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lunedì 27 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incatare)

LA SUA VALLE (II PARTE) 

Il piccolo popolo del fiume. Come i Sassifonde affrontarono la grande piena
Nicoletta Gramantieri, Irene Penazzi 
Il Castoro 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni)

Ancora sensazioni. 
La terza riguarda la forma prescelta e la consapevolezza che Gramantieri e Penazzi, in questo libro di poco meno di duecento pagine, sono come pane e burro - perfette insieme.


Appunto. Qui entrano in gioco il lavoro di Irene Penazzi e il conseguente piacere di seguirla nell'accuratezza delle sue scenette tra un blocco di testo e l'altro (solo talvolta in tavole a piena pagina). 


Si tratta di un libro di narrativa illustrata, ossia a chi sta alle matite, ovvero alla matita - eccezion fatta per i risguardi - è dato tutto lo spazio possibile entro un confine che però è esiguo rispetto al testo. 
Non siamo di fronte agli universi di Claude Ponti, come per esempio La mia valle o La notte degli Zefirotti o ancora Biagio che hanno a disposizione un grande formato, pagine a colori e tanto spazio per grandi tavole. Ma siamo comunque di fronte a una storia di piccole creature che si muovono nel verde, un tratto di fiume boscoso, e agiscono in un reticolo di luoghi costruiti a loro misura, quindi altrettanto in miniatura. La brulicante visione di piccoli universi cui Irene Penazzi ci ha abituato a partire da Nel mio giardino il mondo è assolutamente perfetta. Sono una gioia i piccoli scenari casalinghi, pieni di dettagli, in cui si vedono in azione i molti personaggi della storia, tutti rigorosamente con le pinne ai piedi... 


La quarta sensazione che si prova leggendo Il piccolo popolo del fiume è quella del costante brusio di fondo, prodotto delle molte altre storie di popoli minuscoli, sconosciuti ai più, oppure di mondi cresciuti sul greto di fiumi o torrenti che siano, di piccole società virtuose che si prodigano per il bene comune, oppure ancora di personaggi che portano nomi indimenticabili, pieni di senso e frutto - ciascuno - di una scelta pensata e mai furbetta. 
L'andatura scelta e il ritmo dato al racconto rientrano in un canone preciso. 
La volontà di ispirarsi a precisi topoi letterari - primo fra tutti il fiume con la sua acqua in perenne movimento, generoso ma anche pericoloso, oppure anche l'albero come luogo perfetto da abitare in condominio, sembra confermare una precisa scelta prospettica e di cadenza. 
Da De Fombelle a Norton, passando per Cosseau fino ad arrivare al Greenriver di Holly Webb, per citarne solo alcuni, si percepisce che molte altre storie, molte altre letture siano a monte di questa. Che questo brusio sia consapevolmente cercato o che invece sia solo il risultato di una scrittura che abbia attraversato e si sia nutrita di molte altre, non fa differenza. 
Proseguendo di sensazione in sensazione, si direbbe che tra le righe e non solo tra le righe si senta l'esigenza da parte di chi scrive di raccontare anche qualcos'altro, qualcosa di più profondo e significativo. Qualcosa che non riguarda solo quelle creaturine verdi a cui ci siamo affezionati, ma qualcosa che ci riguarda tutti come umanità. 
Due casi esemplari sono le pagine dedicate alla biblioteca e quelle che ruotano intorno al grande evento della piena. 
Della prima, e dei bibliotecari che l'hanno in custodia, si dice un gran bene: è il luogo dove si conservano e si condividono i saperi e le storie, dove il passato diventa presente e anche futuro. 
Analogamente anche la grande piena, di fronte alla quale il piccolo popolo del fiume cerca di trovare un'efficace difesa, è una piena in sé e letterariamente parlando un innesco per l'avventura, ma è anche un simbolo molto chiaro di un pericolo più generale e duraturo per l'intera comunità. Non credo di sbagliare troppo se percepisco che dietro la grande piena raccontata si debba leggere qualcosa di molto più reale e attuale: il cambiamento del clima che mette in pericolo il nostro pianeta. Lo proverebbe il fatto che anche nel dipanarsi del racconto dalle quelle case sugli alberi, appese come grandi goccioloni ai rami più alti, non si torna indietro. Le abitudini del piccolo popolo si modificano in modo irreversibile. Così come non si torna indietro da un disastro climatico. L'unica cosa possibile, ammesso che sia bastevole, tanto nella storia quanto nella realtà, è provare a modificare i propri criteri di vita. Se così è, a salvare il libro da un pericoloso scivolone nella retorica interviene di nuovo la lunga militanza ed esperienza di Nicoletta Gramantieri sulle barricate che da anni cercano di difendere la grande letteratura da quella mediocre, di proteggere i propri utenti di biblioteca, ma più in generale tutti i lettori e le lettrici, dalle infide paludi che si nascondono nel panorama variegato della letteratura per l'infanzia.


Questo è per dire che Il piccolo popolo del fiume lo si può leggere come un libro di avventura pura di un manipolo di creaturine in pericolo, ma anche come storia che interroga i propri lettori su questioni ben più universali. 
E in questo, mi parrebbe di cogliere un ideale lettore o lettrice che, forte di una più lunga esperienza tra i libri, abbia maturato la consapevolezza che le storie sono innanzitutto storie, ma possono essere anche molto altro. 

Carla

venerdì 24 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA SUA VALLE (I PARTE)

Il piccolo popolo del fiume. Come i Sassifonde affrontarono la grande piena,
Nicoletta Gramantieri, Irene Penazzi
Il Castoro 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA per MEDI (dai 7 anni) 

"Si narra che i loro piccoli vengano depositati direttamente dal fiume sulla porta della casa in cui sono destinati a vivere. Si tratta di un evento molto raro: questi doni del fiume capitano solo ogni cinquant'anni. 
Cinquant'anni nelle vite dei Sassifonde sono una misura in realtà non troppo lunga; pare, infatti, che ognuno di loro, di anni, ne viva almeno trecentocinquanta. 
Queste lunghe vite le trascorrono sul greto, fra i sassi, in abitazioni comode costruite con sterpi e fango, occupando il tempo nel rendere confortevoli e contenti i giorni." 

I Sassifonde sono esserini alti circa 6 centimetri, orecchie tonde e occhi grandi. Rassomigliano vagamente a dei ranocchi, per via delle loro zampine palmate e perché il verde è il colore loro prediletto per vestirsi. I capelli sono biondini tendenti, anche quelli, al verdognolo del muschio dei sassi che si trovano sul greto del fiume dove loro abitano. Almeno per adesso. 
Divisi in sei diverse colonie che si sono insediate lungo le tre anse successive del fiume, per capirci quelle che vanno dal gorgo piccolo fino alla rupe alta, vivono in quella valle da millenni e si narra che al principio fossero molto numerosi, mentre ora saranno poco più di cento. Ma per loro fortuna gli uomini non li hanno mai visti davvero. 
Ciascuno di loro, all'arrivo, ossia quando il fiume lo consegna a chi dovrà prendersene cura, ha un nome che gli viene assegnato e che in qualche modo lo rappresenta. E ciascuno di loro è, o per meglio dire, si sente parte di questa piccola ma operosa comunità. Ogni Sassifonde ha una caratteristica precipua, un carattere ben definito, passioni e attitudini precise intorno a cui ruotano le sue attività e che segnano il contributo che dà per il benessere della piccola società di cui è parte integrante. 
Questa è la loro storia. 
In realtà è la storia di una parte importante di essa, un momento epocale della loro vita, lungo poco più di un anno. 

Sono molte le sensazioni che si provano leggendo questo piccolo libro, circa centosessanta pagine, tra il color verde muschio e il color verde acqua.
Per prima cosa si capisce che qualcuno ci sta portando in un altrove. 
Tutti i segni sono lì a dimostrarlo: a partire dalla mappa dei luoghi nei risguardi, fino alla sezione delle loro originali e nuove abitazioni sospese. 
Come tutte le buone storie di questo genere, è necessario che chi legge non trovi sbavature o imprecisioni. Tutto l'impianto deve funzionare come un orologio svizzero in modo che il lettore accetti di buon grado di farsi condurre in un luogo sconosciuto e allo stesso tempo identificabile, ma solo in parte. A quello stesso lettore va garantito, altrettanto, il gusto di poter lasciare alla partenza ogni certezza, come anche quello di sentirsi capace, con lo scorrere del tempo, di orientarsi da solo in questo mondo tutto nuovo.
Non tutto gli va detto, ma pagina dopo pagina, lo si deve convincere della bellezza del viaggio e in qualche modo gli vanno garantite, con parole e fatti, piccole sorprese, ma anche la possibilità di ritrovare la strada di casa con una bussola personale. 
In questo senso vengono in mente i bellissimi mondi minuscoli di Kitty Crowther, che sa portare i propri lettori in piccoli universi nascosti, li sa mettere di fronte a ogni sobbalzo emotivo, ma si impegna anche a ricondurli sani e salvi alla base. Naturalmente cambiati, come dopo ogni viaggio che si rispetti. 
Insomma, se si vuole portare il proprio lettore in un altrove occorre che questo altrove abbia una propria coerenza interna, bella robusta. 
E qui accade. 
La seconda sensazione che si ha fin dal principio (in realtà un po' dopo, magari muniti - almeno al principio di un calepino per segnarsi i nomi dei molti e brulicanti personaggi) è quella di fare la conoscenza di un'umanità riconoscibile, ma sotto mentite spoglie. 
Per essere più precisi, in questo caso particolare, di un'umanità migliore di quella che è nota. 
E anche questo accade.  
Nella tessitura dei personaggi è possibile riconoscere quel tanto che li rende familiari, ma nello stesso tempo si cerca di organizzare i loro rapporti interpersonali, i loro affetti, le loro cure reciproche in modi alternativi a quelli reali. In quel mondo di là, si vedono di fatto nascere famiglie, anche se i piccoli li porta il fiume, si vedono coppie che si formano e si separano con serenità, si vede gente invecchiare e morire senza lacrime e drammi: tutto è sempre un po' diverso da come avviene nel mondo di qua. 
E soprattutto, sopra ogni cosa, regna un'armonia profonda e diffusa. Ragione ulteriore che segna una netta distanza con il mondo reale. 
E a proposito di questo popolo di Sassifonde (già il nome è lievemente più strano del prevedibile), va notato quanto solidi e rispettosi siano i legami che li tengono assieme: una vera e propria rete senza smagliature in cui ciascuno fa la sua parte. 
E la fa con la robusta convinzione che sia per il bene comune!

 Carla 

[continua]

mercoledì 8 luglio 2026

ECCEZION FATTA!

CON AFFETTO, PAPÀ 


È il 3 marzo. Esattamente un anno prima, il papà di Lucas è stato cremato. 
Un intero anno senza suo padre ha svuotato la vita di Lucas come quella di sua madre: un Natale senza, un Capodanno senza, un compleanno senza, la prima media senza. In quella casa ormai sembra che manchi pure l’aria. 
Oggi è di nuovo il 3 marzo e Lucas riceve una scatola, una banale scatola da scarpe. "Me l'ha detto papà - dice la mamma- che dovevo dartela dopo un anno". 
Un anno. Un ciclo intero di stagioni, un ciclo intero di giorni. Ora può cominciarne un altro, e sarà scandito dal contenuto di questa scatola. 

Prendi un biglietto alla volta, in ordine. Inizia dal numero 1. Non più di un biglietto a settimana. Ma non devi per forza aprirne uno tutte le settimane. Tra uno e l’altro puoi prenderti tutto il tempo che vuoi. 
 Con affetto, papà 
 
Ci sono dentro le 16 lettere che il padre ha scritto per lui,16 messaggi che possono essere brevissimi (messaggio n. 1: Ciao, Luca) o molto più lunghi, possono contenere riflessioni, semplici domande, una chiave con un indirizzo dove recarsi o missioni da eseguire, per esempio terminare la costruzione della casa sull'albero che hanno dovuto interrompere Con la sopravvenuta malattia. Le indicazioni possono arrivare a essere anche super dettagliate (utilizza le viti a testa di cigno. È importante che usi viti a testa di cigno) salvo poi scoprire in ferramenta che le viti a testa di cigno proprio non esistono. 
C’è molta ironia in questa storia che potrebbe sempre pericolosamente cadere nel melenso ma che invece non lo fa. 
Lucas è un tipo simpatico, ha i suoi compagni di classe, compreso Sleppa il bullo, ha i suoi prof, ha una sonora cotta per Eva e ha doti di apprendimento parecchio spiccate per cui il suo cervello è capace di contenere una serie svariatissima di dati, di fatti, nozioni che lui comincia a elencare tra sé e sé nei momenti in cui l'emozione potrebbe sopraffarlo. 

Ho un sacco di libri pieni di questo tipo di fatti, curiosità che non ti fanno venire da piangere, come ad esempio il numero di specie di uccelli canterini esistenti o che il twatwa è un uccello canterino del Suriname che qui da noi si chiama semplicemente becco grosso. Ma twatwa e un nome molto più bello. Sono tutte informazioni che mi ficco in testa in modo da poterci pensare quando è necessario. Al funerale di papà ho recitato a mente tutta la linea del tempo dei dinosauri. 

E poi Lucas (e quindi la sua autrice) sa raccontare davvero bene: la sua voce, pagina per pagina, ci dice la quotidianità scandita dall'apertura dei biglietti e dalle vicende legate alla realizzazione di quanto scritto dal padre, ma è anche costantemente inframmezzata da un flusso di pensieri che ci portano avanti e indietro nei suoi ricordi e nella sua immaginazione, liste di nozioni incluse. Questo incedere del racconto produce in chi legge una particolare forma di ascolto, che risulta molto intimo e al tempo stesso capace di osservare ed apprezzare tutti gli altri personaggi che entrano nel racconto. 
E poi non mancano le avventure. 
Perché questi bigliettini hanno il potere di fare accadere cose, anche impensabili, quelle che possono capitare quando si esce dalla propria zona di comfort, che in questo caso è il lutto per la perdita del padre e la nostalgia per la vita come era prima. A ogni biglietto sembra aprirsi più spazio, la casa stessa si trasforma. Così può accadere che il tipo del ferramenta, una volta constatata l’inesistenza delle viti a testa di cigno, si offra di aiutarlo a terminare la costruzione della casetta sull'albero, o che la mamma si ritinga i capelli, o che la vicina lo coinvolga in un furto mentre il suo sogno d'amore con Eva pare infrangersi proprio contro il fascino aggressivo di Sleppa. Può accadere che arrivi un cane, un nonno, un occhio nero, un incendio...
Vita, insomma, rimessa in moto, ingranaggio dopo ingranaggio. Mai cupo anzi avventuroso, questo romanzo sulla morte, si può proprio dirlo, è pieno di vita e può essere proposto a lettrici e lettori a partire dai 10 anni. 

Patrizia 

16 lettere per Lucas, Marlies Slegers, trad. Valentina Freschi, Il Castoro 2024 

lunedì 29 giugno 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL MOMENTO TOPICO

La grande nanna
, Kelly DiPucchio, Lita Judge (trad. Sara Ragusa) 
Il Castoro 2026 
 

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Ancora un minutino davanti al lavandino 
per far splendere i denti e poi, felici e contenti... 
Tutti insieme da papà e mamma per la storia della nanna. 
Ogni topolino sceglie il libro preferito (e ci vuole tempo per questo rito!). 
La mamma li legge, nessuno escluso, ma prima che l'ultimo sia chiuso 
dormono tutti, mamma compresa. 
È riuscita l'impresa!"

Seee, lallero! Ma magari fosse vero! 
Trentotto topini che, a fine giornata, dopo aver cenato, dopo essersi fatti il bagno, messo il pigiama, lavati i denti, ascoltata la storia, aspettano "solo" il bacio della buonanotte per addormentarsi... 
Sulla quantità, trentotto sono un bel numero, statisticamente c'è sempre qualcuno che si fa venire in mente un diversivo prima di cadere addormentato: baruffe, calcioni sotto le coperte... 
Poi arriva immancabile la sete, naturalmente per tutti e trentotto. 
Poi, per gli unici due topi adulti, arriva il gravoso compito di ripristinare l'ordine di prima: con coperte e pupazzi.  Ma, silenzio, pare davvero che adesso finalmente si possa dormire. 
Già, peccato che si sia fatta l'alba! 
Ecco, è difficile ammetterlo, ma questa è la dura routine di due giovani genitori a cui la natura ha regalato una famiglia numerosa. 

Kelly Dipucchio è una macchina da storie. Americana, laureata in psicologia infantile e dell'età dello sviluppo nel 1989, dal 2004, anno in cui ha pubblicato il suo primo libro, ne ha sfornati ben più di quaranta e ha venduto più di un milione di copie in giro per il mondo. 
Naturalmente, anche qui come tra i topi, nella quantità, alcuni emergono. Uno di questi, Grace for President, è stato premiato come bestseller dal NYT e ha ricevuto ulteriori importanti riconoscimenti e, com'è naturale che sia, Kelly DiPucchio non perde occasione di ricordarlo in giro. 
Tutto questo è per dire che, statisticamente, i suoi testi non possono essere sempre dei capolavori indimenticabili (in Italia è stato pubblicato, con Nord-Sud, solo Gastone, altro suo grande successo). 
A vederli in sequenza, sono molto diversi l'uno dall'altro perché gli illustratori e le illustratrici, chiamati a raccontare per immagini quello che lei fa a parole, si avvicendano. 
La differenza in qualche modo, sono loro a farla. 

 
E quindi è un fatto che alcuni tra questi funzionino meglio di altri. E che alcuni abbiano avuto illustratori migliori di altri.
La grande nanna è uno di questi. 
L'idea di partenza ruota intorno al momento topico (!) dell'andare a dormire, ossia dell'accompagnamento da parte dei genitori dei loro piccoli verso il letto, verso il silenzio, verso la pace, verso il riposo ecc ecc. 


La routine è più o meno rispettata, la cosa che rende tutto un po' più comico del solito è il fatto che siamo in una tana di topi e che i topi, nella vita vera, sono prolifici: hanno sempre famiglie numerose. Quindi, con un testo piacevolmente in rima grazie a Sara Ragusa che lo ha tradotto ed adattato, tutto si gioca sulla quantità di gente che si agita sulle pagine. 
E ancora: a parte i due genitori che di nome non ne hanno, tutti i loro piccoli vengono ricordati, in elenco, ben due volte (con il cimento finale nei confronti dei lettori a ricordarseli tutti e trentotto). 
E anche questo può essere divertente. 


Ma il vero merito, come si diceva, sta soprattutto nelle illustrazioni. Lita Judge ha molto talento. 
E lo ha sempre dimostrato: da autrice e, come qui, da illustratrice. Anni fa uscì in Italia un suo bel libro, di tutt'altro genere: un libro pieno di mistero, inquietudine e tanto tanto nero. 
Adesso la ritroviamo a disegnare topini, in una colorata tana e in una movimentata serata. 
Lei prende molto sul serio il gioco che propone Kelly DiPucchio e crea quaranta diversi musi di topo, li veste in modo diverso tutti e quaranta! 
E soprattutto a tutti loro offre un dettaglio espressivo che diventa una piccola ribalta, per diventare riconoscibili nel mucchio agli occhi dei bambini lettori (che non vorranno andare a dormire...) 
E, come se non bastasse, li mette in sequenza in una galleria di ritratti che occupa entrambi i risguardi. La bellezza sta in questo loro essere tutti diversi! Per esempio, indugia sugli occhi talvolta speranzosi, sempre pazienti, ma anche stanchi di mamma e papà, assonnati e stremati. 
Come DiPucchio ha concesso loro un paio d'ore di sonno, altrettanto fa Lita Judge che dota loro di riconoscibili e comodi vestiti da casa e, rispettivamente, di una camicia da notte a fiorellini e di un pigiama a righe. E anche di un letto nuziale che si distingue per quei cuoricini. 
Insomma, a parte il testo divertente e musicale che terrà desti molti bambini, è il talento di questa grande autrice e illustratrice che segna la differenza. 
Sembra assurdo ma sono ancora una volta gli occhioni espressivi a rappresentare il marchio della Judge, Nel 2018 colpirono il pubblico quando disegnava Mary Shelley e il mostro, tragici e umidi nel vento e nella tempesta, e oggi restano altrettanto impressi quando li si vede accendersi sui musetti di trentotto topi instancabili e due che avrebbero bisogno di un paio d'ore di sonno... 


Carla

lunedì 25 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

L'USCITA DI SICUREZZA

Stella e Marigold, Annie Barrows, Sophie Blackall (trad. Laura Tenorini) 
Il Castoro 2026 


NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"Tutte le volte che qualcuno nella famiglia di Stella e Marigold si ammalava, arrivava la coperta dei malanni. Nonostante il nome non era una coperta su cui vomitare. E non era nemmeno una coperta: era un grande e soffice piumone bianco, con disegnati sopra dei vortici di stelle blu. La coperta dei malanni era molto vecchia. Era così vecchia che la mamma di Stella e Marigold la usava quando era all'università. A quel tempo era una coperta come le altre, ma un giorno la mamma ci aveva rovesciato sopra dello sciroppo per la tosse e così era diventata la coperta dei malanni. 
Quando stavi sotto la coperta dei malanni, non eri più nel mondo normale : eri malato." 

In questo momento a essere sotto la coperta dei malanni è Stella: febbrone, occhi che bruciano e mal di gola. 


Nel suo torpore, il pomeriggio diventa sera e solo quando è ben buio Stella si risveglia dal sonno febbricitante e si accorge che il letto di sua sorella è vuoto. Sente la sua mezza casa scricchiolare e il pavimento cigolare; qualcuno sta entrando furtivo nella sua stanza: è la sorellina Marigold che vorrebbe tanto tenerle compagnia sotto la coperta. E ha anche un piano per farlo. 
Visto che a cena ci sono le uova e che lei spesso e volentieri le vomita, la mamma le ha proposto un panino, ma lei - furba - le dice che ora le uova le piacciono moltissimo e quindi le mangerà... E, naturalmente, le vomiterà. 
Ah, cosa non si farebbe per condividere con la propria sorella una notte assieme sotto la coperta dei malanni! 


Questa è solo una delle sette storie che riguardano le sorelle Stella, settenne, e Marigold, quattrenne. 
Fin dalla prima ora vissuta assieme tra queste due c'è un patto. Stella lo ha sussurrato all'orecchio della neonata appena arrivata a casa dall'ospedale: "Io sono Stella, tua sorella. Ti racconterò tutti i segreti che so. Non li direi a nessun altro, ma a te sì. Te lo prometto". 
Marigold da quel momento ha un'assoluta certezza: sua sorella Stella che, da parte sua, manterrà la promessa e le spiegherà il mondo. 
E così sia.

Parlare di rapporti tra fratelli e non cadere nello stereotipo non è così scontato. 
Qui succede, nonostante la stranezza che Stella neanche per un minuto dimostri gelosia nei confronti della sorella appena arrivata. Anzi. 
Nel patto che le sussurra all'orecchio c'è il secondo grande cardine intorno a cui ruotano i rapporti tra fratelli maggiori e fratelli minori: il grande farà luce lungo il cammino del più piccolo. 
E puntualmente avviene, ma in un modo che non è affatto scontato. 
La circostanza che puntualmente si verifica in tutti e sette i racconti è la seguente: Marigold agisce di impulso in tutto quello che fa, mettendosi spesso e volentieri nei pasticci. È piccola e non sa mai bene come uscirne ed è a questo punto che arriva sempre Stella. 
Ma, attenzione, Stella non si prende l'incarico di coprire le ingenuità della sorella, men che meno se ne addossa - eroicamente - la colpa. 
E soprattutto non le fa mai nessuna morale e non cerca di insegnarle nulla (per questo ci sono già mamma e papà). 
Lei fa una cosa diversa: inventa magnifiche storie che racconta solo a lei, in separata sede, che però hanno il pregio e lo scopo di rassicurarla, di infonderle fiducia nell'andare avanti per la sua strada, piena di inciampi. 
Sono delle strepitose vie di fuga: uscite di sicurezza!


Così quando si scopre che Marigold ha infilato di proposito un suo fermacapelli nel tubo di scarico, Stella le racconta che nelle case c'è sempre una stanza che ha dei poteri magici: ogni notte per quattro minuti tutto si muove. E nella loro mezza casa (quella di sotto, che confina con la mezza casa di sopra della signora Raimondi) la stanza in questione è proprio il loro bagno. 
Stella questa cosa la sa perché una notte ha assistito al poltergeist che ha movimentato il bagno. Ed è in una notte di quelle, in quei fatidici quattro minuti, che la molletta, poverina, durante la sua passeggiata è incidentalmente precipitata nello scarico... 
Come non crederle? 
Oppure come non ascoltare il racconto di Stella, quando Marigold si è "persa" nel tunnel per poter vedere da vicino i suricati. A dar retta al racconto di Stella, la piccola Marigold, seduta su una panchina di fronte al suo asilo, un giorno aveva aiutato addirittura il vicepresidente e il suo autista a ritrovare la strada per andare a consegnare una medaglia a un vecchio signore che se la era meritata... 
Come non crederle? 
Due grandi nomi della letteratura per l'infanzia, dopo il successo planetario di un'altra fortunata e premiata serie, quella di Ivy e Bean - in Italia pubblicata da Gallucci con il titolo Ely &Bea - sono di nuovo in tandem a raccontar bambine belle!

Carla

lunedì 4 maggio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

MORIR DAL RIDERE 

Alla fine mangerò anche te, David Duff, Marianna Coppo 
(trad. Alessandro Zontini) 
Il Castoro 2026 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"E' proprio un bel giorno per essere vivi, vero Frank? 
Il migliore. 
SPLAT! 
Ehi, perché l'hai fatto? 
Scusa, non ho visto il tuo amico. 
Dovresti guardare dove vai. 
Mi spiace, lascia che mi faccia perdonare. 
Non importa. 
Ho delle cose da fare. 
STRISCIA STRISCIA 
Io e gli altri vermi lo mangeremo più tardi. 
Lo mangerete? 
Sì, te l'ho detto. Hai le nuvole nelle orecchie, lassù?" 

Conversazione a tre: un verme, un brachiosauro, il lettore/trice. 
Fino a poco fa cadeva una bella pioggerella, ragione per la quale i due vermi si compiacevano della situazione. Poi, la tragedia, così all'improvviso: il verme, Frank, perde il suo amico, che viene schiacciato inavvertitamente da un brachiosauro. I due, nonostante la differenza di dimensioni, dialogano: Frank è molto seccato e il dinosauro è molto contrito. Ma il verme ha una certezza: quel dinosauro sarà comunque mangiato dai vermi, e non tra molto, e non succederà il contrario, perché il brachiosauro è erbivoro... 
A parte questo battibecco tra i due, il verme chiarisce anche al lettore/trice, stupito, che saranno i vermi a mangiarsi il brachiosauro, e che anche per lui la fine sarà la stessa. E lapidario afferma: alla fine mangerò anche te. 
Non sono forse i vermi quelli che durante il ciclo della vita si occupano dell'ultimo stadio, e facendolo si rivelano degli ottimi rigeneratori? Non sono forse loro quelli che nella terra si nutrono di ciò che è in decomposizione, per poi trasformarlo in nuovi nutrienti fondamentali e necessari per la crescita e la moltiplicazione nel mondo vegetale (e quindi animale)? 
Tutto molto vero, ma resta un debito di riconoscenza che va onorato. E il brachiosauro non si sottrae, salvo un brevissimo momento di défaillance, fatale, ma non per Frank... 

Che il verme sia da sempre un animale sotto osservazione da parte dei bambini è fatto noto. Ed è forse per questo che trova un suo spazio onorevolissimo nelle letture per l'infanzia. 
Nel 2021 usciva La sfortunata vita dei vermi. Trattato abbastanza breve di storia naturale, più di duecento pagine di ironia e scienza che coabitano felicemente nel libro rosa di Noemi Vola (Corraini 2021). 
E adesso succede qualcosa di molto simile. 
Il formato non è quello enciclopedico, ma qui come lì, adesso come allora, è fatta salva la convivenza tra sense of humor e scienza. 


Il libro, pubblicato ovunque da editori di rango: dalla Cina al Portogallo, dall'Olanda agli States, è già un oggetto di culto. 
Tralasciamo l'aspetto più scientifico della faccenda e invece concentriamoci sul gusto sottilmente macabro che attraversa l'intera storia. D'altronde, visto che di morte e soprattutto di post mortem si parla, non poteva essere diversamente, se ci si vuole 'scherzare' un po' su. 
Tutto comincia con uno spiacevole incidente e con un primo morto. Il verme non piange la scomparsa dell'amico, ma al contrario, con una velata nota di cinismo, se ne serve per 'lavorare' sui sensi di colpa del dinosauro. 
Una volta spiegato al ragazzone che l'aver schiacciato un verme implica un peggior funzionamento dell'intero sistema, lo convince a sdebitarsi, montando di guardia per difenderlo da un predatore seriale di vermi: un uccello. 



Con una serie di esilaranti teatrini tra i due, si arriva al nocciolo della questione che finora è stato solo latente: il brutto presentimento che il verme nutre nei confronti del dinosauro... 


Questo modo di raccontare, che mi pare la cifra di David Duff, trova una sua perfetta eco nei disegni di Marianna Coppo e nel design  di Orith Kolodny che si allineano fin da subito a quel tono così ironico e sempre un po' nero. I dialoghi sono costruiti in modo essenziale: neretti, corsivi e poco altro. Accelera con pagine suddivise in sequenze di piccole tavole, che ricordano il ritmo del fumetto classico, per poi riprendere fiato in tavole doppie, zooma sulle espressioni, cambia prospettive, ma soprattutto riempie i suoi disegni minimali di una miriade di dettagli che, individuati, fanno "morir" dal ridere. 

Carla

mercoledì 29 aprile 2026

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

 IL FRAMMENTO E L’INTERO 


In una notte che va immaginata lunga e buia il giusto per diventare interminabile e quindi una notte adatta a propositi immani e vertiginosi, Marione decide che è necessario mettere ordine, e ciò che necessita il suo intervento è nientemeno che il mondo. 
Non sopportando più che le cose stiano messe così a casaccio, assieme e senza distinzione, ammassate e adiacenti, confuse, mescolate, presenti tutte nello stesso momento, Marione affronta il nuovo giorno ben deciso a separare ciò che la natura ha unito, spostare quello che la storia ha sparpagliato nello stesso luogo, raggruppare per categorie del tutto nuove e quello che consuetudine e tradizione hanno accostato. Passare in rassegna ogni forma, colore e funzione, ridisporre in bell’ordine e sicuramente migliore i monumenti e i palazzi, le scatole e i barattoli del supermercato: nulla sfugge al suo ardore. 


La realtà, per come si presenta ovvero composita, molteplice, stratificata, si ribella alla volontà di Marione, così come anche gli amici e la moglie. Eppure lui, perfezionista o magari semplicemente sognatore, magari anche visionario, ingaggia una lotta che da subito si mostra impari. Separare il bianco dal nero, la schiuma bianca del mare dalle rocce scure, le parole piane dalle sdrucciole, i numeri pari da quelli dispari, i sostantivi e gli aggettivi, fino ad arrivare alle lettere dell’alfabeto, in una furia che ben presto oltrepassa i limiti del reale, intaccando sogni e immaginazione. Marione allora mentre dorme sogna ancora di separare: l’ossigeno dall’idrogeno, l’inchiostro dalla carta stampata, l’acqua dalla terra, il cacio dai maccheroni. 


Questo albo mette in scena la contraddizione tra l’atto generalmente percepito come virtuoso del riordinare e la tendenza della realtà a disgregarsi per mezzo di una invincibile entropia: diversamente da quello che si potrebbe presumere, però, la catalogazione parossistica praticata da Marione, la sua vertiginosa vocazione alla frammentazione, delirante e scomposta, intacca ogni cosa senza soluzione di continuità senza tuttavia portare il sollievo che si è soliti attribuire all’ordine, come se il suo sforzo fosse un’intrusione superflua e dannosa, il cui prezzo da pagare è piuttosto alto. Ogni cosa del mondo infatti - ogni struttura astratta o concreta, ogni essere vivente, ogni oggetto, materiale, persino ogni elemento - presenta questa tendenza insopprimibile alla suddivisione fino all’ultima particella atomica. 
Lungi dal portare alcuna chiarezza, il proposito di Marione racconta una dissoluzione che si approssima ad essere definitiva per come evita accuratamente di individuare alcuna strada per tornare dal singolo frammento all’esperienza quotidiana. 


Ed è proprio qui il punto di contatto con un albo illustrato in cui deve aver agito una analoga brama di scomposizione e ordine – stessa notte buia e lunghissima, forse…-. Il risultato dello svizzero Ursus Wehrli, però, va in direzione decisamente diversa, anzi, diametralmente opposta. Innanzitutto il contesto di osservazione. Se ne L’ordine del mondo l’ambito in cui agisce lo sguardo di Marione è la realtà, in Arte a soqquadro, l’indagine si sviluppa in relazione all’opera d’arte pittorica. 
La struttura è cristallina: nella pagina di sinistra un quadro riprodotto nella sua interezza; nella facciata opposta, lo stesso quadro, ma scomposto e suddiviso nei suoi elementi costitutivi per mezzo di criteri ispirati dal quadro stesso.


Forse perché l’opera d’arte è già frutto di una sintesi in cui dal pittore è stato esercitato un controllo, forse perché il riordino formale proposto non perde mai il suo carattere giocoso e ironico, la suddivisione in schegge e frammenti ha il potere di rendere più acuto e sensibile lo sguardo, imponendo quasi di individuare il frammento nel tutto per tornare ogni volta a riconsiderare il tutto e l’intero alla luce di quell’unico frammento, preso eccezionalmente in considerazione nella sua separatezza, nella sua unicità.
E forse proprio perché ad essere manipolata non è la realtà - ribelle e spontanea - ma una composizione frutto della mente umana, sembra quasi che la riduzione a frammenti non sia un vero e proprio riordinare, ma piuttosto un intervento deliberato di scompaginazione, un'esplorazione mossa dal desiderio di conoscenza. 
La tensione ambigua tra ordine e disordine è rilevabile anche nel titolo: se dell’edizione tedesca, Kunst aufräumen, si fa riferimento preciso – attraverso il verbo aufräumen, che tiene insieme il concetto di stanza e di spazio chiuso - all’atto di muoversi in una stanza vissuta per riordinarla, nell’edizione italiana appare la meravigliosa parola “soqquadro” che ha il potere, espresso tra il delizioso indotto del gioco di parole e l’immaginario che le doppie q di scolastica memoria fanno scaturire, di evocare uno spazio chiuso in cui è già intervenuta una qualche azione che tutto ha spostato. 


Ad affiancare questi due albi e gli sguardi dei loro autori viene in effetti da chiedersi cosa sia effettivamente, questo desiderio di mettere le cose a posto, ma ancor di più cosa comporti stare a contatto con il disordine: forse, si tratta di respirare la sottile e pervasiva entropia con la sua brutta abitudine di disperdere ogni cosa, oppure significa entrare in una più profonda relazione con ciò che è il frammento minimo, quello che a saperci stare accanto dice cose meravigliose sull’intero. 


Giorgia

“L’ordine del mondo”, Luigi Malerba, Elisabetta Frau, Uovonero edizioni 2026 
 “L’arte a soqquadro”, Ursus Wherli, Il Castoro 2008

 

mercoledì 31 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 


luglio 2025


Il compleanno dello scoiattolo, Toon Tellegen, Kitty Crowther (trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 

perché

"Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 
Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento."



"Lezioni di cose. Un universo a portata di mano", Gustavo Puerta Leisse, Elena Odriozola (trad. Maura Romeo), Quinto Quarto 2025

perché

"La scelta degli oggetti (che poi è il modo migliore per capire il pensiero di chi l'ha scritto) mi pare davvero attenta al pubblico di riferimento, ovvero i bambini curiosi e bellamente ignora i possibili timori di genitori benpensanti. 
Senza nessuna censura si parla di come uccidere le mosche e si discute di coltelli. 
Ci sono oggetti che fanno parte del loro parco giochi - la palla, il frisbee e forse il dado. Gli altri, che comunque appartengono al loro universo visivo, sono dentro per due ragioni diverse: da una parte è proprio molto interessante e utile capire come funzionano - il volante, il bottone - dall'altra sono così tanto apparentemente semplici da lasciare basiti nell'apprendere quanto in realtà complessi siano, fisica e chimica per capirne di più - il mattone, il liquido, e l'imbuto..."


agosto 2025


La ragazza e il masso, Kristien In-'t-Ven, Martha Verschaffel (trad. Valentina Freschi) orecchio acerbo 2025 

perché

"Questo libro ha la caratteristica di generare giudizi tra loro contrastanti, in alcuni casi agli antipodi. Alcuni non ne hanno colto subito il senso profondo e la grande metafora che lo attraversa, altri lo hanno considerato "a tema", essenzialmente perché pone una grande questione (cosa altro dovrebbero fare i buoni libri, se non generare domande e mettere in moto le menti dei lettori, spostandoli di un po' dalle loro posizioni iniziali?). Altri ancora lo hanno reputato un libro bellissimo e quindi necessario. Tra questi, gli editori che l'hanno pubblicato nei Paesi Bassi e in Italia. Tra i molti che lo hanno considerato un gran libro, con una grande storia raccontata, sono nate interpretazioni molteplici. In sostanza tutti hanno cercato, in base alla propria esperienza, in base al proprio modo di leggere il mondo e la realtà, di dare un senso e un nome a ciò che si nasconde dietro (o forse sarebbe più corretto dire dentro) quel masso."


Questa non è una carota., Dylan Hewitt  orecchio acerbo 2024 

perché

"La terza cosa importante che questo libro fa riguarda la letteratura in genere e il nostro rapporto con lei. E qui entra in gioco Coleridge che di questo rapporto ha messo in evidenza un carattere fondamentale: la temporanea sospensione dell'incredulità, the suspension of disbilief! senza la quale la letteratura di finzione non avrebbe avuto alcun senso di nascere ed esistere. 
Si tratta di un patto, solido quanto silenzioso, tra chi scrive e chi legge: "scrivi e io ti crederò. Bene, allora io scrivo perché so che tu mi crederai!" 

settembre 2025


La scuola degli animali, María José Ferrada, Issa Watanabe (trad. Marta Rota Núñez) Topipittori 2025 

perché

"Questa è la piccola meraviglia che accade a ogni nuova frase: non poter prevedere neanche un po' la direzione che le sue piccole storie prenderanno. 
Bello così, farsi portare un po' qui un po' là: celebrare la Festa della Grande Cipolla, andar dietro alle oche che hanno scoperto un sentiero che comincia alla fine del ponte e si inerpica su fino alla luna, un sentiero di aria pieno di stelle. Necessaria sarà la scala.
Cucù! Lo stupore per l'inaspettato è la molla che ha messo in moto tutto; in ognuno dei piccoli racconti trova forme diverse: dal cilindro, o forse dovrei dire dal cerchio in fondo all'armadio, non escono solo conigli... e dai cavolfiori di cartone escono invece agnellini, ma fanno cucù anche oche, galli, volpi e bambine con questo passo saltellante e incerto attraversano il libro per intero."


Il bello di Kerstin, Helena Hedlund, Katarina Strömgård (trad. Samanta K. Milton Knowles) La Nuova Frontiera Junior 2025 

perché

"Il bello di Kerstin è che è bugiarda e - inconsapevolmente - anche ladra. E si auto assolve e si macera il giusto. 
Il bello di Kerstin è che ha una bella confusione in testa e nell'anima, adesso come adesso. 
Il bello di Kerstin è il suo saper bene quale sia la teoria, ma nella pratica le capita di inciampare più e più volte. E non è la sola. 
Il bello di Kerstin è che sa fare squadra con chi è più in difficoltà di lei. 
Il bello di Kerstin è che si è andata a incastrare da sola in una situazione che con il passare del tempo le scoppia tra le mani e diventa sempre più complicato per lei uscirne illesa. Ma ci riesce con la complicità di un amico vero, un paio, anzi tre, bravi genitori e un buon piano! 
Il bello di Kerstin è che è meravigliosamente piena di difetti: nulla di incorreggibile, s'intende. Tuttavia, in questo suo ribollire emotivo fa tutti quegli errori "previsti dal codice" che la fanno essere "doppia" e che le permettono di essere accettata senza troppo sforzo dagli altri. Compresi alcuni adulti che, anche da grandi, continuano a inciampare, esattamente come lei, davanti a lei."

ottobre 2025


Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 

perché

"Quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere."



Il rospo. E altre storie di Hans Christian AndersenValentina Pellizzoni, Silvia Molteni Topipittori 2025 

perché

"Rendere quei racconti - non credo sia un caso quella parola 'storie' nel sottotitolo - di nuovo attuali, svecchiare le sue ottocentate (e con esse tutto il lato religioso è saltato via) e mettere di nuovo in circolazione altro materiale che attesta una volta di più la potenza di un autore 'scomodo' agli occhi di un pubblico che ha cercato di fare di tutto per travisarlo. A partire dallo scempio fatto alla Sirenetta e al suo finale autentico, e alla scelta di selezionare solo ciò che non avrebbe urtato troppo i pensieri dei più piccoli: I vestiti nuovi dell'imperatore, Il brutto anatroccolo, Il soldatino di stagno, La piccola fiammiferaia. 
In tutte queste è chiara la morale, ma non fa loro mai troppo male. 
Valentina Pellizzoni ci dice che la sua scelta è stata dettata dal desiderio di sintonia con l'immaginario di Silvia Molteni, ma non è solo questo. 
Il motivo dell'ottima scelta di queste sei fiabe sta anche nel loro essere così sorprendentemente attuali e leggibili, a chi se la sentisse, da diventare fondanti moniti riguardo a questioni giganti..."

novembre 2025


 “Buon compleanno!” Heena Baek, (traduzione di Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo Editore 2025 

perché

"Buon Compleanno! non è solo una storia sul tempo e sugli effetti che esso provoca su grandi e piccoli di giorno in giorno. È forse soprattutto un racconto che mette a fuoco il punto di equilibrio dove si toccano mutamento e identità. Perché l’infanzia è tradizionalmente il momento dello stupore assoluto, ma anche il tempo in cui quello che è certo muta repentinamente. Ed è questo che Baek riesce a raccontare in questo albo traversale: quel mischiarsi agrodolce di emergente consapevolezza e residuo incanto tipico di ogni momento di crescita." 




L'ometto a cui non piaceva nulla, Pépito Matéo, Irène Bonacina (trad. Eleonora Armaroli) Terre di Mezzo 2025

perché

"La lettura di questa storia la si potrebbe paragonare a una giovane pattinatrice che fa scorrere veloce le lame dei suoi pattini, si muove con sicurezza, accelera verso il centro del suo esercizio, e quando è lì fa salti e piroette in aria. E poi riatterra per chiudere in bellezza con un inchino. 
Se il testo, così pieno di poesia (con un sacco di rime) e di filosofia, letteralmente canta nel leggerlo ad alta voce, dimostra tutta la sua difficoltà nell'essere illustrato..."

dicembre 2025



L'albero e il drago, Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell, Il Castoro 2025 

perché

"L'albero e il drago è proprio una bella storia rotonda, ossia ha un preciso punto di partenza che diventa, come per incanto, anche punto di arrivo. Nel suo centro ne succedono diverse, ma la sua bellezza sta proprio in quel suo mordersi la coda. In quel suo acciambellarsi sul finale proprio nello stesso punto da cui tutto è nato. 
Ma come è giusto che sia, tanto è cambiato da quell'inizio con un drago cucciolo e goffo e un albero saggio, pieno di consigli e di suggerimenti. Ora alla fine della storia abbiamo un drago che si è fatto coraggioso e leale e un albero rimasto fedele alla sua consegna di fare da rifugio sicuro a chi vorrà sedercisi sotto."


Il re e il mare, Heinz Janisch, Wolf Erlbruch (trad. Angela Ricci) Gallucci editore 2025 

perché

"Il libro che nasce in Germania nel 2008 è perfettamente in linea con gli altri grandi libri di Erlbruch, e con quella cifra illustrativa, quella degli anni Duemila che arriva fino a L'orso che non c'era. 
Pochi segni sulla faccia del re per dargli forte espressione e ribadirla con la postura del corpo: occhioni sgranati, pochi segnetti su naso orecchie e guance e un tratto sicuro per la bocca e per gli occhi quando sono chiusi in estasi o in riflessioni. E su tutti questi re, la necessaria corona, a tre punte. Né piccola, né grande. 
I 21 incontri che il re fa con mare, gatto, ombra, pioggia, albero o scoiattolo ecc. ecc. sono delle pietre preziose che prendono luce dal loro essere molate alla perfezione. Sono dialoghi brevi, talvolta brevissimi, intorno a cui si costruisce il contesto che è ridotto all'osso. 
Non ci sono parole superflue, descrizioni inutili, aggettivi accessori. Si va dritti al finale che contiene in sé il nocciolo di senso. E ognuno troverà il proprio. 
Parrebbe che la chiave di tutto stia proprio in quella corona e in quel sentirsi re. 
Re del mondo. 
Ma al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo sovrano regna sul nulla, in tutta serenità..."


FINE