Visualizzazione post con etichetta rizzoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rizzoli. Mostra tutti i post

mercoledì 3 giugno 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

KLINGE REGALA ALL’UMANITÀ DOMANDE DAVVERO INTRIGANTI 


La follia è quella condizione mentale che si può incontrare in alcune fasi della vita, magari si supera e si torna a una sana normalità, magari invece si conservano alcuni aspetti di quella modalità stramba di guardare le cose e le persone che possono risultare utili. Forse le fasi della vita in cui si è maggiormente disposti ad accettarla di buon grado sono l’adolescenza e la terza età, in modo certamente diverso: nel primo caso, la follia è uno stratagemma che può essere necessario al fine di distanziare un mondo (quello adulto) che non si vuole accettare come approdo inevitabile; nel secondo caso, per rimarcare una presunta superiorità a quello stesso mondo dal quale ci si sente esclusi e rifiutati. 
L’adolescente e l’anziano condividono uno spazio a latere, marginale, rispetto al quale inventano, progettano soluzioni e forme d’essere originali. Il primo rincorre un corpo che vorrebbe adulto e che fatica invece ancora a riconoscere; il secondo quel corpo cerca di superarlo in tutti i modi, cercando di dimenticarne i limiti di forza e di decoro. 


Sono tanti i libri per ragazzi che raccontano della spontanea complicità tra nonni e bambini, più rari sono quelli in cui l’affinità si instaura tra un anziano e un adolescente. Forse perché una relazione di questo tipo prevede la costruzione di una zona di convivenza decisamente più problematica, i due soggetti, infatti, mettono in campo forze ed energie che si sviluppano in direzioni imprevedibili. 
La scrittura allora deve fare leva su alcune qualità come il senso dell’ironia e dell’assurdo, portare all’estremo elementi comuni ma che, esasperati, diventano decisamente interessanti e aiutano a fare luce sulla quotidianità dall’aspetto altrimenti sbiadito. 


Il romanzo di Dita Zipfel, autrice tedesca molto amata in patria, mette in campo una ragazza quasi adolescente e un anziano con qualche rotella fuori posto. La giovane Lucie conosce l’uomo grazie a un suo annuncio in cui cercherebbe un dogsitter. Lucie sta cercando disperatamente di racimolare i soldi che le consentirebbero di andare a Berlino. Questa offerta di lavoro sembra perfetta e quindi si reca a casa dell’uomo per proporsi. Peccato che poi questo cane a cui l’annuncio faceva riferimento in realtà non esista e che l’uomo anziano abbia cercato solo qualcuno disposto a trascrivere le sue ricette. 
Klinge, così si chiama l’uomo, appare da subito una persona fuori dal comune, tratta Lucie in maniera sgarbata, si ostina a chiamarla “ragazzina” e non con il suo nome, perché lei dovrebbe sceglierne un altro e non accontentarsi di quello che i genitori hanno deciso per lei. È convinto che ci sia qualcuno lo stia segretamente seguendo e spiando per rubargli quelle ricette; lui ritiene in realtà pozioni magiche. 


Lucie, dopo un’iniziale perplessità, accetta l’incarico (non fosse altro perché non ha un’alternativa); è certa di trovarsi di fronte una persona che lei deve semplicemente assecondare e accontentare nelle richieste a volte bizzarre. Ma sebbene dimostri di essere una ragazza assolutamente giudiziosa e che procede cercando di comprendere tutto della vita riducendo ogni situazione a uno schema chiaro e inoppugnabile, le follie di Klinge finiscono per coinvolgerla realmente. Così, messa a conoscenza delle proprietà di quello che sembra essere un pomodoro in barattolo, ma che Klinge sostiene trattarsi di un cuore di drago, Lucie deciderà di sottrarlo all’uomo e di utilizzarlo come base per una pozione magica che faccia innamorare di sé il ragazzo più corteggiato della classe. 
Ovviamente le cose prenderanno un’altra piega e di qui in avanti gli eventi ai quali assistiamo hanno dell’assurdo e vengono raccontati in prima persona da Lucie in modo da risultare comunque plausibili e giustificabili. Lucie abita alternativamente il mondo di Klinge fatto di draghi e fenici, di cospirazioni e inseguimenti segreti, e quello della sua famiglia sulla quale si infrange tutta la sua fragilità e rabbia. 
Ha una madre gentile e premurosa che ha però compiuto agli occhi di sua figlia l’errore di unirsi a un uomo insopportabile che non riesce in nessun modo a collimare con il resto della famiglia. C’è poi un fratello che sta crescendo e con il quale Lucie non riesce più a trovare la stessa complicità di un tempo. Rispetto al contesto familiare, quello del folle creatore di pozioni magiche, appare un mondo non solo più divertente, ma sicuramente più facile da accogliere, nonostante conservi margini oscuri e indecifrabili. 
Ed è qui il nocciolo della questione: per capire il mondo cosa occorre in fondo? Un approccio analitico e deduttivo, che è quello di cui Lucie è naturalmente dotata (costruisce facilmente griglie ed elenchi che sintetizzano pregi e difetti di ognuno) e che sicuramente rappresenta un approdo rassicurante; o piuttosto qualcosa che dal reale invece è completamente sganciato e che soprattutto non ha alcuna pretesa di esaurirlo in una descrizione o in precise soluzioni? 


Il mondo di Klinge e quello di Michi, compagno della madre, mieloso, sdolcinato, appiccicoso, falsamente accogliente, sono entrambi agli antipodi di quello al quale Lucie è ancorata. Lei compirà il grande passo di riuscire a guardarli da lontano, godendo dell’eredità di cui ognuno di loro riesce a farle dono, quando ammetterà che possa esserci anche nel secondo un po’ della follia presente nel primo. E dunque quando riconoscerà che esistono le sfumature e non solo i bianchi e neri. È quello che la maggior parte degli adolescenti fatica a vedere. 
Il racconto di questa crescita è affidato a una scrittura sempre molto misurata che fa dell’ironia la sua nota più evidente, supportata non poco dalle felici illustrazioni di Rán Flygenring: bicromatiche, dal forte gusto grafico, anch’esse sintetiche e sicuramente divertenti, non costituiscono solo un rinforzo, ma spesso accolgono parti di testo, come fossero pagine di un diario della protagonista. La scrittura in prima persona e le illustrazioni proposte come disegni della stessa protagonista contribuiscono a conferire a questo romanzo il sapore di una confessione leggera ma mai banale, di una confidenza sincera e in alcuni casi timorosa, come quella di chi fatica a riconoscersi ma non per questo rinuncia a prendersi anche un po’ in giro. 
Una storia che ragazze e ragazzi a partire dai 10 anni troveranno divertente e stimolante. 

Teodosia 

Come la follia mi ha spiegato il mondo, Dita Zipfel, Rán Flygenring, (trad. Claudia Valentini), Rizzoli 2026 


lunedì 1 giugno 2026

ECCEZION FATTA! (gli amici immaginati di altri)

Poi ne sono arrivati altri...

Questi otto - e più - sono gli amici immaginati di altrettante otto persone che con me hanno condiviso da tre anni a questa parte, in una piccola e gagliarda libreria di Pisa, chiacchiere piacevoli intorno alla buona letteratura per l'infanzia... 
Alcuni degli amici immaginati di queste otto persone, come è capitato anche ai miei, ora abitano solo in biblioteca per lasciare che nelle librerie abitino i più giovani. Ma gli amici immaginati, come quelli immaginari, non sono sempre lì. E non basta desiderarli, perché compaiano. Occorre sempre una bella storia dentro cui trovarli e solo in questo modo si può seguirli per un po', il tempo di farci amicizia. Può succedere che gli amici di carta ritornino. A ogni nuova storia, si rinnova il piacere di incontrarli proprio come succede con quelli in carne e ossa: in vacanza, o al parco, o nel cortile di scuola. Gli amici immaginati, che siano raccontati a parole o disegnati, la prima volta li troviamo quasi per caso, ma poi succede che li andiamo proprio a cercare, perché senza di loro si sta peggio! Si riapre il libro, si rilegge la storia e tutto ricomincia. Proprio perché sono immaginati, possono essere di tanti tipi. Alcuni sono creature umane, con difetti e pregi che conosciamo, con desideri e paure che proviamo anche noi. Alcuni sono altissimi, altri minuscoli. Possono esser pelosi o piumati e hanno un numero variabile di zampe o di ali. Spesso hanno il dono della parola e comunque sanno sempre come farsi capire. Tutti loro hanno per noi un "qualcosa" che li rende speciali e rende indimenticabile il tempo passato assieme, volendo loro un gran bene. 

Carla


A TUTTI SARÀ CAPITATO...

...di vedere la mancuria.
Dietro un mobile di legno, sotto l'orlo di un tappeto. 
Tutte le volte che cercate qualcosa che vi sembra di avere sotto tiro... allora sicuramente l'ha sgraffignata la mancuria. Sì, perché questo buffo animale peloso che nessuno riesce mai a cogliere in flagrante si trova nelle case di ognuno di noi. Amante dei traslochi in particolare, si intrufola tra scatoloni aperti, buste traboccanti, pile di libri, sempre pronta ad arraffare qualcosa. 
Cercate lo scotch? 
Avete perso gli occhiali? 
Le chiavi non sono sulla mensola dell'ingresso? 


È sempre colpa della mancuria. Animale da appartamento, tanto tenace quanto sfuggente, si mimetizza qua e là alla ricerca delle vostre dimenticanze. Il calzino spaiato che da secoli vi illudete di trovare nel fondo dell'ennesimo bucato, la vite di un orecchino che ha fatto mille piccole capriole per poi scomparire sotto il divano, la lista della spesa che un attimo fa era lì accartocciata vicino alla tazzina del caffè che vi supplicava “prendimi!”... tutto svanito. Ma potete esserne certe: tutto è diventato bottino della mancuria. 
Da quando ne ho trovata traccia nel Bestiario scritto da Andrea Sottile, lei mi fa sempre compagnia, è lei che nomino spessissimo quando la mia disattenzione mi porta sull'orlo del baratro: è colpa della mancuria! Grido disperata quando non trovo qualcosa... 


Questo minuscolo animaletto da anni fa parte della mia disordinata esistenza; è il mio signor capro espiatorio per eccellenza, mi salva dal panico dello smarrimento. E quando a scuola, nel disordine allegro e variopinto che accumulo su varie superfici piane disponibili, non trovo appunti, fotocopie, compiti corretti o ciancicati posti it ... ecco che a salvarmi da qualche retrovia arriva l'urlo di un alunno che mi urla: “Prof, è stata la mancuria!” Io sorrido, e metto a tacere lo smarrimento per lo smarrimento. 
Perché la mancuria l'ho condivisa, l'ho presentata alle mie schiere di alunni, ho letto il Bestiario e quindi anche loro sanno, sanno e sono sollevati quanto me di poter alzare le spalle e dire, “non trovo il quaderno, sarà stata la mancuria!”. Ecco, la mancuria ci salva, allevia il dolore della scomparsa, perché, come dice la poetessa Elisabeth Bishop, perdere qualcosa con leggerezza è pur sempre un'arte. 

Stefania L.

Urbuq, Bestiario portatile per giovani lettori, Andrea Sottile – illustrazioni di Lucia Scuderi, Rizzoli 2009

venerdì 3 aprile 2026

ECCEZION FATTA! (gli amici immaginati di altri...)

Poi ne sono arrivati altri...
Questi otto - e più - sono gli amici immaginati di altrettante otto persone che con me hanno condiviso da tre anni a questa parte, in una piccola e gagliarda libreria di Pisa, chiacchiere piacevoli intorno alla buona letteratura per l'infanzia... 
Alcuni degli amici immaginati di queste otto persone, come è capitato anche ai miei, ora abitano solo in biblioteca per lasciare che nelle librerie abitino i più giovani. Ma gli amici immaginati, come quelli immaginari, non sono sempre lì. E non basta desiderarli, perché compaiano. Occorre sempre una bella storia dentro cui trovarli e solo in questo modo si può seguirli per un po', il tempo di farci amicizia. Può succedere che gli amici di carta ritornino. A ogni nuova storia, si rinnova il piacere di incontrarli proprio come succede con quelli in carne e ossa: in vacanza, o al parco, o nel cortile di scuola. Gli amici immaginati, che siano raccontati a parole o disegnati, la prima volta li troviamo quasi per caso, ma poi succede che li andiamo proprio a cercare, perché senza di loro si sta peggio! Si riapre il libro, si rilegge la storia e tutto ricomincia. Proprio perché sono immaginati, possono essere di tanti tipi. Alcuni sono creature umane, con difetti e pregi che conosciamo, con desideri e paure che proviamo anche noi. Alcuni sono altissimi, altri minuscoli. Possono esser pelosi o piumati e hanno un numero variabile di zampe o di ali. Spesso hanno il dono della parola e comunque sanno sempre come farsi capire. Tutti loro hanno per noi un "qualcosa" che li rende speciali, e rende indimenticabile il tempo passato assieme, volendo loro un gran bene. 

Carla

DUE E' MEGLIO CHE UNO...


La mia amica immaginata in realtà sono due: un’anatra zoppa e una gallina cieca. Sono particolarmente affezionata a tutte e due e non riesco a scinderle perché si completano a vicenda, le percepisco come un corpo unico, l’una non può fare a meno dell’altra, nonostante bugie, tradimenti e rivalse. 
Forse perché anch’io mi sento un mix di queste adorabili pennute: una prudente fino alla vigliaccheria e l'altra intraprendente fino all’incoscienza. Ma è evidente che l’autore sta parlando di noi, come in tutti gli altri suoi libri, senza dare giudizi, con comprensione e simpatia. 
L'anatra vorrebbe condividere con qualcuno la sua scorta di arachidi, ma chi potrà mai raggiungerla, dato che lei preferisce il proprio cortile buio e desolato, a qualsiasi altro e non ha nessuna intenzione di uscirne? 
Fortunatamente per lei un giorno entra nel suo cortile una gallina cieca che è il suo esatto contrario: spavalda, con poco tatto, determinata nell’esaudire il suo desiderio segreto, a tutti i costi: essere felice e comandare tutti a bacchetta!
L'anatra, nonostante le sue paure, si dimostra disponibile e generosa nei confronti della gallina, anche se quest’ultima si dimostra piuttosto rude nei suoi confronti. Ma l’anatra non vuole certo rinunciare a questa amica tanto desiderata, e quindi non vuole perderla. 
Alla fine l’anatra, che c’era sembrata “deprimente come uno straccio”, si dimostrerà molto astuta a salvare, ma anche a superare le sue paure e i desideri della gallina. 
“Sai cosa mi dà fastidio di te?” “Cosa?” “Niente”. 
Purtroppo, però, l’anatra, in un’altra avventura, non si comporterà da vera amica, appena incapperà in altre anatre come lei, e rinnegherà la gallina, pur di accattivarsi l’approvazione delle sue simili; ma mal gliene incorrerà. 
La gallina, invece, se la caverà egregiamente, assurgendo addirittura agli onori della ribalta. Si sorride e ci si commuove ad ogni pagina, parteggiando ora per l’una ora per l’altra, fino alla fine, quando tra spiegazioni, lacrime, pentimenti, confessioni, si comprenderà che l’amicizia sarà sempre il bene che va salvaguardato a ogni costo. 

Barbara Z.

L’anatra zoppa e la gallina cieca, Hulrich Hub, Jörg Mühle (trad. Bérénice Capatti) Rizzoli 2021 
Vietati i tuffi a bomba, Hulrich Hub, Jörg Mühle (trad. Bérénice Capatti) Rizzoli 2024




mercoledì 11 marzo 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL MOSTRO E LA STELLA
 

Sirio è una ragazzina di 12 anni, ha un nome da maschio il cui significato ha ignorato fino ad ora. Il mistero di questo nome è tutt’uno con quello di un padre mai incontrato, del quale sente rabbiosamente la mancanza, un padre che viene continuamente evocato, ogni volta immaginato con un’identità diversa. Sì, perché Sirio ha una grande inventiva, diciamo pure che ha una particolare abilità nel confezionare bugie, il più delle volte utilizzate per raggiungere scopi precisi. Ha un carattere deciso, tanto che nella banda costituita da una manciata di ragazzetti, lei è indiscutibilmente il capo! Le bande si compongono e si fronteggiano tra di loro, e le ragioni per cui una banda si costituisce è perché ti permette di fare esattamente le cose che faresti, ma in compagnia, ha una forza maggiore e le contese diventano spesso lo scopo di lunghe e vuote giornate in un piccolo paese quale è Fiesole. 
Ma questo è vero fino a quando, il 3 settembre del 1943, non viene firmato l’armistizio. Fino a quel momento la guerra è stata un racconto o una serie di notizie che hanno scalfito solo in minima parte la spensieratezza di questi ragazzi, ma lo scenario cambia completamente e anche Fiesole smette di essere un luogo sicuro e tranquillo, per essere raggiunto dai fatti e dalle persone direttamente collegate al conflitto. Si apre così una cesura importante, tra un tempo che aveva tutte le caratteristiche e la leggerezza dell’infanzia, e un altro in cui anche ai più piccoli viene di fatto imposto di crescere, di guardare il presente e soprattutto di cominciare a farsi delle domande. 
Un incontro decisivo sembra mostrare ai ragazzi l’impossibilità di essere ancora bambini e soprattutto di credere che ci siano dei valori eterni e non negoziabili. La storia, con le sue contraddizioni laceranti, si presenta con le vesti di un soldato gravemente ferito, che Sirio e Giovacchino (suo piccolo e fedele compare) trovano in un castello situato nel folto di un bosco. 
Sono convinti che si tratti di un soldato inglese e, come tale, amico. Sirio scopre in un secondo momento che si tratta invece di un tedesco e questo la pone di fronte a un grande dilemma: continuare a prendersi cura di lui o abbandonarlo ad un destino di morte certa? È lecito anche solo porsi una domanda del genere o la vita umana va custodita e preservata in ogni caso? Sirio è naturalmente e spontaneamente convinta di quest’ultimo assunto, soprattutto non comprende (ancora) perché la guerra, che sta travolgendo ogni aspetto della vita, debba insinuare dubbi di questa natura e impedirle di prendere una decisione che lei reputa inevitabile. 
Il soldato ferito viene chiamato Il mostro, perché nel momento in cui viene ritrovato le sue condizioni sono molto critiche, vittima di un pesante pestaggio, l’uomo viene scambiato da Giovacchino per una creatura mostruosa e tale rimarrà nei racconti e nei riferimenti, anche quando sarà guarito e avrà ritrovato un aspetto umano. 
La scelta di non attribuirgli un nome diverso da quello di mostro conferisce un tono spaventoso alla relazione che Sirio costruisce pian piano con lui e l’esposizione dei fatti non manca mai di generare nel lettore uno stato di inquietudine mai sedata, come se fossimo sempre in attesa che la natura non umana di questa creatura venga prima o poi a galla. Oltretutto l’uomo non pronuncia alcuna parola, né in italiano, né nella sua lingua d’origine, e non sembra compiere alcuno sforzo per comunicare, tanto che sorge il sospetto che oltre che la parola, abbia perso la memoria. 
Il nodo del romanzo è tutto in questa questione che Nicoletta Verna non risolve nel modo più scontato, apparecchiando la tavola con valori chiari e facilitando così lo schieramento del lettore. Neanche la scelta della vita è la più scontata in tempo di guerra, semplicemente perché le tracce di umanità si fanno sempre più rare e il modo in cui occorre guardare al presente è tutto cambiato. La presa di coscienza del mondo, ma soprattutto del contributo determinante che si può fornire perché cambi in una direzione piuttosto che in un’altra, segna la svolta più importante nella vita di Sirio e di tutti i suoi giovani amici. Non più gruppo unico di vite che attendono la fine della giornata come un dono certo e dovuto, ma soggetti distinti e in grado di assumersi la responsabilità di una scelta, anche quando questa provoca delle conseguenze dolorose. 
L’impegno che Sirio, sola, decide di riservare alla guarigione dell’uomo le permette di rivendicare una sua autonomia e differenza rispetto a Dante, ragazzo più grande di lei, appartenente a una famiglia esposta politicamente e che ha nutrito l’educazione del ragazzo di una serie di valori che hanno poi determinato la sua naturale scelta di campo. Sirio è molto attratta da lui, ma la loro relazione è burrascosa, perché la costruzione di un’identità per la ragazza è il frutto di un percorso molto più difficile; lei parte da un contesto aspro e rude. L’approdo a un pensiero, a una convinzione, per lei sarà scelta totale e priva di compromessi: si dedicherà interamente e da sola alla salvezza del soldato, così come sarà completamente presa dalla realizzazione di una vendetta che, sola, può riscattare il suo errore. In uno scenario fosco e drammatico come quello di una guerra la luce non scompare del tutto, ma viene cercata con grande desiderio e trovata in piccoli ma preziosi momenti. La luce è quella delle stelle (Sirio scopre le stelle grazie al casuale incontro con una giovanissima Margherita Hack) che mute e imperturbabili in cielo assistono allo scempio umano e nutrono i sogni di pace. La luce è anche quella degli affetti sinceri, degli abbracci rassicuranti di una madre e di quelli forti come un terremoto di un nuovo amore. 
Nicoletta Vera ha costruito con questo romanzo una storia avvincente e un personaggio che difficilmente sarà dimenticato. 

Teodosia 

L’inverno delle stelle di Nicoletta Verna, Rizzoli 2025 


mercoledì 14 maggio 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

TUTTO SI SISTEMA?


Neon, diciassette anni, punta il telefono sul volto di Tuna. 
“Dì il tuo nome. 
Petunia Randolph. Tuna. 
Come descriveresti le superiori in tre parole? 
Penso che dovrebbero essere Tutto si sistema. 
Tutto si sistema? Spero di sì.”

Tutto si sistema? è la domanda che aleggia sopra le teste dei ragazzi raccontati dal premiato scrittore Jason Reynolds nel suo ultimo libro Ventiquattro secondi da adesso… Ma ‘adesso’ cosa dovrebbe succedere? Giustamente vi chiederete. 
Adesso Neon è chiuso in bagno, con un lieve attacco di ansia, a guardare la foto di un cane che lui conosce bene ma con il quale ha un rapporto difficile, che si chiama Denzel Jeremy Washington. Neon è in mutande. E’ in mutande perché era sulla soglia di dover fare un passo importante: connettersi con la sua ragazza, Aria. Così dice: connettersi. Ma se non riuscirà a slacciarle il reggiseno? Se non riuscirà a mettersi il preservativo? Se lo metterà male? Se si dovesse bucare? Ma si deve strappare coi denti? Perché lui l’ha visto al cinema che si fa così, e allora ha provato ad allenarsi ma gli è rimasto in bocca un sapore di plastica e il preservativo si è rotto. 
Calma. 
Capitolo due: solo ventiquattro secondi fa. 
Inizia così questo romanzo a ritroso nel tempo dove Neon racconta in prima persona tutta la vita che è trascorsa prima di quel momento in cui è rinchiuso in bagno. Il racconto è un lento allontanamento, capitolo su capitolo, un dilatarsi del tempo da quella sera. Il primo capitolo poche pagine, il secondo poche di più. Il terzo, ventiquattro minuti prima, diventa un lungo racconto. Arriveremo ad ascoltare dalla voce di Neon cosa è successo ventiquattro mesi prima di quella serata speciale dell’adesso. 
Che belli i libri perfetti, che girano in tondo, che giocano per spiazzarci. 
Come sua abitudine, Reynolds racconta un tratto di vita di ragazzi neri: loro sono i suoi lettori elettivi, per cui scrive, a cui scrive, come dichiara in ogni intervista che rilascia. Questa volta racconta una storia romantica e sfaccettata come è sua abitudine. 
Neon è all’ultimo anno delle superiori, che negli Stati Uniti è il quarto anno, e si dedica con un gruppo di amici a creare l’annuario scolastico, che sarà un video, vista la sua passione per il cinema. Suo padre gestisce la sala bingo della città e lui arrotonda il fine settimana aiutandolo, ha anche una sorella maggiore spigliata, a cui confida tutti i passi da adolescente che la vita gli mette davanti. Una famiglia normale, una nonna da accompagnare al cimitero, una mamma super, che davanti ai pancake gli fa una lezione sulla sessualità che avercene, quelle pagine sarebbero da stampare e da far leggere a tutta l’umanità maschile dai sedici anni in su. 
La situazione di Aria è più complessa: bravissima a scuola, una madre trombettista internazionale con la quale ha un rapporto non proprio pacifico, un padre anche lui musicista e una sorellina dotata di una voce straordinaria. Lei è l’unica in famiglia senza passione musicale, ma con una grande voglia di lasciare quella casa per il college. 
E Neon? Che ne sarà di loro quando lei se ne andrà via a studiare? Che lui non ha la minima intenzione di andare al college. Tutto si sistemerà? 
Questo il primo grande quesito sul tavolo. Anzi, il secondo. 
Intorno a Neon una carrellata di personaggi incredibili: dagli avventori del bingo agli amici. Amici veri, un po’ borderline rispetto alla normalità: chi in difficoltà col padre, chi sopra le righe sempre e comunque, chi secondo di tre figli (“Sapete cosa si dice dei secondi di tre”, ci dice Neon). I famigliari invece che girano intorno al ragazzo sono un po’ più funzionali: ognuno di loro si approcerà a lui per fargli un discorso intorno a sesso e amore. Ed è molto divertente vedere gli stili, ascoltare le parole di queste persone che a modo loro cercano di tranquillizzare un ansioso ragazzo alle soglie della prima volta, un ragazzo molto emotivo, che piange appena vede qualcuno piangere. 
In un’intervista una giornalista ha chiesto a Reynolds quale fosse il libro che ha nella sua libreria e che avrebbe stupito gli avventori: lui ha risposto “Ne ho una collana, sono tutti i Capitan Mutanda!” Reynolds parla esattamente la lingua degli adolescenti, dei ragazzi e delle ragazze. E’ perfetto. Io non conosco la realtà della vita degli afro americani di diciassette anni, ma me la immagino esattamente come la racconta lui. Una vita, Neon dice, in cui ti può capitare di vivere in un quartiere che potrebbe essere paragonato a uno snack da quattro soldi preso al discount - il quartiere di Neon - o in un quartiere che potrebbe essere un raffinato cracker integrale biologico - il quartiere di Aria. In quella differenza si gioca il futuro di due ragazzi che di sicuro si amano alla follia, come fanno i diciassettenni. 
Reynolds affronta l’ansia della prima connessione in modo autentico, vero, ci si crede sempre, grazie a un tono che alterna umorismo e commozione. 
Due riflessioni mi ronzano in testa. La prima è più un omaggio. La scrittura di Reynolds deve a Aidan Chambers, scomparso pochi giorni fa, moltissimo. Non ha paura Reynolds come non ne aveva Chambers, entrambi si ricordano, sanno cosa vuol dire avere diciassette anni e lo raccontano alla perfezione. 
Il secondo pensiero è proprio mio, di libraia. A chi lo vendo questo libro prezioso? Non certo ai genitori per farne da tramite coi ragazzi, ce ne sarebbero pochi disposti a tanto. Non alle scuole. Sia mai si parli in modo esplicito di sesso in un libro. Ai sedici, diciassettenni? Ma loro questi libri li prendono su internet. Allora proverò con gli adulti, con i genitori anche, ma per loro, non per i loro figli. Per far loro ricordare come era, come si stava, cosa si provava. Per dare loro una possibilità letteraria di "connettersi" con i loro sedici diciassettenni.
Infine, grazie Jason Reynolds che scrivi storie in cui ragazzi e ragazze neri possano rispecchiarsi. 
Ancora ce ne sono troppo poche.

Valentina

"Ventiquattro secondi da adesso…", di Jason Reynolds, trad. Francesco Gulizia, 
Rizzoli 2025 

mercoledì 9 aprile 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DI NASCITE, MAESTRE E GUFI 


Inizierei a scrivere del nuovo romanzo di Rob Buyea, già autore dell’acclamato Il maestro nuovo (Bur), descrivendo e proponendo un gioco che la nuova maestra di quarta elementare di Carter Avery propone la prima volta che incontra i suoi alunni, alla fine della terza: ognuno di loro deve scrivere tre cose su di sé, ma due devono essere vere e una deve essere falsa. Chiaramente l’ordine delle frasi deve essere casuale, in modo da rendere più difficile per gli altri capire quale sia la falsità. 
Ms. Krane, la maestra, dopo aver ascoltato i propri alunni, legge le sue tre frasi: 
 1. Amo i libri 
 2. Sono incinta 
 3. Non mi piacciano i bambini 
Essendo Ms Krane magra e con due occhi da gufo, Carter si convince che non le piacciano i bambini, come d’altro canto già sospettava. 
Devo dire che questo gioco l’ho trovato molto divertente, e ho cominciato a praticarlo anch’io. Il libro prometteva molto bene, ed ero solo a pagina 20. La maestra di Carter non trascina dietro di sé solo la maldicenza di essere cattiva, ma ha pure una grande voglia sul volto davanti alla quale Carter non frena la lingua, chiedendole subito che cosa le sia successo. Ms Krane spiega di essere nata così, con quel ‘nevo vinoso’ stampato sul viso, e si spinge un po’ più in là, spiegando ai bambini che questa cicatrice viola che si è ritrovata alla nascita, le ha reso la vita difficile. 
Carter capisce subito cosa intende la maestra, perché anche lui da quando è piccolo piccolo non riesce a stare fermo e per concentrarsi deve impiegare molte energie, motivo per cui tutte le insegnanti del passato lo hanno rilegato per ore e ore nel corridoio, fuori dall’aula, incapaci di gestirlo. 
Questa è la prima caratteristica che accomuna i due personaggi cardine del libro, Carter e Ms. Krane, entrambi si sono ritrovati a gestire una parte di sé che in qualche modo infastidisce gli altri. 
La seconda è la solitudine. La maestra è in realtà stata cacciata dalla scuola per aver deciso di avere un figlio senza un padre – sì, ok, adesso sapete che la falsità su di lei era che non le piacessero i bambini – e così si ritrova in una scuola nuova, in una nuova città, senza nessun amico né parente. 
Carter vive con la sorella maggiore e la nonna da quando i genitori sono morti in un incidente. Lui non è precisamente solo, perché il suo mondo fuori dalla scuola è colmo di adulti amorevoli, dall’autista del bus, al fattore dove con la nonna va a comprare le uova. Carter è però solo a scuola, dove la sua iperattività e la fatica che fa a contenere le parole e le frasi che pensa, lo isolano sempre più, soprattutto dai suoi compagni. 
Ms. Krane capisce subito Carter, entra in sintonia riuscendo a contenerlo e allo stesso tempo dandogli la parola, senza bloccarlo, ma indirizzando la sua sprizzante energia: gli permette di sedersi vicino alle finestre, per guardare fuori e per stare vicino alla teca della raganella Mimo, gli dà una sedia girevole, gli offre uno strumento tecnologico per scrivere dettando. 
Carter riconosce in Ms. Krane un’alleata e per la prima volta è contento di andare a scuola. La maestra legge albi illustrati e romanzi, usa parole nuove su cui Carter e Mr. Wilson, l’autista, si arrovellano. Tutto procede a gonfie vele fino al giorno in cui arriva il supplente dell’amata maestra. 
Rob Buyea torna a raccontare, come pochi sanno fare, le dinamiche di classe e in particolar modo entra nella testa di un novenne che deve gestire non poche difficoltà relazionali. Carter è una pallina instancabile che corre tra un adulto e l’altro a tessere relazioni perché è lì nel mondo adulto che lui, finalmente, si sente bene. E quello che davvero fa di rivoluzionario Ms. Krane, è agevolare in Carter la relazione coi suoi compagni, in particolar modo con Missy, sua saputella nemica, perché per quanto il mondo adulto possa proteggerti, poi un giorno te la dovrai vedere da solo coi tuoi pari. 
Il libro, adatto a lettori dai 9 anni, ha molti piani di lettura accattivanti, dal piano lessicale – Ms. Krane ha in grembo un bambino avuto in modo ‘artificiale’, ma se artificiale vuol dire fatto dall’uomo, allora tutti nasciamo in modo artificiale, pensa Carter – a quello narrativo con tutti gli agganci che i libri letti in classe dalla maestra permettono di fare. 
E’ anche un libro proprio sul concetto di nascita e crescita. Ms. Krane sta per mettere al mondo un bambino, e perché non prendere spunto da questo evento reale e un po’ misterioso per studiarlo? E così arrivano a scuola delle uova fecondate e delle incubatrici e guarda caso nella fattoria dove la classe va in gita, una mucca mette al mondo un vitellino. Dalla nascita come evento forte, sanguinoso, alla nascita come cura delicata e amorevole – voi lo sapevate che le galline girano le uova da covare tre volte al giorno per scaldarle in modo uniforme? 
Sarà che io ho anche il debole per le galline, ma tutta questa riflessione sulla nascita, sull’origine e sulla crescita, dona al libro uno sguardo ampio che va al di là della relazione tra Carter e Ms. Krane. 
Buyea ama molto la scuola, e ama moltissimo gli insegnanti, categoria di cui ha fatto orgogliosamente parte prima di dedicarsi in modo esclusivo alla scrittura. Questo amore per l’insegnamento e per gli alunni trasuda da ogni riga, ed è un’altra meraviglia da assaporare. 

Valentina

 "Io e la mia maestra Gufo", Rob Buyea, trad. Beatrice Masini, Rizzoli, 2025

lunedì 30 dicembre 2024

ECCEZION FATTA!

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
CHE SPARIAMO NELL'ETERE
PER FARE LUCE 
PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, 
un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
(BUM!) 



gennaio 2024


Grande, bro!, Jenny Jägerfeld (trad. Laura Cangemi) Iperborea 2024 

perché 

"Centoventi pagine che, come sempre è successo con i libri italiani della Jägerfeld, si bevono a grandi sorsate. A libro chiuso, si percepisce la stessa sensazione di appagamento che si prova quando si ha tanta sete e si manda giù dell'acqua. Ma la grandezza della Jägerfeld non sta solo nello spessore delle questioni che pone, ma anche nella leggerezza della sua architettura per raccontarle." 


L'altalena, Britta Teckentrup (trad. Sante Bandirali) Uovonero 2023 

 perché 

"Il volo è interdetto a chi non è progettato per farlo... E quindi poterlo avvicinare con tanta immediatezza e semplicità non è roba da poco, che si scorda facilmente. Ragione per la quale, molto spesso ai giardini - spesso fuori orario - sulle altalene ci sono i ragazzetti che ne fanno usi 'sperimentali', oppure gli adulti che ci si dondolano per svuotare o riempirsi la testa e qualche nonna più ardimentosa di altre che, accennando con le gambette solo all'abbrivio del movimento, riesce a rievocare quanto fosse emozionante, all'epoca dondolarsi con tutta l'energia. Credo di non allontanarmi dalla verità sostenendo che la stragrande maggioranza delle persone ha un proprio personale immaginario sulle altalene."

febbraio 2024 


Un mondo di isole, S. Quarello, C. Tasin Bertoldi, Editoriale Scienza 2024 
 
perché 
 
"È piuttosto difficile mettere insieme isole come la Groenlandia con isole molto più piccole, poco più di un insieme di scogli, ma Serenella Quarello riesce nell’intento di proporre un filo conduttore comune che non ha la pretesa della sistematicità, ma risponde alla curiosità del lettore, affrontando di capitolo in capitolo punti di vista differenti."


Kosmos, Matteo Meschiari, Roger Olmos  #Logosedizioni 2023  

perché 

"Il valore profetico - e quindi in qualche modo salvifico - di questa parabola ti aggancia e non ti molla fino alla fine.  Un lungo racconto illustrato, o un breve romanzo, che mette insieme una sequenza di belle idee che, attraverso una altrettanto bella scrittura per parole e immagini, costruisce uno scenario complesso e articolato, che implica un bel po' di ragionamenti.  Su tutto questo però si impone un ulteriore elemento, particolarmente interessante.  Esiste, fin dalla prima pagina, un doppio valore della narrazioni, sia iconica sia testuale: da una parte si tratta di pura letteratura, pura finzione, ma dall'altra il lettore è messo di fronte a una riflessione antropologica alla quale non può sottrarsi. Toccando corde profonde, aggiunge in chi legge e in chi guarda inquietudine alla propria inquietudine." 

marzo 2024 



Il tuo nido, il mondo, Carl Norac, Anne Herbauts (trad. Silvia Vecchini)  Topipittori 2023  

perché 

"Ancora prima che tutto cominci a suonare, vale la pena vedere Carl Norac che si infila le scarpe, se le allaccia e, spinto da una farfalla sulla testa, esce di corsa con la sua sciarpa al vento, attraversa un boschetto e poi quelle scarpe se le ritoglie per infilare nell'acqua di un lago prima le dita dei piedi (sarà fredda?) e poi tutto se stesso e godersela tra lontre e pesci."  



Alfred e la gogna, Jesper Wung-Sung (trad. Eva Valvo)  Uovonero 2024  

perché 

"Un contesto decisamente insolito, un'epoca passata non definita con precisione, che potrebbe oscillare tra il Medioevo, in cui la gogna era in grande voga (prima citazione nel Salterio di Utrecht nel IX secolo), fino all'Ottocento, quando venne in larga parte abolita. E uno spazio, per converso, limitatissimo. Tutto il racconto ruota intorno a un metro quadro di spazio, che è l'area di azione o non azione di Alfred. E degli altri che ronzano là attorno."

aprile 2024 



Parenti serpenti, Teresa Porcella, Roberta Balestrucci, Marianna Balducci  
Rizzoli 2024  

perché 

"Tutte e tre le autrici condividono il senso ultimo del progetto, come pure lo sguardo divertito che hanno nel raccontarlo, con tre linguaggi diversi, ma accordati tra loro.  Ecco. Qui c'è forse il primo merito di Parenti serpenti, in questa regolare e molto armonica cadenza, un passo da montanare (nonostante le loro orgini), che va avanti per 21 volte con 21 diverse tipologie di parenti: quando una delle tre rallenta le altre due la prendono per mano e la tirano in avanti, con l'intento di arrivare insieme in cima: a libro ben fatto."



The Kissing Game. Short Stories, Aidan Chambers (trad. Marta Barone)  Equilibri 2024  

perché 

"Chambers è un autore necessario.  Ragion per cui in casa Equilibri, forse i più devoti apostoli del chambersianesimo, non si perde occasione di diffondere la sua poetica e soprattutto i suoi pensieri e le sue pratiche intorno alla letteratura: dalla 'rilettura' del diario di Anne Frank in una prospettiva ancora ulteriore che possa servire a una riflessione sull'adolescenza tout court, ai suoi 'manuali' su come far radicare in modo efficace e duraturo la letteratura di qualità nelle terre dove pascolano i lettori difficili."  

maggio 2024 



La maestra è scomparsa!, Harry Allard, James Marshall (trad. Sergio Ruzzier)  Lupoguido 2024  

perché 

"Tanto Marshall, come illustratore preferito di Allard, quanto soprattutto Allard, in quanto scrittore d'elezione di Marshall, con Ungerer hanno condiviso la stessa visione di un'infanzia che sa essere anche molto scorretta, con Ungerer hanno condiviso il coraggio di non fermarsi in nome del politicamente corretto, ma di proseguire per la propria strada, raccontando e disegnando adulti stupidi che fanno cose stupide, oppure brutti e severi, oppure ancora carini, ma bugiardi e lievemente disonesti e anche un filino omertosi..."



Papera, Coniglio e Grande Orso, Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec  
(trad. Tommaso Gurrieri)  Edizioni Clichy 2024  

perché 

"Dote rara, la loro, quella di saper cogliere il nocciolo di una questione, mai banale e mai trita, e di riassumerla in pochi segni, in poche parole che mettono in bocca a qualcuno che è terzo rispetto a noi lettori, ma che - proprio per questa sua apparente estraneità - può diventare emblematico. A quei due riesce facile come disegnare un lupo senza mai staccare la matita dal foglio in poco meno di due secondi, o come racchiudere in un puntino nell'occhio un'espressione inconfondibile, facile come definire il sentiero "lungo e tortuoso" o solleticare in una frase Se solo i miei amici potessero vederlo! il ricordo di quello che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha pensato, scoprendo in totale solitudine qualcosa di magnifico."

giugno 2024 


Stardust. Polvere di stelle,  H. Arnesen, trad. L Cangemi, Orecchio Acerbo 2024  

perché 

"è un libro importante e ambizioso, perché si muove su un terreno molto battuto recentemente e pretende di farlo con una forma e un linguaggio tutt’altro che comune.  Si potrebbe sintetizzare l’argomento affermando che Stardust parla di cambiamento climatico.  Ma come tutte le sintesi, anche questa rischierebbe di essere limitativa, banalizzante e in parte fuorviante.  Perché il tema invece è complesso e perché il libro rifugge dal tentativo di ridurlo a poche frasi ad effetto.  Trattandosi di un libro illustrato che possiede una parte informativa, ma una ben più ampia narrativa e in versi, l’autrice avrebbe potuto procedere soltanto sul sentiero dell’aggancio empatico: le sue immagini molto forti lo avrebbero permesso e lei ne sarebbe venuta fuori sicuramente molto bene.  E invece sceglie di parlare al lettore in modo differente, di chiamarlo direttamente in causa, di rivolgersi a lui e alla sua storia."


Il lupo, Saša Stanišić, Regina Kehn (trad. Claudia Valentini) Iperborea 2024 

perché 

"A parte la sottile ironia che lo attraversa, nella voce del protagonista sempre pronto a definire come precisi e stereotipati i contorni di certi personaggi, salvo poi doverne ammettere complessità ben diverse, mi sembra divertente il ripetuto passaggio dal piano di realtà e quello dell' immaginazione che attraversa la storia: gli dà il titolo e offre divertenti spunti alla bravissima Regina Kehn che, tra cervi e lupi, racconta la sua versione dei fatti."

[continua]

lunedì 4 novembre 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL DEBUTTO IN SOCIETÀ 

Vietati i tuffi a bomba, Hulrich Hub, Jörg Mühle (trad. Bérénice Capatti) 
Rizzoli 2024 



NARRATIVA ILLUSTRATA PER MEDI (dai 7 anni) 

"In fondo alla fila si trova una gallina cieca con un paio di occhiali da sole accanto a un'anatra zoppa, che è costretta a reggersi su una stampella. 
'Perché facciamo la fila?' chiede la gallina cieca con voce sorprendentemente profonda. 'Magari qui vendono salsicce, e lo sai che io non le digerisco, anche se per il resto io mangio tutto..' 
'Non parlare così forte' sibila l'anatra zoppa. 'Gli altri ci guardano in maniera strana...' 
Al che un'anatra più avanti si volta. 'Di qui si va in piscina' dice con voce annoiata. Ma perché non avete gli asciugamani?'.
'In piscina?' All'anatra zoppa brillano gli occhi." 

Lei non è mai stata in acqua e muore dalla voglia di provare. Naturalmente la gallina è di parere contrario: lei non sa neppure nuotare. Tra le due, diligentemente in fila, nasce una discussione. 
Diamo solo un'occhiata veloce è l'argomento dell'anatra, che da sola non se la sente proprio di andare... In fondo, e questo è un colpo diretto ai sentimenti della gallina, loro due sono amiche... 
E così la gallina, pensando che nella vita tocca fare anche qualche sacrificio per amicizia, acconsente. Però si fa a modo suo: si supera l'intera coda in nome della zoppia e della vita grama dell'anatra, che l'unica cosa che riesce a fare è arrossire piena di vergogna.... 
Superata la fila, già si profila il prossimo intoppo: nelle piscine le galline non hanno accesso, in quanto galline. A meno che non sia quella gallina lì dalla faccia di tolla che supera comunque il tornello con la sua amica zoppa, proprio in nome del suo ruolo di accompagnatrice. Il fatto che lei sia cieca, è solo un dettaglio trascurabile... 

Comincia così questa "giornata particolare", anche dal punto di vista emotivo, di gallina e anatra. 
Come succede sempre quando si leggono i libri di Hub, da collezionare, si ride parecchio e altrettanto si pensa. 
Mai i suoi libri rischiano di cadere nell'indifferenza. 
La prima sensazione che trasmettono, leggendoli, è quella di essere copioni di un film, o meglio di uno spettacolo teatrale (l'unità di luogo, tempo e di azione sembra per Hub un canone). 
Nessuno stupore per questo, perché è proprio il modo più consueto che ha Hub per raccontare le sue storie. Non a caso, è anche un bravo drammaturgo e spesso i suoi libri diventano spettacoli, messi in scena.
Questo suo modo di raccontare il mondo gli è particolarmente congeniale ed è molto efficace. 
L'impegnativo compito di Jörg Mühle, nel quale peraltro si dimostra assolutamente a suo agio, è proprio quello di creare un repertorio espressivo di quanto viene messo in scena. 


La piccola pièce che mettono in atto ruota, come sempre nei libri di Hub e Mühle, sulle fragilità umane che, di volta in volta, pinguini, anatre, pecore e altri animaletti, hanno il compito di incarnare. Secondo la regola aurea dei favolisti classici. L'unica cosa che distingue la scrittura di Hub - fortunatamente - dai grandi classici è l'assoluta e programmatica assenza di giudizio e quindi di morale. 
Quando abbiamo conosciuto queste due buffe creature, tutto ruotava intorno alla grande diversità che le distingueva: una codarda, l'altra intraprendente fino alla sfacciataggine. 
E come se questo non fosse stato sufficiente, Hub esplorava il limite, la paura e la menzogna. 
L'idea che ci siamo portati dentro per tutto questo tempo era quella che l'anatra fosse una dolcissima creatura, un po' fifona e lievemente bugiarda, ma alla fine dei conti molto leale nei confronti della sua amica gallina. 
La ritroviamo ancora una volta impacciata e goffa nel suo modo di affrontare la vita. Qui, pur di accattivarsi le simpatie delle altre anatre, non si fa scrupolo di prendere le distanze dalla gallina: la rinnega per ben tre volte (dove l'abbiamo già sentita una storia così?) senza neanche un po' di esitazione. E mentre lei è lì a cucire errore dopo errore, umanamente parlando, goffata dopo goffata - senza peraltro raggiungere nessun risultato a lei propizio - la gallina, come l'abbiamo conosciuta, conferma il suo savoir faire naturale: la vediamo su una sdraio (lei che non avrebbe dovuto avere accesso nella piscina per sole anatre), che chiacchiera amabilmente con altre anatre che la trovano maledettamente interessante, nel suo essere così 'esotica'. 


Tanto è il suo successo, che diventa addirittura bagnina della piscina e vera guida carismatica di tutte le anatre presenti, grazie a un frigorifero pieno di bibite fresche... Costruito con millimetrica precisione su quelle che sono le nostre debolezze, le nostre aspirazioni, i nostri vizi, le nostre storture, le nostre ingenuità nei confronti del prossimo, nel nostro desiderio di volersi sentire rassicurati dal gruppo e parte 'integrata' di una comunità, abbiamo uno spaccato esilarante quanto drammaticamente autentico, di quello che siamo capaci di fare dire ed essere quando siamo in mezzo agli altri. 


Questo divertente alternarsi di fortune e sfortune in quello che è, di fatto, il loro doppio debutto in società si riverbera nei loro battibecchi (!!): vediamo accadere piccole cattiverie, rivalse, gelosie, sconsideratezze e atti di coraggio che fanno sì che chi non voleva andare in piscina adesso non se ne voglia più andare e chi non vedeva l'ora di entrare adesso non aspetti altro che di prendere la via di casa... 
Noi che siamo lì e le vediamo e le ascoltiamo in questo loro serrato dialogo, in questo articolato gioco di incontri e scontri, ridiamo e riflettiamo un bel po' su due tra le più difficili e complesse arti umane: saper stare in mezzo agli altri e saper coltivare un'amicizia... 


 Carla

venerdì 8 dicembre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

CREATURE IMPOSSIBILI


Katherine Rundell torna in libreria con il primo romanzo di una trilogia fantasy, ‘Creature impossibili’, tradotto da Mara Pace e pubblicato da Rizzoli. Questo romanzo non passerà inosservato, perché rappresenta l’audace tentativo dell’autrice inglese di percorrere la strada della Rowling, un fantasy adatto a una lettura giovanile, nello stesso tempo denso di riferimenti e di riflessioni che non possono sfuggire al lettore adulto.
Ed ecco la trama: conosciamo i due protagonisti in luoghi distinti, da una parte c’è Christopher Forrester, un ragazzino amato dagli animali, che, arrivato nella casa di campagna del nonno, scopre improvvisamente la cima di una collina proibita, in cui si fondono due mondi; all’altro mondo appartiene Mal Arvorian, che vive nell’Arcipelago, un luogo nascosto agli indiscreti occhi umani.
Mal la conosciamo mentre fugge da uno spietato assassino, gettandosi in un fiume insieme al suo grifone. E proprio da quel fiume la salva il giovane Christopher, che scopre in questo modo, grazie al nonno, di appartenere a una stirpe di guardiani, esseri umani la cui missione è vegliare sul mondo magico dell’Arcipelago.
C’è però qualcosa che turba la vita di questo animato regno della magia, o glimourie, in cui vivono alcune creature mitologiche e molte altre creature fantastiche.
C’è qualcuno che trama per indebolire la magia che si sprigiona da un albero posto al centro di un labirinto sotterraneo, per impossessarsi del suo potere e così molte creature muoiono e tutto sembra inesorabilmente degradare. L’unica creatura che può fermare questo disastro è l’Immortale, depositario della memoria millenaria del luogo.
Mal, sempre inseguita dall’assassino, decide di andare in cerca dell’erede dell’ultimo Immortale, accompagnata dal grifone Gelifen e da Christopher, ormai completamente coinvolto nella vicenda.
Lungo la strada incontra il gigantesco Fidens Nighthand, un potente berserkr, ovviamente anche lui una creatura magica. Gli incontri sono molteplici, le avventure si susseguono in ambientazioni sempre diverse, fino alla rivelazione che costringe Mal a prendere atto della sua vera natura.
Non potendo svelare altro, sottolineo alcuni punti rilevanti: questo romanzo rispetta i canoni del fantasy: la magia, la lotta fra il bene e il male, la figura dell’eroe/eroina. Ed è scritto seguendo una struttura lineare: le diverse prove che l’eroe/eroina deve affrontare per comprendere la propria missione e portarla a compimento si susseguono con ritmo sostenuto, senza sostanziali digressioni e questo lo rende fruibile da lettrici e lettori anche alle prime armi.
Ma, nello stesso tempo, la Rundell sapientemente costruisce situazioni che le permettono di affrontare, anche esplicitamente, temi quali l’amore, la lealtà, il potere, il tradimento. Proprio il fatto di scrivere per ragazzi dà all’autrice la libertà di esplicitare riflessioni che altrimenti sarebbero state nascoste fra le pieghe del testo.
I richiami alla letteratura del mondo classico abbondano, così come i riferimenti alla letteratura inglese, dando alla scrittura spessore che può sfuggire ai lettori più giovani; così come si notano i giochi di parole, a partire dal doppio significato del nome della protagonista femminile, che per esteso è Malum, che in latino significa sia ‘malanno’ che ‘melo’ e se vi ricordate cosa c’è al centro del labirinto...
Curiosamente in alcune sinossi, Mal diventa Mel, perdendo completamente il senso del gioco linguistico.
Accompagnano il testo le illustrazioni di Tomislav Tomic, che ben rendono l’immaginario fantastico fra il mitologico e il surreale.
Consiglio caldamente la lettura di questo romanzo a lettrici e lettori, a partire dai dieci anni, che amino il fantasy e la buona letteratura.

Eleonora

“Creature impossibili”, K. Rundell, trad. M. Pace, Rizzoli 2023