venerdì 9 gennaio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORLANDO, PIUTTOSTO FURIOSO

Il Gigante
, Fabian Negrin 
Emme Edizioni 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"C'era una volta un gigante grande come una montagna e forte come seimila orsi. 
A pranzo il gigante divorava quindici cosce di cinghiale e un intero bue arrosto, accompagnati da diecimila fiaschi di lambrusco. 
Dormiva un'intera settimana e il suo russare faceva tramare la terra fino all'orizzonte..." 

Tutto questo succedeva regolarmente fino al giorno in cui una piccola, capricciosa e viziata gigantessa si impossessò del castello del gigante. 
Lui, armato di tutto punto, a dorso di elefante si avventurò nella foresta e, sprezzante di ogni pericolo e monito alla prudenza, sconfisse un drago come nelle migliori fiabe e incontrò una principessa. Con lei si sposò, dopo averla liberata dalla torre dove era tenuta prigioniera. E al matrimonio andarono tutti, ma proprio tutti. 
E come succede in questi casi, gli sposi vissero felici e contenti. 
Almeno fino all'imbrunire... 

Negrin sa fare bene un mucchio di cose e ha un gran talento: ma tre gli riescono massimamente. La prima, raccontare fiabe, anche solo con una figura, oppure riraccontandole da un punto di vista non convenzionale. 
La seconda, raccontare l'infanzia. Con sincera stima, rispetto e lealtà nei confronti di quella categoria umana. 
La terza, giocare con le parole. 
Credo di averlo già detto altrove, ma - paradossalmente - con l'italiano lo aiuta il fatto di non essere un madrelingua. Non dipende da quanto una lingua tu la domini, quanto piuttosto dalla tua attenzione nello smontarla e nel guardarla con sense of humor e ironia, doti che a Negrin non mancano, per poterne cogliere il lato ironico, buffo, anomalo, assurdo. 
Spesso e volentieri, lui, con il suo retino da farfalle, ha catturato parole, ci ha giocato un po' e quindi ce le ha restituite con una sfumatura aggiunta, che a noi era sfuggita fino a quel momento. 
L'ultimo esempio è quel magnifico Caccapupuccetto Rosso, che compare nel suo libro dedicato a differenti riscritture dei Cappuccetti. Un'altra delle sue magnifiche ossessioni... 


Sebbene ne Il Gigante non giochi con le parole, il caso vuole che le altre due cose che fa massimamente bene siano in questo libro a fare bella mostra di sé. 
Il passo della fiaba lo prende fin dal primo rigo e, fino a cinque parole dalla chiusa, va avanti dritto per il suo sentiero. Tocca tutti i punti nevralgici, come piacerebbe a Propp: l'eroe, la sua forza, il suo coraggio, la sua sete di avventura, la rottura di un equilibrio, l'allontanamento e poi le sue peripezie e alla fine un lieto fine. La principessa, il drago, il gigante stesso ecc. 
Per capirci, la fiaba è il testo. Le illustrazioni sono l'infanzia. Ossia, nelle immagini racconta un pezzettino di vita di un bambino. Chi conosce Orlando, a cui il libro è - ovviamente - dedicato, ne riconosce i tratti, i ricci e certi atteggiamenti eroici e sorride un pizzico di più di chi non ha avuto la fortuna di incontrarlo, tuttavia va detto che dietro quell'Orlando ,che è un bambino vero, ci sono tutti gli orlandi e le orlande del mondo. 
Si tratta qui di raccontare l'intera categoria umana. 


Come accade spesso in Negrin, anche in questa storia il piccolo protagonista deve combattere e prendere le misure rispetto al mondo dei grandi. 
Si ricorderà la faccia del bambino che in Come? Cosa? che sente i suoi genitori sproloquiare di bonaccia di vento, nell'ultima pagina di quel libro in cui quello stesso povero ragazzino è stato sbatacchiato da continue raffiche crescenti, in lungo e in largo. 
O la frase dei due fratelli, incorniciati nel lunotto posteriore della Fulvietta azzurra in Bestie che, una volta rabboniti i genitori, non possono non concordare sul fatto che a volte i genitori sono proprio delle bestie. 
Ne Il Gigante l'ultimo misfatto che hanno commesso i grandi agli occhi del protagonista consiste nell'avergli dato una sorella e, a causa sua, di aver distolto da lui parte dello sguardo e dell'attenzione... 
Come ogni fratello maggiore - che che se ne dica - è piuttosto furioso del nuovo arrivo che non era nei suoi piani e così fugge a cercare altrove qualcuno che lo consoli, lo ami, lo trastulli, lo intrattenga. 



E chi meglio di una ragazzina in canottiera, vicina di casa, potrebbe distrarlo dal suo patire di gelosia? Tanto importante è quest'incontro che anche il peluche passa in secondo piano e può essere dimenticato nell'erba del giardino. 
Dunque ancora una volta Negrin racconta un'infanzia a cui viene riconosciuta alterità rispetto al mondo degli adulti, e quindi anche legittimità e autonomia di pensiero e azione rispetto a loro. Almeno fino a sera. 
Nessuna morale della fiaba, ovvero le sorelle neonate appena arrivate vanno all'istante amate! 
Dunque il testo di fiaba ci parla di un gigante, di una partenza avventurosa, di una principessa e via andare, mentre le figure ci parlano di un bambino che rassomiglia a Orlando. 
Quindi tra testo e immagine c'è un bel contrasto che si percepisce fin da subito e che crea un inevitabile quanto gradito (azzarderei, necessario), perché divertente, cortocircuito durante la lettura, per cui le parole vanno in una direzione e le immagini in tutt'altra. 
Ed ecco di nuovo il magnifico contrappunto, di cui si parlava che non è tanto
Qui, non solo è il sale della storia, ma ci offre spunti su un sacco di altri piccoli dettagli e lo fa, con noncuranza, tra le righe e tra i colori.


Uno su tutti: i bambini sono splendidi giganti. 

 Carla

mercoledì 7 gennaio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

È GIÀ TUTTO SOTTO I NOSTRI OCCHI


Tobia, il romanzo di Timothée De Fombelle, torna in Italia con una nuova traduzione di Maria Bastanzetti presso Terre di Mezzo e con un nuovo titolo: al precedente Tobia, un millimetro e mezzo di coraggio si sostituisce il Tobia, una vita sospesa, più fedele al testo originale e di fatto al senso dell’intero libro.

La scelta del primo editore, San Paolo, che portò questa storia in Italia nel 2012, fu quella di focalizzare l’attenzione sulla dimensione eccezionale del protagonista, di fornire un’informazione che funzionasse da gancio incuriosendo e spingendo alla lettura.

Il sottotitolo attuale gioca un’altra carta, quella dell’incertezza esistenziale e quindi apre a un ventaglio anche più alto di significati, laddove il primo connotava la storia in senso avventuroso.

Che la storia sia avvincente e molto coinvolgente è indubbio, ma forse ora i tempi sono anche più maturi rispetto a una decina di anni fa perché il valore di questo racconto si possa cercare anche in altro.

La produzione per ragazzi più recente preferisce storie in cui il livello di tensione sia molto alto, in cui la componente di mistero sia in ogni caso presente. E i motivi sono noti, tra questi il fatto che i lettori attuali (badate bene, non soltanto giovani!) fatichino a tenere la concentrazione su un testo che richieda uno sforzo prolungato: i ritmi lenti, le lunghe descrizioni sono di fatto banditi, sostituiti da improvvisi cambi di scena ed eventi non attesi.

La storia in oggetto di fatto possiede tutte le caratteristiche ritmiche per essere ancora amata dai più giovani, di qui la scelta di una proposta nuova che però cerchi di veicolare anche tutta un’altra serie di contenuti che nel frattempo sono diventati cruciali nel dibattito sociale. Mi riferisco alla questione ambientale che De Fombelle ripercorre in tutte le sue tappe e che soprattutto propone come uno dei tasselli di un discorso molto più articolato, a dimostrazione del fatto che nel nostro pianeta, come sulla quercia su cui vive Tobia, la degenerazione del contesto ambientale è una delle conseguenze di un modo di intendere la vita e il rispetto che scegliamo di riservare agli altri. Che sia su un ramo, o in un intero continente, cercare di ottenere un profitto nell’immediato, trascurando o peggio ignorando completamente le conseguenze, è un gesto mai neutrale, ma fortemente politico.
Tobia è un ragazzino di appena tredici anni, fa parte di una comunità di individui dell’altezza media di un paio di millimetri. La popolazione è organizzata in gruppi che abitano le varie sezioni di una grande quercia, dai rami più alti (arieggiati, scaldati dal sole e raggiunti dalla luce) occupati dai più abbienti, ai più bassi (luoghi quasi sempre in ombra e quindi caratterizzati da grande umidità) dove trovano alloggio quelli che possiedono meno.
Il padre di Tobia, Sim, è un noto e stimato scienziato che ha studiato l’albero e i suoi abitanti e che è riuscito a scoprire le grandi potenzialità di una sostanza che sgorga all’interno del tronco, la linfa nella sua forma grezza, e che riuscirebbe a fornire energia e autonomia di movimento a marchingegni costruiti dall’uomo. E lo rivela mostrando come, alimentato da questa sostanza, un piccolo insetto di legno, Balaina, sia in grado di muovere le zampe e camminare autonomamente
Sì, il metodo Balaina avrebbe cambiato la loro vita e loro erano pronti a portare mio padre in trionfo.
Ma lui continuò: “L’unico problema è che a me questa vita piace così com’è e non ho voglia di cambiarla. L’unico problema è che io volevo solo dimostrare che l’albero è vivo”.

Non è difficile immaginare quale possa essere la reazione dell’intera comunità che dopo aver assistito a una grande scoperta in grado di rivoluzionare la vita di tutti, si veda poi privata di questa possibilità dall’autore della scoperta che, in nome della salvaguardia della salute dell’albero, si rifiuta di rivelarne i dettagli.

Sim e la sua famiglia saranno costretti all’esilio in un primo momento. I due adulti verranno poi catturati, Tobia riuscirà a fuggire grazie alla scaltrezza del padre, ma gli anni che seguiranno saranno segnati da una corsa senza sosta. Il ragazzino, custode di una preziosissima pietra, sarà il ricercato numero uno e la sua lunga e faticosa fuga lo condurrà alla conoscenza di numerose persone, ma soprattutto gli svelerà la disonestà di tante che credeva amiche.
Il romanzo parte dalla fuga per poi ricostruire pian piano, per mezzo di flashback e racconti dello stesso protagonista, i fatti che conducono fino a quel punto. Come in un puzzle che si completa progressivamente di parti mancanti, il quadro si conclude alla fine della storia e a sua volta si rivela solo il punto di partenza per la prosecuzione nel volume che uscirà nella primavera 2026.
Il padre di Tobia si dimostra figura centrale per l’integrità della sua morale che ostinatamente decide di perpetrare. Quella che lui aveva tra le mani era di fatto una bomba che avrebbe decretato la fine della vita sull’albero. 
Non penso di esagerare ipotizzando che De Fombelle abbia costruito questo personaggio pensando a quei fisici, Fermi e Oppenheimer, tra gli altri, che si trovarono di fronte a una scoperta (l’energia nucleare) che avrebbe deciso le sorti dell’intera umanità.

La letteratura è per fortuna ancora il luogo in cui possiamo immaginare che ci sia qualcuno che scelga di tirare il freno e procedere in una direzione contraria rispetto a quella di tutti.

Il giovane Tobia è di fatto il portavoce di questo valore assoluto, si muove avendo ben presente quel pensiero che, come un faro, lo guida e lo sostiene nelle durissime prove che affronta.

Il mondo costruito in questo romanzo non è alternativo a quello reale, lo riproduce nei modi di organizzarsi e nelle sue degenerazioni. Il salto compiuto riguarda piuttosto le dimensioni. A un certo punto, così come è successo alla specie umana quando è riuscita ad alzarsi in volo, anche Tobia guarda al proprio albero rendendosi conto che non si tratta dell’unica realtà esistente. La quercia sulla quale lui e gli altri abitanti hanno costruito la loro vita è proprio quella che si trova nei nostri boschi; Tobia, Elisha (personaggio assolutamente centrale e lo sarà ancora di più nel seguito di questa storia) sono esseri che “potremmo” scorgere se dotati di potentissime lenti di ingrandimento. Lo sforzo che De Fombelle chiede al lettore è quello di sprofondare tra le pieghe di una corteccia, tra le foglie e i buchi scavati nei rami. È già tutto davanti ai nostri occhi, occorre solo aguzzare lo sguardo.

Teodosia


Tobia. La vita sospesa di Timothée De Fombelle, traduzione di Maria Bastanzetti
Terre di mezzo, 2025



lunedì 5 gennaio 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

NELLA BURRASCA, UN PORTO SICURO

Nella burrasca, Brian Floca, Sydney Smith (trad. Damiano Abeni)
orecchio acerbo 2025


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Prendimi per mano, 
andiamo a guardare 
il mare prima della burrasca.
Imbocchiamo la strada di ghiaia che scende alla baia, ogni passo uno scrocchio.
Superiamo la stalla, usciamo dal bosco, ci troviamo allo scoperto, sotto un cielo pesante e sempre più cupo.
Sentiamo le folate del vento, un vento sempre più forte. Rimbomba nelle orecchie,
scuote le piante, sbatte i rami sui rami, toc toc toc!
Sugli scogli non ci siamo più mossi, 
scogli come immensi ossi,
consumati e percossi 
dall’acqua e dal tempo, 
da burrasche come questa
che ci sta venendo addosso."


Due bambini decidono di comune accordo di uscire e andare incontro alla burrasca che si vede all'orizzonte. In fondo è un pericolo lontano: lo si può guardare.
Seguono il sentiero che porta al mare. Attraversano un bosco e il cielo si fa sempre più nero. I rumori del vento sono forti e anche il mare si è ingrossato e loro, fermi sugli scogli, sono colpiti dagli spruzzi che fanno le onde.
Potrebbe bastare e potrebbe essere il momento di tornare indietro. Ma no.
Continuano a camminare lungo la costa. Incontrano la vicina di casa che suggerisce loro di rientrare perché la burrasca è sempre più vicina. Ma no.
Continuano a camminare, mano nella mano: vedono un faro e case abbandonate.
Comincia a piovere, ma loro continuano a camminare e attraversano il villaggio sotto un acquazzone potente. Potrebbe essere questo a fermarli. Ma no.
I negozi che di solito sono pieni di gente, le strade che di solito brulicano, la gelateria amatissima ora sono luoghi deserti e spettrali.
E poi BUM! il primo tuono...


Un testo che suona dal principio alla fine. Questo è quello che Brian Floca ha concepito un giorno durante una sua residenza artistica. 
Come nella maggior parte dei suoi testi, c'è una musicalità potente. 
Qui forse anche più che altrove. 
Lui, che di mestiere fa l'illustratore (e che illustratore: allievo alla RISD di David Macaulay; Caldecott Medal nel 2014, se non erro), capisce che questa bella prosa poetica lui non la illustrerà mai. Il suo modo di disegnare non è adatto, si tratta di un testo estremamente 'visuale' ma lontano dalle sue "precisioni" alla Macaulay.
E così succede quanto segue: durante una visita di Sydney Smith nello studio di Brian Floca a Brooklyn (i due si conoscono e si stimano reciprocamente un bel po', come è giusto che sia), quest'ultimo gli propone di leggere Island Storm e gli chiede di illustrarlo.
Quella burrasca che cresce, quella natura così forte, quei due bambini in cerca di emozioni e avventura, piccoli, coraggiosi e così intimamente legati fra loro, quella loro voglia di andare avanti nella certezza che insieme ce la faranno a superare ogni ostacolo, tutto questo è nelle corde di Sydney Smith da sempre.
Per i più distratti, basterà ricordare Piccolo in città, dove il coraggio di un piccolo è sotto gli occhi di tutti, oppure riandare a Io parlo come un fiume, dove il rombo scomposto quanto naturale di un fiume è la chiave del libro, oppure ancora rileggersi Ti ricordi? dove l'essere in due nei ricordi così come davanti all'incertezza di domani può rappresentare il dissolversi di molti timori, di grandi e piccoli.
Quindi accade che Sydney Smith accetti entusiasta.
I due si parlano poco durante la fase di creazione di Smith. 
Fanno solo due chiacchiere intorno a un paio di punti che riguardano i personaggi e la loro reciproca relazione.
Poi Sydney Smith parte e con i suoi disegni e cerca di dare ancora più forza e potenza a un testo che è già pieno di bellezza.


L'aspetto che lo colpisce e che gli interessa più di ogni altro è il rapporto interpersonale tra i due bambini. Gli piace questo loro andare avanti a farsi reciprocamente coraggio. Gli piace che si mettano alla prova. Gli piace che provino entrambi e insieme tanto il coraggio quanto la paura. Gli piace massimamente il finale, al quale aggiunge un dettaglio che fa saltare sulla sedia Brian Floca.
Ma se ne parlerà fra un attimo.
Quei due che sfidano la burrasca, che vogliono osare pur avendo paura, che si sentono forti perché non sono da soli, gli ricordano tanto la sua infanzia quando suo fratello più grande di otto anni se lo portava sempre dietro. Ma nello stesso tempo quei due bambini gli ricordano anche i suoi due figli: Sam il maggiore ed Emrys il più piccolo, biondo pannocchia. Se aveste curiosità di vederli, non avete che da andare a vedere la magnifica copertina del catalogo degli illustratori di BCBF 2025: sono quei due, ritratti mentre disegnano nella cucina di casa, inondata di luce.
E questo è quello che accade.


I due bambini - non meglio definiti nel testo - diventano un fratello e una sorella, ovvero prendono la forma della loro relazione reciproca, due fratelli ma anche due amici solidali tra loro che, con impermeabili e stivali di gomma, vanno a vedere il mare in burrasca, corrono nella campagna, non danno retta alla vicina, arrivano nel villaggio che conoscono, ma sotto tutta quell'acqua, quasi non riconoscono...
Poi c'è qualche cosa che nel testo inverte la rotta (come in Sendak o in Rosen/Oxenbury): qui si tratta di un tuono. 


Come negli altri due esempi, il nastro si riavvolge fino a tornare a qualcosa che possa assomigliare a un porto sicuro.
Ed è qui che Smith inserisce un elemento visivo, che nel testo manca totalmente: una donna che corre nella pioggia, spettinata e coperta dal suo trench giallo, uscita di casa con una torcia in mano e una faccia preoccupata.
Nel testo, potete controllare, tutto questo non c'è. 


Eppure quella mamma, finora nascosta, è davvero un regalo immenso per il libro. 
E questo Brian Floca lo capisce al volo. E, commuovendosi di gioia davanti alla copertina, pensa tra sé quanto sia bello vedere le proprie parole cambiare e crescere nelle mani di altri. 
Sommessamente si potrebbe soggiungere: e che mani...
Gli piace così tanto l'idea di questa mamma nella pioggia che modifica, ovvero taglia, anche parti di testo per seguire l'intuizione di Smith.
Quella madre, grazie a quella torcia, è lì a dire un sacco di cose che il testo tace: "sono spaventata quanto voi, bambini". "Vi vengo incontro, bambini, per portarvi in salvo." E in quell'abbraccio, che commuove, aggiunge senza dirlo "Io sono il vostro porto sicuro. Nella burrasca."

Carla