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venerdì 17 luglio 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ZIP ZAP WICKETY WACK

Chi è che fa beee? Grosso guaio in fattoria, Matthew Diffee 
(trad. Sara Ragusa) 
Terre di mezzo 2026 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"La mucca fa: 'Muuu'. Il cavallo fa: 'Hiii'. 
La pecora fa: 'beee'. 
La capra fa: 'Ehi, aspetta un attimo. Sono io che faccio bee'. 
'Però l'ho detto prima io'. 
'Ma se io belo da quando ero piccola' 
'Oh, oh, e adesso cosa facciamo?'" 

Sono riuniti tutti nella stessa fattoria e discutono di questo bel problema. Pecora, capra, mucca, cavallo, cane, maiale, papera, gallo e anche una rana. 
Visto che capra e pecora hanno il verso in comune, cercano di distinguersi. 
La pecora pensa di fare oink, ma il maiale giustamente protesta. Allora la capra pensa che un bel qua potrebbe fare al caso suo, ma quella è la battuta dell'oca e l'usurpato chicchricchì da parte della pecora fa infuriare il legittimo proprietario, ossia il gallo. 
La pecora, pensa che ti ripensa, escogita un verso che di sicuro in quella fattoria non si è mai sentito e quindi non è di pertinenza di alcuno... E il verso fa esattamente: zip zap pimpeti pam bing bang walla balla flip flap criccheti crack brim ding dilly. 
Ma all'orizzonte c'è già qualcuno che lo sta reclamando... 

La buona idea e il buon disegno fanno il valore di questo libro. 


Partiamo dal buon disegno: Matthew Diffee sa tenere molto bene la matita in mano. Cartoonist per importanti testate, come il New Yorker e il Texas Monthly, lo fa da almeno 25 anni con enorme successo e con grandi riconoscimenti da parte del pubblico e della critica. 
Questo è il suo primo albo illustrato e quindi si sta muovendo secondo un ritmo e con un'ampiezza che non sono quelli suoi consueti: non più un colpo e via. Si gira pagina. 
Anche se effettivamente, a guardare bene, anche qui ogni doppia pagina è fulminante come una vignetta. Ma non divaghiamo. 
Stabilito il passo diverso, Diffee decide quindi di creare un contesto che sia il più classico, canonico e rassicurante possibile (persino nella scelta del font): fattoria, animali, versi degli animali... 
E come li disegna? Di nuovo nel modo più classico, canonico e rassicurante possibile. Nessuna deroga a mettere nel disegno elementi anomali: non è nel suo stile. Intendo dire, neanche quando fa il vignettista puro. 


Gli animali sono molto riconoscibili e potrebbero essere usciti da un libro inglese per bambini di fine Ottocento. Nessuna deroga all'antropomorfizzazione o, peggio, alla caricatura. Ripeto: non è nel suo stile. 
Sono disegnati sulla pagina il più delle volte fuori contesto: solo ogni tanto appoggiati su un praticello verde o una balla di fieno.


L'unico elemento di arredo è uno spigolo del recinto, che è necessario a livello narrativo. Solo alla fine, quando decide di allargare il campo visuale, si vede un magnifico fienile, anch'esso prototipo della categoria iconografica delle fattorie, granai e fienili americani. 
E chiudiamo con la buona idea. 
A tal proposito, consiglio a tutti di sentirsi 15 minuti esilaranti quanto illuminanti sulla teoria delle buone idee che Matthew Diffee nel 2013 ha tenuto in una TEDx
Il libro in questione di buone idee ne ha diverse. 
A parte quella di partenza, abbiamo visto finora che è stata una buona idea trovare questo preciso modo per raccontarla (ovvio anche visivamente). 
Questa storia si regge esclusivamente su un serrato dialogo tra animali. Non esiste nessun narratore esterno, né narrazione che vada al di là del ritmato botta e risposta tra i vari personaggi. Tutto si regge sulle onomatopee dei vari versi, fino ad arrivare a una vera e propria apoteosi sonora, che nel titolo inglese del libro fa bella mostra di sé, mentre nell'altrettanto pimpante traduzione di Sara Ragusa, rimane nascosta all'interno delle pagine. 
Finito questo gioco, Diffee decide di mettere a ragionare i propri attori sul tema di fondo, che- ancora solo nell'edizione originale - viene anticipato già anche nel sottotitolo. 
Per una volta, invece, TdM decide coraggiosamente di mantenere il mistero. 
Come ogni buon cartoonist, Diffee affida ai propri lettori il gusto di scoprire da soli il joke finale. 


L'eloquente gioco di sguardi che più volte si ripete è irresistibile, ma silenzioso!
Firlate, gente, firlate!

Carla

lunedì 22 giugno 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ORA DI CENA!

Che noia!, Felicita Sala 
Terre di Mezzo 2026 



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Era così annoiata che non le andava neanche di mangiare, e di solito, era la prima cosa che faceva, quando era annoiata. 
Era così annoiata che fece sette sbadigli rumorosi, in modo che tutti quanti la sentissero in casa. 
Era così annoiata che si mise a fare dei salti improvvisi davanti allo specchio per vedere se riusciva a cogliersi di sorpresa. 
Non ci riuscì. 
Era così annoiata che cominciò a roteare le braccia come fossero ventilatori. Poi cominciò anche a sbattere i piedi..." 

Fuori piove. 


E solo quando Rita comincia a fare con la bocca suoni strani suo fratello si accorge di lei. 
Ma nulla cambia. 
Fa prove di abilità - si stende sul pavimento e prova a ripetere noia per cento volte e a modulare la voce perché sembri profonda - ma senza successo. Si sdraia su un monte di cuscini e poi lascia andare la testa a fantasticherie: un autobus della noia pieno di passeggeri sbadiglianti e annoiati. Ma lì anche - immagina - la noia  hail sopravvento, tanto che per gli sbadigli i passeggeri erano gonfi come palloncini. E come palloncini arrivano su un'isola, l'isola della noia, dove continuano ad annoiarsi, giocando coi legnetti o mettendo su una band, o facendo due chiacchiere con le balene o scavando un tunnel fino ad arrivare a un tesoro, o ancora viaggiando nel tempo, ma anche nello spazio... 
Ops, ma non è così che dalla noia si passa, senza accorgersene, al divertimento? 

Sempre stata una grande sostenitrice del valore terapeutico della noia. 


Dal terreno fertile di quello stare lì, un po' buttati da una parte, nascono robe meravigliose. Soprattutto se a stare un po' lì "spiaggiati" sul bracciolo del divano o sul pavimento, sono proprio dei ragazzini o ragazzine che hanno avuto la fortuna di non avere come adulti di riferimento dei planners, ossia dei crudelissimi pianificatori di giornate piene. 
La noia non è di moda. Un bambino che si annoia tra le mura della sua casa è un bambino che va aiutato. Quindi va preso e portato fuori perché faccia sport o corsi di ceramica. Una bambina che non sa che fare del suo pomeriggio va curata e spinta verso una lezione di violino o buttata in una piscina a fare vasche. Tutte cose degnissime, si intende, ma che andrebbero intervallate a momenti di pausa in cui non fare nulla è il traguardo. 
Felicita Sala mi pare condivida il punto di vista. Così affida a Rita il compito di annoiarsi e di lasciar andare la testa dove vuole mentre il suo corpo continua a crogiolarsi nel tedio (per non riutilizzare la parola noia...). 


C'è da presumere che le riflessioni che Felicita Sala ha fatto siano il frutto di un'attenta osservazione di una bambina vera, probabilmente l'Agnese a cui il libro viene dedicato, che però sembra non essere una che si annoia spesso. Ma allora forse la bambina è Felicita stessa, ossia tutto nasce da un ripescaggio di suoi ricordi di infanzia. E se non si tratta di un ricordo preciso, quanto meno di una sensazione che fino a oggi non è ancora andata via. 
Di certo la Felicita bambina e la Felicita grande condividono il gusto per immaginare "a ruota libera". Entrambe hanno la consapevolezza che a lasciar andar la testa non si fa mai peccato. 
Sembra proprio che al tavolo con le sue matite intorno, la Felicita grande decida di mollare il freno e far correre la storia in un bel crescendo sempre più assurdo. Di certo sa di poter mettere questi pensieri un po' folli nella testa di una bambina, perché sa molto bene che i bambini non sono poi molto diversi dagli artisti. 
Così accade questo: il corpo della bambina Rita si accascia sul divano, si allunga sul pavimento, si specchia nello specchio, si spalma sui cuscini, poi - semplicemente - scompare! 
E non lo fa a caso, ma nell'esatto momento in cui è la sua mente a prendere il sopravvento. 
Quello che vediamo è il suo fantasticare di autobus pieni, di gente gonfia che vola sopra le nuvole, di persone che atterrano come palloncini sgonfi sulla sabbia... 


E poi, com'è giusto che sia, guadagnano la ribalta le signore coi legnetti, la band di vecchiette, la ragazzina sulla zattera, gli ambasciatori giapponesi che raspano la terra come talpe. E via andare: grandi tavole piene di colori, di genio e follia. A riportare Rita alla realtà è, come prevedibile e come vuole la norma, la voce della coscienza, una sorta di "grillo parlante", che la fa atterrare di nuovo nella realtà. A questo proposito, mi vengono in mente le parole di Beatrice Alemagna - con cui Felicita Sala parrebbe condividere non poche cose - in cui spiega che una buona storia parte sempre da un dato di realtà, poi decolla verso l'immaginario, e quindi sul finale riatterra nella realtà. Il gioco sta nell'aver fatto sì che la sospensione su quella realtà abbia lasciato un segno. 


Canone per tutti può essere Nel paese dei mostri selvaggi
E guarda il caso: qui come lì c'è una cena che li aspetta. 
Qui Rita e lì Max. 

Carla

lunedì 16 marzo 2026

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LA STUPIDERA 
per Sergio  O

Il libro dal futuro, Mac Barnett, Shawn Harris (trad. Sara Ragusa) 
Terre di Mezzo 2026

ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Questo libro viene dal futuro. 
Qui nel futuro sono cambiate tantissime cose. 
Nel futuro il sole si chiama LUNA e la Luna si chiama SOLE 
Il giorno si chiama NOTTE e la notte si chiama GIORNO 
Le banane si chiamano MELE 
E le mele?" 

Nel futuro molte cose sono diverse, ma è soprattutto il linguaggio ad aver preso un'altra strada da quella che nel presente conosciamo. 
Per esempio: continuano a esistere i nasi, ma si chiamano FUNGHI. 
E se qualcuno ci starnutisce davanti facendo il suono di sempre, ovvero ECCIU', non si deve rispondere educatamente: Salute!, ma Scusami, Susan! 
E quando andiamo in un supermercato, lo chiamiamo Bolly Bolly Buu Buu. Visto che nel futuro anche i numeri sono cambiati, per cui all'uno corrisponde un fantastiliardo, se si volesse comprare una banana si dovrebbe chiedere alla commessa un fantastiliardo di mele... 
E se la si volesse ringraziare? beh, in quel caso occorrerà metterle un bel pesce sulla testa. 
Tutto chiaro? 

Questo libro corre pericolosamente sul filo di un crinale: nello stesso preciso istante, se si guarda da una parte si vede chiaro il colpo di genio, dall'altra, invece, si vede la spensierata scemenza diffusa. 


Su detto stretto spartiacque si può camminare a lungo, ma poi forse occorre decidere da che parte volgere lo sguardo per proseguire. 
E ancora: ci si potrebbe interrogare quanto di una scemenza si nasconda nei colpi di genio e viceversa. E come spesso accade dagli errori, dalle cose fatte senza testa nascono per guizzo delle idee brillanti che ti salvano la pelle. O no?
E ancora, a voler esagerare, se Il libro dal futuro fosse contemporaneamente tutte e due le cose? 
E lo fosse per scelta degli autori? 
Argomenti a favore del colpo di genio: difficilmente Mac Barnett sbaglia un tiro. Anche se alcune storie sono decisamente più felici di altre, il livello complessivo è sempre molto alto. 
Argomenti a favore dell'allegra baggianata: il fatto che dietro questo libro ci sia un gioco, e quindi come tutti i giochi, esso prevede anche una necessaria dose di spensierata scemenza. 
Si possono mettere in elenco alcune riflessioni. 
1. chiama affabilmente dentro i propri lettori... 
2. ma con loro è perentorio.
 

3. è molto chiaro con i propri lettori... 
4. ma di loro si prende anche gioco. 
5. è un meccanismo perfetto dal punto di vista della sua architettura, ossia quella di un albo illustrato... 
6. ma è anche capace di trasmettere intorno a sé una meravigliosa confusione. 
7. è per scelta spiazzante con i propri lettori... 
8. ma è anche capace di rassicurarli. Alla fine.

Per pubblica ammissione di Mac Barnett (https://lookingatpicturebooks.com/) il libro nasce dal desiderio di creare una storia che preveda la condivisione tra grandi e piccoli e che quindi necessiti di una lettura ad alta voce da parte di un adulto con dei bambini davanti (intorno o sopra). 
Appresa questa circostanza, si rafforza nella testa l'idea che il libro sia contemporaneamente le due cose dette all'inizio: un colpo di genio e una allegra baggianata. 
L'idea di chiamare dentro i propri lettori (punto 1) funziona magnificamente se il libro viene letto ad alta voce. 
Barnett va dritto come un treno, e scrive con tono assertivo e perentorio (punto 2): "Questo libro viene dal futuro. Qui nel futuro sono cambiate tantissime cose." Va da sé che la chiave è in quell'avverbio di luogo. Qui e non lì, si badi bene. 
E così con SOLE tre letterine si dà al lettore (sia il piccolo sia l'adulto) una precisa indicazione sulla provenienza della voce narrante. E gli si dice anche con molta chiarezza che è agli abitanti del passato (ossia del presente) che si sta rivolgendo. 
Così, per magia, in sole 12 parole (nella traduzione di Sara Ragusa) ci siamo già dentro "con tutte le scarpe" (punto 1). 
Il testo prosegue con adamantina chiarezza per 4 pagine, ossia due doppie facciate (double page spread, per gli snob), che è meglio di 2 sole (punto 3 e punto 5): nel futuro i nomi delle cose sono quelli dei loro contrari, da come li si conoscono nel presente (punto 7). 


In perfetta simmetria, nella prima doppia si apprende che il sole si chiama luna e la luna si chiama sole. Nelle successive si rinforza il concetto. 
E a proposito di rinforzo, il vero colpo di genio visivo sta nelle targhette rosse Dymo (qui gli adulti gongoleranno) che sono lì a dirci che le cose stanno davvero così (punto 3). Sono lì come targhette nelle cornici di molte grandi opere più antiche oppure in quelle didascalie che sono al lato e che attestano si tratti di un autentico Renoir, di un vero Canaletto, di un capolavoro di Anish Kapoor. 
Ma poi il testo, dopo il funzionale silenzio del giro di pagina (punto 5), sterza bruscamente (punto 4) e quello che sembrava una regola, non lo è più. 
Altro piccolo colpo di genio andrebbe menzionato per come Shawn Harris risolva visivamente un testo che in queste due pagine è obiettivamente scivoloso come una parete di vetro... (punto 5). 
Il gioco tra lettore e voce narrante riprende e si consolida, con le solite sterzate (punti 2, 3 e 4). E si stabilisce finalmente anche a parole ciò che si supponeva: ossia che la voce narrante proprio al suo lettore stia parlando (punto 1). La "faccia di frappè" dell'edizione italiana si distacca da quella inglese che è "faccia di formaggio", chissà se in onore di una delle letture cardine del giovane Barnett (The Stinky Cheese Man...), ma le troppe cose da raccontare costringono la voce a sorvolare... 
A questo punto i nomi diversi tra futuro e presente sono parecchi, e sono sempre più folli e assurdi. 
Il gioco si fa interessante e l'intreccio si infittisce e diventa racconto di un fatto: una spesa al supermercato. 


A questo punto si può supporre che la "stupidera" si sia impadronita del tutto di chi legge e di chi ascolta, anche in nome dell'aumentata confusione generale (punto 6 e punto 7). 
E per finire, si arriva al punto 8, ossia a quello che il testo, nonostante il punto 7, non può permettersi di dire per non scivolare nel didascalico, ma che una testa mediamente pensante percepisce... 
Taccio, ognuno provi per sé e si esprima, eventualmente su un'etichetta Dymo.

Carla

lunedì 9 marzo 2026

FAMMI UNA DOMANDA!

CAMPIONI IN NATURA

Sono quattro e tutti e quattro hanno una forma molto particolare.


Non si tratta di libri come li abbiamo visti finora: le loro pagine sono cartonate e stondate, ma soprattutto sono mobili e ciascuna è forata in un angolo in alto. In questo buco passa un grande anello di metallo - difficilmente apribile, ma apribile - che le tiene insieme ma che permette nello stesso tempo a questo piccolo campionario illustrato di essere attaccato a un moschettone pendente dalla cintura di ogni giovane esploratore o esploratrice che voglia portarselo dietro. 
Uno è dedicato agli uccelli, uno alle nuvole, uno agli alberi e uno agli insetti. 
Così come concepiti, personalmente, mi hanno subito ricordato la mia passione infantile per i campionari di stoffe o di carte che giravano per casa: per ogni diverso esemplare un foglio a sé. 
Tutti e quattro fanno parte di una stessa collana: il mondo in tasca (per una volta Terre di mezzo ha fatto di meglio dell'edizione spagnola originale che l'ha intitolata Fijate). Per ragioni di impaginazione, hanno una breve introduzione generale che è onnicomprensiva. Se la prima scheda contiene la copertina, il suo rovescio deve contenere un testo neutro di introduzione. 
Per esempio quella sugli insetti recita così: 
"Il mondo è pieno di bestioline. Qui scoprirai una piccolissima parte del gruppo più numeroso del pianeta: gli insetti. Possono essere molto diversi tra loro, ma tutti hanno sei zampe, il corpo suddiviso in tre parti e sono ricoperti da un esoscheletro più o meno rigido, che cambiano nella fase di crescita; inoltre molti subiscono una metamorfosi, cioè da piccoli sono molto diversi e vivono in modo ben distinto rispetto a quando sono adulti. Quasi sempre possiedono almeno un paio di ali , anche se alcuni le usano più di altri. Li troverai sotto le pietre, nell'acqua, sulle piante, negli escrementi... Un po' dappertutto!" 
Sulla pagina di destra, ammesso che questo curioso oggetto lo si voglia sfogliare come un libro tradizionale, c'è l'immagine di un insetto, piuttosto che di un albero, o di un uccello o di una nuvola e sul verso, ossia il rovescio della pagina stessa, si legge la scheda che racconta chi sia quell'insetto, albero, nuvola, uccello. 


A logica, sarebbe stato più semplice mettere a sinistra l'immagine e a destra la scheda e avere tutto davanti, ma questo avrebbe impedito il gioco di poterle "liberare" dall'anello... quindi va bene così, anche se è un po' buffo vedere una cicala e leggere tutto quello che c'è da sapere su una forbicina. Se si sfoglia "il libro" degli insetti si può verificare che la scelta è stata dettata da una drastica cernita che si concentra sulle tipologie più comuni, quelle appunto che un bambino europeo può davvero incontrare nelle sue esplorazioni. Libellula, cavalletta, grillo mantide, cicala ecc. ecc. La scheda, giocoforza, deve essere brevissima: il nome comune, il nome della classificazione di Linneo, poi in poche righe si parla di tipo, di habitat e di dimensioni. Poi arrivano la decina di righe che raccontano due o tre cose interessanti da sapere. 
Prima eccezione è rappresentata dal campionario delle nuvole: nessun nome in latino, ma invece l'altitudine a cui si possono trovare sopra le nostre teste. Anche per le nuvole esiste un'interessante scheda schematica di apertura che ci informa del tipo, della quota, di quanto sia raro vederle e quanto connesse siano con la pioggia. 
Seconda eccezione: questo è l'unico tra i quattro campionari a essere della sola Anna Sanjuan. Mentre per gli altri, le illustrazioni sono affidate ad autori diversi. 
Il progetto è davvero interessante e si può prevedere (per i primi due siamo già alle ristampe) che, con questa forma così bizzarra del libro a schede, attirerà la curiosità di molti. E il fatto che siano così concepiti presuppone forse una categoria di lettori non ancora veri e propri scienziati nerd, ma più semplicemente ragazzini e ragazzine incuriositi da ciò che hanno intorno: a terra o per aria. 


La sfida, come sempre in questo genere di operazione editoriale di tipo divulgativo, sta nella scelta di cosa dire e come dirlo. 
Qui lo spazio che Anna Sanjuan si concede è davvero esiguo. Questo fa sì che lei debba davvero scegliere con cura il tono con cui raccontare, a costo anche di sembrare incomprensibile talvolta, e naturalmente essere drasticamente selettiva su cosa raccontare. 
Quella bella possibilità di usare un lessico esatto anche se difficile, per poi darsi la possibilità di sciogliere e spiegare nodi come ripariale, parlando di alberi o codrione, parlando di uccelli, o spiritromba, parlando di insetti, talvolta funziona, talvolta invece richiede la ricerca del significato da parte del lettore: cosa questa che non è per nulla disdicevole. 
Ogni potenziale lettore, ovviamente, sarà istintivamente attratto da un gruppo diverso, siano alberi, siano insetti, o nuvole o uccelli. 
Su tutti e quattro si diffonde un'alta qualità del disegno.
Tuttavia, nel metterli a confronto l'uno con l'altro, si potrebbero comunque notare delle piccole varianti interne: laddove per gli insetti sulla morfologia si fa anche affidamento all'immagine, non si può dire lo stesso nel campionario per gli uccelli che sono descritti spesso con una certa minuzia anche nel testo, negandosi talvolta la possibilità di raccontare qualcosa di più sui loro comportamenti. 
Le nuvole sono quelle che di più escono dal canone, ma sono di certo il soggetto più interessante e - presumo - anche quello meno frequentato. 


Sono ormai una minoranza residuale quelli che camminano con il naso per aria... 

Carla 

Nuvole, Anna Sanjuan, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2025 
Uccelli, Anna Sanjuan, Ramon Baucells, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2025 
Alberi, Anna Sanjuan, Carmen Clopès, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2026 
Insetti, Anna Sanjuan, Alex Nogues, (trad. Luigi Cojazzi), Terre di mezzo 2026

mercoledì 7 gennaio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

È GIÀ TUTTO SOTTO I NOSTRI OCCHI


Tobia, il romanzo di Timothée De Fombelle, torna in Italia presso Terre di Mezzo e con un nuovo titolo: al precedente Tobia, un millimetro e mezzo di coraggio si sostituisce il Tobia, una vita sospesa, più fedele al testo originale e di fatto al senso dell’intero libro.

La scelta del primo editore, San Paolo, che portò questa storia in Italia nel 2012, fu quella di focalizzare l’attenzione sulla dimensione eccezionale del protagonista, di fornire un’informazione che funzionasse da gancio incuriosendo e spingendo alla lettura.

Il sottotitolo attuale gioca un’altra carta, quella dell’incertezza esistenziale e quindi apre a un ventaglio anche più alto di significati, laddove il primo connotava la storia in senso avventuroso.

Che la storia sia avvincente e molto coinvolgente è indubbio, ma forse ora i tempi sono anche più maturi rispetto a una decina di anni fa perché il valore di questo racconto si possa cercare anche in altro.

La produzione per ragazzi più recente preferisce storie in cui il livello di tensione sia molto alto, in cui la componente di mistero sia in ogni caso presente. E i motivi sono noti, tra questi il fatto che i lettori attuali (badate bene, non soltanto giovani!) fatichino a tenere la concentrazione su un testo che richieda uno sforzo prolungato: i ritmi lenti, le lunghe descrizioni sono di fatto banditi, sostituiti da improvvisi cambi di scena ed eventi non attesi.

La storia in oggetto di fatto possiede tutte le caratteristiche ritmiche per essere ancora amata dai più giovani, di qui la scelta di una proposta nuova che però cerchi di veicolare anche tutta un’altra serie di contenuti che nel frattempo sono diventati cruciali nel dibattito sociale. Mi riferisco alla questione ambientale che De Fombelle ripercorre in tutte le sue tappe e che soprattutto propone come uno dei tasselli di un discorso molto più articolato, a dimostrazione del fatto che nel nostro pianeta, come sulla quercia su cui vive Tobia, la degenerazione del contesto ambientale è una delle conseguenze di un modo di intendere la vita e il rispetto che scegliamo di riservare agli altri. Che sia su un ramo, o in un intero continente, cercare di ottenere un profitto nell’immediato, trascurando o peggio ignorando completamente le conseguenze, è un gesto mai neutrale, ma fortemente politico.
Tobia è un ragazzino di appena tredici anni, fa parte di una comunità di individui dell’altezza media di un paio di millimetri. La popolazione è organizzata in gruppi che abitano le varie sezioni di una grande quercia, dai rami più alti (arieggiati, scaldati dal sole e raggiunti dalla luce) occupati dai più abbienti, ai più bassi (luoghi quasi sempre in ombra e quindi caratterizzati da grande umidità) dove trovano alloggio quelli che possiedono meno.
Il padre di Tobia, Sim, è un noto e stimato scienziato che ha studiato l’albero e i suoi abitanti e che è riuscito a scoprire le grandi potenzialità di una sostanza che sgorga all’interno del tronco, la linfa nella sua forma grezza, e che riuscirebbe a fornire energia e autonomia di movimento a marchingegni costruiti dall’uomo. E lo rivela mostrando come, alimentato da questa sostanza, un piccolo insetto di legno, Balaina, sia in grado di muovere le zampe e camminare autonomamente
Sì, il metodo Balaina avrebbe cambiato la loro vita e loro erano pronti a portare mio padre in trionfo.
Ma lui continuò: “L’unico problema è che a me questa vita piace così com’è e non ho voglia di cambiarla. L’unico problema è che io volevo solo dimostrare che l’albero è vivo”.

Non è difficile immaginare quale possa essere la reazione dell’intera comunità che dopo aver assistito a una grande scoperta in grado di rivoluzionare la vita di tutti, si veda poi privata di questa possibilità dall’autore della scoperta che, in nome della salvaguardia della salute dell’albero, si rifiuta di rivelarne i dettagli.

Sim e la sua famiglia saranno costretti all’esilio in un primo momento. I due adulti verranno poi catturati, Tobia riuscirà a fuggire grazie alla scaltrezza del padre, ma gli anni che seguiranno saranno segnati da una corsa senza sosta. Il ragazzino, custode di una preziosissima pietra, sarà il ricercato numero uno e la sua lunga e faticosa fuga lo condurrà alla conoscenza di numerose persone, ma soprattutto gli svelerà la disonestà di tante che credeva amiche.
Il romanzo parte dalla fuga per poi ricostruire pian piano, per mezzo di flashback e racconti dello stesso protagonista, i fatti che conducono fino a quel punto. Come in un puzzle che si completa progressivamente di parti mancanti, il quadro si conclude alla fine della storia e a sua volta si rivela solo il punto di partenza per la prosecuzione nel volume che uscirà nella primavera 2026.
Il padre di Tobia si dimostra figura centrale per l’integrità della sua morale che ostinatamente decide di perpetrare. Quella che lui aveva tra le mani era di fatto una bomba che avrebbe decretato la fine della vita sull’albero. 
Non penso di esagerare ipotizzando che De Fombelle abbia costruito questo personaggio pensando a quei fisici, Fermi e Oppenheimer, tra gli altri, che si trovarono di fronte a una scoperta (l’energia nucleare) che avrebbe deciso le sorti dell’intera umanità.

La letteratura è per fortuna ancora il luogo in cui possiamo immaginare che ci sia qualcuno che scelga di tirare il freno e procedere in una direzione contraria rispetto a quella di tutti.

Il giovane Tobia è di fatto il portavoce di questo valore assoluto, si muove avendo ben presente quel pensiero che, come un faro, lo guida e lo sostiene nelle durissime prove che affronta.

Il mondo costruito in questo romanzo non è alternativo a quello reale, lo riproduce nei modi di organizzarsi e nelle sue degenerazioni. Il salto compiuto riguarda piuttosto le dimensioni. A un certo punto, così come è successo alla specie umana quando è riuscita ad alzarsi in volo, anche Tobia guarda al proprio albero rendendosi conto che non si tratta dell’unica realtà esistente. La quercia sulla quale lui e gli altri abitanti hanno costruito la loro vita è proprio quella che si trova nei nostri boschi; Tobia, Elisha (personaggio assolutamente centrale e lo sarà ancora di più nel seguito di questa storia) sono esseri che “potremmo” scorgere se dotati di potentissime lenti di ingrandimento. Lo sforzo che De Fombelle chiede al lettore è quello di sprofondare tra le pieghe di una corteccia, tra le foglie e i buchi scavati nei rami. È già tutto davanti ai nostri occhi, occorre solo aguzzare lo sguardo.

Teodosia


Tobia. La vita sospesa di Timothée De Fombelle, traduzione di Maria Bastanzetti
Terre di mezzo, 2025



mercoledì 31 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 


luglio 2025


Il compleanno dello scoiattolo, Toon Tellegen, Kitty Crowther (trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 

perché

"Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 
Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento."



"Lezioni di cose. Un universo a portata di mano", Gustavo Puerta Leisse, Elena Odriozola (trad. Maura Romeo), Quinto Quarto 2025

perché

"La scelta degli oggetti (che poi è il modo migliore per capire il pensiero di chi l'ha scritto) mi pare davvero attenta al pubblico di riferimento, ovvero i bambini curiosi e bellamente ignora i possibili timori di genitori benpensanti. 
Senza nessuna censura si parla di come uccidere le mosche e si discute di coltelli. 
Ci sono oggetti che fanno parte del loro parco giochi - la palla, il frisbee e forse il dado. Gli altri, che comunque appartengono al loro universo visivo, sono dentro per due ragioni diverse: da una parte è proprio molto interessante e utile capire come funzionano - il volante, il bottone - dall'altra sono così tanto apparentemente semplici da lasciare basiti nell'apprendere quanto in realtà complessi siano, fisica e chimica per capirne di più - il mattone, il liquido, e l'imbuto..."


agosto 2025


La ragazza e il masso, Kristien In-'t-Ven, Martha Verschaffel (trad. Valentina Freschi) orecchio acerbo 2025 

perché

"Questo libro ha la caratteristica di generare giudizi tra loro contrastanti, in alcuni casi agli antipodi. Alcuni non ne hanno colto subito il senso profondo e la grande metafora che lo attraversa, altri lo hanno considerato "a tema", essenzialmente perché pone una grande questione (cosa altro dovrebbero fare i buoni libri, se non generare domande e mettere in moto le menti dei lettori, spostandoli di un po' dalle loro posizioni iniziali?). Altri ancora lo hanno reputato un libro bellissimo e quindi necessario. Tra questi, gli editori che l'hanno pubblicato nei Paesi Bassi e in Italia. Tra i molti che lo hanno considerato un gran libro, con una grande storia raccontata, sono nate interpretazioni molteplici. In sostanza tutti hanno cercato, in base alla propria esperienza, in base al proprio modo di leggere il mondo e la realtà, di dare un senso e un nome a ciò che si nasconde dietro (o forse sarebbe più corretto dire dentro) quel masso."


Questa non è una carota., Dylan Hewitt  orecchio acerbo 2024 

perché

"La terza cosa importante che questo libro fa riguarda la letteratura in genere e il nostro rapporto con lei. E qui entra in gioco Coleridge che di questo rapporto ha messo in evidenza un carattere fondamentale: la temporanea sospensione dell'incredulità, the suspension of disbilief! senza la quale la letteratura di finzione non avrebbe avuto alcun senso di nascere ed esistere. 
Si tratta di un patto, solido quanto silenzioso, tra chi scrive e chi legge: "scrivi e io ti crederò. Bene, allora io scrivo perché so che tu mi crederai!" 

settembre 2025


La scuola degli animali, María José Ferrada, Issa Watanabe (trad. Marta Rota Núñez) Topipittori 2025 

perché

"Questa è la piccola meraviglia che accade a ogni nuova frase: non poter prevedere neanche un po' la direzione che le sue piccole storie prenderanno. 
Bello così, farsi portare un po' qui un po' là: celebrare la Festa della Grande Cipolla, andar dietro alle oche che hanno scoperto un sentiero che comincia alla fine del ponte e si inerpica su fino alla luna, un sentiero di aria pieno di stelle. Necessaria sarà la scala.
Cucù! Lo stupore per l'inaspettato è la molla che ha messo in moto tutto; in ognuno dei piccoli racconti trova forme diverse: dal cilindro, o forse dovrei dire dal cerchio in fondo all'armadio, non escono solo conigli... e dai cavolfiori di cartone escono invece agnellini, ma fanno cucù anche oche, galli, volpi e bambine con questo passo saltellante e incerto attraversano il libro per intero."


Il bello di Kerstin, Helena Hedlund, Katarina Strömgård (trad. Samanta K. Milton Knowles) La Nuova Frontiera Junior 2025 

perché

"Il bello di Kerstin è che è bugiarda e - inconsapevolmente - anche ladra. E si auto assolve e si macera il giusto. 
Il bello di Kerstin è che ha una bella confusione in testa e nell'anima, adesso come adesso. 
Il bello di Kerstin è il suo saper bene quale sia la teoria, ma nella pratica le capita di inciampare più e più volte. E non è la sola. 
Il bello di Kerstin è che sa fare squadra con chi è più in difficoltà di lei. 
Il bello di Kerstin è che si è andata a incastrare da sola in una situazione che con il passare del tempo le scoppia tra le mani e diventa sempre più complicato per lei uscirne illesa. Ma ci riesce con la complicità di un amico vero, un paio, anzi tre, bravi genitori e un buon piano! 
Il bello di Kerstin è che è meravigliosamente piena di difetti: nulla di incorreggibile, s'intende. Tuttavia, in questo suo ribollire emotivo fa tutti quegli errori "previsti dal codice" che la fanno essere "doppia" e che le permettono di essere accettata senza troppo sforzo dagli altri. Compresi alcuni adulti che, anche da grandi, continuano a inciampare, esattamente come lei, davanti a lei."

ottobre 2025


Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 

perché

"Quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere."



Il rospo. E altre storie di Hans Christian AndersenValentina Pellizzoni, Silvia Molteni Topipittori 2025 

perché

"Rendere quei racconti - non credo sia un caso quella parola 'storie' nel sottotitolo - di nuovo attuali, svecchiare le sue ottocentate (e con esse tutto il lato religioso è saltato via) e mettere di nuovo in circolazione altro materiale che attesta una volta di più la potenza di un autore 'scomodo' agli occhi di un pubblico che ha cercato di fare di tutto per travisarlo. A partire dallo scempio fatto alla Sirenetta e al suo finale autentico, e alla scelta di selezionare solo ciò che non avrebbe urtato troppo i pensieri dei più piccoli: I vestiti nuovi dell'imperatore, Il brutto anatroccolo, Il soldatino di stagno, La piccola fiammiferaia. 
In tutte queste è chiara la morale, ma non fa loro mai troppo male. 
Valentina Pellizzoni ci dice che la sua scelta è stata dettata dal desiderio di sintonia con l'immaginario di Silvia Molteni, ma non è solo questo. 
Il motivo dell'ottima scelta di queste sei fiabe sta anche nel loro essere così sorprendentemente attuali e leggibili, a chi se la sentisse, da diventare fondanti moniti riguardo a questioni giganti..."

novembre 2025


 “Buon compleanno!” Heena Baek, (traduzione di Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo Editore 2025 

perché

"Buon Compleanno! non è solo una storia sul tempo e sugli effetti che esso provoca su grandi e piccoli di giorno in giorno. È forse soprattutto un racconto che mette a fuoco il punto di equilibrio dove si toccano mutamento e identità. Perché l’infanzia è tradizionalmente il momento dello stupore assoluto, ma anche il tempo in cui quello che è certo muta repentinamente. Ed è questo che Baek riesce a raccontare in questo albo traversale: quel mischiarsi agrodolce di emergente consapevolezza e residuo incanto tipico di ogni momento di crescita." 




L'ometto a cui non piaceva nulla, Pépito Matéo, Irène Bonacina (trad. Eleonora Armaroli) Terre di Mezzo 2025

perché

"La lettura di questa storia la si potrebbe paragonare a una giovane pattinatrice che fa scorrere veloce le lame dei suoi pattini, si muove con sicurezza, accelera verso il centro del suo esercizio, e quando è lì fa salti e piroette in aria. E poi riatterra per chiudere in bellezza con un inchino. 
Se il testo, così pieno di poesia (con un sacco di rime) e di filosofia, letteralmente canta nel leggerlo ad alta voce, dimostra tutta la sua difficoltà nell'essere illustrato..."

dicembre 2025



L'albero e il drago, Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell, Il Castoro 2025 

perché

"L'albero e il drago è proprio una bella storia rotonda, ossia ha un preciso punto di partenza che diventa, come per incanto, anche punto di arrivo. Nel suo centro ne succedono diverse, ma la sua bellezza sta proprio in quel suo mordersi la coda. In quel suo acciambellarsi sul finale proprio nello stesso punto da cui tutto è nato. 
Ma come è giusto che sia, tanto è cambiato da quell'inizio con un drago cucciolo e goffo e un albero saggio, pieno di consigli e di suggerimenti. Ora alla fine della storia abbiamo un drago che si è fatto coraggioso e leale e un albero rimasto fedele alla sua consegna di fare da rifugio sicuro a chi vorrà sedercisi sotto."


Il re e il mare, Heinz Janisch, Wolf Erlbruch (trad. Angela Ricci) Gallucci editore 2025 

perché

"Il libro che nasce in Germania nel 2008 è perfettamente in linea con gli altri grandi libri di Erlbruch, e con quella cifra illustrativa, quella degli anni Duemila che arriva fino a L'orso che non c'era. 
Pochi segni sulla faccia del re per dargli forte espressione e ribadirla con la postura del corpo: occhioni sgranati, pochi segnetti su naso orecchie e guance e un tratto sicuro per la bocca e per gli occhi quando sono chiusi in estasi o in riflessioni. E su tutti questi re, la necessaria corona, a tre punte. Né piccola, né grande. 
I 21 incontri che il re fa con mare, gatto, ombra, pioggia, albero o scoiattolo ecc. ecc. sono delle pietre preziose che prendono luce dal loro essere molate alla perfezione. Sono dialoghi brevi, talvolta brevissimi, intorno a cui si costruisce il contesto che è ridotto all'osso. 
Non ci sono parole superflue, descrizioni inutili, aggettivi accessori. Si va dritti al finale che contiene in sé il nocciolo di senso. E ognuno troverà il proprio. 
Parrebbe che la chiave di tutto stia proprio in quella corona e in quel sentirsi re. 
Re del mondo. 
Ma al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo sovrano regna sul nulla, in tutta serenità..."


FINE