venerdì 3 aprile 2026

ECCEZION FATTA! (gli amici immaginati di altri...)

Poi ne sono arrivati altri...
Questi otto - e più - sono gli amici immaginati di altrettante otto persone che con me hanno condiviso da tre anni a questa parte, in una piccola e gagliarda libreria di Pisa, chiacchiere piacevoli intorno alla buona letteratura per l'infanzia... 
Alcuni degli amici immaginati di queste otto persone, come è capitato anche ai miei, ora abitano solo in biblioteca per lasciare che nelle librerie abitino i più giovani. Ma gli amici immaginati, come quelli immaginari, non sono sempre lì. E non basta desiderarli, perché compaiano. Occorre sempre una bella storia dentro cui trovarli e solo in questo modo si può seguirli per un po', il tempo di farci amicizia. Può succedere che gli amici di carta ritornino. A ogni nuova storia, si rinnova il piacere di incontrarli proprio come succede con quelli in carne e ossa: in vacanza, o al parco, o nel cortile di scuola. Gli amici immaginati, che siano raccontati a parole o disegnati, la prima volta li troviamo quasi per caso, ma poi succede che li andiamo proprio a cercare, perché senza di loro si sta peggio! Si riapre il libro, si rilegge la storia e tutto ricomincia. Proprio perché sono immaginati, possono essere di tanti tipi. Alcuni sono creature umane, con difetti e pregi che conosciamo, con desideri e paure che proviamo anche noi. Alcuni sono altissimi, altri minuscoli. Possono esser pelosi o piumati e hanno un numero variabile di zampe o di ali. Spesso hanno il dono della parola e comunque sanno sempre come farsi capire. Tutti loro hanno per noi un "qualcosa" che li rende speciali, e rende indimenticabile il tempo passato assieme, volendo loro un gran bene. 

Carla

DUE E' MEGLIO CHE UNO...


La mia amica immaginata in realtà sono due: un’anatra zoppa e una gallina cieca. Sono particolarmente affezionata a tutte e due e non riesco a scinderle perché si completano a vicenda, le percepisco come un corpo unico, l’una non può fare a meno dell’altra, nonostante bugie, tradimenti e rivalse. 
Forse perché anch’io mi sento un mix di queste adorabili pennute: una prudente fino alla vigliaccheria e l'altra intraprendente fino all’incoscienza. Ma è evidente che l’autore sta parlando di noi, come in tutti gli altri suoi libri, senza dare giudizi, con comprensione e simpatia. 
L'anatra vorrebbe condividere con qualcuno la sua scorta di arachidi, ma chi potrà mai raggiungerla, dato che lei preferisce il proprio cortile buio e desolato, a qualsiasi altro e non ha nessuna intenzione di uscirne? 
Fortunatamente per lei un giorno entra nel suo cortile una gallina cieca che è il suo esatto contrario: spavalda, con poco tatto, determinata nell’esaudire il suo desiderio segreto, a tutti i costi: essere felice e comandare tutti a bacchetta!
L'anatra, nonostante le sue paure, si dimostra disponibile e generosa nei confronti della gallina, anche se quest’ultima si dimostra piuttosto rude nei suoi confronti. Ma l’anatra non vuole certo rinunciare a questa amica tanto desiderata, e quindi non vuole perderla. 
Alla fine l’anatra, che c’era sembrata “deprimente come uno straccio”, si dimostrerà molto astuta a salvare, ma anche a superare le sue paure e i desideri della gallina. 
“Sai cosa mi dà fastidio di te?” “Cosa?” “Niente”. 
Purtroppo, però, l’anatra, in un’altra avventura, non si comporterà da vera amica, appena incapperà in altre anatre come lei, e rinnegherà la gallina, pur di accattivarsi l’approvazione delle sue simili; ma mal gliene incorrerà. 
La gallina, invece, se la caverà egregiamente, assurgendo addirittura agli onori della ribalta. Si sorride e ci si commuove ad ogni pagina, parteggiando ora per l’una ora per l’altra, fino alla fine, quando tra spiegazioni, lacrime, pentimenti, confessioni, si comprenderà che l’amicizia sarà sempre il bene che va salvaguardato a ogni costo. 

Barbara Z.

L’anatra zoppa e la gallina cieca, Hulrich Hub, Jörg Mühle (trad. Bérénice Capatti) Rizzoli 2021 
Vietati i tuffi a bomba, Hulrich Hub, Jörg Mühle (trad. Bérénice Capatti) Rizzoli 2024




mercoledì 1 aprile 2026

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

DOVE SONO QUANDO NON SEI CON ME 

A e B sono amici. Un’oca e un riccio, per l’esattezza. Giocano, litigano e fanno pace. Passano molto tempo assieme, come ogni coppia di amici che si rispetti: si vedono ogni mattina, fanno colazione e chiacchierano, si scambiano qualche opinione, qualche osservazione sullo stato delle cose, qualche sorriso e qualche nostalgia. Poi, come accade a tutti gli amici, si allontanano in direzioni opposte, per vivere, ognuno per suo conto, la propria giornata. 

 
Dell’osmosi tra il mondo esterno e quel luogo privilegiato che è l’amicizia viene solitamente analizzata la direzione che dal fuori conduce al dentro: l’amicizia è una ritirata sicura, un’officina dove si scambiano idee, valori e sentimenti sperimentati altrove; dove si abbassano le difese, si condividono valori e piacevolezze in una prossimità che è fisica, intellettuale e sentimentale esclusiva, e intendo: caratterizzante e impossibile da sperimentare altrove. Meno indagata invece è la relazione che intercorre tra il calore del fuoco degli affetti elettivi e tutto quello che ci circonda e forse è a questa domanda a cui cerca di rispondere Sara Donati con la delicata vicenda narrata in questo albo: qual è il rapporto tra il nostro intimo star bene attorno al fuoco amicale e tutto quello che sta fuori di esso? In che modo agiamo per il bene della comunità coltivando quella pozza di luce e calore che sono le relazioni intime più profonde? Come si connettono la presenza e l’assenza, come divengono tessuto per il benessere comune?  


L’albo procede alternando illustrazioni calde e dotate di testo, in cui A e B sono presenti assieme, a narrazioni senza parole, vignette leggere, quasi appena schizzate in punta di penna. Ecco allora la giornata di A, il riccio: dopo aver salutato B, l’oca, si avventura controvento. Poco dopo A recupera gli occhiali di una lontra che si protegge dal vento con una sciarpa dorata. Qui, perdiamo le tracce di A per seguire le vicende di personaggi che appaiono per pochi attimi, in cui la silenziosa protagonista è una sciarpa dorata: ecco la lontra che aiuta le formiche ad attraversare il fiume - la sciarpa trasformata in ponte - ecco gli uccellini prendere la sciarpa per farci un nido, ecco la sciarpa cadere dal nido per atterrare fortuitamente davanti alla tana dell’oca, come se fosse quella la sua originaria e più naturale destinazione. Ormai è sera, e nulla è più bello di una sorpresa morbida e gialla . 


C’è un luogo dell’amicizia che è fatto di presenza: essere insieme nello stesso luogo e nello stesso tempo. Ma lo stesso legame esiste quando ci si muove in direzioni opposte e contrarie. Esiste dunque un luogo dell’amicizia in cui non si sta assieme, dove però l’assenza è ben lungi dall’essere vuota e ammalata di solitudine, dove il legame prende strade diverse ma persiste, quasi dotato di una persistenza capace di dilatare smisuratamente quel luogo e quel tempo. A e B fanno ancora colazione assieme, chiacchierano e condividono una desiderata prossimità, anche se non sono dello stesso umore. Come in ogni storia che si rispetti, ora seguiremo B, l’oca, avventurarsi sulla propria strada. Vedremo i suoi gesti propagare e diffondersi come cerchi nell’acqua. B scomparirà dalla scena, ma le sue energie caricate, allenate e messe in moto dalla colazione con A, continueranno a muoversi in sua assenza. Contrassegnato dal nastrino rosso, qualcosa che ha preso il via da B, sviluppato nell’intimità specialissima tra A e B, procederà per suo conto, fino ad approdare davanti alla tana del riccio, sua legittima destinazione, sotto forma di un mazzetto di shanghai; e il riccio si sa, va matto per le sorprese, specialmente quando sono appuntite e misteriose. 


La struttura ibrida di questo albo conferisce sostanza ulteriore al territorio in cui si muove la storia: confortato dai colori e dalla presenza delle parole, l’occhio cade nelle sole immagini come si cade sul marciapiede dopo il calore di un caldo caffè sorbito alla presenza rassicurante di chi – amico – ci capisce appieno. Attoniti e sufficientemente impreparati, si sta al cospetto dell’immagine in solitaria, costretti a scattare dalla passività rassicurante del testo ad una più attiva interpretazione immaginativa. Sospesi in questo limbo la riflessione innescata dalla storia si allarga sul mezzo comunicativo dell’albo e delle sue componenti fino ad arrivare a riflessioni sul linguaggio stesso. Dove sta infatti il significato, quando non ancora verbalizzato?  


L’idea esplosiva di questo albo sta tutta qui, nel riuscire a raccontare quella particolare energia che si sviluppa tra due entità amiche e i suoi effetti in assenza delle stesse entità. A e B ogni giorno insieme si dipana quasi come una struttura matematica per svelare come, l’assenza – di un personaggio, del testo, - non sia mai neutra, ma al contrario sviluppi reciprocità e interdipendenza che è essa stessa sostanza. 
A e B non a caso non hanno un vero nome: nella manifestazione esteriore della storia, sono un’oca e un riccio, ma essi stanno uno all’altro come fattori di una relazione specifica e potrebbero essere qualsiasi cosa, elementi tra cui si instaura un legame elettivo speciale capace di propagarsi ben oltre la relazione primaria. Una riflessione condotta in modo non didascalico capace di sostare nei territori indefiniti dell’intuizione e interrogarsi dove siamo davvero, quando non siamo con le persone amiche che ci rendono, intrinsecamente, quello che siamo.


Giorgia


 “A e B ogni giorno insieme”, Sara Donati, Terre di Mezzo Editore 2026