mercoledì 18 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA MATRICE E L'AMATRICE

Calvianiana. Per un verso o per l'altro, Teresa Porcella, Andrea Calisi 
Telos 2023 


POESIA 

"Mi piace mescolare le carte dei tarocchi 
Perché sbocciano storie usando solo gli occhi 
perché per ogni bivio ci sono mille sbocchi 
perché a sorti fauste s'alternano malocchi 
perché anche la morte, a volte, la impapocchi 

Mi piace mescolare le carte dei tarocchi" 

Una geometria perfetta nella costruzione. Una geometria che gli corrisponde. Ossia che è specchio della sua scrittura e della sua poetica. Una geometria che Porcella nasconde per esempio nei versi che si fanno eco e si specchiano fra loro. Oppure nei piccoli scarti di senso che variano anche solo per un apostrofo.


Quattro stagioni. In ciascuna di queste trovano posto tre titoli di opere di Italo Calvino. 


Dodici titoli a cui corrispondono i cinque riferimenti alle Lezioni americane, cui si aggiungono altri sei o sette titoli per altrettante lezioni potenziali: comicità, musicalità, in-finitezza, chiarezza, cominciare e finire. 
Resta da dimostrare se dietro la Densità che Teresa Porcella connette con Il sentiero dei nidi di ragno si possa leggere la sesta lezione, quella mai scritta da Calvino, ma che porta il titolo emblematico di Consistency. In tal caso l'amor di simmetria si appagherebbe. 
Ma anche se un filo resta solo, appeso lì, può avere la sua ragion d'essere. 
Magari ci torniamo se parleremo della in-finitezza.


A ciascun titolo citato corrisponde una poesia che di quella storia scritta da Calvino evoca il senso, forse anche un po' la trama. Insomma, accade un po' come in natura: da un seme nasce qualcosa, una creatura che porta in sé un piacevole miscuglio tra i DNA dei suoi artefici: e Calvino e Porcella. 
Questo è quello che succede tra le parole del libro, ma qualcosa d'altro succede sulle pagine. Andrea Calisi evoca il proprio immaginario calviniano. Quale illustratore non ne ha uno, magari tenuto in un cassetto? E questo succede, va detto, in alcuni casi davvero in modo felice. Molto felice. 
Credo che per tutto il 2023 l'editoria, in modo più o meno strumentale, abbia pensato fosse necessario rendere omaggio a Italo Calvino. 
Giusto. Se non altro per ribadire due fatti acclarati. Il primo: le sue storie ci hanno riempito la testa di pensieri e di gioia e bellezza. Il secondo: l'essere sparito così all'orizzonte, un po' come Cosimo, ci ha riempito di rabbia, dolore vero e silenzio. 
Quindi in questo centenario, saggi, nuove edizioni di, riflessioni su, conferenze e convegni intorno. E libri, tanti nuovi libri che intorno a Calvino ronzano e ragionano. 
Giusto. Si suppone che la molla che ha mosso Teresa Porcella a concepire un libro così originale e tutto sommato così personale sia proprio il bisogno di trovare un modo per tenerlo con sé, in sé. Bisogno che ognuno di noi cova nei confronti di chi è caro ed è lontano. E Calvino lo è, caro.
In questo senso l'idea del preludio poetico, in postfazione, non è che io la trovi così convincente. Perché dover trovare dei precisi destinatari, studenti e insegnanti, oltre agli appassionati di poesia e di buone storie? L'idea di preludio, perché? Invertirei la direzione: i versi di Porcella stanno su da soli, ma il loro senso profondo lo stanano, come segugi, sulle tracce di Calvino. 
Insomma va fatta salva la matrice e l'amatrice: in questa precisa sequenza e non viceversa. 

Se una notte d'inverno un Viaggiatore
diventasse uno Scrittore-Narratore
e poi anche un Lettore-Investigatore
che incontra un'amabile Lettrice
(che ci sia ognun lo dice,
dove sia nessun lo sa)
ecco che allora, di ogni storia ipotizzata,
noi avremmo la matrice e l'amatrice.

Per spiegare il mio pensiero tornerei all'in-finitezza. Ossia all'idea che ogni scrittore di valore, Calvino in primis, è a suo modo infinito, perché lascia dietro di sé dei fili penduli. Le sue opere diventano giocoforza l'unico appiglio che noi lettori abbiamo per non perderli. E se, come nel caso di Italo, la fuga è repentina, questi fili penduli diventano simulacro di qualcosa di ancora inespresso, di infinitezza, ma nel suo caso di in-finitezza. 


Questo fa Teresa Porcella: recupera fili penduli e li intreccia a sé e il risultato non è un retino per acchiappare lettori novelli di Calvino.  
Calviniana dunque a me pare dovrebbe essere due cose principalmente: un omaggio, e in tal senso gratuito e pieno di affetto, di Porcella a Calvino. E lo è. Moltissimamente. E in secondo luogo dovrebbe essere una piacevole lettura per tutti coloro, grandi e piccoli, che Calvino lo hanno attraversato e percorso in lungo e in largo: lo hanno letto, lo conoscono e lo tengono con sé. Solo così mi pare si renda merito e al genio di Calvino e a quello di Teresa Porcella che lo racconta in versi. E lo attraversa, non lo spiega: lo evoca. 
Solo così di questo libro se ne possono apprezzare le moltissime pieghe piene di senso, solo così i disegni di Calisi assumono profondità di sguardo. Solo così.
E mi pare già moltissimo. 

Carla

lunedì 16 ottobre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


LA VITA AVVENTUROSA DELLE OPERE D’ARTE


Un modo sicuramente originale per avvicinare i ragazzi e le ragazze alla storia dell’arte è quello di sottolinearne il lato avventuroso, se non criminale.
Lo fa la storica dell’arte Barbara Conti in ‘L’arte...che avventura!’, pubblicato da Nomos con le illustrazioni di Cristina Trapanese. La casistica che incontriamo nei quattordici episodi riportati nel libro è molto varia: si va dai furti e rapine compiuti sia dai pirati, nel caso del Giudizio Universale di Memling, che da professionisti, o da incauti sprovveduti, come nel caso della Gioconda; ci sono poi i furti ‘di Stato’, operati cioè o da governi occupanti, come nel caso di Napoleone e, molto più recentemente dai nazisti; oppure si tratta di acquisti più o meno fraudolenti che hanno consentito, per esempio, l’acquisizione dei marmi del Partenone da parte del British Museum. Fra questi ci sono anche i quattro cavalli che, ora in copia, svettano su Piazza san Marco, a Venezia, e che furono sottratti a Costantinopoli durante il saccheggio operato dai veneziani guidati dal doge Enrico Dandolo.
Dunque una casistica molto varia, che racchiude casualità, rapine, contese internazionali e vicende personali dei singoli artisti. Di ciascun episodio Cristina Trapanese suggerisce la sua interpretazione visiva, sintetica ed efficace; accurata anche l’impaginazione e la grafica, che rende ancor più fluida la lettura.


Di questi episodi vorrei ricordarne un paio. Il primo riguarda il Ritratto di Donna Franca Florio, eseguito da Giovanni Boldini, pittore molto noto per i suoi ritratti femminili; iniziato nel 1901, non piacque al marito Don Ignazio, che lo ritenne troppo audace; stroncato anche alla Biennale di Venezia del 1903, il dipinto segue il suo autore a Parigi, dove verrà più volte rimaneggiato negli anni fra il 1910 e il 1918, allungando o accorciando il vestito, modificando la posa, mostrando una audace scollatura o coprendola. Il dipinto viene concluso nel 1924, ma a quel punto i Florio sono in rovina e non possono più comprarla. Ne seguono una serie di aste, che portano Donna Franca prima in America, poi di nuovo in Italia, dove, per una nuova asta il ritratto entra a far parte della collezione privata della famiglia siciliana dei marchesi Berlingieri, con l’accordo della sua esposizione pubblica. Una vita molto avventurosa per un dipinto, che a che fare con la moda, le consuetudini, l’incipiente modernità, le fortune e sfortune del committente e anche con l’incapacità delle autorità preposte ad impedirne l’acquisizione da parte di privati.
L’incapacità di valutare l’importanza di questa o quella opera d’arte è una delle costanti di queste storie, che riguardano, ad esempio, Matisse e van Gogh.
Un’altra storia interessante riguarda proprio van Gogh e il suo Ritratto del Dottor Gachet, dipinto nella primavera del 1890; pochi giorni dopo aver completato l’opera, il grande artista si tolse la vita. Da quel momento, il ritratto passa di mano ben tredici volte, passando per le mani dei nazisti, di un banchiere tedesco e poi di un facoltoso ebreo che riesce a mettersi in salvo in America, insieme alla tela. Ma il finale è ancora più sorprendente: il Ritratto finisce nelle mani di un facoltoso giapponese, Ryoei Saito, che dichiara che avrebbe distrutto il dipinto prima di morire, per evitare le tasse di successione esorbitanti ai figli. Fatto sta che dalla morte di Saito, nel 1996, nessuno ha più visto la tela. Un’altra storia di arte incompresa, di facoltosi collezionisti e di Stati del tutto assenti nel tutelare quello che dovrebbe essere un patrimonio universale.


Sarebbe bello se i giovani lettori e le giovani lettrici, dai dieci anni in poi, che leggessero queste belle storie avventurose, non si appassionassero solo alle vicende rocambolesche di questo o quel capolavoro, ma maturassero anche la convinzione che l’arte è di tutti e come tale va difesa e tutelata, anche quando non se ne comprende appieno il significato.
Consiglio la lettura di questo libro interessante e originale a tutti quelli che apprezzino un punto di vista particolare sull’Arte e che vogliano sapere un po’ di più non solo di artisti, ma anche di ladri, eserciti invasori, collezionisti, tombaroli, banchieri e così discorrendo.

Eleonora

“L’Arte...che avventura!”, B. Conti, ill. C. Trapanese, Nomos edizioni 2023








venerdì 13 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

FARSI MINUSCOLI

La casetta piccola piccola, Michaël Escoffier, Clotilde Perrin 
(trad. Edvige Le Noël) 
L'Ippocampo 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Per terra c'è una casetta di legno, col tetto di muschio.  Chi mai ci abiterà? 
Arsenio avvicina un occhio alla finestra, mentre Bartolomeo bussa alla porta con la zampona.Tutto tace eppure esce fumo dal camino. 
'Andiamo a nasconderci dietro quell'albero e vediamo che succede', propone Bartolomeo. 
I due fratelli aspettano a lungo senza vedere anima viva. Dopo un po' Arsenio si stufa." 

I due orsetti fratelli decidono quindi di tornare il giorno seguente per capire chi abiti in quella casetta davvero piccola piccola che hanno visto, passeggiando assieme nel bosco. 


Ma il giorno dopo qualcosa è diverso: la casa sembra sempre silenziosa e disabitata, ma intorno si spande un profumino di pasticcino di mela che è un vero piacere. E il pasticcino effettivamente è lì in bella mostra sul davanzale. E sembra dire Mangiami! Arsenio non resiste e lo manda giù in un boccone e - come capitò anche ad Alice - comincia a rimpicciolire. Fino a diventare piccolo. 
Davvero piccolo. Torna a casa con il fratello e durante la notte ripensa al pasticcino e tanto è il desiderio che decide di ripartire verso la casetta e mangiarne un secondo. Lo trova lì ad aspettarlo sullo stesso davanzale e quindi anche questa volta lo mangia e rimpicciolisce ancora. 
Viste le dimensioni oramai minuscole, decide di passare lì la notte: nel lettino vuoto della casetta. Ed è qui che fa la conoscenza con il padrone di casa che all'alba rientra a casa. 


Illuminanti sono le chiacchiere che fanno assieme e ancora più utile si rivela la presenza del piccolo coniglio che si prende la briga di riportarlo al punto di partenza: a casa dal fratello. 
Riattraversare il bosco sulla sua groppa, come se fosse su un focoso destriero, è un'esperienza indimenticabile e si rivela ricca di sorprese e di scoperte interessanti. 

Diviso in cinque capitoli più un preludio, La casetta piccola piccola ha diverse qualità.
La prima delle quali è il passo. Ossia un ritmo cadenzato in brevissimi capitoli, meno di un minuto per leggerne uno, in un libro decisamente per lettori minuscoli come Arsenio. 
E a proposito di passo, degno di nota è l'incedere del testo scritto nel suo alternarsi con il fumetto. Come ad attestare una volta di più la ormai completa ibridazione dei due linguaggi. Questo naturalmente ha come conseguenza quella di dare toni differenti alla voce narrante e a quella dialogante, creando un funzionale richiamo all'attenzione da parte delle orecchie minuscole in ascolto. 
Insomma, piccole variazioni sul tema della struttura canonica che denotano sapienza. Ed è forse dire una banalità visto che parliamo di Escoffier ai testi e Perrin alle figure. 


A parte questi aspetti che si potrebbero definire formali, ma che invece sono di contenuto, La casetta piccola piccola dimostra di saper parlare una lingua per niente petulante e grazie a questo di saper dire senza mai essere saputella. 
In una struttura narrativa tutto sommato complessa e ben architettata, tanto da poter sostenere una divisione in capitoli, in cui ogni volta succede qualcosa di diverso: entrano nuove figure, avvengono sensibili cambiamenti, si nasconde un nocciolo della questione importante che però non viene mai reso manifesto se non attraverso la sequenza dei fatti e un po' di dialogo. 
La questione è appunto quella di due orsetti che - cuccioli un po' troppo esuberanti - fanno del bosco e dei suoi abitanti terreno di gioco, di scherzo, spesso superando la soglia dell'essere nocivi per gli altri: trappole ai conigli per vederli saltellare in fuga, schiacciamento dei vermetti e cose così. 
Come risolvere la questione? 
Con il vecchio e sempre efficace sistema di cambiare la propria prospettiva di osservazione e guardare le cose da un altro punto di vista... 


Su tutto questo che non sembra essere poco si srotola il tappeto fiorito della Perrin che è già di per sé una bellezza, ma si accresce di valore nell'essere il luogo dove l'infinitamente piccolo trova cittadinanza.


Quello stesso luogo, elettivo campo di esplorazione della stragrande maggioranza di bambini che, se non altro per oggettiva minor distanza dal suolo,  riescono a vedere cose che due orsi grandi, al pari degli adulti, si limitano a cacciare a manate o a pestare distratti.
Un po' come accade nei libri di Kitty Crowther, anche qui con un gusto botanico sincero e curioso il mondo degli invisibili o quasi svolazza, striscia e saltella. 

Carla

mercoledì 11 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


UNO STRANO MERCOLEDÌ


In una anonima cittadina della provincia americana, Amber Springs, è consuetudine che l’ultimo mercoledì prima della fine della scuola, gli alunni di terza media ricevano una camicia nera e la foto tessera di un ragazzo o una ragazza morti in un incidente stradale: per un giorno sono invisibili a tutti, non fanno lezione, non sono puniti.
È proprio all’alba di un Mercoledì dei Morti che conosciamo Bruco, il timido protagonista dell’ultimo romanzo di Jerry Spinelli, ‘Ricordami di mercoledì’, pubblicato recentemente da Mondadori con la traduzione di Angela Ragusa.
Naturalmente, la maggior parte dei ragazzini non percepisce il lato educativo di questa tradizione, quanto un insperato giorno di festa in cui tutto è sostanzialmente permesso.
Robbie, questo è il suo vero nome, si alza pregustando una giornata di scherzi e imprese mitiche, come una rissa già organizzata per il pomeriggio, cui pensa di assistere insieme al suo amico del cuore Eddie. Tanto Eddie è popolare, quanto Bruco si considera invisibile, un osservatore del mondo, nascosto dietro i suoi brufoli.
La mattina dunque scorre come previsto fino a quando non si arriva al momento clou della giornata: l’assegnazione della foto tessera e della camicia nera. Accade l’imprevedibile, Bruco si trova di fronte l’inquieto fantasma della sua ‘spiaccicata’: Rebecca Ann Finch, morta a diciassette anni, gli si presenta davanti in pigiama e pantofole color lampone.
Comincia così un percorso stravagante in cui Becca e Bruco si confrontano, raccontandosi le rispettive vite: Becca era passata alla storia per aver rinchiuso in un barattolo tante lucciole e per averle fatte morire tutte, essendosi dimenticata di praticare dei buchi nel tappo; questa esperienza infantile l’ha segnata, ma non le ha impedito di vivere un grande amore; proprio l’amore per il suo Pupucchio, nomignolo che aveva assegnato al ragazzo che amava, è stato l’origine del suo incidente: una bravata, alla vigilia di Natale, per non stare lontano da lui e fargli avere il regalo più bello. Nello stesso tempo, Bruco non può sottrarsi al racconto della sua vita, dei rapporti con gli amici e con le ragazze, che riesce solo a guardare da lontano.
In questo confronto è difficile dire chi aiuti chi, se sia Bruco ad aiutare Becca a superare i suoi sensi di colpa, o se sia Becca che aiuti Bruco ad accettarsi così come è.
Alla fine di questa giornata entrambi hanno raggiunto una diversa consapevolezza di sé.
Jerry Spinelli mostra come sempre una straordinaria capacità di cogliere i turbamenti profondi che attraversano le vite dei ragazzi e delle ragazze, li descrive con acume e sensibilità, riesce ad avere sempre uno sguardo che si muove alla loro altezza, senza giudicare le debolezze, i difetti, le incertezze dell’inquieta età di mezzo.
Tuttavia, mi sembra che la situazione presentata in questo romanzo risenta di una certa astrattezza, appesantita dalla necessità di parlare di un tema difficile, come la morte degli adolescenti negli incidenti stradali. Avrebbe potuto trarne una trama in chiave drammatica, ha preferito i toni semi seri della commedia, sicuramente efficaci con un pubblico di lettori e lettrici intorno ai tredici, quattordici anni.
Anche la narrazione tutta al presente, in presa diretta, incentrata sulla lunga passeggiata dei due protagonisti, si traduce in immediatezza, in una sorta di corpo a corpo fra i protagonisti e il lettore.
Però, anche qui, vedo il limite di un racconto che si esprime in una sorta di flusso di coscienza, di una sequenza di confessioni intime che si intrecciano a degli squarci di realtà: lettrici e lettori giovani spesso si disorientano in una narrazione che non si incanali sulla sequenza di fatti, azioni e, preferibilmente, colpi di scena.
Nonostante le difficoltà sopra esposte, il romanzo può essere consigliato a ragazzi e ragazze, sopra i dodici anni, che abbiano una forte propensione all’introspezione.

Eleonora

“Ricordami di mercoledì”, J. Spinelli, trad. A. Ragusa, Mondadori 2023


lunedì 9 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SCOIATTOLI E DI AMICIZIA 

Il mio miglior migliore amico, Olivier Tallec (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2023


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Stamattina, mentre passeggiavo, ho trovato un miglior amico. 
Di solito raccolgo soltanto pigne, ma questa volta è un miglior amico. 
Almeno credo. Comunque gli somiglia molto. 
Era un sacco di tempo che ne cercavo uno. 
Al contrario delle pigne, i migliori amici non cadono dagli alberi." 

Viste le sembianze di questo miglior amico, si può confermare che effettivamente quelli fatti così non cadono dagli alberi, tutt'al più ci crescono sotto, agli alberi. 
Altra caratteristica: son poco loquaci, ma piuttosto espressivi e parecchio disponibili. Con questo miglior amico che per scoiattolo è ben presto diventato il miglior amico si possono fare moltissime cose belle e anche qualcuna brutta che però, visto che è condivisa, diventa un po' meno brutta. 


Condividere luoghi segreti a tutti gli altri che non sono i migliori amici, godere delle stesse cose: dalle foglie d'autunno, ai fiocchi di inverno, rende le giornate di entrambi davvero piacevoli e piene di serenità. 
Ma lo scoiattolo, è cosa risaputa, non si mostra mai indifferente ai cambiamenti. E quindi, quando a primavera arriva Momo, un moschino, l'equilibrio inevitabilmente si altera. 



Poc, il miglior amico originario, alterna momenti preoccupati a momenti piacevoli. Le sue preferenze sono un po' differenti da quelle del moschino. Mentre scoiattolo sembra apprezzarle entrambe. 
Ma nel cuore di un solo scoiattolo, quello scoiattolo, c'è posto per due migliori amici? Ansia! 

Ci risiamo. Lo scoiattolo di Tallec è di nuovo lì a macerarsi. 


Questo è il rovello nuovo: quello per il 2023. Quello del 2020 era in qualche modo analogo: il possesso di un albero. Quello del 2021 deriva dal rovello 2020 e ha a che fare con la cura, o per meglio dire l'incuria. Il rovello del 2022 è sull'identità e quello 2023 ruota intorno all'ansia per una questione di amicizie. 
Di Tallec qui è stato detto ogni bene possibile. Il tentativo di provare a non ripetersi spinge il ragionamento in due direzioni. Entrambe più generali. 
Il primo percorso conduce a riflettere sull'universalità del sentire. 
Il secondo spinge a riflettere sulla felice modalità di poter raccontare e, con un meraviglioso salto mortale, a un rimuginio nella pancia e nel cuore di chi scrive. 
Brevemente: riguardo al primo percorso si può dire che alcuni libri, ma sarebbe più corretto dire alcuni autori e autrici, abbiano il merito di saper toccare quelle corde che nella profondità continuano a vibrare per una intera esistenza. 
Solo saltuariamente in queste pagine la parola 'universale' trova posto per definire questa capacità di sapersi rivolgere a tutti e tutte, piccoli e grandi, vecchi e giovani, alti e bassi attraverso argomenti e lingua comprensibili e riconoscibili da chi è nuovo e da chi è antico, argomenti e lingua che arrivano a dire e a dare un senso al sentire di chiunque. E sempre. 



La corda dell'amicizia suona dentro ciascuno e lo fa dal profondo. Quindi la questione attraversa le generazioni, ma per saperne dire così che tutti possano riconoscersi almeno un po', saperne dire senza stereotipi, luoghi comuni, saperne trasmettere sottigliezze e spessori, occorre gente capace. Tallec lo è. Anche solo per come lavora sugli sguardi e i dettagli delle posture di un fungo.
Un po' meno brevemente si possono dire due cose sul modo di raccontare chi siamo, coprendoci di peli non nostri, camminando su zampe non originarie, cambiando i nasi in becchi e proboscidi. Insomma, capita la metafora? 
La questione su Lettura candita è stata affrontata in modo approfondito. 
E rimanderei qui alla lunga lettura lì dei post del 25 marzo del 26 marzo del 27 marzo del 28 marzo e del 29 marzo 2019. E lo hanno fatto due teste, quella di Scoiattolo (!) e quella di formica. A parte la facile immedesimazione di una bolzanina in uno scoiattolo e una romana in una formica, a parte il riferimento colto a uno dei massimi autori viventi, Toon Tellegen, a parte questo lo Scoiattolo e la formica erano davvero grandi amiche. 


E qui arrivano i rimuginii di pancia che sono i seguenti: alcuni amici che pensavamo fossero i migliori ce li perdiamo per strada e non sentiamo dolore quando succede: è così e basta, con buona pace loro e dell'ansioso scoiattolo di Tallec. Forse semplicemente non erano veramente i 'miglior' migliori amici. Con altri amici che non pensavamo fossero i migliori, invece, capita di separarsi e ci mancano tanto tanto... E a me lo Scoiattolo di Bolzano manca tanto perché di libri così bene non so più con chi parlarne. 

Carla

venerdì 6 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


INQUIETANTI STORIE DI PAURA


Biancoenero editore, casa editrice specializzata per l’utilizzo del font ad alta leggibilità, ha inaugurato una nuova interessante collana dal titolo Fifa Blu, storie di paura indirizzata a lettrici e lettori sopra i dieci anni. Doppiamente meritorio, perché amplia l’offerta editoriale in quello che ingiustamente viene considerato un ‘genere’ minore, il thriller o l’horror; e poi perché risponde alla domanda di letture ‘facilitate’, che non viene solo da lettrici e lettori dislessici, ma anche semplicemente lettori ancora alle prime armi, per vari motivi, a prescindere dall’età.
Ne ho scelti due, entrambi abbastanza paurosi e per la medesima fascia d’età, sopra i dodici anni: ‘Così imparate a uscire di notte’ di François Gravel e Martine Latulippe, e ‘Uccelli del malaugurio’, di Jocelyn Boisvert; gli autori sono franco-canadesi e propongono testi non troppo lunghi, ma ad alta intensità di paura.


In breve, le trame: ‘Così imparate a uscire di notte’, tradotto da Gabriella Baldanzi, vede come protagonisti Olivier e la sua amica Matilde, che una sera, mentre gironzolano indecisi se andare ad un festa oppure no, capitano in un cantiere, nella cui recinzione è stato praticato un foro. La curiosità è grande e i due non resistono alla tentazione di dare un’occhiata; in una buca spunta uno zainetto giallo, che contiene diversi oggetti, fra cui una bussola che sembra rotta e una maglietta verde a fiori. Il tutto sembra appartenere a una bambina, ma non una bambina qualunque: potrebbero essere oggetti appartenuti ad Iris, una bimba scomparsa anni prima. Interrompe le loro ricerche un uomo, all’apparenza un guardiano, che li avvicina tenendo al guinzaglio un temibile rottweiler. I due ragazzi, intimoriti, se la danno a gambe, lasciando lì lo zainetto, ma portandosi dietro la maglietta e la bussola.
L’uomo misterioso, di cui apprendiamo da subito le terribili propensioni omicide, segue Matilde fino a casa sua e sembra avere le peggiori intenzioni, che il lettore scopre nelle pagine, a fondo nero, a lui dedicate. Per fortuna arriva il lunedì e prima Olivier, poi Matilde, parlano con la polizia, che viene messa sulle tracce del colpevole di un caso irrisolto.
Naturalmente la storia non finisce qui e tiene incollato alle pagine anche il lettore o la lettrice più distratti; le pagine hanno l’aspetto di un dossier della polizia, riportando le deposizioni dei due ragazzi. Ci sono diagrammi, foto, ricostruzioni più o meno recenti, pagine di deposizioni e del diario di Matilde.


L’altro, ‘Uccelli del malaugurio’, tradotto da Flavio Sorrentino, rimanda chiaramente al capolavoro cinematografico di Alfed Hitchcock, ‘Gli Uccelli’. Qui, abbiamo una famiglia in vacanza, che si sta dirigendo verso un selvaggio Parco Naturale, naturalmente in Canada. La strada che percorrono, lontana dall’autostrada, è pressoché deserta, mentre all’orizzonte compaiono nubi tempestose. La singolarità è rappresentata dal fatto che alcuni uccelli, grigi e neri, sembrano seguirli. Appena decidono di fare una breve sosta, Dan viene spiato da un uccello e, successivamente, si scatena un vero e proprio attacco nei confronti della macchina, che nel frattempo ha finito la benzina. Gli uccelli si sono radunati e in questo caso, lo stormo di storni non evoca riflessioni fisico-filosofiche, ma una grande paura. Dan, il più piccolo, Dafne, la sorella maggiore quattordicenne e i genitori sono chiusi in macchina, mentre si avvicina la tempesta. Non si può davvero svelare lo sviluppo della narrazione, che scorre veloce e intensa. Qui la Natura, ben lungi dall’essere idilliaca, mostra il suo lato più inquietante e misterioso, quello che alimenta leggende e storie di paura, come questa.


Entrambi i romanzi, brevi il giusto, hanno una struttura lineare e una narrazione diretta, semplice, senza complessità linguistiche e strutturali. Oltre al font, hanno un’impaginazione vivace, arricchita dalle illustrazioni. Rappresentano una bella novità, che incontrerà sicuramente il favore di un pubblico finora poco ascoltato.
Consiglio la lettura a chi, a partire dai dodici anni, non teme orchi e uccelli neri, che almeno nei libri possono essere facilmente sconfitti.

Eleonora


“Così imparate a uscire di notte”, F. Gravel e M. Latulippe, trad. G. Baldanzi, Biancoenero edizioni 2023
“Uccelli del malaugurio”, J. Boisvert, trad. F. Sorrentino, Biancoenero edizioni 2023



mercoledì 4 ottobre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI COLETTE E LE ALTRE, OVVERO LE GALLINE LETTERARIE 

Quando le galline avranno i denti, André Bouchard (trad. Fabio Regattin) 
#Logosedizioni 2023 


NARRATIVA ILLUSTRATA per PICCOLI (dai 6 anni) 

"Una volta in piedi, Colette prepara la colazione: quattro chicchi di mais e un verme che manda giù in tutta fretta, senza scordare la sua dose di ghiaia per dare consistenza al guscio delle uova. Dopo si precipita in bagno per darsi una rapida sistemata con un po' d'acqua fredda e lavarsi i denti. E poi, via, schizza fuori di casa, per... 
TONINO 'Ma le galline non hanno i denti! Che storia è mai questa?' 
PAPÀ 'Appunto, è solo una storia. Tonino. Si potranno mettere in bocca i denti a una gallina anche solo per divertimento, no?' 
TONINO 'Invece no. Una gallina con i denti non esiste, e non è nemmeno divertente...'" 

La mattina della gallina così ricomincia. Senza lavarsi i denti ha anche guadagnato qualche minuto in più. Corre all'autobus che la porta in fabbrica dove deve produrre uova: dodici ore estenuanti con un ritmo di un uovo al minuto. Torna e a casa e stramazza sul divano, con un libro in mano (no niente libro, le galline non sanno leggere, obietta Tonino, il bambino che a letto prima di dormire ascolta il racconto che il padre sta inventando per lui.) No, davanti alla tv. 
La la mattina dopo, stesso tran tran e una brutta sorpresa: nessun uovo prodotto. Il licenziamento arriva immediato e con esso l'obbligo di presentarsi alla ditta Nuggets... Non vale l'ipotesi di farla volare, perché Tonino lo sa che le galline non volano, ma correre veloce invece le è concesso. 
Questa è la storia di quella povera gallina "letteraria" che decide di opporsi al suo mesto destino, rivendicando la propria autonomia nelle scelte. Con buona pace di chi invece di fare il saputello, dovrebbe solo pensare ad addormentarsi. 

Si prosegue a ragionare di galline con i denti, che evidentemente hanno un loro appeal in ambito letterario. 
Sulle galline diventate dentute dopo Chernobyl nessuno ha osato obiettare nulla: Tonino forse dormiva e suo padre non ha potuto leggergli il libro di Ervas e neppure quello di Bénédicte Guettier.
Qui purtroppo la gallina in questione si scontra con un bambino dall'immaginazione che va e viene. Gallina sull'autobus, tutto nella norma; gallina che legge, non sta su. 

© André Bouchard

Bouchard sfodera una delle sue storie di media lunghezza, che è costruita sulla metanarrazione, ossia una storia in cui c'è la storia e anche chi racconta la storia diventa storia a sua volta. 
Tra le costanti che hanno attraversato tutti i suoi libri c'è il suo senso dell'ironia che qui si esplica in entrambe le storie: quella di Colette e quella di Tonino e suo padre. Entrambe dovrebbero essere, su precisa richiesta di Tonino, storie vere. Così come recita l'incipit che riguarda entrambe e che compare in un luogo anomalo: la quarta di copertina. 
Altra costante è la capriola finale, che in questo caso è addirittura doppia.

© André Bouchard

Come già altre volte è capitato, Bouchard concepisce i suoi libri nell'uso che se ne può fare, ossia non si limita a considerare la storia che essi contengono, ma ne progetta sempre una ricaduta pratica, 'vivente', ossia ha sempre molto chiaro il lettore nell'atto di leggere le sue storie. E nel farlo, ne dà contezza nella scrittura stessa o nel disegno. Qui addirittura il lettore è in qualche modo coprotagonista al fianco della gallina Colette. 
Altrove ha invece messo temporaneamente a tacere la voce narrante per rivolgersi direttamente a chi ascolta. Circostanza questa che non può lasciare indifferente nessuno. 
Altra cosa che succede qui, come è già successa altrove, per la precisione in La famiglia Porelli: Bouchard racconta le classi disagiate. Lì c'erano dei poveracci senza lavoro, che vivevano di espedienti e si erano attrezzati in una specie di baraccopoli mesta, qui invece una gallina vessata, sfruttata e senza garanzie sindacali che ne tutelino i diritti fondamentali di lavoratrice. 

© André Bouchard

E come se non bastasse, anche la sua privacy è piuttosto a rischio... 
Però però però. Qui succede anche qualcosa che non ha corrispondenza alcuna con il testo. 
Si tratta di una storia che attraversa la vicenda di Colette, e lo fa solo a livello visivo. 
Il tacerne da parte dell'autore lascia campo libero a molteplici letture che hanno tuttavia un denominatore comune che con le questioni di genere ha parecchio a che fare. 

© André Bouchard

A voi, libera interpretazione. 

Carla 

Noterella al margine. Parrebbe che si siano magicamente verificate le condizioni per costruirsi un proprio "cofanetto Bouchard", dal quale resta escluso per motivi di ingombro Al luuuuuuupo!

lunedì 2 ottobre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!

I DUE ASPETTI DELL’EROISMO


Sono davvero pochi i libri che riescono a sorprendermi: uno di questi è sicuramente ‘Andrej Sacharov. L’uomo che non aveva paura’, dell’autrice russa Ksenija Novochat’ko, illustrato da Evgenija Rojzman, Ol’ga Terechova e Polja Plavinskaja. Arriva sugli scaffali delle nostre librerie, con la traduzione di Tatiana Pepe, grazie all’editore Caissa Italia.
Come dicevo, si tratta di un libro sorprendente, per vari motivi. Strutturalmente, si tratta di un ibrido, frutto della contaminazione fra libro illustrato per ragazzi e graphic novel, con un’impaginazione coraggiosa, in cui il testo, corposo, si articola in diversi riquadri, dando voce ai diversi soggetti in campo. Sorprendente è anche la complessità dei temi trattati, espunti dai diari, lettere, appunti dello scienziato e dissidente sovietico; complessità che tuttavia è esposta con grande chiarezza, un linguaggio essenziale e richiami storici precisi.
E poi, forse su tutto, la tematica trattata, che, pur essendo essenzialmente biografica, abbraccia una parte considerevole della Storia e della Scienza del Novecento.
Il cuore della narrazione, infatti, riguarda in primo luogo la corsa agli armamenti nucleari, considerata essenziale in Unione Sovietica, non appena si seppe degli esperimenti del progetto Manhattan, che negli Stati Uniti stavano portando alla creazione della prima bomba atomica, sul finire della Seconda Guerra Mondiale. In secondo luogo, il libro affronta il tema della progressiva presa di coscienza di uno scienziato, padre dell’atomica sovietica, insignito dei più importanti premi in patria, che progressivamente si allontanò dal bellicismo del governo per approdare a un accorato pacifismo, in sintonia con quanto accadeva nel resto del mondo. L’azione di Sacharov si allargò anche al tema dei diritti umani in Unione Sovietica, dove la fine dell’era staliniana non aveva portato a una maggiore libertà d’espressione. Sacharov, inattaccabile per il ruolo avuto nello sviluppo della scienza russa, non perse occasione per far arrivare in Occidente le notizie e gli appelli in favore degli intellettuali perseguitati. Fu insignito, nel 1975, del Premio Nobel per la pace, mentre in patria veniva isolato, denigrato, vessato in tutti i modi che non fossero la detenzione e l’esilio.
Solo con la perestrojka di Gorbacev la figura di Sacharov è stata riabilitata; per sua fortuna è deceduto, alla fine del 1989, prima di vedere l’inquietante evoluzione politica della Federazione Russa, guidata da Putin.
Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo. Pensiamo al ruolo di Einstein come uno dei padri della fisica contemporanea e, nello stesso tempo, all’origine delle ricerche sulla bomba atomica. O a come lo sviluppo della genetica molecolare, negli anni Cinquanta, abbia dato corpo ai timori per gli effetti a lungo termine delle esplosioni nucleari.
Incredibilmente, dopo gli accorati dibattiti, la politica del disarmo praticata da Kennedy e Krusciov, nonostante i movimenti pacifisti non abbiano mai abbandonato la scena occidentale, siamo di nuovo qui, ad assistere all’osceno spettacolo della minaccia nucleare, usata come deterrente nel conflitto in corso in Ucraina.
Per tutti questi motivi trovo questo libro, uno dei migliori dedicati quest’anno alla divulgazione, come necessario alla formazione di ragazzi e ragazze che comincino a porsi serie domande sul mondo di oggi. Perfetto per l’uso scolastico, ne consiglio caldamente la lettura a partire dai tredici anni.

Eleonora

“Andrej Sacharov. L’uomo che non aveva paura”, K. Novochat’ko, ill. E. Rojzman, O. Terechova, P. Plavinskaja, trad. T. Pepe, Caissa Italia 2023