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venerdì 10 gennaio 2025

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

NESSUNO E' PERFETTO 

Il magico potere del disordine, Einat Tsarfati (trad. Maria Laura Capobianco) 
Il Castoro 2024 


ILLUSTRATI 

"Il disordine ha molti volti. Può essere gretto ed esibizionista, ma anche astratto e incommensurabile. Non posso giurare sul mio onore che tutti i dati contenuti in queste pagine siano corretti al 100% né che talvolta io non mi sia persa nella grettezza generale, arrendendomi alla marea trascinante del caos. Insomma: questo libro ti aiuterà a essere meno disordinato o disordinata, e nemmeno ci troverai i concetti esposti con metodo e rigore, ma forse dopo averlo letto capirai che sei in buona compagnia." 

Questa è l'unica pagina di un libro che ne ha più di duecento, che non si può considerare illustrata. Si tratta di una piccola nota introduttiva in cui l'autrice si autodenuncia come disordinata, mette in fila una serie di ragionamenti sulla questione disordine e sulla percezione che ogni essere umano ne ha, ovvero quanto ritenga sé stesso ordinato o disordinato. Racconta anche della doppia perdita del manoscritto come a voler testimoniare che mettere in ordine il disordine non è stata proprio una passeggiata di salute... 
Per smentire subito la percezione di avere per le mani un libro disordinato, basterà scorrere l'indice iniziale in cui fanno bella mostra di sé i nove capitoli che lo compongono. Ognuno di questi si accenderà per fare luce su distinte tematiche, per poi ridursi in cenere. Con cadenza regolare. Li elenco per dare onore al merito di un lavoro ordinato di un'artista che si definisce disordinata... 
1 - Perché il disordine è un problema? 
2 - Sei una persona disordinata? 
3 - Definire il disordine 
4 - Gestire il disordine, o: conosci il tuo nemico 
5 - Fare ordine senza diventare ordinati 
6 - Le Genti Ordinate 
7 - I vantaggi evolutivi del disordine 
8 - L'arte della resa 
9 - La salvezza 
Se li si leggono in sequenza si percepisce immediatamente il senso finale dell'intero ragionamento: il disordine è necessario e come tale va capito, accettato e, se possibile, anche utilizzato e messo a frutto. L'unico atteggiamento sensato è quello di saperne cogliere le potenzialità, come pure di imparare a conviverci, oppure imparare a convivere con i rari ortodossi di ordine o disordine senza fare troppe storie. Perché si sa, a questo mondo nessuno è perfetto. 

Come sempre le cose che arrivano da Einat Tsarfati si distinguono per un guizzo di genio e di follia. E anche questa volta, in questo bel librone, l'evento si ripete, puntuale. 


Partiamo dal titolo. In ogni lingua in cui il libro è stato tradotto, le soluzioni sono diverse. Dall'inglese e spagnolo: I'm a mess/Soy un desastre, passando per il francese Je suis bordelique, al tedesco, Ordentlich durcheinander, ossia Ordinatamente disordinati. 
Tuttavia credo che il titolo dell'edizione italiana vinca il premio per raffinatezza. 
A parte quella E fuori posto, si tratta infatti di una sottile parodia di un altro libro che anni fa aveva spopolato, creando molte false speranze nei suoi lettori, almeno in quelli disordinati: Il magico potere del riordino, di autrice giapponese, che aveva un sottotitolo molto promettente... 
E siamo solo alla copertina. 

Appena entriamo in medias res, che in una traduzione libera si potrebbe pensare voglia dire "in mezzo alle cose", cogliamo la rara capacità della Tsarfati di mettere in figura tutto quello che le parole non potrebbero dire, se non a costo di scrivere un libro di mille pagine. 
A prescindere dall'originalità di prospettiva che caratterizza sempre i suoi libri, mi pare che qui - molto più che altrove - Tsarfati applichi al meglio i suoi criteri che la guidano nella visual communication. 
Si percepiscono con molta chiarezza due cose.


La prima, attraverso immagini, simboli e poche, pochissime parole lei è in grado di trasmettere significati ben complessi. E' in grado di far ridere e ragionare il proprio pubblico, attraverso singole figure: una su tutte la scatola di fiammiferi che attraversa l'intero libro. 
Questa sua capacità di tenere sempre alta l'attenzione del lettore è semplicemente magnifica. Mai una volta che si riveli scontata, prevedibile. Al contrario è capace di toccare corde profonde, oppure di sollecitare fantasie, disegnando oggetti che nell'immaginario sono lì sepolti e che brillano nel tornare a galla, improvvisamente e inaspettatamente. 
Utilizza qui tutto il suo know how di graphic designer e di illustratrice pura. 
Ogni pagina è visivamente e letterariamente una sorpresa, un salto verso soluzioni di impaginazione ogni volta diverse, attraversate da un sense of humor degno delle migliori radici di Tsarfati: un capolavoro il test e i paradossi, elencati stanza per stanza: il paradosso del frigorifero, per citarne uno...


Vediamo parole che alludono a precise strategie per sconfiggere il disordine che corrono lungo i margini per lasciare posto a una mappa ideale della propria abitazione, pagine che paiono strappate da un manuale di storia dell'arte in cui si elencano le singole tipologie delle Genti ordinate. 


Oppure strappate da un libro di fisiologia umana, pagine che paiono fumetti ante litteram, per mettere in sequenze le buone pratiche con la ramazza, e altre che sembrano uscite da un fumetto di supereroi con onomatopee esagerate per raccontare un match con uno stendino pieghevole.
 

Si alternano visioni zenitali di ambienti, a immagini frontali, si sfrutta il taglio tra i due piatti della pagina con un gusto senza pari, per separare visivamente e letterariamente l'ordinato dal disordinato. Insomma Tsarfati gioca con tutto, utilizza tutto quello che le viene in mente. 
E i lettori godono sfrenatamente. 


La seconda cosa ha a che fare con i suddetti lettori gaudenti. 
Come spesso capita ai grandi autori - e Einat Tsarfati è certamente nell'olimpo - sanno rivolgersi, colpire e interessare pubblici anche molto diversi. Va da sé che ne godranno tanto quelli che abitano la sponda degli ordinati quanto quelli che vivono sul versante dei disordinati, quanto quelli che sono a metà del guado. 
Ma dirò ancora di più: con cognizione di causa ed esperienza ho visto con i miei occhi che questo libro piace a un novenne, a una quindicenne, a una trentaduenne, a un cinquantenne e a una sessantacinquenne impenitente (per chi non lo avesse capito). 

Carla

venerdì 30 agosto 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

A VOLER CONTARE LE COSE INTERESSANTI

Una storia troppo corta, Davide Calì, Marianna Balducci 
Edt Giralangolo 2024 


ILLUSTRATI PER PICCOLI (dai 4 anni) 

"C’erano una volta 3 porcellini. 
Venne un lupo e uno dopo l’altro se li mangiò. FINE 
Che storia corta. La voglio più lunga! 
C’erano una volta 4 porcellini. 
Venne un lupo e uno dopo l’altro mangiò i primi tre. Poi mangiò anche il quarto, ma per quello ci mise un po’ di più perché era più grasso. FINE. 
Ma è sempre corta! Devono capitare delle cose!" 


I porcellini diventano 5, ma il lupo se li mangia, con dedizione, uno dopo l'altro. L'unica variante è la festa di carnevale che ha luogo nel bosco accanto. 
Protesta formale da parte dell'ascoltatore e lieve disappunto per questa intrusione carnascialesca. Quando i porcellini diventano 6 si scoprono le loro singole attitudini: ce n'è persino uno che sa andare sullo skate, circostanza che però non lo salva dalle fauci del lupo. 
Protesta formale da parte dell'ascoltatore e lieve perplessità sulla questione skate che in verità avrebbe dovuto metterlo al sicuro. 
I porcellini diventano 7 e prendono i colori dell'arcobaleno, ma nonostante questo il finale è tetro: nero, addirittura. 
Solita protesta formale. 
Quando diventano 8... no non diventano otto, ma direttamente 11: quanti ne servono per formare una squadra di calcio. Finale della partita 0 a 0 e lupo a pancia piena. 
Protesta formale. 
I porcellini aumentano: diventano quante sono le lettere dell'alfabeto della tastiera: quello completo di j,k,w,x e y! Ma niente. 
E così, si va avanti di decine e di centinaia e di cifre a tre zeri, tra una protesta formale e l'altra perché le storie che la misteriosa voce fuori campo racconta non superano mai le quattro righe di testo. Oltre a finire tutte immancabilmente in una gran carneficina. 
Finale a sorpresa. 

In questo libro, che si appoggia comodamente su una trama che tutti conoscono, succedono diverse cose interessanti.
A prescindere dal fatto che si rende necessaria lettura condivisa tra un grande e un piccolo.
A prescindere dalla scelta vincente di Calì di far ridere tutti, con il meccanismo di rilanciare sempre un po' di più, creando un crescendo sempre più esagerato che decolla verso assurdo. E di farlo chiamando dentro il bambino ascoltatore, che protesta dopo protesta, può fraternizzare con la voce che pretende di essere accontentata.


Le cose più interessanti io le trovo nelle pieghe. 
La prima è di nuovo nel testo: ovvero la capacità di chi scrive di mettere a disposizione di chi poi sarà lì a illustrare un bel po' di spazi di silenzio e nel contempo un bel po' di ganci a cui eventualmente appendersi con le proprie figure. In questo senso le cifre che Calì snocciola hanno tutte un preciso senso che serve a lui per costruire la pur esile trama, ma nello stesso tempo alludono a contesti che Balducci potrebbe, se vuole, seguire come sentierini da percorrere. 
I numeri 26 con allusione all'alfabeto, il numero 29 con riferimento a un calendario, il 101 con il suo collegamento cinematografico, sono esempi di questo bel modo di costruire la storia. 
L'altro fatto interessante è nel disegno, che compete altrettanto allegramente con il testo. 
La cifra della Balducci qui si riconferma. La commistione di fotografia di oggetti e il disegno che si aggiunge, sono l'espressione di quel suo sguardo originale sulla forma delle cose. Lei le reinterpreta spesso e volentieri attraverso un segno o una pennellata che si aggiunge, e questo rende la risultante finale inaspettata, e spesso divertente. 
In questo suo modo di lavorare, non so quanto consapevolmente, Balducci sa farsi apprezzare - altra cosa nelle pieghe - da tutti gli osservatori attenti, adulti compresi. L'aver capito che la qualità di un albo illustrato la si ottiene anche e soprattutto sapendo parlare, ovvero avendo cose da dire, a grandi o piccoli, è quindi siamo a tre cose interessanti. 
Altro motivo degno di nota è il fatto che Balducci sappia prendersi il suo spazio, quello dell'illustrazione, senza cederne neanche un cincino di troppo al testo. 


Intendo dire che quel pallottoliere, fino a che l'oggetto in sé glielo permette e poi solo le sue palline, che lei non lo fa mai uscire di scena e che diventa appunto il suo personale palcoscenico in cui muovere i porcellini, è tutta farina del suo sacco. 
Con questa sicurezza che compare fin dalla prima illustrazione Balducci fa la quarta cosa interessante, ovvero decide di volta in volta a quale gancio di Calì appendersi e a quale no. Per esempio i 101 porcellini non risentono del riferimento alla ben più nota Carica, ma offrono un divertente repertorio di comparse in attesa di scrittura. Quindi lei sa perfettamente di poter decidere di raccontare tutto quello su cui sapientemente Calì tace. E lo fa. Con molto gusto, si direbbe. 
A questo proposito i dettagli diventano la chiave di lettura di molte tavole. Dal ritratto di Calì nei risguardi in poi. Per esempio le singole soluzioni che trova quando si parla di arcobaleni o quando si gioca sui mesi di febbraio negli anni bisestili oppure ancora quando decide di 'interpretare' la lista di nomi dalla A alla Zeta che Calì mette giù.


O ancora quando, lasciandoci nel dubbio su quello che stiamo vedendo, racconta a modo suo la raggiunta sazietà del lupo. Siamo di fronte a un estremo atto di gentilezza del maialino azzurro o a uno di assoluta perfidia? 


Mi augurerei si tratti di sana vendetta, di certo è la quinta cosa interessante!

Carla

Noterella al margine. Come in ogni buona somma, se le cose dovessero essere andate tutte al contrario, ovvero essere stato Calì ad aver scritto il suo testo sulle immagini della Balducci, il risultato finale non cambierebbe. 

lunedì 26 agosto 2024

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)

LE VIE DELLA RISCRITTURA

Il lupo cattolico e altre storie, Alex Pardi 
Marcos y Marcos 2024 


NARRATIVA PER MEDI (dai 9 anni) 

"'Ciao' disse 'E tu chi sei?' 
Il lupo che era ancora sovrappensiero e comunque non era abituato a tanta disinvoltura, fu colto di sorpresa. 
'Io? Io sono il lupo catt...' iniziò a dire, ma riuscì a mordersi la lingua, proprio all'ultimo, tossì un paio di volte, e continuò: 'Cattolico. Sì sono il lupo cattolico'. E fece un bel sorriso. 
'Oh!' disse Cappuccio. 'Un lupo religioso! Forte!' 
'Già!' disse il lupo." 

Come vuole la consuetudine, fu poi il lupo a chiedere alla bambina chi fosse e lei con assoluta sicurezza e anche un po' di fierezza, rispose che il suo nome era Cappuccio e non era più una bambina. Stava andando da Nonna Lea a portare due focaccette e soprattutto a fare rifornimento di marmellata di cipolle di cui era ghiottissima. Tutto questa storia che Cappuccio raccontò in poche parole prima di andarsene per la sua strada, fece venire in mente al lupo la ben più nota fiaba e quindi indicò a Cappuccio una scorciatoia, ma lei non lo ascoltò nemmeno. Fu lui a decidere di seguirla e poi di superarla al momento opportuno per arrivare prima di lei e fare pranzo con la nonna e poi merenda con Cappuccio in persona. E mentre - faticosamente, molto faticosamente - cercava di arrivare a destinazione (ma dov'era mai questa casa della nonna?), elaborava il suo piano e si esercitava a imitare la voce della ragazzina per prendere in castagna la nonna e farsi aprire. Non servì perché quando arrivò, la nonna gli aprì la porta e Cappuccio - che nel frattempo era già arrivata e l'aveva aiutata a spaccare un po' di legna - nel vederlo lo riconobbe  - Ciao! Nonna, lui è il lupo cattolico!
E lui, nel suo nuovo ruolo, cosa avrebbe potuto rispondere se non un classicissimo Sempre sia lodato

Ecco. Quando qualcuno ha una bella idea, è sempre cosa buona e giusta segnalarla. 
A me pare che Alex Pardi, dietro al suo lupo, qui abbia avuto un bel guizzo, trasformando, con una arguta capriola di senso, il catt di catt-ivo in un molto meno pericoloso (?!) catt-olico. E poi, giustamente, gli è andato dietro. Quindi il lupo che lui racconta, già un po' in disarmo di suo, è ancora furbetto, ma deve adattarsi alla circostanza e da feroce predatore si trasforma un mite pastore di anime, nonché in un valente giocatore di carte. Contento di avere finalmente compagnia e buone amicizie, ogni settimana si ripresenta tutto azzimato e con qualche regaletto per nonna e nipote per giocare con loro a grattanaso, strozza e coppino. 
Le vie del signore e della scrittura sono infinite. 
Come infinite - o quasi - sono le riscritture delle fiabe. 
In questo tipo di storie, tuttavia, la differenza tra il buon artigianato e il bel libro la fa l'originalità del punto di vista e naturalmente la qualità dello stile. 
Direi che Alex Pardi qui ha dimostrato, almeno nella maggioranza dei casi, di saper essere all'altezza. 
Nelle sei fiabe rivisitate (in verità alcune sono costruite non su fiabe precise ma su archetipi che a quel mondo appartengono, i draghi, per esempio) lui ha fatto una scelta di campo e di sguardo: divertirsi e divertire.
Gioca con le parole - dal cattolico del lupo ad Anselmo e Greta con la loro pasticciera strega, nonché ufficialmente zia ricca - e, più in generale, con la nomenclatura di personaggi e luoghi che spesso e volentieri fa davvero ridere. 
Ma gioca e si diverte anche con il senso più profondo che a ogni racconto vuole dare. E anche in questo l'ironia continua a essere la sua cifra. 
Sebbene non sempre con lo stesso risultato, Pardi nella maggioranza delle storie ha saputo trovare un suo originale nodo di senso, rielaborando quello di partenza, e ribaltandolo per dire qualcosa di più denso. 
In sostanza, ne Il lupo cattolico e altre storie, come in ogni buona fiaba, pur con quella cercata vena ironica che le attraversa, continuano a fare luce sulle pochezze e sui vizi dell'umano genere. Necessariamente, tutto intorno, Pardi ha dovuto costruire anche molto altro, allontanandosi di fatto dal canone originario, ma sapendo comunque mantenere della fiaba il linguaggio, nonostante lunghezza e complessità delle sue trame.Tutti i suoi personaggi, diciamo così, originali hanno un loro senso di esistere nel plot, ma sono capaci anche di mantenere un loro habitus tipico, ovvero quel loro essere simboli, icone fuori dal tempo: penso ai vari re e regine, conti e contesse, alla sindacalista Bianca, al coraggioso Arturo o ai naturalisti Camillo e Nasturzia o al generoso e balbuziente Saverio. 
Così di fiaba in fiaba, di archetipo in archetipo, chi legge riconosce, tra un sorriso e una risata, quel che c'è da riconoscere. E, nel frattempo, può decidere di andare anche oltre. 
Ed è proprio in questo oltre mi pare di cogliere un'altra scelta di Pardi: una voluta attenzione e stima nei confronti di una categoria umana che più di altre nelle sue storie brilla. I bambini che, come in ogni fiaba classica, stanno lì a cimentarsi e soprattutto a sfidare e superare gli ostacoli (qui anche le convenzioni e certi stereotipi) del mondo degli adulti, in particolare di quelli che decidono per loro e che comandano, cioè quasi tutti. 

Carla

lunedì 5 agosto 2024

IL RIPOSTIGLIO (libri belli e impolverati)

LA COSA DA UN ALTRO MONDO

29 giugno 2029, David Wiesner
Orecchio acerbo 2024 


Nel 1992 negli Stati Uniti esce June 29 1999


La fulgida carriera di David Wiesner è appena agli inizi, ma è già pazzesca: tutti si sono accorti dell'enorme talento di questo autore. Infatti, con il suo primo libro in solitario, Free Fall, vince la Honor della Caldecott. Con il suo secondo libro, Tuesday, vince la sua prima Caldecott. Wiesner capisce di essere sulla strada giusta quindi decide di proseguire. Pubblica Hurricane nello stesso anno, ma si tratta di un libro che è un po' un'anomalia per i suoi standard, avendo una buona porzione di testo. 
Come era già successo per esempio in Tuesday, Wiesner ripesca nell'immaginario della sua infanzia per dare forma alle idee da adulto, in cerca di nuove storie da raccontare. 

© David Wiesner


© David Wiesner

In questo caso convergono tre passioni che hanno radici che risalgono a quei tempi: la passione per i vegetali che fin da piccolo ha dimostrato di avere, la fascinazione nei confronti della pittura surrealista, e terza la produzione di B movie di fantascienza di cui ha fato indigestione per tutta la sua infanzia. 
Nel suo portfolio, già da tempi immemori c'era un peperone (passione nr. 1) di dimensioni giganti (passione nr. 2) che fluttuava nell'aria e che piccoli uomini tenevano fermo con delle corde.
Evidentemente qualcosa di alieno sul pianeta (passione nr. 3).... 

© David Wiesner 

June 29 1999 nasce da quel peperone gigante che inspiegabilmente fluttua nell'aria. E il resto è arrivato con estrema naturalezza: da una parte questo evento, ne ha generati altri simili: un broccolo in giardino, i cavoletti di Bruxelles che volano su una tavola calda in mezzo al nulla, rape giganti atterrate in una gola di montagna. 
Poi è arrivata la storia in sé e l'atmosfera generale che con la fantascienza ha davvero molto a che spartire e poi è arrivato un testo che in inglese splende cento volte di più che in qualsiasi altra traduzione: e qui arriva l'altra cifra di Wiesner, il grande sense of humor, che molti osservatori, almeno qui da noi, sembrano non voler notare, abbacinati dalla bellezza e dal pregio delle sue tavole e dalla qualità delle sue storie. 


Il libro grossomodo ripete il formato di Hurricane [il formato mutuato da quello del cinema Superpanavision - 2,2 : 1 - che gli permette grandi tavole che occupano grossomodo due terzi di una doppia tavola n. d. r.]: piccoli blocchi di testo giustificati che si alternano a grandi tavole ad acquarello. 
La storia è presto detta: una ragazzina piuttosto sveglia sta preparando il suo esperimento per l'ora di scienze. S tratta di spedire nello spazio semi di verdure e piante, per valutare gli effetti fuori dall'atmosfera sulla loro crescita. Dopo sei settimane circa accade un fatto incredibile: dal cielo piovono enormi vegetali, il 29 giugno 1999. 


C'è una relazione tra i due eventi? L'ambiguità rimane fino a una figura dalla fine quando si capisce che i due fatti non sono concatenati perché i vegetali che piombano sulla terra non sono gli stessi che lei ha spedito nello spazio... 
Mi fermo qui nel racconto. 


E, per di più, lascio alle parole di Wiesner il racconto della genesi di questo magnifico libro: 
"Quando portavo il mio portfolio agli editori, le immagini di fiabe/racconti popolari erano ben accolte dagli editori. Le altre cose, invece, non venivano capite. Mi sono reso conto che se volevo illustrare libri con immagini del genere, avrei dovuto scriverli io stesso. L'ho fatto. 
Nel 1991, dopo aver finito Tuesday, stavo guardando la mia immagine con il peperone fluttuante nel cielo per la centesima volta e mi chiedevo per la centesima volta: perché il peperone galleggia sulla terra? Questa volta, però, ho avuto un pensiero [che poi è il pensiero che lo ha sempre guidato verso l'illustrazione e non verso la pittura pura: il desiderio di costruire su una immagine una intera storia n.d.r.]: forse prima è successo qualcosa. Ma cosa? Forse un seme? E poi sono tornato al classico progetto di scienze della scuola elementare in cui dovevi coltivare fagioli dai semi in una Dixie Cup. Voilà – una storia! Le verdure giganti erano il risultato di un esperimento scientifico estremamente ambizioso condotto da una precoce studentessa di terza elementare. 


L'altro elemento dell'immagine del peperone gigante è il cambiamento di scala. Adoro il modo in cui realizzando qualcosa di più grande o più piccolo del normale, cambi completamente il suo rapporto con l'ambiente. Per una persona rimpicciolita, il suo soggiorno diventa il Grand Canyon. Sono stato drammaticamente colpito da questa idea da bambino guardando i film sugli insetti giganti atomicamente mutati degli anni '50 in TV. Quindi, perché non sostituire gli insetti con le verdure? Che è quello che ho fatto in 29 giugno 1999."
Il resto è sotto gli occhi di tutti. 
Poi, come è già accaduto in passato, il libro di Wiesner arriva in Italia dopo un bel po'. 
Ma necessariamente ha bisogno di un restyling, che nelle sapienti mani di Fausta Orecchio, in accordo con un David Wiesner a dir poco entusiasta e grato [a tal punto che vorrebbe che anche l'edizione americana assomigliasse a quella italiana n.d.r], diventa una nuova copertina e un titolo aggiornato: 29 giugno 2029
Poi arriva la traduzione che, per quanto possibile, ha cercato di mantenere quel sottile gusto umoristico e una qualche musicalità con nomi di località americane piuttosto aliene per i lettori italiani. 
Per cui "i cetrioli calano su Kalamazoo", "ancora carciofi ad Anchorage" oppure "gli avocado difendono l'economia del Vermont" o per finire "la Grande Mela viene prontamente ribattezzata la Grande Rapa. Rossa". 
Cose così. 
Contrariamente a libri come Flotsam (Flutti, 2022) e Mr. Wulffles! (Mr. Ubik! 2015), che hanno avuto una fase eleborativa molto lunga e complessa, questo libro ha avuto una genesi rapida come quella di Tuesday (Martedì, 2016). 
Ciò non di meno Wiesner ha seguito la meticolosa preparazione di sempre. 
Quindi anche qui modellini per studiare le luci. 

© David Wiesner

Lui stesso pubblica gli studi fatti sul broccolo che col botto ora blocca il giardino della ragazzina dell'esperimento di scienze, Holly Evans. 


E non a caso, le due tavole con il broccolo, dal punto di vista della loro efficacia e capacità evocativa, sembrano essere magicamente il perno dell'intero racconto! 
E per finire, affiderei ancora a David Wiesner la morale della storia: 

"Un'idea si presenta senza una buona ragione? 
Non respingerla. 
Giocaci, esplorala. 
Non sai mai dove ti porterà!" 


E se qualcuno dubita ed è ancora lì che ci pensa, si fidi. 

Carla

mercoledì 25 ottobre 2023

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FRA MADRE E FIGLIA


Raccontare il rapporto fra una ragazzina, preadolescente, e sua madre può essere complicato e diventare lo sfondo di un dramma generazionale, fatto di reciproche incomprensioni, silenzi, litigate. Il romanzo ‘Una mamma svitata’, dell’islandese Gunnar Helgason, pubblicato da Uovonero con la traduzione a cura di Silvia Cosimini, prende tutta un’altra direzione, fra l’ironico e il comico.
La protagonista è Stella, una quasi tredicenne alle prese con una madre dai comportamenti un po’ sopra le righe: tutti sanno come i ragazzi e le ragazze si vergognino dei propri genitori anche quando sono assolutamente sobri e qui, la mamma di Stella, riesce a essere decisamente appariscente.
È una cantante lirica, che si prepara ogni giorno per la sua partecipazione alla Carmen, cantando a squarciagola, ma non è questo a far imbestialire Stella: il punto di svolta nel loro rapporto arriva quando la mamma dichiara ai quattro venti, con grande orgoglio, che la ragazzina ha avuto la sua prima mestruazione. L’affronto è intollerabile e Stella decide di trasformare sua madre, con ogni mezzo, in una persona normale.
I suoi stratagemmi sono destinati al fallimento, né i suoi fratelli Siggi, il più piccolo, e il sedicenne Palli sembrano aver voglia di seguirla nell’impresa; intanto, anche le sue amiche sembrano abbandonarla. Guðbjörg, Fatima e Judita sembrano volerla ignorare, soprattutto dopo l’esibizione della madre all’interno di un centro commerciale.
I giorni passano e si avvicina la data del compleanno: ci sono momenti in cui Stella apprezza la madre e altri in cui non vorrebbe nemmeno conoscerla; il timore più grande è di passare il compleanno da sola, senza il regalo della rigida nonna snob. Unica certezza, l’amicizia con Bær, un coetaneo che si muove in carrozzella.
Si susseguono situazioni esilaranti, con la mamma scatenata che decide di costruire la sua vasca idromassaggio in giardino, condiviso con Hannes, puntiglioso e attaccabrighe. Non contenta della vasca, la mamma decide di costruire una casa sull’albero che presto diventa, per mancanza di materiali, un sedile di automobile montato sui rami di un albero.
Stella è sempre più divisa fra l’ammirazione e la vergogna per le imprese materne; ma il colmo arriva quando la mamma si spoglia a tavola per costringere Palli a indossare una maglietta.
Tutto sembra perduto, ma il finale è pieno di sorprese, che non posso proprio svelare.
Il romanzo di Helgason, che ha ricevuto nel 2015, anno della sua pubblicazione , l’Icelandic Literature Prize, centra alcune questioni importanti: intanto il desiderio di ‘normalità’, espresso dai ragazzini e ragazzine nei confronti dei genitori; il desiderio di non essere giudicati ‘strani’ dai pari, di assimilarsi ai loro codici di comportamento. Poi, l’ambivalenza dei sentimenti nei confronti degli adulti, ammirazione, sconcerto, rabbia, come se convivessero, nella testa dei preadolescenti, il bambino e l’adolescente, il bisogno di appartenenza a un gruppo e il retaggio dell’infanzia. E, naturalmente, il tema delle diversità, che possono essere fisiche o comportamentali: la ‘evve’ di Palli, l’esuberanza della madre, le bizze del vicino Hannes, la diversa abilità di Bær; anche Stella è a suo modo speciale e il lettore e la lettrice attenti possono farsene un’idea man mano che il romanzo procede.
Non ultimo, mi sembra salutare, per gli adulti di scarsa memoria, far emergere lo sguardo impietoso dei più giovani nei confronti di genitori e parenti, uno sguardo che non fa sconti su debolezze, vezzi, difetti.
In questa storia spumeggiante, divertente, senza un pizzico di cattiveria si possono ritrovare in tanti e tante, dai dodici anni in poi; consiglio caldamente la lettura a chi prende la vita familiare con rabbia, perché trovi fra queste pagine il senso di un sorriso.

Eleonora

Una mamma svitata”, G. Helgason, trad a cura di S. Cosimini, Uovonero 2023




mercoledì 3 agosto 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SEGRETI INQUIETANTI


Il romanzo breve di Thórarinn Leifsson, ‘Il segreto di papà. Romanzo per ragazzi con genitori problematici’, pubblicato da Salani, è improntato a quello che comunemente chiamiamo humor nero: la storia che racconta, infatti, potrebbe essere in chiave horror, se non avesse un impianto nettamente umoristico.
Sidda e suo fratello nascondono un terribile segreto, anche se la loro più grande aspirazione sarebbe vivere una vita normale, normalissima: il loro papà, Björn, non è solo stravagante, alieno a qualsiasi forma di igiene, dotato di un ventre prominente, esibito in ogni occasione; lui è un cannibale, un vero cannibale che sfrutta ogni occasione per mangiarsi qualche essere umano.
I due ragazzini sono molto combattuti fra l’affetto e l’orrore, ma direi più il disappunto per le abitudini alimentari del genitore. La mamma lavora tutto il giorno, come venditrice telefonica di qualsiasi prodotto, e annega nel super lavoro la frustrazione di non essere riuscita a far cambiare abitudini alimentari al marito.
Sul conto di Björn indaga un investigatore, chiamato da tutti, e per ovvi motivi, Viddi Nicotina, che inutilmente cerca prove relative alla sparizione di numerose persone, fra cui il coordinatore scolastico dei ragazzi.
Ma alla fine arriva la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza familiare: Björn cerca di infilare nel forno il grasso, appetitoso amico dei figli, Bjössi. A quel punto, cade qualsiasi complicità e i figli denunciano il padre, che viene processato e condannato a morte. Inutile dire che escogiterà una fuga degna del suo stile, preparata mangiando fagioli e verdure marce in quantità industriale.
Lo stile di Leifsson, apprezzato scrittore e illustratore islandese, è volutamente grottesco, intriso di sottolineature dei caratteri dei personaggi volte all’assurdo; d’altra parte fornisce una galleria di personaggi tutti votati all’eccesso, con l’eccezione dei due protagonisti, che tanto aspirano alla normalità.
Se per certi versi può ricordare Roald Dahl, personalmente mi ha ricordato tanto la famiglia Dalverme del romanzo ‘Matilde’, mi sembra in realtà più vicino a Walliams, per esempio  ‘Zia malefica’ o ‘Polpette di topo’: con l’autore inglese condivide la sottolineatura caricaturale dei personaggi e delle situazioni, con ampio uso di situazioni repellenti e disgustose, che peraltro fanno tanto ridere ragazzini e ragazzine intorno ai dieci, undici anni.
Il sottotesto viene esplicitato dall’autore più o meno a metà romanzo, in un passaggio in cui accenna a tutti quei segreti inconfessabili che i genitori nascondono ai propri figli: senza pensare agli eccessi, è sufficiente pensare alle bugie, alle ipocrisie, ai piccoli delitti quotidiani che contraddicono l’immagine dei genitori come persone irreprensibili.
In ogni famiglia ci sono segreti, piccoli e grandi, e in genere non è piacevole per i figli scoprirli. Meglio, quindi, riderci su, pensando a situazioni davvero imbarazzanti.
La lettura è divertente, scorrevole e breve, indicata per questi giorni di vacanza che non vogliono troppo impegno per lettrici e lettori di almeno dieci anni.

Eleonora


“Il segreto di papà. Romanzo per ragazzi con genitori problematici”, T. Leifsson, trad. S. Cosimini, Salani 2022



mercoledì 13 luglio 2022

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

AMICI SUICIDI


Il libro vincitore del Festival ‘Un mare di libri’ è ‘La compagnia degli addii’, di Axl Cendres, pubblicato l’anno scorso da Il Castoro. I giovani giurati del premio l’hanno scelto fra una rosa di cinque libri, fra cui ‘Senza una buona ragione’ e ‘Rose fuori dal mondo’ .
La trama è semplice: in una improbabile clinica psichiatrica s’incontrano cinque personaggi, tutti accomunati dall’aver tentato il suicidio: sono il gruppo dei Suicidanti, che sono ben lontani dall’aver rinunciato al loro proposito, semplicemente rinviato. Sono Victor, obeso e vittima di bullismo, Colette, vedova inconsolabile e incline all’alcol, Alice, fragile adolescente abusata, Jacopo, miliardario annoiato che non si perdona di essere l’unico in vita della sua famiglia, e, infine, l’io narrante, Alex, la cui madre si è suicidata. Tutti hanno buoni motivi per non amare la vita, tutti contemplano ferite all’apparenza insanabili. Progettano così una una fuga rocambolesca dalla clinica e con la splendida Rolls Royce si avviano verso la maestosa magione di Jacopo, con annessa invitante scogliera, per mettere fine tutti insieme alle proprie sofferenze.
Solo che, giorno dopo giorno, tutti tranne uno trovano nuovi fondamentali motivi per rinviare l’insano gesto.



Questa trama non vi dice niente? Basta tornare indietro di qualche anno, quando nel 2006 l’indispensabile casa editrice Iperborea pubblica ‘Piccoli suicidi fra amici’, di Arto Paasilinna, una divertente grottesca satira del triste primato finlandese in materia di suicidi. Qui due uomini, che si incontrano per caso nello stesso luogo e con lo stesso proposito, danno vita prima a un congresso poi a un viaggio surreale attraverso la Finlandia, poi in Europa, per arrivare alla medesima conclusione del romanzo precedente, e cioè che ci sono infiniti motivi per apprezzare la vita, a prescindere da tutto.
Nel confronto, l’autrice francese Axl Cendres non riesce a sostenere i suoi personaggi con sufficiente spessore, laddove Paasilinna costruisce una miriade di personaggi minori tutti degni di nota, così come l’ambientazione finlandese è intensa e coinvolgente. In comune entrambi gli autori hanno l’approccio sarcastico, a volte grottesco con un tema che non può che definirsi drammatico.
Cosa hanno trovato i giovani giurati nel romanzo della Cendres? Intanto dei ritratti di adolescenti sofferenti, in modi diversi, isolati nel proprio dolore, condizione in cui i giovani lettori e lettrici facilmente si possono identificare, anche se quello del rispecchiamento nei personaggi è spesso un elemento fuorviante, che nasconde altri aspetti della valutazione di un testo. Poi, sicuramente, lo stile ironico, distaccato, ma costellato di metafore illuminanti, consente di affrontare il dramma con leggerezza. Le fantasie sulla morte, così frequenti in adolescenza, vengono smontate nella dimensione satirica, rendendole ‘dicibili’. I personaggi più giovani, Alex, Alice e Victor, rispecchiano aspetti del disagio adolescenziale particolarmente sentiti. Certo, questo non è sufficiente a fare un buon romanzo, ma riesce sicuramente a catturare l’attenzione e il coinvolgimento dei giovani lettori e lettrici.

Eleonora


“La compagnia degli addii”, A. Cendres, Il Castoro 2021
“Piccoli suicidi fra amici”, A. Paasilinna, Iperborea 2006





mercoledì 15 giugno 2022

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

SORELLE TERRIBILI


Esce in questi giorni, per i tipi de Il Barbagianni editore, ‘Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile.’, di Beverly Cleary, con l’efficace traduzione di Susanna Mattiangeli e con le illustrazioni di Jacqueline Rogers.
Il testo è del 1955 ed è frutto del lavoro di una delle scrittrici americane per ragazzi più amate e più premiate. Il primo libro della serie di Ramona ha avuto numerose ristampe e ne è stato tratto anche un film. Nonostante tutto questo, il primo volume della serie arriva in Italia solo ora, aggiungendosi alla gloriosa serie di ritratti infantili anticonformisti, a partire da Pippi Calzelunghe, per arrivare a Lotta Combinaguai, o a Dory fantasmagorica.
Il punto di vista prevalente è quello di Beezus, bambina cresciuta ma non abbastanza da comprendere le bizze della sorellina: cerca di gestirla in modo da contenere le esplosioni della sua creatività distruttiva, ma Ramona spesso e volentieri passa il segno: rovina la festa di compleanno di Beezos, le fa fare brutta figura in biblioteca, scarabocchiando il libro preso in prestito, interviene continuamente nei discorsi della sorella più grande. Beezos si sente in colpa per i sentimenti che prova: la rabbia sembra intaccare l’affetto per la sorella; per fortuna la mamma e la zia le spiegano che fra fratelli e sorelle non è tutto rose e fiori e i momenti di rabbia e di frustrazione sono frequenti, in fondo ciascuno cerca di consolidare il proprio posto nel mondo, anche sgomitando con i propri fratelli.
Avere a che fare con Ramona, la sorellina di quattro anni di Beezus, è obbiettivamente impegnativo. Ramona è in tutto e per tutto una bambina di quattro anni scatenata, contraddistinta dai tratti tipici della sua età: è gelosa (della sorella più grande), prepotente, capricciosa e inevitabilmente combinaguai, capace di improvvisare marachelle imprevedibili sotto lo sguardo attonito della mamma e della sorella maggiore.
Come si capisce da queste poche righe, è una storia divertente, basata sul contrasto fra la sorella grande, proiettata verso il buon senso degli adulti, e la sorella piccola, portatrice di un vento di anarchia inarrestabile.
La lettrice e il lettore si possono immedesimare facilmente nelle vicende delle due bambine, perché di gelosie, prepotenze e momenti di rabbia è piena la vita dei bambini: tutto sta a vedere come queste emozioni sono mediate dagli adulti che in questo testo, se pure hanno narrativamente un ruolo secondario, sono però fondamentali nel riportare equilibrio nei contrasti fra i piccoli.
L’autrice è bravissima a rendere l’ambivalenza dei rapporti familiari, che però non perdono mai la loro funzione di ancoraggio affettivo. Il mondo è visto ad altezza di bambino, che percepisce come assolute le emozioni di un momento, salvo poi dimenticarsele un attimo dopo.
Molti sono i passaggi che fotografano alcune caratteristiche del comportamento infantile: l’ossessione di Ramona per un determinato libro illustrato che la spinge a farselo leggere infinite volte; i voluti fraintendimenti; la vicinanza fra mondo fantastico e mondo reale, che porta la piccola peste a collocare una propria bambola nel forno, proprio sopra la torta per il compleanno di Beezos, perché la sorella le ha detto di immaginarsi come la Gretel dei fratelli Grimm, peraltro per distoglierla dall’attività di spargere briciole sul tappeto come il piccolo Hansel.
La lettura scorre piacevolmente da un episodio all’altro, da un disastro all’altro, mescolando sapientemente ironia, gusto del grottesco e una raffinata comprensione del mondo infantile.
Il libro, stampato con il font ad alta leggibilità, è caldamente consigliato come bella, divertente lettura estiva a bambini e bambine a partire dagli otto anni.

Eleonora

“Beezus e Ramona. Questa sorellina è impossibile.” B. Cleary, ill. di J. Rogers, trad. di S. Mattiangeli, Il Barbagianni editore 2022