mercoledì 4 agosto 2021

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

Da oggi ri succede questo. 
Si riapre la rubrica IL RIPOSTIGLIO.
Come esattamente un anno fa, rendendo il nome dal titolo di un meraviglioso racconto di Saki. 
E nasce dal desiderio di togliere dall'oblio di un ripostiglio, quei libri di orecchio acerbo (clic) che - per l'imbarazzo che nasce da un conflitto di interessi patente - non hanno meritato a tempo debito neanche una riga su questo blog.
Visto che l'imbarazzo è comunque inevitabile, la rubrica avrà una cadenza vacanziera.
Date queste premesse, la rubrica si sarebbe potuta anche chiamare: In punta di piedi, Tutto cambia, Vacanze o ancora Oltre il giardino. Ma non è successo.

 

 

Pellicano qui pellicano lì, Leonard Weisgard
Orecchio acerbo 2021
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
 
"C'erano una volta due pellicani. Due grandi grandi pellicani.
E vivevano insieme in un'isola sulla riva del mare. Lì il sole bruciava e soffiava un vento tiepido.
Ma un giorno quel vento si mise a soffiare fortissimo, e uno dei due fu spinto verso nord, lì dove tutto è più freddo che dentro un frigorifero."

La storia è molto semplice. E' la storia di un viaggio con finale a sorpresa.
C'erano una volta questi due pellicani che vivevano insieme su un'isola di pellicani. Aria calda sole pieno. Andavano a pesca la mattina, mangiavano mosche, davano fastidio alle tartarughe e si davano da fare a costruire il nido.
Ma un giorno arriva un ventaccio e il cattivo tempo e uno dei due pellicani viene letteralmente spazzato via. E dove lo porta il vento? Dove nessun pellicano dovrebbe essere: nel gelido Canada.
Nel mare, sotto di lui, nuotano balene, foche. Il povero pellicano è così spaesato che non sente l'odore delle foreste, non vede il totem e non sente gli indiani che tagliano i tronchi, non vede il treno.... 
Eppure sono lì sotto i suoi occhi (e anche sotto gli occhi del lettore). L'unica cosa che può fare è quella di puntare verso sud per cercare di tornare a casa.
Così facendo, ripercorre a ritroso tutta la costa orientale degli Stati Uniti, passando dal New England, sorvola New York e poi Washington fino a raggiungere di nuovo il calduccio della Florida, dove una bellissima sorpresa lo aspetta.
 
Pellicano qui pellicano lì è un libro che ha la bellezza di settantatré anni, ma neanche una ruga.
L'origine è presto detta.
 

Nel 1946 viene pubblicato negli Usa The Little Island, scritto da Margaret Wise Brown sotto pseudonimo, Golden MacDonald, e illustrato da uno dei suoi illustratori prediletti, Leonard Weisgard.
Nel 1947 The Little Island vince la Caldecott per l'illustrazione. E quando uno vince un premio deve andarlo a ritirare. E Weisgard parte per la California dove ha la fortuna di vedere dei pellicani, lungo la costa che sono a pesca. Rimane affascinato dal loro metodo di procurarsi il cibo: entrano in acqua come siluri, per poi uscirne con il becco pesante di acqua e pesci. Weisgard che, tra le tante sue passioni, ha anche quella per gli animali, decide di approfondire la sua conoscenza di quegli strani animali e scopre che in Florida, dall'altra parte esatta degli Stati Uniti, i pellicani vivono in grandissime colonie e che esiste una riserva naturale a loro dedicata, non lontano dall'isola di North Hutchinson nella Indian River Lagoon, non lontano da Sebastian (nel caso qualcuno volesse andarci).
Questa circostanza costituisce il primo nucleo vitale del libro che poi verrà, Pelikan Here Pelikan There.
Un libro che sembrerebbe essere quanto di più 'regionale' si possa concepire, rivela invece il suo valore 'universale', appena lo si sfoglia.
I bei libri parlano a tutti.
 

Qui proviamo a elencare le ragioni che lo rendono un grandissimo libro.
In primo luogo colpisce la sua precisione: è un meccanismo narrativo perfetto che ha la regolarità di un metronomo. Alla pagina seppia, dedicata al pellicano, che contiene testo, fa seguito sempre una tavola doppia, coloratissima, totalmente muta, che contiene diversi scenari geografici, legati al testo della pagina precedente.
In secondo luogo colpisce la sua capacità di essere interattivo con i suoi lettori e lettrici. Al suo interno si alternano ben 4 giochi differenti.
Il primo gioco è una sorta di Cercatrova. Per intenderci nel momento in cui il pellicano arriva in Canada, nel testo si elencano una serie particolari - animali, persone, oggetti, luoghi - che il povero pellicano 'spaesato' non vede, ma che i lettori invece sono chiamati a cercare nella successiva grande tavola a colori che segue.
Lui, il pellicano, non sente l'odore delle foreste, non vede il totem e non sente gli indiani che tagliano i tronchi, non vede il treno... Ma noi sì.
E già così, senza parere, è stato introdotto il secondo gioco che ha a che fare con i sensi: annusare un odore, sentire un suono, vedere qualcosa.
Il terzo gioco consiste davvero nella geografia 'locale' americana, che però nel mondo reso piccolo dalla diffusione delle immagini, non è azzardato pensare che anche un bambino di Ostuni riconosca la Statua della libertà, e una bambina di Cantù riconosca il Campidoglio a Washington.
 
 
Senza contare che la geografia vista dall'alto esercita, almeno per quel che mi riguarda, un fascino tutto particolare.
Il quarto gioco ha a che fare con il testo, ovvero con quella strofa finale, che in rima o in assonanza, ripete sostanzialmente sempre lo stesso concetto: sebbene il pellicano non abbia visto, sentito, annusato questo e quello, c'è sempre qualcuno che da terra ha visto lui, sia una giubba rossa canadese,
Ma la guardia con la giubba rossa a quanto pare
vide il pellicano volare...
sia una bambina che dipinge un quadro sul cavalletto
Ma una bambina che dipingeva un quadro con il cielo tutto blu
vide il pellicano lassù.
Le cose che il pellicano non vede sono una ghiotta occasione per i bambini di superarlo in bravura.
Non credo ci si debba stupire se questi giochi, il ritmo perfetto e cadenzato, le rime e il continuo alludere a cose che si sentono/vedono/ascoltano abbia reso questo libro, durante i suoi settantanni di vita, uno dei più amati e letti da intere generazioni di bambini.
L'ulteriore ragione che lo rende speciale è la sua qualità estetica.
Anche in questo caso non credo che sfugga a nessuno che tanto le tavole a colori, quanto quelle seppia, dedicate all'etologia dei pellicani, possano considerarsi una vera esperienza estetica per i bambini e bambine che lo hanno per le mani. Un po' come portarli in un museo a vedere dei quadri 'modernisti'.
Lo stesso Leonard Weisgard quando riceve la Caldecott, nel suo discorso di ringraziamento dice testualmente:"I bambini non sono mai infastiditi dall'arte contemporanea, come invece lo sono gli adulti" e prosegue dicendo che i bambini "Vedono un'immagine con un intento e una vivacità tangibili e talvolta con un umorismo incongruo che le conferisce una nitidezza tale da renderla ancora più reale."
Ultima nota di merito del libro sta nel fatto che, sebbene sia da considerarsi del tutto farina uscita dal sacco di Weisgard, ciò nonostante lo scambio profondo con la Wise Brown, fecondo fin da un decennio prima, quando i due si incontrarono e si intesero così tanto, traspare.
Entrambi condividevano l'interesse nel combinare l'estetica modernista con idee educative progressiste. Ragione per cui per esempio lei lo volle come illustratore dei Noisy Books. Ma questa è un'altra storia.
 
 
"Storicamente, è stato il principale illustratore in America a introdurre lo spirito del modernismo nell'arte del libro per bambini", afferma Leonard Marcus, forse il più importante studioso di libri per bambini negli Stati Uniti e curatore di "Magician of the Modern: The Art of Leonard Weisgard ”presso l'Eric Carle Museum of Picture Book Art di Amherst.
"La sua arte non era moderna per il bene del moderno", dice Marcus e prosegue affermando che "Weisgard si è servito di quel linguaggio artistico per lui così 'naturale' per comunicare con i più piccoli in un modo che fosse il migliore e il più profondo."
Quello che nella musica fece Schönberg, in architettura Wright: delle assolute rivoluzioni rispetto al passato. Sentendo forte l'influsso di correnti come il tardo cubismo di Picasso o il surrealismo di Mirò, Weisgard lo fece nell'ambito dell'illustrazione.
A lui il merito di aver lasciato ai bambini e alla bambine quanto più spazio possibile per l'immaginazione, di aver dato forma al loro modo di essere sempre in movimento, protesi in avanti. Con il corpo e, soprattutto, con la testa.


Carla



lunedì 2 agosto 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

 SFUMATURE DI GIALLO


Ho già parlato della intelligente, anche se non originale, operazione condotta dall’editore Feltrinelli sul proprio catalogo: la creazione di una nuova collana economica per ragazzi, che contiene sia titoli recenti che riproposte di libri andati a finire fuori commercio.
All’interno di questa programmazione editoriale, prende forma anche una sotto-collana, dedicata ai gialli per ragazzi, nella fascia d’età delle scuole medie. Fra i primi titoli in collana compare un successo Feltrinelli, ‘L’occhio del corvo’ e altri titoli ripresi da altri editori.
Spicca ‘Febbre gialla’, di Carlo Lucarelli, pubblicato da E.Elle nel lontano 1997: siamo a Bologna, il nostro protagonista, Vittorio, è un giovane agente di polizia e se volete farvi un’idea del personaggio, pensate a Coliandro, il personaggio già creato da Lucarelli qualche anno prima: un ragazzo un po’ guascone, molto attento a essere sempre alla moda, secondo la sua personale interpretazione, irresistibilmente attratto dalle grazie femminili, sarebbe anche un bravo poliziotto se non fosse decisamente maldestro.
Nel ‘caso’ in questione, Vittorio è alle prese con la mafia cinese che tiene prigionieri decine di bambini nei laboratori di sartoria; un bambino è riuscito a scappare e nessuno riesce a trovarlo. Ad aiutare il nostro poliziotto, affetto da una febbre crescente, ci pensano la sorellina più piccola, decisamente in gamba, e una bella poliziotta cinese.
Ci sono tutti gli ingredienti giusti di una storia ‘gialla’ che si rispetti: colpi di scena, inseguimenti, cattivi molto cattivi e una grande dose di ironia, che parte dalla descrizione del personaggio principale per finire sulle sue disavventure. L’ambientazione è squisitamente bolognese, così come qualche episodico intercalare. 
 

Meno azione e più indagine in un altro ‘classico’, ripescato da Feltrinelli: ‘Ultimo atto’, di Christopher Pike, già pubblicato da Mondadori nel 1992 nella collana Giallo Junior: siamo in una cittadina californiana, la protagonista è Melanie, da poco trasferita insieme al padre e ancora disorientata; non ha fatto grandi amicizie, si sente un pesce fuor d’acqua, lavora il pomeriggio in un bar per aiutare il magro bilancio familiare. Entrare nel gruppo di ragazzi della scuola che sta preparando uno spettacolo le sembra la cosa migliore che le potesse capitare e invece sarà l’inizio di un incubo. Nella scena madre dello spettacolo deve sparare dei colpi a salve contro un altro personaggio, interpretato dalla più bella ragazza della scuola. Solo che la ragazza muore per davvero e Melanie viene arrestata. Per cavarsi dai guai, in attesa del processo, comincia a investigare per conto proprio alla ricerca del vero colpevole.
Qui dunque, più che l’azione concitata prevale la ricerca di indizi che portino all’individuazione del colpevole, sullo sfondo di una cittadina americana di provincia e con l’intreccio di relazioni, fatte di amori non corrisposti, gelosie, tradimenti, tutto all’altezza di liceali, presi dalle feste scolastiche, le recite e così via.
Dopo un paio di decenni dominati dal fantasy, che ancora è molto gradito al pubblico di giovani lettrici e lettori, è un’ottima cosa che vengano riproposti testi di quella narrativa impropriamente chiamata ‘di genere’, se non altro per allargare gli orizzonti dei lettori e per contribuire ad affinarne il gusto, la capacità di discriminare un buon testo, qualunque sia la tipologia di trama che utilizza.
Perfetti per la lettura sotto l’ombrellone, consiglio questi e altri gialli a ragazze e ragazzi di almeno dodici anni.
 
Eleonora


“Febbre gialla”, C. Lucarelli, Feltrinelli 2021
“Ultimo atto”, C. Pike, Feltrinelli 2021



venerdì 30 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA SPERANZA E I SUOI PANINI PER IL VIAGGIO
 
Ci conosciamo? Sentimenti, emozioni e altre creature,
Tina Oziewicz, Alexandra Zając (trad. Valentina Parisi)
Terre di mezzo 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)


La curiosità si arrampica più in alto che può, in cima a un albero, su un tetto o su un camino. [...] L'ansia è un giocoliere. [...] La pazienza ha un bel giardino.[...] La compassione raccoglie lumache dal marciapiede.


Il terrore si nasconde in un posto davvero introvabile: una lattina arrugginita che è abbandonata in un angolo buio, sotto l'armadio e da una fessura sbircia fuori il mondo. E la paura? Lei si mimetizza con la carta da parati per non essere vista. Mentre il coraggio se ne sta spaparanzato in una radura in mezzo alla foresta. La gratitudine fa un maglione e la serenità fa le coccole a un cane, mentre la rabbia, al contrario, esplode.


Si tratta di un catalogo di 31 tra sentimenti, emozioni e altre creature. Potenzialmente un libro pericolosissimo, in particolare per tutti i 'segugi' sempre in cerca di libri assertivi sull'argomento.
Il primo pericolo si annida nella circostanza che il libro dichiara, nel suo sottotitolo italiano, di cosa tratterà all'interno. In qualche modo questo sottotitolo per un'insegnante-segugio ha la medesima funzione dell'indumento con l'odore della persona scomparsa per il tartufo di un cane poliziotto. Questa pericolosità si stempera in quel 'altre creature' misteriose che potrebbero mandare fuori pista l'insegnante-segugio. Meno male.
 

 
Il secondo grande pericolo continua ad annidarsi nel medesimo sottotitolo italiano, ovvero nel mettere insieme sentimenti ed emozioni. Questo perché sarebbe bene che almeno l'insegnante-segugio avesse consapevolezza della loro differenza.Non si chiede a un bambino di saper distinguere tra le tre categorie, ma potrebbe succedere che sia lui a interrogare l'adulto in tal senso. E a quel punto l'insegnante-segugio, sperando ne abbia le competenze, dovrebbe poter essere in grado di rispondere. Le emozioni sono qualcosa che ha a che fare con la chimica corporea e sono in linea di massima di rapido passaggio e tutto sommato insopprimibili. Per governarle, ovvero addomesticarle, gestirle arrivano per l'appunto i sentimenti. Che hanno a che fare molto poco con la chimica, mentre moltissimo con l'elaborazione mentale, l'educazione e finanche la cultura. Sarebbe utile che l'insegnante-segugio sapesse distinguere tra attrazione e amore, tra gioia e felicità. Questo perché uno dei suoi compiti dovrebbe proprio essere quello di educare (si badi bene non insegnare) ai sentimenti. Sulle emozioni, invece, non c'è molto da fare, a parte registrarle.
Superati i due pericoli del sottotitolo, c'è da augurarsi che l'insegnante-segugio si faccia solleticare dal titolo in sé, che è una bella domanda, che rimane aperta, apertissima fino alla fine. Evviva le domande.
A questo punto non resta che aprire il libro e scoprire i 31 soggetti messi a catalogo. 
 

 
Nella sequenza sono mischiati. E questo è un primo pregio. Ovvero si passa dall'emozione che salta sul trampolino, al sentimento che lavora ai ferri. Per poi approdare nella strana creatura che con il vento nei capelli chiude gli occhi di fronte a un trivio...
L'altro valore di cui il libro è portatore sta nella scelta degli esempi illustrativi.
Alcuni esempi sono molto felici ed è anche molto interessante la loro modulazione di intensità. Il terrore sta chiuso in una lattina arrugginita, in un angolo buio sotto l'armadio. Accidenti, funziona. E lo fa con immediatezza: la forza del terrore è subito palpabile in tutta la sua esasperazione - quella ruggine, quel buio, quell'angolo - soprattutto se messa a confronto con la paura che, con molta più pacatezza, si mimetizza tra i fiori della carta da parati. Mentre dell'ansia si percepisce all'istante la sensazione di niente terra sotto i piedi. E in quegli occhi stralunati.
 
 
In più di un caso quindi si possono quasi percepire nella loro fisicità le diverse emozioni e le loro declinazioni corporee (in cui tutti possono riconoscersi): la vergogna con le mani sugli occhi.
In altri casi, il fatto di essere emozione o sentimento abusati nell'editoria per l'infanzia non ha giovato: per intenderci la rappresentazione della rabbia o della felicità non spostano un granché.
Di nuovo nella sfera dei sentimenti e delle altre creature ci sono gli esempi più interessanti, per originalità di relazione tra testo e immagine, per originalità nell'esemplificazione e nelle posture: la compassione accucciata con le sue lumachine di strada, l'ospitalità che spignatta tra le pentole, la nostalgia di spalle con la sua sciarpa, la solitudine, persa in un mare di sabbia. Quasi impercettibile allo sguardo. Ecco è forse questa la chiave. Mimare le emozioni. In tal modo lo spettro delle mille sfumature si allarga e ognuno potrà decidere di riconoscersi, senza 'farsi male'.
 

Fortunatamente, così come è stato concepito, c'è la speranza (con i suoi panini) che l'insegnante-segugio lo riappoggi sullo scaffale per lasciarlo a chi ai libri non chiede certezze.


Carla




mercoledì 28 luglio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

RICKY BLOOM


Uno dei maggiori pericoli, quando ci si basa su storie vere, è quello di costruire una trama con una debordante finalità didascalica, direttamente o indirettamente volta a sottolineare ‘la morale della favola’.
Karol Ruth Silverstein raddoppia il rischio parlando della propria esperienza personale, l’essersi ammalata in adolescenza di artrite reumatoide.
Più e più volte abbiamo incontrato, nella letteratura per ragazzi, personaggi con difetti, limitazioni, traumi o caratteristiche tali da indurre la solitudine e l’isolamento. Primo fra tutti Wonder, ma anche Fish boy, Melody e così continuando; spesso l’intento dell’autore o dell’autrice è dare dignità e visibilità al sogno dell’emancipazione dai propri limiti.
Bene, in ‘Le parole di Erica Bloom’, pubblicato da Edt Giralangolo, questo non avviene e sono infinitamente grata all’autrice per la sobrietà e l’equilibrio con cui tratta una situazione, rara sì, ma estremamente invalidante.
La protagonista, Erica detta Ricky, si trova ad affrontare contemporaneamente la nuova condizione di malata e la separazione dei genitori. Vive nella ‘tana da scapolo’ del padre, dormendo su uno scomodissimo divano letto. Va in una nuova scuola dove è costretta a ripetere l’ultimo anno delle medie. Ma quando la conosciamo, in realtà sta marinando la scuola; da un mese sta a casa di nascosto, rannicchiata sullo scomodo divano, trovando sollievo in lunghi bagni caldi. La sua vita, dopo l’esplosione della malattia, è punteggiata dal dolore che ogni singola articolazione provoca muovendosi.
Ricky viene inevitabilmente scoperta, riportata nell’orrida scuola, dove si sente sbeffeggiata dai suoi compagni e non compresa dagli insegnanti. Per non perdere l’anno, dovrà recuperare tutto il tempo perso e nel farlo scoprirà che non tutti gli insegnanti sono ottusi, che non tutte le ragazze sono Barbie, sadicamente belle, che fra i ragazzi c’è qualcuno che la può capire.
Il racconto descrive con realismo il travaglio di una ragazzina che nel giro di poco tempo si trova catapultata in un’altra vita: la difficoltà a muoversi, la dipendenza da cure lunghissime e frustranti, la certezza che da quella malattia non si guarisce. La prima reazione, molto umana, è la vergogna: vergogna di essere lenta, goffa, di poter fare tanti movimenti prima naturali. La vergogna è la porta che consente ai bulli, e alle bulle, di esercitare il loro potere di interdizione, di esclusione. Dunque, vergogna e solitudine. La seconda reazione è la rabbia, che fa esplodere Ricky in un florilegio di parolacce, che sopra ogni cosa esprimono il suo rifiuto di contatto con il mondo.
Riappropriarsi delle parole, del loro senso e del loro valore; comprendere la violenza del silenzio fa parte di un percorso tracciato dal suo insegnante di riferimento, che con i suoi strumenti le consente di trovare le parole adatte per raccontare la sua situazione e i suoi sentimenti.
Come sempre, nel finale c’è forse un eccesso di ottimismo, necessaria compensazione di una situazione di per sé molto frustrante; ma quello che ho apprezzato di più di questo romanzo è l’ironia, il senso della misura, la capacità di declinare il dramma in commedia, esplorando con grande sensibilità la presa di coscienza di questa ragazzina.
Karol Ruth Silverstein ha una penna felice, la lettura scorre via veloce senza eccessi di enfasi, ma al contrario con meritevole leggerezza, fornendoci un realistico ritratto del mondo giovanile. Sono convinta che tante ragazze e ragazzi leggerebbero con piacere questo romanzo, che racconta la loro vita senza compiacimenti. Ma non so quante mamme e zie regalerebbero una storia così, con un argomento così difficile e con un linguaggio colorito, in cui il turpiloquio non è un’inutile volgarità, ma l’espressione di uno stato d’animo, di una effettiva impotenza di fronte ad un cambiamento così radicale.
Per questo, consiglio caldamente la lettura a ragazze e ragazzi dai quattordici anni in poi e la consiglio anche a quegli adulti che vogliano capire un po’ di più il mondo degli/delle adolescenti.
 
Eleonora


“Le parole di Erica Bloom”, K.R. Silverstein, Edt Giralangolo 2021



lunedì 26 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL MONDO SALVATO DAI RAGAZZINI, DI NUOVO

Una casa sulle ruote, Susin Nielsen (trad. Claudia Valentini)
Il Castoro 2020



NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)


"'Indirizzo?' Mi sono guardato i piedi. Indossavo gli stivali da pioggia, senza calzini. Non c'era stato il tempo di cercarne un paio. Constable Lee si è sporta verso di me. aveva le spalle cascanti. Pessima postura. 'Quando abbiamo preso la vostra chiamata stasera, Felix, sembrava che viveste entrambi lì.' Oh, quanto avrei voluto che mi madre fosse con me. Avrebbe avuto subito pronta una spiegazione più che plausibile. Ma io non sono come lei. Non ho un talento innato per la manipolazione della verità.
Così ho continuato a fissare il pavimento. Constable Lee ha ripreso a battere sulla tastiera, sebbene io non avessi detto una parola. 'Felix' mi ha chiamato con tono gentile 'con me puoi parlare... ' 'Ho fame'."


Felix, dodici anni e tre quarti è in una stazione di polizia, perché con Astrid che è sua madre hanno avuto una serata turbolenta a causa di due balordi che, ubriachi, giravano intorno al loro furgone, ovvero la loro casa.
Da quattro mesi lui e sua madre, in gran segreto, vivono in un Westfalia che Abelard, ex fidanzato della madre, le ha lasciato quando è partito per l'India.
Una vera e propria parabola discendente in fatto di abitazioni e condizioni di vita. All'inizio, lasciato anche l'ultimo monolocale nel seminterrato, vivere su una casa a ruote poteva anche avere il sapore dell'avventura, ma a lungo andare vivere in uno spazio così esiguo, freddo e senza bagno, non è piacevole. Mangiare scatolette, spesso rubacchiate qua e là da Astrid che non riesce a trovarsi un lavoro, lavarsi nei bagni dei locali o della scuola, riscaldarsi nelle biblioteche non mette di buon umore nell'uno né l'altra. Per trovare un senso a tutto questo entrambi si dicono che è solo una situazione temporanea, che però non sembra concludersi, ma anzi complicarsi.
Astrid, a suo modo, è una brava madre, estrosa, creativa, divertente anche se decisamente inaffidabile. Ha un carattere molto deciso e una visione del mondo e una interpretazione della verità molto personale, cosa che a lungo andare sta logorando la fiducia di Felix ed entrando in conflitto con tutti i più saldi principi di questo ragazzino. A ben vedere le uniche valvole di sfogo per questo ragazzino sono i suoi due grandi amici, Dylan e Winnie, e il quiz a premi Chi Cosa Dove Quando. E non è poco.
Questa è la storia dettagliata dei suoi ultimi quattro mesi di vita, dall'inizio d'agosto quando è salito sul Westfalia per la prima volta con il suo tomte e Astrid fino al 27 novembre, a meno di una settimana dalla sua partecipazione al quiz, quando ne sono scesi entrambi, scortati da una pattuglia di agenti. Le ultime 50 pagine sono il racconto di ciò che è successo dopo...


Ironia della sorte questo libro, come i due protagonisti della storia, ha vissuto nell'ombra, per ben più di quattro mesi. Ma come è accaduto anche a Felix, a un certo punto ha avuto l'opportunità di uscire di nuovo allo scoperto. E da quel momento non ce n'è stato più per nessuno. Va da sé che averlo apprezzato così tanto ha fatto sì che il senso di colpa di chi scrive per averlo lasciato nell'ombra è grande: paragonabile a quello di Astrid che non riesce a dare al figlio Felix quello che meriterebbe, amore e corso intensivo di francese a parte.
Susin Nielsen è una sicurezza, una garanzia di qualità. Qui con una maturità ancora più profonda, se possibile.
Si riconfermano le sue cifre: la profondità nel raccontare la complessità, la capacità di introspezione psicologica che lascia davvero basiti, chissà se è un fatto di S.d.O.?
E ancora, l'ironia che alleggerisce sempre tutto, la scrittura 'naturale' che Claudia Valentini, sua traduttrice storica, ci restituisce in tutta la sua freschezza. La costruzione di un plot che è di ferro. La rara arte di non mollare mai il proprio lettore, al contrario di lasciarlo sempre in trepidante attesa, tra una sessione di lettura e l'altra.
Si riconferma il fatto di mettere in un solo libro molte questioni: in primis, la fragilità degli adulti, le loro immaturità, e inadeguatezze. Ma anche le difficoltà che possono presentarsi, inaspettate, nella vita di chiunque; ma anche le famiglie monogenitoriali; l'omosessualità; il senso ultimo dell'amicizia; la lealtà; la dignità personale; l'accettazione dell'altro; le priorità valoriali e la loro irrinunciabilità; la solidarietà; l'affettività; il mal di vivere. Tutti temoni su cui la Nielsen scava in profondità, ne racconta le varie prospettive, senza mai giudicare. I suoi personaggi, le situazioni non sono mai sotto accusa, nonostante spesso verrebbe la voglia di stigmatizzare questo o quel comportamento. Di tale compito la Nielsen lascia che siano i suoi lettori a farsene carico, a libro chiuso, a storia finita.
Ma allora che cosa ci fa dire che questo libro è ancora migliore degli altri?
Due cose. La prima: l'assenza assoluta di vellutata facilità. In una trama bella complessa, non c'è occasione che non venga colta per offrire complessità di visione. È difficile da spiegare, ma in sintesi si può ben dire che la Nielsen sia un talento a 'increspare', 'rendere scabre le superfici', far 'baluginare' personaggi, luoghi, situazioni.
La seconda: il fatto che almeno per cinque o sei volte, nel leggerlo, non è possibile frenare la commozione. Proprio non è umanamente possibile.
Tutto quello pensato fin qui contribuisce ovviamente a confermare una sua grande capacità di mettere nero su bianco la sua empatia diffusa, non solo S.d.O quindi, ma forse la spiegazione più convincente a questa condizione si annida in due dettagli che sono rispettivamente nella prima pagina, la dedica in corsivo a Eleanor, e nell'ultima dei ringraziamenti, il West Point Cycles di Vancouver...
Non resta altro da fare che consigliare di leggerle, queste due pagine, magari anche con le 275 che sono in mezzo e che le tengono lontane, ma idealmente contigue.


Carla




 

venerdì 23 luglio 2021

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

NI OLVIDO NI PERDÓN


Luis Sepúlveda è stato una delle vittime eccellenti del covid, lasciandoci l’anno scorso all’improvviso.
A ricordarlo alla vasta schiera dei suoi lettori e lettrici più giovani ha pensato la sua traduttrice italiana, Ilide Carmignani, con un libro stampato per i tipi di Salani, il marchio che insieme a Guanda ha portato i libri dell’autore cileno in Italia. Il titolo, ‘Storia di Luis Sepúlveda e del suo gatto Zorba’, allude alla storia di una vita avventurosa e alle mille storie che Lucho ne ha saputo trarre.
L’autrice, che così profondamente lo ha conosciuto, assume lo stile favolistico, che ci è così familiare, dell’autore cileno per raccontare la sua vita avventurosa, piena di dolore e di passione e così ricca di esperienze straordinarie. I suoi libri, a partire dal primo, ‘Il vecchio che leggeva romanzi d’amore’, per finire al notissimo ‘Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare’ e alle altre favole per ragazzi, sono specchio delle sue esperienze di vita, dei viaggi compiuti, dei mari attraversati, delle radici mai recise.
Sepúlveda aveva nelle sue ascendenze gli indiani mapuche, una nonna basca, un nonno anarchico andaluso, e poi una nonna italiana e così via, un incredibile unione di tradizioni che però convergevano tutte in una scelta di campo precisa e incrollabile; stare sempre dalla parte dei più deboli, dalla parte della giustizia sociale.
La sua giovinezza, influenzata dalle vicende di Che Guevara in Sud America, ha coinciso con l’esperienza democratica del Cile di Allende. Come giovane militante della guardia del corpo del presidente socialista, ha conosciuto l’arresto, la tortura, l’esilio. Ma non ha mai desistito.
Non ha dimenticato e non ha perdonato, non solo i crimini di cui si sono macchiate le dittature che negli anni settanta e ottanta hanno deturpato l’America Latina, ma anche l’azzeramento delle speranze di una generazione di giovani pieni di entusiasmo e di passione.
Nel corso degli anni ha vissuto con gli indios shuar, in Amazzonia, con una missione dell’Unesco, ha partecipato alle prime battaglie di Greenpeace, imbarcandosi sulle gloriose navi che intralciavano le baleniere nei mari del Nord.
Poi il ritorno in Cile e infine, la Spagna dove ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni.
Ha vissuto due vite familiari, con Carmen Yàñez, sposata in Cile giovanissimo e poi ritrovata decenni dopo; e una famiglia tedesca, nel periodo di Amburgo. Tanti figli, tantissimi nipoti.
E gatti, cominciando da Zorba, il gatto che ha ispirato il protagonista de ‘La gabbianella’, ma citando anche il gatto parigino di Osvaldo Soriano
Per non parlare, poi, degli incontri e sodalizi letterari, da Neruda a Cortazar, a Coloane, Soriano e tanti altri.
Lo stile scelto dall’autrice, come detto sopra, riprende il tono confidenziale con cui Sepúlveda scriveva le sue storie per ragazzi; qui si immagina Lucho ad Amburgo, chino su una macchina da scrivere Underwood, la stessa usata da Hemingway, intento a raccontare la sua vita, mentre il gatto Diderot lo affianca, chiedendogli chiarimenti e spiegazioni.
In questo racconto malinconico, perché alla fine Lucho se ne è andato, c’è l’essenza della sua vita e dei suoi libri, che sono mescolati insieme in modo inscindibile. C’è dunque la sua identità molteplice, la difesa dei diritti del popolo mapuche, presente in due storie per ragazzi ; c’è la sua vocazione di viaggiatore instancabile, ma consapevole delle sue radici e c’è, sopra tutto, la dirittura morale, che non consente di dimenticare e di perdonare.
No, non tutti i governi sono uguali, l’ingiustizia non è connaturata all’essere umano, e c’è un giudizio storico, che è anche umano, che condanna inesorabilmente i regimi che si sono macchiati di crimini infami.
Questo forse è il punto più difficile da spiegare ai più giovani, così poco avvezzi all’indignazione, allo sdegno; la biografia di Lucho può essere davvero un buon inizio per guardare al mondo, e alla sua storia, con maggiore chiarezza.
Consiglio caldamente la lettura a ragazze e ragazzi, che magari sono cresciuti insieme alla ‘Gabbianella’, dai dodici anni in poi.

Eleonora

“Storia di Luis Sepúlveda e del suo gatto Zorba”, I. Carmignani, Salani 2012






mercoledì 21 luglio 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ULLALLÀ, I BUKOWSKI!
 
La straordinaria estate della famiglia Bukowski, Will Gmehling
(trad. Angela Ricci)
La nuova Frontiera Junior 2021


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)


"Io e Katinka non abbiamo perso tempo e ci siamo messi a nuotare fino al bordo della vasca, dove nel frattempo il bambino era finito sott'acqua. Si vedevano soltanto i capelli. Mi sono immerso anch'io l'ho preso per le braccia e l'ho riportato a galla. È stato abbastanza facile. La testa del bambino è spuntata di nuovo fuori dall'acqua, ma lui era immobile e per una attimo abbiamo avuto paura che fosse morto. Poi però ha cominciato a piangere ed è diventato tutto rosso."


Tutto comincia qui: mentre i fratelli Bukowski stanno trascorrendo la loro giornata nella piscina coperta con l'intento di insegnare a nuotare al più piccolo dei tre, Robbie, assistono alla caduta accidentale in acqua di un altro bambinetto. Come premio per il pronto intervento di salvataggio viene loro regalata una tessera gratuita che dà loro accesso per tutto il periodo estivo alla piscina scoperta.
A parte la bellezza e la felicità di ricevere un premio, per la famiglia dei tre Bukowski che non naviga nell'oro e che di vacanze non se ne può permettere, quella tessera significa moltissimo: un'estate diversa per i tre ragazzini e anche per mamma e papà e, forse, anche per lo zio d'America, Carl.
E così sarà. Ogni giorno - con la pioggia o con il sole - i tre fratelli passano le loro vacanze estive in quella piscina. E una volta liberi dai loro lavori, arrivano anche i grandi.
Gli asciugamani, un pugnetto di monete per un po' di patatine o un gelato, il pranzo portato da casa e tutto il tempo da passare sul prato in silenzio a guardare le nuvole o chiacchierando, magari anche in francese, per fare nuove amicizie e magari anche innamorarsi, oppure nuotando o cercando il coraggio di fare il ripidissimo scivolo o tuffarsi nel vuoto per fare colpo su qualcuno.
I tre fratelli Bukowski, Robbie di sette anni, Katinka di otto e Alf, voce narrante, di dieci, si prefiggono una serie di obiettivi da raggiungere a stagione conclusa: imparare a nuotare, fare 20 vasche di seguito a stile, tuffarsi dal trampolino dei dieci metri. Ma soprattutto, entrare di soppiatto, e fare un bel bagno notturno in barba al burbero guardiano. 
Ci riusciranno?


Il titolo originale del libro, che peraltro ha vinto niente meno che lo Jugendliteraturpreis, suona un po' diverso, si parla di piscina scoperta, di estate e di cielo, ma non c'è cenno a qualcosa di 'straordinario'.
E su questa necessità di voler sottolineare il carattere di eccezionalità che ha l'estate dei Bukowski si possono fare due riflessioni.
La prima riguarda il binomio perfetto, almeno nell'immaginario di molti, del tempo di vacanza estiva con il concetto di 'fuori dalle consuetudini'. Chiunque spera sempre di associare alla propria vacanza, ovvero letteralmente a quel periodo vuoto, 'vacante' da impegni, la sensazione di eccezionalità. E sebbene gli adulti imparino presto che tale binomio non sempre è realizzabile, al contrario i ragazzini non ne dubitano mai. Neanche per un secondo. Per loro è del tutto naturale che la vacanza sia portatrice di eventi straordinari. E non è una illusione. Per loro è veramente così ed è del tutto marginale dove la vacanza abbia luogo, perché la vacanza per un bambino è di fatto uno stato dello spirito. E anche i tre Bukowski non fanno eccezione.
La seconda riflessione è derivante dalla prima e ha a che fare con la scrittura di questo racconto. Dato per assodato il fatto che per i ragazzini nello stato di vacanza si è in una condizione straordinaria, qui Gmehling dimostra - attraverso una scrittura pacata e al limite della pedanteria - come, pur raccontando la quotidianità (fatta eccezione per la fuga notturna) di una famiglia normale e di un'estate passata nella piscina scoperta del quartiere, si possa costruire 'qualcosa' di indimenticabile.
Va detto comunque che se la loro estate in piscina diventa indimenticabile per loro come per noi, altrettanto si può dire per il bell'incontro con i tre fratelli. Diversissimi tra loro, anche se legatissimi, i piccoli Bukowski hanno un loro personalissimo modo di stare nel mondo: Robbie, il mio preferito, è un sognatore piuttosto silenzioso che sa vedere sempre cosa ci sia al di là dell'apparenza. Grandi capacità empatiche e visionarie. Katinka, al contrario, è tutta proiettata verso la costruzione dell'immagine di sé, essere in tutto e per tutto come una modella francese: ullallà. Alf è il più confuso dei tre ed è lì che arranca con qualche successo nelle sue prime relazioni sociali. Sullo sfondo, gli adulti. Se da un lato va riconosciuto a Gmehling di aver saputo dare corpo a una bella famiglia, con i Bukowski, al contrario sembra meno convincente la costruzione dei personaggi di secondo piano, dal bagnino burbero, al calciatore fanatico. Rassicurante sapere che il loro effimero passaggio non lascerà traccia nel secondo libro che, si spera, arrivi prima o poi anche lui da queste parti.
 
Carla