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venerdì 17 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ZIP ZAP WICKETY WACK

Chi è che fa beee? Grosso guaio in fattoria, Matthew Diffee 
(trad. Sara Ragusa) 
Terre di mezzo 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"La mucca fa: 'Muuu'. Il cavallo fa: 'Hiii'. 
La pecora fa: 'beee'. 
La capra fa: 'Ehi, aspetta un attimo. Sono io che faccio bee'. 
'Però l'ho detto prima io'. 
'Ma se io belo da quando ero piccola' 
'Oh, oh, e adesso cosa facciamo?'" 

Sono riuniti tutti nella stessa fattoria e discutono di questo bel problema. Pecora, capra, mucca, cavallo, cane, maiale, papera, gallo e anche una rana. 
Visto che capra e pecora hanno il verso in comune, cercano di distinguersi. 
La pecora pensa di fare oink, ma il maiale giustamente protesta. Allora la capra pensa che un bel qua potrebbe fare al caso suo, ma quella è la battuta dell'oca e l'usurpato chicchricchì da parte della pecora fa infuriare il legittimo proprietario, ossia il gallo. 
La pecora, pensa che ti ripensa, escogita un verso che di sicuro in quella fattoria non si è mai sentito e quindi non è di pertinenza di alcuno... E il verso fa esattamente: zip zap pimpeti pam bing bang walla balla flip flap criccheti crack brim ding dilly. 
Ma all'orizzonte c'è già qualcuno che lo sta reclamando... 

La buona idea e il buon disegno fanno il valore di questo libro. 


Partiamo dal buon disegno: Matthew Diffee sa tenere molto bene la matita in mano. Cartoonist per importanti testate, come il New Yorker e il Texas Monthly, lo fa da almeno 25 anni con enorme successo e con grandi riconoscimenti da parte del pubblico e della critica. 
Questo è il suo primo albo illustrato e quindi si sta muovendo secondo un ritmo e con un'ampiezza che non sono quelli suoi consueti: non più un colpo e via. Si gira pagina. 
Anche se effettivamente, a guardare bene, anche qui ogni doppia pagina è fulminante come una vignetta. Ma non divaghiamo. 
Stabilito il passo diverso, Diffee decide quindi di creare un contesto che sia il più classico, canonico e rassicurante possibile (persino nella scelta del font): fattoria, animali, versi degli animali... 
E come li disegna? Di nuovo nel modo più classico, canonico e rassicurante possibile. Nessuna deroga a mettere nel disegno elementi anomali: non è nel suo stile. Intendo dire, neanche quando fa il vignettista puro. 


Gli animali sono molto riconoscibili e potrebbero essere usciti da un libro inglese per bambini di fine Ottocento. Nessuna deroga all'antropomorfizzazione o, peggio, alla caricatura. Ripeto: non è nel suo stile. 
Sono disegnati sulla pagina il più delle volte fuori contesto: solo ogni tanto appoggiati su un praticello verde o una balla di fieno.


L'unico elemento di arredo è uno spigolo del recinto, che è necessario a livello narrativo. Solo alla fine, quando decide di allargare il campo visuale, si vede un magnifico fienile, anch'esso prototipo della categoria iconografica delle fattorie, granai e fienili americani. 
E chiudiamo con la buona idea. 
A tal proposito, consiglio a tutti di sentirsi 15 minuti esilaranti quanto illuminanti sulla teoria delle buone idee che Matthew Diffee nel 2013 ha tenuto in una TEDx
Il libro in questione di buone idee ne ha diverse. 
A parte quella di partenza, abbiamo visto finora che è stata una buona idea trovare questo preciso modo per raccontarla (ovvio anche visivamente). 
Questa storia si regge esclusivamente su un serrato dialogo tra animali. Non esiste nessun narratore esterno, né narrazione che vada al di là del ritmato botta e risposta tra i vari personaggi. Tutto si regge sulle onomatopee dei vari versi, fino ad arrivare a una vera e propria apoteosi sonora, che nel titolo inglese del libro fa bella mostra di sé, mentre nell'altrettanto pimpante traduzione di Sara Ragusa, rimane nascosta all'interno delle pagine. 
Finito questo gioco, Diffee decide di mettere a ragionare i propri attori sul tema di fondo, che- ancora solo nell'edizione originale - viene anticipato già anche nel sottotitolo. 
Per una volta, invece, TdM decide coraggiosamente di mantenere il mistero. 
Come ogni buon cartoonist, Diffee affida ai propri lettori il gusto di scoprire da soli il joke finale. 


L'eloquente gioco di sguardi che più volte si ripete è irresistibile, ma silenzioso!
Firlate, gente, firlate!

Carla

mercoledì 17 giugno 2026

UNO SGUARDO DEL PONTE (libri a confronto)

CATALOGARE IL MONDO 


Di animali è pieno il mondo e di libri sugli animali è pieno il mondo editoriale. 
Gli animali da sempre interessano bambini e bambine di tutte le età: fin da piccolissimi a noi adulti spesso viene questa spasmodica voglia di far loro imparare i versi degli animali, attività a cui i bambini si applicano con meraviglioso entusiasmo. Probabilmente la categoria animali, introduce ai piccoli la prima variabile forte sul mondo attinente a un insieme: animali ce ne sono tanti, ognuno si caratterizza dall’emissione di versi differenti, da luoghi differenti in cui vivono, da forme diverse, ecc. 
Un’altra tipologia di libri spesso usati fin dalla primissima infanzia sono i libri sui colori: i bambini intuiscono presto che anche questa categoria sta molto a cuore a noi adulti, vista la quantità di saggi a riguardo che proponiamo loro. 
La casa editrice Raum Italic decide di unire queste due graditissime categorie – animali e colori – in una collana monografica. 


Ogni piccolo libro si concentra su una selezione di animali che hanno in comune il colore a cui la monografia è dedicata. 
La collana, composta da 10 titoli,  è curata da quattro illustratrici: Halina Kirschner, Gerlinde Meyer, Nadine Prange e Katja Spitzer. 
Dei dieci, due titoli, ossia Il piccolo libro degli animali in bianco e nero e Il piccolo libro degli animali colorati, sono corali, delle quattro insieme. 
I primi cinque libri sono usciti nel marzo del 2024 (verdi, rosa, nero, blu e bianchi), gli altri cinque nel settembre dello stesso anno (bianchi e neri, grigi, rossi, gialli e colorati). 
I libri hanno delle caratteristiche comuni: sono piccoli, con estensione orizzontale, angoli arrotondati, in brossura, tutti con 32 pagine e 11 animali rappresentati. 
Anche all’interno si ritrovano delle parti comuni come per esempio l’introduzione, che si ripete per ogni volumetto e che accompagna i lettori verso la lettura del piccolo bestiario cromatico. Un’altra parte importantissima nel finale si ripete, ma non ne voglio parlare qui perché è davvero una scoperta divertente da fare confrontando i libri. 
Dopo l’introduzione, ogni volume affronta con un testo scorrevole le caratteristiche del colore a cui è dedicato il libro. Qui già affiora un aspetto interessante: il colore viene raccontato attraverso l’uso simbolico con cui le culture del mondo lo hanno trattato, fino a toccare alcuni aspetti della storia dell’arte che sono stati caratterizzati da una cromia piuttosto che da un’altra. Così facendo, i libri collocano giustamente anche l’animale umano all’interno della grande categoria degli animali, focalizzandosi sull’uso del colore da parte di questi strani bipedi. 


Una delle cose che mi diverte fare quando presento questa collana ai bambini è chiedere loro quanti animali rossi mi sanno elencare. Ora, chiaramente loro pur di vincere, cominciano a dire: la farfalla rossa, il pesce rosso. Oppure se chiedo il giallo: la farfalla gialla, il pesce giallo. Eh, ma non funziona così, perché ogni animale rappresentato nei libri ha un nome comune e un nome scientifico: all’interno della categoria animali cioè, quelli descritti sono animali molto specifici, che vivono, com’è scritto, in luoghi molto specifici. A queste informazioni i bambini reagiscono entusiasti, come quando a otto mesi riproducevano il verso della tigre. I testi sono sempre dettagliati e aprono a diverse curiosità sull’animale riferite al colore o allo stile di vita. 


Anche il fatto di aver scelto quattro diverse illustratrici è interessante. Ognuna di loro ha un tratto molto specifico, ma se le guardiamo tutte insieme, sfogliando i vari libri, è come se dialogassero l’una con l’altra; questo a dimostrazione della grande cura editoriale che l’editore Raum Italic ha posto nel progettare questa collana. 
 

Il mio animale preferito è naturalmente la pecora nera. Voi lo sapevate che in origine le pecore erano per la maggior parte di colore nero? Poi gli allevatori hanno capito che la lana bianca era più facile da tingere e così hanno selezionato solo le pecore bianche. Peccato che ogni tanto alla genetica piace scherzare e dunque eccola lì, la meravigliosa pecora nera che manda a monte tutti i piani! 
Questa cosa l’ho imparata da Il piccolo libro degli animali neri

Valentina 

Il piccolo libro degli animali colorati (collana),  di Halina Kirschner, Gerlinde Meyer, Nadine Prange e Katja Spitzer, ed. Raum Italic, 2024


venerdì 8 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'ETA' D'ORO

Leopold. il mangiabriciole invisibile
, James Flora 
Bohem Press 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Leopold aspetta sempre che arrivi qualcuno 
che mangi i biscotti e faccia le briciole. 
Un giorno aspettò e aspettò. 
Un poliziotto camminava per strada. 
Un uomo arrivava a cavallo. 
Un treno fischiava passando. 
Ma nessuno di loro fece briciole. 
Poi arrivò Minerva..." 

E tutto cambia nella giornata di Leopold il mangiabriciole invisibile. 
E anche in quella di Minerva, una bimbetta senza denti davanti. 
Leopold, come unica traccia della sua presenza, lascia delle evidenti impronte che sono l'unico segnale della sua effettiva esistenza. Minerva invece a terra scarica un bel po' di briciole dei suoi biscotti alla vaniglia. Nasce così un meraviglioso sodalizio: Leopold la segue ovunque, le sparge briciole lungo il cammino e poi decide di salirgli in groppa per andarsene in giro. Ma la trasparenza di Leopold non aiuta e quindi tutti quelli che li incrociano pensano di avere le traveggole e scappano atterriti. 


Anche il giorno dopo a scuola, dove Minerva lo porta, le cose non migliorano. 
La fame di Leopold si fa sentire così decide di mangiare tutte le merende che incontra, pensando - ingenuo - che siano dei regalini per lui da parte dei bambini. 
Comincia così la loro avventura sempre più rocambolesca e travolgente che li vede attraversare la città: una bambina sdentata, ma piena di inventiva e una creatura invisibile (o quasi), ma dalla pancia mai piena. 

Questo libro ha 65 anni tondi tondi ma ha l'energia di un ragazzino. 
Per di più è uno dei rari casi di importazione di James Flora in Italia. 
Il suo primo libro arrivato da noi è stato Il giorno in cui la mucca starnutì (prima edizione americana nel 1957, poi importato nel 2011 da orecchio acerbo). 
Il secondo esempio è Che paura, nonno! (pubblicato per la prima volta nel 1978 negli Usa e pubblicato quindi qui da Cliquot nel 2020). 
E poi basta! 
Jim Flora, gigantesco artista, dalla musica alla pittura passando per la grafica e il design pubblicitario senza mai fermarsi, meriterebbe ben altra attenzione. Anche perché le sue storie, per come sono costruite e disegnate, hanno una tale energia interna, una tale comicità innata, una tale qualità estetica, che difficilmente passerebbero inosservate alle orecchie e agli occhi dei bambini... 


Sono, almeno due su tre dei libri tradotti, delle vere e proprie fabbriche di caos e della risata schietta. Quella stessa risata intrattenibile di fronte a un qualsiasi filmino di Stanlio e Ollio, per esempio. 
Nel Il giorno in cui la mucca starnutì Flora costruisce tutto su un inarrestabile crescendo che parte da un evento infinitesimale, ossia lo starnuto di una mucca, per poi arrivare a un pirotecnico gran finale, prima di riatterrare con il botto nella stessa stalla di partenza. 
In Leopold in meccanismo non è molto diverso: si parte da un piccolo fatto che, sebbene abbia del meraviglioso in sé, resta comunque circoscritto a delle briciole per terra. 
Ma da lì al decollo verso una irrefrenabile fame di questa creatura bastano davvero un paio di pagine. Parte così la comica: Leopold mangia merende, svaligia pasticcerie, saccheggia un alimentari, depreda una banca, salvo poi risputare tutti i bigliettoni tra i piedi degli onesti (!) cittadini, svuota un negozio di caramelle e, colmo dei colmi, si acchiappa anche il pranzo del commissario in caserma. 
Tutto questo avviene in Leopold come pure ne Il giorno in cui la mucca starnutì davanti agli occhi vigili di un infante. 


Minerva qui non lo molla, anche se il controllo le è un po' sfuggito di mano. Ed è a lei - a lei sola - che va il merito di trovare una soluzione per arginare il magnifico disastro. 
Ed è qui, sul finale che non svelerei, che succedono due cose che testimoniano la bellezza e in qualche modo anche la magnifica scorrettezza di quegli anni d'oro della letteratura illustrata. Ormai perduti, a meno che non editori sensibili e colti vadano meritoriamente a ripescare libri del genere. 
La prima cosa che succede è nel sapiente lavoro sul colore che, alla faccia delle solite pagine alternate con il B/N per risparmiare, sta lì a testimoniare l'arte di Flora. 
La seconda sta in quel finale che - ne sono certa - i bambini si godranno ridendo allegramente, mentre gli adulti, ameno i più politicamente corretti, preferirebbero diverso. E' un po' come se ci fosse tra i libri di quegli anni (penso al libro di Tresselt & Glaser, L'elefante più piccolo del mondo), tra quegli anni d'oro per l'albo illustrato, una sottile quanto tangibile linea di confine con i libri illustrati di questi anni (non tutti, ma parecchi), una linea di confine tra la libertà assoluta di invenzione di allora e una libertà sempre un po' condizionata di oggi... 


Si esulti dunque per l'arrivo di Leopold! 

Carla

mercoledì 22 aprile 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

GUARDARE COME UNA FARFALLA


Quanta magia si cela dietro il concetto di colore. Il colore è una sensazione visiva, qualcosa di intangibile, ma così fondamentale per la nostra esperienza. Il colore inoltre non è oggettivo: dipende da chi lo guarda (quello che per me è rosso, per altri è arancione) e dipende dal contesto in cui lo si guarda (la luce varia notevolmente l’intensità del colore). Ora, se dovessi pensare a un editore che sul colore sta conducendo un approfondimento bibliografico a tutto tondo, quello sarebbe senz’altro L’Ippocampo. 
In particolar modo da Colorama di Cruschiform (2017), un inventario di 133 pantoni, l’editore ha cominciato a portare l’attenzione sul colore non solo agli addetti ai lavori, ma ha ampliato il suo pubblico facendo un’operazione di vera divulgazione che tocca i bambini come gli adulti. 
Torna quindi L’Ippocampo nel 2026 con un nuovo titolo in continuità con questa ricerca cromatica: Multicolore – un viaggio nel mondo dei colori di Léa Maupetit. 
Della Maupetit L’Ippocampo aveva già pubblicato tre deliziose piccole monografie intitolate Alberi, Fiori, Uccelli, scritte da Emmanuelle Kecir-Lepetit, dove già era chiaro come l’illustratrice lavorasse con finezza sul colore e il suo portato. 
In questo piccolo saggio illustrato sul colore Maupetit inizia chiedendosi che cos’è un colore, ossia inizia dalla cosa più difficile: la definizione. Siamo sicuri sia infatti così semplice definire cosa è un colore? 



E ancora: cosa fa si che il colore ci racconti qualcosa? E quanto incide sulla nostra percezione del mondo? 


L’autrice passa poi ai nomi dei colori, per cercare di mettere ordine, ma anche qui troviamo molti elementi diversi. Ci sono nomi che derivano da luoghi geografici, nomi che derivano da animali, da vegetali, da minerali. Il desiderio di classificazione è una delle peculiarità che l’umanità ha sviluppato nei secoli, proprio come riflesso del tentativo di cercare di mettere ordine a un mondo caotico. Il colore non è stato esentato.
 

L’aspetto davvero entusiasmante di questo saggio illustrato è la capacità di Maupetit di parlare in modo serio e approfondito a lettori di età molto differenti. L’esempio migliore di questa capacità è la spiegazione di tre concetti chiave sull’uso del colore: tonalità, saturazione e luminosità. La triade divina del grafico. La triade laica che noi autodidatti di Instagram smanettiamo nel momento in cui tentiamo di migliorare una nostra malriuscita foto. 
Ecco come l’illustratrice spiega graficamente questi concetti:





Il libro prosegue su concetti a volte molto noti come il mimetismo animale, ma con un rapporto qualitativo tra immagine e testo perfetto, con delle illustrazioni originali, punti di vista particolari. 
Altre volte si concentra su concetti difficili non solo da capire, ma proprio da rappresentare, come ad esempio sui “colori fantasma”, quelli che vedono alcuni animali e che noi non vediamo. 
Oppure come quando chiede, ragionando sul concetto di iridescenza: gli scarabei sono neri, verdi o blu? In questi scarti tra domande e illustrazioni, il libro si rende affascinante e molto istruttivo. Si apprende con voracità, attratti come le farfalle sono attratte dai colori dei fiori. 
Ho letto questo libro, adatto dai 7 anni in su, a classi di bambini e bambine della primaria e sono rimasti affascinati come davanti alla più avventurosa narrativa. 
L’ultima domanda che Maupetit lancia è anche un cambiamento linguistico. 
E se invece di chiamarli “colori” cominciassimo a chiamarli “sfumature”? 
Tu, ad esempio, che sfumatura preferisci?


 Valentina 

Multicolore – Un viaggio nel mondo dei colori, di Léa Maupetit, trad. di Rocco Fischetti, L’Ippocampo 2026 

venerdì 6 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SPECULARE!

Strano!
, Mark Janssen (traduzione e adattamento di Alessandro Riccioni) 
Edizioni Lapis 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Un giorno proprio nella prima pagina di questo libro apparve qualcosa di molto strano. 
'Non ho mai visto nulla di simile!' disse Bradipo. 
Mandrillo fece un passo avanti, sospettoso, mentre Pinguino aveva già iniziato a zampettarci su, tutto eccitato. 
'Attento, non saltarci sopra!' disse Bradipo. Poi raccolse la strana cosa, la girò su un lato e la mise dritta. Proprio in mezzo al libro!"

Adesso quella strana cosa, che a vederla sembrerebbe un rettangolo di un materiale simile a vetro, è lì perfettamente a metà del libro, esattamente dove le due pagine - quella di sinistra e quella di destra - si toccano. Tutti gli animali ci vanno davanti e cominciano a osservare ciò che ci vedono dentro.
 

Il primo è Piccolo Gorilla che vede un suo simile, ma proprio molto simile, e quindi lo invita a giocare. Il secondo è Iguana che vede qualcosa che ritiene davvero brutto, il terzo è Leone che invece al contrario si innamora all'istante di chi ha davanti: praticamente un gemello. Al punto di allungare le labbra per scambiarsi un bacino. Grande Gorilla, al contrario, davanti a un suo sosia si innervosisce parecchio. Come sempre è una questione di carattere... 


Ma spetta a Piccolo Elefante la grande scoperta: quello che ha davanti a lui è proprio lui stesso, medesimo, attaccato per la proboscide. Altro che gemelli e sosia... 
Vuoi vedere che quel rettangolo di quel materiale simile al vetro forse potrebbe essere uno specchio? 

La forma di un libro è allo stesso tempo un limite, ma anche una bella opportunità per chi ci debba scrivere o disegnare sopra. In particolare il taglio tra le pagine è stato sempre un demone da sconfiggere per gli illustratori che sognano la doppia pagina per tenere la loro tavola disegnata come una unità indivisibile. Però, come di fronte a qualsiasi difficoltà, il cimento di superarla rendendola addirittura un'opportunità, addirittura in senso narrativo, è stato obiettivo di molti. Pensiamo a L'onda di Suzy Lee (e da lì le riflessioni messe in ordine dentro il suo La trilogia del limite), ma si può anche ricordare Jon Agee che trasforma il taglio in un muro invalicabile. Ma gli esempi potrebbero essere anche molti altri e anche di un bel po' precedenti a Suzy Lee. 
Mark Janssen si cimenta nella stessa direzione e usa il limite tra pagina di sinistra e di destra per ficcarci dentro uno specchio (semplicemente alludendovi a parole, è ovvio!) 
Va da sé che Janssen vuole portare i suoi piccoli lettori ad arrivarci per gradi di difficoltà sempre maggiori. Così, visivamente, il gioco all'inizio funziona molto chiaramente e noi siamo dentro una bella illusione, ossia vediamo una cosa che oggettivamente non possiamo vedere. Vediamo il Piccolo Gorilla come se fossimo nei suoi occhi. E questo succede con Iguana, Leone e Grande Gorilla. In sostanza vediamo, o meglio ci facciamo l'illusione di vedere l'animale e il suo riflesso, rispettivamente nella pagina di sinistra e di destra, nello stesso tempo. 
Facile (anche se impossibile). 


Poi le cose vanno avanti, ma con una consapevolezza diversa. Adesso tutti cominciano a toccare lo specchio e quindi le immagini diventano meno leggibili, ossia si sdoppiano in una simmetria che però ha dei punti di contatto lungo la linea che separa i due fogli: la proboscide di Piccolo Elefante, il sedere di Iena. Siamo di fronte a immagini che ricordano le ali di una farfalla o le macchie di Rorschach... 
Ancora ciò che vediamo ci risulta facilmente leggibile (anche se impossibile). 
Janssen disegna l'animale e con l'aiuto del digitale lo fa ruotare intorno a un perno - proboscide o sedere che sia.


Ma poi la cosa si complica ancora di più. 
Gli animali da Grande Elefante in poi si mettono davanti allo specchio in pose ancora più improbabili. E le simmetrie non riusciamo più a coglierle, avendo invece davanti agli occhi un risultato che è davvero esilarante: quattro zanne, otto zampe e due proboscidi per un animale che ormai solo lontanamente ricorda un elefante... Lo stesso può dirsi per Zebra, Leopardo, Rinoceronte e Pavone. 
Un caso a sé lo rappresenta Piovra che quanto a simmetrie non la frega nessuno... Insomma, da questo punto in poi, nulla è più riconoscibile, salvo usando un foglio bianco che nasconda la metà dell'animale originario per riuscire a capirci qualcosa in più. 
Ma il gioco è proprio questo, si direbbe: quello di creare delle creature (!) mai viste che solo molto alla lontana possono avere qualche somiglianza con i protagonisti che sfilano, pagina dopo pagina, così come il testo ci suggerisce, davanti a quel "misterioso" rettangolo vetroso.
 

Purtroppo per chi è superstizioso nel finale travolgente, grazie al goffissimo rinoceronte, accade l'irreparabile, nel senso più letterale del termine! 

Carla 

Noterella al margine. Lascerei ad altri i seppure interessanti ragionamenti che si possono fare su quello che - nella vita vera - vediamo riflesso, quando ci poniamo davanti a uno specchio. I narcisi, gli aggressivi, i critici, i confusi... 
Bella idea!

lunedì 9 febbraio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CE N'EST QU'UN DEBUT 

Vegetariano?, Julien Baer, Sébastien Mourrain (trad. Valentina De Pasca) 
Animamundi Edizioni 2025


ILLUSTRATI PER PICCOLI (Dai 4 anni) 

"Sabato 
Ah! Come mi piacciono i sabati! Niente sveglia, niente scuola. I miei genitori sono usciti a fare compere con Guendalina e mi hanno lasciato a casa da solo. 
Eccomi davanti ai cartoni animati. 
DRRRRIIIIIINN! Hanno suonato alla porta. 
Vado ad aprire. Ci sono due polli, proprio lì, davanti a me. 'Sei tu Agostino Spizzichino? 
Si tratta di una questione importante'. 
Polli che parlano? Ma non si è mai visto!" 

Breve antefatto. 
La domenica successiva Agostino è sul divano, felicemente seduto tra suo padre, sua madre e sua sorellina. Stanno mangiando popcorn e bevendo bibite. Il papà cinge in un abbraccio la moglie e Agostino che, a sua volta, sta accarezzando il gatto. Sul pavimento sono sparsi i Lego e altri giocattoli. C'è nell'aria una bella aria rilassata, e anche il cane sonnecchia. Nessuno si aspetta che il campanello possa risuonare come il giorno prima, quando sono arrivati i due polli. 
Fine dell'antefatto.


Quei due polli conducono Agostino davanti a una corte di giustizia, dove - a turno - maiali, bovini, pulcini, tacchini e anche un bastoncino di pesce lo accusano di essersi impunemente nutrito di loro, in diverse proporzioni e forme. 
Le scuse balbettate di Agostino, seppure poste in tutta onestà, non convincono la giuria e men che meno i giudici e a un solo passo dalla sentenza riesce a svignarsela, ma ce n'est qu'un debut... 

La questione è seria (una questione di vita o di morte...)
Quindi affrontarla con la dovuta leggerezza è cosa buona e giusta. 
Ed è quello che accade. 


Il processo alla coscienza di un carnivoro, sebbene di soli otto anni, va fatto. 
Peraltro, sono proprio gli ottenni, novenni o giù di lì che - spesso e volentieri - si pongono anche in autonomia la questione. 
Di solito, la tirano fuori durante i pranzi in famiglia, davanti a una cotoletta di pollo... 
A prescindere da ciò che i loro genitori possano replicare, loro stessi cercano delle attenuanti: e quelle a cui si attaccano sono le stesse che tira fuori Agostino: "ma tutti mi hanno detto che fa bene alla salute" oppure "contengono fosforo, fanno bene alla memoria"... 
E così si potrebbe pensare di essere a un passo dall'autoassoluzione e quindi, immacolate coscienze, di poter continuare a mangiare quelle meravigliose cotolette croccanti e quei bastoncini che - complice la furbizia di chi li spaccia - non hanno neanche la forma rispettivamente di un nasello o di un torace di un pollo... 
Ma Julien Baer non è dello stesso pare e nella sua storia non assolve nessuno, ma almeno concede una via di fuga, almeno temporanea. 
La cosa che invece fa - complice anche l'illustrazione strepitosa di Sébastien Mourrain - è quella di porre il problema in una chiave, forse la più efficace e l'unica accettabile da un pubblico di bambini, cioè esilarante. 
La storia e i suoi disegni fanno ridere dal principio alla fine, che poi non è neanche proprio una fine... 


Piccoli dettagli o quadri d'insieme dei giudici come pure del pubblico animale che assiste rumoreggiante alle diverse udienze alludono e quindi accendono l'attenzione e la successiva e immediata risata. 
Gli ingredienti (!) dell'umorismo ci sono tutti, a parole e a figure: i meccanismi dell'assurdo, così come quelli dell'esagerazione, ossia del crescendo delle accuse, espresse con esattezza millimetrica, facendo riferimento alle dosi di salsicce e hamburger, così come pure la sottile ironia che attraversa le pagine, come per esempio la composizione ambigua dei nuggets...


E a parte questo, tra le righe si può cogliere, per chi lo stia cercando, il consiglio dell'autore che funziona proprio come un modo non didascalico di dire la propria sul nostro malato rapporto di dominanza nei confronti del mondo animale. 
Well done (!) 

Carla

mercoledì 21 gennaio 2026

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

(PICCOLI) EROI IN CAMMINO


La vicina di casa” è il secondo titolo di Kęstutis Kasparavičius, apparso recentemente in Italia per i tipi di Iperborea. Lo stesso editore nel 2023 aveva pubblicato il suo “Storia a strisce”. Negli anni passati erano transitati sul territorio nazionale altri due titoli che ora sono introvabili (2010, edizioni Comma 22). 
Autore di testi ma anche illustratore, in Lituania è molto noto e prolifico avendo illustrato una sessantina di libri e avendone scritto una quindicina. 
Selezionato più volte per la Mostra degli Illustratori alla Bologna Children’s Book Fair, ha ottenuto nel 1994 il premio «Illustratore dell’Anno» dell’UNICEF e nel 2003 l’«Award for Excellence». 
In effetti le illustrazioni richiamano presto l’attenzione e già le copertine catturano lo sguardo trattenendolo intorno all’infinità di dettagli con cui l’artista sceglie ogni volta di rappresentare scene e personaggi. Tanti particolari, dunque, con i quali iperrealisticamente Kasparavičius racconta storie abbastanza irreali. Si tratta di animali (ma forse dei peluche, viste le loro pose quasi sempre statiche) trattati come umani: stanno su due zampe, sono vestiti di tutto punto con tanto di occhiali, borsette e cappelli e bijou. Anche gli ambienti sono dettagliati minuziosamente: il selciato di strade e marciapiedi, la mattonatura dei palazzi, gli infissi di porte e finestre, le screpolature degli intonaci, le decorazioni di vasi e suppellettili, servizi da tè e relativi manicaretti. Eccetera eccetera. 


Di Rosinello, il coniglio tutto bianco col nasino rosa, protagonista di questa storia, sappiamo già da subito che ha una gran paura dei serpenti. In verità mai ne ha visti con gli occhi suoi, ma la paura -come si sa- si attacca spesso a ciò che non si conosce. Si dà il caso che al piano di sotto sia arrivata una nuova vicina e Rosinello, che è un coniglietto davvero ben educato, bussa alla sua porta per fare la sua conoscenza quando una voce dall’interno sibila: “Mi dispiace ma in questo momento non sono quasi più in casa”. 
Non essere quasi più da qualche parte. Ma che significherà mai? 
La nuova vicina è uscita dalla finestra del suo appartamento ed è così lunga, ma così lunga che la parte finale del suo corpo è ancora in casa mentre il resto ha già girato l’angolo: Rosinello non potrà far altro che mettersi in cammino e percorrere la vicina in tutta la sua lunghissima lunghezza. Una storia che dura tutta la distanza tra una coda e una testa, potremmo dire. 


Il bello è che, mentre seguiamo il coniglietto impegnato nella sua ricerca, noi non possiamo far altro che attardarci ad un incrocio per sbirciare i passeggeri accomodati nel bus, oppure alzare lo sguardo e riconoscere il signor alce dietro la finestra. Ci sperdiamo nelle architetture, strade e cortili, su diversi piani di profondità. E andiamo avanti, curiosi e determinati proprio come Rosinello. E poi si sa, ogni domanda ti mette in cammino e, anche se il coniglietto avrà solo girato in tondo, tornerà a casa con una paura in meno e una vicina in più. 


Anche “Storia a strisce” è una storia in cammino.
“Se per caso ci perdiamo, cerca delle strisce”, così dice mamma zebra alla piccola Zebrina. Ma al mercato i banchetti sono tanti e pieni di ghiottonerie (che poi, per una zebra si tratta di cavolfiori, verze, cavoli cappucci bianchi e rossi, e consimili) e la piccola zebra puntualmente si perderà. 
Ligia alle raccomandazioni, si incamminerà alla ricerca di strisce che però troverà più o meno dappertutto ma… la cravatta a strisce della tigre non è la sua mamma, e nemmeno le strisce pedonali...tanto meno i tasti di una fisarmonica. È così che Zebrina, seguendo le strisce, si ritroverà ad andare - anche lei in cammino - per strade, giardini, spiagge, perfino in fondo al mare. Ogni volta ponendo la sua domanda “Scusi, lei è una zebra?” oppure “Ha visto per caso delle strisce?”
Come è prevedibile, le strisce materne saranno ritrovate in fondo alla storia e noi insieme a Zebrina avremo scoperto che non bastano delle strisce per fare una mamma.


Due belle storie dal testo ben più corposo rispetto allo standard di un albo illustrato che potranno certamente essere proposte a bambini e bambine fra i 3 e i 5 anni. Volendo ci si potrà anche inoltrare in una piccola caccia al tesoro alla ricerca di tutti i personaggi che attraversano entrambe le storie. 

Patrizia 

 “La vicina di casa”, Kęstutis Kasparavičius, (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2026
"Una storia a strisce",  Kęstutis Kasparavičius,  (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2023

lunedì 19 gennaio 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

LA MUFFA SULLA METRO 


La questione è spinosa e vecchia quasi quanto il mondo: quanto gli umani possono a buon diritto considerarsi più intelligenti degli animali e quindi possono sentirsi e comportarsi come razza superiore e vincente? 
Nella sua introduzione Christopher Lloyd è molto chiaro su questo. 
La storia dell'evoluzione ci dice che per molto tempo l'umanità ha considerato l'ambiente che la circondava, animali compresi, qualcosa di cui avere timore e rispetto, qualcosa su cui il dominio era molto limitato. 
Con lo scorrere del tempo però l'uomo ha dimostrato una grande capacità di piegare l'ambiente a suo uso e consumo, di fatto prendendo le distanze dal mondo animale, e più in generale di tutta la natura circostante, anzi addirittura piegando quest'ultima e servendosene per la propria sopravvivenza. Coltivare la terra, costruire arnesi per difendersi e per attaccare, cacciare e allevare animali per usarli poi come cibo, costruire rifugi sempre più complessi per proteggersi dai pericoli e dalle condizioni avverse del mondo circostante sono tutte cose che hanno accreditato, almeno per alcuni, la falsa consapevolezza che l'uomo fosse in grado di dominare l'ambiente. E con questo si è pensato che l'essere arrivati a questo traguardo, di fatto, sancisse la superiorità della razza umana rispetto a tutte le altre creature. 
Molte popolazioni invece hanno continuato a nutrire un sacro rispetto e timore nei confronti delle altre specie e della natura in generale. Ma la stragrande maggioranza dei popoli ha fatto suo il credo che l'uomo è più intelligente di un animale; l'uomo è più abile di un animale; l'uomo è più sensibile di un animale; l'uomo è più potente di un animale. 


Questo libro racconta qualcosa di molto diverso: l'uomo assomiglia e ha doti paragonabili a quelle di moltissime altre creature viventi, più di quanto vada in giro a millantare: da quelle piccolissime, come le termiti "ingegnere", ad alcune ben più imponenti di lui, come i capodogli "telegrafisti". 
Diviso in macro contenitori - l'organizzazione sociale, la sfera emotiva e l'intelligenza - si declinano poi in competenze e attitudini che condividiamo: il linguaggio, per esempio, oppure il lavoro di squadra per costruire, nutrirsi, difendersi. O ancora, riguardo alle emozioni, si citano casi di gioco per il puro divertimento o di autentico dolore, quantificabile attraverso il tasso di cortisolo che sale o scende, esattamente come capita a noi per una perdita. 
Ma è sull'intelligenza - quello per cui pensiamo di distinguerci da chi agisce per puro istinto - che le sorprese sono le più interessanti. 


La prima riguarda i polli. In uno dei libri più interessanti che abbia letto di recente, Il pulcino di Kant, Vallortigara ribadisce ancora una volta la complessità di pensiero dimostrata dai polli. 
Christopher Lloyd si allinea e dedica una pagina alla capacità dell'animale, che erroneamente è simbolo di stupidità, di comunicare in modo efficace con la prole o con i propri simili. 
Al contrario, la furbizia dei corvi è fatto noto. 
Nel libro La mente del corvo, pubblicato nella magnifica collana di Adelphi dedicata alle scienze e all'etologia, Animalia, oppure nell'altrettanto bel libro di Britta Teckentrup di nuovo a questi uccelli dedicato, si citano vari episodi di complessi ragionamenti fatti dai corvi, compreso quello cui Lloyd fa riferimento, ovvero l'arte di farsi rompere i gusci lasciandoli precipitare davanti ai semafori, per poi mangiarsi il contenuto al successivo semaforo che scatta sul rosso. 
Ma l'esempio di ingegnosità più interessante e - per paradosso - più confrontabile con quella umana lo si deve a una muffa. 
Studiata a lungo in laboratorio, Physarum polycephalum, un organismo monocellulare, ha dimostrato di sapersi muovere nello spazio circostante in cerca di cibo, seguendo i percorsi migliori e più efficaci. 
Gli scienziati - giapponesi ovviamente - hanno disposto i fiocchi d'avena (il cibo ambito dalla muffa) secondo uno schema che ricordava molto la rete dei punti nevralgici sotto il profilo del traffico della città di Tokyo. 


Ebbene, la muffa si è "diramata" verso l'avena nel modo per lei più efficace ed economico e la rete di collegamento tra i vari fiocchi era molto simile a quella della metropolitana della città. 
Con un'unica differenza, lo studio del piano della metro di Tokyo è durato anni, mentre per raggiungere un risultato analogo, Physarum polycephalum ci ha messo 26 ore... 
Minuto più minuto meno. 

Carla

Umanimali, Christopher Lloyd, Mark Ruffle (traduzione Anita Taroni)
Aboca Kids 2025

lunedì 3 novembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

UIUIUI 

La strega Paturnia, Hanna Kraan, Anne Marie Haeringen (trad. Paola Romagnoli) 
Lupoguido 2025 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Arrivò una raffica di vento così violenta che il riccio non riuscì a tenersi in piedi. Venne scaraventato a terra e rotolò fin quando un cespuglio fermò la sua corsa. Stordito, si guardò intorno e poco più in là vide la lepre e il gufo che si tenevano forti a un albero e guardavano in aria con occhi sbarrati. Guardò in su anche lui, ma non c'era più niente. 
E la strega Paturnia dov'era finita? 
Il riccio fece spallucce. 'Sarà di sicuro andata a casa a mangiare.' Si rimise in piedi a fatica.
'Avete visto che capitombolo ho fatto.' 
'La strega è stata spazzata via', esclamò la lepre turbata. 
'Io sono stato scaraventato a terra di botto' disse il riccio.
'Dove sarà finita? si preoccupò anche il gufo."

Il fatto è che quel giorno nel bosco e dintorni soffia un vento pazzesco. Una vera bufera e gli animali per restare in piedi facevano una fatica bestiale (!). In particolare ci sono la lepre, il riccio e il gufo che, piegati a 45 gradi, stanno cercando di raggiungere una collinetta, al riparo della quale potranno tirare il fiato. Negli ululati del vento però si sente il tipico urlo di battaglia della strega Paturnia: Uiuiui. 


A lei tutto questo vento non fa che creare gioia ed eccitazione: gli sfreccia a un pelo di distanza e nella sua mente dispettosa pensa di trasformare quei tre in mosche per farli volare davvero. I tre terrorizzati, come di solito, tentano di sottrarsi all'incantesimo, ma solo a uno di loro viene in mente di alzare un pugno verso di lei e inveire così: Che il vento ti porti via il più lontano possibile! E' il riccio! Ha schivato l'anatema e anche la strega, ma viene scaraventato nel cespuglio dall'ennesima raffica irresistibile. 


Ma se questo colpo di vento ha steso il riccio, ha fatto anche sparire la strega. 
Ora resta da capire se siano state le male parole del riccio, urlate contro di lei o se davvero sia stato il vento a farla sparire. 
Sta di fatto che mentre il riccio elemosina la compassione dei suoi due amici, questi lo ignorano perché entrambi preoccupati per le sorti della strega. E così va avanti per tutto il resto del tempo: a strega ritrovata, a strega rimessa in piedi, a strega aiutata tornare a casa, a strega finalmente tranquilla tra loro davanti a una cioccolata calda... 
Fidarsi di una che si chiama Paturnia? 

Ottava, in ordine di apparizione, delle diciotto piccole storie che ruotano intorno a un bosco dove vivono una strega bizzosa e quindi di umore mutevole nei confronti di una piccola comunità di animali, di cui alcuni - un riccio, una lepre e un gufo - davvero amici inseparabili, anche se diversissimi per indole. Infuria la bufera!, così si intitola, è forse l'episodio che meglio racconta i caratteri dei protagonisti e le loro relazioni interpersonali, che poi costituiscono il sale di questo gustosissimo quanto minuto libro di 150 pagine. 
Per essere chiara il più possibile metto di seguito i suoi pregi. 
La strega Paturnia è contemporaneamente una storia lunga e tante storie brevi. 
Ciascun episodio è autoportante, ma nello stesso tempo è anche un tassello per creare una visione d'insieme. Siamo di fronte a un'operazione editoriale che, a posteriori, ha rimesso assieme tanti piccoli raccontini che negli anni Settanta in Olanda uscirono a puntate su una rivista che si occupava di agricoltura. Quando la collaborazione si concluse, nel 1978, Hanna Kraan non se li dimenticò e ci rimise mano cosicché nel 1990 i racconti scritti fino a quel momento vennero ripubblicati in un unico libro. Ma lei non smise di scrivere le loro storie fino al 2005. 
I bambini olandesi non ne potevano fare a meno! 
L'edizione completa compare in Olanda per Lemniscaat nel 2023, quando lei è già morta da una dozzina d'anni. E questa, pubblicata in Italia da Lupoguido, costituisce solo una parte di quel librone unico. Il che ci fa sperare che da qui all'eternità escano anche in Italia altri titoli dedicati alle paturnie di Paturnia. 
Il secondo pregio, che un po' dipende dal primo, sta nel piacere di leggerlo. 
Un morsetto al giorno, o una scorpacciata in una domenica piena di tempo libero. Di sicuro, in entrambi i casi, va letto ad alta voce perché ha un passo bellissimo, merito del quale sarà la lingua originale, ma anche la sua traduzione. 
Un ritmo battente si coglie nei dialoghi che sono frequenti, serrati e pieni di arguzie e ironia. 
Il terzo pregio, che un po' dipende dal secondo, sta nella caratterizzazione dei personaggi che si profila sostanzialmente solo attraverso il loro reciproco parlarsi e nel loro porsi di fronte alle situazioni che accadono. 


Lentamente capiamo chi sia Paturnia, quanto bizzosa si riveli, ma anche capace di grandi slanci e di alcune défaillances, chi sia il riccio, sempre un po' sopra le righe, e chi ancora siano la lepre e il gufo, tra loro molto solidali e concordi nella loro lettura dei fatti. 
Il quarto pregio, che un po' dipende dal terzo, è il continuo tira e molla di situazioni e atteggiamenti. 
Mi spiego: in questi racconti il lettore non può mai essere sicuro di nulla. Non si può affermare con certezza che il cattivo sia cattivo fino in fondo e per sempre o che il buono lo sia coerentemente per tutta l'esistenza. 
L'imprevedibilità, lo scarto improvviso abitano in quel bosco! 


Il quinto pregio, che un po' dipende dal quarto, sta nella cura di tenersi lontano da ogni stereotipo e da ogni moralismo, giocando tutto il tempo, un po' come ha fatto la Van Haeringen, con le sfumature e il mescolio. 
Bel libro! 

Carla