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venerdì 7 ottobre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Ehi scoiattolo,
a te capita mai di avere gli occhi strizzati per non piangere e il cuore pesante di tristezza? A balena è capitato. Appena un momento dopo però i suoi occhi si sono spalancati e hanno visto che il giardino era diventato ormai un legaccio e il suo cuore ha sentito il bisogno di divincolarsi e saltare leggero.
E così la magnifica balena salta.
Salta in alto, leggera da ogni pensiero. E in un solo secondo il giardino scompare; strappato via dall'acqua ora galleggia, un albero qui e un ombrellone lì.



Magnifici e coraggiosi sono coloro che non hanno timore di ammettere i propri errori, di accettare i propri limiti, coloro che per questa ragione sanno tornare indietro sulle proprie scelte.
In fondo, pensa balena, io ho una bella fontana e tanto mi basta.
Se sei una balena, sognare un giardino è forse più bello che averlo davvero.
E adesso che ci penso, potrei dirti che la forza di un desiderio o di un sogno è il motore che fa andare il mondo.
Sognare e immaginare, e sognando cercare di valicare il proprio limite, è la molla che ha fatto fare passi da gigante all'umanità. Pensa se Platone o Copernico o Darwin o Martin Luther King non avessero avuto un sogno...
Gli scienziati sono lì che dibattono se gli animali sappiano immaginare.
Ma io e te sappiamo che gli animali di Tellegen lo sanno fare, e tanto.
Guarda balena...ha appena perduto il suo giardino ed è di nuovo lì che immagina di avere le ali e di andare a far visita all'unicorno...


Tellegen, che è il suo burattinaio nascosto, lui che la fa parlare e la fa agire sa bene cosa sia il limite e sa bene anche quale sia un buon sistema per provare a superarlo.
Scoiattolo, mi pare sia arrivato il momento che io ti sveli il mestiere di questo anziano signore olandese.
Toon Tellegen, saggio maestro di filosofia, sensibile osservatore del mondo, narratore visionario, è in realtà un medico. Un uomo di scienza, ne potevi dubitare?, che ogni giorno deve confrontarsi con un bel po' di limiti, uno dei quali invalicabile: l'ultimo, quello estremo.
Per lui senza poter immaginare e talvolta anche un po' sognare sarebbe proprio dura, non credi?
Ho un po' sonno e ho tutti i sei piedi stanchi ma devo dirti, amico mio, che questa strana storia della balena scritta dal dottore mi ha messo in testa un bel po' di cose.
Te le dico, una dopo l'altra, sarai contento, e poi sparisco sotto le coperte.


1) Cerca di andare in cerca (sono o no la regina del calambour?).
2) Guarda le cose anche con occhi nuovi.
3) Sii gentile.
4) E, soprattutto, abbi sempre il coraggio di saltare.


Dormo già.


Form.....zzzzzzz


ps. se mi scrivi, fallo a bassa voce, altrimenti mi svegli.




Carissima formica,
hai proprio ragione. I sogni e i desideri sono ciò che fa andare avanti il mondo.
Non è così anche con i libri?
Cosa ci spinge a girare pagina dopo pagina se non il desiderio di vedere cosa c’è oltre?
Se leggessimo solo cose di cui conosciamo la fine non saremmo forse del tutto disinteressati all’avventura della lettura?
Non è forse nella nostra ignoranza che risiedono tutte le premesse per la volontà di scoprire?
È come se tra ciò che sappiamo e ciò che vorremmo sapere ci fosse una sottile linea di confine, e la nostra abilità di muoverci su quella linea determinasse la qualità dei nostri sogni.
Sai cosa pensavo? Pensavo che proprio per questo Tellegen ha scelto la balena: lei può nuotare nel mare, ma deve sempre uscire dall’acqua per respirare.
Può saltare verso l’alto, ma deve per forza ricadere verso il basso.
È un animale tanto libero, ma quanti limiti conosce! Infatti è capace di sperimentare il giardino con tanta determinazione e di sbarazzarsi di tutto con gentilezza quando capisce che la realizzazione del suo sogno non la soddisfa più.
E poi è in grado di tornare al suo stato di partenza, forte di una nuova consapevolezza. 
 

L’immagine in cui balena salta e si libera del giardino mi ha molto colpito, perché improvvisamente appare una sottile striscia di blu.
Hai notato anche tu che è l’unico momento del libro in cui il mare viene rappresentato nel suo colore?
Un pizzico di oggettiva verità.
Non solo, ma è la prima immagine in cui l’illustratrice traccia una linea così netta che determina una situazione spaziale ben precisa all’interno della pagina. 
Un diaframma che divide lo spazio tra il sopra e il sotto, tra l’acqua e l’aria, il luogo in cui balena può dar forma al salto e quello in cui tutta la forza del salto finisce e bisogna (per forza) cadere nel mare.
Sai, formica, se ci penso credo di non sbagliarmi, ma il momento più emozionante non è forse quando, esaurita la propulsione del suo entusiasmo, il grande corpo della balena si abbandona alla gravità e deflagra nell’acqua dando la misura della sua potenza che prima era sembrata tanto eterea?
Non è forse ammettendo i limiti che le impone il giardino che balena apprezza la sua fontana e decide di tornare sui suoi passi?
Non è forse perdendo le cose che possiamo misurare con cognizione di causa cosa abbiamo avuto?
Mi dici che Tellegen è un medico, e io credo che lui conosca il valore tanto della libertà di provare, seguendo l’intuito, quanto quello della capacità di percepire il limite.
Del resto è così che funziona la conoscenza, con una spinta forte ed energica in avanti, e con un ritorno indietro dolente e necessario per una nuova domanda.



Sarà per questo che l’ultima immagine con cui si conclude il libro è la divina cavalletta che va avanti e indietro, sorridendo rassicurante, sull’altalena ancorata oltre il bordo del foglio?
Oh cara formica, quante cose ho imparato attraversando questo libro con te.
E quante altre ne avrei perse, se non mi fossi soffermato a sfogliarlo anche all’indietro.


Scoiattolo


P.S. Ho trovato un altro mucchio di ghiande, ma non credo sia mio. C’era un libro che non conoscevo. Un cerchio incompleto è alla ricerca del suo pezzo mancante, ma, quando finalmente lo trova, capisce che tutto sommato la felicità vera era prima, in quel suo incedere lento proprio perché imperfetto...1





1 S. Silverstein, Alla ricerca del pezzo perduto, Orecchio Acerbo 2013 (trad. Damiano Abeni)

giovedì 6 ottobre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Carissima formica,
ho cominciato a pensare delle cose molto diverse a proposito del giardino e ho dovuto scriverti subito.
So che questo scompagina un po’ la nostra abitudine, ma il mio bisogno di parlarti era davvero forte.
Dopo l’entusiasmo iniziale per il giardino infatti sono rimasto turbato da una frase della cavalletta:“Non potrai più saltare fuori dall’acqua”, ha detto alla balena. Poi ha aggiunto anche che non avrebbe più potuto aprire la bocca, né ridere troppo per non far cadere la frutta dagli alberi. 
E di notte, nemmeno girarsi sulla schiena, la sua posizione preferita.
Ma la cosa che più di tutti faccio fatica ad accettare è che la cavalletta posi uno specchio sulla fronte della balena per permetterle di vedere il giardino: ma non si rende conto che lo vedrà tutto capovolto?
Sai, più penso, più questo giardino si trasforma.
Mi sembrava un Eden mentre adesso lo vedo come un’imbrigliatura inutile che costringe la balena a negare la sua natura più autentica.
Eppure, e su questo non ho dubbi, lei è contenta e se la gode. Secondo te come mai?
Ti ricordi la storia dell’oritteropo che aveva deciso di vivere a testa in giù perché a guardare le cose dritte gli veniva una rabbia tremenda?
Era un tipo davvero simpatico, ma se lo giravi diventava una vera furia.
E mi aveva detto, proprio detto a chiare lettere: “..non è che io sia costretto: lo voglio! “.1 Sembrava conoscersi proprio bene.
Io invece anche se mi sento confuso come se mi avessero messo a testa in giù per la prima volta, penso che guardare le cose a rovescio o con un angolo visuale differente possa solo ampliare la prospettiva di veduta.
Questo è chiarissimo in certe immagini del libro...


In una compare la rana cade dall’alto dritto nella pagina bianca e poi va oltre il margine inferiore. È un’immagine che rimanda a uno spazio che sta oltre bordo, come se la vera illustrazione non stesse sulla pagina, ma fuori: da dove viene la rana, e dove va? 


Altrove la cavalletta è in balia di una tempesta, ma sulla pagina si vedono solo gli effetti dei marosi sull’insetto, che si trattiene con tutte le forze all’albero della barca. Anche qui non si capisce dove stia il mare, se sopra, sotto o tutto intorno, e viene voglia di sporgersi per sbirciare oltre l’orlo del foglio.


Un po’ come capita anche a balena che vuole 'sbirciare' cosa significhi avere un giardino sulla schiena.


Oritteropo dava l’idea di conoscersi così bene proprio perché aveva guardato il mondo da dritto e da rovescio. Invece penso che la balena non possa avere piena consapevolezza di quello che le sta succedendo: può soltanto sperimentare, e in questo è davvero insuperabile.
Sperimenta e sospende il giudizio, come fanno i bravi scienziati. Forse sotto sotto è proprio il desiderio di conoscenza che anima balena? E come oritteropo vuole ostinatamente rimanere in una posizione che le permetta di vedere il mondo sotto una prospettiva nuova, per conoscere meglio se stessa e ciò che ha intorno, se necessario anche attraverso uno specchio.
A proposito, formica, l’hai vista la figura in quarta di copertina? Io solo ora: c’è cavalletta, intenta a sollevare da terra con tutte le sue forze il melo che pianterà nel giardino.
Chissà se la balena ha mai mangiato una mela...
Cara formica, aiutami tu a capire meglio...

Scoiattolo

P.S. Ho scovato tra le ghiande un libro...pensa un po’ parla di una bambina che va al di là di uno specchio dove tutte le cose vanno al contrario di come devono andare.
E indovina un po’ dove va a finire nel secondo capitolo? In un giardino...2






Caro scoiattolo,
hai ragione ad avere fretta di scrivermi!
Quando le cose ci mettono in fermento è difficile mantenere la calma...
E anche su un'altra cosa devo darti ragione: balena se la gode proprio tanto, questa idea del giardino sulla schiena. E il suo stato d'animo è proprio come il tuo: tutto agitato per la novità.
Il suo sorriso sulle labbra secondo me nasce dal fatto che il suo sogno 'impensabile' si sta realizzando. E tanto più esso può sembrare assurdo, tanto più lei è contenta. In barba a ogni logica e a ogni buon senso il suo pensiero senza confini la fa sentire libera e magnifica.
Magnifici si diventa quando si lascia da parte ogni mediocrità, la noia delle cose consuete, e quando si fanno le cose in grande, senza porsi limiti di sorta. La balena, con questo sogno del giardino, è tutta uno stupore.
Spesso gli animali filosofi di Tellegen sanno essere magnifici per non volersi mai porre limiti al pensiero e non volerne portare il peso. E per saper essere unici, inconfondibili e lievi
Una volta in un suo libro, un altro suo libro3, ho letto, che a una balena che non era tanto brava ad arrampicarsi sul faggio per andare a casa dello scoiattolo, fu d'aiuto una formica che se la caricò sulle spalle, mentre lo scoiattolo nella sua stanza approntava una tinozza per farla sedere comoda....
Il loro modo di ragionare mi ricorda molto quello dei bambini e delle bambine che sanno trovare la logica nell'assurdo, non sanno cosa sia la noia, sanno stupirsi ed essere inafferrabili...
Ma, come spesso accade, anche la leggerezza ha un prezzo...



Così felice del suo nuovo aspetto e così emozionata di essere finalmente ospitale per tutti quelli che vorranno andarla a trovare, la balena quasi non sente (o non vuol sentire) ciò che la cavalletta le sussurra: non più salti sull'acqua e tuffi in profondità, non più ridere a crepapelle, non più sdraiarsi a pancia all'aria per vedere le stelle. Ma soprattutto, il limite di tutta questa faccenda del giardino sulla schiena sta nel non poterselo godere direttamente... 
Lei su quella bella panchina per conversare non potrà sedercisi mai.

Ed è in questo preciso momento che balena capisce. Ora il giardino più bello del mondo, come le ha detto un giorno l'albatro, è lì a disposizione di tutti quelli che passano, ma solo lei non può goderselo. Persino vederlo, le è negato. Si immagina seduta comodamente sulla panca, annusando il profumo delle rose, il sole sulla faccia, la fontana che gorgoglia.
E così, all'improvviso realizza: No, tutto questo non potrà mai funzionare!
Ma io, diletto amico mio, te l'ho già detto, questa balena sa essere magnifica!
E magnifico è ciò che da lì a un attimo accade...

Dormi leggero, se puoi, che domani è un altro giorno.

Formica

[continua]

1 T. Tellegen, M. Boutavant, Non sarai mica arrabbiato?, Rizzoli 2014 (trad. Manuela Calandra) p. 21-26
2 L. Carrol, Al di là dello specchio, Einaudi 2003 (trad. Alessandro Ceni)
3 T. Tellegen, Lettere dal bosco, Donzelli p. 41 (trad. David Santoro)

mercoledì 5 ottobre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)


Caro scoiattolo,
non so se sono diventata migliore ma penso che pensare mi faccia bene.
E i libri di Tellegen, quando li leggi, dopo ti viene da ragionare...
E questo della balena e del suo giardino è da giorni che mi ronza nella testa perché è un libro che fa pensare ai pensieri. Mi stuzzica soprattutto il pensiero di balena che vuole tanto un giardino sulla schiena.
Il suo strano desiderio mi fa venire in mente che al pensiero non si deve dare confine e penso anche che balena sia davvero una libera pensatrice.
A ben vedere, la sua bellissima idea di avere un giardino sulla schiena va contro ogni convenzione, contro ogni conformismo. La sua aspirazione di stare nel mondo con un po' di arbusti e alberi, fiori e panchine sulle spalle, così come vanno le cose nel mondo che conosciamo, è del tutto contrario al pensiero comune.
Quando mai si è vista una balena con un giardino messo lì? Eppure tutto in questa storia pare convergere verso questa direzione così originale. E il bello è che nessuno dei suoi interlocutori prende per folle la balena. Anzi, tutti ne gioiscono e cavalletta in particolare si adopera con grande zelo perché il suo desiderio diventi realtà.



Ah, leggere storie così apre la mente. Da un lato c'è balena che non ha paura di interpretare il mondo secondo prospettive inconsuete e assecondare le proprie aspettative anche a costo di 'nuotare' controcorrente, in 'direzione ostinata e contraria' e dall'altro ci sono i suoi amici che, non solo rispettano la sua scelta, ma accolgono con entusiasmo il progetto.
Quanta larghezza di vedute! E quanta attenzione reciproca si percepisce tra loro. Storie così non solo aprono la mente, ma fanno anche bene all'anima.
E a proposito di anima, mi chiedo e chiedo anche a te: perché balena ha voluto per sé proprio un giardino?
Forse perché un giardino in mezzo all'oceano è cosa molto rara...ma forse anche perché il giardino che immagina balena dovrà essere un luogo soprattutto accogliente. Se ben ti ricordi nella sua lettera la prima cosa che chiede è proprio la panchina. Una panchina per sedersi, per riposarsi dopo un lungo viaggio (arrivare nel mezzo dell'oceano per farle visita non deve essere uno scherzo...), una panchina per fermarsi e poter conversare assieme.
Sai che ti devo dare ragione su cavalletta: tu già notavi una sua qual potenza divina. Ma non lo è forse anche nell'aver saputo creare dal nulla un giardino che per bellezza, armonia e completezza potrebbe essere un Eden?



Queste lettere sono la nostra panchina... e allora, dai, conversa con me su questo bel giardino.


Formica




Carissima formica,
Hai ragione, che bellissimo giardino si sta costruendo la balena con l’aiuto della cavalletta!
Ieri mi sono preso tempo e ho osservato bene bene tutte le immagini!
Hai visto che la balena sfoggia sempre un sorriso diverso?
Quando la cavalletta arriva con la barca mostra appena appena i suoi fanoni. Sorride sorniona contemplando l’alacre lavoro della cavalletta, e sorride soddisfatta quando può ammirare attraverso lo specchio il giardino ormai completato. 



Il tratto della Haeringen è sensibilissimo anche nel mostrare il compiacimento sul volto della balena quando può finalmente mostrare il suo giardino agli altri pesci.
Poi ho guardato la tartaruga.
Si porta in giro un hortus conclusus poco più grande del suo carapace, che si sviluppa tutto verso l’alto, con la panchina, lo steccato di ferro battuto e alti alberi disegnati con segno fermo ed energico. Non sembra un giardino comodo da portare, eppure anche lei ha un consapevole sorriso sul volto rugoso. 

 

Del resto, fin dall’inizio, tutti gli animali si erano mostrati partecipi all’idea della balena. Tutti l’hanno copiata, ordinando alla cavalletta un giardino, e non un giardino per farci crescere qualcosa da mangiare, ma un giardino per accogliere al meglio amici e visitatori!
Mi sono sforzato di capire perché proprio un giardino...
Poi ho guardato la cavalletta. È ritratta sempre nel suo verde smagliante, sempre al lavoro, sempre con un'espressione intenta e appagata, nonostante la fatica.
Non è oberata, ma moltiplicata. 

 

Così come si moltiplicano le energie quando si fanno le cose che danno piacere. In una pagina arrivano a esserci fino a cinque cavallette contemporaneamente: una trascina le cose che servono, una ammira i fiori che pianterà, una sposta una pianta in un vaso, una sarchia la terra, una spinge un albero verso chissà dove. Che fermento, che frenetico spostamento di energia!
E mi son detto, il giardino è anche un luogo dove, magari con una cavalletta complice, si può agire attivamente e, lavorando sodo, magari accettando alcuni compromessi, cambiare forma alle cose. E allora ho ammirato davvero balena per la sua enorme capacità di procedere decisa e spedita sulla strada insolita che sente di poter percorrere.
Sai formica, mi sembra che quando uno si mette a pensare, la mente si apre e le cose possono essere viste secondo prospettive addirittura ribaltate!
Prima amavo tanto la mia foresta che cresce da sola e non ha bisogno di essere piantata e curata, mentre adesso anche io vorrei avere un giardino con una panchina dove farti accomodare per guardare insieme la luna.
Tu, mi aiuteresti a costruirlo?


Scoiattolo


P.S. Pensa, tra le tovaglie c’era un libro completamente diverso, in cui il piccolo giardiniere, invece di moltiplicarsi come la cavalletta, ammetteva di non avere abbastanza energia e, stremato, si metteva a dormire....1



1 Emily Hughes, Il piccolo giardiniere, Settenove 2016

martedì 4 ottobre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Caro Scoiattolo
che bello scriverti, che bello scrivere...E così pensavo ancora al libro della balena che ci piace tanto. E di pensiero in pensiero ho capito che anche a Tellegen devono piacere le lettere. Le mette sempre nelle sue storie.
Anche in questo libro ce n'è più d'una...


La balena della nostra storia prende carta e pennino e scrive alla cavalletta perché sa che lei può aiutarla a realizzare il suo sogno di avere un bel giardino sulla schiena, corredato di tutto, fontana (ma quella ce l'ha già) e una panchina per far accomodare gli ospiti.
E' una lettera che va dritta al sodo, come piacciono a noi, senza tanti fronzoli, ma rimane sempre una lettera gentile.
Mi ricorda quella che hai ricevuto un giorno da cozza,


Caro scoiattolo con la presente ti invito alla mia festa. E' solo una piccola festa. Non invito nessun altro. Puoi venire subito? Cozza1

 
La lettera della balena però non viaggia per mare, come ci si potrebbe aspettare, ma viene affidata al vento e sostenuta con lo sguardo: balena sa dove è la bottega di cavalletta.
Penso spesso a come sia diverso comunicare per lettera, invece che a voce. Nelle lettere c'è silenzio e tempo. E' un modo di comunicare senza far rumore. Penso anche che il silenzio e il tempo che si mettono intorno alle parole scritte servono a far andare più lentamente le idee e i pensieri e a farli crescere per bene.
Il tempo delle lettere è un tempo un po' sospeso perché si mette in mezzo tra il via vai di lettere, come a dare spazio alle emozioni che sono in viaggio.
È forse per questo che gli animali 'filosofi' di Tellegen si scrivono spesso? 


È forse per questo che noi due ci scriviamo?
Perché ci piace avere tempo e silenzio per noi e ci piace offrirlo anche agli altri quando gli scriviamo?
Beh, scrivere lettere ha molto a che fare con la gentilezza. E' il modo più delicato che conosco per comunicare. Ed è forse per questo motivo che Toon Tellegen fa viaggiare in una lettera il desiderio di balena.
E a proposito di gentilezza, hai notato quanta ne mette Tellegen in questa storia? La prima a essere gentile è balena che desidera tanto essere ancora più ospitale con gli amici che passano a trovarla. E gentile è anche la cavalletta che cerca sempre di accontentare la clientela e poi, soddisfatto ogni desiderio, chiude bottega e parte.
Direzione: in mezzo all'oceano.
La gentilezza ha a che fare con la cura. Hai visto quanta cura metta cavalletta nel fare il carico? Non tralascia nemmeno un dettaglio: porta con sé sentierini tortuosi, aiuole, arbusti, girasole, cespugli, un'ortensia, le violette, una carriola, una vanga, l'occorrente per la casetta degli attrezzi, un'altalena, un ombrellone, un lillà, rododendri e un biancospino e persino uno specchio perché balena possa ammirare il suo giardino....
Mi scrivi che ti piacerebbe essere per un giorno balena per poter fare le cose che fa lei. A me, invece, piacerebbe essere gentile e accurata come cavalletta, ma ho ancora molta strada da fare, non credi?

Scrivimi! Io, mentre aspetto, provo a diventare migliore.


Formica






Cara Formica,
Anche a me piacciono le lettere. E sai perché? Perché possono far esistere una relazione tra creature molto lontane. Ma anche tra pensieri e idee lontane...è per questo che sono adatte per filosofeggiare.
Continuo a pensare alla cavalletta.
Che forza della natura! Ha un negozio ed esaudisce senza battere ciglio i desideri di tutti gli animali che vanno da lei con le più diverse richieste.
Ed è davvero molto occupata. Prima di poter leggere la lettera della balena, infatti, vende una salvietta all'orso, un tavolo allo scarafaggio, e poi arrivano il grillo e l'effimera. E lei ascolta tutti, puntuale e gentile...
Però sai cosa ho notato? È talmente impegnata a esaudire i desideri degli altri, che sembra non averne di suoi. Ma forse esaudire i desideri degli altri è il suo sogno, ed è per questo che ci mette tanta cura e attenzione. E forse è per questo che ha esattamente il colore che deve avere: un bel verde pieno e con il margine ben definito.
E hai visto con quanta concretezza agisce dopo aver letto la lettera di balena? È davvero determinata perché per costruire un giardino in mezzo al mare bisogna sapere esattamente cosa fare.
E infatti lei, pratica com'è, invece che sognare passa subito all'azione. E il suo progetto è davvero sorprendente per precisione e accuratezza.
Anche nell'illustrazione di Annemarie van Haeringen i disegni diventano improvvisamente precisi e ricchi di dettagli. 


Tra macchie acquose e sfumature sognanti ecco concretizzarsi un tratto sottile e conciso. Fa venire in mente la punta di un pennello, o un pennino. Così prendono forma alberi dalle chiome diverse, cespugli e piante basse e fiorite, altalena e ombrellone, e teiera e innaffiatoio, e zappa e rastrello e cancello. C'è anche una carriola.
E sai, Formica, cosa mi ha fatto saltare sulla sedia? Che queste immagini, pur così precise, in realtà non hanno un limite! Tutta intorno c’è solo la pagina bianca. Nessuna cornice, nessun paesaggio dove collocare cavalletta...come se nel suo progettare lei avesse a disposizione l'infinito. Un’infinità di risposte per un'infinità di richieste: non esiste limite per ciò che può fare cavalletta, nemmeno quando si tratta di portare un carico tre volte più pesante di lei. 


È quasi divina...
Sai, mi ha davvero colpito che Toon Tellegen abbia dato così tanto potere a un animale così piccolo, ma forse questo capovolgimento non è casuale. Per trasformare i sogni in realtà a volte i dettagli sono più importanti di tutto il resto.
E per saper cogliere il dettaglio ci vogliono proprio degli occhi piccoli, antenne sottilissime e ancora più sottili zampette. Ah, dimenticavo: anche la forza sovrumana di una cavalletta.
Cara Formica, anche a me piacerebbe trasformare in realtà le cose che ho in mente come la cavalletta, ma questo è davvero un sogno...
Intanto continuiamo a scriverci.


Scoiattolo


PS. Ho trovato nell’armadio un libro che parla di pavoni.C’era scritto così “Le abitudini di un pavoncino isolato si notano appena, ma moltiplicate per quaranta diventano una realtà concreta”. 2
Sono sicuro che la cavalletta lo sa.
[continua]





1 T. Tellegen, Lettere dal bosco, Donzelli 2007 p. 102 (trad. David Santoro)

2 F. O'Connor, Nel territorio del diavolo, Minimum Fax 2002

lunedì 3 ottobre 2016

LETTERE DI SCOIATTOLO A FORMICA (idee a due teste)

Caro Scoiattolo,
ti scrivo perché ho letto un libro.
Un gran bel libro arrivato per posta. Si intitola Ein Garten für den Wal.1 Che, tradotto in italiano, vuol dire Un giardino per la balena.
In verità il titolo originale suona così De tuin van de walvis.2


L'autore, non so se lo conosci, è Toon Tellegen. E' un bravo scrittore olandese, famoso per le sue storie piene di animali. E anche questo libro non fa eccezione. 
Non ti illudere però che sia una storia acquatica con creature marine che nuotano di qui e di lì. Ce ne sono giusto un paio: uno squalo e un tonno di passaggio e un tricheco sul finale. In compenso ci sono, in ordine di apparizione, uno scoiattolo, una cavalletta, un orso, uno scarafaggio, un grillo, un'effimera, un riccio, una rana, una giraffa, una tartaruga, un bisonte, un albatro, un ippopotamo e un rinoceronte e ultima, come fanalino di coda molto luminoso, arriva anche la lucciola.
A Tellegen non dispiace evidentemente mischiare gli animali che nella realtà sarebbe ben difficile far incontrare perché per lui non è poi così importante raccontare le cose come accadono per davvero, ma piuttosto descriverle come la sua immaginazione le mette insieme.
Ed è per questo che per lui degli animali conta soprattutto l'aspetto fisico e le caratteristiche che lo contraddistinguono. Così quando ha bisogno di animali un po' spacconi fa entrare in scena ippopotami e rinoceronti (oppure elefanti goffi). Quando ha bisogno di un animale che si intenda di giardinaggio chiama alla ribalta una cavalletta...Quando ha bisogno di 'far filosofia' tira in ballo lo scoiattolo. Ahahaha...capito?



Anche la balena non sta lì per caso. Lei è grande e grossa e vive in mezzo al mare ma ha due cose in testa: una fontana con lo spruzzo e un sogno da realizzare. Proprio intorno al suo zampillo vuole che nasca un giardino per poter ricevere come si deve gli amici in visita.
Il suo desiderio è avere un bel giardino sulla schiena.
A me piacciono tanto i libri con i sogni dentro.
Perché i sogni sono qualcosa che non c'è, sono modi diversi di immaginare la realtà. E forse Tellegen racconta spesso storie di animali sognatori perché la realtà non gli piace tanto.
Ti ricordi la storia dell'irace che voleva che almeno una sera il sole non tramontasse? E lui invece, inesorabilmente, a ogni tramonto andava giù, oltre l'orizzonte. Oppure ti ricordi dell'elefante combattuto tra il desiderio di arrampicarsi sull'albero e la consapevolezza che da lassù sarebbe crollato inesorabilmente? Ecco Tellegen, nelle sue storie, è bravo ad andare al di là di ciò che è inesorabile, al di là di ciò che è già deciso.3
Pensa che noia sarebbe se non fossimo capaci di scavalcare la realtà con l'immaginazione? 


A proposito di scavalcare, sai che mestiere faceva Tellegen? Te lo dico io subito, anzi no, non te lo dico.
Ora ti devo salutare perché vado a pensare un po' ai miei sogni.
Proprio come ha fatto la balena quando ha scritto la sua lettera alla cavalletta.
Ah, scrivere lettere che bella cosa è.
Dormi e sogna! E domani scrivimi!

Formica






Cara Formica,
che bello ricevere una tua lettera.
Non ci crederai, ma anche io ho qui con me una copia dello stesso libro.
È una coincidenza davvero straordinaria.
Ho fatto un sogno: andavo per mare e incontravo una balena, e per conversare con lei cercavo di salire sul suo dorso, che ovviamente era troppo scivoloso, e così non trovavo modo di starci comodo. Alla fine mi sono svegliato tutto agitato e mi è tornato in mente proprio questo libro. E mentre lo cercavo, pensavo.
E sai a cosa pensavo? Pensavo al mare.
A tutta l’acqua blu che contiene, e a tutti quei pesci che navigano nell’azzurro e a quanto mi piacerebbe saper nuotare nel mare come una balena, libero in uno spazio senza confini.
Il mio sogno è proprio quello di vivere un giorno come la balena, mi stavo dicendo, quando ho trovato il libro. Sfogliandolo, ho notato che nelle illustrazioni di Annemarie van Haeringen mancano i colori del mare! I pesci sono verdi e marroni! Il mare è nero, o grigio, o addirittura bianco. Eppure la sensazione del mare liquido e trasparente c’è lo stesso, perché la tecnica che lei ha usato ha un risultato trasparente e acquoso. Sarà acquerello o piuttosto ecoline? Il colore ha delle sfrangiature come se una goccia d’acqua fosse caduta sul foglio; si propaga sulla carta quasi non volesse star fermo al suo posto, e spesso gli inchiostri si diluiscono uno nell’altro come se tra loro non ci fossero linee nette di demarcazione.

È fantastica l’imprevedibilità che ha il colore in certi punti, come se a contatto con l’acqua avesse una vita sua propria e indipendente.
Bisogna avere molta fiducia per dipingere così, perché il colore qui sembra sognare! E nel sogno supera limiti e aspettative. Proprio come la balena, che invece di godersi la sua immensa libertà e fare le cose per cui è fatta, desidera volare fra le stelle oppure farsi crescere un giardino sulla schiena.
Mi son detto che è giusto così. Il sogno fa su di noi la stessa cosa che l’acqua fa sull’inchiostro, ed è in quella sfrangiatura che c’è la nostra libertà. 


Io, che abito in mezzo alle cime degli alberi e conosco i giardini e ho tanti amici, sogno il mare. Ma se uno sta sempre immerso nel blu e solca i mari in perfetta solitudine, ecco che gli viene naturale sognare di avere compagnia e un giardino con una panchina per far accomodare gli amici, di qualunque specie essi siano. Che sogno strambo, penso io...ma chissà che bello per la balena, sentirsi libera di far di se stessa quello che vuole, come se anche lei fosse una macchia di colore senza un netto confine.
Cara Formica, mi piace sempre molto parlare con te di libri, mi sembra quasi che le nostre idee si mescolino formandone una sola.
Adesso voglio andare anche io a informarmi meglio sul mestiere del signor Tellegen.
Chissà cosa scopriremo.
Scrivimi presto.

Scoiattolo


P.s. Nella dispensa ho trovato un libro sulle balene... È buffo ma lo sai che i loro occhi non sono capaci di distinguere il colore blu?



[continua]



1 T. Tellegen, Ein Garten für den Wal, Gerstenberg 2016

2 T. Tellegen, A. Haeringen, Van De tuin van de walvis, EmQuerido's Kinderboeken, Amsterdam 2015

3 T. Tellegen, M. Boutavant, Non sarai mica arrabbiato?, Rizzoli 2014 (trad. Manuela Calandra)

sabato 8 novembre 2014

CORTESIE PER GLI OSPITI (libri preferiti da altri)


UN CORAGGIO DA LEONI

Das Löwenmädchen, Kim Fupz Aakeson, Julie Völk 
Gerstenberg, 2014


I leoni – simbolo di audacia sin dall’antichità - hanno sempre popolato l’immaginario infantile. Ne ha fatto una bella carrellata tempo fa sul suo blog Anna Castagnoli a proposito dell’albo di Beatrice Alemagna Un leone a Parigi.
Di questo filone fa parte anche l’albo uscito quest’anno in Germania Das Löwenmädchen (La bambina leone) del danese Kim Fupz Aakeson, apprezzato autore di romanzi, fumetti, libri per bambini e sceneggiature cinematografiche (fra le quali quella dell’ironico noir diretto da Hans Petter Moland In ordine di sparizione, che forse qualcuno di voi ha avuto modo di vedere al cinema).
Questo suo testo per bambini risale a dieci anni fa. Uscì in Danimarca illustrato da Hanne Bartholin, ma di questa prima edizione ho potuto vedere soltanto la copertina, che non mi ha particolarmente colpito, e quindi mi è impossibile darne un giudizio o fare dei paragoni. Il titolo originale era: Una bambina, un leone, un grande cacciatore.




A colpirmi sono state invece le illustrazioni della nuova edizione tedesca. E questo effetto non l’hanno fatto solo a me, se all’ultima Fiera di Francoforte la giovane Julie Völk è riuscita ad aggiudicarsi per questo suo primo albo il premio “Serafina” per illustratori esordienti della Deutsche Akademie für Kinder- und Jugendliteratur. D’altra parte è proprio grazie al particolare fascino emanato dal suo stile che è nato l’intero progetto del libro.
Quando Daniela Filthaut di Gerstenberg ha notato i lavori di questa giovane artista di origine viennese in una mostra degli studenti della rinomata Hochschule für angewandte Wissenschaften di Amburgo si è entusiasmata a tal punto da proporle di illustrare un libro per la sua casa editrice. Su suggerimento della sua editor Kathrin Jockusch ha scelto di affidarle il poetico testo di Kim Fupz Aakeson.


 

Ma veniamo alla storia: Louise ha un leone tutto suo che la segue ovunque.


La cosa è molto pratica, perché così nessuno la disturba durante la ricreazione. I compagni la ignorano come se fosse invisibile e da parte sua Louise dimentica persino i loro nomi.



Anche il maestro non la interroga mai, perché forse ha paura del leone. E la mamma rincasa tardi, probabilmente per non incrociare l’amico felino della figlia. Lavora tutto il giorno e lascia a Louise il pranzo da scaldare in cucina con due parole di saluto scritte su un biglietto. Insomma, se si è in compagnia di un leone nessuno osa attaccar briga o bottone, né i compagni, né il maestro e tanto meno la mamma.
Sì, certo, ogni tanto il leone è preso dal mal d’Africa e vorrebbe tornare tra i suoi simili, ma Louise sa consolarlo con qualche canzoncina e tutto torna come prima.
Senonché un giorno accade qualcosa. Sotto casa di Louise si ferma un camion dei traslochi e tra le suppellettili la bambina scorge dei fucili. Non c’è dubbio: il nuovo vicino dev’essere un cacciatore, un cacciatore di leoni!





Qualche giorno più tardi il vicino suona alla sua porta con il “pretesto” di volersi presentare. Svelta Louise nasconde il suo amico nell’armadio e non apre.
Ma da quel giorno, temendo per l’incolumità del leone, preferisce non farlo più uscire di casa e si mette a girare da sola. In assenza della sua “guardia del corpo” accade però che sempre più spesso i compagni, il maestro e la mamma l’avvicinino e le parlino. A quel punto, pur con mille timori, la bambina si decide ad accogliere in casa anche il vicino, che le assicura di non essere assolutamente malintenzionato e di essere in ogni caso disarmato.
Udito questo Louise apre l’armadio pensando di aizzare il leone contro l’infido quanto incauto cacciatore, ma il suo amico è sparito. Alla sorpresa segue la confessione di tutte le sue paure: paura degli altri bambini, di cui non conosce neanche il nome, del maestro e soprattutto di lui che è un estraneo. «Io mi chiamo Martin» si presenta allora prontamente il vicino per rompere definitivamente il ghiaccio. Nel mentre la mamma è tornata a casa, ha preparato una cioccolata calda, il suo profumo si diffonde per la casa e così Louise e Martin si siedono a berla sul balcone. Dopodiché la bambina inizia a guardare fiduciosa il mondo che la circonda, a cominciare dai bambini che scorrazzano sotto al suo balcone e le fanno ciao.




Julie Völk ha illustrato con particolare grazia questa storia in cui il piano dell’immaginario si sovrappone poeticamente a quello della realtà, in cui una bambina abbandona gradualmente il suo mondo fantastico che le dona sicurezza, ma che allo stesso tempo la isola dagli altri, per trovare un nuovo amico, questa volta in carne ed ossa. Le tavole dal lieve tratto a matita, in cui spiccano soffuse macchie di colore (solo colori primari: giallo, blu e rosso), trasmettono un’atmosfera onirica speciale e sono al contempo capaci di trasporre graficamente con grande abilità il significato metaforico della storia. Alla fine il caldo giallo del felino, che infondeva a Louise coraggio, diventa il calore della casa illuminata, in cui compare finalmente anche la mamma.


Anna (Becchi)