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mercoledì 24 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

 BLOG IN PAUSA

causa 
PANETTONI, BISCOTTI DELL'ALBERO, 
 RIMPATRIATE IN FAMIGLIA 
E
MERITATO SILENZIO 
(di riposo ancora non ce n'è traccia)

 Si torna 

                     prima di Capodanno... per far due botti 


Nathalie Dargent, Magali Le Huche, La cena di Natale, Edizioni Clichy


lunedì 22 dicembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

C'È MA NON SI VEDE 

Un milione di Babbi Natale, Hiroko Motai, Marika Maijala (trad. Giulia Genovesi) 
Terre di Mezzo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Tanto tempo fa, in tutto il mondo esisteva un solo Babbo Natale. Sulla Terra infatti, vivevano pochissime persone. E siccome c'erano anche pochissimi bambini, durante la notte della vigilia Babbo Natale riusciva a portare un regalo a ciascuno di loro. 
Tutti lo accoglievano in casa con un sorriso. 
Babbo Natale era contento. 
Ma poco a poco il numero di persone cominciò a crescere. E così anche il numero di bambini. Per Babbo Natale diventò sempre più difficile consegnare tutti i regali in una sola notte." 

Lui era stremato e anche le renne avevano bisogno di fare una pausa. 
Allora Babbo Natale ebbe un'idea: chiese a dio di farlo diventare due Babbi Natale. 
Le cose migliorarono, anche se il problema di aver dimezzato le loro dimensioni, non fu roba da poco. Inoltre dopo un po' il problema si ripresentò: la gente continuava ad aumentare e con essa anche i bambini. I due tornarono da dio e chiesero un'altra moltiplicazione di Babbi e relativa divisione di ingombri. Quattro Babbi Natale facevano un sacco di lavoro anche se fisicamente apparivano ancora una volta dimezzati... 
Da quattro chiesero di diventare... un milione. E dio li accontentò, ma erano così minuscoli... Per la precisione erano un milionesimo del primo. Va da sé che il loro lavoro non erano più in grado di svolgerlo, ma non si persero d'animo e così minuscoli riuscirono a trovare valide braccia che avrebbero svolto per loro un servizio tanto importante... 

Uscito nella sua prima edizione italiana nel 2020, questo libro è fatto da tre gagliarde donne: una giapponese che ama la Finlandia, una finlandese che ama la Finlandia e un'italiana che le ama entrambe, evidentemente. 


A Hiroko Motai il merito di aver avuto una grande idea, utilizzabile con facilità per giustificare agli occhi dei bambini più sospettosi il fatto incontrovertibile che Babbo Natale - quello vero - non si vede, non perché non esista, ma perché è talmente minuscolo che anche al microscopio si faticherebbe a individuarlo. 
In sintesi: Babbo Natale c'è ma non si vede. 
Sempre a Hiroko Motai il merito di aver creato un piccolo meccanismo a orologeria che funziona alla perfezione. Un trattatello di matematica, filosofia e anche di fisica. E ancora, di averlo creato nel modo più semplice e diretto possibile. Tanto semplice che ogni bambino o bambina che non ne sa di fisica, matematica lo capirà al volo! 
Per intenderci: l'infinitamente piccolo - tanto in filosofia quanto in fisica - esiste, senza mai dover arrivare al concetto di nulla. In sostanza, una qualsiasi quantità è per definizione sempre divisibile: quindi Babbo Natale può ridursi a meno di un granello di polvere, ma continua a esistere! 


Certo, e qui arriva un altro bel guizzo di Hiroko Motai: non è che la divisione ovvero la moltiplicazione dei Babbi Natale la si poteva affidare a uno qualunque, quindi chiamare in scena dio è stata cosa buona e giusta. Anche se un tantino rischiosa...
Tanto per chi avrebbe dovuto illustrarlo quanto per chi avrebbe dovuto decidere come scriverlo. Parliamo prima del testo. Libro tradotto in diciotto lingue, quindi diciotto editori si saranno interrogati su come scrivere la parola dio. Nell'edizione italiana, il caso ha voluto che editor e traduttrice coincidessero in un unico corpo, quindi il conflitto - ammesso che ci sia stato - è presumibile che si sia trattato di un dilemma interiore. In Francia, maiuscolo, per esempio. In Germania, maiuscolo giocoforza. Vabbè. 
A parte la scelta tra maiuscoli e minuscoli, sinceramente fa sorridere che in tutte le sinossi del libro, compresa quella inglese, si glissi su chi abbia prodotto la moltiplicazione, ovvero divisione del primo e dei successivi Babbi Natale. 
Insomma, è ovvio che non potesse essere uno qualsiasi... Eppure, tutti zitti. 
Altra piccola questione: come si declina il plurale di Babbo Natale? Oggi, alla Lingua batte su Radio Tre, un dotto ragionamento ha fatto pendere per la declinazione al plurale della sola parola babbo. Con Gesù Bambino la scelta si era fatta più spinosa, ma vabbè, di nuovo. 


Adesso, l'altra questione riguarda l'iconografia: come disegnarlo questo dio che tutto può? E qui si vede il grande genio di Malika Maijala che, da buona finlandese, ama la natura boscosa che la circonda. 
Come illustratrice ha avuto davanti a sé non uno, ma due grandi problemi: del primo abbiamo appena parlato; il secondo riguarda il milione di Babbi Natale, infinitesimali. 
Va da sé che in entrambi i casi, la soluzione che ha trovato con i suoi pastelloni a olio sia stata semplicemente divina! 

 Carla

domenica 21 dicembre 2025

RICETTA PER BISCOTTI A TESTA IN SU 


Questa è ancora una ricetta che devo a Bernard, da cui la parafrasi del titolo di un suo gran libro.
Da quel che so, insieme alle Zimtsterne sono i suoi biscotti di Natale. 
Io - modestamente ma caparbiamente - mi sono messa sulla scia del Maestro e ci ho provato. 
Li ho portati come biscotti di fine "pranzo della vigilia della vigilia della vigilia" in casa editrice.
Hanno avuto un loro successo di pubblico e critica. 
Questo è un blog di servizio, quindi metto qui la ricetta. 

Ingredienti per 30 o 40 biscotti 
 
2 uova 
125 gr burro 
200 gr di farina 00 
1 presa di sale 
50 gr di zucchero 
50 gr di zucchero a velo 
50 gr di nocciole 
50 gr di mandorle 
260 gr di composta di arance o lamponi o... 

Per la base: 
mettete nel robot da cucina la farina, lo zucchero, il pizzico di sale e date una frullata. Aggiungete il burro freddo a dadini altra frullata bella lunga finché non diventa sabbia, quindi aggiungere i rossi d'uovo e frullate finché non diventa un impasto liscio e omogeneo. In altre parole, una frolla. Mettetela la pallotta nel frigo e lasciatela lì per un'ora. Quindi stendetela con cura in una teglia angolare, con la carta forno come base, un rettangolo di 20x30 cm circa. 

Per la farcitura: 
spalmare uno strato uniforme di composta sulla base. Con lentezza e accuratezza. 

Per la meringa come top: 
montate a neve ferma con il solito robot le due chiare con i 50 grammi di zucchero a velo. 
Tritate finemente mandorle e nocciole e con molta cura incorporate la graniglia con la meringa e ricoprite con cura lo strato di composta. Anche in questo caso con lentezza e accuratezza. 
Infornate per 30 minuti a una temperatura di 190° nella parte mediana del forno. 
Quando il rettangolo è ancora tiepido, tagliarne strisce regolari per longitudine e latitudine. 
Otterrete tra i 30 e i 40 mattoncini. 


A vous!

Carla

qui la fonte per chi volesse esercitare il proprio tedesco e usare altre dosi per lo zucchero nella meringa... https://www.alnatura.de/de-de/rezepte/suche/heiligabendgebaeck-103603/

lunedì 17 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SOFFITTI ALTI E DI GRAZIA

Vida e la missione di Re Inverno, Bjarne Reuter, Anna Forlati (trad. Eva Valvo) 
Iperborea, 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Accanto al letto c'era un quadro che raffigurava Pioppotremolo, che non si poteva nemmeno definire un 'paese', ma al massimo un bosco con alcune vecchie case sparse. In una di quelle case abitava il nonno di Vida e Karl, insieme al pappagallo Paolo e al gatto Mosè." 

Gli zaini dei due fratelli, Karl il maggiore e Vida la più piccola, sono già pronti dalla sera prima. Quello che li aspetta è un fine settimana a casa del nonno, a Pioppotremolo. Ma a mettersi di traverso ai loro progetti è la grande nevicata nella notte che ha bloccato le strade. 
Solo i treni, seppur lentamente, viaggiano ancora... 
Il nonno per telefono ha appena detto alla mamma dei due bambini che effettivamente anche lì da lui è tutto fermo. Il fine settimana pare saltato. Ma se Karl non parte per andare dal nonno, ha minacciato di scoppiare. Così il nonno decide di fare un estremo tentativo per salvare il nipote... 
Il tentativo consiste nel rimettere in uso la vecchia slitta, attaccarci il vecchio cavallo e andare a prendere Karl e Vida alla stazione del treno, dopo aver attraversato il bosco. 


Il tentativo, nonostante il vecchio Salomone von Olsen abbia arrancato nella neve alta con le sue tre zampe e mezzo, è riuscito! Quel cavallo pigro ha portato il nonno fino al piazzale della stazione e poi, nonostante tutto, nonostante il freddo e nonostante il buio, ha riportato indietro a casa nonno e nipoti. 
Questo è il racconto di un fine settimana che - complice la grande bufera di neve che ha bloccato l'intera Danimarca - è durato ben di più e si è trasformato in una avventurosa impresa per aiutare un quasi folletto a superare la grande prova che il Re Inverno gli ha assegnato per poter diventare un folletto al cento per cento! 
Una corsa contro il tempo, perché tutto deve succedere entro il 25 dicembre, ovviamente! 

Il consiglio è questo: procurarsi entro il 30 novembre una copia di questo libro e leggerne - da soli o in compagnia - un capitolo a sera, per arrivare alla sera di natale con il miglior animo possibile. 
Se il piano A non dovesse riuscire, il piano B suggerisce di procurarsi detto libro e ricavarsi una mattinata libera (o anche due serate o tre ore un giorno sì e un giorno no) per leggerlo e anche in questo caso l'animo se ne gioverà parecchio. 
Questo libro è illuminato perché possiede una bella aria dentro e tanta grazia diffusa. Quelle stesse aria e grazia che illuminano spesso e volentieri la letteratura del Nord, almeno quella per l'infanzia: dove tutto scorre con così tanta naturalezza che l'unica cosa che il lettore può fare è quella di abbandonarsi al flusso della narrazione e farsi portare fino all'ultimo punto. Quello che chiude la storia. 
In ordine sparso, un po' di cose luminose. 


La relazione tra adulti e bambini: autentica, matura, risolta, leale, serena. 
I bambini e i grandi sono spesso su posizioni diverse, tuttavia da entrambe le parti c'è il rispetto dell'altro e l'ascolto reciproco. I grandi fanno i grandi e i bambini fanno i bambini. Nessuno sconfina! 
La relazione tra realtà e magia: equilibrata e permeabile.


Con grande naturalezza si passa dalla missione magica di Vida e del suo amico quasi folletto che deve raccogliere uno stivale di chiardiluna alla spesa al supermercato, dal gilet di ragnatela alle partite a Ludo tra nonno e nipote. 
Il lettore passeggia allegramente tra i due mondi e capita che a ogni superamento del confine un po' di polvere di realtà gli resti sul vestito, così come un po' di brillantini di magia. I dialoghi tra un bambina e un folletto rendono concreto questo continuo passaggio.
Il sense of humor che forse ha una sua ragion d'essere geografica, data dalla vicinanza tra Danimarca e Gran Bretagna. Un fatto è indubitabile: quel nonno è davvero una sagoma. 


E non riesce proprio a fermarsi di fronte a nulla: sa ridere di cose anche molto serie. 
Grande insegnamento, il suo! E già che c'è fa molto ridere anche il lettore grande, il che non guasta! 
Lo spessore dei personaggi e lo spessore del contesto: tanto i due bambini quanto i tre adulti che abitano questa storia sono lì ben piantati nei loro rispettivi caratteri. E sono anche molto belli nelle loro relazioni interpersonali. 
Karl e la sua concretezza, Vida e la sua poesia. 


Con sullo sfondo belle giornate invernali, quelle con "il soffitto alto", la campagna danese in inverno, una casetta accogliente, calda e luminosa, il silenzio intorno, la neve che tutto copre, mangiandosi ogni rumore... 
E il natale in arrivo. 
I disegni di Anna Forlati che su tutto questo apre finestre, come in un vero calendario dell'avvento, e tavole singole o doppie che restituiscono - attraverso una nebbiolina perenne - l'aria e la grazia di questa storia. 

Carla

lunedì 23 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DUE O TRE COSE CHE SO SU DI LUI

Il dizionario di Babbo Natale, Grégoire Solotareff (trad. Paola Parazzoli) 
Babalibri 2024 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"giocattolo: Babbo Natale 
prova sempre i giocattoli 
che fabbrica per i bambini, 
ma poi glieli dà anche 
se non funzionano, perché 
è meglio un giocattolo difettoso 
piuttosto che nulla." 

Come un vero dizionario, anche questo di Babbo Natale ne rispetta le regole, la forma, la struttura. Una grande lettera iniziale, maiuscola e addirittura tridimensionale apre la sequenza di parole - a volte poche, anche solo una, a volte tante che con quella lettera iniziano. 
Alla H solo una, hello hello, alla S sono addirittura 15. 
Leggendole una per una, così come avverrebbe per ogni altro dizionario qualsiasi, la cosa che succede è che si impara qualcosa che non si sapeva. Qui in particolare, visto che tutto ruota intorno alla misteriosa figura di Babbo Natale e il suo entourage di elfi aiutanti, le cose che si imparano sono davvero parecchie. Si potrebbe azzardare, che lo sono quasi tutte. 
Nell'ordine si apprendono molte cose sul loro aspetto fisico, sui loro rapporti reciproci, parecchie informazioni sulla infanzia di Babbo Natale e sulla sua famiglia. 
Per rispettare la struttura del dizionario ha senso qui elencare una notizia da mettere a mente, una per ciascuna lettera. Ventisei cose che da oggi in poi sapremo su di lui. Ometto tutte quelle che riguardano esclusivamente gli elfi. D'altronde questo è il Dizionario di Babbo Natale... 

da piccolo era un ACROBATA 
in America alcuni vecchi BANDITI gli assomigliavano, ma non avevano niente a che fare con lui 

non gli piace il CAMPEGGIO 
quando suona il violino il suo naso è elemento di DISTURBO per l'archetto 
in ESTATE indossa un abito diverso, che tiene conto della stagione e delle temperature e del sole 


suo padre è sempre stato molto FIERO di lui. E invece suo fratello? 
per i suoi stivali ha un elfo GUARDIANO che spesso però si addormenta 
se sentite "HELLO sono Babbo Natale" nella cornetta, dubitate: lui non possiede il telefono 
diventa IRRICONOSCIBILE appena fatta la barba. E gli elfi ne hanno timore


possiede un JET privato
ingrassa con facilità e gli elfi lo sfottono: i KG crescono veloci se si abbuffa di troppe bontà
dorme in un LETTO normale 
ama MOLTO gli elfi che contraccambiano affettuosi 
è NEGATO per il disegno, nonostante si diletti parecchio a dipingere
i suoi OCCHI sono blu, come il cielo, quindi azzurri. Diffidate delle imitazioni... 
la sua PASSIONE è andare in barca a vela, ma non mette mai il PASSAMONTAGNA 
QUATTRO le carote che servono se si vuole fare un pupazzo di neve che gli assomigli 


ogni tanto gli piace RIPOSARE nella culla di quando era piccolo 
odia i RITARDATARI, in particolare gli elfi lenti a mettersi le scarpe 
rimane basito davanti alla STUPIDITA' delle storie per bambini che lo riguardano (touché) 
porta una TRECCIA dietro la schiena 
l'UNICORNO rosso, detto di Babbo Natale, non esiste 
non ha casa, ma vive nel VILLAGGIO degli elfi, un po' da uno un po' dall'altro 
i vagoncini della fabbrica di regali fanno WROOM, ma sono pericolosi se usati a sproposito 
usa lo XILOFONO per chiamare tutti gli elfi a tavola per il pranzo 
per lui no, ma per gli elfi anche un canottino diventa uno YACHT 
la ZEBRA di Natale, quella a righe rosse e bianche, non esiste, come l'unicorno. 
Da tutto questo si evincono un paio di cose che esulano da Babbo Natale, ma che riguardano Solotareff: è uno dei migliori autori di sempre per come disegna e per come è capace di costruire le sue storie, per come ci fa ridere, per come ci commuove, per come ci fa pensare. 
Non c'è nemmeno un suo libro che non meriti di essere letto e amato, non c'è immagine che non confermi la sua immensa arte. 

Carla

venerdì 20 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

OOOOOH! 

Il primo Natale di Babbo Natale, Mac Barnett, Sydney Smith 
(trad. Sara Ragusa) 
Terre di mezzo 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Gli elfi erano mortificati. 
'Dobbiamo fare qualcosa di speciale per Babbo Natale' si dissero. Detto fatto. 
Quella mattina quando Babbo Natale si svegliò, gli portarono la colazione a letto.
'Cosa succede?' chiese lui. 
'E' Natale! Buon Natale!' 
Babbo Natale sorrise. 'Grazie,. Sembra deliziosa. Buon Natale.' 
Ma quando finì le ciambelle, si infilò gli abiti da lavoro e prese gli attrezzi. 
'Aspetta!' dissero gli elfi." 

Perché il natale fosse un vero natale anche per Babbo Natale, doveva esserci un albero e così lui e gli elfi andarono nel bosco dove trovarono un gran bell'abete rosso. Era davvero bello, ma davvero grande e ce ne volle un bel po' perché riuscissero a farlo entrare in casa. Poi lo decorarono come si deve, anche con i maialini di pan di zenzero. Poi intorno al camino attaccarono le calze, ognuno aveva la propria e poi accesero anche il camino e quando si fece buio, sull'intero polo nord, srotolarono le lucine che al loro tre si accesero. 


Gli elfi prepararono i biscotti e a Babbo Natale ne diedero solo uno, gli altri sarebbero serviti per 'qualcun altro'... In compenso gli diedero il permesso di leccare il cucchiaio con l'impasto e lui, pensando di non essere visto, mise anche un dito nella glassa. 
Riuniti tutti, elfi e BN, intorno al fuoco del camino a leggere e raccontare storie, furono interrotti all'improvviso dalla porta che si spalancava e al centro, in un vortice di neve, era comparso lui - il deus ex machina di tutta l'operazione, quasi perfetto nella sua migliore imitazione con il vestito di rosso, con quella risata inconfondibile e con un sacco pieno di regali... 

Così come il suo fraterno amico Jon Klassen ha trascorso anni ossessionato dai cappelli, parrebbe che anche Mac Barnett sia nel mezzo della sua, di ossessione, quella per Babbo Natale (BN). 
Come dargli torto: la questione è misteriosa e i pareri discordanti. 
L'anno passato, in coppia con il suo solito e fraterno amico, aveva affrontato e magicamente risolto la questione della penetrazione dei solidi (bel problema visto che Babbo Natale non è né un liquido né un gas): ovvero Come fa Babbo Natale a passare dal camino? 
Quest'anno, con un nuovo amico di pennello, Sydney Smith, si interroga su come lo stesso Babbo Natale trascorra il Natale. 
Questione non da poco, anche questa. Tuttavia, forse complice l'illustrazione, si avverte da subito un coinvolgimento emotivo ben più forte rispetto all'anno passato. A tal punto che, alla fine, qualche lacrima di commozione qualcuno la versa. 


L'idea di partenza, ovvero che BN fino a un certo punto della sua esistenza, di fatto del Natale abbia coltivato solo l'aspetto lavorativo, funziona molto bene come innesco esplosivo per lo sviluppo comico della vicenda. In questo senso c'è un grande non detto intorno a cui tutto ruota: da parte di BN c'è contemporaneamente la lucida consapevolezza che lui è l'unico e l'insostituibile, ma nello stesso tempo in lui alberga anche una grande tenerezza nel voler comunque assecondare gli elfi nel loro progetto che questa unicità vorrebbero smentire. 
Ragazzi, questo è il grande gioco della letteratura, del teatro, del cinema! Tutti siamo consapevoli che quello che stiamo leggendo, vedendo o ascoltando non è veramente così, eppure ci crediamo (Coleridge rules!), ovvero ci piace crederci. 
E quindi anche BN in persona entra a far parte del grande gioco della finzione. Proprio lui che è - diciamolo a bassa voce - la quint'essenza della finzione, la finzione per antonomasia. Tant'è. 
Gli elfi sono piccoli e affettuosi con lui, come non stare al loro gioco, magari fingendo anche un po' di stupore? 


Quindi un adulto potrebbe dire: bel gioco Barnett: la finzione nella finzione. 
Ma attenzione, la letteratura è in grado di fare grandi salti mortali (anche più del cinema e del teatro, certe volte) e qui un bambino potrebbe affermare con altrettanta sicurezza: qui la finzione è nella verità. Perché proprio in nessun angolino recondito di questo magnifico testo c'è una smagliatura che potrebbe mettere in sospetto un bimbetto che in BN creda con fede incrollabile. 
Meccanismo narrativo complesso e perfetto: ticchetta a tempo come una sveglia, per suonare all'ultimo giro di pagina. 
Ecco, a proposito di giro di pagina un paio di cose vanno messe in luce. 
Barnett lo ha detto, lo ha ridetto, lo ha scritto, lui, come tutti i più bravi da Sendak in giù, sa alla perfezione come funziona quella frazione di secondo di silenzio e di sospensione visiva. E se ne serve, padroneggiandone l'effetto per ben due volte. 
La prima volta fa un regalo (di natale) a Smith che, a sua volta, fa un regalo a tutti i lettori perché gli fa dire oooooh, e il secondo, invece, Barnett lo tiene per sé, come Sendak gli ha insegnato a fare. 


Vogliamo parlare del ritmo, della cadenza, del racconto? Alcune cose vanno veloci veloci, altre lente lente: rapido su come far entrare l'abete rosso, e per converso lento nel dettagliatissimo menu... 
E allora, vogliamo parlare di come Sydney Smith faccia lo stesso con le immagini: piccole vignette e tavole a piena pagina, doppie pagine piene piene?
 
Vogliamo parlare dei silenzi in cui Smith si infila e racconta per immagini? 


Vogliamo parlare dell'armonia su cui si accordano, al loro primo albo insieme? 
Vogliamo parlare della "tenerezza" nella voce di Sydney Smith? La gestualità e l'espressività dei personaggi: a partire dall'andirivieni di elfi per le viuzze per finire sui pomelli rossi di BN. 


Ma oltre tutto questo, si riconferma la sua straordinaria capacità di fare della luce una vera protagonista. Per Sydney Smith ogni occasione è buona per mettere 'in luce' la luce: dai raggi che attraversano la finestra e colpiscono il profilo di BN che diventa una lama bianca, alla luce che abbaglia nel bosco o sui tetti del villaggio innevati. 
O ancora la luce calda del camino o quella tremolante delle candele a tavola che illuminano i manicaretti o i calici alzati nella tavolata finale. 
Ecco. Brindiamo a un gran bel libro! 

Carla

lunedì 2 dicembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

TANTO RUMORE PER NULLA 

Il Natale sono io!, Olivier Tallec (trad. Tommaso Gurrieri) 
Edizioni Clichy 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Abele l'abete pensa che non vorrebbe crescere qui, all'ombra di centinaia di alberi sinistri, che lo terrorizzano. 
Ha ambizioni un po' diverse dal diventare un armadio. 
E tra l'altro non gli piacciono quei mobili commerciali, costruiti in serie. 
Lui sogna luci e colori. Se solo potesse sentire i suoi rami piegarsi sotto il peso degli addobbi e avere un'enorme stella in cima alla testa... 
Perché Abele ha un unico sogno: diventare un albero di Natale." 

Parafrasando il motto di Luigi XIV, l'etat c'est moi (!), questo piccolo abete, di nome Abele (!) cerca di dare una svolta alla sua carriera di albero: di certo non ha le fisique du role e nemmeno la predisposizione d'animo per diventare un mobile componibile Ikea. Non è neppure credibile che voglia finire come fiammifero, o peggio ancora come bara... 
Abele sogna altro. Già si vede con lucine, decorazioni laccate, una stella sulla testa e nastri colorati che pendono dai suoi rametti, essere il centro dell'attenzione durante la festa più importante dell'anno, almeno nel mondo occidentale... 
Questo suo progetto cozza con la circostanza di essere piantato in un terreno in mezzo a tanti altri abeti come lui. Spostarsi potrebbe sembrare un problema oggettivo, visto che lui è albero, ma in verità con un buon lavoro di scavo delle proprie giovani radici con i rami più lunghi e più bassi, anche quel vincolo si supera. 
Il problema, semmai, viene dopo, quando il natale gli sfreccia letteralmente sotto gli aghi... 

Ho giurato a me stessa che non avrei scritto una riga su libri esplicitamente natalizi prima dell'arrivo di dicembre. Lo considero immorale. 
Questo albo che dell'intero circo natalizio mette a fuoco un solo aspetto, il desiderio di un abete sognatore, è un altro di quei preziosi racconti che Tallec offre ai suoi numerosi e affezionati estimatori. 


A parte lo sguardo affettuoso che dimostra nei confronti dell'abete Abele (!), a parte la qualità del disegno,Tallec fa succedere un altro paio di cose interessanti, anzi tre: da una parte piega la realtà a suo uso e consumo, dall'altro mette fra le righe un suo preciso punto di vista sul natale e sul modo frettoloso e meccanico in cui lo celebriamo, ma accende anche una lucina sulla questione dell'autodeterminazione (di un abete). Cose, queste che mi paiono interessanti a prescindere. Terza cosa: Tallec, come molti altri buoni autori di storie per bambini, non disdegna affatto il piacere di rivolgersi anche ai grandi, quando scrive e disegna. 
Qui come altrove si percepisce la sua volontà di parlare (complice anche il suo sapido traduttore), sia ai suoi lettori sotto il metro e quaranta sia a quelli sopra detta misura. 
Credo dipenda dal fatto che Tallec, come molti altri, quando scrive, scrive. Punto. Non pensando troppo ossessivamente all'età dei propri lettori. 
Torniamo al punto uno: piegare la realtà verso l'assurdo. A parte il gioco di dare a ciascun abete naso e occhi - l'antropomorfizzazione è cosa diffusa nelle illustrazioni dei libri per bambini - Tallec fa un passetto in più. 


Concede ad Abele un know-how non comune per un abete: quello di sradicarsi, come se nulla fosse. L'idea di crescere in mezzo ai suoi simili già adulti, con un futuro prestabilito, proprio non gli piace, quindi Tallec gli affida il superpotere di sradicarsi e di camminare, e poi di correre verso il suo nuovo destino. Perché questa è un po' la questione che attraversa l'intero racconto... In questo scarto totalmente assurdo però non perde l'occasione di disegnare le cose come "dovrebbero essere", ovvero se si osservano le gambette di Abele si noterà un certo irsutismo, dato dalle piccole radicette, ora all'aria. 
Tacerò sulla pallina rossa, e il suo ruolo di oggetto transizionale. 
Il secondo pregio del libro sta appunto nelle due questioni intorno a cui il racconto ruota. La prima ragiona sulle aspettative personali. In questo caso, contrariamente all'abete di Andersen, Abele riesce nel suo obiettivo, con la complicità del suo illustratore, tuttavia la cosa che gli preme è poter scegliere di non crescere come un pollo di batteria, ma godersi il suo momento di unicità e celebrità. 


A onor del vero, con l'abete di Andersen condivide anche un certo senso di insoddisfazione. 
L'abete di Tallec, nello specifico, è molto deluso nei confronti del tanto decantato natale. Tanto rumore per nulla! 
Tuttavia, rispetto al suo più famoso predecessore, il finale che lo aspetta è molto meno lacrimevole. 
 A meno che non si tratti di lacrime dal troppo ridere. 

Carla

venerdì 29 novembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UN CORPICINO FORZUTO

Qualcuno mi aspetta dietro la neve, Timothée De Fombelle, Thomas Campi
(trad. Maria Bastanzetti) 
Terre di Mezzo 2024 


 NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"La maggior parte delle rondini non conosce nient'altro dell'umanità, delle sue tragedie e della sua bellezza, che queste minuscole sagome, laggiù in basso, che si credono grandi sulla terra ma non superano il più piccolo dei loro alberi. 
Perché non bisogna idealizzare gli uccelli. Al di là della passione del volo che dà vita alla loro anima e alla loro poesia, le rondini si occupano unicamente di sé stesse. Ci sono solo tre punti cardinali nel minuscolo triangolo della loro testa: il nido, i piccoli, la sopravvivenza. 
Gloria, lei non aveva niente di tutto ciò.

E infatti in quella vigilia di Natale lei non era al caldo con le altre sulla linea dell'Equatore. No, lei stava volando in direzione opposta e contraria. Verso Nord: Francia. Come le altre, che lo fanno ogni autunno e ogni primavera ma in senso inverso, a guidarla c'era l'istinto e non altro. 
Sotto di lei c'è anche qualcun altro che sta viaggiando in direzione Nord, Inghilterra. Un furgoncino della ditta Pepino & Schultz, gelati italiani. 


Un messaggio laconico sul telefono di chi ne è alla guida lo informa che la consegna è stata annullata. 
In cielo c'è Gloria, la rondine. E sotto di lei c'è Freddy D'Angelo, il fattorino che sta trasportando, in quella nevosa vigilia di Natale, gelati di qualità. 
Freddy, francese nonostante quel cognome, lavora da più di trent'anni per Pepino & Schultz, famosa ditta, ora in disarmo. Ha appena saputo che la sua consegna è rinviata a dopo Natale. Ormai è notte, fa freddo e casa non è lontana: l'unica cosa da fare e arrivarci, mettere in garage il furgoncino, e cenare. 
Da solo, come sempre. 
Gloria, la rondine, invece è lì che vola. Stremata, infreddolita, ma caparbia. 
Lei si è guadagnata questo nome - di solito le rondini non hanno nome - perché anni prima, abbagliata dalla lucentezza di un vetro, ci si era schiantata contro e un ragazzino l'aveva trovata e salvata. In fin di vita, lui l'aveva raccolta e curata, mettendola in una scatola del latte Gloria, che per tutto il tempo fu il suo nido sicuro. 
Questa è la storia di questa rondine che vola contro corrente, di questo trasportatore solitario e anche di qualcun altro. E del loro magnifico incontro. 

Capita, di solito nel tempo che precede il natale, che un libro di piccolo formato, contenente un unico racconto di un grande autore, mi commuova fino alle lacrime. 
Ben inteso la commozione non è solo da imputare al tema dei racconti che contengono, quanto anche alla loro perfetta bellezza. 
Nel 2022 fu la volta di Morris di Bart Moeyaert.
Nel 2024 è Timothée De Fombelle a colpire nel profondo. 
Grande costruttore di trame, nei suoi libri lunghi, da Vango a Alma del vento, passando per Tobia, qui decide di costruire un minuscolo meccanismo narrativo, assolutamente perfetto. Non un granello in più, o fuori posto. Tutto torna con matematica esattezza. 
Non un giochino, ma un corpicino forzuto e sodo come un romanzo. 
E come succede? 
E' un po' un paradosso: quella bella lingua universale, alla quale De Fombelle ci ha abituato, qui è centellinata. E' il silenzio, a parlare. Sono così tante le cose non dette che però baluginano tra le parole, che il lettore che nei libri va cercando qualcosa che non sa, qualcosa che non sta in evidenza sul piatto della pagina, qui ha di che saziarsi. 
A parte i due fili narrativi, quello che racconta della rondine e quello che racconta del corriere, a parte 'la quadratura del cerchio finale' su cui si può solo tacere, sono molti altri quelli che illuminano con lo scopo di dare quella profondità di visione, che un buon libro deve avere con sé. Per essere ancora più chiari forse ha senso entrare nel merito, almeno in due casi, quello di Freddy D'Angelo e quello di Gloria. Anche i loro nomi hanno un senso...
 

Chi sia quell'omino, quale la sua storia, lo si apprende in due modi, entrambi efficaci. Da un lato, le magnifiche tavole di Thomas Campi: quel camioncino Citroën tenuto bene nonostante l'età che attraversa le Alpi e sbuca dalle gallerie; la gran nevicata nella cittadina sulla A26; la casa in penombra; il garage tutto ordinato, illuminato con la torcia; un primissimo piano - l'unico. 
E dall'altra una sequenza di piccoli dettagli che De Fombelle semina qui e là: una musicassetta di Frank Sinatra, sempre la stessa per molte stagioni; la guerriglia intorno al Tunnel; il neon della cucina di casa che sfarfalla; gli incontri, venti minuti al massimo, con Emilia, la donna del deposito di gelati a Genova, abbracciata al suo quaderno; e poi il cameriere francese in un caffè londinese, le canne da pesca, gli ami del dodici; la cassetta degli attrezzi sul sedile... 


Chi sia quella rondine, lo si apprende negli stessi due modi, entrambi efficaci: Thomas Campi con le sue panoramiche dall'alto: un mare di sabbia, un mare in tempesta, uno scuro e uno chiaro, ma entrambi abitati. Sono i luoghi che la rondine sorvola. 
Dall'altro, ancora dettagli, accenni. Campi di battaglia, edifici bruciati e cortei nuziali; una manica della camicia, la sinistra, cucita; la porta di un garage che si chiude... 


Et voilà. 

Carla

mercoledì 23 ottobre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


MA ALLORA OLIVIA ESISTE!

«Non sottovalutarli. I bambini lo capirebbero; comprendere il mondo è ciò che sanno fare meglio». Ian Falconer risponde alla domanda: qual è il segreto di un buon libro per bambini.


Nel 1996, Ian Falconer ha 37 anni e in famiglia scorrazza una piccola nipote con un nasino schiacciato da maialino. Ian lavora da pochi mesi come illustratore del New Yorker, il suo vero lavoro però è a teatro come scenografo. Per il Natale del ’96 decide di regalare alla piccoletta di tre anni, un libro scritto e illustrato da lui: nasce Olivia.
Sul perché disegnare una maialina, Ian citerà il famoso nasino schiacciato, ma anche dirà: "I maialini sembrano avere la forma adatta per i bambini piccoli perché le loro teste sono troppo grandi rispetto al corpo. Tutto è sovradimensionato".
Olivia ha un successo immediato: vende in poco tempo due milioni di copie. A oggi siamo a dieci milioni di copie vendute della serie. 


Olivia è disegnata a matita, in bianco e nero. L’unico colore concesso nel primo volume è un rosso acceso che raffigura accessori, vestiti e piccoli oggetti.
Nelle 32 pagine che Nord-Sud finalmente ripubblica, ci sono però anche citazioni coltissime: la riproduzione di un Pollock, di un Degas e delle rappresentazioni iconiche di Maria Callas.
La storia è la descrizione di una giornata di Olivia, maialina di sei anni, che ammira quadri maestosi, sposta il gatto a casaccio, prova diciassette diversi abbigliamenti prima di uscire, che cerca di riprodurre un Pollock sul muro di casa, fa il bagno, fa leggere una pila di libri alla mamma prima di cadere addormentata sognando di essere una cantante d’opera.


Ian Falconer ha avuto una lunga relazione sentimentale (e artistica) con David Hockney il quale nella quarta di copertina dell’edizione americana del libro scrive: "La capacità di Olivia di comprendere la composizione astratta è straordinaria per una bambina di 6 anni".


Il libro esce nel 2000. Nel 2001 vince la Caldecott Honor per Olivia, un prestigiosissimo premio statunitense per autori di libri per ragazzi. In un articolo Ian Falconer racconta del messaggio che aveva trovato in segreteria, appena uscito il libro: "Ciao, Ian. Sono, uh... Maurice Sendak. Ehm, sono in campagna in questo momento. Puoi chiamarmi qui. Puoi lasciarmi un messaggio sulla mia segreteria telefonica. Se non sono qui, probabilmente sarò in giardino e, ehm, a tagliarmi i polsi o qualcosa del genere." Sendak aveva amato tantissimo il libro e desiderava dirlo personalmente a Ian. Cosa rende questo libro così bello? Me lo sono chiesta spesso durante tutti questi anni. E non è facile fare ordine tra i tratti eccellenti di questo albo. Si può partire dalla perfezione del disegno a matita, sfumato, minimalista, con poco testo, a volte - come accade all’inizio del libro – con un solo oggetto raffigurato: un walkman rosso e nella pagina successiva Olivia in bianco e nero che canta e il testo che recita:
Questa è Olivia.
Sa fare un sacco di cose”.


Ed è vero. Olivia sa fare un sacco di cose: cucina, si trucca, trucca suo fratello, si traveste, si veste, costruisce splendidi grattacieli di sabbia, canta, danza, riproduce un Pollock. Tanto più Olivia sa fare cose, tante meno sono le cose rappresentate sulla pagina. Falconer non ha paura del bianco e ferma Olivia nell’atto di fare (o in brevi atti veloci, come quando prova diciassette vestiti) lasciando spazio al lettore per riempire i contorni. Questo paradosso di pulizia e sobrietà del disegno, si schianta contro la sovversiva ed esplosiva personalità della maialina, lasciando chiunque a bocca aperta.


E qui arriva a mio parere l’elemento davvero incredibile dell’albo: la sua protagonista. Olivia è davvero uno dei pochissimi casi in cui un personaggio migliora di libro in libro, prendendo sempre più spessore, affinando le sue caratteristiche o portandole all’estremo. Nord-Sud decide di ripubblicare tre titoli della serie di Olivia, il primo, appunto, e poi due libri adatti al periodo: Olivia e le principesse e Olivia e il Natale. 


Olivia e le Principesse scardina completamente moltissimi stereotipi femminili (passatempo che Olivia ostinatamente persegue in tutti i libri), descrivendo il pensiero non omologato, originale e profondo che la maialina ha sulla figura della Principessa e per riflesso sulla costruzione dell'immagine di sé. Inoltre, il libro ha un incipit completamente spiazzante, forte e inaspettato che anticipa il tema affrontato da Olivia: 
Olivia è depressa.
«Penso di avere una crisi d’identità» dice ai suoi genitori.”
A Halloween, lamenta Olivia, tutte le bambine si sono vestite da Principesse... Il libro chiude con una carrellata di personaggi in cui Olivia si immedesima: la piccola fiammiferaia, l’infermiera, la spia… fino ad arrivare alla geniale chiusura del libro.


Olivia e il Natale, invece, descrive la vigilia di Natale della famiglia di Olivia, in un’alternanza di momenti altamente intimi e poetici, con episodi disastrosi dove il motore è sempre la maialina. 


Il ritmo da quieto e pacifico diventa sempre più frenetico man mano la giornata passa e i regali vengono scartati e utilizzati chiudendosi magistralmente con l’ultima immagine della famiglia davanti al camino.


Io spero che Nord-Sud continui a pubblicare anche gli altri libri di Ian Falconer, perché Olivia deve essere letta dalla più grande parte possibile degli animali umani sulla terra. 
Olivia è fuori dalle righe, libera, impertinente e bullizza i fratellini. È tenera e sensibile, vuole fare la ballerina alla Scala, fa cadere il campanile di San Marco, alle feste in maschera si veste da facocero invece che da principessa ed è una grande appassionata di arte. Io da grande penso che da bambina avrei voluto essere come Olivia.
Valentina

Noterella al margine. Mio figlio, a quattro anni, davanti a una tela di Pollock al Guggenheim di Venezia, ha esclamato: “Ma allora Olivia esiste!”

"Olivia", Ian Falconer (trad. Marinella Barigazzi), Nord-Sud 2024; "Olivia e le Principesse", Ian Falconer (trad. Barbara Ponti), Nord-Sud 2024; "Olivia e il Natale"Ian Falconer (trad. Barbara Ponti), Nord-Sud 2024