lunedì 2 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

INFANZIE

Toy Stories
, Gabriele Galimberti 
OTM Company 2024 


ILLUSTRATI 

Si tratta di un libro quadrato, poco più di 23 cm per lato. Cartonato. 
Non ha titolo in copertina, ma la foto di un ragazzino ritratto nella sua camera, in piedi su una seggiolina, con le mani in tasca e un sorriso appena accennato. Pare assediato dai suoi giocattoli che occupano per intero il pavimento circostante della sua camera. 
Chi sia questo bambino lo si scopre girando la pagina. Si chiama Leon, ha sei anni e vive a Vienna. 
Il titolo del libro arriva nella pagina successiva, dove si apprende chi sia l'autore, Gabriele Galimberti, dove il titolo, Toy Stories, ha anche un sottotitolo: Un mondo di giochi
Il libro è fotografico e l'unico testo che accompagna i singoli scatti si compone del nome del soggetto fotografato, riporta la sua età al momento della foto e, importantissimo, il luogo dove è stata fatta. 


Due parole sulla storia editoriale di Toy Stories: prima pubblicazione negli Usa nel 2014, a dieci anni di distanza in Francia con Les grandes personnes e nello stesso anno in Italia per merito di Otm, che da Cortona di fotografia si occupa in diverse direzioni, tra cui anche l'edizione di libri fotografici. 
Quindi anche questo. 
Il fatto che OTM abbia le sue radici a Cortona e che anche Galimberti da lì arrivi e viva parte del suo tempo a Castiglion Fiorentino a una decina di chilometri in linea d'aria potrebbe far pensare che questo libro si esaurisca nella cornice di un progetto locale. Ma non è assolutamente così. 
Galimberti, che ha delle bellissime idee e che è fotografo di grande talento, è sempre in giro per il mondo a fotografare. 


E anche per Toy Stories ha attraversato una cinquantina di paesi per realizzarlo. 
Non volendo seguire le sue piste legate alla committenza del National Geographic, né tanto meno i suoi scatti per le più importanti riviste mondiali, o le sue campagne di moda, si scopre che c'è un filo rosso che tiene insieme i suoi progetti fotografici, che lo tengono occupato per anni. 
Quello che gli è valso il World Press Photo Award nel 2021, nella categoria Portrait, The Ameriguns, per esempio lo ha portato a collezionare 45 scatti di signori e signore che vivono negli Usa e che si sono fatti fotografare circondati da tutte le armi di cui dispongono a casa propria. 
Lo stesso schema tassonomico, ossia classificatorio, lo ha usato, per citare solo alcuni suoi libri, in In Her Kitchen (foto a sinistra di nonne di varie zone del mondo davanti a ingredienti di ricette cui segue la foto del piatto realizzato e ricetta scritta) o ancora per Your Couch is my Couch (foto dei singoli divani che lo hanno ospitato nella sua esperienza biennale di Couchsurfing). 
Toy Stories non fa eccezione: si tratta di un catalogo di bambini fotografati in ambienti diversi delle loro case circondati dai loro giocattoli preferiti.


La costruzione dello scatto però prevede che i bambini scelgano i loro giocattoli preferiti, e secondo me anche l'abbigliamento, ma la scelta dell'ambientazione e la disposizione dei giocattoli e dei bambini stessi sono farina del sacco di Gabriele Galimberti. 
L'effetto è stupefacente, stimolante e allo stesso tempo straniante. 
Davvero quei bambini e quelle bambine hanno pochissimo margine di azione - sostanzialmente solo la loro espressione è libera dal controllo del regista - e diventano nelle sue mani oggetti essi stessi al pari dei loro giocattoli, dei divani, dei lettini, dei pavimenti su cui si fanno ritrarre. 
Potrebbe sembrare una mancanza di sensibilità, ma no: è esattamente il contrario. 


In questo grande silenzio, in questo ordine ossessivo, in questa simmetria geometrica escono fuori così tante domande e risposte ipotetiche su di loro, sul contesto che li contiene, sulle loro esistenze, e più in generale sull'infanzia, che il libro, una volta chiuso lo riapri, spinto da un insoddisfatto desiderio di saperne di più (per esempio sulla somiglianza del divano in Brasile e della poltrona in Lettonia), di ciascuno di quei bambini, di ciascuna delle vite che conducono. 
La riflessione più immediata e più superficiale è quella relativa alla quantità (questa è la chiave di lettura per esempio in The Ameriguns). 
Qui, al contrario, alcuni bambini o bambine hanno messo in campo legioni di bambole o di macchinine, di aerei, orsi, pentoline, mentre altri si sono concentrati su un unico giocattolo - sia una console di videogioco, una bambola o un peluche. 
E questo non è solo sintomo di una penuria di partenza... Ah, no no. 


Troppo facile e scontato. 
Il bello sta in questa relazione tra contesto, abbigliamento e numero e tipo di giocattoli esposti. Guardandoli con attenzione si possono immaginare infinite risposte a chi siano effettivamente questi bambini e queste bambine. 
Queste foto sono una palestra molto interessante per allenarsi a leggere i segni. 
L'osservazione dei dettagli, così come della composizione generale, sono piste percorribili per arrivare a raggiungere un ipotetico traguardo. 
Bella idea! Davvero bella. 

Carla