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mercoledì 8 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

BINOMI FELICI

Strider, Beverly Cleary (trad. Susanna Mattiangeli) 
Il Barbagianni 2023 
 
NARRATIVA PER GRANDI (dai 10 anni) 


"Strider sembra contento quando rido. Qualche volta penso che il mio miglior amico sia Strider, non Barry. Sarò contento di rivedere Barry ma mi dispiacerà di... beh, non si può avere tutto. Metà di un cane è meglio di niente, come si dice. 
Strider ha una nuova abitudine. Quando ci fermiamo, mi mette una zampa su un piede. Non è un caso perché lo fa tutte le volte. Mi piace pensare che non voglia lasciarmi andare." 

Seduto sulla spiaggia e fermamente deciso a non muoversi di lì, salvo poi convincersi con un salsicciotto e una bella corsa di due ragazzini, Strider è un bel randagio che cammina a passo veloce, grandi falcate, da cui il nome che si guadagna su strada. I due ragazzini, Barry e Leigh, io narrante, sono amici. Alcune cose li distinguono altre li accomunano: hanno entrambi genitori separati. Barry vive con suo padre, le sue numerose e rumorose sorelline e la nuova moglie del padre. Un mese all'anno lo passa invece con sua madre in un posto che lui non ha difficoltà a definire Los Chifo. Leigh, invece, vive con sua madre, perché suo padre fa il camionista e non ha una casa vera e propria, se non la cabina del suo camion. Di rado si vedono, e quando accade non va sempre bene: ci sono silenzi, malinconia e rimpianto. Barry è sempre circondato da tanta gente e la sua è una casa spaziosa, Leigh è spesso da solo perché sua madre deve lavorare molto per riuscire a pagare tutto e vive in quella che lui non ha difficoltà a definire baracca. 
Alla vigilia dell'estate, in una delle loro passeggiate al mare, incontrano questo cane. Solo. Impossibile solo pensare di lasciarlo lì, quindi i due decidono di tenerlo con loro, ovvero applicano quello stesso principio che tiene insieme le loro famiglie: l'affido condiviso. 
Un cane, un po' per uno. 
Questo è un pezzetto della loro storia a tre. Dei cambiamenti che la attraversano, tra un'estate e una nuova scuola. Tra allontanamenti, tra paura e coraggio, tra nuove amicizie e vecchie sicurezze. Con in vista, finalmente, un po' di tranquillità. E molto correre. 

Lo avevamo lasciato che aveva una dozzina d'anni e lo ritroviamo a 14. Sulla soglia delle superiori. Continua a non digerire la sua situazione familiare, ma adesso ha decisamente più frecce al suo arco per imparare a conviverci. E soprattutto, complice un'ispezione sotto il suo letto, richiesta espressamente dalla madre che vorrebbe vedere la camera di Leigh un po' più in ordine, riemerge il suo vecchio diario, che riaccende in lui il desiderio di continuare a raccontarsi, nero su bianco. 
La indiscussa piacevolezza nel leggere le storie di questo ragazzino californiano, dipende da tre fattori, principalmente. 
Una, la scrittura che, forse anche complice la traduzione di Mattiangeli, scorre che è una bellezza. 
La seconda, invece, dipende dall'angolo visuale. Ossia va riconosciuto a Beverly Cleary una capacità evidente nel saper raccontare senza incursioni troppo adulte il mondo dei ragazzini. Merito che le viene riconosciuto dalla critica, che con Caro Mr. Henshaw l'ha premiata con la Newbery Medal. È indubbio il suo talento nel raccontare un undicenne alle prese con una serie di guai - quali la separazione dei genitori, il trasferimento, una scuola del tutto nuova e quindi piena di sconosciuti - nonostante non si possano considerarle come questioni nuove per la letteratura per ragazzi. Insomma, pur non montando un contesto e dei personaggi particolarmente originali, ciò nonostante riesce a dare loro la giusta profondità e complessità e non essere mai troppo didascalica.
La forma del diario le permette di 'sdoganare' il lato riflessivo di tutto il percorso e così risultano autentici i malumori di questo ragazzino, le sue paure, e altrettanto credibili sono gli adulti che lo circondano, con le loro fragilità o necessarie durezze. 
Come già in Caro Mr. Henshaw, anche qui a interrompere la quotidianità di Leigh, tra la scuola e un unico amico, tra le assenze del padre, e quelle della madre per motivi tra loro molto diversi, anche qui arriva un granello di sabbia che lo fa deviare dalla sua routine. 
E qui subentra il terzo elemento di interesse di Strider. Che è proprio Strider, ossia questo randagio che ha il pregio di riempire i vuoti che caratterizzano le giornate di Leigh. Ma non solo. 
Come spesso succede, cani e ragazzini sono binomi felici e costruttivi. E anche questa storia sembra dimostrarlo. 
Un po' per esperienza, un po' per teoria, mi sentirei di dire con una certa sicurezza che far crescere sotto lo stesso tetto dei ragazzini e dei cani (i gatti hanno altri pregi, ma non sono adatti allo scopo) è cosa buona e giusta. In estrema sintesi, credo dipenda dal fatto che da entrambe le parti ci si riconosca - al di là di ogni apparente differenza - come simili. Appartenenti entrambi a una sfera primigenia, a una stessa foresta originaria. 
Quindi l'intuizione della Cleary di mettere insieme cani e ragazzini è buona. Diventa addirittura ottima, dal punto di vista del plot e non solo, il fatto di metterne due e uno, ossia di creare in innesco naturale alla competizione, tra due amici e un unico cane. Con tutte le relative prove d'affetto del caso. 
E puntualmente, accade. E altrettanto puntualmente mette in moto una serie di interessanti riflessioni su ciascuno di loro, dandogli la possibilità di esprimere la complessità che li tiene insieme o li divide. 
E ancora, il cane Strider, come succede nella vita vera, con la sua semplice presenza mette in moto una serie di altre relazioni umane che altrimenti sarebbero rimaste sopite (quante sono le amicizie fatte al parco con il proprio cane?) e con la sua semplice presenza spinge verso piccole e grandi prove di coraggio, dall'indossare proprio quella camicia all'entrare nella squadra di atletica, dall'affrontare la padrona di casa all'invitare a un primo appuntamento quella ragazzina per raccogliere insieme le erbacce nel quartiere. Il coraggio, se si è in due viene fuori, e ancor di più se si percepisce forte e chiara la piacevole responsabilità verso l'altro da sé. 
E se poi questo "altro" è peloso e ha quattro zampe e una coda mozza, ancora meglio. 

Carla

lunedì 5 settembre 2022

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SI PUÒ SOLO MIGLIORARE... 

La più bella nuotata della mia vita, Anne Becker (trad. Claudia Valentini) 
Uovonero 2022 


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni) 

"La gallina ha lanciato un acutissimo coccodè e si è messa a correre per tutto il giardino agitando le ali. E in quel momento ho visto Flo per la prima volta. A voler essere precisi non l'ho vista proprio tutta, anzi, ho scorto a malapena un piede e le unghie smaltate, una gamba ricoperta da almeno un migliaio di lentiggini e... be'... il sedere. Il resto era impigliato nella siepe." 

Jan ha appena traslocato con la sua famiglia: padre, madre, fratellino piccolo e sorella maggiore. 
Non è affatto contento. Diciamo che a tredici anni i cambiamenti - tutti - scombussolano sempre un po'. A Jan, un vero talento nel nuoto, ragazzino dislessico 'non dichiarato', lo aspettano una nuova scuola, dei nuovi compagni, una nuova piscina in cui allenarsi, un nuovo allenatore, nuovi amici (e nuovi rivali), una nuova casa e dei nuovi vicini. E Flo (che secondo il fratellino potrebbe essere il diminutivo di Flotta, Floscia, Flora) è proprio la sua nuova vicina di casa: coetanea, senza peli sulla lingua, ma con una grande testa di capelli rossi, una madre molto assente, un padre che fa quel che può, e - come animali da compagnia - due galline, di cui una spesso fuggiasca. 
Inseguire la suddetta gallina, placcarla e quindi tenerla in braccio non sono cose che a Jan riescono bene - almeno all'inizio, e l'effetto che ne sortisce è un volo sull'erba a pelle di leone. Per uno che vorrebbe non essere notato o, ancora di più, non essere bollato come imbranato, è proprio un bell'esordio, non c'è che dire. 
Ma da qui, si può solo migliorare... 
Se leggere e acchiappare galline non sono cose che a Jan riescano naturali, al contrario tuffarsi nel lago dal pontile gli viene molto bene. Talmente bene che nel diario di Flo (un quaderno pieno solo di grafici, ma lei è un drago in matematica), oltre ad annotare le cose che non vanno proprio come lei vorrebbe, Jan, i suoi ricci e i suoi tuffi sembrano essere il lato positivo delle sue giornate. 
Questo è tenero il racconto di un pezzetto della loro vita in comune, della loro fine dell'estate, dei loro primi giorni di scuola, dei loro primi no, dei loro primi sì, delle loro prime prove di innamoramento. 
Tra galline, amici leali, lavagnette illeggibili, bulletti, corse in bici e bagni notturni. 

Così come l'esordio di Jan nel suo nuovo mondo è segnato da una prevedibile insicurezza, altrettanto dimostra l'esordio di Anne Becker nella scrittura di un romanzo, che, almeno nelle prime pagine stenta a decollare. Ma come accade anche a Jan, che piano piano riesce a trovare in sé una propria sicurezza, una propria coerenza, altrettanto accade alla Becker che, con lo scorrere della narrazione, smette di appoggiarsi a una scrittura in cui tutto viene detto e apre invece una serie di varchi in cui il lettore possa entrare e ambientarsi nella storia. 
I suoi personaggi smettono di essere troppo 'canonici' e prevedibili e cominciano a muoversi con disinvoltura, assumendo così sempre maggiore spessore.
I suoi studi, la sua formazione e la sua professione sono la solida base su cui felicemente l'intero romanzo appoggia: in sostanza quando lei costruisce gli aspetti della dislessia di Jan sa molto bene di cosa racconta, visto che si occupa di didattica per allievi con bisogni speciali e visto che è li l'autrice di un libro che si intitola: Schreiben und Lesen kann jedes Kind: wenn man seinem Lerntyp berücksichtigt! E non credo di andare lontano se penso che dietro la simpatica e 'accogliente' nuova psicoterapeuta di Jan, la dottoressa Papendick con i suoi trucchetti, si nasconda il suo ideale di psicoterapeuta con un approccio alla dislessia che nella sua carriera ha probabilmente lei stessa elaborato, sperimentato e condiviso. Tutti dovrebbero poter contare su una Papendick accanto. 
Detto questo, sono due i principali meriti di questo romanzo di esordio. 
Il primo: essere riuscito a raccontare quanto sia facile poter nascondere, o sottovalutare o mal gestire un disturbo come la dislessia che, peraltro è molto più diffuso di quanto si possa pensare. 
E con questo non mi riferisco solo a chi la dislessia la vive in prima persona, ma anche a tutti quegli adulti con i quali i dislessici hanno a che fare quotidianamente che, per motivi anche tra loro molto diversi, stentano a coglierla e a volerne prendere atto. 
Quindi non si tratta solo del disagio di chi questa condizione la vive sulla propria pelle, come è il caso di Jan, che è abilissimo nel mantenere il segreto - peraltro è poi altrettanto bravo e pieno di coraggio e forza nel dichiararlo expressis verbis davanti alla sua classe, che ammutolisce; ma si tratta anche di quelle persone adulte che la condividono, come per esempio la sua insegnante di tedesco o la madre stessa, che in più di un caso sembra non saper essere all'altezza della situazione. 
Il secondo: l'autenticità, qui davvero poco didascalica, di alcune situazioni e relazioni interpersonali che sono spesso il motore, la forza propulsiva, che fa andare avanti la storia: quei famosi varchi cui si alludeva all'inizio. Sto pensando al rapporto che lega Jan alla sorella oppure al padre, che sa essere sempre affettuoso e comprensivo nei suoi confronti o alla madre, con le sue insicurezze. 
O ancora alla bella amicizia tra Jan e Fabi, vicino e discreto, sempre. 
E, naturalmente, penso anche alla burrascosa e spesso altalenante complicità e intesa che matura tra una maga della matematica e uno che a dorso non lo batte nessuno. 

Carla

lunedì 29 agosto 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

UNA DATA INDIMENTICABILE


Nella mia personale bibliografia di Pierdomenico Baccalario questo romanzo, ‘La rivincita dei matti’ pubblicato da Mondadori, contende la vetta ad ‘Hoopdriver’; vi spiego brevemente perché.
Innanzitutto per i personaggi, un gruppo di ex degenti dell’ospedale psichiatrico di Trieste: persone ghettizzate, ignorate, insultate, talvolta torturate; ultimi fra gli ultimi che, grazie a una coraggiosa riforma, provano a ricostruirsi una vita dignitosa fra ‘normali’.
In secondo luogo, il contesto, siamo nell’estate nel 1982, quella dei mondiali di calcio vinti gloriosamente dall’Italia di Bearzot; l’autore ricostruisce il clima di quell’anno magico e lo utilizza come pretesto per inventare la partita del riscatto fra un meraviglioso gruppo di ex degenti contro la squadra degli infermieri. La squadra de ‘I Veci’ è stravagante, sbrindellata, costituita da giocatori segnati dalle proprie fragilità. Eppure.
Infine la scrittura: Baccalario racconta questa storia che pesca a piene mani nella storia reale di una città, Trieste, e del suo manicomio, rivoluzionato da quel grande psichiatra che è stato Franco Basaglia; la arricchisce a ogni capitolo con un ritratto, fra il vero e l’immaginario, dei degenti giocatori, delle loro parabole di vita, con uno stile che mescola, in giusta dose, commedia e dramma, con quel necessario pizzico d’indignazione, dettata dalle ingiustizie e dai pregiudizi che circondavano queste persone.
La storia è raccontata in prima persona da Agnese, detta Steno, nipote dell’intrepido organizzatore di questa storica impresa, Arturo Praz. 
Passo passo seguiamo le vicende di zio e nipote che in vespa si mettono sulle tracce degli ex compagni, figure una più bella dell’altra, fra lo stravagante e il patetico, ma tutte ammantate di una grande dignità. La partita di rivincita sulla squadra degli infermieri, capitanati dal perfido Cerletti, deve tenersi l’undici luglio, giorno in cui si giocherà la finale dei mondiali. Arturo è sicuro che la squadra dell’Italia arriverà fin lì perché è legato a Bearzot da un sorta di patto segreto, nato nei tragici giorni della guerra lungo il confine con la Jugoslavia.
Non voglio aggiungere di più né sulla trama né sui personaggi: godeteveli leggendo d’un fiato questa storia, facendo il tifo, è il caso di dirlo, per questa straordinaria squinternata squadra di matti.
Oltre tutto quello che ho detto, mi è piaciuto ritrovare l’atmosfera degli anni delle grandi riforme, fra cui quella della legge Basaglia, che faceva pensare a un’Italia più giusta, più libera, più aperta; quell’atmosfera l’ho respirata a pieni polmoni nella mia giovinezza e in piccolissima parte ho contribuito a sostenerla.
Non posso fare altro che consigliare caldamente la lettura di questo romanzo a ragazzi e ragazze con gli occhi ben aperti sul mondo, a partire dai tredici anni; ma lo consiglio a tutti, per non dimenticare quello che siamo stati e, soprattutto, perché un buon romanzo è un buon romanzo e basta.

Eleonora

Noterella a margine. Forse è un puro caso che il perfido Cerletti porti lo stesso cognome dello psichiatra Ugo Cerletti, inventore della terapia ‘elettroconvulsivante’, detta altrimenti elettroshock, con cui sono stati torturati molti malati?

“La rivincita dei matti”, P. Baccalario, Mondadori 2022



mercoledì 10 marzo 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

CON TUTTO SE STESSO
 
Mike, Andrew Norriss (trad. Sante Bandirali)
Uovonero 2020
 
 
NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)
 
Era stato mentre regolava la macchina lanciapalle per fare alcuni tiri in diagonale che Floyd si era accorto di essere osservato. Lungo un'estremità della palestra c'era una balconata in vetro e quando Floyd aveva alzato lo sguardo in quella direzione aveva visto Mike che lo fissava. Non ne era stato particolarmente infastidito, ma aveva trovato strano che qualcuno fosse lì la mattina così presto e si era chiesto come avesse fatto a entrare nell'edificio.
 
Così Floyd racconta al dottor Pinner, uno psicologo che lo sta aiutando, il suo primo incontro con la sua 'visione'. Va tre volte a settimana nel suo studio perché la presenza di Mike, un giovane dall'impermeabile nero che ha il vizio di comparirgli davanti in modo improvviso e inaspettato, ha cominciato a turbare la sua esistenza di grande promessa del tennis britannico.
Floyd ha quindici anni e da quando ne aveva tre passa quasi tutto il suo tempo con una racchetta e una pallina da tennis in mano. Suo padre, il suo allenatore, e sua madre, la più convinta delle sue sostenitrici, vedono la stoffa di questo ragazzino e stanno facendo di tutto perché Floyd diventi un fuoriclasse.
Ogni tappa della sua crescita sportiva è segnata e il suo calendario verso il successo è scandito con grande precisione. Roehampton, poi Wimbledon e poi gli Stati Uniti.
Fino al momento in cui un granello fa inceppare il meccanismo perfetto: la comparsa di Mike, qualcosa di familiare in lui, ma a tutti gli effetti uno sconosciuto...
La sua presenza, sempre più ingombrante e assidua, lo turba. Quando poi, durante un torneo, Mike entra addirittura in campo accanto a lui, Floyd esplode e soprattutto capisce che a vedere e sentire Mike sono solo i suoi occhi e le sue orecchie. I suoi genitori decidono che non si tratta più di una sua fantasticheria innocua, ma che è necessario e urgente intervenire. Se non altro per mettere in sicurezza il suo prossimo traguardo agonistico.
E così arriva il dottor Pinner: attraverso le chiacchierate con lui, Floyd piano piano scopre la ragione profonda di questa 'presenza' scomoda. Riesce a mettere meglio a fuoco se stesso e coloro che gli sono accanto e a capire che forse la comparsa di Mike non è un 'disturbo', ma un'opportunità.


Per un curioso gioco del destino, il libro Mike, come il suo protagonista misterioso, mi è comparso davanti e poi è sparito. Come Mike, anche il libro -senza preavviso- ha deciso di manifestarsi nuovamente.
E meno male che lo ha fatto.
Un romanzo che se non riesci a leggerlo d'un fiato, te ne dispiaci.
E non vedi l'ora che arrivi un'ulteriore sessione di lettura per andare avanti.
Le ragioni di questo valore risiedono, come di norma, nel 'come' e nel 'cosa' che lo compongono.
Il come. Il primo elemento visibile è la facilità e leggerezza di scrittura (e di lettura), magari anche aiutata da una buona traduzione e da un buon font.
Poi seguono la scorrevolezza, la costruzione di un'aspettativa nel lettore, la chiarezza nel raccontare la complessità, la varietà di scenari, i molti registri narrativi utilizzati, la credibilità dei contesti e di molti dei personaggi in azione. A chiudere, un finale rassicurante che di tanto in tanto, in tempi di incertezza estrema, dà anche lui il suo contributo alla piacevolezza.
Riguardo al 'cosa' c'è molto da notare perché la storia mette sul piatto una questione piuttosto complessa e nodale per ragazzi e ragazze in crescita. Sgusciando tra le tre parti che lo compongono, in uno slalom per non raccontare troppo, sarà sufficiente dire che sulle scelte di una persona gli altri, e in particolare i membri della famiglia, contano assai. Dietro questo potere degli adulti però si nasconde una forte probabilità di fare errori, seppure nell'inconsapevolezza o nella buona fede. Questo accade molto più di frequente di quanto si possa pensare.
Il merito di Mike sta nel fatto che mette nero su bianco il pericolo che spesso rappresentano le altrui aspettative, il rischio che si può correre nel diventare oggetto delle proiezioni dei propri genitori i quali, per superare le proprie sconfitte o delusioni, scommettono sulle vittorie dei figli, come riscatto personale. Con pari chiarezza mette sull'altro piatto della bilancia la possibilità concreta di dire no a tutta questa pressione, anche a rischio di ferire gli affetti.
Si - può - fare: è nel diritto di un figlio o una figlia opporsi.
Anche se non è per niente facile farlo. Anche in questo senso, Norriss non si nasconde e racconta con molta lucidità la confusione, l'insicurezza, la paura di sbagliare, di far male a qualcuno che si genera in chiunque viva la crescita verso l'età adulta, ovvero verso la ricerca del proprio posto nel mondo, ovvero l'esercizio della scelta, come un percorso consapevole, ma tutto da inventare e costruire.
Il fatto che qualcuno ti indichi, gratuitamente, la strada da prendere, potrebbe rappresentare un bell'aiuto. Una buona soluzione al problema. E questo è in sostanza il ruolo di Mike.
In una sorta di controcanto con il gran libro di Agassi, Open, anche Mike offre, magari a un pubblico di poco più piccolo e con qualche ingenuità in più, la sua storia vera.
E, per il puro gusto del paradosso, il vero che Norriss annuncia fin dalla prima pagina, è proprio lui, Mike: quanto di più immaginario ci sia. Eppure. 
 
Carla

lunedì 26 agosto 2019

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


CORRERE


Un nuovo romanzo di Jason Reynolds, ‘Run’, della serie dedicata ai Defenders, la squadra di atletica che abbiamo conosciuto nel romanzo ‘Ghost’, vede questa volta una protagonista femminile, Patina Jones. Anche lei afroamericana, anche lei con una storia complicata alle spalle: il padre morto all’improvviso mentre la mamma era incinta della sorellina; la mamma cui il diabete toglie le gambe e la costringe ad affidare le figlie alla famiglia del fratello.
Patina, o Patty, nonostante tutto questo, ha una vita abbastanza regolare, divisa fra la scuola e gli allenamenti di atletica. Ma si sente diversa, in quella scuola esclusiva in cui tutte sembrano perfette. In realtà tutte loro, le compagne di classe con cui deve redigere una ricerca su Frida Kahlo, le insegnanti, la stessa zia bianca, che sembra così ‘normale’, hanno dei segreti, una vita alle spalle che non è esattamente rose e fiori.
Il mondo è complicato ed è complicato essere un’adolescente qualsiasi quando ci si porta sulle spalle il peso di un lutto, la distanza della madre, la responsabilità di aiutare la sorellina a crescere: farle le treccine con le perline magiche, ascoltare le sue storie e soprattutto le sue domande imbarazzanti (dove sono andate le gambe di mamma?)
In tutto questo, che mescola la solitudine, la rabbia, il dolore e la voglia di esistere, s’inserisce l’atletica con il solito impagabile coach Brody, che ha preso sotto l’ala tutti i suoi ragazzi. All’inizio del libro sappiamo com’è andata a finire la prima gara di Ghost, ora siamo alla vigilia di nuove gare dove Patina corre nella staffetta 4x800.
Per correre questa gara bisogna trovare l’affiatamento perfetto ed essere capaci di dare tutto per la squadra. Le cose non sono mai semplici, però, e non resta altro che prepararsi al meglio, allenandosi duramente e, il giorno della gara, compiendo quei gesti scaramantici che danno sicurezza: le treccine con le perline rosse di Maddy, le unghie laccate come l’atleta Flo Jo, ovvero Florence Griffith Jones, affascinante velocista degli anni ‘80, e una montagna di rabbia da trasformare in determinazione.
Come sempre i romanzi seriali suscitano dubbi sul fatto che la freschezza, l’originalità della trama, le caratterizzazioni dei personaggi possano sopravvivere alla ripetizione legata ai diversi romanzi del ciclo. Eppure, sì, Jason Reynolds riesce a farci entrare nella vita dei suoi personaggi con grande naturalezza; costruisce le sue storie come tanti cammei che alla fine si incastonano in un ritratto di gruppo, nell’immagine di ragazze e ragazzi di oggi, costretti ad affrontare problemi che non sono quelli propri dell’adolescenza, ragazze e ragazzi cresciuti in fretta, che devono fare i conti con la loro storia personale e con la realtà sociale in cui vivono. Reynolds in questo ciclo, a differenza di altri romanzi, mantiene un tono leggero, una lettura ottimistica sulla possibilità di riscatto rappresentata dallo sport e soprattutto dalla sua dimensione collettiva. Costruisce storie in cui i giovani lettori e lettrici possano riconoscersi, al di là dell’Oceano che separa quei ragazzi dai nostri.
Lettura non difficile, ma tutt’altro che banale per ragazze e ragazzi dai dodici anni in poi.
Eleonora

“Run”, J. Reynolds, Rizzoli 2019

lunedì 3 settembre 2018

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

GHOST


E’ uscito da poco in libreria un altro romanzo di Jason Reynolds, questa volta tradotto da Francesco Gulizia per Rizzoli. Come già sottolineato nel post relativo al romanzo precedente, Reynolds è un giovane autore afroamericano di successo, successo che ha accompagnato anche l’uscita di questo romanzo, 'Ghost. Per quanto veloce tu corra, non potrai mai scappare da te stesso’, finalista del National Book Award.
‘Ghost’ è il primo di quattro romanzi dedicati a una squadra di giovani atleti, i Defenders, e racconta in prima persona le vicende di un ragazzo, Castle Cranshow, detto Ghost, con una vita molto complicata, dei piedi molto veloci e una grande rabbia in corpo.
La vita complicata nasce dal rapporto con un pessimo padre, alcolizzato, che in una notte di delirio ha cercato di uccidere lui e la madre. Ora è in carcere, ma il trauma non è passato per niente e il ragazzo e la madre dormono ancora in soggiorno, pronti a scappare.
Come tanti altri ragazzi, anche Ghost è un appassionato di basket e aspira a entrare in una squadra. Ma non sarà questo il suo destino, che gli fa invece incontrare Coach Brody, un ex campione olimpionico di corsa, che allena una piccola squadra di atleti. Dunque, la corsa: Ghost ha un grande talento, nonostante corra in jeans e con le scarpe sbagliate. Coach Brody lo accoglie nella squadra, di cui il ragazzo deve velocemente acquisire le regole, accettando la supervisione ‘paterna’ del suo allenatore. Coach Brody, infatti, lo segue, lo accompagna a casa ogni volta, lo punisce severamente quando serve.
Ghost ha un problema: la sua immensa rabbia lo fa reagire in modo esagerato quando capitano degli ‘alterchi’, il termine eufemistico usato dal preside, con altri ragazzi della scuola. E la sua impulsività lo spinge a commettere anche un altro errore, che rischia di pregiudicare quello che sembra un momento di svolta della sua vita: ruba un paio di scarpe da corsa in un negozio di articoli sportivi, da cui fugge a gambe levate. Ma, come recita il sottotitolo, non è sufficiente scappare dal proprio passato e dai propri errori: arriva il momento in cui vanno affrontati, pagandone le conseguenze, ma trovando anche le risorse per andare avanti.
Questa in sintesi la trama, di cui non svelo il finale. Il tema principale, i ragazzi, e le ragazze, e lo sport. Ma non come lo può intendere la maggioranza dei genitori, come un utile esercizio fisico. Lo sport, nel romanzo di Reynolds, che rispecchia la difficile condizione dei ragazzi afroamericani che vivono nelle periferie, è in primo luogo uno strumento di riscatto dall’emarginazione, da un destino che sembra spingerli inesorabilmente verso la ghettizzazione.
Perché questo riscatto abbia luogo, sono necessarie persone capaci di convogliare, come fa Coach Brody, la rabbia in disciplina, in volontà di affermazione; persone che magari hanno fatto lo stesso percorso, che conoscono la solitudine di chi si sente diverso.
Negli Stati Uniti, paese dai grandissimi contrasti fra metropoli e provincia, fra centro e periferia di una città, nascere in un quartiere invece che in un altro può segnare un destino. Ed è un lavoro difficile quello di modificare quella che sembra una storia già scritta.
‘Ghost’ è un romanzo sullo sport, sulla corsa, sul valore del fare squadra e costruire solidarietà dove c’è solitudine; è scritto con uno stile immediato, una storia in presa diretta che attinge direttamente dall’esperienza del protagonista; si legge tutto d’un fiato e può risultare convincente anche per il più pigro dei lettori.

Eleonora

“Ghost. Per quanto veloce tu corra, non potrai mai scappare da te stesso”, J. Reynolds, Rizzoli 2018


venerdì 5 gennaio 2018

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


LA RAGAZZINA DEL LAGO

Contro corrente, Alice Keller, Veronica Truttero
Sinnos 2017


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Se ne stava dritta, appoggiata allo stipite della porta, oppure alla finestra, a guardare il lago. La prima volta che mi vide urlare a squarciagola, mi squadrò in silenzio dalla testa ai piedi. Era la prima persona che mi squadrava in silenzio, per cui, di botto, stetti in silenzio anch'io. Lei tirò fuori dalla borsa un sacchettino, dove c'era un enorme coso lucido. Lo poggiò su di me, come a prendere le misure. Freddo, sgusciante. Mi solleticava la pancia."


Così Emily, una poppante spesso in preda a crisi di pianto inconsolabile, ottiene il suo primo costume da bagno. E lo riceve in regalo dalla sua cugina di New York, di dieci anni più grande, Gertrude. Da quel momento in poi, la piccolina non smette di desiderare un ulteriore incontro con quella cugina tanto schiva e silenziosa, ma forte e possente. Se la piccola Emily vagheggia di lei, le sue sorelle più grandi di Gertrude ricordano esclusivamente la stravaganza dei modi e giudicano la sua passione per l'acqua e per il nuoto come ennesima stranezza di quella robusta ragazzona, piuttosto mascolina.


Così, da un lato, a New York la giovane Gertrude Ederle macina record di nuoto e colleziona importanti medaglie con la squadra olimpica, dall'altra la piccola cugina cerca di emularne il mito, imparando a nuotare nel lago, da autodidatta, con l'aiuto del solo amico che ha, Leo, che la porta a spasso per le acque basse, legata in vita a una corda.
Da una parte e dall'altra le due cugine, una all'insaputa dell'altra, si pongono obiettivi importanti da raggiungere e sfidano le convenzioni: la grande si allena per la traversata della Manica, la piccola per l'attraversata del lago.


Il grande giorno arriva per entrambe. Il 18 agosto del 1925 Gertrude Ederle tenterà l'attraversata dalle coste francesi a quelle britanniche e la piccola Emily, in spregio a ogni divieto e scortata dal solo amico Leo, quella verso l'isoletta del lago davanti a casa.
Se per Emily l'obiettivo è raggiunto, lontano da ogni clamore, per Gertrude occorre aspettare l'anno successivo. Allora, ad acclamarla - ben più di quattordici ore di nuoto con il corpo coperto di grasso per difendersi dal freddo - però non ci sarà solo il sorriso di un bambino amico, come è avvenuto per Emily, bensì un'intera città in festa, New York imbandierata che la porterà in trionfo e la proclamerà Regina delle onde.

Nelle parole contro corrente che danno il titolo a questo strano libro, a metà tra il fumetto e la narrativa illustrata, coincidono i due nuclei di senso dell'intera storia. Il primo si muove più in superficie, l'altro è intuibile in profondità.
A pelo d'acqua emerge l'importanza dell'impegno e la determinazione di una giovane donna nel cercare di raggiungere un proprio record personale, un proprio obiettivo sportivo; sott'acqua si intuisce invece il riscatto da parte di una ragazzina nei confronti di una società che l'avrebbe preferita a ricamare il proprio corredo da sposa piuttosto che vederla fasciata in un costume nero a mettere bracciate dietro bracciate nelle acque di un lago.


Questi due registri si intrecciano con garbo in un racconto composto per metà di invenzione e per metà di fatti realmente accaduti.
Alice Keller e Veronica Truttero partono raccontando l'anomalia di questa bambinetta che, fin da piccola, è piuttosto decisa ad andare contro corrente, pur di seguire la propria passione (Calpurnia docet). Contro corrente è anche la storia, quella con la S maiuscola, di una ragazzona newyorchese che intorno ai 15 anni si scopre talento del nuoto e macina record, finora appannaggio dei soli uomini.
Alice Keller e Veronica Truttero raccontano così la vera storia di Gertrude Ederle, facendola diventare la cuginona sportiva che le donne della famiglia di Emily guardano con una certa supponenza.
A parte la bellezza intrinseca che la vicenda sportiva e umana di Gertrude Ederle porta con sé, sono almeno altri tre i meriti di questo libro e tutti e tre tenuti insieme da un unico filo rosso comune che è l'equilibrio.
Equilibrata è la costruzione narrativa in cui Invenzione e Storia occupano rispettivamente i due piatti della bilancia, senza predominare mai l'una sull'altra.


Equilibrata è la relazione tra testo e immagine in un originale dialogo, sorta di contrappunto armonico, che le parti più scritte instaurano con il disegno/fumetto. Sembra essere la risultante di un lavoro di continuo confronto tra le due amiche e colleghe libraie, Keller e Truttero. E laddove il dialogo tra autore e illustratore si tramuta e consolida, diventando forte intesa, è il tono del libro a trarne il primo guadagno.
Ancora di equilibrio armonico si può parlare se si osserva la composizione della pagina e i ritmi diversi che il disegno imprime al ritmo di lettura: sequenze 'cinematografiche' che si alternano a fumetto più puro; noterelle al margine talvolta ironiche oppure esplicative; tavole a piena pagina senza testo per conferire il giusto respiro; lettering attento; scelte cromatiche e di contesto rispettose di una precisa epoca.
All'equilibrio e all'armonia dunque si aggiunge la cura per il dettaglio (a parte un'acca di troppo ).
Conclusione finale: Keller e Truttero dimostrano qui una maggiore sicurezza nel raccontare, circostanza che permette loro, vista la storia, di cambiare il registro dei 'crescendo' comici e di muoversi con una certa disinvoltura anche in 'profondità'.
Il disegno di Veronica Truttero, in particolare, trova in questa storia piena di figurine umane e quasi nessun animale, un cifra decisamente più interessante e congeniale che ricorda, a me che pochissimo so di fumetto, la grazia compositiva di Paolo Cardoni.

Chissà che non dipenda dalla loro comune partenza con studi di scenografia? Chissà.

Carla

lunedì 18 luglio 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


I COCCODRILLI CON LA CUFFIA
 
Le olimpiadi degli animali, Virginie Morgand


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"1 coppa in palio, 2 colpi di fischietto, 3 ostacoli caduti, 4 linee a terra, 5 morbidi cuscini, 6 metri dice l'arbitro..."

Il legame forte che lega lo sport ai numeri è sotto gli occhi di tutti. Qui siamo in un ambito sportivo ai massimi livelli: i giochi olimpici. Siamo altresì in una sequenza ordinata di numeri crescenti che dall'1 vanno al 20 per poi prendere la direzione inversa verso l'1, partendo dal suddetto 20.
Semplice ed efficace come si prefigge di essere, sorta di abbecedario dei numeri, o pallottoliere di carta.


Le Olimpiadi degli animali, a parte riprendere un titolo di un vecchio libro di James Stevenson (Mondadori 1999) in cui mi pare di ricordare una sfida ad ostacoli fino all'ultima bava tra lumache, riprende uno schema narrativo che altrove ha raggiunto ottimi livelli. Penso a 100 Bears (Flying Eye Books, 2013) che si spinge fino al 100 e che su questo è in grado di costruire una narrazione serratissima e piena di buone soluzioni che non annoiano il lettore, una volta capito il meccanismo.


La costruzione di una storia solo attraverso quaranta tappe, venti con i numeri in crescendo e altrettante con i numeri decrescenti, sarebbe stata forse troppo limitata, così Virginie Morgand, pur piena di talento, preferisce ancorare i numeri al contesto sportivo tout court e solo in rari casi costruisce piccole sequenze narrative all'interno della doppia pagina. Con il giro di pagina si cambia disciplina sportiva fino al momento in cui quando il calciatore coniglio numero 19 si fa male in campo, l'arbitro chiede una pausa di 20 minuti, e poi è lo stesso coniglio con la maglia 19 che, trionfante, rientra in campo. Ed ecco che si torna indietro.
La semplicità del gioco suggerisce che il libro finisca nei repertori di lettura di bambini e bambine in tenerissima età, per una lettura condivisa e corale.
C'è da augurarselo.
Se nell'impostazione generale il libro non porta elementi di assoluta novità, divertente anche agli occhi di un piccolo o di una piccola è invece l'associazione tra l'animale e lo sport praticato: il canguro con il salto in alto, l'orso con il sollevamento pesi, i felini nella corsa a ostacoli. In alcuni casi dal divertimento si passa all'ironia, come per esempio quando i coccodrilli -tra le corsie della vasca olimpica- indossano vistose cuffie rosse.


In questo contesto pensato per i piccolini e le piccoline riempie di gioia il tipo di illustrazione. Per nulla convenzionale, si tratta di un segno insolito, grafico, di gusto un po' 'retro' che allude in modo programmatico ai cartelloni pubblicitari degli anni Sessanta (quanto Blexbolex ha visto la Morgand, ci sarebbe da chiedersi), ma nello stesso momento si qualifica per grande modernità ed energia. L'uso di una paletta di colori base e primari che si fondono con un tipo di segno che strizza l'occhio all'effetto serigrafico sembra inserirsi nel panorama di libri importanti per il panorama italiano, come Forte come un orso (Topipittori 2013), pur non raggiungendone il livello 'espressionista' tutto tedesco e la qualità del contenuto testuale che, nel caso del libro della Stangl, si apre a molteplici chiavi di interpretazione. 


Meno aggressiva di JooHee Yoon, meno geometrica di Carl Johanson, meno conturbante di Keith Negley, tuttavia a pieno diritto tra i nomi più interessanti della giovane scena internazionale, la Morgand, se si spigola tra le sue cose, sembra aver molto da dire e c'è da augurarsi che gli editori italiani, al pari di quelli stranieri (Wide Eyed in testa) continuino a 'tenerla d'occhio' e a pubblicare i suoi libri.


Carla

lunedì 21 marzo 2016

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


BREAKING THE SURFACE

La regina del trampolino, Martina Wildner (trad. Anna Patrucco Becchi)
La nuova Frontiera 2016


NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)

"Alcuni si chiederanno come si potesse essere amica di una come Karla. Non è che fosse proprio uno spasso stare con lei. Però facevamo tutto insieme e, benché lei sapesse fare tutto sempre un pochino meglio di me, avevo l'impressione che avesse bisogno di me e che fosse così brava soltanto perché c'ero io."

Due ragazzine che stanno facendo 'strada' assieme. Sono parecchie le cose che condividono. Primo fra tutti, lo sport. Entrambe selezionate (o forse si dovrebbe dire visionate) all'età di sei anni come promettenti talenti atletici, finiscono sui trampolini della piscina di tuffi. Sono vicine durante gli allenamenti alla scuola di tuffi, sono nella stessa classe di scuola e continuano ad essere insieme anche nella scuola sportiva. Quest'ultima, contesto e sfondo dell'intera storia che Nadja racconta, è una scuola per talenti sportivi, una sorta di collegio in cui sono ammessi solo ragazzi e ragazze che stanno studiando per diventare campioni.
Lo sport agonistico e la disciplina che esso prevede, sono la routine quotidiana di queste due ragazzine e dei loro compagni e compagne. 
Ma la loro amicizia cresce anche su altro. Entrambe vivono in un medesimo palazzone alla periferia di una città tedesca, entrambe vivono in piccoli appartamenti dalle pareti troppo sottili, entrambe non navigano nell'oro. Se Nadja mal sopporta il fratello maggiore Kirill con cui deve dividere la camera ed è insofferente verso l'eccessivo buon senso di sua madre, troppo spesso farcito di proverbi russi, retaggi della sua infanzia, la situazione a casa di Karla, non pare molto migliore. Orfana di padre, vive con la madre spesso assente per i turni di lavoro da infermiera. Ossessionata dalla presenza del nuovo compagno della madre, che lei identifica con la radice di ogni male, Karla costruisce intorno a sé un muro di silenzio.
Ed è proprio il silenzio la sua arma più tagliente. Nel silenzio Karla fortifica le sue fragilità e nei tuffi, in quei meravigliosi e perfetti salti nel vuoto, cerca di fare i conti con il proprio passato.
Ruvida e piena di talento è Karla mentre Nadja è affettuosa e insicura. L'attrazione tra loro è inevitabile.
In una quotidianità fatta di allenamenti, obiettivi sportivi, piscine coperte e spogliatoi e poco altro, in questo meccanismo piuttosto monotono che vedeva già segnato il destino di molti, campioni e gregari, si introducono una serie di varianti impreviste e la prospettiva cambia.
Chi doveva salire sul podio si ritira e chi pensava per sé un futuro da eterno secondo, vince.

Questa storia a bordo vasca ha, come ogni buon tuffo, il merito di non essere 'abbondante' e nemmeno 'scarsa'. Entra nella testa del lettore con la stessa potenza che hanno i tuffatori nel bucare l'acqua, non facendo troppi schizzi.
Appartiene al filone 'rigoroso' di certa letteratura contemporanea per ragazzi di matrice tedesca, e come tale lascia pochi margini all'immaginazione.
Racconta con quello sguardo analitico, logico (di cui il pensiero tedesco dei primi del Novecento si è nutrito) l'amicizia tra due ragazzine e poco concede alla digressione. E lo fa, breaking the surface, prendendo a prestito il titolo del dvd importante per Karla.
 Resta da chiedersi se la scelta del contesto sportivo in cui la storia si dipana, il rigore, la disciplina, l'autodisciplina e il duro lavoro che c'è dietro ogni giovane atleta che vuole diventare campione, non siano poi in fondo i due elementi che abbiamo favorito elettivamente una scrittura del genere. 
Ma poi in fondo, cosa importa?
Il romanzo vale proprio per questo, per le sue linee di contorno nette, per aver raccontato un mondo che non è di tutti e che non è per tutti, per aver raccontato una Germania con ancora tanto sapore dell'Est. 
Ma soprattutto, ed è qui che arriva il tuffo perfetto, per aver raccontato a ragazzi e ragazze che nella vita è importante concedersi la possibilità di scegliere quando essere gregari o quando campioni.
E magari fermarsi a sedere proprio sul bordo di un trampolino, mentre l'ombra, in piedi, esulta (applauso alla Resmini per l'idea e la sensibilità nel renderla immagine).

Carla