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venerdì 19 settembre 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

COME RICONOSCERE UNA BUONA IDEA

Come riconoscere una forchetta e molti altri oggetti di casa
Silvia Borando (a cura di) 
Minibombo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni) 

"Come riconoscere una forchetta? 
Facile! 
Ha i denti; porta il cibo alla bocca; di solito è di colore grigio. 
Come riconoscere, invece, una caffettiera? 
Molto facile! 
Ha un beccuccio; fischia tutte le mattine; spesso è accanto ai biscotti." 

La scoperta di molti oggetti di uso comune attraverso i diversi ambienti della casa. 
Dalla cucina, dove impariamo a riconoscere la forchetta e la caffettiera e infine il frigorifero, si passa al bagno dove conosciamo lo spazzolino, lo specchio e naturalmente la sgusciante e viscida saponetta. 
Poi si prosegue per la camera dove si dorme e poi per quella dove si sta: il salotto. 
Per ognuna di queste, ci sono tre oggetti che la "abitano". E per ognuno di loro tre indizi per imparare a riconoscerlo. Dalla sveglia che ogni mattina si spegne, lì sul comodino al tappeto, non importa se col pelo corto o lungo, di certo con la sua immancabile frangia... 

Detto così, questo libro potrebbe essere ben poca cosa. 
Una pagina dedicata all'oggetto di cui si dà la definizione e poi la sua immagine - contestualizzata - nella pagina successiva e per concludere l'intero ambiente, ossia cucina salotto ecc ecc in cui tutti insieme i tre oggetti, insieme a molti altri, stanno lì a fare bella mostra di sé. 


Ma non è affatto così. 
Non è un libro per piccolissimi in cui accanto all'oggetto citato c'è di norma una sua immagine fotografata oppure molto ben disegnata... 
Non è un libro in cui gli oggetti siano così numerosi che lo si possa considerare un imagier... 
Non è un libro costruito per imparare a scrivere dette parole: da forchetta a quadro, troppo esiguo il loro numero, quindi non è neanche un abecedario. 
Ma allora che cos'è?
Si tratta di un libro esilarante, pur nella sua veste di libro non-fiction! Addirittura, per confermare che non si tratta di una storia ma di un libro pieno di informazioni, l'autrice preferisce citarsi come curatrice... 
C'era da aspettarselo da Silvia Borando. 
Di rado le sue idee passano inosservate e di norma sono buone e cattivelle allo stesso tempo. E questa non fa eccezione. 
La chiave per capire come funziona veramente il libro, la si capisce dalla seconda definizione in poi, a patto che si voglia ribaltare il punto di vista. 
Mi spiego, senza spiegare troppo, per non mandare a zampe all'aria la sorpresa nel leggerlo. 


Il cambio di prospettiva lo si deve mettere in essere a partire dalla definizione. 
Per esempio, la forchetta è vero che ha i denti (in realtà i colti li chiamano rebbi), è anche vero che porta il cibo alla bocca (forse sarebbe più corretto dire che serve per portare il cibo alla bocca, ma salterebbe tutto!) ed è anche vero che di solito il suo colore è il grigio, essendo di metallo. 
Ma Silvia Borando si deve essere anche chiesta se questa definizione non sarebbe stata calzante anche per qualche altra cosa... E così è nato il gioco. 
A questo punto, concepire il testo di questo libro si è rivelato un vero e proprio gioco di cesello lessicale, una sorta di zigzag tra i doppi sensi, i doppi significati e cose così. 
Il resto è stata tutta discesa, perché raffigurare "la cosa" che con la forchetta condivide la definizione e contestualizzarla in un ambiente tipico da forchette, genera la risata.  Perché non credo di svelare molto, dicendo che l'essere "fuori luogo" è davvero molto evidente. 
In totale il libro si compone (4 stanze e 3 oggetti per stanza) quindi di una dozzina di scherzi ossia di colpi di scena, ossia di capriole di senso, che sfruttano al meglio il giro di pagina per creare il giusto tempo per il rullare di tamburi nella suspense. 
Che si tratti effettivamente di un libro per piccoli non so dire. 


O meglio, i piccoli si divertiranno comunque dei colpi di scena, ma i più grandi - e penso a bambini tra i nove e i dieci anni, ma anche liceali, che si scelgono oggetti di uso comune e, guardandoli con attenzione, ne individuino dei caratteri che possono essere condivisi da molte altre cose... 
Per esempio un bambino potrebbe dare indicazioni su come riconoscere il forno in una cucina? 
Sì che potrebbe, magari con l'aiuto della sorella alle soglie della maturità: il forno lo riconosci perché ha una bocca grande, se intorno è caldo dà il meglio di sé, quindi è consigliabile non metterci una mano dentro... 
Provare per credere, ma non con il forno! 

Carla

venerdì 20 giugno 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PAN PER FOCACCIA

L'aeroplano blu, Silvia Borando 
Minibombo 2025 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"'Guarda come vola in alto quell’aeroplano blu!' 'Chissà dove starà andando, da dove viene, cosa starà trasportando...' 
'Ma scusa un po’...' '... quell’aeroplano non è blu, è rosso!' 
'Ma no, guarda bene, è blu!'
'Aaah! Dici quello là, vicino alle due nuvolette bianche?'" 

Padre e figlia su un prato, forse per un picnic. Passa sulle loro teste un aeroplano. È blu. 
Crik. Si incrina qualcosa tra i due. 
Parte così un dialogo del miglior Ionesco. 
Da una parte il padre, che riguardo all'aereo blu si interroga su rotta e carico (si vede che ha un pensiero strutturato), e dall'altra sua figlia che lo sta "perculando", nel sostenere che è rosso. 
Lui, dall'alto del suo essere grande, non molla. 
Lei dal lato del suo essere piccola, tanto meno. 
Si sfiora quasi lo scontro fisico, fino al momento in cui lui, per poter sopravvivere, cede ed è in questo preciso momento che lei scopre le sue carte... stava scherzando (un eufemismo da libri per piccoli, perché il verbo perculare non sarebbe ammesso). 
A questo punto, in pochi secondi il padre elabora e mette in pratica la sua piccola vendetta. 
Ma come sempre, e come è giusto che sia, finisce tutto a tarallucci e vino. 

Breve premessa. 
A me di Minibombo piacciono in particolare i libri in cui muore qualcuno, o almeno qualcuno mette a serio rischio la propria pelle. Se vanno diversamente, li trovo carini, ma non mi colpiscono e presto li dimentico. Fortunatamente Silvia Borando spesso imbocca la 'cattiva strada', ossia costruisce la storia intorno a una cattiveria. Spesso, fatale. Lunga vita ai cattivi, ai cattivi pensieri e alle cattive strade. E naturalmente alle storie cattive (che son ben altra cosa dalle cattive storie, anzi). 
Qui in verità nessuno ci lascia le penne, tuttavia dal punto di vista della morale, mi pare interessante lo stesso. 


La cosa che succede in questo piccolo libro che passa dal blu al rosso in una sorta di crescendo cromatico, in questo piccolo libro in cui il volume dei toni aumenta (se letto ad alta e poi altissima voce fa il suo bell'effetto), in questo piccolo libro succede che qualcuno è un bugiardo per il solo gusto di esserlo, ossia per il piacere impagabile di prendere in giro il proprio interlocutore. 
Insomma, si tratta di un bugiardo temporaneo, giusto il tempo di vederne gli effetti. 
La seconda cosa che succede è l'entrata in crisi di un adulto. In sostanza come un adulto possa incrinarsi e, in nome del quieto vivere (condizione ideale per ogni adulto), arrivare anche a negare l'evidenza. 
Da queste due cose che accadono nella storiellina piccina di Silvia Borando si possono ricavare altrettante verità, utili per la vita: i bambini sanno (o meglio, possono) prendere per il naso gli adulti, gli adulti non sono invincibili. 
Entrambe le verità è meglio introiettarle il più in fretta possibile, se siete adulti. I bambini questa verità già la sanno.


Ammirevole la freddezza di questa bambina che non si scompone, tutt'al più gioca con le sue sopracciglia, e si limita ad alzare il tono di voce nel momento in cui lo alza anche il padre. Non un minuto prima. 
Altrettanto ammirevole è la sua totale assenza di argomenti per sostenere la propria verità. Lei non ne ha bisogno, al contrario del padre che, essendo adulto e strutturato, ha necessità di portare argomenti di prova, razionalità e logica, per sostenere le proprie ragioni. Dallo zainetto, al cielo, al mare al suo maglione... Anche su questo ci sarebbe da dire un bel po'. 
Molto interessante è anche la iniziale condiscendenza del padre che nel giro di poche battute diventa rabbia e poi crolla e diventa cedimento e arrendevolezza. Spirito di autoconservazione. 
Ciò nonostante, da parte sua si prende una piccola libertà, una piccolissima vendetta. 

Il libro - sotto il profilo morale - poteva chiudersi serenamente con quel bel "vecchia volpona, me l'hai fatta anche stavolta!" E poi finire tutto in merenda. 
Ma no, in cauda venenum, come accade sempre tra i miei preferiti di Minibombo. 
Chi è stato monello, merita di ricevere dal turlupinato - e qui è proprio il caso di dirlo - pan per focaccia!

Carla

giovedì 9 marzo 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

ESSERE CRUDELI, CON CADENZA REGOLARE 

Il dubbio, Silvia Borando? Alessandro Lot? 
Minibombo 2022 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni) 

"Un topo e un coccodrillo erano amici di lunga data. 
Così, quando quel giorno il coccodrillo disse: 'Topo, non trovo più le mie maracas... temo di averle mangiate!' il suo amico non ci pensò due volte ad aiutarlo. 'Non ti preoccupare, vado a cercarle io.' 
Le ricerche erano appena iniziate quando il topo si rese conto di non essere solo." 


Il topo incontra il coniglio che gli spiega che anche lui è entrato nel coccodrillo alla ricerca delle maracas, ma poi è stato colto dal dubbio che forse è stato mangiato. 
Il topo non la pensa così: è assolutamente certo della lealtà e dell'onestà del coccodrillo suo amico e continua con coniglio la ricerca delle maracas. E mentre sono lì in cerca, trovano scoiattolo. Anche lui in principio cerca le maracas, ma poi un dubbio lo assale. Impossibile, a parere del topo: il coccodrillo è suo amico. 
E così in tre ripartono, ma trovano pulcino anche lui sulle tracce delle ormai note maracas. E ora sono in quattro, perché il topo ha convinto anche loro. Quando però davanti a lui si para una schiera di altri cercatori di maracas tutti assaliti dal dubbio, anche la sicurezza del topo vacilla. 
Ma il suono di maracas in lontananza lo rimette fiducioso in marcia: lui ne è certo: non è mai il caso di dubitare della fiducia degli amici. Probabilmente. 

Un Minibombo doc. 
In cui si riconoscono alcune loro peculiarità. 


Hanno appena compiuto dieci anni. Ed erano, eravamo, davvero tanti a festeggiare la ricorrenza nella sala Allegretto (ma vedi il destino, a volte) della BCBF 23. Tutti lì a brindare idealmente, i vertici come pure la base, un loro modo di essere scanzonati all'interno di un mondo molto più serio, ovvero che si prende molto sul serio. 
La piccola squadra di Minibombo si caratterizza per alcune costanti: la prima è certa allegria diffusa che si espande fin sulle pagine dei loro libri. Di rado si vedono serie e cupe Silvia Borando Eva Francescutto o Chiara Vignocchi. 
La seconda è una discreta dose di ironia, anche questa rimbalzante nei libri, non in tutti, ma in parecchi. Ironia che al principio però sgorga dalle loro testoline matte. 
La terza caratteristica è una loro riconoscibilità dal punto di vista più strettamente formale: da una parte la magrezza della Borando e dall'altra il tuppo della Francescutto, e sui libri invece colori puri e potenti, disegno pop, di forte impatto visivo. Grafica importante. 


La quarta costante sta nel ritmo sempre bello sostenuto, ossia nella vivacità di approccio che contraddistingue la squadra e che nei libri porta a una sequenza precisa: una lettura che si esaurisce in un soffio, con risata finale. 
La quinta peculiarità sta nella loro capacità di essere leali con il loro affezionato pubblico. Pur declinando ogni volta in modo diverso, tuttavia sono coerenti nelle storie che raccontano per un pubblico di piccolini, ma non piccolissimi. 
Tutte queste cose sono state messe in elenco, in occasione del loro compleanno, ma di una si è parlato poco, se non di striscio: la cattiveria. 
E a tal proposito, crudelmente non mi sento di definire brillante sempre tutto quello che porta il loro marchio, ignoro con serenità tutto il loro lavoro 'ludico' e applicativo, tuttavia trovo irresistibili le loro storie cattive: perché sanno esserlo fino in fondo. E considerata l'età di riferimento dei lettori a cui si rivolgono, è fatto meritorio. 
Il dubbio è una di quelle storie in cui gli occhi sgranati, incrinati dal terrore, si susseguono a cadenza regolare, in una sorta di crescendo di personaggi che entrano in scena. 


Sebbene i libri di Minibombo facciano ridere sempre, tuttavia talvolta la risata si fa davvero glaciale: come in questo caso in cui non è prevista alcuna redenzione. Al contrario, si assiste impotenti a una vera e propria carneficina che a quanto pare va avanti da anni. 
Ah, la risata che nasce dalla consapevolezza della dabbenaggine altrui, che si genera dall'infrangere le regole della morale condivisa, che sgorga da un sano essere cattivi, anzi crudeli, che sfida il politicamente corretto: quella è la risata migliore. 
Essere crudeli, con cadenza regolare, magari con gli ex amici, cancella le rughe, fa sentire in forma e, come parrebbe essere stato per il coccodrillo, rinvigorisce! 
Ecco, questo è il Minibombo che mi corrisponde cui auguro ogni bene. Senza dubbio.

Carla

venerdì 20 gennaio 2023

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

RUMORI FUORI SCENA  

Il grande debutto, Eva Francescutto, Alberto Lot 
Minibombo 2020 




ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

" 'Forza, prepariamoci: tra poco si va in scena! 
'Di già? Ma io non sono ancora pronta!' 
'Fai in fretta, allora! A breve saremo sotto i riflettori...' 
'Noi arrossiamo al solo pensiero!' " 

Nel buio più pesto tutti fremono, dalle loro diverse postazioni, per quello che si annuncia imminente: il loro debutto. 
Di certo un brivido corre sulla loro pelle. 
Andare in scena, passare dal nero più fitto, dal bisbiglio fra colleghi, alla luce dei faretti e al recitare la propria parte è questione di un attimo. E questi sono i dialoghi sempre più serrati, sempre più emozionati tra tutti gli interpreti: da quelli più avvezzi e 'stagionati', a quelli più freschi, di primo pelo, alla loro prima esperienza. 
Ci sono, come accade in ogni orchestrazione scenica, i protagonisti in primo piano, che occupano gran parte dello spazio, ma sul fondo ci sono anche le ultime arrivate, le più giovani che, per superare la loro fragilità emotiva, si serrano l'una vicino all'altra. 
La tensione nell'aria si taglia col coltello.


Da una parte, il pubblico in sala. Curioso, affamato di storie e in trepidante attesa. 
Dall'altra, loro: ognuno diverso, ognuno con le proprie caratteristiche, ma tutti indistintamente preparati a concedersi, a offrirsi -anima e corpo- a chi vorrà assaporare quella precisa esperienza artistica, insomma a tutti quelli che avranno voglia di gustarsi l'opera. 
Ah, vita dura quella degli artisti! 

Dire o non dire, questo è il dilemma. Per non rovinare la suspense di un debutto. 
Cose che si possono dire su come questo libro è fatto: 
1) ha tutte le doppie pagine dello stesso colore, nero. 
2) Ogni doppia pagina nera contiene brevi dialoghi 
3) che sono scritti in colori diversi e 
4) posizionati in punti diversi della pagina. 
5) Le frasi che compongono i dialoghi sono semplici e 
6) talvolta sono modi di dire presi dalla consuetudine, quelli che si potrebbero definire, senza offesa, frasi fatte. 


7) I dialoghi denunciano una tensione crescente, commisurata alla circostanza di partenza, ossia gli ultimi momenti prima di un debutto. 
8) Come in ogni spettacolo, gli attori restano celati allo sguardo del pubblico, fino all'attimo in cui si accendono le luci. Tutto comincia e si va in scena. 
Ecco, partiamo da qui per dire che un albo illustrato non è poi molto diverso da una messa in scena, teatrale o cinematografica che sia. 
Non è casuale che i due autori del libro si siano spartiti i ruoli come segue: Eva Francescutto ha curato i testi, ossia si è premurata di mettere in condivisione con il pubblico (dei lettori), i rumori fuori scena, mentre Alberto Lot ha curato il resto, quindi i costumi, le luci e tutto quello che attiene alla messa in scena, o forse sarebbe più corretto dire la mise-en-page. 
Ogni doppia pagina ha come obiettivo quello di farci vedere qualcosa che sta capitando su un palcoscenico ideale che è disegnato. 
E quell'istante che occorre per girare la pagina diventa silenzio nelle parole e nelle figure e può preannunciare un cambio di scena, un'entrata o un'uscita di altri protagonisti. Ed è esattamente quello che succede qui: le voci diverse si intrecciano in modi diversi e se a una prima lettura tutto sembra un po' oscuro, una volta svelato il mistero che si nasconde, il divertimento si moltiplica e soprattutto ogni singolo frammento trova una sua precisa ragion d'essere per comporre uno spettacolo unico. 
Per cui i colori diventano significanti e la posizione dei dialoghi all'interno della pagina altrettanto strategica. 


Questo, nella pratica, cosa provoca? 
Che quel libro lo rileggi immediatamente dopo averlo chiuso per controllare che davvero tutto vada a posto, e poi lo rileggi ancora perché capisci che di cose da scoprire ce ne sono ancora e ancora. 
Ed è questo uno dei meriti che certi libri dimostrano di avere, ossia quello di stupire e quindi di 'spostare', anche di poco, il punto di vista del lettore. 
In sostanza il pensiero del lettore si è mosso dalla sua posizione di partenza. 
Ovviamente questa prerogativa non dimostrano di averla tutti i libri, ma quelli ben fatti sì. 
E altrettanto ovviamente può presentarsi a livelli di complessità anche molto diversi tra loro. 
Quando questo capita nei libri di Minibombo che, per scelta editoriale, parlano ai più piccoli, capita di arrivare ignari fino a un passo dalla fine per poi stupirsi all'ultimo - di solito si scoppia anche a ridere nello stesso momento - per sorprese molto semplici, ma non per questo meno efficaci. 
Qualche volta, e sono le mie preferite, allo stupore si aggiunge anche un brivido di perfidia. 
Ma questa è un'altra storia. 

Carla

domenica 16 febbraio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


STILEBORANDO

Niente da fare, Silvia Borando
Minibombo 2020


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"Quando in giro non c'è niente da fare... qualcosa da fare prima o poi salta fuori!"

Questo è ciò che capita a un ragazzino dalla maglietta a righe e dai capelli tagliati con la scodella. Si annoia fin dalla copertina e il titolo gli è appena caduto in testa. La noia continua anche dopo, quando si affaccia al bordo della prima pagina in cerca di qualcosa che possa attirare la sua attenzione. 



Un semicerchio grigio, che pare proprio un sasso tondo su cui inerpicarsi, si rivela essere il carapace di una accigliata tartaruga. Si scende e fine del divertimento. Il successivo elemento che attira la sua attenzione è un albero a cui rami sarebbe divertente appendersi. Se non fossero le corna di un cervo indispettito...


Si scende e fine del divertimento. La passeggiata del bambino annoiato prosegue e quel fiorellino diverso potrebbe essere raccolto, se non fosse il codino di un leprotto spaventato...si salta ma poi è fine del divertimento. Con quella palla rossa, nella pagina successiva, potrebbe essere divertente giocarci a calcio, se non fosse che è il guscio di una chiocciola risentita. Forse tutto questo camminare stanca quelle due gambette corte quindi quella sedia gialla arriva al momento giusto, se non fosse che è il fondo schiena di una giraffa seccatissima.
Solo l'ultimo incontro sembra essere foriero di gioco e divertimento in compagnia, ma non per tutti...
Ma per scoprirlo bisogna addirittura chiedere il libro e arrivare con gli occhi attenti fino alla quarta di copertina.

In perfetto 'Stileborando' anche questo libro tutto bianco e silenzioso si può annoverare nella schiera dei 'libri cattivelli' che ogni tanto Minibombo sforna.



In perfetto 'Stileborando' tutto ruota intorno alla forma delle cose. E alla loro relativa trasformazione. Dagli acquerelli magnifici della Agostinelli di Sembra questo sembra quello è stata percorsa diversa strada e qui è tutto molto 'geometrico', compresa la testa e i capelli di quel bambino che non ha niente da fare. Il gioco per un bambino piccolo però si ripete ogni volta con lo stesso gusto (magari un po' meno stimolato sotto il profilo estetico, ma pazienza) e dopo ogni giro di pagina, qui come allora si disvela la forma completa e quindi l'animale che il bambino è andato a disturbare. Il colore che cambia di volta in volta favorisce la comprensione, fatta eccezione per la coda punk del leprotto.
Il particolare che però lo rende più divertente e inaspettato del solito sta nell'uso che la Borando ha deciso di fare del libro, in quanto oggetto, in sé.
Così i risguardi finali sono portatori di un pezzo importante della storia che si può dire effettivamente conclusa solo nell'ultimo spazio utile di un libro: il piatto della quarta di copertina. Ed è lì che si genera la definitiva risata. La anomalia sta nel fatto che di solito al gesto di chiusura di un libro corrisponda il silenzio della storia e non una bella risata che - convenzionalmente - è contenuta tra le pagine e non oltre.
Il dubbio che viene 'maligno', in perfetto 'Stileborando', è che nella paginazione si siano fatti male i conti e che quindi la storia sia andata lunga, oltre lo spazio canonico. Ma invece è decisamente più probalbile che proprio per stupire i propri lettori si siano valicati alcuni confini poco esplorati finora.


Un unico rischio però c'è: il lettore medio e distratto - che non sia troppo avvezzo al fatto che negli albi illustrati tutte, ma proprio tutte, le parti del libro valgono per sé, contribuendo a dare valore e senso a parole e immagini, alla narrazione- se ne accorgerà per tempo che non finisce tutto con un doppio a tennis, dato che su quel campo non sono in quattro, ma in cinque?

Carla

giovedì 9 gennaio 2020

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


L'EQUOVOCO

Il castoro, l'uovo e la gallina
Eva Francescutto, Chiara Vignocchi, Silvia Borando
Minibombo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni)

"Un giorno, non lontano dal bosco, il castoro dormiva profondamente.
Quand'ecco che...'Ho trovato un uovo laggiù' disse il riccio preoccupato 'poi ti spiegherò. Ora vado a dirlo a tutti gli altri. Tu tienilo d'occhio e mi raccomando: per NULLA al mondo...
...devi darlo alla gallina!'"

Ma il castoro che ha sgranato gli occhi all'urlo intimidatorio del riccio, ora li richiude e sul suo sasso si riaddormenta profondamente. Dopo pochissimo anche lo scoiattolo transita davanti lì davanti e, guardando con terrore l'uovo che il castoro dovrebbe sorvegliare, conferma quanto detto dal riccio: per NULLA al mondo... lo deve dare alla gallina. Ancora una volta il castoro sobbalza per l'intimidazione e poi si riaddormenta. E tra un sonno e un sobbalzo, il castoro si risveglia solo quando il tono di voce degli animali di passaggio si fa perentorio...
L'uovo si sta schiudendo e il castoro, memore di quanto ha potuto sentire dal suo sasso da riposo, fa l'unica cosa che la sua mente ha registrato...peccato che sia quella sbagliata.

A parziale discolpa del castoro, va detto che quando uno dorme, dorme. E non è che non si veda: lì su quel sasso, avvolto dal nulla in un bel silenzio, a tutti dovrebbe essere chiaro che il poveretto sta cercando di riposare. E non è corretto o saggio investirlo di un peso tanto grande, senza sincerarsi che nella sua testa ovattata dal sonno il messaggio si stato recepito per intero. Troppo facile scaricare sui più deboli tanta responsabilità... E così, considerate le circostanze, accade l'inevitabile.
Un imbarazzante malinteso. 


Ogni oggetto, così come ogni individuo, è portatore di proprie caratteristiche che in alcune condizioni ideali possono rivelarsi talenti. Nel libro, uno delle più interessanti è proprio la pagina.
I caratteri formali di una pagina possono essere limiti o opportunità, ovvero se ben utilizzati, possono trasformarsi in talenti per il libro che compongono.
Per illustratori e scrittori la pagina è difatti il luogo fisico che una storia da raccontare deve necessariamente abitare: ciascuna delle due facce di un foglio che, rilegato in modi anche differenti, va a costituire un libro, un quaderno. Quando si è di fronte a un albo illustrato la pagina assume un doppio valore: continua a essere un foglio, ma spesso e volentieri è -dal punto di vista visuale- in connessione stretta con il foglio attiguo. È banale dire che detta relazione c'è anche nella letteratura non illustrata, ovvero anche in un romanzo a foglio segue foglio, a pagina si avvicenda pagina, sulla linea di un testo scritto.
Nell'albo illustrato, però, questo taglio naturale dato dalla legatura tra foglio di sinistra e foglio di destra può essere 'sottolineato' come se fosse realmente un 'avvallamento' dove i disegni possono addirittura scomparire (L'onda di Suzy Lee; La gara delle coccinelle ecc. ecc.), ma può essere anche 'ignorato' da chi mette sui fogli contigui un unico disegno, evitando con accortezza di farceli finire dentro, o due bei disegni separati per evitare il problema dalla radice.
Ma il giro pagina, lui, è inevitabile e in quanto tale, da parte di chi scrive o illustra, è cosa buona e giusta servirsene e utilizzarlo, sfruttarlo al massimo delle sue potenzialità.


Qui l'intera questione, è il caso di dirlo, ruota intorno a questo movimento rotatorio che fa il foglio di destra diventando il foglio di sinistra dello specchio successivo.
L'astuzia qual è? Quella di costruire un grande equivoco (il malinteso, nel senso più letterale possibile), che infatti è soprattutto sonoro, tra le due facce della stessa pagina. Con una precisione da metronomo, la veglia e il sonno del povero castoro si alternano secondo una sequenza che sfrutta la forma di un libro a proprio uso e consumo: il castoro dorme sul suo sasso nella pagina di destra, poi si gira pagina e lui continua a dormire sebbene qualcuno gli stia parlando.


Nella pagina ancora dopo lui, sempre a destra, è completamente sveglio perché qualcuno gli ha appena urlato le ultime parole della frase iniziata nella pagina prima. Girando ancora una pagina, lui è ancora sveglio, ma questa volta è solo. Al successivo giro di pagina il castoro inevitabilmente (se non infastidito da urla) dorme di nuovo. 
E resta addormentato anche nella pagina successiva, quando qualcun altro arriva e gli parla...Giro pagina, nuovo sobbalzo per la solita (fine) di frase che gli viene urlata addosso ancora un volta.


Se il suo avvocato, durante il processo che lo vede imputato correo in un omicidio, sostenesse in aula la non colpevolezza del suo assistito, ci sarebbe ben poco da eccepire. Quel castoro è innocente!

Carla

Noterella al margine. Questo piacevole raccontino entra nella folta schiera dei libri 'cattivi' pubblicati da Minibombo. 


Concepito sull'accumulazione, inquadratura quasi sempre a 'camera fissa' sul sasso, piccoli dettagli che variano impercettibilmente, colpo di scena finale. Ci sono tutti gli elementi per farsi amare dai bambini più piccoli, i quali tuttavia, almeno a una prima lettura, rimarranno a bocca aperta e forse ci metteranno qualche tempo in più rispetto ai più grandi a cogliere il sottile equivoco su cui tutto appoggia... ma è cosa nota che alla cattiveria non c'è limite.

mercoledì 13 marzo 2019

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

PUNTI DI SVISTA

Ho visto una talpa, Chiara Vignocchi, Silvia Borando
Minibombo 2019


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

"'Oggi ho visto una talpa piccolissima!'
'Ooooohhh!'
'Oggi ho visto una talpa molto grande!'
'Uuuuhh!'"

Il primo ad averla avvistata è un imponente elefante, mentre la seconda che la vede è una minuscola formica. Sono in tanti, e tutti nello stesso luogo riuniti, ad averla vista, la talpa. Una lumaca ne ha notato la velocità, mentre il leopardo ne constata la lentezza. 
Il camaleonte ne ha viste due che andavano in direzioni diverse e il ragno invece ne ha scorte un gruppo...


La talpa, a ben vedere (!), c'è ed è una sola ma, dato che è una talpa, di tutto questo grande interesse che la sua presenza genera, non si accorge e pensa - addirittura - di essere tutta sola in quella radura.

I libri di Minibombo, per scelta editoriale, sono così.
Riconoscibili per forma, per segno, per originalità del punto di vista, spesso per certa ironia, per pubblico di riferimento.
Sono, salvo rare eccezioni, quadrati, con una copertina rigida. Spesso hanno un colore dominante che li attraversa. 


Il tipo di disegno, che a mio parere non è il loro punto di maggior forza, nasce così semplificato per essere immediatamente riconoscibile e leggibile, ma è spesso un po' troppo lontano da un disegno che sia il risultato di una ricerca originale di una sintesi della forma.
È un po' come se i personaggi si irrigidiscano nel loro aspetto, sull'altare della riconoscibilità.
Animali, o più in generale personaggi, disegnati sulla pagina attraverso un tratto che sia al contempo sintetico ed empatico hanno in sé qualcosa in più che nella maggioranza dei libri di Minibombo non mi pare di vedere. Gli animali di Klassen, per capirci, sono un'altra storia.
Per questo motivo i libri di Minibombo che hanno 'sconfinato' nell'astratto sono quelli che mi sembrano i più meritevoli.


I caratteri più felici dunque sono altri. Il punto di vista, per esempio. In libri come l'insuperato, Orso, buco! oppure Solo un puntino o ancora Gabbiano più gabbiano meno o Guarda fuori! su questo costruiscono la loro miglior qualità.
Questo porsi davanti a una prospettiva insolita porta con sé, almeno a Minibombo, una inevitabile ironia di fondo. Spesso che sconfina nella cattiveria. Anche questa riconoscibile e godibile e, auspicabilmente, dispensabile tra bimbetti e bimbette anche molto piccoli, con lo scopo di aiutarli a ridere del mondo e a non essere troppo 'politicamente corretti'.


Il terzo elemento con cui a Minibombo sanno districarsi con grande disinvoltura è la realizzazione dei testi. Sono bravi a trovare sempre un registro adatto allo spirito della storia e nel contempo si impegnano a rendere la lettura ad alta voce una vera festa. O quanto meno, una passeggiata in discesa.
Ecco. Sono questi tre ultimi fattori che ritrovo in Ho visto una talpa e mi piacciono di più.
Di questa storiellina fatta di quasi nulla, in ordine crescente, mi piace l'idea di partenza, ovvero quanto ognuno di noi esista anche attraverso lo sguardo degli altri, a seguire l'ironia e il gioco che la attraversa, laddove i singoli animali di quella talpa mettono a fuoco un carattere che di fatto è 'inesistente'. Il gioco con chi legge nasce dalla relazione che si crea tra l'animale sulla pagina e la sua percezione falsata.
Ultimo tocco, il finale con l'inconsapevolezza dell'occhialuta talpa medesima.


La cosa migliore però è ancora una volta il testo. Lì per essere letto ad alta voce e per chiamare immediatamente dentro chi ascolta. Impensabile non leggerlo almeno due o tre volte di seguito, chiamando alla partecipazione bambini e bambine al 'responsorio', con l'intento di cogliere insieme (sarebbe bellissimo fare a monte, con loro, un lavoro di ricerca sulle caratteristiche comunicative di un tono di voce piuttosto che di un altro) in tutte quelle brevi esclamazioni, le tante possibili sfumature di interpretazione.
Ci si potrebbe divertire...


Carla



lunedì 23 luglio 2018

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)


BUONA NOTTE! BUONA NOTTE!
 
Gabbiano più gabbiano meno, Silvia Borando, Marco Scalcione
Minibombo 2018
A taaavola!, Michael Escoffier, Mathieu Modet (trad. Federica Rocca)
Babalibri 2018



ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Sono due le cose che tengono assieme questi libri: il tema e il registro.
Nel primo caso siamo di fronte a una storia di gabbiani (più un ippopotamo e un alligatore). Uno stormo di quattordici gabbiani che, in mezzo all'acqua, si accalcano su un piccolo frammento di superficie all'asciutto. Ed è proprio la calca che spinge uno di loro, il più individualista di tutti, a 'migrare' un metro più in là su una seconda collinetta all'asciutto. Staccarsi dal gruppo non è mai un atto che passa sotto silenzio: merita da parte di chi lascia una certa forza di volontà e robuste motivazioni e da parte di chi resta è inevitabile quanto meno lo sconcerto. Il gabbiano che sceglie di separarsi non si limita a prendere la sua strada, ma piuttosto ci tiene a far sapere ai tredici rimasti, che lo guardano basiti, quanto lui finalmente stia meglio lontano da loro...


Nel secondo caso l'ambientazione è meno esotica: una casa all'ora di pranzo con un bambino svogliato a tavola e una mamma insistente con una spiccata dimestichezza con le fiabe...se si tiene che conto che è in grado di evocare lupi e orchi, come se nulla fosse.


Qual è dunque il tema che li tiene insieme? Le piramidi alimentari all'interno di un ecosistema. Sono due esempi di come in natura chi è sopra nella gerarchia alimentare si mangia che è più in basso, più piccolo, più debole. Con una sola piccola variabile data dal livello di intelligenza dei soggetti in questione. Un gabbiano pieno di sé e non proprio furbo soccombe tra le fauci di un alligatore, mentre i suoi compagni più prudenti e attenti si salvano. E un bambinetto furbo mangia di più di un lupo e di un orco che, sebbene potenzialmente pericolosi, rimangono a bocca asciutta...
Spetta comunque al secondo elemento comune, ovvero al registro, il merito più grande di questi due titoli. In entrambi i casi si è di fronte a un certo gusto per la cattiveria, tout court. Quella cattiveria che radica in alcune inesorabili leggi della vita. E che quindi ha dalla sua, non la gratuità, ma la necessità, ovvero la verità.


Sebbene solitamente tenuta a debita distanza nei libri per bambini così piccoli che, si crede, necessitano solo di rassicurazioni sul fatto che il male non esiste, sul fatto che nessuno muore mai, trova libero sfogo nei libri di alcuni autori che sembrano infischiarsene talvolta di certe 'delicatezze' nei confronti dei più piccoli. Silvia Borando è una di questi (suo per esempio Apri la gabbia!), al pari della consolidata coppia di crudeli francesi Escoffier/Maudet (Buon giorno postino!, Babalibri 2012).
Autori spesso sintonizzati nel raccontare storie con finali tutt'altro che lieti, ma, al contrario, inesorabilmente autentici. Lupi che fanno fuori vari animali in attesa di essere visitati dal dottore oppure serpenti che, a terrario aperto, inghiottono interi plotoni di innocui animaletti.


Questo genere di libri, lasciati spesso sugli scaffali da una certa censura esercitata da parte dei genitori, sarebbero invece tanto necessari quanto amati dai loro piccolissimi utenti.
In Svezia, 10.000 copie vendute di un libro che racconta con sole 94 parole una tra le più lugubri tragedie shakesperiane in cui, come è giusto che sia, muoiono tutti. E siccome non si può lasciare il piccolo lettore solo di fronte a tanto, con buona pace dei genitori, a chiusa del libro si legge un rassicurante: Tutti morti. Buona notte! Buona notte! 


Sogni d'oro!

Carla

mercoledì 20 dicembre 2017

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


 ATTENTI AL PASSERO

Guarda fuori, Silvia Borando
Minibombo 2017


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 3 anni)

Nevica. Solo un albero spoglio nella notte. L'unica luce è quella di una finestra. Ad essa sono affacciati, ben protetti dal vetro, una bambina dalle trecce rosse e un bambino dai capelli blu. 


Sorridono e poi indicano qualcosa sulla destra nell'arco della loro visuale. Ma non della nostra che stiamo leggendo.
Ed ecco di nuovo il cielo della notte, di nuovo la neve che cade, l'albero spoglio, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: un uccellino grigio con le ali rosse.
Immobile è lui che ha attirato l'attenzione dei due bambini chiusi in casa. 


Adesso è di nuovo la finestra a essere inquadrata. I due bambini indicano qualcosa che è al di là dei vetri, sulla sinistra. Qualcosa che genera in loro un sorriso.
Di nuovo il cielo notturno, la neve, l'albero spoglio e l'uccellino, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: tre conigli rosa.
Sono loro che hanno attirato l'attenzione dei due bambini chiusi in casa.
Adesso è di nuovo la finestra a essere inquadrata. I due bambini indicano qualcosa che è al di là dei vetri, davanti a loro. Qualcosa che genera in loro un certo stupore lievemente preoccupato.
Di nuovo il cielo notturno, la neve, l'albero spoglio e l'uccellino, i tre conigli, ma una nuova presenza appare sulla pagina innevata: un gatto che guarda con desiderio l'uccellino.
Il gioco si ripete, perché è di nuovo la finestra a essere inquadrata. Dietro i vetri i bambini sono molto preoccupati...


Con un tratto consueto, semplice, con colori piatti, il nuovo libro di Minibombo gioca, come spesso accade.
Questa volta gioca con il dentro e con il fuori che si alternano con la precisione del pendolo. Prima un fuori buio e nevoso, abitato da animali tra loro non esattamente pacifici, cui segue un dentro luminoso, caldo e abitato da bambinetti espressivi.
La mimica facciale è la seconda chiave del libro. Attraverso gesti minimi, sguardi espressivi, noi lettori siamo messi a parte dello stato d'animo di bambino e bambina. Intuiamo che stiamo assistendo a qualcosa di bello quando li vediamo sorridere; a qualcosa di pericoloso quando li vediamo a bocca spalancata; a qualcosa di rassicurante quando li vediamo esultare. 

Quando però li vediamo sparire, e la finestra è vuota, intuiamo che qualcosa di tremendo deve essere accaduto. Ed infatti così sembrerebbe....o era tutto uno scherzo? Una burla per occupargli il posto al calduccio e lasciar loro all'addiaccio con un palmo di naso.
Ben costruito, perché giocato in assoluto silenzio attraverso un codice di comunicazione insolito: lo sguardo.


Penso a capolavori come Questo non è il mio cappello di Jon Klassen che è raccontato tutto attraverso gli sguardi del grande tonno. La sua potenza ironica nasce nella discrasia tra testo e immagine. Bella idea.
Qui siamo davanti a qualcosa di analogo, anche se costruito più in economia.
Alcune soluzioni mi hanno fatto molto ridere e mi hanno fatto ben sperare che Silvia Borando abbia ritrovato la sua vena più tagliente, quella di Apri la gabbia! per intenderci: la mia preferita.

Carla

Noterella al margine. Massimamente divertente l'uccellino che, nella sua fissità, denuncia di essere un fantoccio, quindi parte di un piano strategico dei protagonisti animali che hanno in progetto di impossessarsi di uno spazio al chiuso a loro di norma interdetto. Per non parlare del coniglio sputato.