Il custode delle fiabe, Christine Schneider, Hervé Pinel
(trad. Germana Raimondi)
orecchio acerbo 2025
ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
"Mi presento: sono il custode di questo libro e voglio mettere subito le cose in chiaro.
Se non volete guai, cara lettrice, caro lettore, guardatemi dritto negli occhi.
Prima di tutto, è severamente vietato fare le orecchie alle pagine.
Poi, non vi azzardate a strapparne neanche una.
Infine, su questo libro gli scarabocchi non sono autorizzati.
Spero di essermi spiegato.
Bene, muoviamoci.
Nella speranza che durante la mia assenza tutto sia rimasto in ordine."
Fatti i primi passi, nel libro che il custode del libro medesimo, in giacchetta e cappello, sta attraversando, niente è più come ci si aspetterebbe che fosse.
Va da sé!
Complice il lungo tempo trascorso a pagine chiuse, le fiabe del volume hanno subito considerevoli cambiamenti: il porcellino architetto ha fatto i suoi schizzi a penna su una pagina illustrata, per la precisione, si dovrebbe trattare di un'incisione settecentesca. Per questo viene messo in castigo.
Ma fortunatamente almeno la pagina con i protagonisti di Frozen (!) ha un manto nevoso ancora immacolato e il guardiano, in piedi al di qua della pagina, se ne compiace, anche se avverte il lettore di non toccarla con le dita sudicie...
Quando poi si affaccia davanti alla fiaba di Biancaneve - lei è al tavolo a preparare un buon manicaretto per i nani - scopre che sta cucinando un succulento sformato di indivia e besciamella, altro che cimici del bosco...
Cappuccetto Rosso si è persa; i due restanti porcellini vagano nel nulla perché senza il terzo, in castigo, la loro fiaba si è bloccata.
Circostanza questa che ha fatto imbestialire il lupo che ha appena preso a unghiate, taglienti come lo Stanley di Lucio Fontana, l'immagine di un nebbioso castello sulla rocca...
I nani, invece, sono fuggiti da Biancaneve - ignari forse dello sformato che li attende - per liberarsi dal giogo del faticoso lavoro in miniera e impiegarsi finalmente come nani da giardino, all'aria aperta.
La Bella Addormentata, anche lei, è fuori posto e il povero guardiano trasecola: lei sta andando a bere un tè alla casa modernissima del porcellino architetto, che - furbo - non ha previsto nessun camino di accesso per il lupo. Esploso è anche "il laboratorio" della strega di Biancaneve che - pare - non si sia limitata a fare un incantesimo a tempo da offrire alla ingenua fanciulla.
Ma adesso è davvero troppo! E' letteralmente fuori dai gangheri quel poveretto in cilindro e marsina quando, ai piedi di un albero seduti in chiacchiere, incontra Biancaneve (avrà lasciato sulla tavola il suo sformato, visto che loro erano in ritardo?), la Bella Addormentata (delusa che un porcellino non è un buon partito come lo è un principe), il Lupo (temporaneamente disoccupato, senza casetta di mattoni e senza Cappuccetto smarrita) e anche il Cacciatore, anch'egli al momento a riposo, senza nessuno da salvare.
Tutti e quattro seduti intorno al loro Déjeuner sur l’herbe...
E non finisce qui!
Partiamo da qui, da Éduard Manet. Ispirazione assoluta per chiunque abbia deciso di disegnare, dipingere, illustrare un qualsiasi pic-nic. A partire dallo stesso Claude Monet che solo qualche anno dopo emulava il maestro...
Perché Hervé Pinel decide di citare il famoso dipinto impressionista? Addirittura nei gesti del cacciatore e anche un po' in quello di Biancaneve... Lo fa perché in tal modo sa di tenere desto non solo l'immaginario dei bambini, ma anche quello degli adulti che con loro leggono il libro.
E questa è cosa buona e giusta.
Punteggiare il percorso narrativo - tanto il testo quanto le figure - di allusioni, citazioni, riferimenti dedicati ai grandi non fa altro che confermare che la lettura di un albo è un esercizio che dovrebbe prevedere di default la condivisione tra bambini e grandi.
Questo vale anche per la miriade di altre strizzatine d'occhio che l'ineffabile coppia Schneider/Pinel fa al lettore adulto: a partire dalla citazione dello Zio Sam e del suo sguardo perentorio con il suo dito puntato verso l'osservatore (disegnato per la prima volta da James Montgomery Flagg e pieno di emuli almeno quanto Manet), al non richiesto riferimento a una veduta settecentesca scarabocchiata, ai tagli sulla tela, al riferimento al dottor Frankenstein... E via andare.
Che questi due siano dei magnifici quanto sapienti autori di albi illustrati, non credo vada dimostrato...
Per i soli tre pubblicati in Italia, il fatto è incontrovertibile: In punta di piedi (orecchio acerbo, 2019), Una giornata al museo (Il castoro, 2023) e ora Il custode delle fiabe (orecchio acerbo 2025).
Non solo sono in grado di parlare a tutti i loro lettori, grandi o piccoli che siano, ma lo fanno ricorrendo a strategie sicure.
È cosa buona e giusta che qui, per esempio, li chiamino dentro la storia, senza possibilità di rifiuto, fin dalla prima pagina, rivolgendosi loro in un dialogo diretto oppure, come succede in In punta di piedi, mettendo in rima, sonorizzando il testo e giocando parecchio con le figure.
E ancora. È un'altra cosa buona e giusta che ci sia un gioco interno che si moltiplica sull'equivoco, come in In punta di piedi, ridicolizzando qualcuno con la connivenza dei lettori. Chi ha il libro in mano vede cose di cui i due nonni protagonisti sono totalmente all'oscuro: vede che i veri demolitori di casa non sono i loro animaletti da compagnia, ma i due bambini stessi. E questo fa ridere, molto ridere!
Qui, nel Custode delle fiabe, succede qualcosa di molto simile: quel povero Custode che dovrebbe rappresentare l'autorità è preso in giro da tutti, ma proprio tutti, lettori compresi! E questo fa di nuovo ridere, molto ridere!
Il ribaltamento delle situazioni (ossia per esempio un testo che va da una parte e l'immagine dall'altra) oppure il ribaltamento dei ruoli e il caos che ne deriva (ossia l'insubordinazione dei protagonisti oppure l'anormalità di avere un elefante e una tigre in casa e non un gattino) è una bella garanzia di successo.
Inoltre, lì i bambini - Clara e Bernardo - sono allo stesso tempo soggetto e oggetto di una grande presa in giro mentre i lettori sono onniscienti.
Qui l'autorevole Custode non riesce a riportare ordine nel caos e i bambini lettori non potranno che gioire nel vedere un grande autorevole che annaspa, goffo.
Penultima garanzia di successo: è il dialogo sempre ironico, che tiene insieme immagini e testo.
Là, due attempati signori perbene che hanno come animali domestici una tigre, un elefante, un pappagallo gigante, uno scimpanzé, una giraffa e un boa e non vedono proprio i loro nipoti nottambuli e affamati.
Qui, altrettanto, un guazzabuglio fiabesco in grado di mettere insieme Frozen con Ungerer, passando per le fiabe classiche, ironizza sul concetto di ordine, canone e autorità.
Ultima garanzia di successo: la capriola finale.
Che qui come lì, ed è ancora una volta cosa buona e giusta, è meglio non rivelare.
Carla

















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