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mercoledì 26 marzo 2025

FUORI DAL GUSCIO (libri giovani che cresceranno)

FLUTTUARE NELLO SPAZIO PRIMA DI CADERE
 

“Be’, su di me si sbaglia. Mi fissi pure quanto le pare, ma non riuscirà a guardarmi dentro, perché lì non c’è niente. Il fatto che Alice fosse fuori di testa era sotto gli occhi di tutti. Non voglio parlare male di lei, ma è così. Io, invece, ho avuto solo una brutta giornata e ora tutti me la fanno pagare:” 

Jeff, quindici anni, è il protagonista di questa storia che si svolge nell’arco di quarantacinque giorni, periodo durante il quale è previsto che lui rimanga in una clinica psichiatrica come conseguenza di un tentativo di suicidio, compiuto la notte di Capodanno senza un apparente motivo e fallito grazie al tempestivo intervento dei suoi genitori. 
La sua è una famiglia composta da due genitori che lo amano e da una sorella più piccola con la quale ha un rapporto che potrebbe definirsi normale. 
Il ricovero in psichiatria è stato disposto per supportarlo farmacologicamente e per chiarire a lui e ai suoi parenti come procedere per evitare recidive. 
Di che cosa si parli in questo romanzo è chiaro sin dal titolo, il tentativo di togliersi la vita non rappresenta la conclusione di una vicenda, ma è il suo innesco narrativo. Immediatamente immerso nei pensieri del ragazzo, il lettore incontra subito quegli elementi che dimostrano come non si tratti di una storia semplice, come la posta in gioco non sia bassa e come le questioni che verranno affrontate sono tutt’altro che banali. È della vita che si ragiona, della scelta inaccettabile compiuta da un quindicenne. Ma prima che si arrivi a comprendere cosa abbia potuto scatenare questa volontà funesta occorre che si proceda nella lettura, che si conosca la vita di Jeff, che si accetti che anche un ragazzo che all’apparenza conduce una vita normale, possa maturare tali propositi. Non sarà facile arrivare a capire, dal momento che lo stesso protagonista compie opera di depistaggio. Nel tentativo condotto lungo tutta la narrazione, la sua voce è quella di chi cerca di convincere gli altri e il lettore che quello che ha compiuto è stato sì, un gesto irresponsabile e altamente rischioso, ma che non è il caso di insistere, lui non ha niente a che spartire con quegli altri che come lui sono costretti a sostare in reparto e nulla da dover riferire a medici e infermieri che si ostinano a rivolgersi a lui con atteggiamento premuroso. 
Lo scontro aperto è soprattutto con lo psichiatra che lui, disprezzando, chiama dott. Tanto Pus e verso il quale dimostra una chiusura completa: le sedute sono tutti tentativi del medico di avvicinare la parte più profonda dei pensieri del ragazzo, per riuscire a far emergere quelle criticità che lui si ostina a non vedere e a insabbiare, tentativi ai quali Jeff risponde in modo sprezzante e descrivendo al lettore una figura di medico patetico e inadeguato. 
Non mancano nella storia momenti di ironia e sarcasmo, come non mancano momenti di grande tenerezza, soprattutto nella descrizione di uno dei personaggi più complessi e affascinanti, Sadie, ragazza dall’atteggiamento duro, legata a un destino ineluttabile. Sarà l’amicizia che lo lega a lei, così come la grande sensibilità che Jeff dimostrerà di avere nei confronti della piccola Martha, che pian piano lo ricondurranno a una dimensione di realtà, a fargli abbandonare la posizione ostile e rabbiosa e a condurlo verso un’apertura progressiva. 
Ma come in molti casi accade, l’elemento che scompagina realmente le carte, che conduce appunto alla riscrittura della vita come recita il sottotitolo, e a scontrarsi con un’evidenza che non si può più negare, arriva da dove non ci aspetteremmo. Le sedute di psicoterapia individuale e di gruppo, la ritrovata vicinanza emotiva e affettiva con alcuni degli ospiti del reparto, prepareranno il terreno a quella deflagrazione che avverrà a opera di un altro ragazzo, Rankin, che, come una meteora, sosta in reparto solo per pochi giorni, tempo sufficiente però a determinare il contatto di Jeff con quella parte di sé che ancora non ha trovato piena legittimità. 
La grande questione al centro di questo racconto viene proposta compiendo una scelta di prospettiva molto precisa. La frizione tra individuo alla ricerca del proprio posto nel mondo, da una parte, e schemi sociali consolidati dall’altra, si potrebbe raccontare mettendo in campo entrambi gli attori. Invece Michael Thomas Ford sceglie: 
a) una narrazione in prima persona che consente al lettore di arrivare al nocciolo della questione nel momento in cui ci arriva lo stesso protagonista 
b) esclude di fatto, se non in un breve riferimento nel finale, il problema delle difficoltà che si possono incontrare in un mondo che deve ancora crescere e che, rispetto alle grandi prove di coraggio compiute dagli individui, stenta ad evolversi. Come a dire che questo poi rappresenta il passo successivo, ma che la grande battaglia va prima compiuta sul fronte interno. 
L’inizio del romanzo, la sospensione tra la vita e la morte, alla luce di quanto poi emerge alla fine della storia, assume un significato diverso. Non sono stati i genitori e il personale sanitario a riportare Jeff sulla Terra, ma è stato il suo lento e indubbiamente doloroso percorso di crescita a riportarlo in vita. Prendere atto di quello che si è e di quello che si desidera è il primo passo verso una vita che non dovrebbe avere le caratteristiche di un limbo, ma di un territorio da esplorare in tutti i suoi aspetti, luminosi e bui. 
Quello stesso limbo che in qualche modo può essere accostato all’infanzia, se non addirittura al momento in cui esistiamo accolti nel grembo materno. Nascere è respirare un’aria putrida, ma è anche aprire i polmoni a nuovi odori e sensazioni. 
Per le situazioni raccontate consiglierei la lettura del romanzo a lettori di almeno 14 anni.  

Teodosia 

"Suicide notes. A volte serve riscrivere la propria storia" di Michael Thomas Ford, traduzione di Loredana Baldinucci, Rizzoli 2025 

mercoledì 13 luglio 2022

UNO SGUARDO DAL PONTE (libri a confronto)

AMICI SUICIDI


Il libro vincitore del Festival ‘Un mare di libri’ è ‘La compagnia degli addii’, di Axl Cendres, pubblicato l’anno scorso da Il Castoro. I giovani giurati del premio l’hanno scelto fra una rosa di cinque libri, fra cui ‘Senza una buona ragione’ e ‘Rose fuori dal mondo’ .
La trama è semplice: in una improbabile clinica psichiatrica s’incontrano cinque personaggi, tutti accomunati dall’aver tentato il suicidio: sono il gruppo dei Suicidanti, che sono ben lontani dall’aver rinunciato al loro proposito, semplicemente rinviato. Sono Victor, obeso e vittima di bullismo, Colette, vedova inconsolabile e incline all’alcol, Alice, fragile adolescente abusata, Jacopo, miliardario annoiato che non si perdona di essere l’unico in vita della sua famiglia, e, infine, l’io narrante, Alex, la cui madre si è suicidata. Tutti hanno buoni motivi per non amare la vita, tutti contemplano ferite all’apparenza insanabili. Progettano così una una fuga rocambolesca dalla clinica e con la splendida Rolls Royce si avviano verso la maestosa magione di Jacopo, con annessa invitante scogliera, per mettere fine tutti insieme alle proprie sofferenze.
Solo che, giorno dopo giorno, tutti tranne uno trovano nuovi fondamentali motivi per rinviare l’insano gesto.



Questa trama non vi dice niente? Basta tornare indietro di qualche anno, quando nel 2006 l’indispensabile casa editrice Iperborea pubblica ‘Piccoli suicidi fra amici’, di Arto Paasilinna, una divertente grottesca satira del triste primato finlandese in materia di suicidi. Qui due uomini, che si incontrano per caso nello stesso luogo e con lo stesso proposito, danno vita prima a un congresso poi a un viaggio surreale attraverso la Finlandia, poi in Europa, per arrivare alla medesima conclusione del romanzo precedente, e cioè che ci sono infiniti motivi per apprezzare la vita, a prescindere da tutto.
Nel confronto, l’autrice francese Axl Cendres non riesce a sostenere i suoi personaggi con sufficiente spessore, laddove Paasilinna costruisce una miriade di personaggi minori tutti degni di nota, così come l’ambientazione finlandese è intensa e coinvolgente. In comune entrambi gli autori hanno l’approccio sarcastico, a volte grottesco con un tema che non può che definirsi drammatico.
Cosa hanno trovato i giovani giurati nel romanzo della Cendres? Intanto dei ritratti di adolescenti sofferenti, in modi diversi, isolati nel proprio dolore, condizione in cui i giovani lettori e lettrici facilmente si possono identificare, anche se quello del rispecchiamento nei personaggi è spesso un elemento fuorviante, che nasconde altri aspetti della valutazione di un testo. Poi, sicuramente, lo stile ironico, distaccato, ma costellato di metafore illuminanti, consente di affrontare il dramma con leggerezza. Le fantasie sulla morte, così frequenti in adolescenza, vengono smontate nella dimensione satirica, rendendole ‘dicibili’. I personaggi più giovani, Alex, Alice e Victor, rispecchiano aspetti del disagio adolescenziale particolarmente sentiti. Certo, questo non è sufficiente a fare un buon romanzo, ma riesce sicuramente a catturare l’attenzione e il coinvolgimento dei giovani lettori e lettrici.

Eleonora


“La compagnia degli addii”, A. Cendres, Il Castoro 2021
“Piccoli suicidi fra amici”, A. Paasilinna, Iperborea 2006