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mercoledì 21 gennaio 2026

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

(PICCOLI) EROI IN CAMMINO


“La vicina di casa” è il secondo titolo di Kęstutis Kasparavičius, apparso recentemente in Italia per i tipi di Iperborea. Lo stesso editore nel 2023 aveva pubblicato il suo “Storia a strisce”. Negli anni passati erano transitati sul territorio nazionale altri due titoli che ora sono introvabili (2010, edizioni Comma 22). 
Autore di testi ma anche illustratore, in Lituania è molto noto e prolifico avendo illustrato una sessantina di libri e avendone scritto una quindicina. 
Selezionato più volte per la Mostra degli Illustratori alla Bologna Children’s Book Fair, ha ottenuto nel 1994 il premio «Illustratore dell’Anno» dell’UNICEF e nel 2003 l’«Award for Excellence». 
In effetti le illustrazioni richiamano presto l’attenzione e già le copertine catturano lo sguardo trattenendolo intorno all’infinità di dettagli con cui l’artista sceglie ogni volta di rappresentare scene e personaggi. Tanti particolari, dunque, con i quali iperrealisticamente Kasparavičius racconta storie abbastanza irreali. Si tratta di animali (ma forse dei peluche, viste le loro pose quasi sempre statiche) trattati come umani: stanno su due zampe, sono vestiti di tutto punto con tanto di occhiali, borsette e cappelli e bijou. Anche gli ambienti sono dettagliati minuziosamente: il selciato di strade e marciapiedi, la mattonatura dei palazzi, gli infissi di porte e finestre, le screpolature degli intonaci, le decorazioni di vasi e suppellettili, servizi da tè e relativi manicaretti. Eccetera eccetera. 


Di Rosinello, il coniglio tutto bianco col nasino rosa, protagonista di questa storia, sappiamo già da subito che ha una gran paura dei serpenti. In verità mai ne ha visti con gli occhi suoi, ma la paura -come si sa- si attacca spesso a ciò che non si conosce. Si dà il caso che al piano di sotto sia arrivata una nuova vicina e Rosinello, che è un coniglietto davvero ben educato, bussa alla sua porta per fare la sua conoscenza quando una voce dall’interno sibila: “Mi dispiace ma in questo momento non sono quasi più in casa”. 
Non essere quasi più da qualche parte. Ma che significherà mai? 
La nuova vicina è uscita dalla finestra del suo appartamento ed è così lunga, ma così lunga che la parte finale del suo corpo è ancora in casa mentre il resto ha già girato l’angolo: Rosinello non potrà far altro che mettersi in cammino e percorrere la vicina in tutta la sua lunghissima lunghezza. Una storia che dura tutta la distanza tra una coda e una testa, potremmo dire. 


Il bello è che, mentre seguiamo il coniglietto impegnato nella sua ricerca, noi non possiamo far altro che attardarci ad un incrocio per sbirciare i passeggeri accomodati nel bus, oppure alzare lo sguardo e riconoscere il signor alce dietro la finestra. Ci sperdiamo nelle architetture, strade e cortili, su diversi piani di profondità. E andiamo avanti, curiosi e determinati proprio come Rosinello. E poi si sa, ogni domanda ti mette in cammino e, anche se il coniglietto avrà solo girato in tondo, tornerà a casa con una paura in meno e una vicina in più. 


Anche “Storia a strisce” è una storia in cammino.
“Se per caso ci perdiamo, cerca delle strisce”, così dice mamma zebra alla piccola Zebrina. Ma al mercato i banchetti sono tanti e pieni di ghiottonerie (che poi, per una zebra si tratta di cavolfiori, verze, cavoli cappucci bianchi e rossi, e consimili) e la piccola zebra puntualmente si perderà. 
Ligia alle raccomandazioni, si incamminerà alla ricerca di strisce che però troverà più o meno dappertutto ma… la cravatta a strisce della tigre non è la sua mamma, e nemmeno le strisce pedonali...tanto meno i tasti di una fisarmonica. È così che Zebrina, seguendo le strisce, si ritroverà ad andare - anche lei in cammino - per strade, giardini, spiagge, perfino in fondo al mare. Ogni volta ponendo la sua domanda “Scusi, lei è una zebra?” oppure “Ha visto per caso delle strisce?”. 
Come è prevedibile, le strisce materne saranno ritrovate in fondo alla storia e noi insieme a Zebrina avremo scoperto che non bastano delle strisce per fare una mamma.


Due belle storie dal testo ben più corposo rispetto allo standard di un albo illustrato che potranno certamente essere proposte a bambini e bambine fra i 3 e i 5 anni. Volendo ci si potrà anche inoltrare in una piccola caccia al tesoro alla ricerca di tutti i personaggi che attraversano entrambe le storie. 

Patrizia 

 “La vicina di casa”, Kęstutis Kasparavičius, (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2026
"Una storia a strisce",  Kęstutis Kasparavičius,  (traduzione Adriano Cerri), Iperborea 2023

venerdì 10 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NESSUNO E' PERFETTO 

Il magico potere del disordine, Einat Tsarfati (trad. Maria Laura Capobianco) 
Il Castoro 2024 


ILLUSTRATI 

"Il disordine ha molti volti. Può essere gretto ed esibizionista, ma anche astratto e incommensurabile. Non posso giurare sul mio onore che tutti i dati contenuti in queste pagine siano corretti al 100% né che talvolta io non mi sia persa nella grettezza generale, arrendendomi alla marea trascinante del caos. Insomma: questo libro ti aiuterà a essere meno disordinato o disordinata, e nemmeno ci troverai i concetti esposti con metodo e rigore, ma forse dopo averlo letto capirai che sei in buona compagnia." 

Questa è l'unica pagina di un libro che ne ha più di duecento, che non si può considerare illustrata. Si tratta di una piccola nota introduttiva in cui l'autrice si autodenuncia come disordinata, mette in fila una serie di ragionamenti sulla questione disordine e sulla percezione che ogni essere umano ne ha, ovvero quanto ritenga sé stesso ordinato o disordinato. Racconta anche della doppia perdita del manoscritto come a voler testimoniare che mettere in ordine il disordine non è stata proprio una passeggiata di salute... 
Per smentire subito la percezione di avere per le mani un libro disordinato, basterà scorrere l'indice iniziale in cui fanno bella mostra di sé i nove capitoli che lo compongono. Ognuno di questi si accenderà per fare luce su distinte tematiche, per poi ridursi in cenere. Con cadenza regolare. Li elenco per dare onore al merito di un lavoro ordinato di un'artista che si definisce disordinata... 
1 - Perché il disordine è un problema? 
2 - Sei una persona disordinata? 
3 - Definire il disordine 
4 - Gestire il disordine, o: conosci il tuo nemico 
5 - Fare ordine senza diventare ordinati 
6 - Le Genti Ordinate 
7 - I vantaggi evolutivi del disordine 
8 - L'arte della resa 
9 - La salvezza 
Se li si leggono in sequenza si percepisce immediatamente il senso finale dell'intero ragionamento: il disordine è necessario e come tale va capito, accettato e, se possibile, anche utilizzato e messo a frutto. L'unico atteggiamento sensato è quello di saperne cogliere le potenzialità, come pure di imparare a conviverci, oppure imparare a convivere con i rari ortodossi di ordine o disordine senza fare troppe storie. Perché si sa, a questo mondo nessuno è perfetto. 

Come sempre le cose che arrivano da Einat Tsarfati si distinguono per un guizzo di genio e di follia. E anche questa volta, in questo bel librone, l'evento si ripete, puntuale. 


Partiamo dal titolo. In ogni lingua in cui il libro è stato tradotto, le soluzioni sono diverse. Dall'inglese e spagnolo: I'm a mess/Soy un desastre, passando per il francese Je suis bordelique, al tedesco, Ordentlich durcheinander, ossia Ordinatamente disordinati. 
Tuttavia credo che il titolo dell'edizione italiana vinca il premio per raffinatezza. 
A parte quella E fuori posto, si tratta infatti di una sottile parodia di un altro libro che anni fa aveva spopolato, creando molte false speranze nei suoi lettori, almeno in quelli disordinati: Il magico potere del riordino, di autrice giapponese, che aveva un sottotitolo molto promettente... 
E siamo solo alla copertina. 

Appena entriamo in medias res, che in una traduzione libera si potrebbe pensare voglia dire "in mezzo alle cose", cogliamo la rara capacità della Tsarfati di mettere in figura tutto quello che le parole non potrebbero dire, se non a costo di scrivere un libro di mille pagine. 
A prescindere dall'originalità di prospettiva che caratterizza sempre i suoi libri, mi pare che qui - molto più che altrove - Tsarfati applichi al meglio i suoi criteri che la guidano nella visual communication. 
Si percepiscono con molta chiarezza due cose.


La prima, attraverso immagini, simboli e poche, pochissime parole lei è in grado di trasmettere significati ben complessi. E' in grado di far ridere e ragionare il proprio pubblico, attraverso singole figure: una su tutte la scatola di fiammiferi che attraversa l'intero libro. 
Questa sua capacità di tenere sempre alta l'attenzione del lettore è semplicemente magnifica. Mai una volta che si riveli scontata, prevedibile. Al contrario è capace di toccare corde profonde, oppure di sollecitare fantasie, disegnando oggetti che nell'immaginario sono lì sepolti e che brillano nel tornare a galla, improvvisamente e inaspettatamente. 
Utilizza qui tutto il suo know how di graphic designer e di illustratrice pura. 
Ogni pagina è visivamente e letterariamente una sorpresa, un salto verso soluzioni di impaginazione ogni volta diverse, attraversate da un sense of humor degno delle migliori radici di Tsarfati: un capolavoro il test e i paradossi, elencati stanza per stanza: il paradosso del frigorifero, per citarne uno...


Vediamo parole che alludono a precise strategie per sconfiggere il disordine che corrono lungo i margini per lasciare posto a una mappa ideale della propria abitazione, pagine che paiono strappate da un manuale di storia dell'arte in cui si elencano le singole tipologie delle Genti ordinate. 


Oppure strappate da un libro di fisiologia umana, pagine che paiono fumetti ante litteram, per mettere in sequenze le buone pratiche con la ramazza, e altre che sembrano uscite da un fumetto di supereroi con onomatopee esagerate per raccontare un match con uno stendino pieghevole.
 

Si alternano visioni zenitali di ambienti, a immagini frontali, si sfrutta il taglio tra i due piatti della pagina con un gusto senza pari, per separare visivamente e letterariamente l'ordinato dal disordinato. Insomma Tsarfati gioca con tutto, utilizza tutto quello che le viene in mente. 
E i lettori godono sfrenatamente. 


La seconda cosa ha a che fare con i suddetti lettori gaudenti. 
Come spesso capita ai grandi autori - e Einat Tsarfati è certamente nell'olimpo - sanno rivolgersi, colpire e interessare pubblici anche molto diversi. Va da sé che ne godranno tanto quelli che abitano la sponda degli ordinati quanto quelli che vivono sul versante dei disordinati, quanto quelli che sono a metà del guado. 
Ma dirò ancora di più: con cognizione di causa ed esperienza ho visto con i miei occhi che questo libro piace a un novenne, a una quindicenne, a una trentaduenne, a un cinquantenne e a una sessantacinquenne impenitente (per chi non lo avesse capito). 

Carla

lunedì 4 marzo 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

VERDE



"Dobbiamo sempre ricordare che il verde è il colore più importante del mondo"; così Nicola Davies chiude il nuovo libro di divulgazione firmato insieme all’illustratrice Emily Sutton. Il testo di questa nuova fatica è "Verde. Il mondo segreto delle piante", pubblicato da Editoriale Scienza.
Da quanto detto si evince come il tema affrontato dalla celebre coppia di autrici votate alla divulgazione, e non solo, tratti dell’argomento che riscuote maggiore interesse in questi ultimi anni, il mondo vegetale.
Con un linguaggio molto semplice, adatto a lettrici e lettori anche alle prime armi, vengono affrontati i temi principali della botanica, dalla funzione clorofilliana, all’evoluzione delle piante per finire con i problemi ecologici del mondo contemporaneo.
Il mondo vegetale, all’apparenza così statico, viene visto nella sua complessità e, in particolare, mi sono sembrati rilevanti alcuni aspetti.
In primo luogo la forza con cui viene evidenziata l’interconnessione fra mondo vegetale e animale, soprattutto per quanto riguarda il ciclo dell’ossigeno e dell’anidride carbonica, sottolineandone il delicato equilibrio. In secondo luogo, mi è sembrata chiara e incisiva la spiegazione di come e in quale misura l’utilizzo di fonti combustibili fossili alteri in modo pesante questo equilibrio. Infine, mi è sembrato utile e originale l’aver inserito il mondo marino nella descrizione dei vegetali.
Ne deriva un’immagine della complessità della realtà naturale e dell’impatto umano sugli ecosistemi terrestri, che rimanda alla necessità di un cambiamento radicale di indirizzo.
Se questi temi appaiono complessi, e lo sono!, la capacità di sintesi della Davies le consente di affrontarli con semplicità e precisione. Dire cose difficili con frasi brevi e chiare, senza mai cedere alla semplificazione, è una capacità rara che l’autrice britannica ha dimostrato spesso di avere.
D’altra parte le illustrazioni della Sutton, rigorosamente rispettose del testo, chiariscono intuitivamente la complessità del reale, aiutando i più piccoli a comprendere visivamente quello che magari non è di immediata comprensione nel testo.
L’equilibri fra testo e immagine è un punto di forza di questo libro, che consiglio caldamente a giovani naturaliste/i in erba, a partire dai sei anni.

Eleonora

“Verde. Il mondo segreto delle piante”, N. Davies e E. Sutton, Editoriale Scienza 2024


venerdì 23 febbraio 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

BLU SURREALE


Deve essere stata un’impresa faticosa, quella di tradurre ‘Il portoghese blu’, scritto da Peter Svetina e illustrato da Damjan Stepančič : impresa riuscita a Martina Clerici, con la pubblicazione per i Tipi di Sinnos della versione italiana.
Con un evidente e voluto omaggio all’Alice di Lewis Carroll, l’opera dei due artisti sloveni è un caleidoscopio di immagini e parole che insegue il lettore e la lettrice di pagina in pagina.
Si comincia, e ogni riferimento è puramente voluto, con la caduta dell’intrepida Anna Clara nel cassone dei giornali, rovistando fra i quali lei e il coraggioso topo Giacinto (in realtà non sapremo mai se si tratta di un topo o di un ratto) si ritrovano in uno strano paese, in cui imperversa Fosca Marciarita, ex bambina delusa, divenuta perfida strega.
Costei, supportata da Massimo Re e Luigi Gnorsì, ha imprigionato dei poveri bambini sotto campane di vetro ed è ovvio che la nostra Anna Clara si faccia paladina della loro liberazione.
Detto così sembra semplice, in realtà il percorso che i nostri eroi dovranno percorrere è lungo e pieno di sorprese: dal campo di orecchie a quello delle gambe, passando per locande, boschi pieni di imprevisti e incontri straordinari.
Se sono tante le situazioni sorprendenti e fantastiche, altrettante sono le sorprese linguistiche, le parole composte che nascondono altri significati, i giochi di parole basati sulle assonanze e via discorrendo. Per questo va sottolineata la bravura della traduttrice, che in questo labirinto di significati riesce a destreggiarsi rendendo vivida la sua prosa scandita dalle parole in blu.
In tutto questo trambusto, Anna Clara e il fido Giacinto non perdono il filo del loro compito, riuscire a liberare i bambini prigionieri sotto le campane di vetro. Una volta raggiunto l’obbiettivo, possono ritornare a casa, svegliandosi nel cassone dei giornali. Si è trattato di un sogno? Potremmo pensarlo, ma alcuni oggetti misteriosi lasciano nel lettore il dubbio che fra realtà e fantasia la divisione non sia così netta.
Anche le illustrazioni di Stepančič non possono che assecondare il gusto del surreale che emerge dal testo: la foresta di orecchie, il generale della battaglia combattuta a suon di pentole sbattute, facce, mani, occhi che scrutano dalle pagine, tutto concorre a sostenere l’avventuroso e stravagante racconto.
‘Il portoghese blu’, così misterioso, così sorprendente, così pieno di invenzioni linguistiche forse può spaventare i lettori alle prime armi; ma già con un minimo bagaglio di competenze linguistiche, diventa una matrice di giochi e di rimandi.
Consiglio caldamente la lettura a lettrici e lettori, a partire dai dieci anni, che amino le letture sorprendenti, i giochi di parole, le atmosfere fantastiche.

Eleonora

“Il portoghese blu”, P. Svetina & D. Stepančič, Sinnos 2023



lunedì 8 gennaio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!


IL FANTASMA DELL’ALVEARE


‘L’ape e il fantasma dell’alveare’ è il libro firmato da Gianumberto Accinelli e Anna Paolini per i tipi di Logos, nella collana Gaia. Si tratta di un testo approfondito dedicato ad un insetto che, per quanto sia conosciuto, svela sempre nuovi segreti. Accinelli ce lo racconta con uno stile narrativo, ma con un alto contenuto di informazioni, evocando, nelle sue pagine, un elemento, un fantasma come si evince dal titolo, difficile da definire: quello dell’intelligenza collettiva, dove la somma delle parti è superiore alla semplice somma delle capacità cognitive dei singoli.
A questo tema si arriva raccontando alcuni straordinari aspetti della vita delle api mellifere, a partire dalla loro storia evolutiva; il racconto, infatti, prende il via trecentoventi milioni di anni fa, con la produzione di polline con le conifere e poi, centosettanta milioni di anni fa, con la comparsa dei fiori, esattamente i fiori di magnolia.
L’antenata della nostra ape è una vespa, quindi carnivora, che cambia dieta proprio con la comparsa dei fiori, da cui può trarre nutrimento grazie al polline e al nettare.
Da qui il percorso scorre per vie per noi più familiari e descrive, con grande accuratezza, le caratteristiche che fanno dell’ape mellifera un animale straordinario: dalla vita sociale, alle tecniche di raccolta di nettare e polline, alla riproduzione. Stupiscono le tecniche di costruzione dell’alveare, i modi con cui le api riescono a riscaldare, o raffreddare, la loro casa. Interessante la co-evoluzione di piante, che utilizzano l’incessante lavoro di impollinazione degli insetti, e degli insetti medesimi, la cui ‘collaborazione’ realizza un sistema perfetto in cui ogni cosa, il colore e il profumo dei fiori per esempio, ha il senso di favorire proprio quello che le api vogliono, fare incetta di polline e nettare. Un aspetto particolarmente importante è quello riguardante l’azione dell’uomo, sia dal punto di vista dell’allevamento, sia per quanto riguarda la riduzione della biodiversità e l’inquinamento che le attività umane comportano.

© Anna Paolini

Accinelli, entomologo e scrittore, è un eccellente divulgatore, che riesce a rendere comprensibili anche processi biologici complessi, capace di allargare gli orizzonti dalle ere più antiche ai problemi del nostro futuro e del futuro del nostro pianeta. Usa un linguaggio semplice, usando qua e là immagini evocative, che coinvolgono maggiormente il lettore. Non è mai didascalico, né pedante, ma, nonostante questo, utilizza un linguaggio e dei termini anche specialistici. Anche se nel testo il senso di questi termini è chiaro, sarebbe stato utile un glossario alla fine del volume.
Un altro limite, per quanto trascurabile, è rappresentato dalle pagine intere scritte fitte fitte, in un carattere di stampa non molto grande. Qualche lettore un po’ pigro o in difficoltà, avrebbe qualche problema ad affrontarle, considerando che il testo stesso non è organizzato in capitoli.

© Anna Paolini

Le illustrazioni di Anna Paolini sono organizzate quasi sempre in pagine intere o doppie pagine, con un’impostazione classica dell’illustrazione divulgativa; ma il suo intervento si vede chiaro nell’enfasi con cui sottolinea i passaggi salienti del libro, quell’intima interconnessione che lega i diversi aspetti della natura.
La lettura è appassionante e impegnativa, la consiglio caldamente a giovani naturaliste e naturalisti curiosi, a partire dai dieci anni, fino ai novantanove.

Eleonora


“L’ape e il fantasma dell’alveare”, G. Accinelli, ill. A. Paolini, #Logosedizioni 2023




martedì 2 gennaio 2024

FAMMI UNA DOMANDA!


MONDO VEGETALE



Recuperato dalla primavera del 2023, vi propongo, per iniziare il nuovo anno all’insegna della bellezza, il libro di divulgazione ‘Mondo vegetale. Un libro animato per esplorare le meraviglie della natura’, firmato da Hélène Druvert, con i testi di Juliette Einhorn; L’Ippocampo editore ce lo propone nella traduzione di Annalisa Comes, con la supervisione scientifica di Riccardo Scalera.
La Druvert è ben nota al pubblico italiano, grazie alle traduzione del medesimo editore, con titoli quali ‘Anatomia’, o ‘Oceano’ per la sua raffinata tecnica illustrativa, che arricchisce l’illustrazione con gli interventi di paper cut, effettuati con il laser. Questa tecnica consente suggestive sovrapposizioni di immagini che colpiscono il lettore per ciò che mostrano e ciò che lasciano intravedere.
Qui, in ‘Mondo vegetale’, le due autrici francesi si cimentano con un argomento che negli ultimi tempi ha caratterizzato molte pubblicazioni divulgative, il mondo delle piante e degli alberi.
I diversi punti di vista che possono essere accolti per trattare del mondo vegetale vengono qui integrati in una trattazione sintetica e precisa: si parla di anatomia e fisiologia delle piante, di ecosistemi e di tematiche più complesse, come l’interazione fra piante e fra le piante e i funghi, di ‘comunicazione’ fra gli alberi e via discorrendo.


Particolarmente interessante il focus su alcuni aspetti della vita di un ecosistema boschivo, come la decomposizione che avviene nel terreno, formando l’humus ; o la funzione ecologica fondamentale del fitoplancton, da cui dipende la produzione della metà dell’ossigeno terrestre.
Come nei libri precedenti, il testo, che usa una terminologia appropriata e precisa, è sintetico, ciascun argomento è descritto in una o due pagine, ma non per questo rinuncia ad esporre anche concetti complessi. Sarebbe stato meglio, forse, terminare il libro con un glossario, per consentire anche ai più piccoli di apprezzare fino in fondo il libro, che ha, comunque, il suo punto di forza nella bellezza delle immagini, precise e suggestive nello stesso tempo. Può essere sfogliato anche così, per il gusto di sbirciare fra le pagine intagliate o per cercare dettagli nelle immagini più descrittive.


Consiglio caldamente la lettura a giovani scienziate e scienziati in erba, a partire dagli otto, nove anni.

Eleonora

“Il mondo vegetale. Un libro animato per esplorare le meraviglie della natura”, H. Druvert e J. Einhorn, trad.A. Comes, superv. R. Scalera, L’ippocampo 2023




lunedì 16 ottobre 2023

FAMMI UNA DOMANDA!


LA VITA AVVENTUROSA DELLE OPERE D’ARTE


Un modo sicuramente originale per avvicinare i ragazzi e le ragazze alla storia dell’arte è quello di sottolinearne il lato avventuroso, se non criminale.
Lo fa la storica dell’arte Barbara Conti in ‘L’arte...che avventura!’, pubblicato da Nomos con le illustrazioni di Cristina Trapanese. La casistica che incontriamo nei quattordici episodi riportati nel libro è molto varia: si va dai furti e rapine compiuti sia dai pirati, nel caso del Giudizio Universale di Memling, che da professionisti, o da incauti sprovveduti, come nel caso della Gioconda; ci sono poi i furti ‘di Stato’, operati cioè o da governi occupanti, come nel caso di Napoleone e, molto più recentemente dai nazisti; oppure si tratta di acquisti più o meno fraudolenti che hanno consentito, per esempio, l’acquisizione dei marmi del Partenone da parte del British Museum. Fra questi ci sono anche i quattro cavalli che, ora in copia, svettano su Piazza san Marco, a Venezia, e che furono sottratti a Costantinopoli durante il saccheggio operato dai veneziani guidati dal doge Enrico Dandolo.
Dunque una casistica molto varia, che racchiude casualità, rapine, contese internazionali e vicende personali dei singoli artisti. Di ciascun episodio Cristina Trapanese suggerisce la sua interpretazione visiva, sintetica ed efficace; accurata anche l’impaginazione e la grafica, che rende ancor più fluida la lettura.


Di questi episodi vorrei ricordarne un paio. Il primo riguarda il Ritratto di Donna Franca Florio, eseguito da Giovanni Boldini, pittore molto noto per i suoi ritratti femminili; iniziato nel 1901, non piacque al marito Don Ignazio, che lo ritenne troppo audace; stroncato anche alla Biennale di Venezia del 1903, il dipinto segue il suo autore a Parigi, dove verrà più volte rimaneggiato negli anni fra il 1910 e il 1918, allungando o accorciando il vestito, modificando la posa, mostrando una audace scollatura o coprendola. Il dipinto viene concluso nel 1924, ma a quel punto i Florio sono in rovina e non possono più comprarla. Ne seguono una serie di aste, che portano Donna Franca prima in America, poi di nuovo in Italia, dove, per una nuova asta il ritratto entra a far parte della collezione privata della famiglia siciliana dei marchesi Berlingieri, con l’accordo della sua esposizione pubblica. Una vita molto avventurosa per un dipinto, che a che fare con la moda, le consuetudini, l’incipiente modernità, le fortune e sfortune del committente e anche con l’incapacità delle autorità preposte ad impedirne l’acquisizione da parte di privati.
L’incapacità di valutare l’importanza di questa o quella opera d’arte è una delle costanti di queste storie, che riguardano, ad esempio, Matisse e van Gogh.
Un’altra storia interessante riguarda proprio van Gogh e il suo Ritratto del Dottor Gachet, dipinto nella primavera del 1890; pochi giorni dopo aver completato l’opera, il grande artista si tolse la vita. Da quel momento, il ritratto passa di mano ben tredici volte, passando per le mani dei nazisti, di un banchiere tedesco e poi di un facoltoso ebreo che riesce a mettersi in salvo in America, insieme alla tela. Ma il finale è ancora più sorprendente: il Ritratto finisce nelle mani di un facoltoso giapponese, Ryoei Saito, che dichiara che avrebbe distrutto il dipinto prima di morire, per evitare le tasse di successione esorbitanti ai figli. Fatto sta che dalla morte di Saito, nel 1996, nessuno ha più visto la tela. Un’altra storia di arte incompresa, di facoltosi collezionisti e di Stati del tutto assenti nel tutelare quello che dovrebbe essere un patrimonio universale.


Sarebbe bello se i giovani lettori e le giovani lettrici, dai dieci anni in poi, che leggessero queste belle storie avventurose, non si appassionassero solo alle vicende rocambolesche di questo o quel capolavoro, ma maturassero anche la convinzione che l’arte è di tutti e come tale va difesa e tutelata, anche quando non se ne comprende appieno il significato.
Consiglio la lettura di questo libro interessante e originale a tutti quelli che apprezzino un punto di vista particolare sull’Arte e che vogliano sapere un po’ di più non solo di artisti, ma anche di ladri, eserciti invasori, collezionisti, tombaroli, banchieri e così discorrendo.

Eleonora

“L’Arte...che avventura!”, B. Conti, ill. C. Trapanese, Nomos edizioni 2023








venerdì 6 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


INQUIETANTI STORIE DI PAURA


Biancoenero editore, casa editrice specializzata per l’utilizzo del font ad alta leggibilità, ha inaugurato una nuova interessante collana dal titolo Fifa Blu, storie di paura indirizzata a lettrici e lettori sopra i dieci anni. Doppiamente meritorio, perché amplia l’offerta editoriale in quello che ingiustamente viene considerato un ‘genere’ minore, il thriller o l’horror; e poi perché risponde alla domanda di letture ‘facilitate’, che non viene solo da lettrici e lettori dislessici, ma anche semplicemente lettori ancora alle prime armi, per vari motivi, a prescindere dall’età.
Ne ho scelti due, entrambi abbastanza paurosi e per la medesima fascia d’età, sopra i dodici anni: ‘Così imparate a uscire di notte’ di François Gravel e Martine Latulippe, e ‘Uccelli del malaugurio’, di Jocelyn Boisvert; gli autori sono franco-canadesi e propongono testi non troppo lunghi, ma ad alta intensità di paura.


In breve, le trame: ‘Così imparate a uscire di notte’, tradotto da Gabriella Baldanzi, vede come protagonisti Olivier e la sua amica Matilde, che una sera, mentre gironzolano indecisi se andare ad un festa oppure no, capitano in un cantiere, nella cui recinzione è stato praticato un foro. La curiosità è grande e i due non resistono alla tentazione di dare un’occhiata; in una buca spunta uno zainetto giallo, che contiene diversi oggetti, fra cui una bussola che sembra rotta e una maglietta verde a fiori. Il tutto sembra appartenere a una bambina, ma non una bambina qualunque: potrebbero essere oggetti appartenuti ad Iris, una bimba scomparsa anni prima. Interrompe le loro ricerche un uomo, all’apparenza un guardiano, che li avvicina tenendo al guinzaglio un temibile rottweiler. I due ragazzi, intimoriti, se la danno a gambe, lasciando lì lo zainetto, ma portandosi dietro la maglietta e la bussola.
L’uomo misterioso, di cui apprendiamo da subito le terribili propensioni omicide, segue Matilde fino a casa sua e sembra avere le peggiori intenzioni, che il lettore scopre nelle pagine, a fondo nero, a lui dedicate. Per fortuna arriva il lunedì e prima Olivier, poi Matilde, parlano con la polizia, che viene messa sulle tracce del colpevole di un caso irrisolto.
Naturalmente la storia non finisce qui e tiene incollato alle pagine anche il lettore o la lettrice più distratti; le pagine hanno l’aspetto di un dossier della polizia, riportando le deposizioni dei due ragazzi. Ci sono diagrammi, foto, ricostruzioni più o meno recenti, pagine di deposizioni e del diario di Matilde.


L’altro, ‘Uccelli del malaugurio’, tradotto da Flavio Sorrentino, rimanda chiaramente al capolavoro cinematografico di Alfed Hitchcock, ‘Gli Uccelli’. Qui, abbiamo una famiglia in vacanza, che si sta dirigendo verso un selvaggio Parco Naturale, naturalmente in Canada. La strada che percorrono, lontana dall’autostrada, è pressoché deserta, mentre all’orizzonte compaiono nubi tempestose. La singolarità è rappresentata dal fatto che alcuni uccelli, grigi e neri, sembrano seguirli. Appena decidono di fare una breve sosta, Dan viene spiato da un uccello e, successivamente, si scatena un vero e proprio attacco nei confronti della macchina, che nel frattempo ha finito la benzina. Gli uccelli si sono radunati e in questo caso, lo stormo di storni non evoca riflessioni fisico-filosofiche, ma una grande paura. Dan, il più piccolo, Dafne, la sorella maggiore quattordicenne e i genitori sono chiusi in macchina, mentre si avvicina la tempesta. Non si può davvero svelare lo sviluppo della narrazione, che scorre veloce e intensa. Qui la Natura, ben lungi dall’essere idilliaca, mostra il suo lato più inquietante e misterioso, quello che alimenta leggende e storie di paura, come questa.


Entrambi i romanzi, brevi il giusto, hanno una struttura lineare e una narrazione diretta, semplice, senza complessità linguistiche e strutturali. Oltre al font, hanno un’impaginazione vivace, arricchita dalle illustrazioni. Rappresentano una bella novità, che incontrerà sicuramente il favore di un pubblico finora poco ascoltato.
Consiglio la lettura a chi, a partire dai dodici anni, non teme orchi e uccelli neri, che almeno nei libri possono essere facilmente sconfitti.

Eleonora


“Così imparate a uscire di notte”, F. Gravel e M. Latulippe, trad. G. Baldanzi, Biancoenero edizioni 2023
“Uccelli del malaugurio”, J. Boisvert, trad. F. Sorrentino, Biancoenero edizioni 2023