresti, adesso?"
"Biscotti."
"E che biscotti vuoi?" disse il padre al bambino senza dimenticarsi del cliente, e in effetti, rivolgendosi al cliente è contemporaneamente parlando al figlio, e a tutti quanti, tutti quelli che hanno qualcosa da chiedere.
"Biscotti con uvette" disse il bimbo...


Ingredienti
80 gr di uvette di Corinto
qualche cucchiaio di rum o Cognac
125 gr di burro morbido
125 gr di zucchero
2 uova
150 gr di farina 00
un pizzico di sale
(riveduta e corretta da Biscuits. Maison, Larousse 2011)

Mettete a rinvenire le uvette nel cognac o nel rum per un'oretta.  Accendete il forno a 200°. 
Montate lo zucchero con il burro morbido, aggiungete le uova e quindi la farina e poi le uvette e il sale. Mescolate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto molto morbido che disporrete con un cucchiaino a piccole dosi (poco più del contenuto del cucchiaino medesimo) ben distanziate l'una dall'altra sulla leccarda ricoperta di carta da forno.  
Infornate e fate cuocere per 15 minuti, finché non sono ben dorati i bordi.
That's all! 
Da gustare leggendo Saroyan.

Carla



venerdì 2 giugno 2017

FAMMI UNA DOMANDA!


PICCOLI E GENIALI

Talvolta è nei piccoli progetti, proposti da diverse case editrici, che si trovano delle perle d'intelligenza. Tra questi segnalo una nuova collana delle Edizioni EL: il nome della collana è Supereroi della Scienza, di Tracey Turner, giovane autrice inglese; il formato è tascabile, la struttura è semplice e si ripete nei diversi argomenti.


Sono davvero volumetti agili, una sessantina di pagine e un costo contenuto, con una struttura non sistematica: i due argomenti trattati finora, Spazio e Animali, non vengono esposti secondo un criterio cronologico o contenutistico; vengono semplicemente proposte le biografie di alcuni scienziati, due pagine per ciascuno, con una scheda riassuntiva che come per un personaggio dei giochi di ruolo esprime punteggi diversi che riguardano la determinazione o il coraggio, ma soprattutto l'impatto sul mondo espresso dalle rispettive teorie, con un voto finale complessivo. Qui forse ci sarebbe da discutere su alcune valutazioni, ma quello che conta è che in poche pagine siano riassunte, con un linguaggio chiaro, alcune tappe fondamentali della storia della scienza.


Il taglio è interessante perché di ciascuno scienziato o scienziata vengono messi in evidenza i contributi non solo alla storia della scienza, ma anche a quella che chiamiamo concezione del mondo. Quindi, per esempio, Darwin e Keplero, Linneo e Newton sono come tanti tasselli di un puzzle che ricostruisce la genesi del modo di pensare attuale: il sistema eliocentrico che rimpiazza l'antico e fortunatissimo sistema geocentrico, la teoria dell'evoluzione rispetto alla lettura biblica della storia della Terra. In particolare, grazie anche ad una cronologia finale che mette in fila i diversi personaggi, e a poche pagine di approfondimento, si evidenzia come per arrivare al livello attuale di conoscenza siano stati necessari i contributi di molti, le ricerche, gli esperimenti, i dati raccolti da vari scienziati e scienziate. Per fare un esempio, per arrivare alla teoria dell'evoluzione di Darwin sono stati necessari anche gli studi di Cuvier sui fossili, la consapevolezza, cioè, che la Terra fosse molto più vecchia di quanto all'epoca si pensasse e, nello stesso tempo, la constatazione delle estinzioni. Ovvero, non tutti gli animali erano stati creati contemporaneamente così come li vediamo ora, con buona pace di chi si riferiva all'interpretazione letterale della Bibbia.


L'unica perplessità riguarda quella sorta di classificazione dell'importanza dei diversi scienziati: a quota dieci, quindi Grandi Supereroi, ci sono solo Einstein e Stephen Hawking, come se ci fosse una sorta di scala crescente destinata ad arrivare proprio all'attuale livello di conoscenza; come se Aristotele, per dirne uno, non avesse creato un sistema teorico in grado di spiegare quasi tutto il reale, durato per ben millequattrocento anni.
Ma è un peccato veniale, rispetto ai pregi di libri che per certi versi, per lo stile spigliato, per l'ironia, per le illustrazioni spiritose, mi ha ricordato la geniale collana delle Brutte Scienze; libri cioè capaci di attirare lettrici e lettori non ancora pronti per trattazioni più sistematiche, ma curiosi delle cose del mondo. Va detto anche che finalmente viene dato il giusto spazio a tutte quelle scienziate che, pur fondamentali per il loro contributo alla scienza, non hanno avuto il giusto riconoscimento pubblico.
Mi auguro che la collana riceva l'attenzione che merita da lettrici e lettori a partire dai nove, dieci anni.

Eleonora

“Supereroi della Scienza. Spazio”, T. Turner, Edizioni EL 2017
“Supereroi della Scienza. Animali”, T. Turner, Edizioni EL 2017