TU VA' AVANTI, VA' AVANTI...**
Per sempre felici e contenti...o quasi, Jordan Sonnenblick
(trad. Sara Reggiani)
Giunti 2016
NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)
'"Anche se tutti pensano che non ce la puoi fare, tu puoi Jeff. Puoi. E io...'
'Tu cosa? A te spetta la gloria per aver salvato l'amico semi-deficiente?'
'No, Jeff. Io vado a prendermi il diploma sul palco da solo. È questo il patto, okay? Siamo una squadra. Io ti aiuto in matematica, tu mi alleni. Tu passi, io cammino'.
'Sei serio?'
'Come la morte'."
Jeffrey Alper, il bambino che a cinque anni si era ammalato di cancro (J. Sonnenblick, I dieci mesi che mi hanno cambiato la vita, Giunti 2013), ora è in terza media e con lui adesso c'è Tad, Thaddeus Ibsen, arrivato in classe sua in quarta elementare. Il passato di Tad non è molto diverso da quello di Jeff. Quando lo ha visto per la prima volta entrare in classe zoppicando e con una grande cicatrice sulla testa, Jeff è stato il primo a rivolgergli la parola: 'Ciao, mi chiamo Jeffrey. Anch'io ho avuto il cancro.' Tad lo ha guardato come se fosse una fetta di polpettone della mensa andato a male e gli ha detto: 'Bravo! E adesso cosa vuoi, una medaglia?'
Va da sé che siano oggi amici fraterni.
Sono passati quattro anni e di cose ne sono successe molte. Per Jeff sono abbondantemente passati i cinque anni dalla remissione della malattia, il suo adorato fratello attualmente si è preso un 'periodo di pausa' dal suo fardello di doveri: è in Africa a suonare percussioni e ha lasciato a casa fidanzata, famiglia e università.
Allo stato attuale Jeff, nonostante alcuni strascichi della malattia gli impediscano di correre, con la bici è un fulmine, mentre Tad con le sue gambe deboli, sulla sua sedia a rotelle è costretto ad andare piano.
Jeff invece è lento in matematica perché chemio e radio possono incasinarti un po' il cervello, mentre Tad è una vera scheggia.
All'ultimo anno delle medie, Jeff ha diverse incognite davanti: un test imprevisto per essere ammessi agli esami e una nuova compagna di classe, intelligente, bella e spiritosa, appena arrivata dalla California.
Sembrano queste le linee di demarcazione tra il conquistato tran-tran e l'imprevedibilità del futuro.
Anche se Jeff scoprirà che sono ben altre le incognite con cui dovrà cimentarsi, già solo le prime due gli scombussolano un bel po' l'esistenza.
A tredici anni deve fare i conti con un dato di fatto: sta crescendo.
Diventare grandi non è una passeggiata. Il cuore lo porta verso Lindsey, i polsi gli tremano di fronte al test.
Arrivano i primi sotterfugi, le insicurezze si accentuano, le prove di coraggio si moltiplicano. E Jeff, gradino dopo gradino, sale sempre più in alto da dove 'la visuale' della vita appare più chiara. Capisce la fuga del fratello e le aspettative di suo padre, allena il suo amico a riprendersi le gambe per salire sul palco il giorno del diploma, e si innamora dolcemente. Eppure, siccome la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo, tra tutti questi pensieri non si accorge che accanto a lui 'qualcosa' sta andando in una direzione che nessuno vorrebbe.
Fare i conti con il 'per sempre' è una prova complessa per ogni essere umano.
Una prova scomoda che la nostra mente 'fuggiasca' tende a procrastinare il più possibile.
Bambini, bambine ragazzi e ragazze -nel loro senso di onnipotenza- spesso credono più degli adulti al 'per sempre'. In questo caso, invece, due dei tre personaggi principali di questa storia hanno misurato in prima persona, sulla propria pelle, cosa significhi pensare con la dovuta lucidità e disincanto: ma io avrò un futuro?
Ancora una volta Sonnenblick si cimenta con un tema scomodo, la malattia per eccellenza: il cancro. E ancora una volta questo 'oggetto' lo fa maneggiare da giovani vite, senza peraltro tralasciare che il suo riverbero si rifletta anche su tutta la comunità di adulti che li circonda.
Lasciato Jeff 'guarito' nel libro precedente, tutti avevano tirato un sospiro di sollievo, ma qualcuno invece aveva bussato alla porta di Sonnenblick e aveva obiettato che spesso nella realtà le cose non sono così semplici - ti ammali, soffri, ti curi, soffri e poi guarisci. E a distanza di qualche anno, questa sembra essere la risposta di Sonnenblick a quel giustissimo appunto.
Se nel primo libro si coglieva con chiarezza, dalle riflessioni di Steven Alper, che la linea di demarcazione tra la vita normale e il dramma è piuttosto sottile, qui si riflette su un ulteriore pensiero che riguarda le aspettative che ognuno coltiva per sé.
Se da un lato Tad sostiene che sperare sia un errore, dall'altro si allena con impegno per inseguire il suo sogno. Se da un lato Jeff spesso fa riferimento al detto carpe diem, dall'altro sgobba duramente, pensando al domani.
Nella fattispecie per sempre felici e contenti è una buona sintesi per descrivere il nocciolo della questione. Per sempre?
Il tono ironico e tagliente lontano anni luce da ogni retorica e pietismo, già apprezzato in I 10 mesi che mi hanno cambiato la vita è cifra consueta di Sonnenblick. Come allora anche adesso si ride e si sorride anche nei momenti più critici. A questo si aggiunge una interessante e complessa architettura narrativa fatta di lettere, mail o temi in classe che hanno il compito di creare una cesura e allo stesso tempo di fare luce al nuovo lettore sui lati già raccontati nel libro precedente, nonché permettere all'autore di fare riflessioni e indagini introspettive che altrimenti risulterebbero di appesantimento di una leggerezza tutto sommato diffusa. In questo senso è esemplare la litigata tra Steven e i suoi che Jeff racconta in un tema. La conclusione che se ne può trarre è solo una: Rumspringa* per tutti!
Carla
* a p.136-138 per chi volesse saperne di più.
** Bohemian Rhapsody, Queen
Nella mano sinistra, un libro da leggere con bambini e ragazzi e, nella destra, un buon biscotto (o una polpetta). Ecco le nostre due grandi passioni: letteratura per i più giovani e buona cucina. Un blog per poter ragionare di entrambe.
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lunedì 29 agosto 2016
lunedì 12 gennaio 2015
FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)
IL POTERE DELLA VISIONE
Originale
lo spunto che fornisce anche il titolo al romanzo di Virginia
Macgregor: Quello che gli altri non vedono. Il
protagonista Milo, infatti, è un ragazzino di nove anni che soffre
di una particolare patologia agli occhi, che restringe
progressivamente il suo campo visivo. Ma vedere meno cose significa
guardare con maggiore attenzione e vedere quello che i normo-dotati
non riescono a vedere.
Quello
di cui si accorge Milo non è naturalmente un dettaglio del suo
ambiente familiare, ma la reale condizione in cui vive la
meravigliosa bisnonna Lou nella casa di riposo in cui è stato
mandata, dopo aver causato un incendio nella cucina di casa.
Ad
occuparsi di lei, simpatica novantenne che sceglie di far proprio il
silenzio, è proprio Milo: il papà infatti se n'è andato con la
segretaria, dando vita ad una nuova famiglia ad Abu Dabi. La mamma,
inutile dirlo, è depressa, tendente alla pinguedine e sopraffatta da
una valanga di problemi molto concreti, come pagare i conti e le
bollette.
Non
presta quindi molta attenzione alle difficoltà del figlio, con gli
evidenti problemi fisici e con il doppio dolore di veder uscire dalla
propria vita prima il padre e poi la bisnonna.
Milo,
Lou e Amleto, il maialino domestico che tiene compagnia ad entrambi,
sono una famiglia nella famiglia, con il ragazzino che accudisce la
bisnonna e lei che lo comprende più di qualsiasi altro; Milo non si
rassegna al trasferimento della vecchietta nella casa di riposo e si
fa ben presto una precisa opinione sulla qualità delle cure offerte
dalla struttura agli anziani degenti. Comincia così un'indagine
molto personale e segreta fra le mura della Nontiscordardime,
aiutato da Tripi, il cuoco siriano, immigrato clandestino, da
un'infermiera solerte, da Petros, l'imprevisto fidanzato della nonna
e da altri personaggi che affollano le pagine del romanzo.
La
trama, riassunta così brevemente, non rende l'idea dell'intreccio di
storie legate a ciascun personaggio, ciascuno con il proprio dolore
nascosto e ciascuno in cerca di un aiuto, di un appoggio; ovviamente
i destini si intrecciano variamente, mescolando commedia e dramma.
Non
tutto finisce bene, ma la crudele infermiera a capo della clinica
viene smascherata e il destino dei degenti cambia definitivamente.
Molto
il materiale narrativo che si intreccia in questo romanzo, direi non
tutto felicemente risolto nella narrazione: troppi fili intrecciati,
che alla file si sbrogliano tutti insieme, ma non sempre in modo
credibile; forse troppi ingredienti, nel voler rendere la complessità
del nostro presente, dai profughi che cercano in Europa, l'azione è
ambientata in Inghilterra, un'occasione di riscatto; alla condizione
degli anziani, alle problematiche delle famiglie separate.
Nonostante
questi limiti, la narrazione tiene, ha un buon ritmo e parte, come ho
detto prima, da uno spunto originale. La lettura è indicata per
giovani lettori e lettrici in grado di affrontare le quasi
quattrocento pagine di intrecci avventurosi, sociali, sentimentali.
Eleonora
“Quello
che gli altri non vedono”, V. Macgregor, Giunti 2014
martedì 23 dicembre 2014
ECCEZION FATTA!
II ED ULTIMA PUNTATA, forse
Posso immaginare che i lettori abituali di Lettura candita siano in cerca degli ultimi regali da mettere sotto l'albero. Non consiglierò loro di comprare uno scalda panini elettrico, e neanche un cappello con la piuma rosa, ma suggerisco loro titoli di libri. Uno, il migliore, per ogni mese dell'anno.
A luglio: Marie-Aude Murail, Crack un anno in crisi, Giunti
Ad agosto:
Przemysław Wecterowicz, Emilia Dziubak, Chi vuole un abbraccio? Sinnos
A settembre: Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec, Lupo& Lupetto. La fogliolina che non cadeva mai, Edizioni Clichy
A ottobre: William Grill, L'incredibile viaggio di Shakleton, Isbn edizioni
A novembre: Sabrina Giarratana,Sonia M.L. Possentini, Poesie di luce, Motta junior
A dicembre? [continua]
Posso immaginare che i lettori abituali di Lettura candita siano in cerca degli ultimi regali da mettere sotto l'albero. Non consiglierò loro di comprare uno scalda panini elettrico, e neanche un cappello con la piuma rosa, ma suggerisco loro titoli di libri. Uno, il migliore, per ogni mese dell'anno.
A luglio: Marie-Aude Murail, Crack un anno in crisi, Giunti
Ad agosto:
Przemysław Wecterowicz, Emilia Dziubak, Chi vuole un abbraccio? Sinnos
A settembre: Nadine Brun-Cosme, Olivier Tallec, Lupo& Lupetto. La fogliolina che non cadeva mai, Edizioni Clichy
A ottobre: William Grill, L'incredibile viaggio di Shakleton, Isbn edizioni
A novembre: Sabrina Giarratana,Sonia M.L. Possentini, Poesie di luce, Motta junior
A dicembre? [continua]
giovedì 24 luglio 2014
FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)
IL
MIRACOLO DELLA YURTA
Il
nuovo romanzo di Marie-Aude Murail non è recentissimo, è stato
infatti pubblicato in Francia nel 2009 e viene ora tradotto dalla
Giunti nella collana Extra, col titolo Crack!
Un anno in crisi;
eppure descrive con incomparabile maestria e con la consueta,
complice, ironia lo spirito del tempo, di questi tempi incerti e del
futuro che tarda ad affacciarsi.
Protagonisti
i quattro membri della famiglia Doinel: il papà, Marc, dirige una
filiale di autotrasporti, protegge come può i suoi collaboratori da
una feroce ristrutturazione aziendale; la mamma, Nadine, lavora in
una scuola materna, è sovrastata dal lavoro e dalla responsabilità
e affronta quotidianamente la sua orda di piccoli barbari, cercando
di catturarli con le canzoncine e i riti quotidiani; non riesce ad
essere una madre presente come lo vorrebbe. La figlia più grande,
Charline, detta Charlie, è letteralmente persa nei manga, il filo
conduttore delle sue giornate sono le vicissitudini dei personaggi
ambigui, un po’ perversi, dalla sessualità incerta e il più delle
volte posseduti da demoni. Esteban, il figlio minore, mingherlino, è
vittima del bullismo dei compagni, fino a quando interviene una
psicologa dall’aspetto quasi inquietante.
Insomma
qui si parla di noi, del lavoro in cui non ci si riesce a
riconoscere, del lavoro che perde dignità e senso, di ragazzi
lasciati anche un po’ soli ad affrontare un mondo spiazzante e che
si rifugiano dove possono, anche nell’immaginario fasullo di un
mondo lontano. Tutti molto fragili, incerti su ciò che si vorrebbe
essere. Ma, si sa, le cose cambiano, la vita irrompe, costringe ad
affrontare le cose che non vanno, propone nuovi incontri, suggerisce
svolte.
A
questo punto il sogno che ciascuno di loro ha nascostamente
coltivato, e che è lo stesso per tutti e quattro, può
improvvisamente prendere forma, modularsi in modo realistico. Il
sogno? Una yurta mongola, una grande tenda piantata in mezzo alla
natura, simbolo neanche tanto nascosto di un’altra possibile vita.
Un chiamarsi fuori collettivo e plurale dalle regole insostenibili
della modernità. Il bello è che questo sogno apparentemente
irrealistico prenderà poi una forma più che concreta.
Se
l’idea guida, lasciare tutto e andare via, non è ovviamente
originalissima ed è stata trattata in molti modi, lo diventa nella
penna della Murail, come sempre abilissima nel raccontare con penna
leggera, con garbo e delicato umorismo, le contraddizioni e le
angosce del nostro presente. Così l’incerta identità sessuale di
molti/e adolescenti viene raccontata attraverso le iperboliche,
implausibili, grottesche vicende dei personaggi manga; il bullismo,
sempre più diffuso, si risolve con l’intervento di una tristissima
ma efficace psicologa; e il mondo del lavoro, la sua
disumanizzazione, i miti dell’efficienza e della produttività che
macinano le vite delle persone, viene descritto con realismo e, nello
stesso tempo, con un umorismo che sconfina nel grottesco.
E’
facile specchiarsi in questo romanzo e lo è sicuramente anche per
ragazzi e ragazze alle soglie dell’adolescenza; si ride spesso, ci
si riconosce, si finisce la lettura con un pizzico di pessimismo in
meno; il messaggio, per quanto non originale, va sempre bene e più
che mai oggi va sottolineato e ribadito: i sogni, o se vogliamo
l’utopia, aiutano a vivere, proprio perché suggeriscono un diverso
modo, e possibile, di stare al mondo, senza fuggire, senza piegarsi.
Eleonora
“Crack!
Un anno in crisi”, M.A. Murail , Giunti 2014
mercoledì 25 giugno 2014
LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)
IL MURO È DA SCALARE
Le parole giuste,
Silvia Vecchini
Giunti 2014
NARRATIVA PER GRANDI
(dai 12 anni)
"Si voltano,
cercano Fabio, un ragazzo di un'altra classe. Ridono, sono eccitate,
si nascondono l'una dietro l'altra. Vittoria ha le guance rosse come
mele e, anche se guarda dalla mia parte, praticamente non mi vede.
'Sono diventata trasparente' penso, mentre sento una puntura appena,
un vaccino".
L'indifferenza
degli altri, la solitudine, il sentirsi diversa, le oggettive
difficoltà a scuola, il pensiero costante di un padre malato: questi
sono i nemici di Emma, ragazzina di dodici anni che sta faticando un
bel po' per trovare la felicità. E come li combatte, lei? Con
costanti 'letture' di segni premonitori, primo fra tutti l'oroscopo
della sua palla numero 8 che contiene però solo 26 risposte sulle
innumerevoli domande che la vita le mette davanti.
La
scuola, che costituisce gran parte del mondo di un adolescente, per
Emma adesso rappresenta solo un problema: è un campo minato. La
ragazza non si impegna, è distratta, è superficiale, è pigra...
E come se non bastasse, le difficoltà che dimostra per stare al
passo con gli altri vengono 'usate' dalle sue compagne come pretesto
per metterla all'angolo e lì abbandonarla. Insegnanti e compagni la
escludono ed Emma, che è una ragazzina timida che porta in sé la
grande paura atavica, ovvero la perdita dei genitori, non riesce a
imporsi. Goffi tentativi di rivalsa provocano più danno che altro,
inasprendo ancora di più la sua emarginazione.
A
scuola si sente sola e a casa le cose non vanno meglio, perché il
padre di Emma, in dialisi da anni, è sempre più fiaccato dalla sua
malattia che solo un trapianto potrebbe risolvere.
Ma
anche se la vita di questa ragazzina sembra non lasciarle il fiato
necessario per respirare, una serie di persone, inaspettate e
silenziose, le stanno a fianco: Mathias, così alto, così bravo,
così gentile e così bravo a cucinare e Alessandra, la professoressa
che cura il RPS, Recupero Potenziamento Sostegno, 'una lampadina
sempre accesa', e che prima di ogni altro legge le difficoltà di
apprendimento di Emma e gli dà finalmente un nome: dislessia. Per un
dislessico leggere è come arrampicarsi su un muro, le spiega, e
adesso Emma è proprio lì appesa in cerca di appigli. Ma Alessandra
la aiuterà ad arrivare in cima anche se non le negherà che il
percorso sarà lungo e impegnativo.
La
vita di questa ragazzina è davvero un gran groviglio che però
lentamente sembra dipanarsi. E alla fine trionferà chi avrà avuto
coraggio.
Due
temi sullo sfondo di un percorso di crescita. La dislessia e il
trapianto di organi sono i due argomenti che Silvia Vecchini,
basandosi su autentiche esperienze conosciute personalmente, tratta
con grande cura, precisione e rispetto. Ma davanti a questo c'è
l'adolescenza di Emma, fatta di insicurezze, paure e solitudine. E mi
vengono in mente altre parole che Silvia Vecchini ha scritto:
Quando fai finta di
non sentirmi
quando te ne vai
sulla bici
con qualcun altro
sul portapacchi
quando dividi la
merenda
ma non con me
allora si apre una
botola sul pavimento
cado giù ma non
sento niente,
non mi vedi più,
sono trasparente.
Con
una trasparenza abbiamo aperto e con una trasparenza chiudiamo.
Come
si vede in questa poesia tratta da Poesie della notte, del
giorno, di ogni cosa intorno (Topipittori
2014), Silvia Vecchini sa trovare parole giuste per raccontare la
suddetta sofferta 'trasparenza' e con essa la complessa e tormentata
sfera emotiva di un adolescente.
So
che non si dovrebbe paragonare una poesia a un romanzo: lo faccio qui
perché credo che nella diversità di toni, ritmi e spazi, la poesia
sia ancora il registro più congeniale a Silvia Vecchini per raccontare il
mondo.
Sebbene
questo libro sia un davvero un buon libro, costellato di ottimi spunti, di pagine liriche, di
soluzioni narrative intelligenti, di autenticità, tuttavia lo spazio
dilatato di un romanzo costituisce, a mio avviso, un terreno ancora
troppo rischioso per lei. Certi stereotipi, certe
ingenuità o certe imprecisioni si sarebbero potute evitare, soprattutto se
qualcuno dopo di lei, nella filiera produttiva del libro, ci avesse
messo testa e cuore.
Carla
Noterella
al margine. Ironia della sorte in un libro dal titolo Le parole
giuste trovare parole 'sbagliate'; ma il senso ultimo
dell'editing è proprio quello di metter cura laddove altri non
l'hanno fatto... e allora attenti che un corvo non è un merlo, i
capelli è più saggio ravviarli, piuttosto che riavviarli e una
tendina canadese, purtroppo per noi, non si monta da sola come un
igloo...
giovedì 19 giugno 2014
FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)
PROFUMO D'AFRICA
Una
bella novità, che poi novità non è, avendo circa venticinque anni
nell'edizione originale tedesca, proposta con intelligenza
dall'editore Giunti: Said e il tesoro del deserto, di Sigrid
Heuck, scrittrice e illustratrice di libri per ragazzi, ben poco
tradotta in Italia.
Said,
scritto nel 1987, è un libro anomalo per i nostri ragazzi: per i
tempi lenti e la complessità della narrazione, e per l'ambientazione
esotica.
L'autrice
tedesca ha molto viaggiato in Africa e per tutto il libro affiora la
conoscenza e l'amore per questo continente, così come è
preponderante il riferimento alle Mille e una notte,
non solo nei richiami al mondo magico, ma anche nella struttura della
narrazione. E' come se Sherazade venisse in qualche mondo trasportata
in un passato molto più recente, portandosi dietro il profumo di
magia e la circolarità della narrazione.
Si
intrecciano dunque due racconti, quello principale che accompagna una
carovana tuareg nel deserto del Sahara, il cui più giovane
partecipante è Abouli; durante il faticoso viaggio, i tuareg si
imbattono in un hakayati, un cantastorie, che si unisce a
loro, allietandoli, la sera, dopo la preghiera e dopo il tè, con il
racconto di Said. Si tratta di un bimbo trovato da una peri,
una sorta di fata madrina, che gli regala una serie di oggetti
magici, potente protezione dai jinn, spiriti maligni e
dispettosi. Fra i doni della peri, c'è una perla che consente
di comprendere e parlare tutte le lingue, comprese quelle degli
animali, uno specchio che allontana le streghe e gli spiriti malvagi,
una coperta magica. Il bimbo viene di volta in volta adottato da
famiglie diverse, nel corso del suo lunghissimo viaggio attraverso
mezzo continente. Ovviamente c'è un tesoro da trovare, cinque prove
da superare e una bella fanciulla da conquistare.
Dunque,
come Sherazade, anche il nostro hakayati tesse una trama
complessa, piena di digressioni, in cui il viaggio della carovana
entra dettando ad ogni sosta la svolta che la narrazione deve
prendere. Un oggetto trovato, un animale sono lo spunto che il
cantastorie usa per costruire lo sviluppo della storia. Il
protagonista Abouli e il lettore entrano ed escono dalla dimensione
magica del racconto, mentre si dipana il viaggio attraverso il
deserto. Il grande patrimonio delle Mille e una notte, con i
suoi spiriti, i mercanti, i luoghi leggendari dell'Africa sub
sahariana e del Nordafrica, rivivono nello splendore del passato e
del racconto favolistico: Timbuctu, Marrakech, Casablanca,
Alessandria e ancora Sana'a, Agadez, Bamako. Nello stesso tempo il
fascino di quei luoghi, il sapore esotico del viaggio in luoghi
leggendari, abitati da popoli affascinanti e misteriosi, come i
tuareg e i dogon, entrano di prepotenza nell'immaginario che questo
libro nutre.
Qui sta
la sua bellezza e il suo limite: una struttura narrativa complessa e
un'ambientazione inconsueta rendono questo romanzo adatto a lettori
consolidati, per niente pigri e che amino il sapore del viaggio e
dell'avventura, accompagnati dal racconto di un cantastorie. E' una
lettura che comunque consiglio, per l'approccio rispettoso e ammirato
nei confronti di culture poco conosciute dai nostri ragazzi e per le
suggestioni di un'ambientazione cosi precisa e nello stesso tempo
così esotica. Profumo d'Africa, insomma.
Eleonora
“Said
e il tesoro del deserto”, S. Heuck, Giunti 2014
mercoledì 28 agosto 2013
LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)
I 10 mesi che mi
hanno cambiato la vita,
Jordan Sonnenblick
Giunti 2013
NARRATIVA PER GRANDI (dagli 11 anni)
"Ragazzi, se
volete zittire all'istante un bel gruppo di adulti, evidentemente
'Mio fratello ha il cancro' è il segnale in codice giusto. Quelli
sono rimasti a fissarmi in silenzio per più di quindici minuti. Be'
forse è un po' esagerato, ma avete capito. Mentre cercavo di
soffiarmi il naso e asciugarmi gli occhi con quello schifo di
fazzolettino supersottile senza farli vomitare tutti, pensavo:
'Perché insistono tanto per tirarti fuori la verità, se poi non la
vogliono sentire?'"
Circondato
da tutti i suoi insegnanti, Steven Alper ha appena confessato qual è
la ragione del suo crollo improvviso nel rendimento scolastico.
Avere
tredici anni è un'impresa già di per sé: farsi accettare dagli
altri per quello che si è, rendersi 'visibile' alla ragazza che ti
piace da morire, riuscire ad uscire dalla mediocrità quando suoni la
batteria, riuscire a prendere la giusta distanza da mamma e papà,
sono tutti cimenti che questo ragazzino ha davanti a sé e a questo
percorso già piuttosto in 'salita' si aggiunge il grande problema:
la leucemia infantile che ha colpito Jeffrey, il suo fratellino di
appena cinque anni.
Questo
è il contesto: una famiglia quasi sul lastrico, un fratello senza
sistema immunitario, una madre disoccupata, un padre superoccupato,
la ragazza dei sogni offesa e un debito assicurato in matematica.
C'è
di che uscire pazzo, eppure Steven non perde mai la bussola. Lui
segue il suo istinto e applica un utile consiglio che tutti
dovrebbero tenere a mente: 'invece di tormentarti con le cose che non
puoi cambiare, perché non ti concentri sulle cose che puoi
cambiare?'.
In
tal modo Steven veleggia e mantiene la rotta verso la soluzione dei
problemi: è interlocutore ed esempio per suo padre che troppo spesso
si dimostra debole e incerto, è sostegno per sua madre nei momenti
di cedimento, è degno sostituto del pupazzo del fratello,
portafortuna e 'infusore' di coraggio, è esempio di maturità e
determinazione agli occhi della sua scuola, insegnanti e compagni.
Ma
soprattutto Steven è utile a se stesso. Sebbene sembri accorgersene
solo a cose fatte, in ogni occasione sa dare il meglio di sé e in
tal modo si avvia a passi da gigante verso il suo personalissimo
traguardo: diventare un uomo.
Una
riflessione che dovrebbe sempre accompagnarci: come è sottile la
linea di demarcazione tra la vita normale e il dramma. Ma se è così
sottile allora forse ci possono essere anche punti di tangenza e
permeabilità tra il prima e il dopo.
Sonnenblick,
già conosciuto in L'arte di sparare balle,
ci ha abituato alla risata. Ora resta da chiedersi in una storia del
genere come possa entrarci la risata. Che ci sarà poi da ridere,
vista la vicenda così drammatica? Eppure si ride. È una risata, è
quella risata che arriva nonostante tutto. Così come può capitare
di ridere a un funerale, o da un letto di ospedale...
Nella
risata c'è allora uno di quei punti di tangenza, di permeabilità.
È
facile in questo libro ritrovarsi spesso a sorridere, ma -e
soprattutto- ci si commuove per la tenerezza di certe situazioni.
Penso
alla costante 'trattativa' tra Steven e Dio: continue promesse in
cambio della guarigione per il fratello. 'Se non mangio più
ciambelle Jeffrey guarirà, se non gli do più pizzicotti Jeffrey
guarirà, se mi passo il filo interdentale tutte le sere Jeffrey
guarirà'.... Penso all'idea di raparsi a zero da parte di Steven e
poi della sua band per dichiarare al mondo da che parte abbiano
scelto di stare...
Insomma
commozione, sorrisi, risate e tanta autenticità nel racconto
piuttosto dettagliato e ben documentato di cosa sia il decorso di una
malattia seria come la leucemia. Un finale che cresce di pathos ad
ogni pagina e che tutto sommato rimane giustamente aperto. Molte
delle questioni sono in via di soluzione, ma i capelli di tutti
stanno ricrescendo, anche quelli di Jeffrey.
Carla
Noterella
al margine. Bambini e cancro: tema complesso che già in Oh
boy! ha trovato un esito
felicissimo nella rara prosa di Marie-Aude Murail (Giunti, 2011).
Curiosa la circostanza che mi ha visto leggerlo due anni fa esatti,
seduta nella stessa scomoda poltrona, guardando le stesse colline
liguri che mi hanno visto passare dal riso al pianto e viceversa con
analoga facilità, anche in questi ultimi giorni d'agosto.
venerdì 2 novembre 2012
LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)
IN RICORDO DEI MAGNIFICI E FOLLI
I GATTI DI COPENHAGEN, James Joyce,
Casey Sorrow
Giunti, 2012
ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 5 anni)
AHIMÉ!
Non ti posso inviare un
gatto
di Copenhagen perché
a Copenhagen non ci
sono gatti.
Ci sono PESCI e
BICICLETTE in quantità,
ma non ci sono gatti.
Caro nipote mio, qui la
situazione è piuttosto insolita. Neanche l'ombra di un gatto, e
nemmeno poliziotti: sono tutti a letto a fumare sigari e a bere
latticello. In compenso la città pullula di postini in bicicletta,
con la loro bella tuta rossa. Pedalano avanti e indietro per portare
le richieste degli abitanti ai poliziotti pigri. Si tratta
soprattutto di richieste di vecchiette per attraversar la strada,
richieste di bambini per avere dei dolcetti, richieste di ragazze che
si interessano alla luna. Ma non sarebbe più semplice che fossero i
gatti ad aiutare le vecchiette ad attraversar la strada...Tu che ne
pensi, bambino mio?
Così scriveva Joyce al suo
unico nipote, Stephen, dalla tranquilla e amata Danimarca. Durante un
suo soggiorno nel 1936, lo scrittore irlandese scriveva questa
letterina un po' folle ma, nel contempo piena di tenerezza e piena di
riferimenti che alludono evidentemente a un loro 'codice' di
comunicazione molto personale.
Un racconto breve breve che
sfiora l'assurdo ma che testimonia un fatto molto importante: quella
relazione unica e irripetibile che talvolta si instaura tra un nonno
e un nipote.
Mio padre non era Joyce ma a
fantasia non lo batteva nessuno. Lo ricordo molto bene raccontare a
mia figlia margherita nelle loro passeggiate a due, di solito
gitarelle sul treno metropolitano o sotto il grande pino all'angolo
di Largo Damiano Chiesa a raccattar pinoli, l'intera saga dei
Nibelunghi di wagneriana memoria, frammista a passi salienti
dell'Odissea o del Flauto Magico. Mischiava tutto per creare solo per
lei, per le sue orecchie acerbe, una storia nuova, per l'appunto
unica e irripetibile.
Non prendetemi per pazza, o
mitomane, ma quando ho letto questa lettera di Joyce, che ora è un
libro, ho subito pensato a mio padre.
Oggi 2 novembre, è di
sicuro colui il quale mi manca di più; segue a ruota il cane mimmo. Due
cose li accomunavano: erano entrambi magnifici e folli.
Carla
Noterella al margine, ma poi
neanche tanto.
Questo libro, nella sua
edizione irlandese originale, contiene tre gioielli: il testo, la
tipografia (ovvero i caratteri con cui è scritto) e le
illustrazioni.
Il primo si commenta da sé:
è Joyce!
Del secondo va detto che
aggiunge preziosità ad un testo che è già prezioso da sé. Michael Caine, artista del libro e virtuoso della stampa, ha immaginato una
tipografia del tutto originale, ispirata ai caratteri a stampa
italiani e francesi dei primi del Novecento,
e ne ha stampato per la
Ithys Press duecento copie (di cui 26 fatte a mano, 170 copie a
stampa numerate a 450 euro l'una e 4 fuori commercio). Di queste
copie di libro d'artista alcune sono visibili nelle collezioni delle
più importanti biblioteche del mondo che possiedono i maggiori archivi di opere di Joyce. Legatura, copertina, con carta
marmorina fatta a mano, carta utilizzata uso mano, sono ovviamente
all'altezza della preziosità dell'oggetto e sono ad opera di un artista della legatoria, il gallese Christopher Rowlatt.
Il terzo elemento sono le
illustrazioni di Casey Sorrow. Fatte a penna e inchiostro, poi
diventate cliché per la stampa, esse sono percorse dalla stessa vena
di follia che caratterizza il testo. L'autore, geniale fumettista,
illustratore e grafico americano, forse è cresciuto leggendo il
libri del Dr. Seuss?
Va da sé che l'edizione
italiana, come quella greca o quella americana non sono altrettanto
preziose, ma tutti e tre gli editori hanno cercato di conservare
l'originalità e il pregio dell'inarrivabile edizione irlandese.
Giunti, in particolare, ha
introdotto il colore e qualche 'banalità' di progettazione grafica di troppo.
venerdì 31 agosto 2012
UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)
NELLE
PIEGHE DEL TEMPO,
CERCANDO ANGELICHE CREATURE
Quando
ho finito di leggere il romanzo di Madeleine L’Engle, Nelle
pieghe del tempo, mi sono chiesta perché mai
l’editore Giunti sia andato a ripescare una storia degli anni ’60
che ripropone le tematiche della fantascienza di quegli anni. Romanzo
premiato a suo tempo e di cui è uscita anche una versione
cinematografica; ma lontana anni luce dalla sensibilità dei ragazzi
di oggi. In realtà questa pubblicazione è stata accolta con favore,
proprio perché ripesca un testo di grande successo di quegli anni.
La trama: tre ragazzini, un po’ strani, in realtà molto dotati,
figli di due scienziati, per ritrovare e salvare il padre, sono
costretti a seguire, giustappunto nelle pieghe del tempo, tre strani
personaggi, la signora Chi, la signora Quale e la signora Cosè;
insieme troveranno il padre dei ragazzi, rapito da un’entità
aliena che controlla le menti e ha l’aspetto, indovinate, di un
grosso cattivissimo encefalo (nel senso proprio di cervello). Non vi
dico quale sarà l’arma letale che metterà al tappeto il perfido,
posso dirvi che a me sono cadute le braccia. Un po’ di fisica
quantistica, un po’ di esoterismo new age, tanti tanti buoni
sentimenti. Sarà perché sono stata consumatrice vorace di storie di
fantascienza, non sono riuscita a farmi prendere da una storia che di
quel genere letterario prende gli aspetti forse più datati, senza
rendere giustizia ai molteplici spunti che in tale narrativa sono
presenti, e attualissimi.
Ma
non contenta di questa deludente lettura, so che sarò smentita e che
mi si dimostrerà che è un gran capolavoro, sono andata alla ricerca
di altre creature ‘metafisiche’, all’interno di un romanzo di
qualche anno fa di Neal Shusterman, scrittore americano già molto
apprezzato: si tratta di Everlost,
primo di una trilogia, dalla classificazione difficile, non fantasy,
non fantascienza, non romanzo realistico, fondato com’è sulla
descrizione di un mondo parallelo in cui sostano le anime che, dopo
la morte, per motivi diversi non vanno subito dove devono andare.
Nonostante il tema delle ‘anime disperse’ sia molto presente
nella produzione americana, compresa quella televisiva, ho apprezzato
molto che l’autore sorvolasse con eleganza sulla definitiva loro
destinazione.
Everlost,
dunque, è un non luogo per eccellenza, che accoglie, forse per
l’eternità i bambini e i ragazzini che sono rimasti sospesi fra
due mondi; è anche un luogo di paure, di mostri, veri o presunti, di
zone morte, ovvero edifici, oggetti, luoghi che sono migrati dal modo
reale a questo mondo sospeso; il gruppo più consistente delle anime
bambine si riunisce proprio nel fantasma delle Torri Gemelle, la
quintessenza della tragedia collettiva dell’America contemporanea.
Devo dire che questo forse è il lato più interessante di un romanzo
d’avventura raccontato con abilità da un autore sicuramente capace
di tenere il lettore ancorato alla narrazione: mi è sembrato il
tentativo di tener vivo il ricordo di un evento traumatico e nello
stesso tempo di proporre lo scioglimento del nodo di dolore, dicendo,
ci sono ancora, esiste un luogo della memoria che conserva il ricordo
di quello che era, delle persone che sono morte così inutilmente.
Nello
stesso modo ho trovato interessante la descrizione dei diversi modi
di affrontare una condizione per nulla felice, di eterna sospensione
fra due mondi: c’è chi si rassegna, c’è chi si ribella, chi
diventa un mostro e chi riesce a risalire dal centro della terra con
la forza della disperazione. Se si riesce a superare il momento di
diffidenza nei confronti di ambientazioni molto in voga nella
letteratura per teenager (angeli, più o meno caduti, streghe
innamorate, per non parlare di vampiri e licantropi), ne viene fuori
una storia che si legge con piacere, con i meccanismi oliati
dell’avventura.
Eleonora
“Nelle
pieghe del tempo”, M. L’Engle, Giunti 2012
“Everlost”,
N. Shusterman, Piemme 2009
sabato 30 giugno 2012
ECCEZION FATTA
ovvero tutto quello che libro non è ma ci ronza intorno...
UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE
Chi
l’avrebbe mai detto, che il ‘contatore di curiosi’ ad un certo
punto avrebbe cominciato a correre…
Da
vero Bruscolo* della situazione, facendo dannare Botolo* come da
copione, l’ho presa molto sull’onda del ‘vediamo come va a
finire…’, ma giorno dopo giorno, pensiero dopo pensiero mi sono
resa conto che il gioco è una cosa seria; questa serietà spero si
veda nell’onestà dei contenuti, nel tentativo di costruire
un’immagine plurale dell’editoria per ragazzi, spigolando anche
in ambiti meno conosciuti e popolari. Fermo restando, da vero
autentico Bruscolo, che continuerò a divertirmi con le piccole
provocazioni e le digressioni poco ortodosse.
Grazie
ai lettori e alle lettrici che ci seguono in silenzio, per la
pazienza e la costanza. Grazie ai bimbi e alle bimbe per cui, in
fondo, lavoriamo.
Eleonora
Al di
qua del monitor le lettrici e i lettori del blog non si vedono. Ed è
per questo che noi ce li siamo immaginati per tutto questo anno.
Alcuni, più coraggiosi di altri, li abbiamo letti nei rari commenti
che, ogni volta che arrivavano, ci facevano sobbalzare e dire, quasi
stupite: ma allora ci sono!!! Altri li abbiamo incontrati e ci hanno
detto che ci leggono, ci seguono, ci danno retta, ma che per i
commenti non si sentivano ancora pronti. Altri ancora ci hanno dato
credito, ci hanno chiamato anche altrove 'allo scoperto' per
continuare a parlare di libri. Altri sono 'colleghi' con i quali
silenziosamente ma costantemente intratteniamo a distanza relazioni
di mutua fiducia e stima.
Nel
mio ruolo di Botolo però amo essere precisa e allora vi dico che ,
nonostante io non vi veda per il monitor che ci separa, vi studio e
so comunque alcune cose di voi.
Prima
cosa che so: siete sempre di più. Una crescita lieve, ma costante.
Siete, mediamente, fedeli e tendenzialmente assidui. Abitudinari. Il
sabato lo dedicate di solito a far altro: uscire' la spesa? in gita?
ma la domenica sera venite di nuovo numerosi a curiosare su cosa è
successo nel frattempo nel blog.
I
picchi di visitatori sono di solito dovuti a contingenze astrali
fortunose e fortunate: per esempio, compare un link che rimanda a
noi in FB, in siti o blog molto più 'grandi' di noi...e allora ci
sentiamo 'famose'.
Ma a
parte le contingenze, i lettori costanti si possono dividere in:
nottambuli (sono i miei preferiti, se guardate gli orari in cui di
solito posto le recensioni) , ma c'è anche il gruppo dei mattinieri:
quella decina che alle 7 sono già passati per una visitina.
So per
certo che esperti, bibliotecari, editori, illustratori, autori ci
leggono, ma so anche che tante persone che non per professione ma
solo per passione si occupano di libri per ragazzi, si interessano a
ciò che scriviamo.
Tutti
ci usano. Evviva. C'è chi ci legge per tenersi aggiornato, per
sapere notizie sulle nuove uscite, c'è chi ci legge per cercare
qualcosa ad hoc da leggere con il proprio figlio o da regalare a
quella determinata bambina, c'è chi ci legge semplicemente per
sapere noi cosa ne pensiamo...per tutti questi noi continuiamo a
essere qui!
Carla
* da LA SEDIA BLU, Claude Boujon, Babalibri 2011
E' vero, è proprio passato un anno: il nuovo nocino sta accumulando energia per l'inverno.
Lulli
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domenica 13 maggio 2012
LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)
GALLINA IN FUGA [II]
IL
GIORNO DEL FRATELLINO, Christian Jolibois, Christian Heinrich
Nord-Sud
Edizioni, 2012
ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
ILLUSTRATI PER MEDI (dai 6 anni)
"Polletti
e gallinelle fanno festa agli ultimi nati. Solo Carmelito, il
polletto rosa, è triste. Guarda i suoi amici con un po' di invidia.
'Perché io non ho un fratellino?' 'Se avessi un fratellino, potremmo
giocare insieme a salta-pollo o a tira-cresta'".
Il
piccolo Carmelito, il pollo rosa nato da una gallina bianca e da un
gallo rosso, ha il problema di essere figlio unico. Vuole un
fratello, ma le uova che fa sua madre sono le migliori del pollaio e
quindi diventano immediatamente frittate o finiscono in gustose torte
rustiche. Ma se l'uovo appena fatto viene 'dato in affido' forse la
maternità può aver luogo. Pedro il cormorano se ne incarica e così
la 'gravidanza' prosegue. Ma a complicare le cose ci si mettono anche
due ricci ladri di uova.
Salvato
in extremis, l'uovo è pronto. Cric, si rompe davanti agli occhi
impazienti di Carmelito. Nell'uovo non c'è un fratello ma,
delusione totale, una sorella!! Fine di un sogno? Parrebbe di no,
perché questa sorella si rivelaimmediatamente piuttosto in gamba; un vero talento nello
sport, nel gioco, nell'ideazione, nel farsi valere e nel trarsi
d'impaccio: tutto quello che fa lo fa meglio di lui, compreso anche
salvargli le penne.
Va da
sé che Carmelito cambia opinione su sua sorella e il tempo non è
mai abbastanza per giocare con lei a Salta-pollo, tira-cresta,
nascondi pollo, manca la piuma, gira gira pollo, pizzica pollo, grano
duro e grano molle, passa la zampa, becco a te becco a me, gallina
cieca, un due tre gallinella...
Terza
storia della serie Polli ribelli. Nati in Francia già una decina di anni fa, questi libri, nel prosieguo della serie mantengono alto il livello di divertimento. Evviva! Alcuni particolari fanno
davvero ridere: L'urlo di Munch citato per raccontare la disperazione
di un polletto figlio unico, l'ecografia fatta a lume di candela,
l'intrusione dei polletti nella fiaba di Pollicino (che se non si
fossero introdotti forse anche a quei bambini sarebbe andata
diversamente...), i porcospini pervicacemente conficcati sul fondo
schiena del montone che pare ignorarli per tutto il tempo: si tratta
di piccoli particolari nel testo o nei disegni che rendono la lettura
di questi libretti davvero molto gradevole.
Breve
battuta finale nel libro che dimostra quanto l'affetto la cura o, nel
nostro caso specifico, la cova prenatale possa incidere sul
nascituro. D'altronde il mitico libro di Dr. Seuss - L'uovo di Ortone
- ha fatto scuola in tal senso!
Carla
Noterella al margine. Un'altra occasione perduta riguardo al formato del libro. Se avete visto il video del post precedente, certamente avrete notato il formato che questo libro ha in Francia...che respiro diverso per le immagini di Heinrich! D'altronde Salani non è nuova al libro bonsai: penso a Urlo di mamma (Jutta Bauer) e Chi me l'ha fatta in testa (Wolf Erlbruch) che nella loro prima edizione erano entrambi poco più grandi di un francobollo e poco più piccoli di una busta da lettera.
Noterella al margine. Un'altra occasione perduta riguardo al formato del libro. Se avete visto il video del post precedente, certamente avrete notato il formato che questo libro ha in Francia...che respiro diverso per le immagini di Heinrich! D'altronde Salani non è nuova al libro bonsai: penso a Urlo di mamma (Jutta Bauer) e Chi me l'ha fatta in testa (Wolf Erlbruch) che nella loro prima edizione erano entrambi poco più grandi di un francobollo e poco più piccoli di una busta da lettera.
venerdì 4 novembre 2011
LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)
UN MESTIERE NELLE MANI
NODI AL PETTINE, Marie-Aude Murail
Giunti, 2011
NARRATIVA PER GRANDI (dai 12 anni)
"'Sono gli sfigati che fanno i parrucchieri!'
'Ma no, Louis, lo fanno quelli a cui piace'.
'E' un lavoro manuale'.
'Ma cosa significa "lavoro manuale"?' si ribellò Nonna. 'Anche fare il chirurgo è un lavoro manuale e gli scultori e i dentisti con che cosa lavorano?' Louis smise di massacrarsi le falangi.
'Voglio fare qualcosa con queste mani.'
Sorrise al proprio riflesso nello specchio. Ecco l'aveva detto." (p.56)
Louis, quattordici anni, è alle prese con un compito difficile: trovarsi un'occupazione temporanea che abbia anche funzione didattica. Deve fare uno stage (la prof ha detto che ce lo dobbiamo trovare noi... ). Come la maggior parte dei suoi coetanei non sa da che parte cominciare e in quale direzione andare a cercare, ma Nonna ha un'idea... e così il timido Louis approda nel Maїté Coiffure: per una settimana, sarà un apprendista parrucchiere.
Lì ad attenderlo, tra caschi e bigodini, Louis trova varia umanità: la non più giovane padrona del locale, ormai 'bloccata' alla sedia della cassa, Clara, una sfuggente giovane donna che nasconde un doloroso segreto, Garance, una ragazzetta come lui che, perennemente in ritardo, si occupa di malavoglia di mantenere in ordine il pavimento sempre pieno di capelli, e infine Fifi, giovane gay, vero portento, soprattutto con le forbici.
Dopo un primo momento di comprensibile spaesamento, Louis trova una sua dimensione confortevole all'interno del salon de beauté. La piccola squadra di persone che ha davanti , sebbene con modalità e tempi diversi, trova il modo di essere 'accogliente' con lui. E lui con loro. Una novità, per il ragazzo che a casa è circondato da un'affettività formale e da una autentica e diffusa incomprensione.
Louis, prima in modo quasi inconsapevole, ma con il passare del tempo sempre più volontariamente, capisce che quel posto, quella gente e quel mestiere a lui piacciono. E molto. Sempre di più si lega a loro e se ne prende cura. Per di più, con le forbici in mano, anche lui pare essere un vero talento naturale.
Louis però vive in una famiglia di 'predestinati'. Il padre chirurgo non può neanche lontanamente immaginare che il proprio figlio non voglia andare in un liceo esclusivo ma aspiri invece a frequentare un istituto professionale: una, seppur durissima, scuola per parrucchieri.
Louis dovrà combattere la sua battaglia su diversi fronti, a casa, a scuola e tra gli amici,; ma sa di poter contare su tre fattori: una grande determinazione, l'affetto di chi crede in lui, il talento.
Nella vita, bisogna credere in sé stessi, nei propri sogni e lottare per vederli realizzati. Ognuno ha diritto di immaginare il proprio futuro.
Questo è il quarto romanzo della Murail pubblicato in Italia da Giunti, con cadenza perfetta: uno all'anno. Gli altri, Oh, boy! (2008), Mio fratello Simple (2009), Cècile (2010) sono stati molto amati dai ragazzi e anche da me (in verità Cècile un po' meno). Appena ne ho l'opportunità, li inserisco nelle bibliografie dei miei progetti di fomento della lettura che faccio con i ragazzi nelle scuole.
La caratteristica che accomuna i titoli della Murail è la leggerezza narrativa nel affrontare temi profondi, complessi e delicati. Tra questi, la malattia, la perdita dei genitori, la solitudine degli adolescenti, la difficoltà dei più piccoli a trovare un posto nel mondo, certa incomunicabilità con i grandi, spesso proprio in famiglia, per converso la presenza di altri adulti di riferimento, sostegni discreti dei più giovani nel duro mestiere di crescere, sono alcuni dei temi da lei trattati.
La Murail non ha mai scritto libri con intento 'didattico', ma storie di grande autenticità, facendo suonare le nostre corde più interne, più autentiche e profonde. E a questo suo talento se ne aggiunge un secondo. Ha una 'penna' molto felice: racconta in modo scorrevole situazioni di grande impatto emotivo, che talvolta rasentano il tragico, facendoci ridere.
A tal proposito, vi svelo un segreto. Di me si dicono due cose: che ho le lacrime in tasca (riesco a spiagnucolare anche su alcune pubblicità mielose) e che quando rido mi si sente da lontano (sono la gioia di tutti i teatranti di strada un po' buffi). Bene, se mi sentirete ridere e singhiozzare in veloce alternanza, potete esserne certi: sto leggendo un altro bel libro della Murail.
Carla
noterella al margine: mi sembra molto ben concepita dal punto di vista grafico la nuova veste della collana Extra di Giunti.
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