Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post

mercoledì 19 giugno 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DI PAROLE, DI NUMERI, DI LIBRI E ANCHE UN PO' DI DAHL 



Perché, caro lettore, non si può rimettere una quercia dentro una ghianda.
Non si può rimettere un temporale dentro una nuvola.
Non si può rimettere un milkshake dentro la mucca.
Hai capito, insomma. Mira era uscita nel mondo, e non aveva intenzione di tornare a rintanarsi nella sua vecchia vita soffocante. Non poteva farlo. E non l’avrebbe fatto.”


E’ un libro sugli adulti distanti.
No, è un libro sul potere dei libri.
No, è un libro sulle domande (addirittura una è nel titolo!).
No, è un libro sui tassi (quelli animali, intendo).
A cosa servono le persone? di Sara Pennypacker è un po’ tutto di quelle quattro definizioni, e anche più, come lo sono i libri di spessore. E di spessore ne ha da vendere, viste le quasi 300 pagine che lo compongono e che filano via dritte come quando un tasso vede un prato da scavare.
E’ la storia di Mira Fiordispina che ha circa nove, dieci anni: lei non lo sa di preciso perché i suoi genitori non hanno ritenuto che la sua data di nascita così importante da doversene ricordare. D’altro canto, per sua madre: “Un bebè è un accessorio di moda che completa il look inconfondibile di una persona”.
La signora Fiordispina è la sindaca della ridente città di Strambore, mentre il signor Fiordispina ne è il tesoriere. Due sono le parole d’ordine dei malefici genitori: soldi e fama! Tutto il resto è niente, tant’è che, dopo che Mira è stata usata per mirabolanti foto mentre era in fasce, ora serve solo come sguattera e cuoca della perfida coppia. Inoltre è sottoposta a severe clausole tutte raccolte nel Manuale del dipendente, scritto di volta in volta dal padre, dove è chiaramente enunciato che è vietato a Mira andare a scuola semplicemente perché è vietato abbandonare il luogo di lavoro.
Ma Mira legge. E legge quello che ha, ossia la Gazzetta di Strambore che riporta la notizia che a breve aprirà una nuova scuola e quindi chiede di poter andare. Gli scudi dei genitori si alzano subito, il Manuale sancisce il divieto.
“Voglio stare con le persone!” azzarda Mira.
Persone?
“A cosa servono le persone?” grida suo padre.
Proprio non ne sanno niente di bambini, questi due allocchi: non sanno che alcune domande mettono in moto i bambini e poi tu non li vedi più. E così fa Mira che per rispondere a una domanda decide di oltrepassare la siepe del suo giardino. E dietro lì cosa si nasconde? Una biblioteca!
Si può dire inizi qui il libro. Con gli incontri di Mira: finalmente sta con le persone e piano impara a cosa servono. Prima incontra Harry Fiorini, ragazzo bibliotecario per procura. Poi incontra sua zia Pauline Fiorini, vera bibliotecaria con ginocchia conciate e grandi capacità pasticcere (Pauline ci offre una visione della vita basata sui biscotti, già questo dice tanto su a cosa servono le persone). Poi incontra il fantastico Osmund, che esce di casa solo con tuta protettiva contro i mille colpi di scena della vita. Poi fa amicizia con Fern, una bambina lettrice che si occupa di 7 fratellini e 2 bisnonni mentre i suoi sono al lavoro.
E infine Bob, il tasso, vero deus ex machina dell’intreccio e scontroso animale scavatore di buche.
Ora a me per sviscerare un po’ questo libro, mi vien voglia di dividerlo in parole. Tipo così:
DAHL [Roald]: anche nella quarta di copertina viene citato il famosissimo autore inglese in relazione al libro della SP. Ed è vero che di lui riconosciamo due aspetti fondamentali per la sua poetica: la meravigliosa cattiveria degli adulti, in particolar modo se genitori, e la caparbia e ostinata innocenza e bellezza della piccola protagonista. Ossia da una parte i monoliti adulti e dall’altra il movimento a crescere dei piccoli protagonisti.
NUMERI: Mira adora i numeri. Di fatto è lei che trova le quadre per il lavoro contabile del padre. I numeri sono la sua specialità e spesso i suoi ragionamenti sono perlopiù ragionamenti logici. I numeri sono la sua stanza di sicurezza, la consolano e la salvano. Incontrerà nel suo sentiero anche Osmund che invece usa i numeri come percentuali di probabilità di incidenti e malattie a dimostrazione del fatto che i numeri possono essere buoni o cattivi, dipende da chi e da come li si usa.
PAROLE: tutti i giorni Mira legge una rubrica dal titolo “Arricchisci il tuo vocabolario” sulla Gazzetta di Strambore, e ogni giorno impara una parola nuova e ogni giorno con esattezza la applica alla realtà che pian piano scopre allontanandosi sempre più da casa. Questa sull’esattezza delle parole e sulla scoperta della novità è un po’ il filo rosso del libro. Mira non solo non conosce il mondo ma non ne conosce nemmeno le parole. Come con i numeri anche con le parole Osmund è la sua nemesi perché conosce parole e mondo ma ne ha una fifa blu, a dimostrazione del fatto che saperle non ti porta dritto alla felicità.
A questo punto è doveroso passare anche alla nostra quarta parola.
LIBRI: sì, si può dire sia un libro sulla potenza dei libri, sulla loro fondata capacità di decifrare persone e mondi. Mira scoprendo i libri, comincia ad aver accesso alla moltitudine. E non solo narrativa è! Ma anche saggistica e teatrale (il teatro è un co-protagonista che spicca nella trama narrativa del libro). I libri sono anche un terreno su cui confrontarsi, come fa con Fern, altra appassionata lettrice: “Mira e Fern avevano letto molti degli stessi libri, perciò avevano l’impressione di essere cresciute insieme”.
Sara Pennypacker, autrice del già ottimo Pax e del suo prosieguo, continua a parlarci di giovani anime che cercano casa, che camminano e che crescono, che si interrogano e osservano il mondo e le persone senza pregiudizi. Così fa anche in A cosa servono le persone? alzando però, a mio parere, il tiro. Parlando anche della nostra società, della facilità con cui perdiamo la visione generale della vita. Mira invece è come il suo nome, arriva al punto, rovistando, come Bob, e crescendo.
Quanto a Matthew Cordell, fa in modo che le sue illustrazioni non siano mero apparato di rispecchiamento. Anzi… Opera una piccola azione sovversiva. A voi scoprirla. Fate come Mira, chiedetevi cosa succede.

Valentina

"A cosa servono le persone?S. Pennypacker, M. Cordell, trad. Paolo Maria Bonora 
Rizzoli 2024





lunedì 7 dicembre 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ODORE DEI LIBRI

Passione libri, Debbie Tung (trad. Laura Tenorini)
Il Castoro, 2020

FUMETTO


Centotrentasette pagine. Per ognuna, quindi siamo a centotrentasette occasioni, si scatta la 'fotografia' in bianco e nero di un momento nella giornata di una giovane donna, direi proprio Debbie, che dimostra ai suoi lettori e lettrici la sua traboccante passione.
Esordisce nel silenzio di una camera sulla cui parete di fondo si staglia una libreria fornita, in primo piano ci sono libri impilati alla meglio e lei, su una poltrona a sacco, è 'fotografata' nell'atto di leggere. Si direbbe rapita, vista la sua faccia goduta...
Alla pagina successiva, appare sempre lei nell'attimo in cui varca un confine immaginario, naturalmente con un libro in mano: la sua voce ci dice che i libri possono condurre in luoghi magici.
Quando piove, come oggi, la sequenza di fotografie, si tratta di un fumetto, la ritrae mentre fa la cosa migliore per lei: starsene a casa con un buon tè e un buon libro, e anche quando torna il sole è giornata perfetta per una tazza di tè e un buon libro (non va dimenticato che Debbie Tung è inglese e quindi il suo sole è pallida cosa che non invoglia a uscire con il medesimo buon libro per leggerselo in giardino, sul terrazzo, sul balcone o in un parco...).
Credo che qui si potrebbe fare una deroga al consiglio di Debbie.
La sua passione per i libri e la lettura non conosce limite. Un libro sempre con sé, valigie piene quando è in partenza, una certa bulimia in biblioteca e in libreria. Un conclamato feticismo nei confronti dell'oggetto, difficoltà nell'atto del separarsene. Preferenza e precedenza assoluta concessa ai libri e alla loro lettura, di fronte alla divagazioni che la vita le mette davanti: alle feste, al bar, al cinema, a letto con qualcuno...



Dal 1997 mi occupo di libri per l'infanzia. A detta degli altri lo faccio con una certa passione. Ma prima? Usiamo quell'anno come termine ante quem e post quem.
Ante quem: i libri che frequentavo erano principalmente letteratura, narrativa, classici, un unico fumetto: i Peanuts, e saggistica su quelli che erano i miei interessi, a seguire i miei studi e infine il mio lavoro, di storica dell'arte. Ero una lettrice forte, certo, ma non una pasionaria. Avevo autrici e autori prediletti, editori molto amati, ma non potevo essere descritta come una fondamentalista della lettura. Alla domanda perché leggere, avrei risposto con un'altra domanda, perché no?
Poi un giorno è successo un fatto che qui non c'è bisogno di dire e, lentamente ma inesorabilmente, è diventato chiaro che senza nuove storie, o meglio senza nuove buone storie, sarei stata peggio.
Forse la chiave sta proprio qui, non nel leggere purché leggere, ma nel leggere le buone storie.
In quel tempo ho capito che attraverso di loro, le buone storie, avrei procurato del bene a me stessa e forse anche ad altri. Capitò del tutto casualmente che quelli a cui mi rivolsi per condividere l'esperienza fossero dei bambini e delle bambine. E così, altrettanto per caso, cominciai a frequentare con grande assiduità la letteratura per l'infanzia. E, in qualche modo, il fatto che fosse illustrata - e questo l'ho capito solo a posteriori - per incanto si riconnetteva con l'altro mio polo di interesse, l'arte figurativa.
Scrivo questo al solo scopo di dare una speranza anche a tutti quei lettori e lettrici con non si sentono dei fanatici dei libri e della lettura, come pare essere Debbie Tung dopo il suo racconto di centotrentasette pagine.
Va da sé che in parecchie delle situazioni che lei racconta ho riconosciuto frammenti di vissuto: avere un cestino di titoli desiderati sempre pieno, provare affinità elettive con chi ama i miei stessi libri, sbirciare nei libri che altri stanno leggendo, stabilire un legame con chi sta leggendo il mio stesso libro, accarezzare un libro amato quando qualcuno ne sta parlando male (animismo latente), ridere o piangere durante la lettura, correre in libreria a comprare un buon libro appena letto e restituito in biblioteca, proteggere i libri dalla pioggia, essere capace di camminare leggendo, avere almeno cinque libri preferiti per volta, non essere in grado di disfarsi dei vecchi libri, essere prudenti con l'atto di prestare, e, ultimo ma non ultimo, dopo la lettura convincente di un libro, andarlo a dire in giro... se così non fosse stato questo luogo virtuale che ospita i miei ragionamenti non esisterebbe.
Meno condivisibili, invece, ho considerato sue affermazioni, come per esempio le feste ideali in cui tutti gli invitati hanno un libro in mano e lo leggono per sé, oppure il desiderio di nascondersi dietro i libri per evitare gli altri, o l'intento di leggere tutti i libri del mondo, o di giudicarli, tra le altre cose, anche per dimensioni o prezzo.


Credo sia nell'ordine delle cose non essere d'accordo sulla intera linea, anzi il non esserlo mi pare possa essere foriero di ulteriori spunti di riflessione.
A parte alcune distanze che mi sento di prendere e a parte una certa difficoltà a farmi piacere le sue illustrazioni, non mi pare dubitabile che un libro così, proprio per le sue luci e le sue ombre, proprio perché concepito come un traboccante quanto altisonante catalogo di situazioni che ruotano intorno a un unico perno, il 'virtuoso' amore per i libri, possa o debba diventare strumento di riflessione condivisa.
Sarebbe bello immaginarlo tra le mani di un buon 'maestro' che avesse voglia di mettere sul tavolo la questione per dare a tutte le persone intorno a lui la possibilità di crearsi un proprio profilo personale. Siano essi lettori o non lettori, c'è da augurarsi, pur tuttavia con uguale diritto di cittadinanza.

Carla
 
NOTERELLA AL MARGINE
 
 
Una sovracoperta che ha il senso per noi di Lettura candita di una medaglia appuntata sul petto, per l'impegno che da un bel po' di anni mettiamo nel segnalare le 'buone storie'. 
Grazie al Castoro, che ci ha pensato.

venerdì 5 luglio 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA FINE DEGLI AUTODAFE’


Uscito da poche settimane, ecco l’ultimo romanzo della trilogia firmata da Marine Carteron, dedicato alla Lega degli Autodafé: ‘Siamo tutti dei propagatori’, tradotto da Sante Bandirali per Uovonero.
Il gruppo di ragazzi che abbiamo conosciuto nei due romanzi precedenti è rifugiato nell’isola di Redonda, mentre la Lega degli Autodafé sembra aver scatenato la sua arma finale contro le biblioteche di tutto il mondo: degli insetti geneticamente modificati capaci di polverizzare migliaia di tomi in pochi istanti. Tutto sembra perduto, ma i ragazzi della Confraternita non si danno per vinti, cercando un oggetto che pare essere al centro del millenario scontro fra la Lega e la Confraternita; leggendo dei taccuini antichi, risalenti ai viaggi di Cristoforo Colombo, Césarine, sempre la più lucida della compagnia, arriva alla conclusione che tutto ruoti intorno al plico, nascosto dal figlio del navigatore genovese, contenete un ‘libro che non può essere letto’. Lo cercano in molti perché contiene un forte messaggio sul futuro dell’umanità. Se pensate che abbia qualcosa a che fare con ‘Il libro selvaggio’ di Juan Navarro, siete molto lontani dal vero. Nessun libro alla ricerca del suo lettore princeps, Più che un libro, infatti, si tratta di un messaggio proveniente dal futuro e che mostra quello che accadrebbe se la Lega prendesse il sopravvento.
Ma se questo è il filone narrativo principale, le pagine si riempiono di colpi di scena, tradimenti e contro-tradimenti, morti apparenti e morti vere in un turbinio di azioni che si susseguono con continui capovolgimenti di fronte.
Molta, moltissima azione, dunque, con un mix interessante di fascinose ambientazioni storiche e di tecnologia ultramoderna; ma come negli altri romanzi, un ruolo importante hanno le descrizioni degli stati d’animo dei protagonisti, dei loro acerbi sentimenti, della curiosa visione del mondo della geniale, autistica Césarine, il personaggio più riuscito dell’intera trilogia.
Ci sono nuovi personaggi, come Rama e Inés, che risveglia l’interesse di Gus, all’inizio inebetito e depresso per le sorti che sembrano attendere il mondo. E tutto un contorno di personaggi minori che descrivono questo universo adolescenziale, decisivo per salvare il mondo.
Non svelo il finale, per ovvi motivi, ma pare evidente che la trilogia non possa che concludersi con l’uscita di scena della Lega e con il ristabilimento di un ordine mondiale non più assoggettato alla potenziale dittatura di chi odia i libri e la cultura. Qui forse un eccesso di retorica, ma è anche vero che il romanzo fantasy, così declinato, tende a polarizzare e schematizzare le parti che si combattono.
E’, in ultima analisi, una buona lettura per quelle lettrici e lettori, dagli undici anni in poi, che vogliano cimentarsi con un romanzo vero, con una trama articolata, molte digressioni, nel continuo alternarsi, come narratori, fra Césarine e il fratello. Una lettura, tuttavia, non difficile, anzi scorrevole, divertente, con un pizzico d’ironia che non guasta. Una gustosa lettura estiva, per lettrici e lettori desiderosi d’avventura e decisamente amanti dei libri.

Eleonora

“Siamo tutti dei Propagatori, La Lega degli Autodafé”, M. Carteron, Uovonero 2019


venerdì 7 giugno 2019

ECCEZION FATTA!


A CHE PUNTO SIAMO


A quasi quattro anni dal rapporto Pisa, redatto per l’Ocse, che delineava un quadro non esaltante per quanto riguarda la lettura in Italia, mi sembra interessante condividere le mie riflessioni sull’ultimo rapporto Aie  sullo stato del mercato editoriale.
Anche quest’anno, i primi mesi sono stati impietosi e indicano una flessione, non enorme, ma significativa, proprio perché il mercato editoriale italiano già di suo non è dei più floridi. Si comprano meno libri, in qualsiasi canale di vendita, si tratti di libri cartacei o e-book. Perde sensibilmente anche il settore ‘ragazzi’, finora traino incontrastato in anni sostanzialmente privi di bestsellers. Perdono vendite sostanzialmente la Grande Distribuzione e le librerie indipendenti, mentre acquistano uno spicchio di mercato in più le vendite online e le librerie di catena, che hanno in comune vastità di catalogo e soprattutto una politica di sconti aggressiva.


L’elaborazione dell’Aie si sofferma molto sulle modalità di scelta dei libri acquistati: consigli di amici e parenti sono la prima voce, ma è molto cresciuta la percentuale di persone che si documentano in rete, mentre crolla il ruolo delle pubblicazioni specializzate, delle recensioni sui giornali o, addirittura, in televisione. Particolarmente significativo il dato che il 51% di chi acquista online prima si documenta sui blog per poi effettuare l’acquisto sui link che in essi si trovano.
Significa che sostanzialmente si cercano nella rete le informazioni che orientano l’acquisto e la cosa non è un granché tranquillizzante perché in rete non si trova facilmente molta informazione indipendente.
Gli indici di lettura sembrano, ed è un dato grezzo che non distingue categorie all’interno dell’insieme dei lettori, stabili, con una leggera flessione nei lettori di e-book.
Cosa significano questi dati così raggruppati? Una prima constatazione, anche banale, che il nostro mercato del libro è sostanzialmente in una fase stagnante; che uno dei canali di vendita è in netta flessione; che a soffrire maggiormente della concorrenza della vendita online sono le librerie indipendenti.
Senza nulla togliere alla professionalità di chi lavora nelle librerie di catena, la difficoltà delle librerie indipendenti, unita al fatto che ci si rivolge a siti sponsorizzati per orientare le proprie scelte, implica una maggiore difficoltà a trovare riflessioni più approfondite, suggerimenti meno orientati al lato commerciale. Ci sono siti, o canali you tube, che possono fare la fortuna di un libro, così come ci sono ‘libri’, provenienti proprio dal mondo degli ‘influencer’, che vendono milioni di copie senza nemmeno passare dalle librerie.

Nello stesso tempo, trovo che le diverse iniziative, premi, concorsi, laboratori di lettura, circoli e altre iniziative, comincino ad avere una maggiore estensione e capillarità. Mi riferisco, ovviamente, soprattutto al mondo dell’editoria per ragazzi, dove è sicuramente maggiore l’attenzione alla costruzione del soggetto ‘lettore’.


Qui diventa centrale il ruolo della scuola che, come risultava già evidente nella pubblicazione di Save the Children Italia, ‘Atlante dell’infanzia a rischio’, le realtà sono drammaticamente differenti: da scuole estremamente attive nei progetti di promozione della lettura, ad altre che si devono confrontare con tematiche più basilari. Anche nel microcosmo di un municipio romano, diventa difficile avere una mappatura precisa della quantità e qualità delle biblioteche scolastiche, con differenze evidenti fra una scuola e l’altra. Trovare risorse economiche ed umane per raggiungere ovunque uno standard accettabile, che significa che tutti i bambini e le bambine abbiano a disposizione realmente una certa quantità di libri, che in ogni scuola si adottino progetti di promozione della lettura, che le librerie e le biblioteche si coordinino a questo scopo: tutto questo mi sembra un importante obbiettivo ‘politico’ e soprattutto penso sia cruciale che nell’agenda politica entri questo obbiettivo, superare le differenze fra regione e regione, quartiere e quartiere nella qualità dei servizi culturali offerti ai più giovani.
Per tutti e tutte noi che lavoriamo in questo settore è una grande responsabilità e un impegno prioritario rimettere le cose sulle proprie gambe, facendo la nostra parte, per piccola che sia, per dare a tutti e tutte l’accesso alla cultura.

Eleonora




venerdì 17 novembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA BELLEZZA DELLA VITA VERA

Victoria sogna, Timothée De Fombelle, Mariachiara Di Giorgio
(trad. Maria Bastanzetti)
Terre di Mezzo, 2017


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni)

"Voleva un berretto di pelliccia, cavalli selvaggi, missioni in Siberia o nello spazio, e per casa, una palafitta. Voleva che i suoi genitori fossero ostaggio dei pigmei, impossibili da liberare. Sognava di avere un cane che le arrivasse al mento, e che la proteggesse dai leoni venuti a bere nel lago dove lei si sarebbe lavata una volta al mese, come massimo."

A Chaise-sur-le-Pont non passano i pigmei, non ci sono leoni in giro, e niente palafitte. E gli alieni non vengono a rapirle la sorella maggiore.


Eppure fatti insoliti accadono anche lì e le consuete routine si incrinano: dove vanno a finire certi libri che dall'Orizzonte, la mensola che taglia in due le pareti della sua camera, scompaiono? E la pendola che regola le abitudini della sua abitudinaria famiglia perché non è più lì? E perché il piccolo Jo, che tanto piccolo non è, nonostante sia il suo più caro e unico amico, la pedina nella notte per chiederle notizie di tre Cheyenne?
Tutto questo ha forse qualcosa a che fare con il vestito da cow boy che ogni sera suo padre indossa?
Non si può darle torto: il mistero si infittisce e l'avventura, a volerla vivere, è dietro l'angolo.


Lettrice infaticabile, Victoria cammina in perfetto equilibrio lungo la sottile linea di confine tra la realtà e l'immaginazione. Ed è proprio il suo fecondo immaginario che le riempie le giornate, altrimenti noiose e fatte di abitudini familiari e di orari sempre uguali. A scuola non va diversamente: nulla le sembra meritevole di attenzione, a parte il piccolo Jo che, nonostante l'anno di differenza, è già dietro i cancelli di un liceo. Sebbene abbia l'aspetto fragile del Piccolo Principe, Jo è decisamente un fuoriclasse e gli anni scolastici li salta come se saltasse a corda. Insostituibile amico, sa starle vicino, anzi appiccicato, persino nel bagagliaio chiuso di una macchina...
Victoria non si disarma e, mentre la vita vera si rivela piuttosto complicata, trova il coraggio di guardarla allo specchio, anzi, per meglio dire, allo specchietto. Scopre così che, accanto alla forza dell'immaginazione c'è la fragilità del mondo reale: se sono condivisi tuttavia, sogno e realtà, possono essere belli entrambi.


Si riconferma costruttore di impalcature robuste: dai libri di De Fombelle non è possibile cadere.
Non fa differenza che le pagine qui siano solo un centinaio - un'inezia se comparate a Vango (I e II) o a Perle o a Tobia (I e II) - il solido gioco di illusione funziona dal primo istante e tutti noi scivoliamo in una trappola magnifica che ci fa vedere la realtà attraverso una lente che la distorce quel tanto che è necessario per rendere il risveglio ancora più stupefacente.
Siamo un po' tutti come Victoria, nel nostro essere appassionati lettori, come lei il nostro 'orizzonte' sono le storie, come lei ci siamo costruiti un immaginario fatto di libri letti nel tempo e come lei amiamo valicare la realtà.
In assoluta complicità, come lei, ci illudiamo di vedere cow boys dove non sono, e cheyenne in carne e ossa. E solo un attimo prima di lei capiamo quello che veramente le sta girando intorno. Impossibile non amarla, Victoria, siamo lettori empatici e per questo ci fermiamo ad aspettarla per esserle accanto, con il piccolo Jo, nel momento in cui il velo si squarcia anche per lei.


Intorno a una struttura narrativa coerente e solida, si attaccano mille piccoli dettagli che la rendono ancora più intrigante. Sottigliezze, levigature nella restituzione dei personaggi: una madre che arrossisce anche sulla nuca; un padre che non sa separarsi da una coppa vinta al torneo di ping-pong del campeggio; una sorella diciassettenne che, già vecchia dentro, si sta annoiando in campo scuola. Tutto questo, insieme a brevi frasi, fatte scivolare con noncuranza qui e là nel fluire dell'azione, attecchiscono nella testa di noi lettori, dando spessore all'intera storia.
In tal modo le pagine scorrono veloci e leggere verso un finale degno del miglior De Fombelle.
Se lui si muove in assoluto agio nella brevità di questa storia, i disegni pieni di aria di Mariachiara Di Giorgio patiscono talvolta la costrizione della pagina piena di testo. 


Lei, come Victoria, non ama i confini ma come lei però conosce il modo di prendere il largo e, laddove le viene concesso, sconfina e immagina.

Carla


venerdì 16 dicembre 2016

ECCEZION FATTA


COME UN BUCANEVE

Ecco ritornare, implacabile come ogni anno, la resa dei conti delle vendite natalizie. Se l'anno ha avuto alti e bassi, dicembre non si è annunciato nei migliori dei modi, calato in un'atmosfera sospesa da giorno del giudizio universale.
Roma, in particolare, mi sembra soffrire un'aria triste, spenta che dalla città si riflette anche negli umori dei consumatori.
Eppur bisogna festeggiare, ovvero reiterare il rito delle festività di fine anno. Nonostante non mi sia mai piaciuto il clima da consumismo sfrenato che contraddistingue questa parte dell'anno, non posso che invitare tutte e tutti voi a comprare un libro, e magari anche tanti di più, come regalo natalizio. E vi invito a comprarlo nelle librerie fisiche, quei luoghi, dai più considerati obsoleti, in cui le persone i libri li possono prendere in mano, sfogliare, possono chiedere suggerimenti a quei dinosauri, a mala pena sopravvissuti, dei librai e delle libraie che quei libri li scelgono, li espongono, li propongono.
Si dice che la modernità sia fatta di velocità, di acquisti online, di negozi virtuali che nascondono, dietro la modernissima cura del cliente (custumer care) l'antichissimo sfruttamento del lavoro, di marxiana memoria. Quegli sconti che i colossi dell'e-commerce regalano a voi sono possibili grazie alle condizioni di lavoro primordiali cui sono costretti moltissimi giovani.
La professionalità è obsoleta, la competenza, che si costruisce nel tempo con anni di duro lavoro e di pensiero, è inutile? Troviamo tutte le informazioni che ci servono nel mondo della Rete? Ma per favore! Quanti consumatori e consumatrici hanno il tempo di confrontare e di verificare quanto propone il mondo più incontrollabile e incontrollato della comunicazione virtuale?
La realtà è che molti libri, per essere venduti, devono quanto meno essere presentati, se non altro per motivare il senso di un costo che non corrisponde alle esigenze del lettore: parlo, in primo luogo dei libri con le figure, che siano albi illustrati o libri di divulgazione. Motivare la peculiarità di un libro non è un gioco da ragazzi, richiede quella professionalità che viene considerata da tanti un costo inutile. E' invece indispensabile per inventare, pubblicare, distribuire e proporre libri che hanno uno specialissimo contenuto di ricerca, di pensiero, di immagini non eguagliabili.
D'altra parte, esiste un nesso evidente fra indici di lettura e sviluppo economico, come si è sottolineato in un convegno alla Fiera della piccola e media editoria; e non crescono gli indici di lettura se non c'è la presenza di strutture, biblioteche e librerie, che la promuovano. Fulgido esempio, a questo riguardo, il lavoro svolto in Sardegna da librerie e biblioteche organizzate in rete.

Per questo, per sostenere gli autori, gli editori e i librai che consentono di valorizzare il meglio della produzione editoriale, andate a scegliere i vostri regali, quelli per bambini e bambine, ma non solo quelli, in una libreria: grande, piccola, specializzata, di quartiere, con un grande marchio alle spalle o con una piccola insegna, dove troverete persone in grado di aiutarvi a fare la scelta migliore.
Nell'inverno dello spirito*, arrivato ormai da tempo, i vostri libri saranno come bucaneve in un prato innevato, capaci di annunciare una primavera che ancora non si vede.

Eleonora


*'Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire', Memorie di Adriano, M. Yourcenar

martedì 17 febbraio 2015

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


AFFINITÀ (E)LETTIVE

Che differenza c'è tra un libro e un bambino?, Anna Sarfatti, Sara Benecino
Nord-Sud 2015


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Ai libri piace stare accanto ad altri libri, si fanno compagnia e si sostengono a vicenda...anche ai bambini.
I libri hanno un indice...i bambini di solito ne hanno due.
Ai libri piace avere una copertina...anche ai bambini."

A ben vedere i punti di somiglianza tra un bambino e un libro sono parecchi. Affinità elettive? Le differenze, molto meno numerose: i bambini possono fare a scambio di figurine, mentre tra i libri lo scambio di figure è vietato dalla legge. I libri dormono sotto il cuscino, mentre i bambini sopra. I bambini divorano i libri, ma è impossibile che accada il contrario. I libri devono essere rilegati, farlo con i bambini sarebbe reato. I libri conservano foglie tra le pagine, mentre i bambini collezionano sassi nelle tasche. I bambini hanno molte costole, i libri ne hanno una sola ma stanno lo stesso in piedi...



Una trentina di sapidi paragoni tra libri e bambini che giocano soprattutto con la ricchezza naturale della lingua italiana: attraverso i bisensi, ovvero i doppi significati di alcune parole (carattere, indice, orecchie, copertina e collana ne sono esempio), attraverso giochi di parole come il cambio tra lettere, come figli e fogli... o assonanze, passeggini e passaparola. Ma la maggior parte delle relazioni che si stabiliscono tra bambino e libro è fatta di affinità profonde: bambini e libri hanno diritto di andare a scuola, bambini e libri si mettono nelle mani di chi si occupa di loro, libri e bambini hanno molto a che fare con la libertà, entrambi possono essere impegnativi, ai bambini piacciono i libri colorati e viceversa.


Chi ha immaginato questo libro, Anna Sarfatti, dimostra di amare tre cose: i bambini, i libri e la lingua italiana. Per i primi due, resta poco da aggiungere. Ma per il terzo elemento va fatta una precisazione. La sua ottima capacità di giocare con l'italiano l'ha dimostrata in una buona porzione della sua attività letteraria. Una attività che troppo spesso rimane in ombra: la traduzione. Ad Anna Sarfatti, infatti (ecco la rima) si devono, tra le altre, le traduzioni più che brillanti di tutti i libri del Dottor Seuss, da Prosciutto e uova verdi, fino al Lorax. E già solo per questo dovremmo tutti esserle grati, fino alla fine dei giorni.
Qui, come allora, ritrovo l'ironia di cui questo libro è pieno e che viene in luce, appunto, attraverso la manipolazione felice dell'italiano. Ma a parte questa felicità di stile, mi pare necessario sottolineare anche un aspetto più profondo che tocca, con la consueta leggerezza della Sarfatti, temi più pregnanti: il diritto di bambini e libri di avere un nome, una casa e un indirizzo, il diritto di andare a scuola, di essere trattati con cura e di essere presi o letti per il giusto verso.


Tanto mi sembra bello e intelligente il testo, altrettanto non mi sento di dire per le sue illustrazioni. A parte un superficiale ed effimero piacere che si ha nello sfogliare pagine così colorate, non mi pare ci sia altro. Libri con braccia e gambette e stilizzate faccine mi pare siano una soluzione piuttosto povera di inventiva, per dire che anche i libri sono in qualche modo creature viventi, al pari dei bambini e delle bambine con cui condividono la superficie del foglio. Un immaginario così tanto povero che una stessa tavola ha bisogno di essere ripetuta due volte...
Sempre pedissequi rispetto al testo, i disegni mi sembrano davvero la debolezza del libro. Peccato.


Figure a parte, attraverso una lettura condivisa, questo piccolo libro può diventare un buon trampolino di riflessione con i piccoli lettori su libri e -volendo esagerare- sulla lettura.
E guarda il caso, la frase che chiude il libro, Libri e bambini, sempre vicini!, è il nostro obiettivo di sempre. Chissà che qualcuno se ne sia accorto...


Carla

martedì 10 dicembre 2013

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LEGGERE È SOGNARE PER MANO ALTRUI  
Fernando Pessoa
 
Dall'angolo G24 si ha una buona visione dell'andirivieni che per quattro giorni riempie il grande salone del Palazzo dei Congressi dell'EUR a Roma, dove da una dozzina d'anni si svolge la Fiera della piccola e media editoria, Più libri più liberi.
A giudicare dall'afflusso di gente che mi è passata davanti, si direbbe che l'Italia è il Paese dei libri...bah!

Nel paese dei libri, Quint Buchholz  
Beisler 2013 (IN LIBRERIA DALL'8 GENNAIO)

ILLUSTRATI PER TUTTI


 
"C'è chi scruta paesi sconosciuti
E chi legge per lenti minuti
C'è chi colleziona magiche parole
E chi lavora per un tempo a venire."

Valeva la pena sfidare il gelo romano per averlo con sé in borsa da giovedì. Al piccolo stand di Beisler, ne tenevano una torretta disposta in bell'ordine e in bella mostra con un cartellino che recitava: NOVITÀ.
Rilegato, con la costa rosso mattone e una copertina piena di quel celeste dei cieli rarefatti di Buchholz, il libro Nel paese dei libri è una delle chicche di questa fiera. È talmente tanto una novità che non è ancora in vendita nel circuito delle librerie e nella pagina dei crediti si legge © 2014 Beisler.


Una poesia di Quint Buchholz dedicata ai libri e all'atto del leggere.
Un testo rarefatto cui fa da contrappunto un'illustrazione altrettanto lieve ma di impatto emotivo sempre molto forte. Il dialogo continuo che si instaura tra parola e immagine è talvolta ironico, talvolta commovente, ma sempre pieno di significato. 


Dal tuffo reale che illustra il tuffo tutto simbolico di chi ama leggere d'avventura alla mano che spunta dalla pagina di un libro di chi ama leggere l'assurdo... è un continuo rimbalzo tra immagine e testo, a tal punto imprescindibile l'una dall'altro, che è davvero quasi impossibile isolare il secondo dalla prima e leggerlo come una poesia, senza volgere lo sguardo al suo esito figurato, inevitabilmente catturato dalla sua profondità e dalla sua bellezza.
Buchholz ragiona e riflette sul senso che la letteratura può avere per ciascuno di noi: un libro può farci leggere il mondo sotto una luce differente, non ci lascia mai da soli di fronte alla notte, ci può rendere ciechi, ci aiuta a preparare il domani. 


Attraverso questo suo mondo sospeso, silenzioso, pieno di mistero, 'congelato' in un attimo di vita che ha qualcosa di reale ma anche tanto di sognato, Buchholz ci racconta che cosa sia per lui il libro e la sua lettura, ma nello stesso tempo offre al lettore lo spunto di trovare nei suoi disegni un propria chiave interpretativa. Delle sue tavole dice: "I'm not the one who finishes a painting. It is the viewer who is completing the story." E se questo è vero per le illustrazioni lo è anche di più per quel che riguarda il testo.
La rarefazione di testi e immagini lascia aperte mille possibilità interpretative da parte del lettore: ognuno può cucirsi addosso un abito fatto di tinte pastello e parole evocative.
C'è chi colleziona magiche parole e chi lavora per un tempo a venire, piantando su un terreno fertile le parole/piantine germogliate tra le righe delle pagine. Ecco, io vorrei essere quella che semina oggi e raccoglie giovani lettori domani...


Carla