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venerdì 15 maggio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

IL MERAVIGLIOSO

"Per tutto il tempo in cui una gallina cova l’uovo e lo tiene al caldo, dentro di esso avviene un cambiamento meraviglioso. All’inizio è un normalissimo uovo con un puntino dentro. Presto quel puntino si sviluppa diventando un corpicino da cui partono due sistemi di vasi sanguigni: uno va verso il tuorlo e l’altro lungo le pareti del guscio..."


Questo "cambiamento meraviglioso" è forse uno dei segreti che di più un bambino mediamente curioso vorrebbe scoprire e capire. 
L'uovo è già di per sé un simbolo parecchio misterioso, che assume di caso in caso valori differenti, ma che con la sua forma chiusa e perfetta allude al suo potere di nascondere, di racchiudere, di proteggere e difendere qualcosa di molto prezioso. 
Da quello di struzzo che pende sulla testa della Vergine nella Pala di Brera di Piero della Francesca a quello molto più laico di Iela Mari, l'uovo continua a essere argomento di grandi domande. Una su tutte: è nato prima lui o la gallina? 
Così anche in uno dei tre libri di Marie Neurath, quello dedicato appunto ai misteri che si nascondono allo sguardo, E se potessi guardare dentro?, l'uovo e la sua mamma gallina vincono il primato di essere in copertina. 
Le altre forme che in qualche modo con l'uovo condividono "il meraviglioso" sono, tra gli altri, il faro, la piramide, il vulcano, una collina che contiene una grotta, una miniera, le mura di un palazzo, una piramide egizia, le tane delle talpe, i nidi delle vespe (qui le cartonaie), un mulino a vento (che però starebbe tanto bene anche nel volume dal titolo Come funziona?


Per spiegare ai bambini cosa succede all'interno di questi misteri, Marie Neurath in molti casi introduce il concetto di stratigrafia (ho sposato, come Agatha Christie, un archeologo e sono stata anche fidanzata con un geologo), ossia suggerisce ai lettori di immaginare un grande coltello "magico" che tagli in verticale la casa, il faro, la nave, la collina, la piramide, il suolo. Come in una torta a cui è stata tagliata via una fetta, si può ricostruire, partendo sempre dal basso - perché le cose più vecchie sono alla base e il resto si costruisce con il tempo o si va ad accumulare con il passare del tempo, fossero anche ere geologiche.
Attenzione però, con un palloncino non funziona altrettanto bene... 


E nel disegno che accompagna testi di chiarezza adamantina si vede appunto il quadro di insieme di una restituzione stratigrafica: il terreno di fondazione di un palazzo, le fondazioni stesse, la rete idrica che porta l'acqua nei lavelli e nelle vasche da bagno (manca il bagno, ma vabbè, per quello si potrebbe guardare l'altrettanto meraviglioso The Toilet. How it works di David Macaulay), la canalizzazione e la cisterna delle acque piovane, la camera da letto, il soggiorno con poltrona e libreria, la rampa di scale interne, il gatto davanti al camino con la sua canna fumaria che si apre sul tetto, ecc. ecc. Così come si può vedere il camino di un vulcano che sbocca nella bocca principale, o cratere, dalla forma a imbuto, ma anche le due laterali, quasi simmetriche. 


La storia editoriale di questo, che condivide con gli altri due titoli di poco successivi, risale alla fine degli anni Quaranta del Novecento. La realizzazione dei primi risale al 1944 e l'ultimo è del 1971. Mentre in Italia Munari ragionava su concetti analoghi, i coniugi Neurath, fuggiti da Vienna e dal nazismo, approdavano in Inghilterra. 
Marie Neurath, una scienziata di formazione, votata alla comunicazione grafica e più in generale alla pedagogia, inventa, insieme al marito Otto, un sistema assolutamente rivoluzionario per l'epoca: l'Isotype (acronimo di International System of Typographic Picture Education). 
Possono considerarsi a buon diritto i genitori dell'infografica senza la quale oggi saremmo spesso perduti. 
Elaborano un codice comunicativo che, attraverso segni minimi ed essenziali e attraverso una palette di colori limitata, rende la complessità della scienza e della tecnologia, più in generale l'informazione, alla portata di tutti. 
Bambini compresi. 
Pubblica più di ottanta titoli (che spaziano in ambiti di ricerca anche diversi come testimoniano i tre titoli iconici che Quinto Quarto, di concerto con l'Università di Reading che possiede l'archivio Neurath, ha scelto di pubblicare per primi): libri che si diffondono in lingue diverse nel mondo intero. 
Quinto Quarto lo ha preso come un impegno serissimo: lo ha promesso e ne farà uscire tre o quattro all'anno. 
Then, stay tuned! 

Carla 

"E se potessi guardare dentro?" Marie Neurath (trad. Alessandra Falconi) Quinto Quarto 2026 
"Piccolissimo, anzi invisibile", Marie Neurath (trad. Alessandra Falconi) Quinto Quarto 2026 
"Ecco come funziona!", Marie Neurath (trad. Alessandra Falconi) Quinto Quarto 2026

mercoledì 22 aprile 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

GUARDARE COME UNA FARFALLA


Quanta magia si cela dietro il concetto di colore. Il colore è una sensazione visiva, qualcosa di intangibile, ma così fondamentale per la nostra esperienza. Il colore inoltre non è oggettivo: dipende da chi lo guarda (quello che per me è rosso, per altri è arancione) e dipende dal contesto in cui lo si guarda (la luce varia notevolmente l’intensità del colore). Ora, se dovessi pensare a un editore che sul colore sta conducendo un approfondimento bibliografico a tutto tondo, quello sarebbe senz’altro L’Ippocampo. 
In particolar modo da Colorama di Cruschiform (2017), un inventario di 133 pantoni, l’editore ha cominciato a portare l’attenzione sul colore non solo agli addetti ai lavori, ma ha ampliato il suo pubblico facendo un’operazione di vera divulgazione che tocca i bambini come gli adulti. 
Torna quindi L’Ippocampo nel 2026 con un nuovo titolo in continuità con questa ricerca cromatica: Multicolore – un viaggio nel mondo dei colori di Léa Maupetit. 
Della Maupetit L’Ippocampo aveva già pubblicato tre deliziose piccole monografie intitolate Alberi, Fiori, Uccelli, scritte da Emmanuelle Kecir-Lepetit, dove già era chiaro come l’illustratrice lavorasse con finezza sul colore e il suo portato. 
In questo piccolo saggio illustrato sul colore Maupetit inizia chiedendosi che cos’è un colore, ossia inizia dalla cosa più difficile: la definizione. Siamo sicuri sia infatti così semplice definire cosa è un colore? 



E ancora: cosa fa si che il colore ci racconti qualcosa? E quanto incide sulla nostra percezione del mondo? 


L’autrice passa poi ai nomi dei colori, per cercare di mettere ordine, ma anche qui troviamo molti elementi diversi. Ci sono nomi che derivano da luoghi geografici, nomi che derivano da animali, da vegetali, da minerali. Il desiderio di classificazione è una delle peculiarità che l’umanità ha sviluppato nei secoli, proprio come riflesso del tentativo di cercare di mettere ordine a un mondo caotico. Il colore non è stato esentato.
 

L’aspetto davvero entusiasmante di questo saggio illustrato è la capacità di Maupetit di parlare in modo serio e approfondito a lettori di età molto differenti. L’esempio migliore di questa capacità è la spiegazione di tre concetti chiave sull’uso del colore: tonalità, saturazione e luminosità. La triade divina del grafico. La triade laica che noi autodidatti di Instagram smanettiamo nel momento in cui tentiamo di migliorare una nostra malriuscita foto. 
Ecco come l’illustratrice spiega graficamente questi concetti:





Il libro prosegue su concetti a volte molto noti come il mimetismo animale, ma con un rapporto qualitativo tra immagine e testo perfetto, con delle illustrazioni originali, punti di vista particolari. 
Altre volte si concentra su concetti difficili non solo da capire, ma proprio da rappresentare, come ad esempio sui “colori fantasma”, quelli che vedono alcuni animali e che noi non vediamo. 
Oppure come quando chiede, ragionando sul concetto di iridescenza: gli scarabei sono neri, verdi o blu? In questi scarti tra domande e illustrazioni, il libro si rende affascinante e molto istruttivo. Si apprende con voracità, attratti come le farfalle sono attratte dai colori dei fiori. 
Ho letto questo libro, adatto dai 7 anni in su, a classi di bambini e bambine della primaria e sono rimasti affascinati come davanti alla più avventurosa narrativa. 
L’ultima domanda che Maupetit lancia è anche un cambiamento linguistico. 
E se invece di chiamarli “colori” cominciassimo a chiamarli “sfumature”? 
Tu, ad esempio, che sfumatura preferisci?


 Valentina 

Multicolore – Un viaggio nel mondo dei colori, di Léa Maupetit, trad. di Rocco Fischetti, L’Ippocampo 2026 

lunedì 9 marzo 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

CAMPIONI IN NATURA

Sono quattro e tutti e quattro hanno una forma molto particolare.


Non si tratta di libri come li abbiamo visti finora: le loro pagine sono cartonate e stondate, ma soprattutto sono mobili e ciascuna è forata in un angolo in alto. In questo buco passa un grande anello di metallo - difficilmente apribile, ma apribile - che le tiene insieme ma che permette nello stesso tempo a questo piccolo campionario illustrato di essere attaccato a un moschettone pendente dalla cintura di ogni giovane esploratore o esploratrice che voglia portarselo dietro. 
Uno è dedicato agli uccelli, uno alle nuvole, uno agli alberi e uno agli insetti. 
Così come concepiti, personalmente, mi hanno subito ricordato la mia passione infantile per i campionari di stoffe o di carte che giravano per casa: per ogni diverso esemplare un foglio a sé. 
Tutti e quattro fanno parte di una stessa collana: il mondo in tasca (per una volta Terre di mezzo ha fatto di meglio dell'edizione spagnola originale che l'ha intitolata Fijate). Per ragioni di impaginazione, hanno una breve introduzione generale che è onnicomprensiva. Se la prima scheda contiene la copertina, il suo rovescio deve contenere un testo neutro di introduzione. 
Per esempio quella sugli insetti recita così: 
"Il mondo è pieno di bestioline. Qui scoprirai una piccolissima parte del gruppo più numeroso del pianeta: gli insetti. Possono essere molto diversi tra loro, ma tutti hanno sei zampe, il corpo suddiviso in tre parti e sono ricoperti da un esoscheletro più o meno rigido, che cambiano nella fase di crescita; inoltre molti subiscono una metamorfosi, cioè da piccoli sono molto diversi e vivono in modo ben distinto rispetto a quando sono adulti. Quasi sempre possiedono almeno un paio di ali , anche se alcuni le usano più di altri. Li troverai sotto le pietre, nell'acqua, sulle piante, negli escrementi... Un po' dappertutto!" 
Sulla pagina di destra, ammesso che questo curioso oggetto lo si voglia sfogliare come un libro tradizionale, c'è l'immagine di un insetto, piuttosto che di un albero, o di un uccello o di una nuvola e sul verso, ossia il rovescio della pagina stessa, si legge la scheda che racconta chi sia quell'insetto, albero, nuvola, uccello. 


A logica, sarebbe stato più semplice mettere a sinistra l'immagine e a destra la scheda e avere tutto davanti, ma questo avrebbe impedito il gioco di poterle "liberare" dall'anello... quindi va bene così, anche se è un po' buffo vedere una cicala e leggere tutto quello che c'è da sapere su una forbicina. Se si sfoglia "il libro" degli insetti si può verificare che la scelta è stata dettata da una drastica cernita che si concentra sulle tipologie più comuni, quelle appunto che un bambino europeo può davvero incontrare nelle sue esplorazioni. Libellula, cavalletta, grillo mantide, cicala ecc. ecc. La scheda, giocoforza, deve essere brevissima: il nome comune, il nome della classificazione di Linneo, poi in poche righe si parla di tipo, di habitat e di dimensioni. Poi arrivano la decina di righe che raccontano due o tre cose interessanti da sapere. 
Prima eccezione è rappresentata dal campionario delle nuvole: nessun nome in latino, ma invece l'altitudine a cui si possono trovare sopra le nostre teste. Anche per le nuvole esiste un'interessante scheda schematica di apertura che ci informa del tipo, della quota, di quanto sia raro vederle e quanto connesse siano con la pioggia. 
Seconda eccezione: questo è l'unico tra i quattro campionari a essere della sola Anna Sanjuan. Mentre per gli altri, le illustrazioni sono affidate ad autori diversi. 
Il progetto è davvero interessante e si può prevedere (per i primi due siamo già alle ristampe) che, con questa forma così bizzarra del libro a schede, attirerà la curiosità di molti. E il fatto che siano così concepiti presuppone forse una categoria di lettori non ancora veri e propri scienziati nerd, ma più semplicemente ragazzini e ragazzine incuriositi da ciò che hanno intorno: a terra o per aria. 


La sfida, come sempre in questo genere di operazione editoriale di tipo divulgativo, sta nella scelta di cosa dire e come dirlo. 
Qui lo spazio che Anna Sanjuan si concede è davvero esiguo. Questo fa sì che lei debba davvero scegliere con cura il tono con cui raccontare, a costo anche di sembrare incomprensibile talvolta, e naturalmente essere drasticamente selettiva su cosa raccontare. 
Quella bella possibilità di usare un lessico esatto anche se difficile, per poi darsi la possibilità di sciogliere e spiegare nodi come ripariale, parlando di alberi o codrione, parlando di uccelli, o spiritromba, parlando di insetti, talvolta funziona, talvolta invece richiede la ricerca del significato da parte del lettore: cosa questa che non è per nulla disdicevole. 
Ogni potenziale lettore, ovviamente, sarà istintivamente attratto da un gruppo diverso, siano alberi, siano insetti, o nuvole o uccelli. 
Su tutti e quattro si diffonde un'alta qualità del disegno.
Tuttavia, nel metterli a confronto l'uno con l'altro, si potrebbero comunque notare delle piccole varianti interne: laddove per gli insetti sulla morfologia si fa anche affidamento all'immagine, non si può dire lo stesso nel campionario per gli uccelli che sono descritti spesso con una certa minuzia anche nel testo, negandosi talvolta la possibilità di raccontare qualcosa di più sui loro comportamenti. 
Le nuvole sono quelle che di più escono dal canone, ma sono di certo il soggetto più interessante e - presumo - anche quello meno frequentato. 


Sono ormai una minoranza residuale quelli che camminano con il naso per aria... 

Carla 

Nuvole, Anna Sanjuan, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2025 
Uccelli, Anna Sanjuan, Ramon Baucells, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2025 
Alberi, Anna Sanjuan, Carmen Clopès, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2026 
Insetti, Anna Sanjuan, Alex Nogues, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2026

venerdì 27 febbraio 2026

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confornto)

ACCADDE DOMANI


"L’UOMO HA SEMPRE SUDDIVISO IL TEMPO SEGUENDO I CICLI NATURALI. IL GIORNO È SCANDITO DAL SORGERE E TRAMONTARE DEL SOLE, LE SETTIMANE DALLE FASI LUNARI, CHE SONO QUATTRO E CHE, TUTTE INSIEME, SCANDISCONO I MESI. LE QUATTRO STAGIONI, CHE CORRISPONDONO A UNA RIVOLUZIONE COMPLETA DELLA TERRA INTORNO AL SOLE, SCANDISCONO INVECE L’ANNO. DETTO QUESTO, NEL TEMPO I POPOLI HANNO ADOTTATO DIVERSI CALENDARI. 
QUELLO UTILIZZATO NEL MONDO OCCIDENTALE È IL CALENDARIO GREGORIANO, INTRODOTTO DA PAPA GREGORIO XIII NEL 1582." 

Con queste poche righe che raccontano come sono nati i calendari, si inaugura una collana che ha per titolo I libri dei mesi e che conterà, facile prevederlo, 12 volumi. 
Si tratta di grandi libri, rilegati, che al loro interno condividono la struttura. A ogni giorno del mese è dedicata la doppia pagina che ospita una grande tavola centrale con sopra una piccola fascia con la numerazione dei giorni e in neretto compare quello cui è dedicata la pagina. Al di sotto dell'immagine corre invece un testo che racconta ciò che in quel preciso giorno del mese è successo, introdotto da un titolo accattivante e un anno di riferimento. Questa fascia di testo ospita anche, nella parte destra, altri due fatti, accaduti sempre in quel preciso giorno, ma raccontati in modo ben più telegrafico. 
A fine corsa, come è saggio che sia, ciascun fatto viene riordinato cronologicamente, non prima però di aver creato una sorta di indice visivo, che si intitola: il mese in un colpo d'occhio. 
La collana è diretta da Davide Calì. 


A lui il merito di portare in porto questa magnifica idea e a lui l'onore di esordire, ossia di lanciare la collana stessa. Suo è infatti il primo volume dedicato a dicembre e suoi saranno anche altri mesi... 
Su questo schema prestabilito che si ripete, d'altronde si parla di tempo e di calendari, le uniche variabili sono i nomi di chi ha curato i testi e di chi ha realizzato le immagini. 
E qui arriva la seconda bellezza: alle "tastiere" per adesso hanno messo la loro firma oltre a Calì, Ivan Canu e tra breve Chiara Lorenzoni mentre alle figure si sono succedute Francesca Gastone e, per marzo, Maria Lucia Carbone. Per il mese di giugno si aspetta con trepidazione Luogo Comune. 
Questa tipologia di libri contiene due caratteri che, nel mio caso, e spero anche in quello di molti bambini e bambine curiosi, funzionano come miele per gli orsi. 
Incitano alla collezione e sono dei gustosissimi cataloghi: di storie e di immagini. Non semplici liste, ma ragionatissimi repertori, cataloghi! 
Per paradosso, il tempo che scorre è la cosa meno importante: funziona da pretesto per collezionare secondo un ordine prestabilito, per l'appunto un catalogo di fatti di interesse che vanno in direzioni ogni volta differenti. 
Come in tutti gli almanacchi contemporanei, il concetto di "accadde domani" è il vero fulcro dell'interesse. 
Ma quale potrebbe essere il criterio di lettura di un libro del genere? 
Si può scegliere di essere sistematici e partire dal 1 dicembre e leggere tutto per bene per poi arrivare fino al 31. Nel caso si scelga questa lettura sistematica, va da sé che gioca un ruolo importante la scelta dei fatti da raccontare, come in ogni catalogo, d'altronde, è lei a fare la differenza.
Ed è qui che in trasparenza si vede la caratura di chi scrive e sta selezionando, fior da fiore, cose da raccontare. Argomenti che incuriosiscano, che abbiano qualcosa di insolito, oppure facciano riferimento a qualcosa di cui si presume di conoscere già un bel po'. 


Per esempio, scoprire quali sono le tre leggi della robotica e che le scrisse Asimov, il papà della fantascienza, nei suoi nove racconti dal titolo Io, robot può essere una curiosità. Oppure scoprire un po' di preistoria del cellulare e apprendere che solo una trentina di anni fa fu mandato il primo SMS della storia e che i caratteri a disposizione erano solo 160... 


O ancora commuoversi una volta di più con la storia del cane Hachikō o apprendere quella del ballerino Nureyev o la scoperta dell'esercito di terracotta in Cina. 


Oppure si può scegliere di affidarsi alle immagini e da loro farsi prendere per mano e farsi condurre.


E anche in questo secondo caso è il calibro di chi disegna che fa la differenza. 
E allora penso a quanto brave siano state le prime due illustratrici. E aspetto al varco il terzo. 
Il fatto di avere un'unica possibilità di illustrazione, per una narrazione seppure brevissima, è la grande sfida per tutti loro. 
Per Dicembre e Marzo, mi pare evidente che tutte e due abbiano ampiamente dimostrato di saper catturare in un amen lo sguardo del lettore. 


Per il mese di marzo Maria Lucia Carbone mette in campo il suo digitale. Mentre a dicembre erano i collage fotografici digitali di Francesca Gastone a togliere il fiato: uno più bello dell'altro. 
Due linguaggi differenti, ma entrambi di grande efficacia. 


Il lessico di Francesca Gastone è fatto di un uso sapiente dei pattern e dei colori, di foto di oggetti con scale dimensionali inattese. Come inaspettate sono spesso le prospettive delle sue composizioni. Gioca, da architetto, con i volumi e le forme: li asciuga fino a renderli delle icone. 
Entrambe sanno essere magnificamente efficaci e nello stesso tempo allusive.


E questo, ancora una volta, può fare la differenza.
Dunque, libri imperdibili.  

Carla 

Dicembre, Davide Calì, Francesca Gastone, Nomos 2025 
Marzo, Ivan Canu, Maria Lucia Carbone, Nomos 2026

mercoledì 11 febbraio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

TU QUANTE LUNE VEDI?


Ho accompagnato recentemente i miei figli a una visita oculistica, il più grande (16 anni e mezzo) è miope dall’età di 7 anni, la piccola (12 anni e mezzo) al momento non porta occhiali. Sì, mi è stato proprio riferito che al momento non necessita di occhiali, come se fosse abbastanza probabile che lei debba portarli o che ne avrà bisogno a breve. D’altro canto, ha continuato il dottore, dopo il periodo del covid, abbiamo registrato un’impennata di miopie anche tra bambini che non hanno familiarità e che quindi non dovrebbero svilupparla in tenera età. La causa di questa cresciuta percentuale di miopi è da ricercare nel numero maggiore di ore trascorse in ambienti chiusi (e spessissimo davanti a uno schermo) che di fatto ostacola l’esercizio di uno sguardo sulle lunghe distanze. I miopi, si sa, vedono male da lontano, l’occhio quindi si sarebbe adeguato a una condizione nella quale è richiesta una visione prevalentemente di oggetti vicini. 
E dunque accogliamo di buon grado un libro che sveli il funzionamento di un oggetto diventato così comune! 
Già un po’ di anni fa mi era capitato di leggere che, se considerassimo la quantità di miopi esistenti, dovremmo convenire che questa condizione sia oggi giorno quella naturale dell’uomo e che le persone in grado di vedere senza lenti sono un’eccezione rispetto a una normalità ritenuta patologica. Sono tantissimi i bambini che oggi indossano un paio di occhiali e i designer hanno elaborato forme e colori che consentono ai più piccoli di accettarli volentieri. 
Il lupo con gli occhiali racconta a loro, e a tutti gli altri bambini che sono circondati da miopi e presbiti, in che misura hanno realmente contribuito a migliorare la qualità della vita di chi ne fa uso. 


L’albo illustrato scritto e illustrato da Yoon Joung Mi racconta di una Cappuccetto Rosso dei nostri giorni che viene invitata dalla madre a consegnare alla nonna gli occhiali pronti. Durante la strada la bambina, che a sua volta indossa un paio di occhiali, incontra un piccolo lupo in evidente difficoltà: vede due Lune in cielo, così come i conigli che vorrebbe catturare e che invece sono uno. Cappuccetto gli consiglia di procurarsi un paio di occhiali, in modo da risolvere i suoi problemi di vista e riuscire finalmente a procurarsi del cibo. 


La storia narrata è poco più di una traccia, nessun dettaglio della fiaba originale di Perrault o dei fratelli Grimm, nessuna connotazione spaventosa viene assegnata al lupo, che invece è quasi un bambino mascherato, o comunque un cucciolo di animale che condivide con la bambina un pezzo di strada e una nuova scoperta.
I due protagonisti (più il piccolo coniglio) si muovono all’interno di un paesaggio costruito con elementi grafici e pittorici scarsamente realistici: ad alberi, tronchi e piante si intrecciano di volta in volta tutti gli elementi del discorso espositivo che fanno riferimento alle brevi spiegazioni sui difetti di vista più comuni e sui modi in cui le lenti degli occhiali possono intervenire per correggerli. Quando si entra nello specifico del singolo difetto visivo, le immagini ricostruiscono la visione di chi è affetto da quel problema, in una sorta di soggettiva cinematografica! La grafica diventa gioco ed esplorazione divertita degli effetti visivi generati dalla distorsione di un raggio di luce. 


Siamo di fronte a un testo di non fiction che si allontana dalle classificazioni tradizionali e si aggiunge ai tanti begli esempi recenti che dimostrano come i modi di spiegare ed informare i bambini di fatti e cose possano essere reinventati. Giorgia Grilli, in un recente interessante saggio, L’incanto del mondo. Bellezza e conoscenza negli albi illustrati per l’infanzia, riflette proprio sul linguaggio sempre più ricco che la non fiction per ragazzi sta velocemente elaborando. Su come, ai tradizionali format che assegnavano alla parte verbale ed espositiva una supremazia non solo quantitativa ma soprattutto di senso (la nozione non può che essere esposta utilizzando il discorso verbale e le immagini non sono altro che supporto, al fine di rendere gradevole l’esposizione o al più al fine di chiarirne alcuni aspetti più ostici), si vada sostituendo un approccio che riconosce all’aspetto iconografico una centralità inedita. Essa di fatto alimenta e stimola una maniera differente di osservare, comprendere e, di conseguenza, di riconoscere. 
Nelle immagini del libro, gli occhiali, veri e propri protagonisti, non sono solo oggetti di piccole dimensioni, sono anche una forma con la quale giocare e attraverso la quale ricostruire il mondo: così le pozzanghere che Cappuccetto incontra lungo il percorso hanno proprio l’aspetto di lenti e le Lune sdoppiate viste dal lupo sono due lenti affiancate. E poi tutto il bosco è costruito con sfere più o meno allungate, mentre gli alberi li tengono insieme come fossero stecche. 


L’invito, ancora una volta, è a guardare sempre più lontano, servendosi in caso di difficoltà, di un paio di occhiali o di buon libro come questo. 

Teodosia

"Il lupo con gli occhiali" di Yoon Joung Mi, traduzione di Chiara Carminati
Timpetill 2025 

mercoledì 4 febbraio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

MECCANICA ESSENZIALE DELLA NOSTRA PRESENZA NEL MONDO 

Si può sentire quando perdiamo l’equilibrio. Quando andiamo in bicicletta. Quando pendiamo in curva sui pattini o faticando a sollevare il gatto che, probabilmente, è un po’ troppo ingrassato. La mettiamo in atto istintivamente quando disponiamo i piatti accanto al lavello in funamboliche pile, facendo ben attenzione a mantenere l’equilibrio necessario, quando andiamo in altalena e persino quando ci infiliamo le dita nel naso. 
La fisica meccanica classica è tra noi. Le sue leggi, intime, naturali, inesprimibili per mancanza di un adeguato alfabeto matematico, popolano le nostre quotidianità senza che ci si faccia sufficiente caso. Perché se da un lato è vero che esistono questioni della fisica assolutamente non percepibili – gli atomi che compongono tutta la materia, ad esempio, o le fascinose questioni della fisica quantistica – dall’altro ne esistono moltissime che accadono proprio sotto i nostri occhi anzi… nel corpo e nei sensi tutti.


Da questa osservazione si potrebbe partire per parlare di questo corposo volume che di pesante ha solo l’aspetto. 
Meccanica illustrata prende in considerazione le leggi di quella fisica direttamente osservabile, la fisica meccanica classica, disciplina capace di descrivere tutto quello che sperimentiamo quotidianamente in modo visibile. Una fisica che, a dispetto di quello che il suo nome potrebbe suggerire, non si limita ad avere a che fare con automobili e ingranaggi, ma si occupa di ciò che si può vedere e toccare, e che in buona sostanza si presta a essere raccontata attraverso le immagini. Dalla disamina delle grandezze principali quali massa, forze, tempo e spazio, passando per le macchine semplici (la leva, il cuneo e la carrucola, l’argano e la vite) , e i vari tipi di moto e di forze, senza mai dimenticare i processi storici e i loro protagonisti, la chiarezza disarmante di questo albo deriva proprio dalla sua capacità di mostrare le forze in azione nelle situazioni che si verificano ogni giorno.


Accanto alle descrizioni letterali di fenomeni quali la leva o il cuneo, rese con precisione e humor, le illustrazioni hanno il potere di richiamare alla memoria del corpo quelle esperienze che incarnano il tipo di macchina preso in considerazione…così, quando ci si solleva dal letto si mette in moto una leva, oppure, quando ci si intrufola nella densa folla di un vagone della metropolitana un po’ costipato stringendo le mani per farci largo tra due ali di persone…beh…ci si trasforma in un cuneo, altra macchina semplice capace di separare le masse… oltre che farci arrivare in orario al lavoro.


Ancora, quando arrotoliamo sulla forchetta degli spaghetti per gustarli a pranzo… sembrerebbe tutto così elementare, se non fosse che stiamo mettendo in moto un argano, una macchina simile alla carrucola, per cui si fa ruotare un asse per avvolgere le lunghezze della pasta in un’unica matassa… rotazione, equilibrio…sembrerebbero concetti astratti, nel nominarli, ma ecco che in realtà li dominiamo così, semplicemente e inconsapevolmente, poco prima di soddisfare la fame…


Il movimento angolare che provochiamo con un sapiente movimento del polso per rigirare una frittata, il pendolo che dondola davanti ai nostri occhi quando estraiamo una bustina di tè dalla tazza, il moto circolare di un cane che gira su sé stesso alle prese con un ostinato prurito alla base della coda… nel testo e nei disegni vengono poste le basi narrative per rinvenire le dinamiche logiche e necessarie di una scienza che padroneggiamo, ancor prima che nelle formule, a un livello propriocettivo, ossia dell’intero corpo. 
Ed è attraverso questo progressivo risveglio dei sensi e attraverso la connessione degli stessi a formule e linguaggio matematico che questo albo sospinge delicatamente a pensare che l’esperienza della meccanica classica sia anche la testimonianza della nostra presenza nel mondo e oltre.


Descritto non senza una certa ironia, l’accadimento del quotidiano diviene un fenomeno direttamente osservabile e intimamente percepibile, sotto la cui superficie si nascondono intrinseci legami con quella parte di fisica che invece ci risulta impalpabile. Man mano che si procede nel volume, i fenomeni della realtà presi in considerazione si fanno via via di più ampia portata. Analizzati i vari tipi di forza, con la loro specifica necessità di passare attraverso gli oggetti per potersi mostrare, si approda al concetto di energia, letteralmente l’elemento che, presente in unica misura nell’intero universo, ci attraversa per farci svolgere le attività quotidiane e tutto muove per provocare cambiamenti. Da qui, il decollo verso quel territorio di speculazione che la meccanica non può più arrivare a descrivere è quasi fisiologico: individuato questo margine di imperscrutabilità, il libro si spalanca. Parlando di forze presenti ma difficilmente individuabili a occhio nudo, il passo verso il metafisico e lo spirituale è breve. E se nel cercare di rendere afferrabile la legge gravitazionale universale attraverso quella forza che ci vede gravitare nell’orbita degli affetti e delle attrazioni tra umani, ecco che con l’ultima illustrazione si entra nella supposizione più vertiginosa… 


Un po’ come nel film Interstellar, in cui una delle protagoniste, astronauta intrappolata su un pianeta lontanissimo alla ricerca di un collega scomparso, si chiede se non sia l’amore una forza pari a quella di gravità, di cui abbiamo esperienza pur senza conoscerne l’intima correlazione con l’intero sistema dell’universo. O meglio ancora come diceva Dante, nelle ultime terzine della Divina Commedia: L'amor che move il sole e l'altre stelle. Parole che paiono un'estrema propaggine di poesia, ma che invece sono forse una ficcante intuizione… 

Gustave Doré

Giorgia

 “Meccanica illustrata – La frittata, Archimede e le dita nel naso: un manuale pratico di meccanica classica”, Marina Montero, (traduzione di Maura Romeo), Quinto Quarto 2025 
“Interstellar” Christopher Nolan, 2014 


lunedì 19 gennaio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

LA MUFFA SULLA METRO 


La questione è spinosa e vecchia quasi quanto il mondo: quanto gli umani possono a buon diritto considerarsi più intelligenti degli animali e quindi possono sentirsi e comportarsi come razza superiore e vincente? 
Nella sua introduzione Christopher Lloyd è molto chiaro su questo. 
La storia dell'evoluzione ci dice che per molto tempo l'umanità ha considerato l'ambiente che la circondava, animali compresi, qualcosa di cui avere timore e rispetto, qualcosa su cui il dominio era molto limitato. 
Con lo scorrere del tempo però l'uomo ha dimostrato una grande capacità di piegare l'ambiente a suo uso e consumo, di fatto prendendo le distanze dal mondo animale, e più in generale di tutta la natura circostante, anzi addirittura piegando quest'ultima e servendosene per la propria sopravvivenza. Coltivare la terra, costruire arnesi per difendersi e per attaccare, cacciare e allevare animali per usarli poi come cibo, costruire rifugi sempre più complessi per proteggersi dai pericoli e dalle condizioni avverse del mondo circostante sono tutte cose che hanno accreditato, almeno per alcuni, la falsa consapevolezza che l'uomo fosse in grado di dominare l'ambiente. E con questo si è pensato che l'essere arrivati a questo traguardo, di fatto, sancisse la superiorità della razza umana rispetto a tutte le altre creature. 
Molte popolazioni invece hanno continuato a nutrire un sacro rispetto e timore nei confronti delle altre specie e della natura in generale. Ma la stragrande maggioranza dei popoli ha fatto suo il credo che l'uomo è più intelligente di un animale; l'uomo è più abile di un animale; l'uomo è più sensibile di un animale; l'uomo è più potente di un animale. 


Questo libro racconta qualcosa di molto diverso: l'uomo assomiglia e ha doti paragonabili a quelle di moltissime altre creature viventi, più di quanto vada in giro a millantare: da quelle piccolissime, come le termiti "ingegnere", ad alcune ben più imponenti di lui, come i capodogli "telegrafisti". 
Diviso in macro contenitori - l'organizzazione sociale, la sfera emotiva e l'intelligenza - si declinano poi in competenze e attitudini che condividiamo: il linguaggio, per esempio, oppure il lavoro di squadra per costruire, nutrirsi, difendersi. O ancora, riguardo alle emozioni, si citano casi di gioco per il puro divertimento o di autentico dolore, quantificabile attraverso il tasso di cortisolo che sale o scende, esattamente come capita a noi per una perdita. 
Ma è sull'intelligenza - quello per cui pensiamo di distinguerci da chi agisce per puro istinto - che le sorprese sono le più interessanti. 


La prima riguarda i polli. In uno dei libri più interessanti che abbia letto di recente, Il pulcino di Kant, Vallortigara ribadisce ancora una volta la complessità di pensiero dimostrata dai polli. 
Christopher Lloyd si allinea e dedica una pagina alla capacità dell'animale, che erroneamente è simbolo di stupidità, di comunicare in modo efficace con la prole o con i propri simili. 
Al contrario, la furbizia dei corvi è fatto noto. 
Nel libro La mente del corvo, pubblicato nella magnifica collana di Adelphi dedicata alle scienze e all'etologia, Animalia, oppure nell'altrettanto bel libro di Britta Teckentrup di nuovo a questi uccelli dedicato, si citano vari episodi di complessi ragionamenti fatti dai corvi, compreso quello cui Lloyd fa riferimento, ovvero l'arte di farsi rompere i gusci lasciandoli precipitare davanti ai semafori, per poi mangiarsi il contenuto al successivo semaforo che scatta sul rosso. 
Ma l'esempio di ingegnosità più interessante e - per paradosso - più confrontabile con quella umana lo si deve a una muffa. 
Studiata a lungo in laboratorio, Physarum polycephalum, un organismo monocellulare, ha dimostrato di sapersi muovere nello spazio circostante in cerca di cibo, seguendo i percorsi migliori e più efficaci. 
Gli scienziati - giapponesi ovviamente - hanno disposto i fiocchi d'avena (il cibo ambito dalla muffa) secondo uno schema che ricordava molto la rete dei punti nevralgici sotto il profilo del traffico della città di Tokyo. 


Ebbene, la muffa si è "diramata" verso l'avena nel modo per lei più efficace ed economico e la rete di collegamento tra i vari fiocchi era molto simile a quella della metropolitana della città. 
Con un'unica differenza, lo studio del piano della metro di Tokyo è durato anni, mentre per raggiungere un risultato analogo, Physarum polycephalum ci ha messo 26 ore... 
Minuto più minuto meno. 

Carla

Umanimali, Christopher Lloyd, Mark Ruffle (traduzione Anita Taroni)
Aboca Kids 2025

venerdì 19 settembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COME RICONOSCERE UNA BUONA IDEA

Come riconoscere una forchetta e molti altri oggetti di casa
Silvia Borando (a cura di) 
Minibombo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Come riconoscere una forchetta? 
Facile! 
Ha i denti; porta il cibo alla bocca; di solito è di colore grigio. 
Come riconoscere, invece, una caffettiera? 
Molto facile! 
Ha un beccuccio; fischia tutte le mattine; spesso è accanto ai biscotti." 

La scoperta di molti oggetti di uso comune attraverso i diversi ambienti della casa. 
Dalla cucina, dove impariamo a riconoscere la forchetta e la caffettiera e infine il frigorifero, si passa al bagno dove conosciamo lo spazzolino, lo specchio e naturalmente la sgusciante e viscida saponetta. 
Poi si prosegue per la camera dove si dorme e poi per quella dove si sta: il salotto. 
Per ognuna di queste, ci sono tre oggetti che la "abitano". E per ognuno di loro tre indizi per imparare a riconoscerlo. Dalla sveglia che ogni mattina si spegne, lì sul comodino al tappeto, non importa se col pelo corto o lungo, di certo con la sua immancabile frangia... 

Detto così, questo libro potrebbe essere ben poca cosa. 
Una pagina dedicata all'oggetto di cui si dà la definizione e poi la sua immagine - contestualizzata - nella pagina successiva e per concludere l'intero ambiente, ossia cucina salotto ecc ecc in cui tutti insieme i tre oggetti, insieme a molti altri, stanno lì a fare bella mostra di sé. 


Ma non è affatto così. 
Non è un libro per piccolissimi in cui accanto all'oggetto citato c'è di norma una sua immagine fotografata oppure molto ben disegnata... 
Non è un libro in cui gli oggetti siano così numerosi che lo si possa considerare un imagier... 
Non è un libro costruito per imparare a scrivere dette parole: da forchetta a quadro, troppo esiguo il loro numero, quindi non è neanche un abecedario. 
Ma allora che cos'è?
Si tratta di un libro esilarante, pur nella sua veste di libro non-fiction! Addirittura, per confermare che non si tratta di una storia ma di un libro pieno di informazioni, l'autrice preferisce citarsi come curatrice... 
C'era da aspettarselo da Silvia Borando. 
Di rado le sue idee passano inosservate e di norma sono buone e cattivelle allo stesso tempo. E questa non fa eccezione. 
La chiave per capire come funziona veramente il libro, la si capisce dalla seconda definizione in poi, a patto che si voglia ribaltare il punto di vista. 
Mi spiego, senza spiegare troppo, per non mandare a zampe all'aria la sorpresa nel leggerlo. 


Il cambio di prospettiva lo si deve mettere in essere a partire dalla definizione. 
Per esempio, la forchetta è vero che ha i denti (in realtà i colti li chiamano rebbi), è anche vero che porta il cibo alla bocca (forse sarebbe più corretto dire che serve per portare il cibo alla bocca, ma salterebbe tutto!) ed è anche vero che di solito il suo colore è il grigio, essendo di metallo. 
Ma Silvia Borando si deve essere anche chiesta se questa definizione non sarebbe stata calzante anche per qualche altra cosa... E così è nato il gioco. 
A questo punto, concepire il testo di questo libro si è rivelato un vero e proprio gioco di cesello lessicale, una sorta di zigzag tra i doppi sensi, i doppi significati e cose così. 
Il resto è stata tutta discesa, perché raffigurare "la cosa" che con la forchetta condivide la definizione e contestualizzarla in un ambiente tipico da forchette, genera la risata.  Perché non credo di svelare molto, dicendo che l'essere "fuori luogo" è davvero molto evidente. 
In totale il libro si compone (4 stanze e 3 oggetti per stanza) quindi di una dozzina di scherzi ossia di colpi di scena, ossia di capriole di senso, che sfruttano al meglio il giro di pagina per creare il giusto tempo per il rullare di tamburi nella suspense. 
Che si tratti effettivamente di un libro per piccoli non so dire. 


O meglio, i piccoli si divertiranno comunque dei colpi di scena, ma i più grandi - e penso a bambini tra i nove e i dieci anni, ma anche liceali, che si scelgono oggetti di uso comune e, guardandoli con attenzione, ne individuino dei caratteri che possono essere condivisi da molte altre cose... 
Per esempio un bambino potrebbe dare indicazioni su come riconoscere il forno in una cucina? 
Sì che potrebbe, magari con l'aiuto della sorella alle soglie della maturità: il forno lo riconosci perché ha una bocca grande, se intorno è caldo dà il meglio di sé, quindi è consigliabile non metterci una mano dentro... 
Provare per credere, ma non con il forno! 

Carla

mercoledì 10 settembre 2025

FAMMI UNA DOMANDA!

FACCIAMO CHE IO ERO… 


Stare, andare, essere, cambiare. Ritornare. 
Paradigmi dell’esistenza che si pongono solo apparentemente agli antipodi. La semplificazione conduce sempre a ragionare in modo binario, la divisione permette la differenziazione e una più rapida ed immediata individuazione delle caratteristiche. Questo non conduce però necessariamente a una comprensione approfondita. 
La scienza si è sempre mossa secondo assi, in alcuni casi verticali, in altri orizzontali, generando una ricchezza di nozioni che si sono sommate alle precedenti elaborate sulla base di un criterio stabilito. 
Che cosa succede però quando le ragioni con cui abitualmente giudichiamo un essere vivente, o un organismo in generale, vengono sbaragliate, quando cioè non ci avviciniamo al nostro oggetto di osservazione giudicandolo secondo le consuete classificazioni, ma cercando qualcosa che possa accomunarlo agli altri, anziché differenziarlo? 
Per accogliere una lettura di questo tipo occorre che ci si muova non più su uno spazio, ma sul tempo. Non ragionando più, o meglio non esclusivamente, su quello che può essere descritto in modo definitivo, ma su quanto ha ragione d’essere in relazione a un prima e a un dopo
Così la classificazione per specie non costituisce più il punto di partenza e quello dell’habitat è solo un aspetto che ci consente di comprendere meglio ciò che la natura è in grado tutte le volte di inventare; il sapere comune attribuisce alla scienza una grande capacità di osservazione, calcolo e deduzione, raramente di invenzione. 
Eppure la bibliografia in materia di scienziati e storia della scienza degli ultimi anni ci ha abituato a considerare come elemento essenziale per il lavoro di uno scienziato la sua capacità di immaginare. Se ci limitiamo a ipotizzare soluzioni unicamente logiche, a scegliere cioè solo quello che conferma il paradigma appreso in quell’ambito di indagine, probabilmente non andremmo molto lontano. Solo ammettendo che le soluzioni possono essere di gran lunga più estroverse possiamo riconoscere come plausibile ciò che apparentemente non lo è. E questo è un grandissimo esercizio di pensiero, perché spinge ad elaborare ipotesi al di fuori di un orizzonte esclusivamente umano. 
Se prendiamo ad esempio le età di alcune specie, ci rendiamo conto che quella che noi giudichiamo una fase iniziale della vita, accostabile all’infanzia, in alcuni casi può avere una durata di gran lunga superiore a quella della così detta età adulta. E dunque lo stesso valore attribuito ai concetti di infanzia e maturità sarà messo in discussione, vista la notevole differenza di durata rispetto a quello che accade nella specie umana. Vale allora per tutti riconoscere nella prima fase della vita una crescita progressiva e una preparazione al completamento della fase conclusiva? 


La scelta del titolo credo non sia casuale: cambiare, e non per esempio cambiamenti o trasformazioni. Il verbo all’infinito potrebbe essere anche un invito rivolto a tutti i lettori e quindi contenere già in partenza una connotazione di valore, una sorta di let’s change! Quante possono essere le ragioni per cui si cambia? il libro le esplora tutte indicandoci per ognuna il nome scientifico preciso e soprattutto ragionando e mostrando come questa adottata sia una soluzione alla quale le specie sono pervenute dopo secoli di evoluzione. In pratica nessuna di queste rappresenta l’unica possibile, o quello che potremmo dire la migliore in assoluto, ma quella che ha consentito la sopravvivenza in un contesto naturale particolare. E soprattutto nessuna di queste appartiene in esclusiva a una specie, ma possiamo rintracciarla in tante e scoprire come ogni volta sia stata adeguata a una necessità differente.  


D’altro canto Darwin ci ha insegnato che non è l’individuo più forte che sopravvive, bensì quello che meglio degli altri è in grado di adattarsi. L’evoluzione è ancora sotto i nostri occhi e appartiene ad ogni specie, compresa la nostra! L’illusione dell’uomo probabilmente è tutta nella presunzione della scelta e nella convinzione che quella compiuta sia la migliore possibile.


Ciò che questo libro racconta e dimostra invece è che ogni cambiamento ha un costo e che il lungo tempo impiegato da ogni specie per metter a punto questo processo è servito in gran parte anche a renderlo più tollerabile. 
I cambiamenti sono di forma, di dimensione, di colore, di sesso, di luogo. La migrazione fa parte di questa casistica perché gli ambienti per primi sono soggetti a cambiamento e chi li abita deve adeguarsi, attrezzarsi, in alcuni casi spostarsi. 
A corredo di questi contenuti ci sono gli agili e quasi guizzanti disegni di Francesca Ballarini che bene si adattano ad illustrare proprio quello che non può restare fermo e immobile. Le sue tavole, che pure restituiscono una rappresentazione senza dubbio realistica, rivelano un certo gusto per il “non finito”, come schizzi veloci di una mano che non può indugiare a lungo sul soggetto. 


Sebbene l’uomo sia incluso tra le specie animali e sia stato ovviamente oggetto di evoluzioni e cambiamenti morfologici e funzionali, a lui il libro dedica le ultime pagine attribuendogli un tipo di mutazione differente da tutte le altre: quella culturale. Quella sola che consente di fatto di simulare, riprodurre, riformulare tutte le altre, di compiere quegli atti cioè che appartengono all’arte, alle religioni, alla scienza e non meno al gioco. 

Teodosia 

Cambiare. Trasformismi, metamorfosi, migrazioni nel regno animale di Federica Buglioni, illustrazioni di Francesca Ballarini, Topipittori 2025