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venerdì 9 gennaio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORLANDO, PIUTTOSTO FURIOSO

Il Gigante
, Fabian Negrin 
Emme Edizioni 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"C'era una volta un gigante grande come una montagna e forte come seimila orsi. 
A pranzo il gigante divorava quindici cosce di cinghiale e un intero bue arrosto, accompagnati da diecimila fiaschi di lambrusco. 
Dormiva un'intera settimana e il suo russare faceva tramare la terra fino all'orizzonte..." 

Tutto questo succedeva regolarmente fino al giorno in cui una piccola, capricciosa e viziata gigantessa si impossessò del castello del gigante. 
Lui, armato di tutto punto, a dorso di elefante si avventurò nella foresta e, sprezzante di ogni pericolo e monito alla prudenza, sconfisse un drago come nelle migliori fiabe e incontrò una principessa. Con lei si sposò, dopo averla liberata dalla torre dove era tenuta prigioniera. E al matrimonio andarono tutti, ma proprio tutti. 
E come succede in questi casi, gli sposi vissero felici e contenti. 
Almeno fino all'imbrunire... 

Negrin sa fare bene un mucchio di cose e ha un gran talento: ma tre gli riescono massimamente. La prima, raccontare fiabe, anche solo con una figura, oppure riraccontandole da un punto di vista non convenzionale. 
La seconda, raccontare l'infanzia. Con sincera stima, rispetto e lealtà nei confronti di quella categoria umana. 
La terza, giocare con le parole. 
Credo di averlo già detto altrove, ma - paradossalmente - con l'italiano lo aiuta il fatto di non essere un madrelingua. Non dipende da quanto una lingua tu la domini, quanto piuttosto dalla tua attenzione nello smontarla e nel guardarla con sense of humor e ironia, doti che a Negrin non mancano, per poterne cogliere il lato ironico, buffo, anomalo, assurdo. 
Spesso e volentieri, lui, con il suo retino da farfalle, ha catturato parole, ci ha giocato un po' e quindi ce le ha restituite con una sfumatura aggiunta, che a noi era sfuggita fino a quel momento. 
L'ultimo esempio è quel magnifico Caccapupuccetto Rosso, che compare nel suo libro dedicato a differenti riscritture dei Cappuccetti. Un'altra delle sue magnifiche ossessioni... 


Sebbene ne Il Gigante non giochi con le parole, il caso vuole che le altre due cose che fa massimamente bene siano in questo libro a fare bella mostra di sé. 
Il passo della fiaba lo prende fin dal primo rigo e, fino a cinque parole dalla chiusa, va avanti dritto per il suo sentiero. Tocca tutti i punti nevralgici, come piacerebbe a Propp: l'eroe, la sua forza, il suo coraggio, la sua sete di avventura, la rottura di un equilibrio, l'allontanamento e poi le sue peripezie e alla fine un lieto fine. La principessa, il drago, il gigante stesso ecc. 
Per capirci, la fiaba è il testo. Le illustrazioni sono l'infanzia. Ossia, nelle immagini racconta un pezzettino di vita di un bambino. Chi conosce Orlando, a cui il libro è - ovviamente - dedicato, ne riconosce i tratti, i ricci e certi atteggiamenti eroici e sorride un pizzico di più di chi non ha avuto la fortuna di incontrarlo, tuttavia va detto che dietro quell'Orlando ,che è un bambino vero, ci sono tutti gli orlandi e le orlande del mondo. 
Si tratta qui di raccontare l'intera categoria umana. 


Come accade spesso in Negrin, anche in questa storia il piccolo protagonista deve combattere e prendere le misure rispetto al mondo dei grandi. 
Si ricorderà la faccia del bambino che in Come? Cosa? che sente i suoi genitori sproloquiare di bonaccia di vento, nell'ultima pagina di quel libro in cui quello stesso povero ragazzino è stato sbatacchiato da continue raffiche crescenti, in lungo e in largo. 
O la frase dei due fratelli, incorniciati nel lunotto posteriore della Fulvietta azzurra in Bestie che, una volta rabboniti i genitori, non possono non concordare sul fatto che a volte i genitori sono proprio delle bestie. 
Ne Il Gigante l'ultimo misfatto che hanno commesso i grandi agli occhi del protagonista consiste nell'avergli dato una sorella e, a causa sua, di aver distolto da lui parte dello sguardo e dell'attenzione... 
Come ogni fratello maggiore - che che se ne dica - è piuttosto furioso del nuovo arrivo che non era nei suoi piani e così fugge a cercare altrove qualcuno che lo consoli, lo ami, lo trastulli, lo intrattenga. 



E chi meglio di una ragazzina in canottiera, vicina di casa, potrebbe distrarlo dal suo patire di gelosia? Tanto importante è quest'incontro che anche il peluche passa in secondo piano e può essere dimenticato nell'erba del giardino. 
Dunque ancora una volta Negrin racconta un'infanzia a cui viene riconosciuta alterità rispetto al mondo degli adulti, e quindi anche legittimità e autonomia di pensiero e azione rispetto a loro. Almeno fino a sera. 
Nessuna morale della fiaba, ovvero le sorelle neonate appena arrivate vanno all'istante amate! 
Dunque il testo di fiaba ci parla di un gigante, di una partenza avventurosa, di una principessa e via andare, mentre le figure ci parlano di un bambino che rassomiglia a Orlando. 
Quindi tra testo e immagine c'è un bel contrasto che si percepisce fin da subito e che crea un inevitabile quanto gradito (azzarderei, necessario), perché divertente, cortocircuito durante la lettura, per cui le parole vanno in una direzione e le immagini in tutt'altra. 
Ed ecco di nuovo il magnifico contrappunto, di cui si parlava che non è tanto
Qui, non solo è il sale della storia, ma ci offre spunti su un sacco di altri piccoli dettagli e lo fa, con noncuranza, tra le righe e tra i colori.


Uno su tutti: i bambini sono giganteschi e luminosi. 

 Carla

mercoledì 9 aprile 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DI NASCITE, MAESTRE E GUFI 


Inizierei a scrivere del nuovo romanzo di Rob Buyea, già autore dell’acclamato Il maestro nuovo (Bur), descrivendo e proponendo un gioco che la nuova maestra di quarta elementare di Carter Avery propone la prima volta che incontra i suoi alunni, alla fine della terza: ognuno di loro deve scrivere tre cose su di sé, ma due devono essere vere e una deve essere falsa. Chiaramente l’ordine delle frasi deve essere casuale, in modo da rendere più difficile per gli altri capire quale sia la falsità. 
Ms. Krane, la maestra, dopo aver ascoltato i propri alunni, legge le sue tre frasi: 
 1. Amo i libri 
 2. Sono incinta 
 3. Non mi piacciano i bambini 
Essendo Ms Krane magra e con due occhi da gufo, Carter si convince che non le piacciano i bambini, come d’altro canto già sospettava. 
Devo dire che questo gioco l’ho trovato molto divertente, e ho cominciato a praticarlo anch’io. Il libro prometteva molto bene, ed ero solo a pagina 20. La maestra di Carter non trascina dietro di sé solo la maldicenza di essere cattiva, ma ha pure una grande voglia sul volto davanti alla quale Carter non frena la lingua, chiedendole subito che cosa le sia successo. Ms Krane spiega di essere nata così, con quel ‘nevo vinoso’ stampato sul viso, e si spinge un po’ più in là, spiegando ai bambini che questa cicatrice viola che si è ritrovata alla nascita, le ha reso la vita difficile. 
Carter capisce subito cosa intende la maestra, perché anche lui da quando è piccolo piccolo non riesce a stare fermo e per concentrarsi deve impiegare molte energie, motivo per cui tutte le insegnanti del passato lo hanno rilegato per ore e ore nel corridoio, fuori dall’aula, incapaci di gestirlo. 
Questa è la prima caratteristica che accomuna i due personaggi cardine del libro, Carter e Ms. Krane, entrambi si sono ritrovati a gestire una parte di sé che in qualche modo infastidisce gli altri. 
La seconda è la solitudine. La maestra è in realtà stata cacciata dalla scuola per aver deciso di avere un figlio senza un padre – sì, ok, adesso sapete che la falsità su di lei era che non le piacessero i bambini – e così si ritrova in una scuola nuova, in una nuova città, senza nessun amico né parente. 
Carter vive con la sorella maggiore e la nonna da quando i genitori sono morti in un incidente. Lui non è precisamente solo, perché il suo mondo fuori dalla scuola è colmo di adulti amorevoli, dall’autista del bus, al fattore dove con la nonna va a comprare le uova. Carter è però solo a scuola, dove la sua iperattività e la fatica che fa a contenere le parole e le frasi che pensa, lo isolano sempre più, soprattutto dai suoi compagni. 
Ms. Krane capisce subito Carter, entra in sintonia riuscendo a contenerlo e allo stesso tempo dandogli la parola, senza bloccarlo, ma indirizzando la sua sprizzante energia: gli permette di sedersi vicino alle finestre, per guardare fuori e per stare vicino alla teca della raganella Mimo, gli dà una sedia girevole, gli offre uno strumento tecnologico per scrivere dettando. 
Carter riconosce in Ms. Krane un’alleata e per la prima volta è contento di andare a scuola. La maestra legge albi illustrati e romanzi, usa parole nuove su cui Carter e Mr. Wilson, l’autista, si arrovellano. Tutto procede a gonfie vele fino al giorno in cui arriva il supplente dell’amata maestra. 
Rob Buyea torna a raccontare, come pochi sanno fare, le dinamiche di classe e in particolar modo entra nella testa di un novenne che deve gestire non poche difficoltà relazionali. Carter è una pallina instancabile che corre tra un adulto e l’altro a tessere relazioni perché è lì nel mondo adulto che lui, finalmente, si sente bene. E quello che davvero fa di rivoluzionario Ms. Krane, è agevolare in Carter la relazione coi suoi compagni, in particolar modo con Missy, sua saputella nemica, perché per quanto il mondo adulto possa proteggerti, poi un giorno te la dovrai vedere da solo coi tuoi pari. 
Il libro, adatto a lettori dai 9 anni, ha molti piani di lettura accattivanti, dal piano lessicale – Ms. Krane ha in grembo un bambino avuto in modo ‘artificiale’, ma se artificiale vuol dire fatto dall’uomo, allora tutti nasciamo in modo artificiale, pensa Carter – a quello narrativo con tutti gli agganci che i libri letti in classe dalla maestra permettono di fare. 
E’ anche un libro proprio sul concetto di nascita e crescita. Ms. Krane sta per mettere al mondo un bambino, e perché non prendere spunto da questo evento reale e un po’ misterioso per studiarlo? E così arrivano a scuola delle uova fecondate e delle incubatrici e guarda caso nella fattoria dove la classe va in gita, una mucca mette al mondo un vitellino. Dalla nascita come evento forte, sanguinoso, alla nascita come cura delicata e amorevole – voi lo sapevate che le galline girano le uova da covare tre volte al giorno per scaldarle in modo uniforme? 
Sarà che io ho anche il debole per le galline, ma tutta questa riflessione sulla nascita, sull’origine e sulla crescita, dona al libro uno sguardo ampio che va al di là della relazione tra Carter e Ms. Krane. 
Buyea ama molto la scuola, e ama moltissimo gli insegnanti, categoria di cui ha fatto orgogliosamente parte prima di dedicarsi in modo esclusivo alla scrittura. Questo amore per l’insegnamento e per gli alunni trasuda da ogni riga, ed è un’altra meraviglia da assaporare. 

Valentina

 "Io e la mia maestra Gufo", Rob Buyea, trad. Beatrice Masini, Rizzoli, 2025

venerdì 21 giugno 2024

ECCEZION FATTA!

UN SEMINO NELLA SCARPA 

Papiro, Sante Bandirali 
Marcos y Marcos 2024 


Sta qui dentro, in Lettura candita per tre soli punti di tangenza. 
Il primo punto di tangenza dipende dal fatto che racconta la storia di un piccolo, davvero piccolo e dei suoi primi anni di crescita in famiglia. 
Il secondo punto di tangenza sono i molti libri di cui si parla, in modo velato o anche in maniera esplicita che riempiono gli scaffali della casa e ai quali il bimbetto non si mostra indifferente. 
La terza tangenza sta nella testa dello scrittore, che è la stessa testa dell'editore Uovonero, i cui libri spesso qui fanno la loro comparsa. 
Tre tangenze e chiudiamo il cerchio. 
Non lo definirei un libro per bambini o ragazzi anche se non ne vieterei loro la lettura, perché comunque la storia guarda con un certo disincanto e una buona dose di ironia il complicato rapporto tra genitori e figli. 
La storia è presto detta: due improbabili personaggi, Sofia Savi e Brando Cerberoni, sono marito e moglie ed entrambi sono sapientissimi studiosi (di ogni cosa). Tutto questo sapere, frutto di anni e anni di studi matti e disperatissimi, potrebbe perdersi con la loro fine terrena, quindi decidono di mettere al mondo un figlio. Pianificato tutto fin nei minimi dettagli, il bambino arriva: è Papiro. Perfetto come loro, amatissimo e sorridente con una unica ombra, diciamo piuttosto una peculiarità, che con il passare dei mesi incrina le loro sicurezze... 
Da questo punto in poi, parte una grande sarabanda di riflessioni e pensamenti, ricerche e ragionamenti, nonché un buon numero di batoste che spaziano dall'ambito della medicina convenzionale a quello della filosofia, dalla logopedia (sto rivelando troppo?) alla paleografia, fino alla chiromanzia... per far sì che Papiro ottenga agli occhi del mondo un posto luminoso e preminente. 
Peccato che in tutto questo turbinio si stia perdendo di vista cosa Papiro sia prima di ogni altra cosa: un bambino. 
Cuore di mamma e cuore di papà, lascia fare a noi che siamo grandi, tu sei nostro figlio e quindi dovrai essere il migliore! 
Papiro, almeno al principio, è un racconto che cresce piano, tra un'ironia e l'altra: nella nomenclatura (dove ci sono una serie di apici interessanti), nel contesto, nelle singole situazioni descritte - una su tutte l'atto di procreazione che dura tre secondi esatti, ma garantisce una perfetta riuscita del progetto, magari a scapito della soddisfazione personale e del ricordo... 
Brando e Sofia sono due intellettuali 'spinti' e Bandirali nel raccontarli si prende gioco di loro, del loro habitat e della loro inaffondabile sicumera. Ma Brando e Sofia sono al contempo anche due genitori e Bandirali anche su questo aspetto non perdona. Li guarda perplesso, li ridicolizza, li rende goffi, sorride della loro mancanza assoluta di senso delle cose. Ironico spesso e volentieri, al limite del sarcasmo, li compiange e nello stesso tempo li guarda con l'affetto del creatore, ma così facendo si toglie dalla scarpa un bel semino... e sotto sotto si mette lì a ragionare - per contrasto - su cosa significhi essere buoni e onesti genitori e bambini nuovi alla vita. 
Accanto a questo che rappresenta il nocciolo della storia, Bandirali mette intorno molta altra polpa che colpisce per originalità di visione. Sto pensando alla breve ma esilarante divagazione sul frammento autografo del Vangelo di Marco che per chi ha fatto, come la sottoscritta, ben due annualità di Paleografia e diplomatica con il mai dimenticato e compiantissimo professor Petrucci, assume un valore ancora più emblematico ed esilarante. 
E ancora. Ci devono colpire, a poche pagine dalla fine, le soluzioni che mette in campo e una su tutte, il repentino cambio di registro, di prospettiva, di narratore in un inaspettato quanto felicissimo meta racconto che è un piccolo gioiello per uscire indenne da una storia che poteva diventare una strada senza uscita. 
Va da sé che il finale, di cui non posso dire nulla, mi apre il cuore perché è affidato a un abbecedario che contiene Van Gogh, Leonardo, Caravaggio & co. 

Carla

mercoledì 10 gennaio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

SENSO BELLEZZA E CASUALITA'

In canto, Alessandro Sanna, Giusi Quarenghi 
Terre di mezzo 2023 



POESIA ILLUSTRATA 

"Tutto 
tutto ciò 
tutto ciò che 
tutto ciò che è 
è e ha nome 
tutto ciò che è 
è in molti modi e 
ha molti nomi 
tutto ciò che è 
diviene 
diviene e si trasforma 
trasforma quello che ha intorno 
e da quel che è intorno 
è trasformato" 

Alessandro Sanna ancora nel 2019 lavora a un libro che sarà un libro-dono, ma anche un libro-simbolo per la Fondazione San Zeno che glielo ha commissionato. Non è un progetto per lui consueto, così decide di realizzarlo, regalandosi una libera esplorazione delle forme astratte e, più in particolare, delle macchie di colore: l'inaspettato che si genera con una goccia d'acqua sul colore nel foglio. 
Non ricordo più in quale occasione ma sono certissima di avergli sentito dire quanto a lui piaccia 'emozionarsi', stupirsi e forse anche arrendersi, nell'atto di creare un'immagine. 


Come avviene? 
In un momento preciso il suo segno controllato cede il passo, perdendo di fatto quasi totalmente il dominio della pagina, all'acqua che, come sempre accade, prende direzioni imprevedibili. 
E da qui lo stupore, l'emozione e forse anche il cimento di leggere la macchia e il percorso del colore attraversato dall'acqua come qualcosa d'altro.


Si tratta, credo, di una sfida che Sanna si crea da solo - in vitro - per misurare se stesso e la propria arte. In molti dei suoi libri, mi verrebbe quasi da dire in tutti, questa vibrazione del polso nel dare la pennellata si avverte. E la sfida con l'acqua anche.
Qui però il passo è ulteriore. 
Qual è la direzione che si è dato? Sembra essersi scrollato di dosso anche l'ultimo vincolo per godersi in tutta libertà la forma astratta. Dalla prima macchia in controcopertina alle 'sporcature' nei risguardi: una precisa dichiarazione di intenti. Non gli interessa e non cerca più di addomesticare il segno in senso figurativo.


Gioca con le forme, con i colori, con l'acqua e con le sfumature che essa gli offre. Con l'imprevedibilità. Ma ogni tanto si concede una ricucitura delle singole tavole attraverso il filo di immagini riconoscibili: animali boschi umanità. E così, inevitabilmente, anche in questo libro 'astratto' si legge una narrazione concreta. La narrazione di un inizio, il principio del mondo. 


La potenza, le deflagrazioni, le scosse, i lampi, la luce, ma soprattutto l'inaspettato, il sorprendente, la scoperta di qualcosa che è nuovo al mondo sono il nocciolo di una cosa - qualsiasi cosa - che nasce in natura. 
E tutto questo suona in totale armonia con un'altra creazione, quella di Sanna sul foglio. 
Credo sia molto difficile, al limite dell'impossibile, chiedere a un libro di non raccontare. 
E così Sanna racconta la sua idea di nascita del mondo e di nascita della vita (un po' come era successo in Pinocchio prima di Pinocchio) e dell'umanità intera.


Un editore, Terre di Mezzo, che vede queste immagini in sequenza, già montate come libro, pagina dopo pagina, le vede raccontare una storia 'in apparente silenzio'. 
Così pensa che sarebbe ancora più bello se qualcuno avesse voglia di cucirle in una narrazione anche di parole pronunciate. Altrettanto forte quanto quella visiva. 
Bussano alla porta di Giusi Quarenghi che dice no, convinta di non poter aggiungere bellezza a bellezza, senso a senso. E' lei stessa a raccontarlo.
Ma. 
Questo libro però non può uscirle di testa e, ovviamente, neanche dallo sguardo. E sta. Sta lì a dire che esiste. Ed ecco quello che è successo (così è andata anche qui: dietro lo schermo del monitor, quella copertina boreale continuava a fissarmi. Cosa ne potevo dire? L'avrò sfogliato molte volte, cercando un bandolo, un filo per cominciare. E poi, per in canto, tutto ha iniziato a muoversi).
Dunque,  la potenza, la forza e, perché no, proprio il suono di quelle immagini e di quei colori, sono state per Giusi Quarenghi ineludibili. 
Chissà se a lei avranno chiesto di unirsi al loro 'canto' con la sua voce?
Chissà se anche lei ha preso i fili che inevitabilmente il racconto di un altro lascia dietro di sé e li ha intrecciati a suo modo? Parola dopo parola, sillaba dopo sillaba. Si accorda, ne segue il ritmo, alle volte largo, alle volte ritmato e sincopato. 
Chissà. 


Però è un fatto che della nascita del mondo e della vita anche lei ha dato la sua poetica versione. Ha dato nome alle forme, nessi alle figure, definizione al processo che le ha create e senso alla missione iniziale, quella della Fondazione intendo, perché...  

... "forse noi siamo qui per dire" 
per dare i nomi 
per trovare ascoltare i nomi 
per rispondere... 

 Carla

venerdì 17 novembre 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

POLVERE DI STELLE

Ascolta, mamma
, Sachie Hattori (trad. Roberta Tiberi) 
Kira Kira edizioni 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Quando una stella esplode si trasforma in cento puntini scintillanti. 
Quei puntini di luce siamo noi. 
Poi una grande nave viene a prenderci. Sulla nave ci insegnano tante cose, che il mondo è meraviglioso e a volte triste. 
E che da lì in poi inizierà un lungo viaggio per raggiungere mamma e papà. 
Ci sono bambini che vanno in grandi città, altri in piccole isole. 
Mi ha sorpreso incontrare un bambino che ha scelto di vivere in un luogo freddissimo. 
Gli ho regalato la mia sciarpa." 

Accoccolata sulle ginocchia della madre, una bambina racconta. Sembra quasi abbia paura di dimenticare. Cosa che è altamente probabile. 
Insomma, prima che scompaia del tutto il ricordo, è meglio che qualcuno sappia il grande viaggio che affronta ogni bambino o bambina prima di nascere. 
A quanto pare, la strada non è facile. Attraversano giungle, senza mai perdersi, volano in alto senza mai sentire la vertigine. Nuotano in abissi profondi e incontrano le balene, loro così piccoli. Vedono fiori bellissimi e cercano di non dimenticare come riconoscere la bellezza, là dove si manifesta. Trovano coraggio di fronte ai pericoli e attraversano la nebbia perché vedono la luce in fondo. 
Là c'è qualcuno che li sta aspettando... 

La questione non è da poco. 
 Già anni fa, in un altro bel libro, Monica Morini, dopo essere stata a lungo nel reparto prematuri ed essersi a lungo interrogata e aver a lungo interrogato bambini e bambine, scrisse di questo tempo mitico e sulle modalità del passaggio da uno stato all'altro. In quel caso i tremori erano maggiori. 
Qui l'angolo visuale è leggermente diverso e parte da un incontro. 
E come avviene dopo qualsiasi incontro, dopo averlo vissuto, lungo o corto, fugace o duraturo che sia, viene spontaneo girarsi indietro e interrogarsi sulle ragioni profonde che lo hanno provocato. Inevitabilmente saranno quelle a dargli un carattere. 
Quindi, anche nella maternità, uno dei tanti tipi di incontri che accadono, di certo uno dei più emozionanti e fondamentali per l'esistenza, le domande sorgono spontanee e sono assolutamente speculari. In quella testa nuova nuova e in quelle più strutturate ci si interroga: Ma tu chi sei? Ma da dove arrivi? Ma perché proprio noi due? E a voler proseguire ne arrivano altre migliaia.


Ascolta, mamma - che nella sua edizione originale francese aveva un titolo ben più evocativo: L'infini voyage - intorno a tutto questo ruota. 
Una breve riflessione preliminare va fatta. 
Questo è un libro che - e il titolo italiano e la postfazione di questa seconda edizione lo impongono - prevede un doppio lettore. E non solo perché i bambini non sappiano leggere... 


Un lieve scarto di prospettiva sul titolo avrebbe dimostrato un cincino di coraggio in più. Tuttavia è tale scelta comprensibile perché i libri per l'infanzia passano sempre prima per le mani degli adulti, e quindi la mamma la sia mostra in copertina (anche se ritratta solo parzialmente) e la si evoca nel titolo, appunto. 
Fortunatamente quest'angolo visuale, dichiaratamente tutto bambino, nel testo non si perde mai. Si tratta di un viaggio in piena regola in cui agiscono, volitivi e coraggiosi, pupetti e pupette, tutti avvolti in tutine colorate. Attraversano scenari ogni volta differenti - dalla grande navicella spaziale che ricorda una testuggine marina, a un grande teatro con tanto di palchi e platea e palcoscenico su cui un vecchio mago merlino li istruisce su bellezze e tristezze del mondo, dalla giungla agli abissi in mezzo a branchi di pescetti poco più piccoli di loro, balene e calamari giganti. Sono i protagonisti assoluti. 


I grandi, a parte il vecchio maestro, sono meravigliosamente assenti, se non raffigurati in diapositiva. Unica eccezione è rappresentata da quella mamma a metà che ascolta e da quell'allegro corteo di donne che segna, alla fine del libro, il momento della nascita: una danza piena di gioia in cui i bambini sono il motore di tutto il movimento. 
Ecco, forse uno dei meriti di questo libro è la volontà di circoscrivere il ruolo degli adulti. Pur essendo un fatto che li riguarda parecchio e di cui si ascrivono la completa responsabilità. Nel testo sono gli attenti ascoltatori della narrazione della bambina, nelle immagini sono corpi accoglienti, braccia abbraccianti, mani rassicuranti. E sono, come è naturale che sia, materia di studio. E null'altro.
L'altro grande merito di questo libro, ripubblicato in un formato che gli rende maggior giustizia, sta nell'illustrazione, che si esplicita in una lettura occidentale della sensibilità giapponese. 


Alcune soluzioni sono davvero molto ben riuscite, per esempio il passaggio dai fondi neri alla nebbia che tutto avvolge e sfuma. Brava anche nel disegnare i tantissimi bambini in movimento senza cadere quasi mai nel bamboleggiare il soggetto. Brava nel mettere in sequenza belle soluzioni compositive - il teatro scuola con tutte le piccole nuche, come se il lettore fosse seduto tra loro nella sua poltroncina di velluto (forse). Brava nell'alternare le tavole incorniciate con quelle al vivo, tenendo conto che questo provoca nello sguardo di chi legge una diversa percezione. Brava soprattutto  nell'uso del nero - tanto e diffuso - che nei libri per bambini, bambini anche molto piccoli, è sempre troppo raro. 
Insomma, brava. 

Carla

mercoledì 26 luglio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COGITO

Ergo
, Alexis Deacon, Viviane Schwarz (trad. Loredana Baldinucci) 
Il Castoro 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Ergo si svegliò e si mise a esplorare il mondo. 
La prima cosa che scoprì furono le sue zampine. 
 Si muovevano. Muovi, muovi, muovi. 
WOW. UN OTTIMO INIZIO, pensò. E decise di continuare a esplorare. 
Scoprì le sue ali. Frulla, frulla, frulla. 
Scoprì il suo becco. Becca, becca, becca. 
 E scoprì le sue gambette. Calcia, calcia, calcia. 
Non riuscì a scoprire altro. 
IO SONO IL MONDO? pensò Ergo." 

Le quattro cose che aveva appena scoperto le rimise tutte in movimento. E tutto sembrava funzionare a meraviglia perché Ergo aveva capito di essere il mondo e, per simmetria, anche il contrario. Apparentemente non c'era null'altro da sapere. Apparentemente. 
Poi vide il muro. Un muro che circondava tutte le sue parti: zampe, gambette, ali e becco. 
Fece la cosa che di solito si fa contro un muro: lo spinse e l'unica cosa che ottenne fu rotolare. 
Niente male, poteva spostare il mondo. 
Poi qualcosa fece BUMP! 
E come insegna la scienza innata, se qualcosa fa Bump fuori di te vuol dire che il mondo potrebbe essere più grande. 
Questo è il percorso iniziatico di Ergo per arrivare a capire un bel po' di cose, prima di cominciare a vivere. 

Visto che è una storia di uova e una storia di nascite, aveva un suo senso che uscisse con la primavera. 
E così è stato. Ma è altrettanto vero che le uova vanno covate per del tempo se si spera che ne nasca qualcosa: ci si deve sedere sopra con delicatezza, e pensarci un po' su. 
E così è stato. 
Questi i pensieri che ne sono nati. 
Come sempre Alexis Deacon scrive delle cose piene di senso, che spesso e volentieri toccano le sfere dei 'massimi sistemi'. La sua bravura sta, come ha più volte dimostrato, nel punto di vista, che ogni volta cambia e che di solito è insolito!
 

Questo favorisce l'interesse di chi legge e una giusta distanza da ogni possibile trappola retorica. Diciamo però che alcune storie, almeno a mio parere, gli escono meglio di altre. In particolare se è lui che le disegna, il livello s'impenna: Bilù o Cip e Croc sono proprio un'altra cosa, rispetto a Marcello Fringuello e in qualche modo anche a Ergo. 
Questa circostanza, ossia la difficoltà di non essere capace di apprezzare sempre il rapporto tra testo e figura, Deacon vs Schwarz, ha richiesto del tempo per essere 'digerita'. 
Marcello continua a non convincermi, mentre Ergo, forte del bel testo mi ha costretto a recedere dal autodiktat di tacere se una parte del libro non pare convincente. 
E così è stato. 
Bello questo fatto che il ragionamento diventi sempre più complesso: partenza che pare un giochino - le zampine: muovi muovi muovi; il becco: becca becca becca e via andare - e poi la grande domanda e il sillogismo: visto che solo questo esiste, allora questo deve essere il mondo e io sono dunque il mondo. Se così fosse, la felicità (ma poi anche la noia, si può supporre) sarebbe a un passo. Io e il tutto ci corrispondiamo perfettamente, stabilisce Ergo, e conclude che non deve o può cercare altro. 


E invece non è così: e lo scopre - una delle poche immagini che aggiungono qualcosa al testo - di lì a poco. Pagine e pagine potrebbero essere scritte sul significato simbolico della parola muro che Deacon usa. Non guscio, non parete, ma muro. Altro colpo da maestro. 
Il muro ha un portato gigante che si attiva quasi in automatico: deve essere scavalcato, infranto, di certo non lascia nessuno indifferente. 
Così Ergo, cercando di spingerlo via, scopre un'altra abilità, può intervenire sul mondo e modificarlo. Altro bel colpo. Cui segue il fatidico Bump. 


A questo punto e solo a questo punto dell'edizione italiana - e brava la traduttrice che non cede al gusto di svelare nulla fino all'ultimo secondo possibile, ossia dopo 18 pagine - arriva la grande sorpresa (non dissimile da quella provata in Bilù): Ergo è femmina! 
Un unico dubbio potrebbe sorgere riguardo al fatto che dentro un uovo con nessuna competenza del mondo esterno la distinzione di genere è un po' prematura. Tuttavia, tanta è la gioia che sia una pulcina che si può trovarne ragione nel fatto che fa parte della consapevolezza di sé come zampine, becco, gambette e ali. Dubbio risolto. 
A questo punto, Deacon mette in sequenza una serie di questioni niente male, per preparare il gran finale: nelle situazioni di stallo è brutto non sapere... nelle situazioni di isolamento è triste stare. 
Che fare? Ad Ergo non resta che uscire ed essere.
A noi non resta che leggerlo!

Carla

mercoledì 23 ottobre 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DE AGRI COLTURA
ad adele che sa aspettare

Ancora niente? Christian Voltz (trad. Marta Bono)
Kalandraka 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (da 5 anni)

"Una mattina di buonora, il Signor Louis scavò un'enorme buca nella terra.
In questa enorme buca, il Signor Louis lasciò cadere un piccolo seme pieno di speranze (dal momento che i piccoli semi adorano lasciarsi cadere nella terra). Poi il signor Louis ricoprì l'enorme buca e, con tutte le sue forze, ci saltò sopra per schiacciare schiacciare schiacciare la terra (dal momento che i piccoli semi adorano lasciarsi cadere nella terra ben schiacciata)."

La mossa successiva del Signor Louis fu quella di innaffiare abbondantemente la terra e poi cominciò la lunga attesa. Come spesso accade, il seminatore già nutre grandi speranze nei confronti del seminato.
In agricoltura va così.


Infatti il giorno seguente il Signor Louis è di nuovo lì nel suo terreno a controllare se ci sono state evoluzioni. Nulla di rilevante. Solo un uccello muto lo osserva dall'alto e il terreno è più piatto di del giorno trascorso. E così va anche nel tempo a seguire: nessun segno di vita. Pazienza e comprensione stanno per finire e il Signor Louis decide che basta.


In agricoltura non dovrebbe andar così. Quando anche l'ultima speranza è appassita, ecco che la vita dimostra la sua potenza... e solo chi ha saputo aver pazienza, se la può godere in tutta la sua bellezza.

Correva l'anno 2002, una vita di letture fa, che circolavano in Italia i particolarissimi libri di Christian Voltz. Li pubblicava Arka ed erano piuttosto rari nel loro genere: costruiti visivamente attraverso l'assemblaggio di oggetti di uso comune, possibilmente un po' vecchi e malandati, che diventavano magicamente nasi, occhi, mani, piedi, cappelli, ali, becchi. Tanto fil di ferro usato con la stessa disinvoltura di un matita, frammenti, carte, cordini, stoffe disposti ad arte per dare corpo, nel senso letterale del termine, a omini e donnine e bestie di ogni sorta.
 

Libri che sono - nel contempo - fotografici e illustrati. 
Un'analoga sensibilità, e soprattutto il medesimo registro comico, sembra dimostrare più o meno negli stessi anni un altro grande autore, Gusti, che intorno al 2005 pubblica due piccoli capolavori: Medio Elefante e La mosca.
Amare Gusti è cosa buona e giusta, ma Voltz è un'altra cosa.
Lui riesce a mantenere molto più di qualsiasi altro la qualità 'grafica' di quei buffi assemblaggi di oggetti. Come Gusti e altri è abile nell'uso alternativo degli oggetti, fattore che già rende inevitabilmente comico l'effetto visivo, ma rispetto a loro dimostra una capacità ulteriore di rendere 'disegnati' gli oggetti. E in particolare, con quel fil di ferro, sempre un po' impreciso rispetto alla silhouette di cartoncino bianco con cui costruisce i faccioni, riesce a ottenere effetti esilaranti e inarrivabili per la caratterizzazione espressiva dei suoi personaggi. 
Diventa un marchio inconfondibile.


Tutto questo lavoro sulla materia appoggia su testi che fin dalla nascita denunciano la loro volontà di essere letti ad alta voce. E solo ad alta voce. Le ridondanze diventano ritornelli e in letture condivise, come per incanto, quella che era una voce sola può trasformarsi in coro (di ascoltatori che hanno mangiato la foglia...).
Ma ancora più in profondità, come il fagiolo piantato dal signor Louis, cresce il senso ultimo dell'intera vicenda che, come lui, produce qualcosa di inaspettato, di raro e bello. Sul finale.


Chi ha voglia di coglierlo, lo faccia per tempo.

Carla

Noterella (lunga) al margine. Inevitabili sono una manciata di riferimenti a libri molti diversi, ma che con Ancora niente? hanno analogie interne.
Uno ha a che fare con la medesima questione dell'attesa del trepidante agricoltore, tema interessante già di per sé, e si ritrova in E poi...è primavera, della poetessa Julie Fogliano, illustrato da Erin E. Stead (Babalibri 2013).
Gli altri due (Sam e Dave scavano una buca, Terre di Mezzo 2015 e Questo non è il mio cappello, Zoolibri 2013) invece condividono con il libro di Voltz la sottilissima ironia che lo attraversa per intero. Alimentata solo visivamente, dal gioco di suspense che si crea tra un lettore onnisciente e un protagonista ignaro, sotto il becco di un testimone muto


Espediente caro a Hitchcock per generare nello spettatore che tutto vede la necessaria tensione, mentre nei libri citati, quel che nasce sono risate a crepapelle.
Evviva Kalandraka che non dimentica Voltz e a poco a poco lo ripubblica con la dignità editoriale che merita.

mercoledì 30 gennaio 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


MA COS'È POI, UN UOVO?

Kiwi, Carmen Posadas, Alessandra Manfredi (trad. Mirta Cimmino)
#Logosedizioni 2018


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 7 anni)

"Per settimane, Cane covò quell'uovo bianco pieno di macchie marroni e se ne prese cura. Lo portò nella sua casetta e preparò una specie di nido caldo apposta per lui, pieno di paglia e piume. Come ridevano i colibrì, le anatre, i porcellini e le galline a vederlo così, steso sull'uovo giorno e notte per tenerlo al calduccio!
Così passarono i giorni."

Antefatto: pacchetto portato dal postino di buon'ora nella fattoria. Grande come una scatola da scarpe, viene da lontano e forse non sarebbe mai dovuto arrivare lì. Tutti gli animali sono molto curiosi di aprirlo, ma Cane, in qualità di guardiano, li mette per l'appunto in guardia sull'aprirlo. Meglio gettarlo da chiuso nel fiume per evitare spiacevoli sorprese. Spetta al colibrì il merito di aver suggerito di aprirlo prima di gettarlo, per verificarne l'effettiva pericolosità.


Apertolo, si scopre che contiene un uovo che nessuno reclama come proprio e che nessuno vuole prendersi in carico. Tranne Cane che lo cova fino al momento in cui il guscio si incrina e ne esce un curioso animale, diversamente bello. Fine dell'antefatto.
Zampe da gallina, becco da colibrì, pelo setoloso da maiale: tutti, tranne Cane, lo trovano bruttino e compatiscono chi deve prendersene cura. 
Tutti riprendono la vita di sempre e lasciano Cane alle prese con la sua nuova paternità. Illuminante è la vecchia rondine che ha girato il mondo, e che informa il novello padre che il suo bambino è un piccolo kiwi, giunto dall'Australia. Essere esotico lo renderà famoso, commenta la rondine. Notizia questa che fa riaffacciare tutti coloro che se ne erano disinteressati prima: la gallina lo pretende, in nome delle sue zampe, i maiali per il pelo, e anche il colibrì per quel becco aguzzo che tanto gli ricorda il suo.
Nonostante allevare un figlio richieda tanto lavoro e dedizione, Cane non cede di un passo: kiwi starà con lui perché è lui quello gli ha voluto bene ancor prima che il guscio si incrinasse...

Piccolo il kiwi, piccolo e grande il libro.


Nella collana La biblioteca della ciopi, Logos raccoglie storie per piccole mani di piccoli lettori. Sono storielline più lunghe di quelle che si leggono negli albi, ma rilegate con meno pretenziosità. Il formato conferma l'intento di creare una edizione economica di una lunga serie di titoli. Kiwi è uno dei primi.
Fin dal principio ci si rende conto di essere davanti a libri per lettori autonomi, ma alle prime armi che si cimentano con testi un po' più impegnativi, con una narrazione di una certa complessità, in questo caso data dall'intreccio di molti personaggi comprimari.
Il breve racconto di Carmen Posadas, ottimamente tradotto, è molto piacevole perché dimostra un suo equilibrio interno, basato su uno schema già ben conosciuto e di sicura presa, mutuato dalla tradizione popolare, ovvero l'avvicendarsi di vari animali che, per ragioni diverse, decidono di non fare 'qualcosa' e poi per ragioni altrettanto diverse, decidono di ripensarci, ma troppo tardi. Lo schema è analogo, per esempio, a quello di favole come La gallinella rossa. Tutto ruota intorno ai due indiscussi protagonisti: Cane e Kiwi, che sono il timone della storia cui Alessandra Manfredi dà grande espressività. 
 

La bellezza sta nella rielaborazione personale che la scrittrice uruguaiana dà di questo canovaccio, attraverso tante minuscole varianti narrative. Si pensi per esempio alle motivazioni che i singoli animali adducono: il colibrì non può prendersi cura dell'uovo perché rischierebbe di non potersi più godere la vita, i maiali dovrebbero lavorare per mantenerlo e quindi non se ne parla, la gallina si mette il grembiule e va dai suoi pulcini.
Piccole perle lucenti sono le sue incursioni nel mondo umano, come per esempio la brillantina per la cresta del gallo, il lavaggio dei piatti della cena da parte di Cane. Insomma, cose così che hanno l'intento di essere riconoscibili ma che nel contempo risultano totalmente fuori contesto. Bello, anche perché Alessandra Manfredi non ne tiene conto nei disegni che, al contrario, stanno ben fermi su una resa tra la mimesi e lo specchio dell'anima, forse per non cadere nello stereotipo spesso lezioso e già stravisto dell'animale che indossa panni umani.


A tutto questo, che è già parecchio, si aggiungono un paio di grandi questioni universali, che vengono messe giù con nonchalance da Posadas: la prima, un uovo è già 'qualcuno'? La seconda, invece, ruota intorno al concetto di responsabilità. Cane è esplicito in tal senso: se il pacchetto non lo avessi aperto, lo avrei potuto buttare serenamente in acqua, ma, una volta conosciuto il contenuto, non è più possibile ignorarlo.
Accidenti, come è vero. E da qui, il senso di responsabilità.
A rendere Kiwi una storia bella da leggere e da far leggere, contribuisce il marginale dettaglio che l'accudimento e la tenerezza poggiano solo sulle valenti spalle di Cane, maschio.

Carla