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domenica 31 dicembre 2023

ECCEZION FATTA!

  

I NOSTRI FUOCHI D'ARTIFICIO
CHE SPARIAMO NELL'ETERE 
PER FARE LUCE
PER FARE RUMORE 
PER FARE MERAVIGLIA 
 
Il meglio di... un anno di libri, un anno di ragionamenti,   
un anno di recensioni su Lettura candita 
Per ogni libro, il nostro perché
(BUM!) 


Luglio 2023




perché

"Molteplici le ragioni per apprezzare questo libro. 
In ordine sparso sono: testo pieno di profondità, pensato per pubblico di lettori più grandi cui non sottrarre l'illustrazione, plot molto robusto, illustrazioni mozzafiato, scrittura letteraria e, last but not least, felicissima sintonia tra due autori. Qui alla loro sesta collaborazione in cui la felice intesa si declina in modi espressivi anche tra loro molto diversi: un esempio per tutti il bellissimo La mer et lui
Il valore 'filosofico' di questo racconto lo si intuisce (nel libro italiano, fin dal titolo, a scanso di equivoci) ben presto. 
Da una parte la solitudine del pastore: di chi ha deciso di fermarsi a metà di un sentiero, che verso valle porta all'abisso, e verso l'alto verso l'ignoto. Di chi ha deciso di tenersi lontano da tutte le cose, belle o brutte che siano, perché questo è il modo che conosce per vivere. 
Dall'altra quella di chi questo isolamento lo ha rotto, cambiando di fatto l'esistenza di una persona, anche solo con la sua presenza lì. 
Dentro la testa del pastore si forma l'idea, una delle tante, che assume subito il suo valore universale: non posso far finta che tu non esista e quindi per me niente sarà più come prima e dovrò misurare me stesso con questo... "


perché

"Luisa Mattia coglie in questo romanzo, scritto con uno stile scorrevole e solo all’apparenza ‘oggettivo’, un punto che contraddistingue gli adolescenti di oggi: la solitudine. Apparentemente circondati dal benessere, e questo non vale certo per tutti, non hanno in realtà chi presti loro ascolto: spesso non la famiglia e nemmeno la scuola."


Agosto 2023




perché

"Volendo sintetizzare al massimo si possono notare alcuni elementi di interesse solo in apparenza laterali. 
Il primo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla disegnare e concepire un albo in questo modo. l secondo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farle prendere le sembianze di una autrice di classici per l'infanzia. Chessò, una come Beatrix Potter, tanto per dirne una. 
Il terzo: Inga Moore è inglese per quel tanto che basta a farla essere così sottilmente ironica nel raccontare una storia che altrimenti rischierebbe di essere mielosa un bel po'...."



perché

"Il mondo delle periferie urbane degradate, controllate dalle gang e da ben più temibili organizzazioni malavitose, ci viene rappresentato così, come un mondo chiuso, regolato da leggi tribali, in cui non può sopravvivere l’innocenza."


Settembre 2023



Di corvi e cornacchie, Britta Teckentrup (trad. Mara Carla Dallavalle) 

perché

"Il tono discorsivo che si allontana dalla mera informazione e indaga verso altre direzioni - dalla tradizione letteraria con corvi come protagonisti, alla mitologia che li ha sempre circondati  - assume il tono più confidenziale della narrazione orale permette al lettore di bersi in un fiato tutti i suoi libri del genere, e quindi a lettura ultimata, di richiuderli soddisfatto per aver sentito molte storie e per aver imparato anche un bel po'. 
Questa particolare direzione che certa divulgazione ha preso pare davvero interessante e ricca di stimoli per riflettere e ragionare su quale sia la strada migliore da fare per imparare e far imparare. Affrontare un argomento e osservarlo girandogli intorno per coglierne la complessità e lo spessore, non può che essere efficace. Permettere a teste differenti di interessarsi ad aspetti differenti mi sembra una bella idea."



perché

"Dunque due storie, con un finale inevitabilmente segnato, raccontano la vita di due giovanissimi nell’ambiente ostile di una tribù germanica dell’età del ferro. La Lowry fornisce ai giovani lettori e lettrici un esempio calzante delle modalità con cui l’intuizione di una scrittrice rende vivida e presente l’esperienza di ragazzi vissuti quasi due millenni fa. Lo fa proiettando volutamente le aspirazioni che lei stessa ritiene insopprimibili: l’aspirazione alla libertà e alla conoscenza. Nello stesso tempo fornisce un esempio di rigore, raccontando, nelle introduzioni ai due racconti, come ha raccolto i dati, le fonti storiche, le ricostruzioni fornite via via da archeologi e antropologi."


Ottobre 2023


In fuga con la flebo, Josephine Mark

perché

"Storie che hanno un bel nocciolo al loro interno. Un nocciolo che abbia in sé onestà e urgenza. Una storia che sappia raccontare lo spessore, la complessità della vita. Una storia che sappia raccontare diversi punti di vista. Una storia che sappia raccontare senza spiegare, ma semplicemente facendo vedere. Una storia che non abbia la pretesa di risolvere nulla, ma semmai quella più saggia di saper guardare dentro le cose. Una storia che, proprio perché onesta, sappia creare autentica emozione. 
E che faccia tutto questo con la necessaria leggerezza, ossia attraverso quella sottrazione di peso che per esempio di ottiene spesso e volentieri con l'ironia o attraverso la metafora. 
Lupo e coniglio leggerissimi nella loro struttura, così come leggerissimo è il loro linguaggio (a tal proposito un encomio andrebbe fatto a chi lo ha così tradotto con tanta levità). 
Alla faccia di tutti quei libri che si appesantiscono e si arrovellano per cercare di 'curare' la malattia e la paura che essa porta con sé con storie cucite intorno alla retorica, quella sì davvero insopportabilmente pesante, del tema."




perché

"Quello che trovo più apprezzabile in questo libro illustrato è la capacità di mostrare l’intreccio, nel corso concreto della Storia, fra la scienza, le sue frontiere, i suoi limiti, la politica degli Stati, la coscienza delle persone. Storia delle idee, rivoluzioni che hanno attraversato in moltissimi ambiti la cultura e la vita reale di generazioni. La scienza, dunque, non solo come scontro e incontro di idee, rivoluzionarie o meno, ma anche come espressione di una rinnovata visione del mondo."

Novembre 2023



Storie quasi di paura, Kotryna Zilė (trad. Adriano Cerri) 

perché

"Tutti e dieci i racconti sono scritti e tradotti con sapienza e grazia. 
Tutti e dieci racconti toccano questioni ancestrali. 
Ciascuna storia parte da un nucleo originario rappresentato dai racconti che il padre di Kotryna, un signore dai lunghi baffi spioventi, le faceva quando lei era piccola. Presumibilmente, turbandola quel tanto da renderne il ricordo indelebile. 
E infatti, a distanza di anni, ciascun racconto paterno è poi diventato a sua volta qualcosa d'altro: una storia del tutto diversa, spesso ambientata nel contemporaneo ma che con il nocciolo originario condivide l'atmosfera ombrosa, misteriosa, magica. Continuando a turbare e a rimanere altrettanto indelebile. 
Insomma, quel "quasi" che anticipa la parola paura, non rilassi nessuno. Anzi, abbia il compito di accentuare il senso di incertezza che, a ben vedere, è quello che si rivela più perturbante di qualsiasi orrendo mostro o strega crudele."

exequo



perché

"La complessità delle relazioni interpersonali. Tutti ma proprio tutti i libri di cui è autore unico ruotano inevitabilmente intorno a i rapporti che tengono assieme le persone tra loro. Una varia gamma di legami interpersonali che ognuno di noi - dai bambini fino agli adulti - può facilmente riconoscere. Non c'è suo libro in cui - con ironia ma anche con grande onestà - non vengano fuori le fragilità o le nostre buone pratiche di comportamento. La cura, il rispetto, l'invidia, la vendetta, la gelosia, la menzogna: pesci ladri, granchi spia, lepri bugiarde, tartarughe redente e tartarughe in cerca di affetto, armadilli pazienti e accoglienti. 
E qui? Un teschio ospitale e rispettoso e una ragazzina coraggiosa, generosa e misteriosa si fanno compagnia e condividono un pezzo di strada assieme. Lo spessore umano di entrambi i personaggi esce dunque dalla dimensione della fiaba e irrompe in quella che è la sfera emotiva."
 



perché

"Come sempre un testo denso, anche se in questo libro espresso con un linguaggio semplice, corredato dal necessario glossario, comprensibile anche da lettori e lettrici più giovani; un viaggio sintetico ed essenziale attraverso tematiche scientifiche e antropologiche, con lo sguardo multidisciplinare tipico dell’autore francese. Una sfida non indifferente nel coniugare semplicità e correttezza dei temi trattati."

Dicembre 2023



perché

"Ancora una volta le loro due teste si sono messe a giocare, spedendo le loro idee all'altro come fossero palline da tennis durante una partita. Da una parte Barnett e dall'altra Klassen, nel vederle arrivare, hanno dovuto trovare la risposta adatta. Uno con il testo e l'altro con le immagini. Chi ha vinto tra i due? Il terzo, ossia il libro, la storia, ovviamente. 
Possiamo immaginarci Barnett e Klassen che, seduti uno di fronte all'altro, si lanciano idee reciprocamente. Non sarebbe la prima volta. Sam e Dave così è nato e così è diventato quel perfetto meccanismo narrativo che è. Quel perfetto dialogo tra figura e testo..."




perché

"La storia della scienza è percorsa dall’aspirazione a trovare la legge universale, la regolarità assoluta che plachi l’incertezza di noi umani, persi nell’immensità del cosmo; e tuttora i fisici, in modo particolare, inseguono questo obbiettivo.
Per fortuna, di tutti questi dubbi non c’è traccia nel testo, che invece sollecita a coniugare la ricerca del bello con la ricerca dei suoi modelli, che indubbiamente anche i bambini cercano nel mettere in relazione oggetti anche diversi."

[fine]
 

venerdì 28 luglio 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FRATELLI


La trama de ‘Il cattivo fratello’ , scritto da Luisa Mattia per i tipi di Giunti, ruota intorno al rapporto fra due fratelli, all’interno di una famiglia normale, all’apparenza normalissima: due genitori attenti, a modo loro, che dai figli si aspettano che seguano un percorso tracciato di ordine e rispettabilità. Non manca l’affetto, manca uno sguardo capace di ‘vedere’ i figli al di là della superficie.
Il protagonista, Cesare, ha le carte in regola per diventare un perfetto ‘cattivo’: non si è mai ripreso dalla nascita del fratello minore, Canio, che ha usurpato il posto d’onore nell’affetto dei genitori.
La sua cifra è la rabbia, che si esprime sia con il silenzio che con il turpiloquio; unico rifugio, il disegno, i fumetti. Passano gli anni e Cesare ha imparato a mimetizzarsi, nasconde la sua rabbia e offre ai genitori un’immagine di normalità: studia il violino, nonostante non gli piaccia affatto, va bene a scuola, insomma si costruisce uno schermo perfetto dietro cui nascondere la sua solitudine. Il fratello più piccolo, d’altra parte, è combattuto fra il desiderio di accettazione e quello di ritagliarsi un proprio spazio. Non è esattamente un fratello leale e quando trova i disegni con cui Cesare ha ritratto una ragazzina di cui si sta innamorando, li fotografa e invia le foto al fratello dell’interessata; oramai di dominio pubblico, quelle immagini rendono il ragazzo lo zimbello della scuola.
A quindici anni la messa in scena di Cesare finisce: smette di studiare violino, provocando la reazione del fratellino che si offre, per emulazione o per acquistare un posto più grande nel cuore dei genitori, di studiare lui quello strumento o quanto meno, di imparare a costruirlo. La delusione del padre vien così placata da una colossale messa in scena, perpetrata da entrambi i fratelli: Cesare descrive con i disegni quello che Canio dovrà raccontare ai genitori, fingendo di frequentare Enea, un liutaio conosciuto da Cesare.
Sembra un piano perfetto, in cui tutti sono contenti, ma Canio commette l’errore di sottrarre ad Enea un violino in fase di costruzione. Questa piccola marachella, è così che la vede Canio, abituato a giostrarsi nelle situazioni, è in realtà l’origine di una serie di eventi drammatici.
Il risultato è che Cesare finisce in una casa famiglia e la polizia entra nella vita e nella casa dei suoi genitori.
I colpi di scena non mancano, come in ogni buona crime story, ma quello che rende rilevante questo romanzo è la fotografia impietosa di un interno familiare per niente anomalo, dove un sostanziale affetto viene avvolto dai silenzi, dalle incomprensioni, dalla superficialità. I genitori in realtà non sanno nulla di quello che agita le menti e i cuori dei due fratelli, le gelosie, le sofferenze, le menzogne che si sovrappongono l’una all’altra. E i due fratelli giocano a loro volta una partita che non esclude i colpi bassi e un po’ per ingenuità, un po’ per indifferenza , corrono il rischio di rovinarsi la vita.
Chi è davvero il fratello cattivo, saranno lettrici e lettori a stabilirlo, al di là delle responsabilità reali.
A lato dei personaggi principali, raccontati con sguardo intelligente e partecipe, si raccolgono altri personaggi di rilievo: da Marlene , la ‘bulla’ per necessità, a Caterina, primo infelice amore di Cesare.
Luisa Mattia coglie in questo romanzo, scritto con uno stile scorrevole e solo all’apparenza ‘oggettivo’, un punto che contraddistingue gli adolescenti di oggi: la solitudine. Apparentemente circondati dal benessere, e questo non vale certo per tutti, non hanno in realtà chi presti loro ascolto: spesso non la famiglia e nemmeno la scuola.
Consiglio questo romanzo, dalla lettura coinvolgente, a ragazze e ragazzi con almeno dodici anni

Eleonora

“Il cattivo fratello”, L. Mattia, Giunti 2023


venerdì 14 luglio 2023

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

DELL’ADOLESCENZA E DEI SUOI TURBAMENTI

Uno degli aspetti più spinosi, quando si parla di problematiche adolescenziali, è quello riguardante il tema dell’identità sessuale, che turba gli animi dei lettori adulti. Va detto che ciò che agita le menti e i corpi di ragazze e ragazzi ci è in gran parte sconosciuto e passa per canali criptici e riferimenti culturali che non appartengono alla generazione di genitori e insegnanti. Basta pensare al mondo dei manga e alla cultura giapponese che in essi si esprime. L’approccio a queste tematiche scottanti, dall’omosessualità al fluid gender, può essere molto diverso, a seconda che si scelga la strada della commedia o del dramma.


Gabriele Clima in ‘Con le ali sbagliate’sceglie la via del dramma, mettendo efficacemente in rilievo i pregiudizi che ancora circondano l’omosessualità e le scelte di vita che ne derivano: alla confusione, ai dubbi e ai turbamenti del giovane protagonista del racconto viene contrapposto il perbenismo di una famiglia chiusa nei suoi riti e nel suo credo cattolico. La contrapposizione è netta, al ragazzo non resta che la fuga. Se Nino, il protagonista, è soprattutto un ragazzo confuso, Angel, la protagonista di ‘Drama Queen’, di Derk Visser, pubblicato da Camelozampa, parla soprattutto con la sua rabbia. 


L’autore olandese inserisce la vicenda di questa ragazzina, che seguiamo dai tredici ai quindici anni, in un contesto sociale degradato, di case popolari vandalizzate da bande di ragazzini; la madre di Angel, che l’ha partorita a quindici anni, fa la spogliarellista in uno squallido club; il nonno, ex alcolista, è molto malato ed è stato l’unica vera guida per Angel: le ha insegnato i passaggi pericolosi del quartiere, i parcheggi da evitare, le strade sicure per tornare a casa. In tutto questo, nella solitudine, nella povertà, nella continua rivolta contro un mondo che non la capisce, Angel scopre di essere attratta da una compagna di classe, anche lei con una vita complicata alle spalle. La lotta per raggiungere una vita dignitosa e per dar voce ai propri desideri è costellata da scontri violenti con i compagni di scuola, cazzotti ben assestati alle finte amiche, cercando di tenersi comunque lontana dai guai e dalla droga. La società, rappresentata da insegnanti distratti, squallidi avventori di strip club e teppistelli di periferia, è lontana anni luce da Angel e dalla sua amica, che devono comunque imparare a cavarsela da sole. Il romanzo, raccontato in prima persona dalla protagonista, pur rappresentando una realtà drammatica, stempera efficacemente i toni con un uso accorto dell’ironia, del senso del grottesco.


Ma se c’è un’autrice che è stata capace di affrontare queste tematiche con leggerezza, questa è Marie-Aude Murail: il personaggio di Charlie in ‘Crack! Un anno in crisi’ è perfetto a rappresentare l’affannosa ricerca dell’identità sessuale attraverso il mondo e i personaggi dei manga: lo spaesamento di Charlie è proprio quello di tante ragazze e ragazzi che, in una letteratura che sdogana la fluidità di genere, trovano una risposta all’incertezza e all’ambiguità dei ruoli sessuali. Leggendo ‘Crack!’ si sorride molto, anche per i ritratti di adulti che affiancano Charlie, ma ci si affaccia anche , senza panico, nel mondo sempre più complesso degli adolescenti.
Tutti e tre questi romanzi richiedono lettrici e lettori maturi, dai quattordici anni in poi e sono consigliati a chiunque voglia ragionare con onestà intellettuale su queste tematiche

Eleonora

“Con le ali sbagliate”, G. Clima, Uovonero 2020
“Drama Queen", D, Visser, trad, O. Amagliani, Camelozampa 2021
“Crack! Un anno in crisi”, M.A. Murail, trad, F. Angelini, Giunti 2014



lunedì 12 dicembre 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SUPER SANTOS


L’oggetto che aveva dato il titolo a un racconto, che poi Roberto Saviano ha ripreso e modificato nella veste di un romanzo breve, è un pallone da calcio di gomma dura, arancione, con le scanalature dipinte di nero. Intorno a questo mitico pallone ruota la storia di quattro amici, così come è raccontata in ‘Cuore puro. Quattro amici. Quattro destini. Una sola passione’, pubblicato da Giunti.
Ambientato negli anni ‘80 nella periferia nord di Napoli, ‘Cuore puro’ racconta la storia di quattro ragazzini uniti dalla passione per il calcio, quello giocato in strada, certe volte con palloni di fortuna, altre volte con palloni degni di questo nome, come il Super Santos.
Dario, Rino, Giovanni e Giuseppe vanno a scuola, frequentano le medie, ma la loro unica vera passione è giocare a calcio nella piazzetta antistante il gruppo di palazzi in cui vivono; e dove vivono loro comanda la camorra, con i suoi traffici, le sue regole, il controllo capillare del territorio.
Ai quattro ragazzi tutto questo non interessa, costituisce lo sfondo naturale su cui si svolgono le loro vite. Fino a quando il boss locale, Tonino Porcello, non li sfratta dalla piazzetta e loro sono costretti ad andare a giocare in città. Tonino, però, ci ripensa e propone loro un accordo che sembra proprio vantaggioso: d’ora in avanti potranno giocare lì tutti i giorni, tutto il giorno e avranno anche un piccolo compenso; l’unica incombenza, lanciare lontano il pallone e gridare forte ‘’O pallone!!’, quando avvistano un’auto della polizia. Diventano delle vedette.
Solo che un giorno Dario si infervora talmente nel gioco da non fermarsi quando si avvicinano delle auto della polizia, non riesce a resistere alla tentazione di segnare un gol perfetto. Il fortino della camorra, per un giorno, viene espugnato e così Dario e la sua famiglia sono esiliati, scacciati dal quartiere e alla fine da Napoli. Una grande fortuna.
Gli altri tre crescendo vengono affiliati al clan che controlla la zona, svolgendo quei lavori di manovalanza criminale che spettano ai più giovani. Fino al giorno in cui gli viene affidato un compito speciale, salvare la vita a uno dei boss più spietati trasportando un cuore da trapiantare, clandestinamente, a Roma. Ma non un cuore qualunque, il cuore di un calciatore, una persona per bene.
Rino questo proprio non riesce proprio a digerirlo, non vuole tradire tutto il potente immaginario legato al mondo del calcio, salvando un feroce criminale.
I tre ragazzi, ormai ventenni, devono fare una scelta e, nonostante le scelte siano differenti, il loro destino è comunque segnato.
‘Cuore puro’ è, in fondo, un romanzo di formazione, che racconta, con l’efficacia narrativa di Saviano, l’abbandono dell’infanzia sullo sfondo malato di un ambiente dominato dalla malavita. Quando veramente il ‘cuore’ di questi ragazzi perde la sua purezza, abbandona i sogni e si traduce in un continuo rassegnato compromesso con la realtà, anche se, poi, a volte la purezza si fa strada nelle menti non del tutto contaminate dei protagonisti?
Si tratta di un racconto perfetto di cosa significa crescere in quelle periferie in cui si annida la criminalità, che le trasforma in ‘proprio’ territorio, terreno di coltura del malaffare e serbatoio di nuove generazioni di affiliati. Il nulla che circonda le vite dei ragazzini, un’etica fondata sulla necessità dell’obbedienza, mentre il mondo guarda altrove, tutto questo non appartiene solo alle zone più degradate del Meridione, vive, magari in misura minore, con modalità meno eclatanti, ma anche in tante periferie urbane, sostanzialmente sotto i nostri occhi.
Lettura dura, e necessaria, per chi voglia capire quanto possa essere difficile crescere in queste situazioni.
Consiglio la lettura di ‘Cuore puro’ a partire dai quattordici anni.

Eleonora

“Cuore puro. Quattro amici. Quattro destini. Una sola passione”, R. Saviano, Giunti 2022

 

venerdì 15 aprile 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)


LA GUERRA DELLE ALLODOLE


Con colpevole ritardo, ho affrontato la lettura di ‘La guerra delle farfalle’ , titolo inglese ‘The Skylark’s War, di Hilary McKay, pubblicato nell’autunno scorso da Giunti.
Il romanzo racconta la storia della famiglia Penrose, londinese, dei loro parenti e amici, in particolare nel periodo della Prima Guerra Mondiale. Personaggio principale è Clarry, sorella minore di Peter; i due ragazzi, orfani di madre, vivono con il padre, un uomo freddo e distante, se non ostile. In estate, però, raggiungono in Cornovaglia i nonni, congiungendosi anche al cugino Rupert. Il ricordo di quelle estati, del cugino Rupert che li aspetta alla stazione rimane per Clarry una fonte di conforto nei momenti più duri che dovrà affrontare.
La prima parte del romanzo racconta, con un’accurata ricostruzione d’ambiente, la crescita di fratello e sorella: lui, per rimandare l’ingresso al collegio, si lancia da un treno in corsa, rompendosi malamente una gamba; lei lotta per poter continuare a studiare, superando l’ostilità del padre, convinto che per una ragazza l’istruzione non sia necessaria.
La ragazza riesce nell’intento ed entra nel liceo femminile, dove viene notata da un’insegnante che ne scorge il talento, spingendo la sua ambizione fino all’ammissione ad Oxford.
Nel frattempo, nelle loro vite irrompe la Grande Guerra, Rupert si arruola, con grande disperazione di Clarry, e parte per il Fronte Occidentale; lo segue Simon, il migliore amico di Peter al college, segretamente innamorato di Rupert. La sorella di Simon, Vanessa, diventa infermiera in uno dei tanti ospedali in cui vengono curati i reduci.
La vita prosegue così, con molte privazioni e la paura costante di ricevere il telegramma fatale che annuncia la morte al fronte di un congiunto. Simon, detto Tuttossa, rimane ucciso, Rupert sembra aver perso il suo equilibrio mentale. Il finale, forse un po’ prevedibile, rimette in ordine le relazioni familiari, con matrimoni, dipartite, figli e nipoti.
In realtà, lo sviluppo della trama e l’arco narrativo percorso dai diversi personaggi, compresa una nutrita schiera di personaggi secondari, è l’asse portante del romanzo, che è una storia di trasformazioni: di ragazzi e ragazze che raggiungono l’età adulta, scoprono la durezza della vita, compiono scelte a volte avventate, affrontandone le drammatiche conseguenze. Nello stesso tempo, è l’affresco di un’epoca che si affaccia alla modernità: ci sono i treni a vapore, ma i cavalli sono ancora la principale forza motrice. Le donne sono ancora imbrigliate nel perbenismo vittoriano, ma comincia a serpeggiare una forte spinta all’emancipazione. Su tutto, l’accento posto sui sentimenti, dagli affetti familiari agli innamoramenti giovanili, alla continuità della vita familiare.
Ne emerge un’opera di grandi ambizioni, sicuramente ben documentata ed equilibrata nello sviluppo narrativo. Sicuramente un po’ faticosa per i nostri giovani lettori e lettrici, che spesso cercano nelle storie una sequenza ininterrotta di azioni.
Una piccola nota sul titolo che in italiano, nella traduzione di Roberto Serrai, fa riferimento alle farfalle di carta che Clarry manda al fratello per consolarlo, durante i suoi soggiorni in collegio. Il titolo originale, invece, si riferisce ad un passaggio in cui l’autrice racconta della presenza delle allodole vicino alle trincee.
Un’altra cosa che a molti sembrava strana era che le allodole cantassero proprio nella loro lingua. In inglese per gli inglesi, in francese per i francesi, in olandese per gli olandesi.
Ancora più incredibile, era che dall’altra parte delle trincee, a poche centinaia di metri, le allodole cantassero in tedesco.’
Direi che avrebbe avuto più senso lasciare il titolo originale, per l’evidente sottolineatura dell’assurdità della guerra.
Consiglio caldamente la lettura a ragazze e ragazzi, a partire dai tredici anni, che amino le storie ben costruite, i personaggi descritti a tutto tondo, la ricostruzione d’ambiente fatta con il necessario rigore storico.

Eleonora

“La guerra delle farfalle”, H. McKay, Giunti 2021


mercoledì 26 gennaio 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

IL GHETTO DI VARSAVIA


Il 16 ottobre del 1940 nella città di Varsavia l’esercito tedesco fece erigere un muro che circoscriveva il ghetto ebraico. Tutti gli ebrei che vivevano in città e quelli dei paesi limitrofi furono trasferiti lì, a patire la fame e le epidemie di tifo. Il romanzo ‘I ragazzi di Varsavia’ di Winfried Bruckner, pubblicato in queste settimane da Giunti, racconta la loro vita.
Si tratta di un romanzo corale, in cui si muovono diversi personaggi: il medico Lersek, le infermiere Rebecca e Irena, Pavel, ex pittore che ora spinge il carro che trasporta i morti, e Dov il poeta. Su tutti un gruppo di ragazzini intrepidi, guidati da Lolek, che di notte oltrepassano il muro per andare a cercare del cibo al mercato nero.
Le famiglie ebree vivono ammassate negli appartamenti, mentre nell’ospedale si moltiplicano i casi di tifo. C’è anche chi vive per strada e tutti hanno bisogno di cibo.
I tedeschi con la costruzione del muro avevano lasciato pochi varchi aperti da cui potevano passare solo gli ebrei con la tessera di lavoratori, utilizzati in diverse mansioni nelle fabbriche della zona. La gestione interna al ghetto era affidata ad un consiglio di ebrei. Le razioni alimentari destinate agli ebrei era un decimo di quella riservata ai soldati tedeschi. Per questo motivo, ben prima dei rastrellamenti e le deportazioni verso i campi di sterminio, la popolazione del ghetto fu decimata dalla fame e dal tifo. Nell’estate del ‘42 cominciarono i rastrellamenti e la popolazione del ghetto diminuì costantemente. Nel 1943 gli ebrei del ghetto si ribellarono, ma il nostro romanzo si ferma prima, accennando solo di sfuggita all’idea che alcuni stavano cercando di trasformare in realtà.
L’autore, giornalista e scrittore austriaco, più volte premiato in patria, ha scritto questo romanzo nel 1967 e, nella premessa, chiarisce quale fosse il suo intento: raccontare, nel limite dell’invenzione narrativa, gli stati d’animo di persone comuni, normali, di fronte al progredire del Male: prima l’incredulità, le false speranze, l’ingenuità. Un esempio di questa ingenuità è la partecipazione volontaria di molti alle prime spedizioni verso i campi di stermino, presentate come gite. Poi, progressivamente, la disperazione, la rassegnazione, ma anche la rabbia, l’odio verso i tedeschi, tutti. E quel germe di reazione che nel ‘43 darà vita alla rivolta del ghetto di Varsavia.
Alcune domande circolano fra le righe in questo testo: perché gli ebrei si ribellarono così tardi, ma anche perché la Germania nazista concepì questo specifico calvario, questa realtà sospesa che non era ancora una condanna a morte, ma non era più vita; come distinguere fra nazisti e tedeschi, quando l’occupazione militare e i progetti di sterminio si sovrappongono e sono portati avanti con disciplina dai soldati così come dalle SS.
Alcuni personaggi sono indimenticabili: la piccola Patye, che sgusciava sotto il filo spinato per andare a comprare alla borsa nera; Wanda, la bambina che tutti pensano sia una santa, che in realtà cova un odio implacabile verso i tedeschi, Michele il bambino convinto di essere protetto dalle statue di santi, al di là del muro. Tutti destinati alla stessa fine.
Anche questo romanzo, come altri presentati nei giorni scorsi, richiede un lettore e una lettrice maturi: la durezza della situazione descritta, ma anche la complessità dell’argomento, richiedono una lettura motivata e preparata ad affrontare uno degli episodi più tragici della Shoah. Si tratta in ogni caso di una lettura importante, documentata, avvincente su un aspetto forse meno conosciuto, dai nostri ragazzi, dell’Olocausto.

Eleonora

“I ragazzi di Varsavia”, W. Bruckner, Giunti 2022