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lunedì 24 agosto 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)


COSE BUONE E GIUSTE

Il custode delle fiabe, Christine Schneider, Hervé Pinel 
(trad. Germana Raimondi) 
orecchio acerbo 2025 


ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni) 

"Mi presento: sono il custode di questo libro e voglio mettere subito le cose in chiaro. 
Se non volete guai, cara lettrice, caro lettore, guardatemi dritto negli occhi. 
Prima di tutto, è severamente vietato fare le orecchie alle pagine. 
Poi, non vi azzardate a strapparne neanche una. 
Infine, su questo libro gli scarabocchi non sono autorizzati. 
Spero di essermi spiegato. 
Bene, muoviamoci. 
Nella speranza che durante la mia assenza tutto sia rimasto in ordine." 

Fatti i primi passi, nel libro che il custode del libro medesimo, in giacchetta e cappello, sta attraversando, niente è più come ci si aspetterebbe che fosse. 
Va da sé! 
Complice il lungo tempo trascorso a pagine chiuse, le fiabe del volume hanno subito considerevoli cambiamenti: il porcellino architetto ha fatto i suoi schizzi a penna su una pagina illustrata, per la precisione, si dovrebbe trattare di un'incisione settecentesca. Per questo viene messo in castigo. 
Ma fortunatamente almeno la pagina con i protagonisti di Frozen (!) ha un manto nevoso ancora immacolato e il guardiano, in piedi al di qua della pagina, se ne compiace, anche se avverte il lettore di non toccarla con le dita sudicie... 
Quando poi si affaccia davanti alla fiaba di Biancaneve - lei è al tavolo a preparare un buon manicaretto per i nani - scopre che sta cucinando un succulento sformato di indivia e besciamella, altro che cimici del bosco... 
Cappuccetto Rosso si è persa; i due restanti porcellini vagano nel nulla perché senza il terzo, in castigo, la loro fiaba si è bloccata. 


Circostanza questa che ha fatto imbestialire il lupo che ha appena preso a unghiate, taglienti come lo Stanley di Lucio Fontana, l'immagine di un nebbioso castello sulla rocca... 
I nani, invece, sono fuggiti da Biancaneve - ignari forse dello sformato che li attende - per liberarsi dal giogo del faticoso lavoro in miniera e impiegarsi finalmente come nani da giardino, all'aria aperta. 
La Bella Addormentata, anche lei, è fuori posto e il povero guardiano trasecola: lei sta andando a bere un tè alla casa modernissima del porcellino architetto, che - furbo - non ha previsto nessun camino di accesso per il lupo. Esploso è anche "il laboratorio" della strega di Biancaneve che - pare - non si sia limitata a fare un incantesimo a tempo  da offrire alla ingenua fanciulla. 
Ma adesso è davvero troppo! E' letteralmente fuori dai gangheri quel poveretto in cilindro e marsina quando, ai piedi di un albero seduti in chiacchiere, incontra Biancaneve (avrà lasciato sulla tavola il suo sformato, visto che loro erano in ritardo?), la Bella Addormentata (delusa che un porcellino non è un buon partito come lo è un principe), il Lupo (temporaneamente disoccupato, senza casetta di mattoni e senza Cappuccetto smarrita) e anche il Cacciatore, anch'egli al momento a riposo, senza nessuno da salvare. 
Tutti e quattro seduti intorno al loro Déjeuner sur l’herbe... 
E non finisce qui! 

Partiamo da qui, da Éduard Manet. Ispirazione assoluta per chiunque abbia deciso di disegnare, dipingere, illustrare un qualsiasi pic-nic. A partire dallo stesso Claude Monet che solo qualche anno dopo emulava il maestro...


Perché Hervé Pinel decide di citare il famoso dipinto impressionista? Addirittura nei gesti del cacciatore e anche un po' in quello di Biancaneve... Lo fa perché in tal modo sa di tenere desto non solo l'immaginario dei bambini, ma anche quello degli adulti che con loro leggono il libro. E questa è cosa buona e giusta. 
Punteggiare il percorso narrativo - tanto il testo quanto le figure - di allusioni, citazioni, riferimenti dedicati ai grandi non fa altro che confermare che la lettura di un albo è un esercizio che dovrebbe prevedere di default la condivisione tra bambini e grandi. 


Questo vale anche per la miriade di altre strizzatine d'occhio che l'ineffabile coppia Schneider/Pinel fa al lettore adulto: a partire dalla citazione dello Zio Sam e del suo sguardo perentorio con il suo dito puntato verso l'osservatore (disegnato per la prima volta da James Montgomery Flagg e pieno di emuli almeno quanto Manet), al non richiesto riferimento a una veduta settecentesca scarabocchiata, ai tagli sulla tela, al riferimento al dottor Frankenstein... E via andare. 
Che questi due siano dei magnifici quanto sapienti autori di albi illustrati, non credo vada dimostrato...
Per i soli tre pubblicati in Italia, il fatto è incontrovertibile: In punta di piedi (orecchio acerbo, 2019), Una giornata al museo (Il castoro, 2023) e ora Il custode delle fiabe (orecchio acerbo 2025). 
Non solo sono in grado di parlare a tutti i loro lettori, grandi o piccoli che siano, ma lo fanno ricorrendo a strategie sicure. 
È cosa buona e giusta che qui, per esempio, li chiamino dentro la storia, senza possibilità di rifiuto, fin dalla prima pagina, rivolgendosi loro in un dialogo diretto oppure, come succede in In punta di piedi, mettendo in rima, sonorizzando il testo e giocando parecchio con le figure. 
E ancora. È un'altra cosa buona e giusta che ci sia un gioco interno che si moltiplica sull'equivoco, come in In punta di piedi, ridicolizzando qualcuno con la connivenza dei lettori. Chi ha il libro in mano vede cose di cui i due nonni protagonisti sono totalmente all'oscuro: vede che i veri demolitori di casa non sono i loro animaletti da compagnia, ma i due bambini stessi. E questo fa ridere, molto ridere! 
Qui, nel Custode delle fiabe, succede qualcosa di molto simile: quel povero Custode che dovrebbe rappresentare l'autorità è preso in giro da tutti, ma proprio tutti, lettori compresi! E questo fa di nuovo ridere, molto ridere! 


Il ribaltamento delle situazioni (ossia per esempio un testo che va da una parte e l'immagine dall'altra) oppure il ribaltamento dei ruoli e il caos che ne deriva (ossia l'insubordinazione dei protagonisti oppure l'anormalità di avere un elefante e una tigre in casa e non un gattino) è una bella garanzia di successo. Inoltre, lì i bambini - Clara e Bernardo - sono allo stesso tempo soggetto e oggetto di una grande presa in giro mentre i lettori sono onniscienti. 
Qui l'autorevole Custode non riesce a riportare ordine nel caos e i bambini lettori non potranno che gioire nel vedere un grande autorevole che annaspa, goffo. 
Penultima garanzia di successo: è il dialogo sempre ironico, che tiene insieme immagini e testo. 
Là, due attempati signori perbene che hanno come animali domestici una tigre, un elefante, un pappagallo gigante, uno scimpanzé, una giraffa e un boa e non vedono proprio i loro nipoti nottambuli e affamati. 
Qui, altrettanto, un guazzabuglio fiabesco in grado di mettere insieme Frozen con Ungerer, passando per le fiabe classiche, ironizza sul concetto di ordine, canone e autorità. 
Ultima garanzia di successo: la capriola finale. 
Che qui come lì, ed è ancora una volta cosa buona e giusta, è meglio non rivelare. 


Carla

venerdì 21 agosto 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

TU TIRI ME, IO TIRO TE...  (II PARTE)

Nella burrasca, Brian Floca, Sydney Smith (trad. Damiano Abeni) 
orecchio acerbo 2025 


 ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

Il testo di un albo illustrato deve assomigliare a una rete dalle maglie larghe: deve essere rete per poter sostenere la storia, la sua coerenza, ma le maglie devono essere larghe per permettere a chi lo illustra, ma poi anche a chi lo legge, di entrarci dentro e accomodarcisi. 
Ma, a parte questo, ci sono dei luoghi di un albo illustrato che sono assoluta pertinenza dell'illustratore: la copertina, i risguardi, il frontespizio... 
Sydney Smith se ne appropria immediatamente e crea una copertina con due bambini - un bambino più grande e una bambina più piccola che corrono da destra verso sinistra, in qualche modo controcorrente rispetto all'andamento consueto di un libro che si sfoglia, come se stessero tornando indietro... si tengono per mano e il maggiore tira l'altra più piccola. 
Quando Brian Floca la vede per la prima volta, si commuove. E, presumo, trovi conferma nella scelta di aver chiesto a Sydney Smith di illustrare The Island Storm. 


La doppia pagina del frontespizio è divisa in due, due doppie pagine. Nella prima, a destra, compare solo il titolo e l'immagine racconta una sorta di antefatto: di spalle un bambino e una bambina guardano fuori dalla finestra un cielo pieno di luce. E siccome è Sydney Smith che lo concepisce, c'è un meraviglioso gioco di riflessi sui loro capelli, sui loro profili. Sulle finestre o sulle porte aperte di Sidney Smith da cui fa filtrare lame di luce, sempre emozionanti, andrebbe scritto molto di più... 
L'altra parte del frontespizio, nella doppia pagina successiva, quella che ospita i crediti e le dediche degli autori, mostra un altro dettaglio importante: una donna bionda, nel vento, sta con fatica raccogliendo i panni in giardino, prima che la furia della tempesta glieli porti via del tutto o la pioggia imminente glieli bagni di nuovo. 


Poi parte il testo e, con lui, la prima immagine. 
Le parole alludono a un piano d'azione tra due: "prendimi per mano, andiamo a guardare il mare prima della burrasca"
Cose non dette dal testo: che sono fratello e sorella, che stanno uscendo di casa di corsa, mettendosi gli stivali di gomma e una giacca sui vestiti che già avevano indosso. Sono le immagini a parlare. Tu tiri me, io tiro te... 
A questo punto è accaduto: Sydney Smith dà una forma all'idea che il testo gli ha suggerito. 
Decide che quei due siano fratelli, nonostante il testo taccia su questo, per esempio. 
Decide anche un ritmo visivo, accelera nei panel che si sovrappongono e raffigurano i vari luoghi che i due attraversano. E magnificamente il testo scorre come un nastro di parole da sinistra a destra, esattamente come il nastro delle immagini sovrastanti.


Questo per arrivare a un giro pagina importante: una doppia pagina di mare in burrasca, anzi due, che comprimono il testo verso la cornice bianca a sinistra - Nel paese dei mostri selvaggi rules! 
Nella pagina successiva, lo spazio bianco per il testo diventa ancora più esiguo. 
E così si va avanti tra doppie tavole con poco testo o sequenze di panel quando la corsa di quei due attraversa luoghi diversi nella campagna. Un sottile gioco di movenze e sguardi rende ancora più tangibile la relazione che tiene insieme i fratelli. 
Sydney Smith racconta che ha pescato a piene mani nei suoi ricordi d'infanzia, ossia le "uscite" fatte con suo fratello più grande di lui di otto anni, e naturalmente ha "usato" per i due bambini raffigurati un distillato dei suoi due figli, Sal e il biondissimo Emrys, cui il libro è dedicato (loro sono anche i soggetti della bellissima copertina, con annessa finestra, dell'Illustrators Annual 2025). 
Racconta che la cosa che lo interessava era creare un sottotesto ulteriore, ossia rendere visualmente la relazione affettiva e di dipendenza fra i due. 
E poi c'è lei, la madre. Neanche un rigo che la riguardi nel testo originale, che Floca poi è ben contento di limare su questa nuova presenza. 


Sydney Smith ha sentito il bisogno di inserirla per poter far partecipare i lettori, anche e soprattutto in un'auspicata lettura condivisa tra grandi e piccoli, della trepidazione anche di un adulto. 
Fondamentale che lei abbia una torcia in mano (peraltro è l'ennesima prova per Smith di restituire al lettore - a livello emotivo e sensoriale - un effetto luminoso)  a testimoniare anche il suo stato d'animo, la sua paura. 
In questo modo, con questo finale accadono due cose importanti: da un lato si dimostra che a casa c'è qualcuno che è in pensiero per te, c'è qualcuno che ti ama molto e dall'altro, nella lettura condivisa, quello stato delle cose non fa altro che cementare la percezione che leggere assieme una storia può diventare anche un'emozione comune, rinforzando la relazione affettiva tra un grande e un piccolo.


Questa è una delle ragioni che all'epoca convinsero l'editore americano - Neal Porter - a pubblicare il libro. 
Ma non fu la sola: lo convinse anche e molto il fatto che la nettezza del testo di Floca abbia trovato un corrispettivo così "emotivo" nelle tavole di Smith, che solo in apparenza possono considerarsi spontanee e immediate. Sono, al contrario, frutto di un lungo processo che, tentativo dopo tentativo, molte sono le prove che fa anche sui materiali, arriva a raggiungere la soddisfazione personale dell'autore che è l'unica che gli assicura di aver raggiunto il suo risultato migliore. 

Carla

venerdì 7 agosto 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

TU TIRI ME, IO TIRO TE... (I PARTE)

Nella burrasca, Brian Floca, Sydney Smith (trad. Damiano Abeni) 
orecchio acerbo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"Superiamo la stalla, usciamo dal bosco, ci troviamo allo scoperto, 
sotto un cielo pesante e sempre più cupo. 
Sentiamo le folate del vento, un vento sempre più forte. 
Rimbomba nelle orecchie, scuote le piante, sbatte i rami sui rami toc toc toc! 
Sugli scogli non ci siamo più mossi, scogli come immensi ossi 
consumati e percossi dall'acqua e dal tempo 
da burrasche come questa che ci sta venendo addosso..." 

Insieme, questi due bambini escono di casa e si avventurano per andare incontro alla burrasca, una grande tempesta sul mare, che si sta avvicinando. 


Attraversano il boschetto con il vento che si fa sempre più teso. I rami sbattono tra loro, ma i bambini proseguono. Arrivano sul mare e lì le onde sono alte e impetuose, ma si sentono al sicuro sugli scogli. Il suono, il rombo dell'oceano li avvolge. 
È abbastanza come prova di coraggio? Devono tornare indietro o proseguire nella burrasca sempre più vicina e sempre più furiosa? 
La risposta è: tu tiri me, io tiro te, e andiamo avanti.
Attraversano i campi e quei pochi che la burrasca ha colto di sorpresa stanno correndo al riparo... 
Loro no, tu tiri me, io tiro te, e andiamo avanti. Fino ad arrivare al villaggio, dove ormai non c'è più nessuno  per strada. Ma al primo tuono che scuote l'aria , decidono di correre indietro. 
Come Pollicino fanno il percorso a ritroso e quando tutto sembra molto pericoloso, Tu tiri me, io tiro te... una luce in lontananza. 

Almeno tre cose magnifiche sono dovute accadere per arrivare a questo libro, che è la quarta cosa bellissima, in realtà. 
La prima: l'incontro. La seconda: questo testo. La terza: queste immagini. 
Sydney Smith e Brian Floca sono due giganti della letteratura illustrata per l'infanzia. 
Hanno entrambi un pedigree di tutto rispetto e i loro libri hanno collezionato nel tempo i più prestigiosi riconoscimenti. 
Entrambi scrivono, ma soprattutto illustrano. Seppure con un segno sideralmente distante. La precisione ossessiva di Floca, non a caso allievo di Macaulay alla Risd come David Wiesner, è tutt'altra cosa dall'espressionismo luminoso di Sydney Smith. 


I due, ovviamente, si stimano reciprocamente per la loro arte e così capita che, nel 2022, durante uno dei passaggi di Sydney Smith a New York vada a trovare Brian Floca nel suo studio di Brooklyn. In quell'occasione Floca tira fuori dal cassetto un suo testo che propone a Smith. 
Da parte sua, Brian ha l'assoluta certezza che, visto l'argomento, il suo stile non sia adatto, mentre quello di Sydney sarebbe perfetto... 
Lui lo legge e accetta. 
A convincerlo ha giocato un fattore importante: Brian Floca, come lui, è un visual thinker, anche se molto diverso da lui dal punto di vista stilistico. Ma questo lo abbiamo già detto. 
I due, a questo punto, smettono di chiacchierare troppo sul da farsi, sul come procedere: Floca si mette nelle mani di Smith e, come succede ai due bambini della storia, decidono di fare squadra e di fare un po' di strada assieme - tu tiri me, io tiro te! 
A ben vedere, lavorare a quattro mani per un libro è un po' questo: prendere coraggio e intraprendere un'avventura di collaborazione e fiducia reciproche. Si può dare per acclarato che Brian Floca lavori nei suoi testi cercando di esprimere al massimo il portato emozionale e sensoriale del racconto e Sydney Smith è perfettamente allineato. 


Così si arriva al secondo evento magnifico: il testo, appunto. 
Si tratta di una storia di coraggio, ossia di voglia condivisa di superare i propri limiti. 
L'infanzia è il tempo delle prime grandi prove, ma è anche il tempo della condivisione. Se si è in due, si va avanti con più sicurezza. È vero anche che le prime grandi prove si presentano davanti a un mondo che si manifesta più grande, davanti a una natura meno conosciuta, qualcosa che fa sentire minuscoli di fronte agli scricchiolii e all'oscurità di un bosco, davanti al rombo dell'oceano, davanti a spazi grandi, a case disabitate, alla solitudine di una città vuota e allo scoppio di un tuono. 
Così, la sua prosa poetica - una qualità che per Floca era già stata notata e apprezzata all'epoca di Locomotive, nel 2014 - qui affidata alle sapienti mani di Damiano Abeni anche in italiano diventa suono, oserei dire musica, che evoca sensazioni palpabili. 
A partire dal titolo, che si discosta un po' dall'originale Island Storm, in onore di quella parola "burrasca" che, con quel bu che esplode all'inizio e quelle due erre che rombano nelle bocche di chi la pronuncia per poi scoppiare nella sillaba sca che tutto chiude. 
Insomma, poesia o canzone con un ritornello.
Burrasca, parola non tanto usata, almeno non quanto tempesta o temporale. 
Un testo che ricorda nel suo andirivieni Nel paese dei mostri selvaggi, ma ancora di più l'andamento del testo poetico e soprattutto musicale, di Michael Rosen per A caccia dell'orso andiamo, laddove c'è un percorso di andata più lento e uno di ritorno, simmetrico ma ben più accelerato, lì un orso, qui un tuono!

[continua] 

 Carla

lunedì 3 agosto 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

Da oggi succede questo. Si riapre la rubrica IL RIPOSTIGLIO.  
Come esattamente un anno fa, prendendo il nome da un titolo di un meraviglioso racconto di Saki.  
E nasce dal desiderio di togliere dall'oblio di un ripostiglio quei libri di orecchio acerbo (clic) che - per l'imbarazzo che nasce da un conflitto di interessi patente - non hanno meritato a tempo debito neanche una riga su questo blog.  
Visto che l'imbarazzo è comunque inevitabile, la rubrica avrà una cadenza vacanziera.  
Date queste premesse, la rubrica si sarebbe potuta anche chiamare: In punta di piediTutto cambiaVacanze o ancora Oltre il giardino.  Ma non è successo.  

LA COSA PIÙ IMPORTANTE È NON PERDERLI DI VISTA 


Qualche anno fa è successo che alcune tra le piccole case editrici di libri per bambini abbiano sentito forte l'esigenza di riproporre il proprio catalogo sotto forme editoriali diverse: principalmente i loro libri sono diventati più piccoli e più economici e, necessariamente, meno "rigidi". 
 Un albo illustrato, per come è fatto, è un oggetto necessariamente costoso, con la sua copertina cartonata, con il suo formato grande, che è il suo bello, è arrivato a costare cifre considerevoli nell'economia di un lettore medio (così come di una biblioteca scolastica o di una biblioteca tout court) e così è accaduto che siano nate collane di libri che sacrificassero un po' della loro misura consueta e un po' del loro essere più robusti di altri in cambio di un prezzo più contenuto e quindi accessibile. 
Sono nate così le collane di Babalibri, dei Topipittori, di Edizioni Clichy e qualche altra. 
Che sia stata una scelta vincente - economicamente parlando - non saprei. 
Di sicuro, per tutti coloro che hanno maneggiato i loro antecedenti, è corso rapido e fugace il pensiero:
sì, ma quando erano grandi era ben altra la percezione nel tenerli in mano, nello sfogliarli e leggerli da soli o di fronte a una classe o anche a un paio di bambini... 
Vero è che nelle loro versioni ridotte sono oggettivamente più "lievi": pesano meno, stanno in tasche o borse capienti e se ne vuoi comprare due invece di uno, forse lo puoi fare più serenamente. 
A qualche anno di distanza dalla loro nascita, sembra però che il fenomeno stia un po' rallentando... 
Nel 2026 non ne escono molti, a parte i Bababum, che continuano a costare 6 euro e misurare 15x19 centimetri. 
Vuoi vedere che derogare a due delle caratteristiche distintive e fondamentali che hanno fatto dell'albo illustrato quel preciso oggetto su cui grafici, autori e illustratori hanno sognato per decenni, non si è rivelato così tanto risolutivo per il mercato dell'editoria per l'infanzia? 
In tutto questo moltiplicarsi di formati e prezzi all'interno delle case editrici, sono arrivati anche gli orecchini di orecchio acerbo. 
Nascono nel settembre del 2025, quindi buoni ultimi.


Anche in questo caso si tratta di una collana, si tratta di libri che condividono il formato (14x21 cm), il tipo di rilegatura - continuano a essere tutti cartonati, non hanno mai lo stesso prezzo, ma sono un po' più economici dei loro "fratelli maggiori", seppure la differenza è di pochi euro. 
Questo è per dire che il primo criterio che ha portato a decidere di creare una nuova collana non è quello economico. Peraltro, la casa editrice ha già una sua collana in economica che accoglie tutti quei titoli che, forti di un buon successo, possono permettersi di perdere la loro costosa e rigida copertina - ma non il formato, se non impercettibilmente - per diventare libri meno costosi e in brossura: forse uno dei primi è stato In bocca al lupo (nel 2005) di Fabian Negrin e l'ultimo è Cosa diventeremo? di Antje Damm. 
Gli orecchini però sono un'altra cosa.


E soprattutto nascono da un desiderio diverso: nascono per affetto, sono frutto di una severa selezione, e poi sono piccole nuove edizioni che escono a mazzetti. Prima sei, poi tre e poi di nuovo tre. E via così. 
Si tratta di casi ben precisi, ovvero sono tutti libri che sono esauriti (alcuni anche da parecchio tempo) nel catalogo e che se venissero ristampati così come sono in originale, avrebbero un costo difficilmente sostenibile.
E da lì l'idea: troviamo un modo per salvarli dall'oblio, per far sì che non si perdano di vista, visto che sono 'pezzettini' imprescindibili del cuore di orecchio acerbo. 
Tra loro ci sono libri che sono stati in origine scovati anche da un lontano passato, oppure sono libri di esordienti pieni di talento, oppure ancora sono libri su cui all'epoca della prima uscita si è scommesso parecchio, perché erano libri belli, ma insoliti. 
Ma sia come sia, tutti loro sono libri che costituiscono il DNA di una linea editoriale: sono - in quota parte, ciascuno per sé - orecchio acerbo in carta e inchiostro. 
Facendo della facile ironia sul nome che li tiene insieme, si possono dire i gioielli di famiglia! Rinunciare al loro valore, perderli di vista, prima di tutto per la casa editrice stessa, sarebbe stato un vero dolore. 
Poi il pensiero va a loro: i collezionisti, i 'precisini' e quelli che amano cercare e poi trovare il senso più profondo delle cose. 
Gli orecchini sono per quelli che amano costruire con il tempo le loro raccolte, quelli che amano gli scaffali ordinati e per coloro che cercano di leggere attraverso le scelte di un editore la sua ragion d'essere. 
Dunque: per una questione affettiva interna, ma anche per tutti quelli che si sono persi gli originali all'epoca, per i collezionisti, per gli ordinati e per gli esegeti - ma anche per tutti gli altri ovviamente - circa un anno fa hanno ripreso a circolare i primi sei orecchini: A una stella cadente N.E. di Mara Cerri, Strisce e macchie N.E. di Dahlov Ipcar, Il bianco e il nero N.E. di Debora Vogrig e Pia Valentinis, Un gioco da ragazze N.E. di Alessandra Lazzarin, Il cane e la luna N.E. di Alice Barberini, e lui quello che chiude il cerchio con il titolo di questo post un po' sentimentale: La cosa più importante N.E.di Margaret Wise Brown e Leonard Weisgard. 

Carla 

Noterella al margine. Per completezza dell'informazione, i successivi tre sono stati Gambipiombo N.E. di Fabian Negrin, Il Signor Ventriglia N.E. di Marco e Mirto Baliani, La riparazione del nonno N.E. di Stefano Benni e Spider.

lunedì 5 gennaio 2026

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

NELLA BURRASCA, UN PORTO SICURO

Nella burrasca, Brian Floca, Sydney Smith (trad. Damiano Abeni)
orecchio acerbo 2025


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)

"Prendimi per mano, 
andiamo a guardare 
il mare prima della burrasca.
Imbocchiamo la strada di ghiaia che scende alla baia, ogni passo uno scrocchio.
Superiamo la stalla, usciamo dal bosco, ci troviamo allo scoperto, sotto un cielo pesante e sempre più cupo.
Sentiamo le folate del vento, un vento sempre più forte. Rimbomba nelle orecchie,
scuote le piante, sbatte i rami sui rami, toc toc toc!
Sugli scogli non ci siamo più mossi, 
scogli come immensi ossi,
consumati e percossi 
dall’acqua e dal tempo, 
da burrasche come questa
che ci sta venendo addosso."


Due bambini decidono di comune accordo di uscire e andare incontro alla burrasca che si vede all'orizzonte. In fondo è un pericolo lontano: lo si può guardare.
Seguono il sentiero che porta al mare. Attraversano un bosco e il cielo si fa sempre più nero. I rumori del vento sono forti e anche il mare si è ingrossato e loro, fermi sugli scogli, sono colpiti dagli spruzzi che fanno le onde.
Potrebbe bastare e potrebbe essere il momento di tornare indietro. Ma no.
Continuano a camminare lungo la costa. Incontrano la vicina di casa che suggerisce loro di rientrare perché la burrasca è sempre più vicina. Ma no.
Continuano a camminare, mano nella mano: vedono un faro e case abbandonate.
Comincia a piovere, ma loro continuano a camminare e attraversano il villaggio sotto un acquazzone potente. Potrebbe essere questo a fermarli. Ma no.
I negozi che di solito sono pieni di gente, le strade che di solito brulicano, la gelateria amatissima ora sono luoghi deserti e spettrali.
E poi BUM! il primo tuono...


Un testo che suona dal principio alla fine. Questo è quello che Brian Floca ha concepito un giorno durante una sua residenza artistica. 
Come nella maggior parte dei suoi testi, c'è una musicalità potente. 
Qui forse anche più che altrove. 
Lui, che di mestiere fa l'illustratore (e che illustratore: allievo alla RISD di David Macaulay; Caldecott Medal nel 2014, se non erro), capisce che questa bella prosa poetica lui non la illustrerà mai. Il suo modo di disegnare non è adatto, si tratta di un testo estremamente 'visuale' ma lontano dalle sue "precisioni" alla Macaulay.
E così succede quanto segue: durante una visita di Sydney Smith nello studio di Brian Floca a Brooklyn (i due si conoscono e si stimano reciprocamente un bel po', come è giusto che sia), quest'ultimo gli propone di leggere Island Storm e gli chiede di illustrarlo.
Quella burrasca che cresce, quella natura così forte, quei due bambini in cerca di emozioni e avventura, piccoli, coraggiosi e così intimamente legati fra loro, quella loro voglia di andare avanti nella certezza che insieme ce la faranno a superare ogni ostacolo, tutto questo è nelle corde di Sydney Smith da sempre.
Per i più distratti, basterà ricordare Piccolo in città, dove il coraggio di un piccolo è sotto gli occhi di tutti, oppure riandare a Io parlo come un fiume, dove il rombo scomposto quanto naturale di un fiume è la chiave del libro, oppure ancora rileggersi Ti ricordi? dove l'essere in due nei ricordi così come davanti all'incertezza di domani può rappresentare il dissolversi di molti timori, di grandi e piccoli.
Quindi accade che Sydney Smith accetti entusiasta.
I due si parlano poco durante la fase di creazione di Smith. 
Fanno solo due chiacchiere intorno a un paio di punti che riguardano i personaggi e la loro reciproca relazione.
Poi Sydney Smith parte e con i suoi disegni e cerca di dare ancora più forza e potenza a un testo che è già pieno di bellezza.


L'aspetto che lo colpisce e che gli interessa più di ogni altro è il rapporto interpersonale tra i due bambini. Gli piace questo loro andare avanti a farsi reciprocamente coraggio. Gli piace che si mettano alla prova. Gli piace che provino entrambi e insieme tanto il coraggio quanto la paura. Gli piace massimamente il finale, al quale aggiunge un dettaglio che fa saltare sulla sedia Brian Floca.
Ma se ne parlerà fra un attimo.
Quei due che sfidano la burrasca, che vogliono osare pur avendo paura, che si sentono forti perché non sono da soli, gli ricordano tanto la sua infanzia quando suo fratello più grande di otto anni se lo portava sempre dietro. Ma nello stesso tempo quei due bambini gli ricordano anche i suoi due figli: Sam il maggiore ed Emrys il più piccolo, biondo pannocchia. Se aveste curiosità di vederli, non avete che da andare a vedere la magnifica copertina del catalogo degli illustratori di BCBF 2025: sono quei due, ritratti mentre disegnano nella cucina di casa, inondata di luce.
E questo è quello che accade.


I due bambini - non meglio definiti nel testo - diventano un fratello e una sorella, ovvero prendono la forma della loro relazione reciproca, due fratelli ma anche due amici solidali tra loro che, con impermeabili e stivali di gomma, vanno a vedere il mare in burrasca, corrono nella campagna, non danno retta alla vicina, arrivano nel villaggio che conoscono, ma sotto tutta quell'acqua, quasi non riconoscono...
Poi c'è qualche cosa che nel testo inverte la rotta (come in Sendak o in Rosen/Oxenbury): qui si tratta di un tuono. 


Come negli altri due esempi, il nastro si riavvolge fino a tornare a qualcosa che possa assomigliare a un porto sicuro.
Ed è qui che Smith inserisce un elemento visivo, che nel testo manca totalmente: una donna che corre nella pioggia, spettinata e coperta dal suo trench giallo, uscita di casa con una torcia in mano e una faccia preoccupata.
Nel testo, potete controllare, tutto questo non c'è. 


Eppure quella mamma, finora nascosta, è davvero un regalo immenso per il libro. 
E questo Brian Floca lo capisce al volo. E, commuovendosi di gioia davanti alla copertina, pensa tra sé quanto sia bello vedere le proprie parole cambiare e crescere nelle mani di altri. 
Sommessamente si potrebbe soggiungere: e che mani...
Gli piace così tanto l'idea di questa mamma nella pioggia che modifica, ovvero taglia, anche parti di testo per seguire l'intuizione di Smith.
Quella madre, grazie a quella torcia, è lì a dire un sacco di cose che il testo tace: "sono spaventata quanto voi, bambini". "Vi vengo incontro, bambini, per portarvi in salvo." E in quell'abbraccio, che commuove, aggiunge senza dirlo "Io sono il vostro porto sicuro. Nella burrasca."

Carla


mercoledì 31 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

  I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO 
 CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE 
 PER FARE RUMORE 
 PER FARE MERAVIGLIA 
 Il meglio di... un anno di libri, 
 un anno di ragionamenti, 
 un anno di recensioni su Lettura candita. 
 Per ogni libro, il nostro perché 
 (BUM!) 


luglio 2025


Il compleanno dello scoiattolo, Toon Tellegen, Kitty Crowther (trad. Laura Draghi Salvadori) 
Feltrinelli Kids 2025 

perché

"Nel suo piccolo mondo brulicante di animali tra loro anche molto diversi - in cui il grande assente è l'uomo, mentre molto presenti sono i suoi sentimenti - c'è la consueta atmosfera piena di grazia. 
Ciascuno di loro ha caratteristiche proprie: ci sono i golosi, ci sono i timidi, ci sono gli affettuosi, ci sono i curiosi, ci sono i quieti e i festaioli, ci sono quelli che abitano sotto terra e quelli che si illuminano, volando. 
Ma tutti proprio tutti vivono in armonia, perché tra loro c'è comprensione e rispetto reciproco. 
Tutti sanno godere della propria gioia come di quella degli altri. 
E chi legge avverte chiara e forte la loro voglia di essere lì con gli altri, in quel preciso momento."



"Lezioni di cose. Un universo a portata di mano", Gustavo Puerta Leisse, Elena Odriozola (trad. Maura Romeo), Quinto Quarto 2025

perché

"La scelta degli oggetti (che poi è il modo migliore per capire il pensiero di chi l'ha scritto) mi pare davvero attenta al pubblico di riferimento, ovvero i bambini curiosi e bellamente ignora i possibili timori di genitori benpensanti. 
Senza nessuna censura si parla di come uccidere le mosche e si discute di coltelli. 
Ci sono oggetti che fanno parte del loro parco giochi - la palla, il frisbee e forse il dado. Gli altri, che comunque appartengono al loro universo visivo, sono dentro per due ragioni diverse: da una parte è proprio molto interessante e utile capire come funzionano - il volante, il bottone - dall'altra sono così tanto apparentemente semplici da lasciare basiti nell'apprendere quanto in realtà complessi siano, fisica e chimica per capirne di più - il mattone, il liquido, e l'imbuto..."


agosto 2025


La ragazza e il masso, Kristien In-'t-Ven, Martha Verschaffel (trad. Valentina Freschi) orecchio acerbo 2025 

perché

"Questo libro ha la caratteristica di generare giudizi tra loro contrastanti, in alcuni casi agli antipodi. Alcuni non ne hanno colto subito il senso profondo e la grande metafora che lo attraversa, altri lo hanno considerato "a tema", essenzialmente perché pone una grande questione (cosa altro dovrebbero fare i buoni libri, se non generare domande e mettere in moto le menti dei lettori, spostandoli di un po' dalle loro posizioni iniziali?). Altri ancora lo hanno reputato un libro bellissimo e quindi necessario. Tra questi, gli editori che l'hanno pubblicato nei Paesi Bassi e in Italia. Tra i molti che lo hanno considerato un gran libro, con una grande storia raccontata, sono nate interpretazioni molteplici. In sostanza tutti hanno cercato, in base alla propria esperienza, in base al proprio modo di leggere il mondo e la realtà, di dare un senso e un nome a ciò che si nasconde dietro (o forse sarebbe più corretto dire dentro) quel masso."


Questa non è una carota., Dylan Hewitt  orecchio acerbo 2024 

perché

"La terza cosa importante che questo libro fa riguarda la letteratura in genere e il nostro rapporto con lei. E qui entra in gioco Coleridge che di questo rapporto ha messo in evidenza un carattere fondamentale: la temporanea sospensione dell'incredulità, the suspension of disbilief! senza la quale la letteratura di finzione non avrebbe avuto alcun senso di nascere ed esistere. 
Si tratta di un patto, solido quanto silenzioso, tra chi scrive e chi legge: "scrivi e io ti crederò. Bene, allora io scrivo perché so che tu mi crederai!" 

settembre 2025


La scuola degli animali, María José Ferrada, Issa Watanabe (trad. Marta Rota Núñez) Topipittori 2025 

perché

"Questa è la piccola meraviglia che accade a ogni nuova frase: non poter prevedere neanche un po' la direzione che le sue piccole storie prenderanno. 
Bello così, farsi portare un po' qui un po' là: celebrare la Festa della Grande Cipolla, andar dietro alle oche che hanno scoperto un sentiero che comincia alla fine del ponte e si inerpica su fino alla luna, un sentiero di aria pieno di stelle. Necessaria sarà la scala.
Cucù! Lo stupore per l'inaspettato è la molla che ha messo in moto tutto; in ognuno dei piccoli racconti trova forme diverse: dal cilindro, o forse dovrei dire dal cerchio in fondo all'armadio, non escono solo conigli... e dai cavolfiori di cartone escono invece agnellini, ma fanno cucù anche oche, galli, volpi e bambine con questo passo saltellante e incerto attraversano il libro per intero."


Il bello di Kerstin, Helena Hedlund, Katarina Strömgård (trad. Samanta K. Milton Knowles) La Nuova Frontiera Junior 2025 

perché

"Il bello di Kerstin è che è bugiarda e - inconsapevolmente - anche ladra. E si auto assolve e si macera il giusto. 
Il bello di Kerstin è che ha una bella confusione in testa e nell'anima, adesso come adesso. 
Il bello di Kerstin è il suo saper bene quale sia la teoria, ma nella pratica le capita di inciampare più e più volte. E non è la sola. 
Il bello di Kerstin è che sa fare squadra con chi è più in difficoltà di lei. 
Il bello di Kerstin è che si è andata a incastrare da sola in una situazione che con il passare del tempo le scoppia tra le mani e diventa sempre più complicato per lei uscirne illesa. Ma ci riesce con la complicità di un amico vero, un paio, anzi tre, bravi genitori e un buon piano! 
Il bello di Kerstin è che è meravigliosamente piena di difetti: nulla di incorreggibile, s'intende. Tuttavia, in questo suo ribollire emotivo fa tutti quegli errori "previsti dal codice" che la fanno essere "doppia" e che le permettono di essere accettata senza troppo sforzo dagli altri. Compresi alcuni adulti che, anche da grandi, continuano a inciampare, esattamente come lei, davanti a lei."

ottobre 2025


Lento lentissimo, Jon Fosse, Lucio Schiavon (trad. Eva Valvo) 
Iperborea 2025 

perché

"Quel ragazzino di parole, carta e pennelli è proprio un bell'esempio di ragazzino in carne e ossa. 
Jon Fosse non si preoccupa minimamente di mettere in una storia per bambini altri bambini che siano bugiardi, furbetti, codardi e ritardatari. 
Questo è un bello scarto. Credo che il Nobel per la letteratura nel 23 non glielo abbiano dato a caso. 
E a parte questo che è già tantissimo, secondariamente, si potrebbe anche notare che una casa editrice italiana, seppure lasciando maturare al punto giusto le coscienze italiane per più di trentacinque anni, si assume questo rischio e pubblica questo testo. Magari confidando che l'adulto compratore non sia troppo perbenista e bacchettone e che nella capriola finale riesca a cogliere il sapore di una redenzione. Quale di fatto parrebbe essere."



Il rospo. E altre storie di Hans Christian AndersenValentina Pellizzoni, Silvia Molteni Topipittori 2025 

perché

"Rendere quei racconti - non credo sia un caso quella parola 'storie' nel sottotitolo - di nuovo attuali, svecchiare le sue ottocentate (e con esse tutto il lato religioso è saltato via) e mettere di nuovo in circolazione altro materiale che attesta una volta di più la potenza di un autore 'scomodo' agli occhi di un pubblico che ha cercato di fare di tutto per travisarlo. A partire dallo scempio fatto alla Sirenetta e al suo finale autentico, e alla scelta di selezionare solo ciò che non avrebbe urtato troppo i pensieri dei più piccoli: I vestiti nuovi dell'imperatore, Il brutto anatroccolo, Il soldatino di stagno, La piccola fiammiferaia. 
In tutte queste è chiara la morale, ma non fa loro mai troppo male. 
Valentina Pellizzoni ci dice che la sua scelta è stata dettata dal desiderio di sintonia con l'immaginario di Silvia Molteni, ma non è solo questo. 
Il motivo dell'ottima scelta di queste sei fiabe sta anche nel loro essere così sorprendentemente attuali e leggibili, a chi se la sentisse, da diventare fondanti moniti riguardo a questioni giganti..."

novembre 2025


 “Buon compleanno!” Heena Baek, (traduzione di Dalila Immacolata Bruno), Terre di Mezzo Editore 2025 

perché

"Buon Compleanno! non è solo una storia sul tempo e sugli effetti che esso provoca su grandi e piccoli di giorno in giorno. È forse soprattutto un racconto che mette a fuoco il punto di equilibrio dove si toccano mutamento e identità. Perché l’infanzia è tradizionalmente il momento dello stupore assoluto, ma anche il tempo in cui quello che è certo muta repentinamente. Ed è questo che Baek riesce a raccontare in questo albo traversale: quel mischiarsi agrodolce di emergente consapevolezza e residuo incanto tipico di ogni momento di crescita." 




L'ometto a cui non piaceva nulla, Pépito Matéo, Irène Bonacina (trad. Eleonora Armaroli) Terre di Mezzo 2025

perché

"La lettura di questa storia la si potrebbe paragonare a una giovane pattinatrice che fa scorrere veloce le lame dei suoi pattini, si muove con sicurezza, accelera verso il centro del suo esercizio, e quando è lì fa salti e piroette in aria. E poi riatterra per chiudere in bellezza con un inchino. 
Se il testo, così pieno di poesia (con un sacco di rime) e di filosofia, letteralmente canta nel leggerlo ad alta voce, dimostra tutta la sua difficoltà nell'essere illustrato..."

dicembre 2025



L'albero e il drago, Pierdomenico Baccalario, Chris Riddell, Il Castoro 2025 

perché

"L'albero e il drago è proprio una bella storia rotonda, ossia ha un preciso punto di partenza che diventa, come per incanto, anche punto di arrivo. Nel suo centro ne succedono diverse, ma la sua bellezza sta proprio in quel suo mordersi la coda. In quel suo acciambellarsi sul finale proprio nello stesso punto da cui tutto è nato. 
Ma come è giusto che sia, tanto è cambiato da quell'inizio con un drago cucciolo e goffo e un albero saggio, pieno di consigli e di suggerimenti. Ora alla fine della storia abbiamo un drago che si è fatto coraggioso e leale e un albero rimasto fedele alla sua consegna di fare da rifugio sicuro a chi vorrà sedercisi sotto."


Il re e il mare, Heinz Janisch, Wolf Erlbruch (trad. Angela Ricci) Gallucci editore 2025 

perché

"Il libro che nasce in Germania nel 2008 è perfettamente in linea con gli altri grandi libri di Erlbruch, e con quella cifra illustrativa, quella degli anni Duemila che arriva fino a L'orso che non c'era. 
Pochi segni sulla faccia del re per dargli forte espressione e ribadirla con la postura del corpo: occhioni sgranati, pochi segnetti su naso orecchie e guance e un tratto sicuro per la bocca e per gli occhi quando sono chiusi in estasi o in riflessioni. E su tutti questi re, la necessaria corona, a tre punte. Né piccola, né grande. 
I 21 incontri che il re fa con mare, gatto, ombra, pioggia, albero o scoiattolo ecc. ecc. sono delle pietre preziose che prendono luce dal loro essere molate alla perfezione. Sono dialoghi brevi, talvolta brevissimi, intorno a cui si costruisce il contesto che è ridotto all'osso. 
Non ci sono parole superflue, descrizioni inutili, aggettivi accessori. Si va dritti al finale che contiene in sé il nocciolo di senso. E ognuno troverà il proprio. 
Parrebbe che la chiave di tutto stia proprio in quella corona e in quel sentirsi re. 
Re del mondo. 
Ma al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, questo sovrano regna sul nulla, in tutta serenità..."


FINE