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mercoledì 20 novembre 2024

FAMMI UNA DOMANDA!

COME SI CHIAMANO LE COSE 

Come si chiamano le cose è il primo gioco che i bambini fanno appena nasce in loro il linguaggio. 
“Questo cos’è?” 
“E questo?” 
“Tu sei la mamma” 
Definizione e apprendimento. 
I bambini piccoli spesso amano stilare delle liste di oggetti, alcuni bambini non dimenticano mai questo modo di codificare il mondo, tanto che anche da adulti, continuano ad amare le liste e i nomi: due di questi adulti sono Francesco Pittau e Bernadette Gervais. 
C’è anche da dire che nei paesi francofoni c’è una precisa tipologia di libri per bambini - gli imagier - che raccoglie albi che insegnano i nomi. 
Agli imagier appartiene il libro primavera estate autunno inverno di Pittau&Gervais. In realtà il titolo preciso sarebbe quello con le figure, ossia questo: 


Come un imagier da manuale esige, il libro è formato da un’immagine e dalla sua definizione. In realtà i due autori aggiungono un elemento - anche questo abbastanza comune - ossia quello temporale: parliamo delle stagioni. 
Non è facile per me affrontare questo libro che è uscito in Italia, sempre per Topipittori, la prima volta nel 2011, scomparso poi per anni e cercato invano in tutte le librerie dell’usato, riapparso per la felicità di molti nel 2024. Un libro fantastico. Ma perché? 
Butto giù le idee e mi accorgo che due sono i concetti cardine del libro sotto cui molti aspetti trovano casa. 
Il primo è il concetto di FORMA. 




Il libro nomina due fiori, nel caso del tulipano e del carciofo, che hanno una forma in comune, e un nome in comune, ma che hanno funzioni diverse (uno si mangia e l’altro no) e caratteristiche diverse (uno è liscio e delicato, l’altro è spinoso e carnoso). Una sola categoria, due opposti, si potrebbe dire. 



Questa complessità nell’apparente semplicità potrebbe già essere un motivo sufficiente per avere il libro. Ma qui siamo ancora solo in superficie. 
Quello che gli autori desiderano fare con i loro libri è la valorizzazione del mondo che circonda i bambini, in particolare Gervais si dice “ossessionata dalla natura”: per questo nel libro, tutto è un costante invito all’osservazione fine. 
E’ vero che dal bruco nasce una farfalla – la realtà – ma è anche vero che quella farfalla, così precisamente riprodotta da percepire la polverina che ricopre le delicate ali, diventa l’idea poetica di una farfalla. 



Gervais in un’intervista di qualche tempo fa dice: “(…) quello che mi piace non è disegnare, ma fare i libri”. L’artista belga disegna degli stencil che poi applica al foglio bianco, in più inserisce delle alette che girandosi donano nuovo sguardo agli oggetti rappresentati. 
Lei non ragiona mai per tavole, ma per lei la tavola è solo una delle parti di cui si compone il libro, per questo è l’intero libro a raggiunge una sorta di perfezione e tutti gli elementi concorrono allo stesso modo. 
Quindi anche il corsivo non è un caso: perché usare il corsivo? 
E’ un libro per bambini piccoli che cominciano a dare i nomi alle cose o è un libro per bambini che iniziano a scrivere i nomi delle cose? 
Entrambi. 
Il corsivo mi permette di introdurre il secondo concetto chiave del libro ossia il TEMPO. 
Questo libro è un libro che il bambino consulta per diversi anni. Le relazioni complesse che apre a nomi e figure lo proiettano oltre l’utilizzo dell’apprendimento delle parole. Un bambino imparerà dapprima che esiste un fiore che si chiama ‘tulipano’, poi apprenderà che l’ape non è una ma esistono l’ape operaia, il fuco e l’ape regina, infine che quell’uccello lì si chiama ‘pernice’ mentre quell’altro ‘fagiano’, infine, ormai grande imparerà a leggerlo da solo il libro, quando saprà leggere il corsivo. 
Il tempo è anche rappresentano, in alcune tavole, attraverso l’uso della doppia apertura, come nel caso del papavero. 




Qui a un iniziale accostamento formale tra il bocciolo del papavero, che ricorda un cigno, e la tortora, si prosegue con il trascorrere del tempo che passa attraverso l’apertura della pagina interna e che porta alla piena fioritura del papavero.
 

Di queste accelerazioni temporali il libro è pieno: dagli animali alle foglie, tutto si trasforma: una stagione contiene già in sé la stagione successiva? Per questo – e torniamo al libro come opera completa – l’uso della spirale? C’è un inizio? C’è una fine? 
Da quando il piccolo lettore ha aperto questo libro per la prima volta in cerca di parole nuove che definiscano il mondo a quando è riuscito a leggere le parole in corsivo, sono passati almeno sette anni e lui, o lei, ancora sfoglia questo capolavoro, ne siamo certi. 

Valentina 

"primavera estate autunno inverno", Francesco Pittau, Bernadette Gervais, Topipittori 2024 (2011) 

mercoledì 30 ottobre 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA MESSA IN SCENA DI VOLPE E LEPRE 


“Questo è Volpe
Questa è Lepre
Volpe è grasso. 
'No!' 
'Si! Volpe, mangi troppo.' 
'Lo so, purtroppo.'
E mangia ancora di più. 
Ecco cosa mangia: 
una fetta di formaggio, un piatto di pappa d'avena, 
una coppetta di panna, 
un bel pezzo di pesce 
e una noce 
e una pera 
con un sacco di succo.”


Volpe e Lepre sono inseparabili amici, vivono nel bosco sotto lo stesso tetto, Gufo è il loro vicino, uccello a dir il vero un po' tonto che vive con un gallo (prima pulcino) chiamato Pio. 
L'incipit della storia ci presenta immediatamente i personaggi come fossero su un palco, neanche il tempo di conoscere il loro nome che l'autrice ci propone subito un dialogo su una questione che scopriremo essere molto frequente nella loro vita: la grande quantità di cibo che Volpe riesce a ingurgitare! 
Volpe è grasso nella stessa misura in cui Lepre è snella, veloce, e controlla la salute dell'amico. 
Il racconto della vita dei due animali si dipana per capitoli brevi, talvolta brevissimi, in cui al centro ci sono questioni di comune sopravvivenza: procurarsi il cibo, ripararsi dal freddo, relazionarsi con il vicino e con le persone estranee. Tutto narrato senza che mai si perda di vista la specie animale dei protagonisti, e non solo perché i loro nomi propri sono esattamente quelli della specie di appartenenza, ma soprattutto perché le loro tipiche caratteristiche riemergono alle volte come dei guizzi improvvisi che si dovrebbe tenere a bada. E quindi può accadere che Volpe si ricordi di essere appunto una volpe e venga improvvisamente investito da un irresistibile desiderio di divorare una lepre prima, un gallo dopo. Ma come se si trattasse di qualcosa di ingiusto, al pari di una marachella, Lepre prontamente interviene per farlo rinsavire. 


Un piano un po' meno evidente su cui si gioca il rapporto non concluso tra specie animale e caratteristica umana è quello del genere e dei ruoli sociali solitamente assegnati. 


Al lettore adulto non sfuggiranno probabilmente alcune situazioni in cui il ruolo femminile di Lepre sembra essere quello tradizionale di cura e di accudimento. Volpe oltretutto le chiede di cucinare, mangia grandi quantità di cibo, necessità di essere riportato in riga. Ma la Vanden Heede è ben attenta a non scivolare in certi tranelli e sembra alle volte lanciare un'esca per poi ridere se il lettore abbocca. Perché è pronta subito a smentire qualsiasi insinuazione e a ribaltare ognuna di quelle occasioni nelle quali si potrebbe riconoscere una intenzione esplicita di fornire contenuti moraleggianti. L’equilibrio fra le parti è sempre ricostruito non tanto allo scopo di mostrare quanto certi stereotipi siano fuori luogo in questa storia come nella vita che ci auguriamo di condurre, ma soprattutto per dichiararsi lontana da qualsiasi volontà didascalica. 
E così capiterà che sia Volpe a prendersi cura di Lepre quando si ammalerà e che i due si scambino in più di un'occasione le mansioni domestiche. 
Volpe e Lepre, e al pari Gufo e Pio, sono personaggi dotati di personalità precise, hanno caratteristiche che il giovane lettore riesce a comporre pian piano procedendo nella lettura del racconto. La freschezza di questa narrazione, che ha capitoli brevi e soprattutto uno stile paratattico con a capo frequenti, fa uso estremamente parco di parole, per cui tutto quello che occorre sapere si evince dalla lettura delle vicende narrate, nessuna descrizione che possa aggiungere altro a quello che ogni lettore avrà il piacere di scoprire, un passo alla volta. 


Il ruolo delle immagini di Thé Tjong-Khing è decisamente centrale: disegni piccoli, per lo più su fondo bianco, in perfetto armonioso rapporto con il testo. Non solo ne rispecchiano il contenuto, moltiplicando spesso la componente comica, ma soprattutto si inseriscono in quelle ampie porzioni di spazio che rimangono nella pagina grazie ai frequenti a capo, la cui scelta si dimostra doppiamente utile: consente una maggiore facilità di lettura, anche per chi è alle prime esperienze, e permettere alle illustrazioni di posizionarsi tra una frase e l'altra. 
L'incipit del libro è già illuminante in proposito e dimostra quanto la sintonia tra i due autori sia completa e quanto questo sia una nota aggiunta e preziosa del valore complessivo del testo che in questo modo si rivela oltretutto piacevolissimo allo sguardo. 
Questo volume recentemente riproposto in Italia da Rizzoli, in Belgio è il primo di una serie più lunga con gli stessi protagonisti. Sinceramente ci auguriamo che anche gli altri volumi possano raggiungere i giovani lettori italiani, dai sei anni in su, ma anche da prima, se fortunati ad avere chi leggerà per loro.

Teodosia 

"Volpe e Lepre", Sylvia Vanden Heede, Thé Tjong-Khing (trad. Laura Pignatti), Rizzoli 2024.

venerdì 19 gennaio 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COSI' DOVREBBE ESSERE 

Streghetta Nocciola. Un anno nella foresta, Phoebe Wahl 
(trad. Libreria Radice Labirinto) 
Il Castoro 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Un pomeriggio, mentre Streghetta Nocciola stava tornando a casa, trovò qualcosa di insolito. Un uovo abbandonato! pensò la piccola strega. 
Aspettò un po' per vedere se qualcuno sarebbe venuto a reclamarlo. Poi, decise di far rotolare l'uovo fino a casa sua. 
Dopo averlo osservato, ascoltato e avergli dato qualche colpetto, Streghetta Nocciola costruì un nido per l'uovo vicino al fuoco e andò a letto." 

Al risveglio l'uovo si era rotto e ne era uscito un pulcino. Un pulcino di gufo che aveva anche già un nome. Come capita a quasi tutti i piccoli, diventò grande in men che non si dica. Addirittura troppo per la piccola casa di Nocciola. Il gufo quindi andò a vivere all'esterno, sul tetto. E lì cominciò a fare le sue prime prove di volo e planata. Finché una notte, ormai sicuro di sé, portò anche Nocciola a farsi un bel giro. 
Di lì a poco, in un'altra bella notte buia un altro gufo si affacciò e si mise ad aspettarlo ai margini della foresta. Partirono insieme e quando, il mattino dopo, la piccola Nocciola gli portò la colazione come al solito, lui non si presentò. Lei capì, lanciò un bacio verso il cielo e pensò che sarebbe stato bello un giorno rincontrarsi. 


Con l'arrivo del bel caldo estivo nel bosco Nocciola è combattuta tra il dovere e l'ozio, mentre l'autunno porta scompiglio e paura diffusa nel bosco, ma anche un interessante nuovo incontro mentre l'inverno la vede sempre in giro per essere d'aiuto agli altri abitanti, ma quando una tormenta di neve le cancella la strada verso casa è lei ad avere bisogno di qualcuno. Che arriva dal cielo e così il cerchio si chiude.

Quattro storie che hanno per protagonista questa minuscola e rotondetta piccola strega, molto simile a una nocciola, effettivamente. 
Questo libro è pieno di bellezze, davvero tante. 
Si può provare a snocciolarne alcune. 
La più evidente è la tantezza o tantitudine, ossia c'è proprio tanta ma tanta roba dentro. Così tanta che il formato del libro, già bello grande, fatica a contenerla tutta: persino i risguardi sono fitti di cose da vedere, di informazioni da raccogliere: una mappa per orientarsi. 
Il disegno è tanto: grandi e pieni di dettagli. 


I colori sono traboccanti. Belli, pastosi, suggestivi. I cieli notturni sono pieni di scuro, e le giornate estive sono piene di chiaro. Le notti e i cieli all'imbrunire sono velati di blu. La nevicata notturna che si fa tormenta può definirsi esemplare. 
Tantissimi sono anche i dettagli che movimentano le tavole: gli interni delle case che Nocciola visita nel suo consueto giro di compiti da svolgere sono una continua scoperta per gli occhi. 
I personaggi sono innumerevoli. Brulicano, ognuno a suo modo, ognuno con le proprie attività, nel tessuto di un bosco, di un ruscello, di un lago. Conigli appena nati alla pesa, topi che navigano, rane che timonano e nell'aria volano libellule e creature fantastiche. Ciascuno ha una sua caratteristica peculiare che lo rende riconoscibile. Il piccolo troll su tutti. 
Tanta è anche lei, Nocciola, felicemente e orgogliosamente rotonda: nelle mezze stagioni con i pantaloni a righe e con il suo maglione invernale con le greche, quando fa caldo con la sua camicetta a maniche corte e una salopette verde che può essere arrotolata alla bisogna. 


Camicia da notte di altri tempi, grembiule per casa, votata a non sottomettersi alla tortura della depilazione (lì ho trovato la conferma al sospetto che Phoebe Wahl era una che aveva un bel po' da dire e soprattutto che aveva un bel modo per dirlo), Nocciola è sempre lì a fare cose e le sue guance rubizze e le sue trecce mai perfette lo attestano con grande evidenza. 
Pattern ovunque: dalle cortecce degli alberi ai motivi geometrici di coperte e lenzuola, dal piumaggio di Otis alla brina delle foglie. Gioia! 
Altra grande bellezza è la libertà espressiva che attraversa tutte e quattro le storie. Paginone in cui sono i colori e le forme varissime a dominare su tutto. Sempre un po' impreciso, un po' incompiuto: il segno e il colore tirano dentro il lettore e lo portano un po' qui e un po' là. 
Una grande libertà di scelte compositive: dal fumetto alle tavole a doppia pagina e poi a singola e poi...
Ancora una bellezza sta nella grande varietà di cose che succedono, in un ritmo davvero incalzante che sembra pericolosamente spegnersi, ghiacciandosi sul finale per poi ridecollare alla grande. 
E ultima, ma non ultima, bellezza sta nella grande libertà di pensiero di Phoebe Wahl. Cresciuta senza educazione scolastica, ha scorrazzato libera con sua sorella per otto o nove ore al giorno, per poi concludere i suoi studi d'arte a una delle più prestigiose scuole americane: la Risd!! Tutto questo percorso ha fatto di lei una giovane donna profondamente libera e con una creatività debordante, che l'ha portata a vincere un sacco di premi... 


Cresciuta con un forte senso della comunità, e un grande rispetto per se stessa e per gli altri, Phoebe crea il suo alter ego: Nocciola che parrebbe dunque rappresentare sulla pagina quello che Phoebe pensa nella sua vita vera su questo pianeta. 
Con tutte le sue incombenze, Nocciola deve fare molte cose al giorno, così come Phoebe deve prendersi cura della sua bimbetta piccola H24 per 7 giorni su 7. 
Ed è forse per questo che Phoebe concede a Nocciola la possibilità di gestire il suo tempo e di allontanare, almeno per una giornata, le sue mille cose da fare. In questo senso il racconto dell'estate - Una giornata oziosa - è davvero illuminante.
Una bellezza per grandi e piccoli che leggeranno questo libro insieme. 


Perché è così che dovrebbe essere. 

Carla


venerdì 17 febbraio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COSTRUIRE PER SOTTRAZIONE

Una casa, Kevin Henkes (trad. Alessandro Zontini) 
Il Castoro 2023 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Una casa. 
Dov'è la porta? Che colore ha? Dov'è la finestra? Che forma ha? 
Una casa al mattino. 
Dov'è il sole? Alto nel cielo? Dove sono gli uccelli? Stanno tutti volando? 
Una casa di notte." 

In una grande cornice c'è il disegno, il più riconoscibile possibile, di una casa. Solo pochi dettagli: la porta e la finestra. Il tetto a tegole e un comignolo. 
Nella pagina successiva, piccolo colpetto di zoom e la casa è un po' più vicina e quindi più grande e arrivano le prime domande. 
Nella pagina successiva torna la grande cornice che però è ocra, in onore del sole che si intravede dietro il tetto: casa di giorno. 
Di nuovo colpetto di zoom e si aggiungono particolari animati e le quattro domande di rito per il piccolissimo lettore. 
Nella pagina successiva ritorna per la terza volta il disegno della casa con la grande cornice blu notte... 

Quanto ragionamento e quanto lavoro di sottrazione richiede la semplicità? 
E se andiamo a sottrarre otteniamo la leggerezza. Leggerezza e semplicità. 
Ancora una volta il consiglio è di andare alle Lezioni americane, sull'argomento.
Questo libro colpisce per entrambe le qualità ed è capace, a saperlo guardare, di dire un mucchio di cose.
 

Andiamo con ordine. 
Libro quadrato senza titolo e autore in copertina (l'editore rimane, per orgoglio e per legge credo e autore e titolo si ritirano in quarta). 
Togliere il titolo e l'autore è una scelta che va nella direzione di quella leggerezza calviniana e per rendere ancora più focalizzato l'argomento del libro. D'altronde il titolo sarebbe superfluo per un lettore che non sa leggere: per lui è l'immagine che si fa titolo. 
Saltiamo frontespizio e crediti e andiamo al dunque. 
Scelta di un carattere tipografico tondeggiante, grande cornice, colori pastello, disegno che si compone per figure semplici e molto leggibili e spesso arrotondate, dove possibile. Pochissime ma sapienti ombreggiature. 
Questa prima pagina serve per fare conoscenza, tra libro, storia, autore e piccolo lettore con lettore grande che legge.
 

La pagina successiva prevede che tra libro e lettore si sia già rotto il ghiaccio, quindi da una parte lo si invita a guardare ancora meglio le figura che si ripete, ma più grande, e lo si apostrofa con ben 4 domande. Domande scelte perché possano essere comprese e perché la risposta arrivi sicura. 
La formula delle domande però nasconde ancora un'altra simmetria necessaria. 
Scrivere (e tradurre) che colore ha (what colori is it?) - e non di che colore è? come verrebbe spontaneo nel parlato, non è casuale: deve essere simmetrico alla successiva domanda Che forma ha? (What shape is it?). 
Nella pagina successiva compare un altro elemento di attenzione: cambia il colore della grande cornice e si allinea, questa volta allo scenario, al contesto: il sole che certifica il testo che dice "Una casa al mattino". Vi svelo un segreto: siamo in estate. 
Ma, attenzione compaiono, in lontananza anche altri personaggi, prossimi a entrare in scena.
 

A dimostrare una forte coerenza tra narrazione e immagine. E in questo, come sempre, il giro di pagina, quella piccola pausa obbligata, fa la sua parte. 
Lo schema si ripete, ossia c'è un piccolo ingrandimento di un particolare e arrivano le domande, come sempre 4, ma sale di un pochino il grado di difficoltà e il grado di attenzione richiesto al piccolo lettore. Questo ritmo, questo schema che torna regolare, nelle figure come nel testo, ha lo scopo di 'rassicurare', ma nello stesso tempo anche di incuriosire e soprattutto di 'incoraggiare' a fare un altro pezzettino di strada assieme. 
Dopo la notte arriva la pioggia (zitto zitto Henkes ci mette l'autunno e disegna nuvole e pozzanghere come sorelle) e la neve (zitto, zitto, l'inverno). 
Se andasse avanti così fino all'ultima pagina sarebbe comunque un buon libro, ma sarebbe anche un'occasione non utilizzata appieno. 
E Kevin Henkes lo sa bene, visti i riconoscimenti che hanno i suoi libri, dal Giesel honor e Caldecott Honor, alla Carnegie, fino alla Caldecott. Lui è uno bravo assai, insomma. 


Quindi, sbram, cambia la cadenza, senza però smettere di usare quegli accorgimenti, quali per esempio anticipare l'entrata in scena di nuovi personaggi. O ancora di disegnare le persone e gli animali assimilandoli a dei giocattolini, veri e propri pupazzini (compari di quelli visti in Waiting, disposti in bell'ordine sul davanzale di una finestra) - poco più che birillini - che si muovono su un prato pieno di fiori (è arrivata primavera) e compiono impercettibili gesti significativi (a voi coglierli) in un contesto che tanto ricorda un gioco di scenario, consueto allo sguardo di un piccolo. Qui, uno su tutti: la casa delle bambole. 
Continuano a esserci le domande, ma stiamo arrivando al finale. 
E il finale è sempre un'altra cosa. Adesso le domande hanno una loro risposta già nel testo che smette così di essere un dialogo per diventare di fatto un minuscolo racconto di un enorme autore.  

Carla 

Noterella al margine. Merito al traduttore che esce a testa alta dall'impaccio tra house e home, il nocciolo della questione. E merito a chi ha portato finalmente in Italia Henkes, con la preghiera che arrivino presto anche Waiting e Kitten's First Full Moon. Sì?

venerdì 23 aprile 2021

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

IL COLORE EMOTIVO
 
Il germoglio che non voleva crescere, Britta Teckentrup
(trad. Sante Bandirali)
Uovonero Edizioni 2021


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)
 
"Formica aveva ragione. Ben presto il seme mise delle piccole radici e cominciarono ad apparire delle foglioline verdi.
La sua vita stava cominciando.
Sembrava molto delicato e fragile.
Formica e Coccinella se ne innamorarono immediatamente."
 
Quel seme aveva impiegato più tempo degli altri a germogliare e quindi quando comincia a crescere le foglie degli altri gli fanno ombra. Così diventa per lui necessario mettersi in cammino verso il sole. Tutti gli animali del prato, da piccoli a grandi, lo sostengono e lo aiutano come possono. Formica e Coccinella sono davvero orgogliose di come da piccolo germoglio diventi una pianta sempre più robusta e determinata che attraversa l'ombra in cerca del sole. Finalmente quando anche la piccola piantina riesce a sentirne il calore sulle foglie si si rende finalmente conto che quello è il suo posto sulla terra.
Felice, diventa ogni giorno qualcos'altro: una bella pianta che produce boccioli che poi diventano fiori, si riempie di bellissime foglie e durante l'estate è casa per molti animali. Quegli stessi che lo avevano sostenuto quando era piccolo germoglio. Loro non la dimenticheranno neanche quando l'autunno le dora le foglie e il vento la fa ondeggiare e le porta via i semi, verso il loro proprio destino. E' in arrivo l'inverno e con lui il silenzio e il freddo della neve che tutto copre, anche la pianta. Piccolo topo con gli altri amici animali esprimono il desiderio di ritrovarla alla primavera successiva. Accadrà? 
 
Il colore in un libro un po' come la musica in un film: agisce sulle emozioni. E' dalla metà dell'Ottocento che i pittori lo teorizzano.
Lo stesso si può dire della luce.
 

Britta Teckentrup lo sa e nei suoi libri se ne serve spesso e volentieri.
Su un testo esile che racconta il percorso faticoso di un seme, più lento di altri, verso il suo diventare pianta, l'elemento che colpisce è l'impatto forte che proprio il colore e la luce - molto più che parole, disegno o composizione - hanno anche a livello narrativo. 
 

Un bambino, anche nel silenzio delle parole, sarebbe in grado di leggere la luce e sentire il suono dello scorrere delle stagioni, il passaggio dall'ombra attutita di un sottobosco, alla luce piena di un prato illuminato dal sole e brulicante di piccoli suoni emessi dalla miriade di animaletti che ronzano. Nei toni caldi del marrone coglie invece l'autunno e nei toni freddi dell'azzurro e del grigio percepisce le intemperie in arrivo: il suono della pioggia, il soffio del vento teso e infine la neve che porta il silenzio, attutendo i suoni e le forme, coprendo entrambi. 
 

In questo senso, i libri di Britta Teckentrup possono essere considerati, nella maggioranza dei casi, come esperienze estetiche dello sguardo: una sorta di percorso verso il riconoscimento e apprezzamento della bellezza.
Il suo metodo compositivo, non dissimile da quello che ha utilizzato Eric Carle anche se con risultati ben diversi già negli anni Sessanta, si basa sulla realizzazione di veri e propri pattern di colore, quindi ritagliati e ricomposti, e qui sta la differenza con Carle, per poi essere rielaborati al computer. Circostanza che le permette di sovrapporli, una volta passati allo scanner e rielaborati, su un unico livello in modo da ottenere quel particolare affetto 'nebbioso' che rappresenta una sorta di sua firma.
Si riconferma la sua predilezione per la creazione di scenari in ombra, ombra che qui più che altrove vediamo in dialogo con il suo opposto, la luce.
 

Entrambe protagoniste assolute, questa volta dichiaratamente, anche nella costruzione narrativa.
Dei colori 'emotivi' la prima cosa che l'occhio percepisce è la sagoma e, solo in un secondo momento, l'occhio va a indagare il dettaglio che è sempre molto puntuale: le farfalle.
E in un terzo momento ascolta le parole che raccontano di un ciclo naturale e nel contempo di una difficoltà superata, grazie a una squadra di supporto.
E a proposito di questo, accanto all'indubitabile valore estetico che ti colpisce all'istante, forse val la pena fermarsi a guardare anche il senso ultimo di questo racconto. La tenacia per uscire dall'ombra e trovare il proprio posto al sole è una questione, ma il farlo in ritardo, con un ritmo diverso da quello comune è una questione ulteriore da mettere in circolo. Ma ancora, per farlo occorre l'impegno e il sostegno di tanti. Diventare grandi è un percorso personale sul quale però ha importanza anche il contributo degli altri. E dimostrare riconoscenza per questo è ancora un tema. 
 

E ultima ma non ultima forse è possibile fare anche una riflessione su come la Natura abbia leggi severe, ma nel contempo abbia in sé una potenza enorme che è all'origine della vita (vita che se è anche protetta con cura diventa più facile) e alla sua lotta per morire quando è il tempo giusto per farlo.
 
Carla

 

lunedì 27 agosto 2018

FAMMI UNA DOMANDA!

DOMANDE PER PICCOLI


Se ne parla di meno, anche perché la produzione è più occasionale e ripercorre, con poche eccezioni, percorsi già consolidati: è la divulgazione destinata ai bambini di scuola materna, soprattutto a partire dai quattro anni.
Vi segnalo una nuova collana, che mi sembra abbia non pochi meriti, ma anche qualche limite.
L’autore è Martin Jenkins, che si avvale della collaborazione di diversi illustratori, Hannah Tolson e Richard Jones. L’editore originale è la Walker Books, in Italia la traduzione è di Fatatrac, storico editore per bambini, ormai parte integrante del gruppo Giunti. Si tratta, per ora, di due albi che raccontano le stagioni con ‘Un anno con gli scoiattoli. Una storia sul susseguirsi delle quattro stagioni’ e l’altro le trasformazioni della crescita animale e vegetale con ‘La farfalla e il fagiolo. Una storia sulle fasi della crescita’.


Partendo dal primo, decisamente più riuscito, vediamo una piccola storia strutturata intorno alla vita di una coppia di scoiattoli, attraverso il passaggio delle stagioni; interessante è l’impaginazione che, con la dimensione e la collocazione dei diversi testi, evidenzia la storia rispetto alle poche righe di spiegazione. La storia poi, alterna la descrizione della giornata degli scoiattoli con la presenza mobile di un gufo (disegnato, ahimè, anche questa volta come un allocco). La mobilità di quest’altro soggetto costituisce un elemento di sorpresa e di continuità nel passaggio da una fase all’altra.


Nel secondo albo vengono descritti, come dice il titolo, i cicli vitali di un fagiolo e della pianta che ne deriva, e di un uovo di farfalla, con le relative metamorfosi.
Ovviamente le due vicende sono intrecciate, poiché il bruco cresce sulla piantina di fagiolo. Anche qui l’impaginazione distingue la storia e le spiegazioni, che ne sono a margine.
In entrambi i casi c’è una parte finale interattiva e una sorta di indice per argomenti che consente di ‘pescare’ all’interno dell’albo le parti di maggiore interesse. Questa è un’interessante opzione, che consente un uso molteplice del libro stesso.
Un altro pregio è rappresentato dalla cura grafica, con illustrazioni non banali; poi l’aver cercato un modello esplicativo non pedante, capace di assecondare le curiosità del piccolo/a lettore o lettrice, rispondendo sottovoce alle probabili domande. E’ una tipologia di libro che utilizza la narrazione come veicolo della spiegazione, rendendola fruibile anche ai più piccoli.
Che si dedichi maggiore attenzione ai testi divulgativi per questa fascia di età è una gran cosa e non è casuale il fatto che ancora una volta sia l’editoria anglosassone ad aver il maggior numero di proposte.
Il limite, forse l’eccessiva semplificazione: parlare ai bambini delle cose del mondo, ai loro occhi e non solo, così grande e misterioso implica la semplificazione, ma non la banalizzazione; la tentazione, anche da parte di molti adulti, è dare la risposta più facile, anche se poi l’esercizio più promettente è lasciare che crescano le domande, con tutto l’imbarazzo che ne deriva per noi.

Eleonora

“Un anno con gli scoiattoli. Una storia sul susseguirsi delle quattro stagioni”, di M, Jenkins e R. Jones, Fatatrac 2018
“La farfalla e il fagiolo. Una storia sulle fasi della crescita”, di M. Jenkins e H. Tolson, Fatatrac 2018



venerdì 24 febbraio 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


DI PICCOLI E DI GIGANTI

Una storia che cresce, Ruth Krauss, Helen Oxenbury, 
(trad. Alice Pascutti)


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"L'aria diventa più calda. Il bambino e la mamma piantano i semi di granturco. 'Mettiamo via i tuoi vestiti di lana. Li rimetterai quando l'estate sarà finita' dice la mamma. Il bambino e la mamma piegano i pantaloni pesanti. Poi piagano la giacchetta pesante. Li prendono e li ripongono in una scatola. Il bambino sale su una sedia per sistemare la scatola sopra una mensola."

Sta arrivando la primavera. E con la primavera tutto riprende a muoversi, tutto ricomincia a vivere. Sugli alberi i boccioli, i fiori nel prato e l'erba inverdisce. Quel bambino si guarda intorno e vede che ogni cosa sta diventando più grande. Crescerà il cagnetto che non lo perde di vista, cresceranno i pulcini che lo seguono ovunque? E soprattutto lui, lui crescerà? La mamma che nel frattempo pota, mette a dimora nuove piantine, semina granturco nel campo, risponde tranquilla alle domande sempre più incalzanti del suo bambino che non vede cambiamenti su di sé. Lo rassicura: cresceranno i pulcini, crescerà il cucciolo e crescerai anche tu. 


Arriva l'estate e il ricamo di fiori sugli alberi diventa una ricchezza di piccole pere. Spuntano le pannocchie. Il cane e i pulcini sono più grandi, lo si nota ad occhio nudo. Ma è poi così sicuro che anche i bambini crescano? Guardandosi allo specchio, mentre la madre si prova il suo vestito bianco, non si direbbe proprio.
Sullo scorcio dell'ultimo sole dell'estate, ciò che era piccolo ora è maturo: pere, pannocchie vengono raccolte. Il cagnetto è ormai un cane, i pulcini sono polli e quel bambino è ancora lì a pensare di essere l'unico a non aver messo neanche un centimetro in più...
Arriva l'autunno, con il vento, la pioggia che riga i vetri. E' il momento di mettere via i vestiti da estate e riprendere quelli pesanti dalla scatola che li ha custoditi per tutto questo tempo.


Maniche corte, giacca stretta, pantaloni che non si chiudono, caviglie in bella vista. Qui qualcuno è cresciuto, o sbaglio?

Ha settant'anni Growing Story. Uscita nel 1947 per mano di un gigante della letteratura per l'infanzia, Ruth Krauss, all'epoca illustrata da Phyllis Rowand, questa storia è riapparsa nel 1975 e ancora nel 2007 con le illustrazioni di Helen Oxenbury. E così a gigantessa si affianca donna di statura imponente.
La gigantessa gigantesca di questo libro è Ruth Krauss: colei che negli anni Cinquanta ha segnato una svolta epocale nell'ambito del libro illustrato per bambini. Ruth Krauss è colei che dell'infanzia ha saputo vedere e raccontare il lato più autentico. E' colei che ha saputo circoscrivere in brevi frasi il misterioso universo dei più piccoli. E' colei che ha avuto come interlocutori privilegiati Crockett Johnson (lo ha anche sposato) e Maurice Sendak a cui si devono i disegni fulminanti di un paio di capolavori che hanno allietato l'infanzia di milioni di piccoli e piccole negli Stati Uniti del dopoguerra, A hole is to dig (1952) e A very Special House (1953), che gli ha portato la prima Caldecott Medal della sua lunga carriera.
E' l'età d'oro, gente!
 

Nota correttamente Jules, mio faro nella notte, in una intervista a Philip Nel (Crockett Johnson and Ruth Krauss: How an Unlikely Couple Found Love, Dodged the FBI, and Transformed Children's Literature, 2012) che alla Krauss spetta il merito di aver assegnato di diritto ai bambini un posto nell'ambito della letteratura per l'infanzia.
E Sendak, negli otto libri di Krauss illustrati da lui, ha dato forma a tutto questo. Al loro fianco giganteggiava Johnson che inventava Harold che, con la sua matita viola, ha dimostrato al mondo che l'arte può creare universi. E per capire un po' meglio che aria si respirava tra quei tre sono illuminanti prefazione e postfazione di Maurice Sendak e Philip Nel a Spiaggia magica, libro inspiegabilmente passato inosservato... (orecchio acerbo, 2013).
Non è poca cosa.
Esiste, si è detto, una seconda figura imponente nel libro, ed è Helen Oxenbury. Per una sorta di timore reverenziale, lei mette i suoi disegni a totale servizio del testo. In una simmetria quasi ossessiva, la Oxenbury dà forma a ciò che le parole raccontano, ma ciò nonostante riesce a essere comunque se stessa nel creare il contesto accogliente che conosciamo da altri suoi libri. 



Sembra quasi che, come se fosse suo malgrado, la storia trovi comunque un 'lessico familiare' del tutto originale del modello di Rowand. La sua cifra si riconosce nell'alternanza di colore a b/n a matita,  in quel bambinetto un po' preoccupato, ma soprattutto in quella mamma che lo rassicura e che, attraverso le stagioni, si muove operosa e sicura; ma ancora nella relazione affettiva che costruisce tra cuccioli - di uomo, di cane e di pollo - che a ben vedere nel testo sono solo strumenti di paragone. Altra rara concessione che si permette è uno specchio. 


Uno specchio che accoglie le vezzosità di quella giovane madre e sancisce agli occhi felici e increduli di quel bambino che, nonostante tutto, si diventa grandi...


Carla

Noterella al margine. Di giganti, in questo libro, ce ne sono già a sufficienza.
Così non riesco proprio a tacere su quel titolo rosso che 'giganteggia' un po' troppo (sebbene presente anche in una delle versioni originali di Harper & Collins, mi pare che lì non abbia lettere così cubitali, forse favorito anche dal testo inglese come sempre più sintetico di qualunque traduzione). Ma è peccato veniale che si stempera nella immensa gratitudine per aver ristampato un libro così.