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lunedì 15 dicembre 2025

ECCEZION FATTA!

A SFRONDARE NON SI FA MAI PECCATO

Gli uccelli,
Sergio Ruzzier 
La grande Illusion 2025 


ILLUSTRATI 

"CAPITOLO I 
Di quando gli uccelli, affamati senza il becco di un quattrino, si domandano se rubare sia una soluzione da considerare. 
Del parere negativo di uno di loro. 
Come la questione viene risolta." 

Gli uccelli in questione, quattro, di cui uno con l'occhio di vetro, sono tornati nella loro residenza invernale perché è primavera. E, aspettando l'arrivo dell'autunno, si mettono comodi. 
Fanno piccole attività come pescare, come visitare una chiesa in cerca di qualcosa da rubare o come leggere a voce alta i Fioretti di San Francesco, in particolare quello dedicato alla Predica agli uccelli. Cosa questa che gli provoca un gran diletto. 
E con altrettanta gioia liberano un loro confratello chiuso in gabbia per poi vederselo sparire davanti...

Gli uccelli è la prova provata che, se la storia è buona,  a sfrondare non si fa mai peccato.
Se non ho contato male questo libro, diviso in un prologo, cinque capitoli e un epilogo, conta circa duecento parole di testo (escludendo le parole prologo, epilogo e capitolo I, capitolo II ecc. ecc.). 
Conta quattordici tavole ad acquerello, tutte a destra e quindici disegnini a china, che segnano una pagina sì e una no le pagine bianche di sinistra. 
Eppure Gli uccelli è un libro (la prima pubblicazione è del 2002, con Despina). 
Ed è anche un libro esilarante almeno quanto è raffinato. 
Lo pubblica La Grande Illusion in 800 copie, brossura, filo refe su carta Fedrigoni con una sovracoperta che anima la copertina vera e propria, che altrimenti ospita solo il nome dell'autore, il titolo e l'editore. Dunque.
Duecento parole, quattordici acquerelli in cornice e altrettanti disegnini a china riescono a fare insieme un bel po' di cose. Come mai succede? 
La prima cosa che viene in mente sono le buone idee che contiene e che si manifestano capitolo dopo capitolo e che sono così potenti da poter da sole reggere il peso di una narrazione. 


Per esempio, far leggere loro la Preghiera di San Francesco, oppure mandarli a pescare, o ancora porli davanti a questioni importanti, come la liceità del furto in caso di bisogno. 
La seconda cosa che viene in mente è l'ironia che questa narrazione attraversa. 
Ma questa ironia non sta solo nel racconto in sé, quanto piuttosto nel dialogo fitto fitto che esiste tra immagine e testo. Quindi Gli uccelli diventa un piccolo quanto sapiente manuale per chi studi le regole del buon albo illustrato, o forse dovrei chiamarlo libro con le figure? Vabbè. 


In estrema sintesi si tratta di questo: il testo indica un percorso a cui il lettore deve credere per contratto, un percorso che deve compiere in una precisa direzione, salvo poi rendersi conto che l'autore si è appena preso gioco di lui, perché, cambiando codice dal testo all'immagine, nella successiva tavola (meglio se dopo un giro di pagina, quindi con una pausa più lunga nella lettura) tutto è andato un po' diversamente. Si chiama contrappunto ed è il sale dei buoni libri illustrati. 
Questo gioco di asserzione e smentita capita qui con una certa sistematicità: si parla di residenza invernale e si vede invece un appartamento totalmente spoglio, salvo un allampanato attaccapanni. 
Si scrive di una diatriba tra i quattro e si fa menzione di una soluzione non meglio definita e quando si gira pagina si vede come i quattro hanno deciso di risolverla... 
Stesso gioco con il diletto raccontato per la liberazione del compagno prigioniero... 
Va da sé che a ogni capriola dell'immagine rispetto al testo si ride con gusto. 
Ma l'ironia si nasconde anche nei giochi di parole - per un uccello essere senza il becco di un quattrino è amaro quanto ineluttabile destino. O no? 
E tutto questo solo con un pugno di parole e di immagini. E in particolare queste ultime sono lì a dirci, ancora una volta di più, che Ruzzier meno disegna e più efficace si dimostra. 
Panorami spogli, con alberi secchi, qualche collinetta che segna l'orizzonte come negli affreschi di Lorenzetti a Siena, qualche nuvola che nasconde il cielo, appartamenti spogli, con un solo divano e una libreria, ma un pavimento a mattonelle intarsiate reso con una meticolosità "fiamminga". 


E poi loro: i quattro uccelletti nasuti e storti. Alette da pollo, zampe da gallina ma un'espressività inequivoca. 
E per concludere i quindici schizzetti a china che sono un niente, ma se non li si nota è davvero un peccato. 
Non so dire quanto sforzo abbiano richiesto a Sergio Ruzzier per essere realizzati, ma non credo molto. Eppure il loro essere lì a segnare un emblema, il senso ultimo di quanto è detto e disegnato, è l'ennesima prova provata che, se la storia è buona, a sfrondare non si fa mai peccato! 

Carla

venerdì 4 aprile 2014

LA BORSETTA DELLA SIRENA (libri per incantare)


TORNA PRESTO!

Il manuale dell'ospite perfetto, Teresa Sdralevich
La grande illusion 2013

ILLUSTRATO



"L'ospite perfetto alla stazione non passa inosservato.
L'ospite perfetto prepara il letto nella camera degli ospiti - se c'è.
L'ospite perfetto sa che una colazione sostanziosa è molto importante.

L'ospite perfetto non aspetta di essere invitato.
L'ospite perfetto porta il sacco a pelo - sperando di non doverlo usare.
L'ospite perfetto non si alza troppo presto ma neanche troppo tardi."




L'ambiguità insita nel termine 'ospite' ci garantisce un libro dalle due facce, dai due percorsi differenti e opposti che si congiungono in un punto centrale al mezzo del libro. Ma ci assicura anche due ragionamenti diametrali su cosa significhi ospitare e cosa significhi essere ospitato. E il tutto attraverso un occhio esterno che garantisca oggettività ed imparzialità.
Con una simmetria esatta si può vedere, a parità di circostanza, le due opposte posizioni: in altre parole si può ragionare sul fatto che mentre l'ospite -l'invitante- prepara il letto nella camera degli ospiti, l'altro ospite -l'invitato- tira fuori dalla valigia il suo sacco a pelo, sperando di non doverci dormire dentro...
La voce esterna di questo libro ci racconta che, per quanto gli ospiti tra loro possano essere intimi, tuttavia è dura a sparire del tutto quella leggera patina di formalità nelle loro cerimonie di accoglienza...Ma questo è anche il bello di essere ospitato o di ospitare. E continuando in questa scomoda ma efficace lettura 'doppia' entriamo nel bagno dove l'ospite non fa mai mancare la carta igienica e l'ospite non si trattiene mai troppo a lungo, oppure il primo mette a disposizione uno spazzolino da denti nuovo di pacca mentre l'altro è disponibile a lavarsi i denti con il dito, perché lo spazzolino lo ha effettivamente dimenticato a casa. 


Nella cucina il primo non ti fa mettere ai fornelli, mentre è buona regola da parte del secondo cucinare almeno una volta la propria specialità.
E con questa perfetta alternanza potremmo proseguire fino al momento dei saluti finali, laddove entrambi convergono su un ecumenico TORNA PRESTO...
ma uno è un coccodrillone lacrimoso che stringe un pesce dietro la schiena e l'altro è un omino con sciarpa, cappello e borsone a tracolla che esce di tre/quarti dalla pagina.

Leggere un libro rivoltandoselo tra le mani ad ogni giro di pagina per apprezzare le concomitanze è piuttosto macchinoso. Quindi consiglio di leggere prima la parte dell'ospitante e poi quella dell'ospitato, o viceversa: il godimento è assicurato lo stesso.
Il manuale dell'ospite perfetto è uscito nel catalogo di La grande Illusion (piccola e gagliarda casa editrice tra sperimentazione e tradizione) sullo scorcio dell'anno passato, ma più antico, visto che la Teresa Sdralevich lo stampò in serigrafia per pochissime copie, già nel 2007. Rilegato con una bodoniana, quattro colori, arancio, azzurro e nero e bianco, un segno molto grafico, e una ironia raffinata che attraversa le pagine: il libro è a tutti gli effetti un libro d'arte di questa artista lombarda, trapiantata in Belgio dove si occupa di serigrafia e di cartellonistica su temi culturali, politici e sociali.

Il tema dell'ospitalità, a Bologna, per me si fa cocente. Ogni anno sono ospite da carissimi amici per il tempo della fiera e della maggioranza delle circostanze raccontate in questo libro sono stata e sono protagonista attiva o testimone oculare: ne ho comprate due copie, perché l'ospite perfetto non si presenta mai a mani vuote!


Carla