INQUIETA
Kite edizioni 2025
ILLUSTRATI PER GRANDI (dai 15 anni)
"L’inverno si stava annunciando. Non volevo passarlo in città. Tu mi avevi raccontato che al di là del mare era ancora estate. Così decisi di partire.
Il viaggio mi parve più breve del previsto. Arrivai su una spiaggia rossa, abitata da pescatori. Lì c’era una piccola casa ad accogliermi. Ci misi poco a sentirla mia.
Un giorno, camminando sulla sabbia senza contare le ore, presi una svolta che mi condusse a un litorale deserto. Lì, in mezzo all’acqua, c’erano enormi faraglioni abitati da pellicani. Abbarbicati alla roccia spiegavano le ali leggere, schiudevano il becco all’aria lanciando richiami che volavano alti nel cielo fino a raggiungere le mie orecchie. C’era qualcosa di magnetico in quella visione."
Ogni giorno, al tramonto, lei tornava lungo quella spiaggia perché il suo sguardo si beava e il suono degli uccelli calmava i suoi pensieri che le dicevano essere arrivata l'ora del ritorno.
Il giorno prima della partenza, un pellicano le si avvicinò e, toccando con le sue piume la sua pelle, le sussurrò qualcosa all'orecchio.
A casa, di ritorno, l'aspetta l'inverno e la neve. Ma c'è anche un piccolo vuoto che non si riesce mai a colmare del tutto. Una piccola inspiegabile inquietudine.
Lentamente le giornate si allungano, il freddo lascia il posto al tepore e la neve si scioglie perché tutto possa di nuovo sbocciare. Ed è ora che lei decide di andarlo a trovare. Insieme cenano intorno al fuoco e quando si fa notte ed ora di tornare, lei si riporta a casa l'odore del legno bruciato e il suo abbraccio. Arriva l'estate e con lei la voglia di ripartire e quando passò di lì una carovana, lei ci saltò sopra... rivide l'oceano con i suoi pellicani. Ma quando sentì di nuovo l'odore della sua terra e le cicale parlavano una lingua che le era nota, allora si fermò. Tornò da lui che le regalò cose da fare durante il tempo in cui sarebbero stati di nuovo lontani, l'autunno: ribes da trapiantare, finocchio da essiccare e mele da far maturare... Ma adesso era tutto un po' diverso e la luna se ne accorse e le regalò un sentiero fatto di foglie cadute per tornare da lui.
Anzitempo, o forse no?
Diverso tempo è passato dall'ultimo libro in cui Nadia Al Omari e Richolly Rosazza sono di nuovo assieme sul foglio: lei ai testi, lui alle matite. Ma non è solo il tempo a essere trascorso, vista la differenza forte che tiene distinti L'ospite del 2020 e Tutte storie dell'anno successivo.
Lì avevamo letto due storie ad altezza di bambino, qui il lettore o la lettrice dovranno essere ben più cresciuti.
Kite è forse una delle case editrici che di più in questa direzione vanno esplorando.
Loro pubblicano libri che per forma sono dei veri e propri albi illustrati pur facendo la scelta di concepirli per un pubblico adulto. Il gioco sta proprio in questo: un oggetto che nasce e si diffonde nella prima infanzia viene messo a disposizione di un lettore del tutto inaspettato.
L'idea è coraggiosa, anche se - credo - nessuno si nasconda la difficoltà di perseguirla.
Qui la questione è complessa anche se davvero sfumata e difficile da afferrare a una prima lettura. E la trama che tiene insieme i pochi fatti in sequenza è esile e sfuggente. Quindi per capire - e ognuno avrà una sua propria lettura personale - occorre farsi un po' portare dal testo e dalle immagini.
La prima cosa che si percepisce è l'indole inquieta della protagonista.
Legata agli umori che cambiano a seconda delle stagioni: l'inverno è freddo e fatto di solitudine, quindi spinge ad andare via. Al contrario, la primavera è momento di rinascita e quindi di relazioni, il bisogno di comunicare e di condividere è la spinta vitale. L'estate è il tempo del viaggio, della partenza, dell'esplorazione...
Chi di noi non ha percepito con chiarezza questo tipo di sensazioni che segnano il passaggio da una stagione all'altra? Chi di noi non ha mai sentito il proprio e personale primo giorno di primavera che ovviamente non coincide con l'equinozio di primavera e lo stesso per il primo giorno d'estate e d'autunno o d'inverno. Ieri era ancora estate, verso mezzogiorno, oggi ho i piedi gelati se cammino su un prato.
Ma l'altra grande sensazione in cui Tornare ruota è proprio la perenne inquietudine che porta i più giovani e i meno giovani a trovarsi sempre nuovi obiettivi e percorsi per arrivare da qualche parte.
Poi un bel giorno succede qualcosa, un clic che ci indica che è arrivato il tempo giusto per fermarsi.
Se questo accade, può essere che dipenda dal luogo che si sta attraversando - fosse una palestra, o una metropoli, o un tavolino di un bar, poco importa.
Di questo luogo si riconosce la familiarità, odori, colori, sapori. E allora ci si sente a casa...
Oppure potrebbe dipendere dalla persona - o dalle persone - accanto a cui si sente irresistibile il bisogno di stare. E anche in questo caso si cerca di fare casa...
Carla
Noterella al margine. Neanche tanto al margine, visto che i disegni di Richolly Rosazza - tra colore e monocromo - si infilano alla perfezione nel tessuto del testo così nebbioso e pieno di vaghezze e ne riescono a definire i contorni, pur non venendo mai meno a quell'immaginario un po' surreale con rocce pellicano, elefanti da trasporto, boschetti a quattro zampe e casette e foglie dappertutto.
La cifra di Rosazza.





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