Visualizzazione post con etichetta magia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta magia. Mostra tutti i post

lunedì 17 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

DI SOFFITTI ALTI E DI GRAZIA

Vida e la missione di Re Inverno, Bjarne Reuter, Anna Forlati (trad. Eva Valvo) 
Iperborea, 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dagli 8 anni) 

"Accanto al letto c'era un quadro che raffigurava Pioppotremolo, che non si poteva nemmeno definire un 'paese', ma al massimo un bosco con alcune vecchie case sparse. In una di quelle case abitava il nonno di Vida e Karl, insieme al pappagallo Paolo e al gatto Mosè." 

Gli zaini dei due fratelli, Karl il maggiore e Vida la più piccola, sono già pronti dalla sera prima. Quello che li aspetta è un fine settimana a casa del nonno, a Pioppotremolo. Ma a mettersi di traverso ai loro progetti è la grande nevicata nella notte che ha bloccato le strade. 
Solo i treni, seppur lentamente, viaggiano ancora... 
Il nonno per telefono ha appena detto alla mamma dei due bambini che effettivamente anche lì da lui è tutto fermo. Il fine settimana pare saltato. Ma se Karl non parte per andare dal nonno, ha minacciato di scoppiare. Così il nonno decide di fare un estremo tentativo per salvare il nipote... 
Il tentativo consiste nel rimettere in uso la vecchia slitta, attaccarci il vecchio cavallo e andare a prendere Karl e Vida alla stazione del treno, dopo aver attraversato il bosco. 


Il tentativo, nonostante il vecchio Salomone von Olsen abbia arrancato nella neve alta con le sue tre zampe e mezzo, è riuscito! Quel cavallo pigro ha portato il nonno fino al piazzale della stazione e poi, nonostante tutto, nonostante il freddo e nonostante il buio, ha riportato indietro a casa nonno e nipoti. 
Questo è il racconto di un fine settimana che - complice la grande bufera di neve che ha bloccato l'intera Danimarca - è durato ben di più e si è trasformato in una avventurosa impresa per aiutare un quasi folletto a superare la grande prova che il Re Inverno gli ha assegnato per poter diventare un folletto al cento per cento! 
Una corsa contro il tempo, perché tutto deve succedere entro il 25 dicembre, ovviamente! 

Il consiglio è questo: procurarsi entro il 30 novembre una copia di questo libro e leggerne - da soli o in compagnia - un capitolo a sera, per arrivare alla sera di natale con il miglior animo possibile. 
Se il piano A non dovesse riuscire, il piano B suggerisce di procurarsi detto libro e ricavarsi una mattinata libera (o anche due serate o tre ore un giorno sì e un giorno no) per leggerlo e anche in questo caso l'animo se ne gioverà parecchio. 
Questo libro è illuminato perché possiede una bella aria dentro e tanta grazia diffusa. Quelle stesse aria e grazia che illuminano spesso e volentieri la letteratura del Nord, almeno quella per l'infanzia: dove tutto scorre con così tanta naturalezza che l'unica cosa che il lettore può fare è quella di abbandonarsi al flusso della narrazione e farsi portare fino all'ultimo punto. Quello che chiude la storia. 
In ordine sparso, un po' di cose luminose. 


La relazione tra adulti e bambini: autentica, matura, risolta, leale, serena. 
I bambini e i grandi sono spesso su posizioni diverse, tuttavia da entrambe le parti c'è il rispetto dell'altro e l'ascolto reciproco. I grandi fanno i grandi e i bambini fanno i bambini. Nessuno sconfina! 
La relazione tra realtà e magia: equilibrata e permeabile.


Con grande naturalezza si passa dalla missione magica di Vida e del suo amico quasi folletto che deve raccogliere uno stivale di chiardiluna alla spesa al supermercato, dal gilet di ragnatela alle partite a Ludo tra nonno e nipote. 
Il lettore passeggia allegramente tra i due mondi e capita che a ogni superamento del confine un po' di polvere di realtà gli resti sul vestito, così come un po' di brillantini di magia. I dialoghi tra un bambina e un folletto rendono concreto questo continuo passaggio.
Il sense of humor che forse ha una sua ragion d'essere geografica, data dalla vicinanza tra Danimarca e Gran Bretagna. Un fatto è indubitabile: quel nonno è davvero una sagoma. 


E non riesce proprio a fermarsi di fronte a nulla: sa ridere di cose anche molto serie. 
Grande insegnamento, il suo! E già che c'è fa molto ridere anche il lettore grande, il che non guasta! 
Lo spessore dei personaggi e lo spessore del contesto: tanto i due bambini quanto i tre adulti che abitano questa storia sono lì ben piantati nei loro rispettivi caratteri. E sono anche molto belli nelle loro relazioni interpersonali. 
Karl e la sua concretezza, Vida e la sua poesia. 


Con sullo sfondo belle giornate invernali, quelle con "il soffitto alto", la campagna danese in inverno, una casetta accogliente, calda e luminosa, il silenzio intorno, la neve che tutto copre, mangiandosi ogni rumore... 
E il natale in arrivo. 
I disegni di Anna Forlati che su tutto questo apre finestre, come in un vero calendario dell'avvento, e tavole singole o doppie che restituiscono - attraverso una nebbiolina perenne - l'aria e la grazia di questa storia. 

Carla

venerdì 28 febbraio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL CANONE

Il giardino di Abdul Gazasi
, Chris Van Allsburg (trad. Valentina Vignoli) 
#Logosedizioni 2025 


ILLUSTRATI 

"Un'ora dopo, Alan si svegliò di soprassalto perché Fritz gli aveva morso il naso. 
 Quel maleducato di un cane era pronto per la passeggiata pomeridiana. Così alan gli mise il collare e Fritz lo trascinò fuori di casa. Cammina, cammina, scoprirono un ponticello bianco a lato della strada. Alan lasciò che fosse Fritz a guidarlo dall'altra parte. 
Poco più avanti, oltrepassato il ponte, Alan si fermò a leggere un cartello. Diceva: IN QUESTO GIARDINO È ASSOLUTAMENTE VIETATISSIMO L'ACCESSO AI CANI. Firmato: ABDUL GAZASI, MAGO IN PENSIONE." 

Breve antefatto. Alan Mitz, un ragazzino in berretto e maglietta a righe, è stato scritturato dalla signorina Hester perché tenga compagnia e porti a spasso nel pomeriggio il suo cane Fritz, mentre lei è a far visita alla cugina Eunice, che l'ha espressamente pregata di non presentarsi a casa sua con il pestifero cagnetto. Fine dell'antefatto.

© Chris Van Allsburg

Dietro a quel cartello dal testo tanto chiaro quanto perentorio c'è un lungo muro ricoperto di edera che presenta, poco più in là, un sontuoso varco di accesso al giardino. Due statue di fanciulli lo fiancheggiano. Ritratti nell'atto di correre. 
Ora, però, chi sta sul serio correndo, è proprio il povero Alan. Ha appena visto Fritz che, sfilatosi il collare, fugge lungo il viale alberato che porta al giardino proibito. 
Il ragazzino si lancia all'inseguimento del cane e attraverso il grande parco, sentieri, prati e corsi d'acqua e cespugli potati ad arte, ormai stremato, arriva sotto l'imponente dimora del mago. Lui lo attende sulla porta e lo fa accomodare. 
Ed è nel magnifico salone, davanti al camino accesso, che apprende la inaspettata risposta, alla sua cortese domanda di riavere indietro il cagnetto. 
Abdul Gasazi odia i cani per quel che fanno nel suo giardino e quindi li trasforma in anatre. Ad Alan non resta che prendersi l'anatra sottobraccio e tornare verso casa. Ma quando il vento gli fa volar via il cappello dalla testa è l'anatra che lo recupera per poi allontanarsi e sparire in cielo. Senza cappello e soprattutto senza cane, deve solo tornare indietro con il cuore pesante per dare la cattiva notizia alla signorina Hester, che è già a casa e sta giocando con il suo cane Fritz. Dunque quel mago era un mago da palcoscenico e si è preso gioco di quel bambino, oppure? 

A sentire Van Allsburg, almeno al principio della sua lunga e magnifica carriera, tutto è successo un po' per caso. In particolare la sua prima decisione 'casuale' di finire in un'accademia d'arte e design. Guardatosi intorno, si è subito reso conto di non avere neanche un briciolo del talento dei suoi compagni, quindi decide di dedicarsi alla scultura. E così comincia a realizzare bellissime opere, cercando di elevare con la perfezione assoluta nella terza dimensione e nella ossessiva politura delle superfici soggetti in linea di massima pop o comunque appartenenti all'immaginario collettivo: dai cartoni animati, ai transatlantici nell'atto di affondare, fino ai grattacieli di NY. 
Ma nel realizzare queste sue prime opere si rende conto di una cosa importante che lo distingue da uno scultore puro: il desiderio insopprimibile di voler raccontare una storia, ossia la storia che intorno a quel determinato oggetto ruota. 
Sempre un po' per caso, decide che il disegno diventa il suo hobby e comincia a realizzare immagini migliori di quelle fatte al principio della sua accademia. Sono disegni che hanno la fissità di uno scatto fotografico (qualcosa che a me ricorda molto Heidelbach). 

© Chris Van Allsburg

Il loro dinamismo non è nell'immagine, ma nello scarto che esiste tra questa e il titolo che dà a ciascuna (Burdick rules). Lì in mezzo c'è la storia. E se a questo si aggiunge una sorta di bizzarria, una piccola o grande anomalia, un qualcosa che il nostro sguardo non riconosce come consueto, ecco che questo immediatamente accende l'interesse e fa decollare l'immaginazione del lettore, che - non può farne a meno - cerca di trovare un senso. E se il senso tocca l'assurdo, il gioco è fatto! 
Su questo bisogna tornare alla fine. 
Sua moglie vede questi disegni per hobby e ne apprezza la qualità narrativa: sono illustrazioni, a tutti gli effetti. E per convincerlo che forse come artista potrebbe guardare in quella direzione, lei che fa la maestra, porta a casa una scatola di libri illustrati. La delusione di Van Allsburg è forte perché ne coglie subito l'aspetto didascalico e semplificatorio di quei disegni, di quei testi: gli sembrano cartoline, non illustrazioni. Ma nella scatola c'è un libro che, invece, lo colpisce in positivo ed è di Maurice Sendak: quella, lui la riconosce come arte. Dalla qual cosa deduce che può esistere arte anche nell'illustrazione. Non solo storielline da imbonitori di bambini, non solo storie con coniglietti che parlano come coniglietti. 
Non demorde in quel suo naturale gusto per l'anomalia, l'ambiguità tra titolo e immagine. Questa è la sua via. A patto naturalmente che sia lui l'unico autore, ossia che dalla medesima testa escano le immagini e le parole. 
E così è andata. 

© Chris Van Allsburg

Il suo primo libro, che è questo, anno 1979, vince subito un premio importante la Caldecott Honor, ossia un gradino sotto la Caldecott medal. E vende come il pane. 
A parte la soddisfazione in sé, questa circostanza lo conforta, ben più degli affettuosi consigli di una moglie maestra. E così va avanti: migliora la tecnica, migliora la qualità del tratto - peraltro già altissima - dei suoi disegni. 
E scrive e disegna. 
Ma quell'idea originaria, quella sua propensione naturale a farsi le domande giuste di fronte a una immagine persiste. E così le sue narrazioni si sviluppano intorno alle possibili risposte. 
Per Il giardino di Abdul Gazasi l'immagine è quella di un ragazzino che insegue un cane che prima aveva al guinzaglio e che adesso invece è in fuga in mezzo a opere d'arte topiaria. 
Effettivamente le risposte costruiscono la storia, ma il gusto per l'ambiguità, anche quello, non lo perde mai. Per non parlare del mistero che avvolge quel giardino, a partire dal tunnel di accesso. 
Ma se da un lato le storie ambigue per bambini non sono molti gli adulti a volerle scrivere e pubblicare, va anche detto che proprio in quella loro ambiguità un'altra categoria umana, i bambini appunto, ci sguazzano felici. 

© Chris Van Allsburg

Ragione per la quale Van Allsburg è uno dei migliori della categoria. 
Ragione per la quale questo libro lo si può considerare un canone, un modello da prendere a paradigma. In quel finale, sul quale taccio, c'è una bizzarria che porta con sé la sorpresa, lo stupore. L'immaginazione schizza a mille per cercare il famoso senso... 
Ecco, i libri indimenticabili si fanno così. 

Carla 

Noterella al margine. Forse è il caso di rimarcare il fatto che questo libro contiene, oltre alla già citata presenza di circostanze ambigue, anche altre costanti che attraversano i suoi libri. Le metto in sequenza disordinata: il surreale, il cane, la magia, il sense of humor, l'ironia tagliente, il testo lungo e complesso, l'illusione, il culto per la forma anche fuori scala e fuori contesto, il mistero, la sorpresa, la predilezione per il bianco e nero, che talvolta vira.

mercoledì 11 settembre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CRESCERE IN UN SUSSURRO 


 “C'è un trucco per vedere e udire i Defunti, simile al trucco per prendere sonno. Bisogna sentire senza ascoltare, vedere senza guardare, pensare senza riflettere davvero. Lasciare che la mente scivoli in uno spazio grigio; solo così, a volte, è possibile coglierne la presenza.” 

Maghi, nebbie, vascelli, sabbie d'argento, archi fatati, anime sperdute, poesie di polvere e un traghettatore: il Passatore. 
Il traghettatore ha due figli, Milo e Leif, e non ha nome, anche se alla nostra mente subito si affaccia la figura di Caronte, il mitico psicopompo che accompagnava le anime dei morti nell'aldilà. Il Passatore però, al contrario di Caronte, è un umano. 
La storia dell'Isola dei sussurri, scritta dall'inglese Frances Hardinge, ha una trama lineare, al contrario dei suoi passati romanzi: il traghettatore viene ucciso dal Signore di Merlank per evitare che sua figlia venga portata sull'isola della Torre Spezzata, dove le anime dei defunti possono finalmente uscire dal mondo. Leif cerca di sviare gli assassini mentre Milo, dal padre ritenuto da sempre inadatto al ruolo, si mette in mare con le sei anime da trasportare, compresa quella del padre stesso. 


Milo affronta diversi problemi mentre trasporta le anime: non solo quello più rischioso, ossia evitare di essere preso dagli scagnozzi del Signore di Merlank, ma anche riuscire a decifrare le misteriose scritte che appaiono sull'imbarcazione, oppure semplicemente riuscire a muoversi sull'angusta nave senza poggiare lo sguardo sulle anime, pena la morte. 
Fin dall'inizio del libro siamo immersi in una bruma silenziosa, dove i suoni sono attutiti e pare già di sentire accanto a sé le anime perse in attesa di imbarcarsi. Una donna si avvicina alla casa del Passatore con delle graziose scarpine tra le mani, il volto sconvolto dalle lacrime, le scarpe azzurre sono quelle della figlia Gabrielle. Le scarpe devono essere consegnate immediatamente dopo la morte al Passatore: se i defunti riuscissero a trovarle sarebbero per sempre costretti a vagare a Merlank, senza più possibilità di lasciare questo mondo. 
Parto dalle scarpe per scrivere di un libro profondo e delicato, tutto scritto sussurrando, come il titolo allude. Le scarpe sono quelle che ancorano i morti alla propria terra, che li trattengono; le scarpe raccontano lo status dei loro possessori, l'età, il lavoro, raccontano, di fatto, una vita. E così Milo tenendo lo sguardo basso, entra in contatto con loro aprendo delle brecce in lui.  


D'altra parte c'è un modo di dire anglosassone - “in his/her shoes” - che significa letteralmente “nelle sue scarpe” ma che in italiano può essere tradotto come “nei suoi panni”. Milo è considerato non all'altezza del compito di Passatore dal padre proprio per questo 'difetto': troppo emotivo, poco lucido nelle decisioni, troppo esposto e facile al coinvolgimento. E Milo lo sa, è consapevole del suoi limiti per questo lavoro in cui la freddezza pare essere il fondamento. 
Milo percorre il tratto di mare che lo separa dall'isola della Torre Spezzata, superando maghi, feroci uccelli senza testa, allucinazioni intimidatorie, con l'anima del padre al suo fianco, imparando, sforzandosi per essere utile, adattando il proprio animo alle difficoltà pratiche ma senza mai perdere la sua capacità di mettersi nei panni degli altri. Raccoglie così, a modo suo, delle tracce da ciascuna anima da riportare a casa. Di fatto reinventa il lavoro del padre, dimostrando che crescere è anche prendere il buono dal passato per poi reinventare il proprio giovane passo. 
La scrittura della Hardinge mi ha davvero lasciata senza parole, perché di fatto racconta come sia possibile comprendersi senza parlare, soltanto guardando in tralice, sfiorandosi, osservando con rispetto. E' un esempio per i ragazzi e non solo, di quanto sia potente l'immaginario evocativo delle parole. 


Il romanzo è illustrato da Emily Gravett a tre colori: nero, blu e bianco. Non è la Gravett delle matite colorate, dei bambini arruffati e degli animaletti teneri. Con uno approccio più stilizzato, riesce a mantenere il tono del sussurro, unendo anche il dettaglio tipico della gothic novel. 
Le illustrazioni sono frequenti e si alternano bene in un testo molto centellinato. In un'intervista sul libro Gravett racconta di aver utilizzato il tipo di illustrazione che in genere utilizza per le sue ceramiche. Ecco, questo libro, che consiglierei a lettori e lettrici dodicenni, è esattamente questo: una ceramica, preziosa, apparentemente fredda, ma capace di contenere tesori. 

Valentina

 "L'isola dei sussurri", F. Hardinge, E. Gravett (trad. G. Iacobaci), Mondadori 2024 

giovedì 2 maggio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A CHE PENSI?

La vita comincia alle medie 1.Caterina
, Alice Butaud, Lisa Chetteau, 
(trad. Silvia Turato) 
La nuova Frontiera Junior 2024 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"A lasciare le elementari ci sono anche dei vantaggi come quello della mensa. Prima avevi il tuo piatto e basta. Se non ti piaceva qualcosa, peggio per te, ti attaccavi e ti tenevi la fame per il resto della giornata. Adesso quelli della mensa ci lasciano scegliere, possiamo prendere più di questo e niente di quello. E' una cosa che ti cambia la vita. La prima media è come entrare in un mondo dove spetta a te la scelta. Non è che sia proprio la rivoluzione, è solo l'anticamera, una specie di sala d'attesa. Hai un assaggio di cosa significa essere una persona ed essere considerata come tale, con libero arbitrio sulle patatine fritte o i fagioli." 

L'altra grande novità è l'estinzione della cartella. Alle medie, solo zaini. 
Le medie sono un'altra cosa. 
A Caterina, appena arrivata nella nuova scuola, con i suoi amici - la Banda dei Tonni - e tra questi Esther, la sua miglior amica da sempre, la vita sta cambiando parecchio. Non ultimo per il fatto che le è appena nato un fratello, Jonas che, come tutti i neonati, conosce bene come catalizzare su di sé tutta l'attenzione in casa. Madre e padre sono sfiniti dalle molte notti insonni, dalle pappe, dai rigurgiti, dai cambi di pannolino andati male e dai molti pianti inspiegabili del bebè. I due non hanno molte energie residue da dedicare alla primogenita, Cat, tuttavia a con quel fil di voce che ancora dimostrano di avere, non smettono di chiederle "a che pensi?" e soprattutto le ribadiscono che per lei l'autonomia, e una sua vita privata, arriverà solo a quindici anni: fino a quel momento saranno loro a vegliare su di lei, senza darle la password per poter usare il computer. 
Ma tutto questo è prima. Prima di scoprire che nella nuova scuola c'è Azamat, che nella vita può essere utile mentire ma soprattutto prima di ricevere in regalo dalla signora More, ospite della casa di riposo Gli Amaranti, dove da due mesi anche i suoi nonni soggiornano felicemente, un brutto cappello piuttosto dotato. E solo per essersi finta sua nipote Yolanda con il fine di salvarla da una noiosa lezione di tango... 

George Saunders ha elaborato una interessante teoria riguardo a quello che succede nella nostra testa quando leggiamo. 
Detto in parole molto povere, la nostra mente mentre scorriamo una storia sulle pagine di un libro si barcamena in un continuo trattare tra il nostro esserci dentro e il nostro sentirci fuori, tra l'essere coinvolti e l'essere espulsi. Ossia, più e più volte capita di leggere un frammento di un testo che ci convince a tal punto dal venire percepito come una acquisizione (vuoi per immedesimazione, vuoi perché dice meglio ciò che noi abbiamo in mente ma in una forma più confusa, vuoi...) e altrettanto può capitare di leggere parti in cui siamo noi a sentirci respinti (vuoi perché lo troviamo quel prevedibile, vuoi retorico, vuoi...). Insomma, siamo sempre lì in questo curioso meccanismo per cui durante la lettura non facciamo altro che riempire una borsa ideale di crediti e poi la svuotiamo in nome di debiti che l'autore contrae con noi. 
Alla fine della lettura, se ci siamo sentiti coinvolti e convinti, succede che quel libro entra nel nostro cuore o quanto meno nella nostra biblioteca ideale. Ma a ben vedere in questa continua trattativa la cosa che si scopre è il nostro profilo personale di lettori. Guardando quello che ci convince, capiamo chi siamo. Ma questa è un'altra questione. 
Invece, a proposito di convincimento, mi vengono in mente le parole di Gottschall nel suo ultimo libro Il lato oscuro delle storie, dove tutto converge su un unico punto: noi scriviamo e raccontiamo storie per convincere gli altri. Come al solito, per me il suo pensiero è inoppugnabile. 
Tutto questo pippone teorico è per dire che La vita comincia alle medie mi ha convinto e coinvolto, ovvero nel leggerlo ho guadagnato più di quanto invece io possa aver perso. Infatti ne scrivo. 
Volendo dare concretezza al ragionamento di Saunders e un po' anche a quello di Gottschall forse sarebbe utile mettere in elenco i punti in cui mi sono detta: sì, mi hai convinto, è proprio così. Insomma annotare qui di seguito ciò che mi è piaciuto e che quindi vorrei sostenere. Per convincere gli altri. 
Il primo su tutti: l'elogio della bugia. Se ne trovano di vario tipo e anche i mentitori sono di diverso genere. Per esempio, la signora More è una mentitrice professionista: per non partecipare alle attività sociali della casa di riposo, si inventa una nipote fittizia, Yolanda. Di conseguenza mente anche Cat, impersonando Yolanda. Lei stessa ammette, a proposito: "Personalmente non ho nessun problema con le bugie. Sono come il lievito in una torta. Ne metti un po' per far gonfiare la pasta. Senza bugie la vita sarebbe piatta." Mentono, complici, anche i suoi nonni, alla grandissima. 
 Il secondo: l'elogio del candore, ovvero quella dote che hanno quelle poche persone che credono, a prescindere. Una "ingenuità" che non dubiterebbe mai di un mago o di una veggente o ancora, aggiungo io, che "sa" che i pupazzi sono creature viventi (cfr. il teorema del peluche di Chiara Valerio). 
Appartiene allo stesso candore dell'infanzia (e non solo) quel gioco che Cat fa con se stessa in cerca della prova provata che Azamat la ama: "Se papà si sta lavando i denti quando entro in bagno, allora Azamat mi ama. Se mamma è ancora in pigiama, allora Azamat mi ama. Se Jonas ha sporcato il pannolino, allora Azamat mi ama..." E via andare. 
Il terzo: il lessico famigliare. Per esempio, il gioco che padre e figlia fanno in macchina: "E se non tornassimo a casa?" risposta "E per andare dove?" O ancora, la "carezza colpevole": un genitore dice qualcosa di poco carino a un figlio e poi lo accarezza per farsi perdonare. O ancora, la domanda di una madre, che dovrebbe funzionare come passepartout: "A che pensi?" 
Il quarto: la teoria estetica secondo cui "il bello è già stato di moda. Adesso va il brutto". Secondo detta teoria tutto è molto più comodo perché qualcosa di brutto lo riconosci all'istante. Sul brutto non ci si arrovella nel dubbio, sul bello, sì. Moltissimo. 
Il quinto, complice Baudelaire: "La bellezza è sempre strana". "Non c'è bellezza banale, altrimenti non è vera bellezza." E per rimanere nello stesso ambito, per disegnare, bisogna "guardare tanto prima". 
Il sesto, quello in cui si vede con chiarezza quanto un piccolo che sta diventando grande abbia tutti gli strumenti per mandare a zampe all'aria un genitore. Questo succede per esempio a p. 124... 
Il settimo: come montare un muso nei confronti di un amico e come cercare di uscirne, annaspando. 
A parte questi sette motivi, per convincervi ancora di più, segnalo un piccolo gioiello dell'assurdo, che luccica nel dialogo delirante tra un lattante e sua sorella, a proposito della parola nessuno... 
Degno del miglior Ionesco. 

Carla

lunedì 29 aprile 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

AMARANTA


Graphic novel di grande successo, di critica e di pubblico, negli Stati Uniti, ‘Amaranta’, di Kat Leyh, esce in Italia per i tipi de Il Castoro, con la traduzione di Laura Bortoluzzi.
Sappiamo bene come le graphic novel, o in genere i fumetti, attraggano giovanissimi e giovanissime per una serie di motivi, non ultimo la maggiore facilità di lettura: il testo scritto si riduce essenzialmente ai dialoghi, mentre il disegno esprime sinteticamente quello che le parole avrebbero detto con quelle che i giovani lettori percepiscono come lungaggini, la descrizione dei personaggi, degli ambienti, gli stati d’animo e così via. Non è una mia opinione personale, quanto il frutto del confronto con molti ragazzi e ragazze appassionati del genere.
Ma ridurre la lettura delle graphic novel a una scorciatoia per leggere belle storie sarebbe estremamente riduttivo.
L’esempio di ‘Amaranta’ è perfettamente calzante: la trama, infatti, è piuttosto complessa e prevede un lungo passaggio nell’antefatto della vicenda narrata; nello stesso modo, i molti personaggi colgono aspetti diversi del vissuto di ragazzine e ragazzini di oggi.
Sinteticamente, la trama: la protagonista, Amaranta, nel cercare il proprio cane smarrito, Good Boy, incappa nella casa di una presunta strega, che si dice si nutra proprio di animali morti sul ciglio della strada. Lì trova effettivamente il suo cane, che però è stato soccorso e curato da Jacks, l’anziana signora che, ben lontana dalle dicerie, raccoglie gli animali infortunati e quando, disgraziatamente, non sopravvivono, ne ricompone le ossa per ricreare il loro scheletro. Amaranta si deve dunque ricredere sul conto della vecchia signora, che le pare ogni giorno più affascinante, nonostante abbia un occhio solo.
Frequentandola, non solo impara quel delicato sentimento della pietas, che l’avvicina agli animali morenti, ma scopre, soprattutto, che fra le anime di questi animali e Jacks c’è un legame magico.
La magia non è l’unico filo conduttore del racconto: intrecciato al rapporto sempre più sorprendente con la ‘strega’, c’è il mondo degli affetti di Amaranta: la madre single, l’amico nato in un corpo sbagliato, la nonna con un passato che si ricollega alla nostra Jacks.
In queste storie che si intrecciano sempre più strettamente c’è un fortissimo richiamo alla contemporaneità, alla vita complessa dei più giovani, soprattutto rispetto all’identità di genere.
Fare fronte all’articolatissima complessità delle umane relazioni, in cui già in partenza è difficile definire chi si è, non è affatto semplice, ma il linguaggio immediato della graphic novel aggira la reticenza che talvolta si trova nei romanzi per ragazzi.
Immediatezza non è superficialità e ‘Amaranta’ ne è una dimostrazione: al di là dell’impronta magica, che alleggerisce tutto il racconto, i temi trattati, dall’identità di genere al rapporto con la natura e con gli animali non umani, sono raccontati con intelligenza e sensibilità.
Quanto poi al lato grafico, su cui non posso dilungarmi più di tanto, ho trovato particolarmente efficaci le caratterizzazioni delle due protagoniste, Amaranta e Jacks, la prima con una prorompente chioma afro tinta di giallo e con una predisposizione alle esplosioni di rabbia, la seconda raccontata nella sua intrigante ambiguità. Per non parlare poi di Good Boy, il simpatico cane a tre zampe che segue ovunque la sua umana.
Per quanto detto sopra, consiglio la lettura a ragazze e ragazzi di ampie vedute, a partire dai dodici anni.

Eleonora

“Amaranta”, K. Leyh, trad . L. Bortoluzzi, Il Castoro 2024




venerdì 29 marzo 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

EDIMBURGO MISTERIOSA


Se c’è qualcosa che ho apprezzato particolarmente nel nuovo romanzo di Elle McNicoll, ‘Come un incantesimo’, pubblicato recentemente da Uovonero, è la scelta di presentare la giovane protagonista, neuro divergente, come un personaggio pieno di asperità, tutt’altro che accattivante. Questa è una scelta coraggiosa, che non coinvolge la lettrice e il lettore in un approccio empatico, al contrario costringe tutti a riflettere su cosa significhi essere ‘diversi’.
Naturalmente il personaggio di Ramya Knox compie un necessario arco narrativo che la porterà a vestire il ruolo di eroina nello scontro titanico contro le oscure creature che complottano nella Edimburgo più misteriosa che si sia mai letta.
Ma veniamo alla trama: Ramya è una ragazzina disprassica, sostanzialmente ha gravi difficoltà nel gestire i propri movimenti; per questo motivo nella scuola, che frequenta insieme al cugino Marley, deve seguire degli odiatissimi corsi particolari, che dovrebbero insegnarle a essere più ‘normale’.
A scuola la raggiunge la notizia della morte del nonno, cui era legata da un sentimento profondo e che non aveva più avuto occasione di frequentare a partire dalle festività natalizie di sette anni prima. In quell’occasione, c’era stato uno sgradevole episodio con una degli invitati e da quel momento i genitori di Ramya avevano imposto la rottura di ogni rapporto con il nonno. I suoi funerali sono l’occasione di una riunione di famiglia, in cui sono presenti anche le zie, Opal e Leanna, oltre alla nonna.
La ragazzina, che si sente sempre più sola e isolata nella sua stessa famiglia, riceve dal nonno in eredità un libro dalle pagine bianche, in cui lei dovrà scrivere la verità sul Popolo Nascosto. Ramya, infatti, ha un dono, riesce a vedere oltre il Glamour, lo schermo che gli ‘altri’ abitanti della città di Edimburgo frappongono per non farsi vedere dai ‘normali’.
Comincia in questo modo un’avventura, che coinvolge il cugino Marley, alla scoperta del mondo sotterraneo della città scozzese. Si tratta di un mondo complesso, in cui compaiono esseri di tutti i tipi, dai troll alle fate, dai vampiri alle sirene, solamente che non sono come la tradizione vuole. Fate e sirene, per esempio, sono crudeli manipolatrici di esseri umani, perché crescono e prosperano nel conflitto e nella rabbia. Il viaggio di Ramya, dunque, diventa sempre più una lotta contro il male che si annida nel mondo di sopra e, ancor di più, nel mondo di sotto.
Il tema della diversità viene quindi declinato utilizzando i registri del fantasy, fondato su magia e avventura, ma anche raccontando la concretissima vita quotidiana della protagonista, registrandone la solitudine, la rabbia, mai la rassegnazione. Un personaggio resiliente, che ama la moda e l’acqua in tutte le sue manifestazioni.
Il racconto si snoda attraverso un susseguirsi di colpi di scena, che è impossibile svelare; il ritmo sostenuto, la varietà di personaggi umani e non umani, il ricorso via via crescente alla magia rendono il romanzo adatto per lettrici e lettori di almeno undici anni. Consiglio la lettura a chi ama il fantasy e a chi apprezza punti di vista divergenti sul mondo.

Eleonora

“Come un incantesimo”, E. McNicoll, Uovonero 2024





venerdì 1 marzo 2024

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DARE CORPO AL CORPO 


Heena Baek è entrata, direi con una certa eco, anche nell'orizzonte della letteratura illustrata italiana. Non c'è che da esserne contenti. Per varie ragioni. 
In primo luogo perché è tanto tanto brava nel creare ciò che crea, in secondo luogo perché ha delle buone idee per le sue piccole e magnifiche storie, poi perché ha un modo di concepire l'illustrazione parecchio originale e non convenzionale e, ancora, perché racconta un mondo abbastanza inconsueto per il panorama cui siamo abituati. E lo fa senza veli. 
Tutte ragioni, queste, che le vengono riconosciute a livello internazionale, visto che vince nel 2020 l'Astrid Lindgren Memorial Award. 
Andiamo con ordine. 
Tanto tanto brava nel creare quello che crea. 


La composizione delle sue illustrazioni passa attraverso la realizzazione di scenari in miniatura entro cui agiscono i suoi personaggi che sono realizzati a mano come modellini plastici e tridimensionali. Ogni tavola è rappresentata dalla fotografia di tutto ciò. 
La tecnica, vicina alla stopmotion, è ancora poco diffusa nell'ambito della letteratura illustrata per bambini, ma non la si può dire una assoluta novità, ma certamente ha un suo appeal molto forte. 
(Io sono cresciuta sui libri di Topo Gigio, pupazzino fatto a mano e poi fotografato nei vari scenari. In televisione veniva animato con un telo nero di fondo per oscurare le mani di chi lo stava manovrando... Era l'alba.) 
Spesso Heena Baek viene ritratta davanti al suo tavolo da lavoro dove compaiono dozzine di personaggi dei suoi libri: cani, bambini, uomini, donne, giovani o vecchi, magri o ciccioni, vestiti o nudi. 
Ciascuno di loro è lo specchio dello stato d'animo che lo attraversa in quel preciso momento. 


Un cane che aspetta dietro una porta, oppure che si spulcia, una bambina che tiene il fiato e sta con gli occhi chiusi sul fondo di una piscina. Un'anziana nonna che prima di uscire si mette il rossetto allo specchio o una donna in là con gli anni che, nuda, galleggia nell'acqua oppure succhia dalla cannuccia uno yogurt con lo sguardo in estasi e le labbra a 'culo di gallina', quello che in gergo si chiama una duck face.
 

Un uomo con la barba incolta, una donna con il cestino per i lavaggi pieno di spazzole e saponi, una bambina con il bambolotto in mano, oppure con il moccio verde che le cola dal naso. 
Questo è per dire che, oltre a essere brava con le mani nel creare scenari, ma soprattutto personaggi, Heena Baek è un portento nel ritrarre il vero. Ma ci torniamo. 
Passiamo alle buone idee. La migliore, perché forse è anche la più complessa delle tre pubblicate in Italia, è quella che sta alla base di Le caramelle magiche. Tuttavia anche in Io sono un cane (sorta di prequel, visti i personaggi) dimostra di saper raccontare con onestà il pensiero di un cane, i suoi opportunismi, le ossessioni, i suoi slanci di gioia e soprattutto la sua assoluta 'fratellanza', empatia profonda, amore incondizionato nei confronti dell'altro piccolo di casa (i risguardi del libro parlano chiaro). 
L'idea in sé, ossia di un cane che scelga come amico per la pelle il bambino e i grandi li 'usi' per le sue esigenze non è di nuovo un'assoluta novità. Il colpo di genio però sta nel ritmo sincopato (che una nonna fatica a reggere), che lei ha saputo cogliere in un cane di quel genere: qualcosa di molto simile a un Jack Russell iperattivo, come tutti i Jack Russell che mi è capitato di incrociare.
 

Ma la sua bravura sta anche nella capacità di muoversi su piani diversi, passando dal racconto di una routine quotidiana a quello di una fantasmagoria, una magia improvvisa del tutto inaspettata e stupefacente. Come se nulla fosse. 
Sicura del fatto che un bambino lettore della coesistenza di questi due piani in apparenza tanto distanti non si preoccuperebbe affatto, anzi. A parte il caso più evidente di Le caramelle magiche in cui la magia è il Leitmotiv che porta quel bambino lontano dalle sue solitudini, essa compare anche in La fata dell'acqua, dove la quotidianità di una mamma e una figlia alle vecchie terme della città per la loro igiene personale si trasforma in un vero incontro magico con una vecchia fata, brizzolata. 
Quale bambino non ci crederebbe all'istante, o quanto meno lo considererebbe plausibile? E solo in cambio di uno yogurt... 
La terza sua grande qualità attiene al medium scelto che le permette di esprimere in tre dimensioni quello che di norma siamo abituati a vedere sulla pagina in una perenne illusione ottica. 
Dare corpo al corpo è la sua carta vincente. 
Ciò la rende diversa da un panorama tutto sommato piuttosto uniforme in tale prospettiva. Neanche il miglior libro fotografico può valersi di un quid tale. 


I suoi modelli le permettono di giocare con gli effetti luminosi, con le ombre, con i fuori fuoco e le inquadrature di cui è assoluta sovrana. Ma anche e soprattutto le offrono l'opportunità di dare forma alle emozioni, agli stati d'animo, in un modo così immediato e autentico che è impossibile non esserne entusiasti. 
In altre parole Heena Baek riesce a restituire, seppure con quella sua vena ironica inconfondibile, un tipo di espressività che è prossimo alla nostra percezione del reale. 
Molti autori, tra i grandissimi penso a Shaun Tan o ancora a David Wiesner o Chris Van Allsburg, si sono mossi in questa direzione; ossia, per realizzare le loro migliori tavole, hanno costruito modellini per aiutarsi con le proporzioni, con le luci per raggiungere l'armonia compositiva. Ma tutti e tre hanno poi 'tradotto' tutta questa sperimentazione tridimensionale in un linguaggio che di dimensioni ne ha pur sempre solo due, seppure di altissimo livello, si intende. 
Ultima ma non ultima sua dote è quella di non essersi mai troppo curata del mainstream occidentale. Racconta con molta disinvoltura storie che hanno come scenario il mondo, le abitudini e la cultura orientali. Solo per fare un esempio: andare settimanalmente ai bagni pubblici per darsi una bella lavata profonda, così come fanno mamma e figlia, nella Fata dell'acqua. O ancora nell'uso dei nomi propri dei suoi personaggi, da Dong-Dong in poi. Ma così come non recede di fronte a queste scelte insolite, altrettanto fa di fronte alla rappresentazione dei suoi magnifici personaggi -  in canottiera, in ciabatte - e dei loro corpi: spesso anche nudi, talvolta cadenti, spesso sformati, pieni di rughe o di altri segni del tempo. 


Sempre mette in scena situazioni molto veraci come per esempio un cane e un bambino che si sbafano un intero pacchetto di patatine e poi stramazzano addormentati e satolli, o un padre in pigiama che lava i piatti in cucina, o una madre in gonna e reggiseno nello spogliatoio delle terme. 
Insomma, sempre ma proprio sempre è la vita vera che va in scena. 
E questo sembra essere una sorta di suo imperativo categorico. 
D'altronde, non è nella vita vera che noi viviamo? 

Carla

Heena Baek, Le caramelle magiche (trad. Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo 2022
Heena Baek, Io sono un cane (trad. Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo 2023
Heena Baek, La fata dell'acqua (trad. Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo 2024

lunedì 6 novembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)



DI AVVENTURA E DI MAGIA


Philippe Lechermeier, autore francese noto anche per la collaborazione con l’illustratrice Rébecca Dautremer, firma una trilogia, ‘Maldoror’, il cui primo volume, ‘I ragazzi della leggenda’, ha vinto l’ambito ‘Prix de Pépites’ al Salone di Montreuil.
Romanzo corale, ambientato fra l’Austria, la Russia e l’Ucraina, vede il viaggio periglioso di quattro ragazzi, che poi diventano cinque, in fuga dalle trame oscure legate a un regno magico, il Regno di Maldoror.
Protagonista principale Anja, giovane talento musicale cui il padre ha donato un prezioso violino; perde il contatto con i genitori alla stazione di Kiev e si rende conto che l’evento non è casuale, ma è la manifestazione di una trama oscura che vede coinvolta la sua governante. In molti, infatti sono convinti che il padre di Anja, famoso scienziato, abbia nascosto nel violino preziosi segreti.
L’altro personaggio principale è un ragazzino analfabeta, ma con il misterioso potere di comunicare con insetti e altri animaletti, compreso il suo ragno personale, chiamato Vera; dalla Siberia viene mandato dalla nonna a Kiev e poi a Odessa per trovare determinate erbe, insieme al Maldoror.
Pjotr, questo il suo nome, suona il clarinetto ed è così che incontra Anja: diventano una coppia musicale che vive suonando per strada. Ma in molti sono sulle loro tracce e tutti cercano di impossessarsi del violino: una banda di ragazzini al soldo di una misteriosa baronessa, i tartari al seguito del Gran Cofto, con i due gemelli Ivo e Ava, e poi il personaggio più misterioso di tutti, il cui ruolo resta celato per tutto il romanzo: la Morte di Anja, creatura magica che la insegue attraverso le steppe siberiane.
Nel corso della loro fuga, Pjotr e Anja incontrano Pepina e Čavolo, zingari figli di quella cui la nonna di Pjotr aveva detto di rivolgersi. Pepina ha ereditato dalla madre le sue arti magiche e comunica con lei attraverso strani segni che appaiono e scompaiono. Anche loro sanno qualcosa del Regno di Maldoror e del suo unico erede, il Principe Fauno. Con il loro carrozzone girano in lungo e in largo, suonando e vendendo le erbe officinali di Pepina. Ma vengono scoperti e nella loro fuga incontrano Jǿrn, un artista circense, muto ma con la capacità di governare tutti gli animali.
Pjotr viene catturato dal Gran Cofto, torturato e destinato a morire, ma i suoi amici non si rassegnano e comincia un nuovo inseguimento.
Altro non si può dire, se non consigliare di leggersi anche il secondo volume, in uscita nei prossimi giorni.
Il romanzo di Lechermeier mi ha colpito per diversi aspetti: intanto una evidente discendenza dal grande romanzo d’avventura ottocentesco, e questo è un gran merito: ho ritrovato le atmosfere e anche il dettaglio di un episodio, quello della tortura di Pjotr, che mi hanno felicemente riportato alla lettura giovanile di ‘Michele Strogoff’, di Jules Verne. Gli spazi immensi delle terre russe e ucraine, il mito di Odessa, così come le lande sconfinate della Siberia. Poi una sapiente sintesi di avventura e fantasy, con quella dose in più di mistero, enigmi da svelare, indizi disseminati nel racconto. C’è una grande cura nella descrizione dei personaggi, dei loro più o meno misteriosi talenti; anche i personaggi minori, pur nella loro essenzialità, si impossessano del lettore.
Infine l’aver prodotto un romanzo che pure nella complessità della struttura, dei riferimenti storici e ambientali, riesce a essere di facile fruibilità grazie a una narrazione scorrevole e sostenuta da un ritmo costante, con continui cambi di scenario.
In questo primo volume il mistero si infittisce e la curiosità aumenta, portando naturalmente alla lettura del volume successivo.
Consiglio caldamente la lettura a lettrici e lettori, amanti dell’avventura e del mistero, a partire dagli undici anni.

Eleonora

Maldoror. I ragazzi della leggenda”, P. Lechermeier, L’Ippocampo 2023






venerdì 8 settembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

ESORDIO DI UN NARRATORE


Questo è un esordio lontano, non me ne voglia l’autore: risale al 1999, quando un giovane dotato di talento e di molte parole partecipa, vincendo, al Premio Battello a Vapore con un romanzo d’avventura che ora viene riproposto in BUR.
L’autore è Pierdomenico Baccalario e il titolo del romanzo è ‘La strada del guerriero’.
Se il romanzo oggi può rivelare qualche pecca, ma si tratta di qualche peccato veniale, quello che emerge sopra tutto è la capacità di Baccalario di costruire storie. Storie che catturino il lettore e la lettrice e capaci di trasportarli in un altrove che qui ha una netta connotazione fantastica.
Siamo in Africa, in un tempo indeterminato, nella terra degli Zulu.
Il Re degli Zulu attende l’annuncio della nascita dell’erede al trono; ma nascono due gemelli e questo rappresenta una grande sventura, che può essere allontanata sacrificando quello, fra i due, che per primo viene alla luce. Lo stregone Ingana chiede alla nutrice Miesi di preparare il predestinato al sacrificio. Miesi, però, non è certa di aver individuato il neonato giusto e, comunque, non intende far morire nessuno dei due bambini. Riesce ad ingannare Ingana, che sacrifica una lepre al posto del bambino, il quale verrà affidato ad un uomo saggio, Babashana, che vive nella savana.
Manatasi, questo è il nome del bambino, cresce quindi ignaro del suo lignaggio, che gli viene svelato in punto di morte dallo stesso Babashana.
A quel punto il giovane Manatasi, che è cresciuto forte e abile nella caccia, deve affrontare il suo destino, che già si rivela nella capacità di comandare gli animali, anche i più feroci. Non a caso lo accompagna nel suo viaggio un leopardo, quasi un animale totemico. Andrà verso il villaggio dove vive il fratello, divenuto Re, mentre incalzano siccità e carestie, e poi si recherà nella Città dei Re, dove sono sepolti i Re e le Regine e dove è possibile interrogare i morti.
Come si vede ci sono tanti ingredienti che non casualmente avvicinano questo romanzo alle trame dei giochi di ruolo: la magia, che attraversa tutto il racconto, con le doti straordinarie che contraddistinguono alcuni personaggi; l’inganno, il viaggio iniziatico, lo scontro finale fra Manatasi e Sinude, l’altro gemello.
D’altro canto è proprio l’autore a raccontare la genesi di questo libro e il suo rapporto diretto con il gioco di ruolo che all’epoca era ben conosciuto, Dungeon & Dragons. Ad affascinare il giovane Baccalario è proprio il ruolo del Master, ovvero quello che costruisce le trame, indirizza i giocatori, riannoda i fili che sembrano dispersi.
Per sostenere il ruolo di Master bisogna essere dei bravi costruttori di trame, saper tenere alta la tensione, intervenire al momento opportuno per dare una svolta al racconto.
Ed ecco che da un gioco di ruolo, che per fortuna sta rinascendo, si diventa scrittore; uno scrittore che ha collezionato successi, a partire da Ulysses Moore, e che ha dato vita a numerosissime serie e che, alla fine, ha riunito un valente gruppo di scrittori sotto la sigla di Book on a Tree.
Sulla magia dei giochi di ruolo e sull’universo anche letterario che li nutre, l’autore ha scritto il bellissimo ‘Il grande manca’.
Ma anche volendo ignorare il percorso dello scrittore, questo romanzo piacerà a ragazzi e ragazze che amino l’avventura e la magia, la natura selvaggia e il destino degli eroi.
Lettura scorrevole e divertente per lettrici e lettori dai dieci anni in poi.

Eleonora

“La strada del guerriero”, P. Baccalario, Rizzoli 2023