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mercoledì 15 luglio 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

LA PAURA DI CAMBIARE


Due sono gli elementi che mi hanno attratto subito della copertina di La straordinaria estate di Otto: la prima è stata l’illustrazione magistrale di Ole Könnecke, la seconda è stato il nome di Peter Stamm. Incerta sul fatto che fosse davvero quel Peter Stamm, sono andata a cercare. 
Sì, proprio lui: autore eccelso svizzero, pubblicato da Casagrande, tematiche affrontate spesso relazionali e assolutamente adulte. E così mi sono fiondata. 


Otto de’ Qualcosiis è un bambino che vive da solo col suo cane Asso – Asso de’ Cavalcaviis - in un castello enorme, composto da decine di stanze e da una galleria di ritratti dei suoi famosissimi avi. 
Otto e Asso in realtà non sono proprio soli, con loro vivono diversi aiutanti: la governante signora Weber (che compare all’improvviso), Jeno l’insegnante di scherma (ungherese, che parla ungherese e quindi incomprensibile), il giardiniere Claus e Jens, il cuoco e assaggiatore personale, innamorato di Catarina, parrucchiera di Otto. Ma Otto non va a scuola? No, Otto ha naturalmente un precettore, il professore Rosko, che ritiene che matematica e storia e fisica siano materie sopravvalutate. L’unica materia a cui si dedicano è la calligrafia. 
Cosa fa Otto tutto il giorno dunque, a parte scherma e calligrafia? Gestisce il castello e conta i suoi soldi. 
Il racconto svolta quando un pomeriggio Otto incontra una disinvolta ragazzina, nipote di Claus, di nome Nina, di dieci centimetri più alta del bambino. 


Il timido e principesco invito di Otto a visitare il castello determinerà il caos all’interno della sempre identica vita del ragazzino. Con Nina compariranno poi Paola e Marco a scombussolare ulteriormente la vita dell’abitudinario e nobile Otto. 
Dietro l’apparenza di una struttura narrativa non originalissima in realtà si nasconde un racconto forte, eversivo, che indaga con profondità temi scomodi. 
Esattamente lo specchio di ciò che Stamm fa nei suoi lavori per gli adulti. 
Il primo elemento che emerge si può riassumere nel motto della famiglia di Otto: “Semper idem”, che si può tradurre con un “Tutto come sempre”. Il ragazzino ha tutte le giornate uguali, nulla accade di inaspettato, anche la cura del castello è fatta più di riparazioni dell’esistente che di rivoluzioni architettoniche. 
Per curiosità cerco qualche notizia in più sul motto e scopro, su Wikipedia, che questa lapidaria frase era nello stemma del cardinale Alfredo Ottaviani. Ottaviani. 
Un cardinale “noto per il suo rigore e per aver incarnato la tradizione più forte della Chiesa Cattolica” (Wikipedia). 
Che cosa curiosa, ora mi spiego molti aspetti del libro. Senza dubbio la vita di Otto non ha molto di vitale prima di incontrare Nina, rinchiuso com’è nel ruolo di nobile adulto decadente. Questo filo rosso tra il motto di Otto bambino e quello del cardinale Ottaviani fa anche chiarezza su un altro aspetto che alla lettura avevo trovato effettivamente sorprendente: Paola, Nina e Marco frequentano il collegio di suore del paese, solo che Paola è figlia di una suora, la cui identità è però celata.


Il libro verte tutto su questo doppio mondo di certezze e di chiusura da una parte e sul continuo cambiamento, sulla libertà di movimento e di pensiero dall’altra. Mentre Otto ha un assaggiatore privato, Marco prende dall’alimentari dei suoi del cibo scaduto da condividere con gli amici. Mentre Otto ha un castello decadente come casa, Nina lo accoglie nel suo proprio castello, ossia una casa sull’albero con tanto di wc. 
Questa nuova vita fa interrogare Otto e mette in crisi tutta la sua esistenza. Soprattutto Otto capisce che all’introduzione di una variabile, a cascata ne succedono altre mille. Questo è a mio parere l’aspetto più interessante che il libro affronta e che racconta bene: Otto è combattuto tra la paura del cambiamento e l’ebbrezza che nasce dalle nuove esperienze. Oltretutto il disegno di Könnecke rafforza molto l’idea di questo bambino fuori dal mondo, con il suo sguardo perso e impaurito ma pur sempre come in attesa di qualcosa di bello. 
Il secondo aspetto interessante è l’assenza totale dei genitori. Non gli adulti, che di adulti è pieno il libro, ma proprio dei genitori. I quattro bambini per motivi diversi si ritrovano a vivere senza di loro, ogni tanto emerge un po’ di astio, ogni tanto si chiedono dove saranno, come se non fossero alla fine così essenziali. 
Nella seconda parte, una volta abbattute le perplessità di Otto sulla vita sempre uguale a sé stessa, il libro diventa un vero e proprio romanzo d’avventura e Otto finalmente torna bambino. 

Valentina 

La straordinaria estate di Otto, di Peter Stamm, ill. di Ole Könnecke, trad. di Claudia Valentini, Feltrinelli Kids 2026

mercoledì 13 marzo 2024

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

STORIE D’ALTRI TEMPI


Ci sono storie non particolarmente eclatanti, in cui la Storia costituisce uno sfondo, spesso drammatico: sono storie che raccontano la vita reale di tante e di tanti che non hanno la postura eroica, vite di ragazzi e ragazze di cui spesso non si parla. Penso ai due romanzi che Chiara Carminati ha dedicato ai civili coinvolti nella Prima Guerra Mondiale e ai figli ‘bastardi', che sono stati una delle conseguenze.
Ora si aggiunge un nuovo romanzo, firmato da Vichi De Marchi, dal titolo ‘Chiamami Giulietta’, pubblicato da Feltrinelli. Siamo più o meno nelle stesse terre in cui Carminati ha ambientato i suoi romanzi, nella provincia di Belluno, dagli anni Trenta alla Seconda Guerra Mondiale. Il fulcro della storia qui raccontata è rappresentato da Maria, undicenne figlia di una povera famiglia di contadini, il cui orizzonte è racchiuso fra i lavori nei campi e la prospettiva di ‘andare a servizio’ in città.
Nelle grandi città, infatti, era richiesto il lavoro delle bambine ‘servette’, pagate pochissimo e con poche ambizioni. Maria accetta a malincuore di andare a lavorare a Roma, presso una famiglia benestante; al paese, infatti, lascia la sua amica del cuore Cristina e l’incipiente amore per un ragazzo di poco più grande, Gabriele, anche lui al lavoro negli alpeggi per un’altra famiglia.
La famiglia di Maria è povera, ci sono tanti figli da sfamare, la tenerezza è un lusso che non ci si può permettere.
Comincia così la sua vita a servizio, lontano da casa, presso una famiglia che l’accoglie con durezza. Non sono tanto le faccende domestiche, cui è abituata, quanto la grettezza e l’avarizia dei suoi datori di lavoro a renderle il lavoro pesante. Lavoro che dura tutto il giorno, con la sola domenica di riposo, passata spesso insieme a una compaesana. Da quella situazione così avvilente decide di fuggire, per tornare a casa.
Incombe però la guerra; un fratello parte sotto le armi, un altro emigra con la moglie in America. La povertà non concede tregua e Maria deve ripartire, per andare a servizio presso una famiglia milanese, che questa volta l’accoglie calorosamente. Viene poi richiamata a casa, servono braccia per lavorare e la ragazza porta con sé alcuni libri che la famiglia in cui lavorava le ha regalato. Anche la scuola è un lusso, Maria l’ha dovuta lasciare presto, suo malgrado.
Infine la disfatta, l’8 settembre e lì al Nord, la guerra partigiana. Senza esitazione, Maria e Cristina diventano staffette partigiane, vivendo quegli anni terribili di occupazione nazista.
E poi, la pace, quando si fanno i conti con i lutti, le tragedie, le distanze; e si comincia a pensare al futuro.
Il romanzo di De Marchi parte dalle ricerche fatte intorno alla vita di Lina Merlin, fra le poche donne della Assemblea Costituente e prima senatrice d’Italia. Anche lei aveva vissuto l’esperienza del lavoro domestico, condividendo la sorte di tante ragazzine povere che dal Veneto contadino andavano a lavorare nelle grandi città. Si tratta quindi di una storia con solide radici nella realtà del nostro Paese, una storia che racconta con grande sensibilità il mondo povero dell’Italia ante guerra, dove studiare era un lusso e far lavorare i figli e le figlie in età giovanissima una necessità.
Se, per fortuna, siamo lontani da quella povertà diffusa e tanto si è fatto per l’affermazione del diritto allo studio e alla salute, non siamo esenti da altri tipi di povertà, che si nascondono nei quartieri ghetto delle grandi città, o in alcune zone del Meridione, ad esempio. Povertà che fatichiamo a comprendere e decifrare fino in fondo.
Per capire il nostro presente e il passato recente sono indispensabili libri come questo, che raccontano con semplicità e rigorosa documentazione le radici nascoste di questo Paese.
Consiglio caldamente la lettura a tutti i ragazzi e le ragazze appassionati di storia e che vogliano capire meglio il mondo in cui vivono.

Eleonora

“Chiamami Giulietta”, V. De Marchi, Feltrinelli 2024





sabato 30 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 

CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Gennaio 2023


Tutti i cari animaletti, Ulf Nilsson, Eva Eriksson (trad. Laura Cangemi) 

perché

"Illuso e miope è quell'adulto che pensa di nascondere il più a lungo possibile un fatto di così capitale importanza agli occhi del proprio bambino. Facendolo, produce in quella piccola testa una visione distorta di come va la vita. E quando poi la morte, inevitabile, si presenta quello stesso bambino sarà sguarnito, debole e senza strumenti per superare il dolore. 
E allora ben venga Ester e il suo amico, ben venga anche Putte che come utensili ha solo gli occhi per piangere, perché lui di cosa significa morire non ne sa niente, ma al contrario conosce bene il dolore dell'ineluttabile: quell'insormontabile 'per sempre', quello sì che lo fa disperare. 
Ben vengano tutti gli aspetti più formali della questione: dal tipo di bara, alla localizzazione della fossa, dalle lacrime alle parole di addio in rima, dall'arredo della tomba con fiori e cartigli ai battesimi prima delle sepolture per finire con la scelta dei diversi materiali per le singole croci. "




perché

"Gli argomenti sono tanti e vanno dalla ricerca di fonti di energia alternative e che quindi non comportino l’emissione di anidride carbonica, al problema della sussistenza di miliardi di esseri umani, con la sperimentazione di fonti proteiche diverse: insetti, alghe, funghi; l’utilizzo delle deiezioni animali e umane per la produzione di energia; la progettazione di materiali da costruzione provenienti dal riciclo; le sperimentazioni per ripulire gli oceani dalla micro plastica o per difendere le città costiere dal probabile innalzamento del livello dei mari. Insomma, moltissimi argomenti, che si intrecciano fra loro in una fitta rete di idee e invenzioni che forse in futuro aiuteranno l’umanità a sopravvivere a se stessa."

                                               Febbraio 2023



perché

"Che Moeyaert sia un eccellente scrittore e la Pignatti la sua valente voce italiana per Sinnos, non credo vada ancora dimostrato, ma in Morris, con le sue scarse sessanta pagine, riesce a concentrare così tanto valore che diventa anche difficile ragionarci senza perdersi pezzi importanti lungo la strada. 
Forse la cosa che appare più evidente è la sua capacità di essere elusivo. In qualche modo dimostra di saper usare uno degli strumenti principali dello scrittore, ossia il silenzio. 
Moeyaert tace. Sa tacere quando è il momento giusto per farlo. Per esempio, avvolge nel silenzio le prime 5 pagine. Tace su quel 'è meglio così' e lascia a chi legge il compito di annodare i fili."




perché

"In questo romanzo, che consiglierei a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, si intravedono moltissime tematiche: dal rapporto fra le generazioni, alle difficoltà della crescita, alla scoperta della propria identità sessuale. Un romanzo denso che in nessun momento scade nel didascalico, al contrario riveste i personaggi con uno sguardo ironico e affettuoso nello stesso tempo, osservando gli ingenui tentativi dei più giovani con la stessa partecipazione con cui descrive la malinconia dei vecchi."

Marzo 2023


Come dinosauri dopo l'asteroide, Gayle Forman (trad. Alice Casarini) 

perché

"E così al valore di una storia costruita su un grande silenzio che prende una china verso una inevitabile collisione, se ne aggiungono altri: primo fra tutti appunto la capacità dimostrata nel dare crescente spessore e complessità ai diversi personaggi, ottenuto con un sapiente e parco dosaggio di informazioni. Ma ancora, a mettere sul piatto un buon numero di questioni e di saperle intrecciare senza mai cadere nell'ovvio o nella didascalia. 
L'amore, la solitudine, le dipendenze, la disabilità, il lavoro di squadra, l'amicizia, la ricerca di sé, i libri, la musica, le seconde possibilità, l'abbandono, la morte, la paura, i problemi finanziari, la passione, l'ottimismo e la sfiducia. Non è poca roba. 
E tutto questo, per sapiente costruzione narrativa, trova un suo preciso posto."


perché

"Syberia’, come dicevo all’inizio, è un romanzo complesso, che utilizza almeno due registri: quello del romanzo di avventura, rimandando a London, a Krakauer, a Conrad, dipingendo con infiniti accurati dettagli la meraviglia e l’orrore di una natura incontaminata e ostile; e quello del romanzo di formazione, del viaggio inteso come trasformazione, se non trasfigurazione, una ricerca del vero sé allontanandosi dal mondo." 


Aprile 2023


Il giorno in cui la talpa (quasi) vinse la lotteria
Kurt Bracharz, Tatjana Hauptmann (trad. Valentina Freschi) 

perché

"Dunque, le piccole comunità boschive. Credo che la bellezza possa nascondersi lì, in quella piccola e semplice società animale che d'incanto diventa, tra zampe e pellicce, riflesso brillante di una società ben più grande e complessa. Complice anche il sapiente pennino di Hauptmann che con Brachartz condivide più di un intento, su tutti l'ironia puntiforme e lieve che si concede qui e lì, ma anche il piacere di uscirsene dalle cornici e da certe convenzioni. Il meccanismo è rodato e funziona: piccoli animali del bosco che hanno le loro tane arredate come casette, che hanno abitudini europee nel prendere un tè assieme, che hanno un servizio postale lento ma efficiente, che procedono con contratti e verbali in fatto di transazioni commerciali, che credono di curare la loro salute con un sistema di welfare celere e affidabile, che sconfiggono la congenita miopia con occhiali, che scrivono e firmano atti importanti con penne stilografiche di pregio, che si divertono e sperano nel futuro con le lotterie, che mangiano gomme americane e che usano principalmente il trasporto su gomma. 
Ecco fatto: ci siamo dentro con tutte le scarpe, dentro scenari del genere."


perché

"Letture e mondi immaginari ad esse collegati, quanto possono essere importanti nella crescita di un ragazzo, o di una ragazza, e quanto condividerle crei una comunità che si riconosce in un immaginario; e quanto è importante portarsi questo bagaglio nella vita e potervi ritornare, magari cambiati, quando se ne sente la necessità (…) "

Maggio 2023


Da grande sarò una foca, Nikolaus Heidelbach (trad. Valentina Vignoli) 

perché

"E qui si apre uno dei tanti scenari scomodi, quegli stessi scenari scomodi che Heidelbach cerca con determinazione e costanza con l'obiettivo di metterli dentro un libro illustrato per farli arrivare a chi di dovere. 
Credo di non allontanarmi troppo dal vero se penso che il buon Heidelbach lo faccia in modo programmatico, con l'intento di voler raccontare la verità, di voler raccontare la complessità dell'infanzia per quella che è e quindi scompaginare certe sicurezze, che appartengono al mondo degli adulti e che gli adulti si danno un gran daffare a inculcare nella testa dei bambini. 
Una di queste - peraltro distante da quella che è l'esperienza del reale che molti bambini possono aver sperimentato - è quella che mamma non ti lascerà mai. Affermazione che già di per sé crea un bel po' di guai. 
La seconda, da questa derivante, ha a che fare con la lontananza che non è di per sé - ad eccezione del territorio italiano - un sinonimo di disinteresse o mancanza d'affetto verso chi si lascia. 
Non a caso, Heidelbach dice la sua al riguardo, senza spendere neanche una parola, ma disegnando una scena che in questo senso è inequivoca. Ma forse per un adulto, non abbastanza rassicurante. 
Arriva con chiarezza addirittura a libro chiuso."



perché

"è a suo modo un romanzo esemplare nel saper trattare con delicatezza un tema tanto drammatico e spesso stigmatizzato nella letteratura per ragazzi. I personaggi sono destinati a restare nel cuore di lettrici e lettori proprio per la loro fragilità, incoerenza, rabbia. Nello stesso tempo si parla di morte senza eufemismi, senza inganni consolatori, parlando del dolore e del lutto per quello che sono realmente."

Giugno 2023


perché

"Almeno tre sono le questioni che questo libro norvegese, tradotto ovunque e pluripremiato anche con il Deutscher Jugendliteraturpreis nel 2021, mette nero su bianco. 
La prima, decisamente la meno scontata e la più felice anche in senso letterario, è il grande 'progetto' di questi due ragazzini che non vanno in vacanza. 
Pieni di bellezza e tenerezza gli esiti cui porta. 
La seconda, non esattamente una novità nella letteratura rivolta ai più giovani, ruota intorno a una questione centrale: la pressione che ogni persona avverte su di sé da parte del prossimo. In questo caso appare declinata in un contesto in cui ragazzi e ragazze dodicenni, più o meno consapevolmente, la esercitano e la subiscono giorno dopo giorno. Soprattutto tra i banchi di scuola. Va da sé che la storia metta davanti ai lettori la grande domanda: qual è il prezzo che si è disposti a pagare per essere accettati dagli altri? "




perché

"un interessante approccio al libro di divulgazione, dove si affiancano contenuti prettamente scientifici a suggestioni narrative o artistiche, quasi a suggerire la complessità dell’oggetto indagato, al di là del più stretto tecnicismo. Si tratta di un esperimento interessante che allarga anche il bacino dei potenziali lettori e lettrici: non solo ragazzi appassionati di mare, non solo estimatori di libri illustrati. Lettrici e lettori, in base alle proprie propensioni e competenze, potranno trarre informazioni e suggestioni fra loro connesse; possono essere, come dicevo, ragazze e ragazzi, ma anche adulti, che apprezzino in particolare i libri ben fatti, ben pensati e ben costruiti."

[continua]



venerdì 10 febbraio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL PARADISO DEI MATTI


Come più volte sottolineato in questo blog, l’opera dello svedese Ulf Stark è oggetto di un rinnovato, e meritato, interesse; dopo Iperborea, tocca a Feltrinelli recuperare un testo che aveva avuto già due edizioni e che ora viene riproposto, sempre con la traduzione di Laura Cangemi, nella collana Universale Economica Feltrinelli Ragazzi.
Il testo originale è del 1984 e precede di diversi anni ‘La grande fuga'. In realtà questo romanzo racconta due storie insieme, che si intrecciano strettamente: una, la principale, è quella di Simone, dodicenne con una leggera vena di follia e dal nome francese, che può indurre a imbarazzanti equivoci: è una storia che racconta del trasferimento della famiglia in un quartiere periferico di Stoccolma, dell’ingresso in una nuova scuola, con tutto quello che comporta; l’altra storia vede al centro del racconto il rapporto fra Simone e il nonno, che fugge dalla casa di riposo per passare il tempo che gli è rimasto con la famiglia.
Il primo filone narrativo utilizza un registro ironico e descrive con un certo gusto del grottesco le vicissitudini di Simone, nome proprio femminile francese, che a scuola viene scambiata dall’insegnante, soprannominata Cutrettola, per un maschio: Simon, nome proprio maschile. I diavoletti che albergano nella testa di Simone colgono la palla al balzo e Simone decide di stare al gioco, dando vita ad una serie di situazioni esilaranti. Di lei si innamora una ragazzina, baciata contro voglia e maldestramente, mentre Simone accetta tutte le sfide lanciate dai maschi, primo fra tutti Isak.
All’originalità, Simone è abituata: sua madre, illustratrice per riviste di moda, veste in modo stravagante e convive con Yngve, destinato a subire le stravaganze di madre e figlia. E non la spaventa dover inventare ogni giorno mille stratagemmi per nascondere, a scuola, la sua vera identità.
Il secondo filone narrativo, pur continuando a utilizzare uno stile sottilmente ironico, usa in realtà un altro registro: il centro di questa narrazione è rappresentato dal viaggio all’isola di Möja, dove il nonno aveva una casa in cui è vissuto fino alla morte della moglie. Arrivato qui, in sedia a rotelle, suona per l’ultima volta il violoncello, mette a posto le stanze e chiude la casa per sempre. Questo episodio viene, molti anni dopo, messo al centro del romanzo ‘La grande fuga’.
Il nonno ha capito che non gli resta molto da vivere e decide di salutare tutti con una grande festa in giardino, fra petali volteggianti e api.
In questo romanzo, che consiglierei a lettrici e lettori dai dodici anni in poi, si intravedono moltissime tematiche: dal rapporto fra le generazioni, alle difficoltà della crescita, alla scoperta della propria identità sessuale. Un romanzo denso che in nessun momento scade nel didascalico, al contrario riveste i personaggi con uno sguardo ironico e affettuoso nello stesso tempo, osservando gli ingenui tentativi dei più giovani con la stessa partecipazione con cui descrive la malinconia dei vecchi.
La vecchiaia in Stark non è mai rancorosa, al contrario è segnata da una sorridente serenità anche di fronte all’inevitabile fine; il nonno di Simone è una presenza confortante, l’unica persona a cui la ragazzina può confidare le sue bravate.
Il linguaggio dell’autore svedese è ricchissimo di metafore che, uniformandosi al momento in cui sono inserite, diventano prosaiche o poetiche, talvolta spiazzanti.
Per la sua ricchezza e originalità, anche questo teso di Stark è da considerare necessario per i ragazzi e le ragazze che amino testi intelligenti e scritti con grande maestria.

Eleonora

“Il paradiso dei matti”, U. Stark, trad. L. Cangemi, Fetrinelli 2022





lunedì 23 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL BENE E IL SUO DOPPIO


Francesco Carofiglio, non nuovo alle incursioni nella letteratura per ragazzi, inaugura una nuova serie dedicata ai Cattivi con un romanzo di difficile collocazione, ‘Mister H.’, pubblicato nella collana Up di Feltrinelli.
Tutta la narrazione è un esplicito omaggio a romanzi e autori del genere gotico, o horror: richiamato esplicitamente ‘Lo strano caso del dottor Jekyll e del Signor Hyde’, di Stevenson, fra le pagine compaiono citazioni di Poe, di Lovecraft, personaggi tratti dai romanzi di Conan Doyle e di Stoker, come se Carofiglio volesse richiamarsi idealmente a questa corposa e importante eredità nell’indagare il confine fra il Bene e il Male.
Il protagonista di questa storia, Leonardo Byron Palamides, è un giovane londinese di ritorno, nel 1929, in patria dopo un soggiorno negli Stati uniti, dove ha avuto modo di frequentare il maestro Houdini; a Londra invece, ritorna agli studi di medicina e di quella nuova corrente di pensiero analitico che risale a Jung. Il giovane è affascinato dal mondo dei sogni, e degli incubi, e in qualche modo attratto da quello che chiameremmo paranormale. A trascinarlo nel mondo al di là della realtà è una giovane paziente, Lilith, che pare essere in connessione con il mondo dei morti.
Quello che viene volontariamente o meno evocato è qualcosa che attiene al caso di Jekyll e Hyde, la coesistenza nello stesso corpo di due personalità, di cui una votata felicemente al Male.
Lo stesso protagonista si sente travolto da forze interiori che lui stesso pensava di ignorare: siamo a pieno nel territorio del perturbante, in cui è difficile distinguere sogni, incubi e realtà, proiezioni e azioni, impulsi e scelte razionali e, ovviamente , il Bene dal Male.
‘Cattivi. Mister H.’ è una storia gotica, densa di apparizioni, segnali ambigui, personaggi che alludono a mondi paralleli; e come tale andrebbe letta da lettrici e lettori giovani, probabilmente non in grado di raccogliere le molliche di pane, i segnali che qui e là richiamano altre storie, a una tradizione letteraria che ancora non hanno avuto il modo di esplorare, se non in parte.
Nello stesso tempo è una lettura intrigante per chi quelle letture le ha fatte, le ha sedimentate, sono entrate a far parte anche del lessico quotidiano.
Il tema è inquietante, andando a esplorare quell’ambiguità che è propria di ciascun essere umano, in cui convivono pulsioni e tendenze contraddittorie; così come è inquietante il mondo onirico, altrettanto è la realtà in cui si muovono persone crudeli e senza scrupoli.
Dicevo all’inizio che si tratta di un romanzo di difficile collocazione, proprio per i diversi livelli di lettura che lo contraddistinguono; un passaggio nel genere horror, un invito a esplorare la letteratura che questo genere ha nutrito, per i lettori più giovani; una interessante rivisitazione di un genere per il lettore o la lettrice più esperti.
Attualizzare Mister Hyde e portarlo nella Londra degli anni ‘30 è uno spunto interessante che piacerà a lettrici e lettori di almeno quattordici anni.

Eleonora

“Cattivi. Mister H.”, F. Carofiglio, ill. di D. Fachechi, Feltrinelli 2022



mercoledì 18 gennaio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

MEMORIA


Pubblicato per la prima volta in Italia nel 2001, poi ristampato, insieme agli altri tre romanzi collegati, nel 2014 nel volume dal titolo ‘L’isola lontana. Quadrilogia della memoria’, esce ora nella nuova collana Universale economica Feltrinelli ragazzi col titolo ‘Un’isola nel mare’, pubblicato dall’autrice svedese Annika Thor nel 1996.
Ispirato alle vicende della madre dell’autrice, il romanzo è ambientato su un’isola svedese di fronte a Göteborg che nel 1939 ospitò diversi bambini ebrei per sottrarli ai rastrellamenti che avvenivano nell’Europa occupata dai nazisti. La protagonista è l’undicenne Steffi, che, con la sorellina Nelli, si trova catapultata in un mondo completamente diverso dal suo: figlie di ebrei benestanti di Vienna, dove il padre esercitava la professione medica e la madre era cantante d’opera, si trovano nelle case modeste di famiglie di pescatori, dove tutto è dignitosamente povero, dal cibo ai vestiti.
Le due bambine sono convinte che si tratti di passare un’estate lontane dai genitori, ma mese dopo mese diventerà sempre più evidente che per i genitori sarà difficile se non impossibile espatriare.
Nelli, la più piccola, non ha difficoltà ad ambientarsi, inserita in una famiglia numerosa guidata da ‘zia’ Alma. Steffi va a vivere da zia Marta, una donna matura, poco loquace e fervente cristiana.
L’autrice mostra tutta la sua abilità nel mostrarci la vicenda attraverso gli occhi di una bambina, che poco comprende delle tragiche vicende che stanno sconvolgendo l’Europa: sa che i nazisti rappresentano il Male in Terra, ma crede che non sia troppo difficile sfuggirgli per espatriare tutti insieme in America.
Passano le settimane e i mesi e Steffi si sente sempre più abbandonata, non riesce a legare con le sue coetanee, che, per altro, la scherniscono. Anche la famiglia che generosamente la ospita non sembra in grado di colmare il vuoto affettivo che affligge la bambina, anche se il marito di Marta, il pescatore Evert, cerca di rassicurarla e proteggerla. La guerra si fa sempre più vicina, la Germania invade la Norvegia, la speranza di rivedere i propri genitori diventa sempre più flebile; nonostante questo s’intravede un briciolo di futuro da cui poter ripartire.
L’autrice, che attinge alle memorie familiari, riesce a dar conto del punto di vista ingenuo di una ragazzina e con grande abilità guida l’evoluzione dei personaggi, il loro arco narrativo, rendendoli via via più credibili: con gli occhi di Steffi, il lettore scopre i drammi, i legami, le piccole miserie di un mondo semplice, ma capace di grande generosità. Nello stesso tempo, lo straniamento della protagonista prende corpo in una lingua, in una religione diverse da quelle di partenza, così come sembrano all’inizio inaccettabili le durezze di una vita povera.
Lontano da qualsiasi retorica, lontano dalle tragedie più estreme provocate dall’affermazione del nazismo in Europa, il romanzo rende conto delle storie drammatiche di chi, seppur sfuggito ai campi di sterminio, ha visto stravolta la propria vita e il proprio futuro, ha sperimentato sulla propria pelle l’antisemitismo strisciante presente ben oltre i confini tedeschi.
La tetralogia de ‘L’isola lontana’ ha vinto lo ‘Jugendliteraturpreis’ in Germania.
Vale la pena riprendere in mano questo romanzo, e i suoi seguiti, per la delicatezza e l’intelligenza con cui sono trattati le grandi tragedie della Seconda Guerra Mondiale, gli eroismi e le crudeltà, la difficoltà di crescere in un contesto dominato dall’incertezza e dalla paura.
Lettura adatta a lettrici e lettori che abbiano almeno undici anni.

Eleonora

“Un’isola nel mare”, A. Thor, Feltrinelli 2023



mercoledì 26 ottobre 2022

FAMMI UNA DOMANDA!


DI MERAVIGLIA E DI VERTIGINE


Guido Tonelli, fisico di fama internazionale, insieme a Sergio Rossi, scrittore e divulgatore premiato più volte, scrive ‘Quando si accesero le stelle. Un grande scienziato ti racconta la nascita dell’universo’, pubblicato da Feltrinelli Kids.
Il libro descrive, come un percorso a tappe, la storia dell’universo, premettendo un punto metodologico fondamentale che è il metodo scientifico, le sensate esperienze e certe dimostrazioni di Galileo, lottando, a volte, con i preconcetti presenti nel senso comune.


Lo studio delle origini dell’universo può seguire due strade: l’indagine sulle particelle elementari, presenti all’origine del cosmo e che consente di comprenderne la storia, l’evoluzione, come per esempio la scoperta del bosone di Higgs, effettuata al Cern e a cui ha contribuito anche l’autore; la seconda strada è quella degli astrofisici e degli astronomi che con il loro super telescopi si stanno spingendo sempre più in là nello spazio, e quindi indietro nel tempo.
Più che spazzar via pregiudizi, questo libro apre finestre inusitate sul tempo e sullo spazio, sgombrando il campo da luoghi comuni ben consolidati: ad esempio scopriamo che all’inizio era il vuoto, ma per vuoto non si intende qualcosa in cui non c’è niente, ma un sistema in cui la somma delle energie in gioco tende sempre allo zero.
Si tratta, evidentemente, di un concetto contro intuitivo e gli autori sottolineano più volte come la scienza si affermi contro i pregiudizi. Ma qui credo che la questione sia più sottile: pensare che l’universo sia un insieme armonico, costante nelle sue forme non è tanto il frutto del persistere di pregiudizi, quanto una difficoltà a costruire un nuovo senso comune basato sulle più recenti acquisizioni scientifiche.
Per passare dal sistema tolemaico a quello copernicano ci sono voluti mille anni e c’è ancora qualcuno che afferma che la Terra è piatta!


Ma è proprio questo l’imprescindibile ruolo giocato dalla divulgazione nella traduzione della complessità delle nuove concezioni scientifiche in qualcosa di comprensibile anche dai profani; e libri come ‘Quando si accesero le stelle’ rappresentano un esempio mirabile di un approccio divulgativo che, se anche rivolto direttamente ai ragazzi, riesce a parlare anche agli adulti curiosi e disarmati di fronte a tanta scienza.
La struttura del libro è chiara e racconta nel modo più semplice possibile le diverse fasi dell’evoluzione del mondo dal vuoto, appunto, fino alla comparsa dell’Homo Sapiens sulla Terra.
Naturalmente, ci sono passaggi più difficili da digerire e altri più chiari, ma l’insieme è davvero un compendio indispensabile per capire di cosa discutono la fisica e l’astrofisica in questi anni, per capire cosa sappiamo oggi del mondo. Molto efficaci le illustrazioni firmate da Matteo Berton, che riescono a dare forma all’astrazione, e non è poco.


La complessità dell’argomento richiede lettrici e lettori che abbiano almeno una minima dimestichezza con gli argomenti trattati, quindi suggerirei un’età di lettura dai quattordici ai novantanove anni.

Eleonora

“Quando si accesero le stelle. Un grande scienziato ti racconta la nascita dell’universo”, G. Tonelli con S. Rossi, ill. di M. Berton, Feltrinelli 2022